La lettura dell’articolo seguente fa venire in mente una vecchia canzone di Mina, parafrasando la quale si potrebbe dire: «Ci sono cose in un silenzio (quello dei precari) che non m’aspettavo mai, vorrei una voce ed improvvisamente ti accorgi che il silenzio ha il volto» e la voce di Ilaria Agostini (ricercatrice-docente precaria) che ha pubblicato su MicroMega le sue riflessioni sui precari della ricerca nel nostro paese.
La precarietà accademica, ovvero il gioco del silenzio
L’instabilità (anche accademica) azzera la voglia di partecipazione, la stima di sé, le capacità creative
Ilaria Agostini. È legittimo chiedersi perché in Italia i precari, forza numericamente rilevante, assorbano in silenzio i colpi impietosi loro inferti da un sistema lavorativo che, qualche decennio fa, avrebbe procurato notti insonni a datori di lavoro, privati o pubblici, a imprenditori e rettori. Il fenomeno dei lavori a termine conosce, nell’ambiente universitario, dove peraltro ha dimensioni dilaganti, la sua massima espressione di afasia: al ricercatore-docente avventizio, con mansioni da «adulto», ma status di «giovane» non ancora accolto dalla comunità, è precluso l’ascolto e la parola. Non sente la voce ufficiale dell’istituzione che lo esclude, più per consuetudine che per legge, dalle assise accademiche e dalla vita «democratica» di ateneo, adducendo a motivo l’intrinseca inafferrabilità della categoria precaria.
Filed under: Per riflettere | 26 Comments »


Un articolo sempre attuale (da 
Due realtà con sorprendenti analogie, l’ateneo senese e quello di Tor Vergata, ripropongono una riflessione su una pratica diffusa in regime di autonomia universitaria e cioè l’acquisto e ristrutturazione, con fondi ministeriali, e poi la vendita del patrimonio immobiliare. Il collega Francesco Russo, Ricercatore del Dipartimento di Chirurgia e Segretario della locale sede Federazione CISL dell’Università di Roma Tor Vergata, ci scrive suggerendoci una lettura che ha aspetti inquietanti e che potrebbe spiegare alcuni possibili retroscena di questa frenetica attività.

Le riflessioni di Sesto Empirico confermano la posizione di chi ritiene che non esistano più le condizioni per un risanamento dell’ateneo senese dall’interno e che non sia più percorribile la via ordinaria con l’elezione di un nuovo rettore. Quindi, «commissariarla per salvarla» non è più uno slogan di questo blog ma una necessità imposta dalla drammaticità della situazione esistente.
Il Dott. Enrico Zanchi si è dimesso, con la motivazione di seguito riportata, dal Consiglio di Amministrazione dell’Università, dove rappresentava il Comune di Siena.
È possibile, doveroso e urgente:

















