Potere civico, delegati alle funzioni pubbliche e sudditi

Questo blog ospita senza filtro commenti firmati o siglati con uno pseudonimo ma formulati in forma civile ed argomentata. Ho perciò rimosso due commenti di un anonimo “Peter Ray”: il primo perché leggermente offensivo nei confronti di un docente; il secondo perché denuncia due reati, uno già consumato e l’altro in svolgimento. Quale consiglio dare a “Peter Ray”? Esca allo scoperto, fornisca le prove di quanto affermato, si comporti da cittadino in piedi e non da suddito in ginocchio, si assuma le sue responsabilità e la notizia avrà la prima pagina di questo blog. Ricordati, “Peter Ray”: l’unico potere in democrazia è quello civico e l’ignoranza di ciò ha trasformato i delegati alle funzioni pubbliche in uomini di potere.

Siena: risultati della prima votazione per l’elezione del Rettore

Quorum necessario: 560 voti. Antonio Cardini: 231 voti; Silvano Focardi: 214 voti; Alberto Auteri: 207 voti; Antonio Vicino: 169 voti; Romano Dallai: 103 voti; Giovanni Grasso: 32 voti. Schede bianche: 29; schede nulle: 11.

La seconda votazione avrà luogo il 15 marzo 2006.

Siena: a regole violate comincia la prima votazione per l’elezione del Rettore

Ombra_4– 11 gennaio 2006: decreto del Decano che indice le elezioni presso il Palazzo Universitario dalle ore 9.00 alle 17.00.

– 8 febbraio 2006: decreto del Decano che sdoppia le sedi in cui votare, a Siena e ad Arezzo. Illegittimo: perché in contrasto con l’art. 2 del Regolamento elettorale e perché invoca provvedimenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione che non hanno mai deliberato tale decisione.

– 3 marzo 2006: il Senato Accademico modifica il Regolamento elettorale consultabile in rete, per cercare di giustificare il precedente decreto, articolando il seggio in più postazioni di voto. Illegittimo: perché adottato senza il rispetto delle procedure previste dall’art. 6 dello Statuto; perché non approvato dal Consiglio di Amministrazione; perché giuridicamente esistono i seggi, non le postazioni di voto; e, comunque, perché non si può fare a 5 giorni dal voto;

– 3 marzo 2006: decreto del Decano che modifica l’orario d’apertura del seggio dalle ore 9.00 alle 19.00. Illegittimo: perché si riferisce ad una modifica del Regolamento elettorale non approvata dagli organi competenti e adottata in contrasto con l’art. 6 dello Statuto.

Una domanda è d’obbligo: perché tutto questo?

Le modifiche di Statuto per una Nuova Università a Siena

Lo Statuto dell’Università di Siena con le modifiche proposte da Giovanni Grasso.

Elezioni del rettore: altro decreto illegittimo da ritirare subito

OmbraSconcerta che, anche in un momento così delicato per il nostro Ateneo, si continui a disattendere leggi e regolamenti. L’unico decreto legittimo per la regolamentazione delle operazioni di voto è quello emesso dal decano, in data 11 gennaio 2006, ai sensi dell’articolo 2 del Regolamento elettorale. Tutti gli altri decreti emanati in seguito non hanno fondamento giuridico. Il seggio di Arezzo, sulla cui costituzione concordo, richiede una modifica del Regolamento elettorale in base all’iter seguente: delibera del Senato Accademico, delibera del Consiglio di Amministrazione, decreto rettorale, sua pubblicazione e, 15 giorni dopo, entrata in vigore (Art. 6 dello Statuto). Come mai il Senato non ci ha pensato prima? In fondo, lo scorso 2 febbraio è stato aggiornato il regolamento per consentire al personale a tempo determinato di partecipare al voto. Non serve dire che ad Arezzo vi è una postazione di voto, in quanto giuridicamente esistono i seggi, non le postazioni di voto. E, comunque, il Senato Accademico non può cambiare il regolamento sei giorni prima del voto, senza il rispetto delle procedure previste. Invito coloro che hanno adottato tali modifiche a ben riflettere, onde evitare che possano essere chiamati a risponderne personalmente. Infine, evenienza da non sottovalutare, qualcuno potrebbe impugnare i risultati elettorali.

Punto e a capo

Images2Aldo Ferrara. La vicenda giudiziaria, con tutti i suoi necessari risvolti politici, in cui si trova attualmente il Prof. Piero Tosi, suscita in noi un momento di umana solidarietà. Ferma restando la piena fiducia nell’azione della Magistratura, che saprà trovare un momento di verità, resta di fatto che la vicenda costituisce un elemento di assoluta imprescindibilità. Il prossimo Rettore dovrà comunque fare i conti con questa situazione, riportare l’Ateneo ad una condizione di normalità ed uscire al più presto dall’emergenza che, a questo punto, non è solo finanziaria, come più volte da questo blog ribadito.
Si volta pagina e si comincia un nuovo percorso che deve essere tracciato con il concorso di tutti, nessuno escluso, ricorrendo alla massima collegialità possibile. Siamo in una condizione di emergenza etico-morale che comporta il necessario apporto di ciascuno di noi, dal personale tecnico amministrativo a quello docente ed agli stessi studenti. Rimbocchiamoci le maniche e stiamo vicini al prossimo Rettore perché non potrà fare a meno di nessuno di noi e noi tutti gli saremo accanto.
Pubblicato su: Corriere di Siena, 4 marzo 2006.

Il conflitto d’interesse nell’Ateneo senese e come risolverlo

Ombra_4Scrivevo, nella lettera di candidatura a rettore (8 febbraio c.a.), che una delle emergenze da rimuovere è rappresentata dal «continuo manifestarsi di conflitti d’interesse e di competenze e di regole ad personam, elementi idonei a creare un regime d’ingovernabilità non più tollerabile.»
Quando il conflitto d’interesse, che giustamente suscita tante polemiche nel paese, diventa normalità e pratica diffusa a tutti i livelli, non basta più il buon senso. Perciò, è necessario individuare con precisione quelle situazioni in cui il dipendente pubblico potrebbe non mantenere quella posizione d’indipendenza, rischiando di “prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto d’interessi”.
Di seguito vengono elencati i casi più frequenti d’incompatibilità riscontrati e riscontrabili, che si potrebbero aggiungere, se condivisi dalla maggioranza della comunità accademica, allo scarno e possibilista comma unico dell’art. 61 dello Statuto.
Pubblicato su: il Cittadino Oggi, 3 marzo 2006.
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Modifiche urgenti e necessarie per l’elezione del rettore dell’Università di Siena

Ombra_4Per un fisiologico rinnovamento e sviluppo in senso democratico del nostro Ateneo e perché l’autonomia universitaria sia realmente condivisione responsabile, collegialità e trasparenza, riteniamo necessarie alcune modifiche dello Statuto sull’elezione del rettore e le sottoponiamo alla riflessione della comunità accademica:

1) Ridurre ad uno solo i mandati di Rettore.
2) Estendere da 4 a 5 anni la durata del mandato.
3) Cancellare la proroga del mandato.
4) Obbligo di deposito presso l’Amministrazione universitaria delle candidature e delle linee programmatiche dei candidati.
5) Convocazione da parte del decano di un’Assemblea del corpo elettorale per l’esposizione e la discussione dei programmi dei candidati.
6) Adozione della procedura telematica per lo svolgimento delle operazioni di voto.
Pubblicato su: il Cittadino Oggi 2 marzo 2006.

Elezioni del rettore a Siena: un decreto illegittimo da ritirare subito

ombraseraw.jpgÈ quello emesso dal decano del corpo accademico senese l’8 febbraio c.a., per estendere anche alla sede di Arezzo il seggio per l’elezione del rettore. Tutto ciò in contrasto con l’art. 2 del “Regolamento elettorale” che, invece, prevede un seggio unico presso il Rettorato. Nel decreto si legge che lo sdoppiamento del seggio sarebbe stato deliberato dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione, rispettivamente nelle sedute del 5 dicembre e 19 dicembre 2005. In realtà, la possibilità di esercitare le operazioni di voto anche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo non è mai stata deliberata. E, comunque, non sarebbe bastata, senza una modifica del Regolamento elettorale che, tra l’altro, è stato aggiornato proprio lo scorso 2 febbraio. Occorrono regole certe ed il loro rispetto, specialmente in questo delicatissimo momento.
Per il futuro si renderà necessaria una modifica di Statuto e del Regolamento elettorale per introdurre una procedura telematica, validata a livello nazionale, che favorisca la più ampia partecipazione, assicuri la massima segretezza del voto e garantisca l’impossibilità di risalire alla volontà espressa separatamente da ciascun gruppo di votanti (studenti, dipendenti dei ruoli amministrativo e tecnico, docenti).
Pubblicato su: il Cittadino Oggi, 1 marzo 2006 e Corriere di Siena 1 marzo 2006.

Autonomia universitaria, ma nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato

StemmaUnisiScrivevo (8 febbraio c.a.), nella lettera di candidatura a rettore, che “il fisiologico rinnovamento dell’Ateneo senese è stato spesso condizionato da un uso improprio e inquietante dell’autonomia universitaria. Autonomia vuol dire condivisione responsabile, collegialità e trasparenza. Ciò impone regole certe, il loro rispetto, controllo rigoroso dell’uso delle risorse ed organi di governo nel pieno esercizio delle loro funzioni”.
Invece, molti hanno ritenuto che, con l’autonomia, le Università non fossero più soggette alla giurisdizione dello Stato, che pure le finanzia, le ospita sul proprio territorio e, quindi, le tiene in vita. Il lungo cammino dell’autonomia universitaria, cominciato nel 1990 con l’organizzazione statutaria, proseguito poi nel 1994 con l’organizzazione finanziaria, si è concluso nel 2000 con l’organizzazione degli ordinamenti degli studi. Purtroppo, alle leggi sull’autonomia universitaria non è seguito un decreto attuativo che regolamentasse i margini di libertà, i limiti, i vincoli delle singole amministrazioni, per evitare quella deriva che è sotto gli occhi di tutti. Ciò non toglie che le università, strutture pubbliche d’alta formazione, non possono considerarsi zone franche, dove tutto sia concesso e nelle quali possa valere il principio d’extraterritorialità. Le università, che hanno personalità giuridica e piena capacità di diritto pubblico e privato, si sono organizzate ed operano secondo il loro Statuto, espressione fondamentale della loro autonomia, ma devono operare sempre nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.