Abbiamo smarrito il senso della legge e la capacità d’indignazione

michele_ainisRileggendo questo vecchio intervento di Michele Ainis (La Stampa, 19 agosto 2005) sulla questione morale, il pensiero corre ai responsabili della voragine nell’ateneo senese ma anche al silenzio, all’indifferenza e all’ignavia di docenti, personale amministrativo e tecnico che meritano, tutti, di far loro compagnia sul banco degli imputati.

NEL BELPAESE UNITO DALL’ABUSO

Michele Ainis. C’è un altro modo d’indicare la questione morale su cui l’Italia s’arrovella in queste settimane. E c’è anche un altro corpo collettivo, diverso dalla classe dirigente, che a  tale stregua merita di farle compagnia sul banco degli imputati. Questo soggetto siamo noi, uomini e donne del Paese. La nostra colpa è d’essere cittadini senza legge, senza rispetto per le regole. L’imputazione che ci pende sul capo apre perciò un secondo fronte della questione morale, che a sua volta evoca una legalità perduta, svuotata, vilipesa. (…) insieme al senso della legge abbiamo smarrito giocoforza la capacità d’indignazione, quel soprassalto, quella reazione di condanna e di rigetto davanti alle malefatte altrui che rappresenta l’anticorpo più potente delle democrazie. E d’altronde, dove potremmo trovare l’energia per indignarci quando le violazioni delle regole sono così diffuse e reiterate? Quando attorno a noi dovunque il furbo fa carriera, accumula ricchezze, s’accaparra vantaggi d’ogni sorta? Quando la legge viene elusa perfino da chi dovrebbe farla rispettare?

(…) Quando la stessa legge appresta gli strumenti per evaderne il precetto, e tali strumenti a loro volta si risolvono nella proliferazione senza fine dei precetti, e poi delle deroghe, delle proroghe, dei codicilli o dei cavilli che fanno la fortuna d’ogni buon avvocato? «Le gride son tante!» – esclama un personaggio di Manzoni – «e il dottore non è un’oca: qualcosa che faccia al caso mio saprà trovare».

Da qui il terzo corollario, la terza morale che è possibile desumere dall’immoralità che ci circonda. C’è infatti un approccio, c’è un modo di fare che a sua volta coniuga i comportamenti degli imprenditori, dei banchieri, dei politici le cui trame sono state disvelate in questi giorni, e i piccoli abusi quotidiani rispetto ai quali nessuno è davvero senza peccato. Sta di fatto che quasi mai viene in gioco la manifesta violazione d’una regola: la via è piuttosto quella del raggiro, dell’elusione, dell’atteggiamento capzioso o fraudolento. Sarà per questo che furti ed omicidi scemano, mentre le truffe hanno ormai toccato il picco (+69% negli ultimi quattro anni). Sarà per questo che le regole di correttezza sono cadute in disuso, come dimostra per esempio la parzialità di molti organi imparziali, e perciò le critiche che investono a turno questo o quel giudice, questo o quel presidente d’assemblea parlamentare. Sarà per questo che la gran parte delle leggi viene erosa da disapplicazioni sistematiche. Senza legge, però, è impossibile la stessa convivenza. Ed è lo spirito della legge, forse ancor più della sua lettera, l’alimento di ogni comunità civile.

Verso la LUMPS (Libera Università del Monte dei Paschi di Siena)

LumpsCosimo Loré. L’agosto 2009 non è un mese che inizia come gli altri per chi all’ateneo senese ha dedicato la vita: abbiamo saputo che l’università non sarà più nostra per il ruolo dell’antica banca senese e l’«intervento decisivo di Comune e Provincia di Siena nella costituzione della “task force”» impegnata a realizzare «un nuovo progetto di Università»; il che potrebbe apparire logico, visti gli incommensurati abusi compiuti da coloro che l’hanno gestita.

Ma si può iniziare questa nuova fase lasciando ognuno al proprio posto e quindi anche coloro che hanno generato la voragine? Evidentemente vanno individuati e rimossi coloro che hanno fatto a pezzi un ateneo che aveva resistito a quasi ottocento anni di storia.

Esiste un filo rosso che unisce causalmente le scelte attuali allo scempio perpetrato dalle precedenti amministrazioni, con relativo corteo di complici e cortigiane che hanno dato manforte in un saccheggio al patrimonio mobiliare, immobiliare, nonché scientifico, storico e morale. Quelli che han fatto la bella vita a spese della comunità accademica, grazie alla maledetta autonomia hanno massacrato, senza ritegno, non solo le casse prima e le cose poi, ma anche il ricordo e il rispetto che la Scuola Senese si era conquistato.

Non c’è bisogno di cospicue conoscenze criminologiche per comprendere che sono stati assoldati plotoni di impiegati non per ragioni umanitarie, bensì per costituire una corte di collaboratori-elettori. Invece di procedere alla ricerca dei colpevoli e al recupero della refurtiva e di sfoltire gli impiegati informatizzando l’ateneo, preso tardivamente atto delle casse orrendamente sfondate, si è azzerata ogni forma di finanziamento della ricerca, rendendo la nostra università unica sia per l’iniquità amministrativa che per il blocco totale di ogni arruolamento, trasferimento e progressione di carriera dei soli docenti, ma non degli amministrativi, per i quali si inventano uffici e ruoli…

Ora che siamo in piena università degli impiegati si infierisce nel vilipendio del cadavere del corpo docente: ai più anziani ricercatori e professori è rivolto un caloroso invito al prepensionamento!

Crisi dell’ateneo senese: i giorni delle provocazioni

provocatore1

Nel dicembre 2008 i responsabili del dissesto dell’ateneo senese avevano un solo obiettivo: le dimissioni del rettore Silvano Focardi, reo di non garantire completamente le giuste coperture per la voragine nei conti; d’aver chiesto aiuto al governo di centro-destra; d’aver nominato Direttore Amministrativo un esterno sostenuto da ambienti ministeriali. Sull’argomento vi furono numerosi interventi ne “il senso della misura”; tra di essi, come prevedibile, non mancarono le provocazioni. Proviamo insieme a stabilirne il numero e l’identità dei provocatori rileggendo i commenti pubblicati dal 6 al 17 dicembre 2008. Di seguito qualche domanda ed alcune necessarie ed utili considerazioni.

1) Le provocazioni sono partite tutte dallo stesso server DHCP d’indirizzi IP dinamici; com’è noto, gli IP cambiano nel tempo, ma certamente non nel giro di 1 ora.

2) Nei giorni 6, 7 e 8 dicembre hanno inviato commenti con lo stesso IP nove lettori: alighiero, studenti, walter, studenti, gianni, gianni, studenti, blocco, blocco.

3) Nei giorni 11 e 12 dicembre hanno inviato commenti con lo stesso IP (diverso da quello del punto 2) tre lettori: dino angelaccio, blocco, blocco.

4) Nei giorni 12, 13 e 14 dicembre hanno inviato commenti con lo stesso IP (diverso da quello dei punti 2 e 3) otto lettori: blocco, blocco, serio, dino angelaccio, blocco, maggioranza silenziosa, dino angelaccio, dino angelaccio.

5) Un esempio per tutti: “serio” invia un commento il 13 dicembre, alle ore 16:29:03; dopo venti minuti (alle ore 16:49:47), con lo stesso IP, invia un commento “dino angelaccio”; nove minuti dopo (alle ore 16:58:55), sempre con lo stesso IP di “serio” e di “dino angelaccio” invia un commento “blocco”.

6) Qualcuno ritiene che vi possa essere qualche probabilità, per “il senso della misura”, di ricevere in 9 minuti due messaggi di due utenti diversi aventi lo stesso indirizzo IP? O, al contrario,  non è più probabile, dato il tempo ridottissimo (9 minuti) che i due messaggi siano partiti dallo stesso computer?

7) Ammesso e non concesso che in 9 minuti il server abbia dato a 2 utenti diversi lo stesso IP, qualcuno ritiene che vi possa essere qualche probabilità che entrambi gli utenti abbiano deciso di visitare proprio “il senso della misura” (tra i milioni di blog esistenti) ed abbiano altresì pensato di inviarvi un commento di segno politico opposto?

Si leggano i commenti, con evidenziati i passi più significativi. Per finire, una banale considerazione: il computer, usato di sabato e domenica, ha mantenuto lo stesso IP dinamico di Infostrada, per cui se ne deduce che tutti i commenti (di finta destra e di sinistra) sono stati inviati dallo stesso PC e, conseguentemente e molto probabilmente, dalla stessa persona.

Per far posto a 60 raccomandati quanti ricercatori sono stati sacrificati sull’altare del Centro che doveva curare l’immagine dell’ateneo senese?

StemmaUnisiStavrogin. Trovo sorprendente in particolare l’atteggiamento sdegnoso delle autorità locali verso l’università: per anni proprio loro, ossia le loro congregazioni politiche hanno fatto del bieco clientelismo (voto di scambio) mungendo fino a disseccarle le mammelle dell’ateneo; hanno dirottato qui cascami del mondo politico, personaggi dell’entourage senza titoli accademici chiaramente riconoscibili, figure di rappresentanza solite a rimbalzare da un ente all’altro come api di fiore in fiore, a non fare un’emerita minchia, ai quali si è osato (noblesse oblige) persino proporre carriere accademiche o contratti che un miserrimo ricercatore vero, che pertanto avesse “solo” i propri titoli scientifici e accademici, non si sognava nemmeno. Vorrei sapere quanti ricercatori sono stati sgozzati sull’altare del famoso centro che doveva curare l’immagine (a posteriori, di merda) dell’ateneo, per far posto ad una sessantina di raccomandati. Per i figli, parenti, amici e famigli della congregazione vi è stata un’autostrada a scorrimento veloce che i figli di n.n. non hanno mai avuto: l’università è stata vista alla stregua di un ente come un altro, al quale estendere le stesse pratiche solitamente poste in atto in altri enti pubblici (la famosa “autonomia” universitaria… eh,eh!). Ma perché parlo al passato?

La voragine nell’ateneo senese scavata da chi ha privilegiato interessi propri e delle proprie corti

mascambrunoGiuseppe Mascambruno (editoriale del “Quotidiano Nazionale” del 29 luglio 2009). Siena che è in un’apnea tale da mettere a rischio anche gli stipendi dei dipendenti… È difficile immaginare che si possano tappare autentiche voragini scavate negli anni dalla vergogna gestionale di chi ha privilegiato la clientela politica e baronale a difesa degli interessi propri e delle proprie corti, infischiandosene bellamente degli studenti e della meritocrazia interna… Una classe dirigente pubblica che ha attraversato il tempo senza farsi scrupolo alcuno — si tratti di dolo o di pura incapacità — di tradire la delega di responsabilità ricevuta per la formazione dei nostri figli. Di più: per il futuro del Paese. Almeno ci risarcissero con l’ultima prova di buongusto, oltrechè di giustizia, di una punizione esemplare.

Per il risanamento dell’ateneo senese è necessario individuare tutte le responsabilità

unisienaCi piace Massimo Pedani, perché è l’unico che, come noi, chiede di conoscere le responsabilità (Corriere di Siena, 1 agosto 2009) del disastro dell’ateneo senese.

Massimo Pedani. Mi ero ripromesso di non intervenire più sul caso San Niccolò, visto che i cani ad abbaiare alla Luna sono veramente pochi e li ringrazio per la gradita compagnia, ma le dichiarazioni sui giornali dell’onorandino gentile Minnucci – è un diminutivo del gerundio semplice del verbo onorare – colui che stiamo onorando in questo rettore Focardi mi hanno veramente sbalordito. Se tra i tanti turisti in questi giorni a Siena fosse in visita anche un alieno venuto da Saturno (Marte è un po’ troppo vicino) e leggesse gli articoli usciti in questi giorni sulla soluzione della crisi finanziaria dell’Ateneo, non potrebbe che candidare il prode Rettore ad un ambito premio (il Mangia d’Oro, il Santa Caterina?). Infatti viene sbandierato il grande accordo che permette di sanare (ma sembra parzialmente, visto che ci sono pendenze scadenti nel 2011) il debito con I’Inpdap, svendendo il San Niccolò (che, gentile professor Minnucci, come la Torre del Mangia, la Maestà di Duccio, Le Biccherne, Rocca Salimbeni, il ceppo di Montaperti, il Santa Maria della Scala, potranno avere un valore di stima reale ma di fatto, sono beni inalienabili perché consegnati dalla Storia alla comunità senese, e perciò comunque e sempre svenduti, a qualsiasi prezzo venga realizzato, se la comunità cessa di essere proprietaria. Le persone, a qualsiasi livello e ruolo, fanno la cronaca, il presente, ma non possono modificare la Storia, che è scolpita nella memoria collettiva e ne fa parte integrante. Mi chiedo come faccia il Magnifico rappresentante dell’Università a non chiedere pubblicamente scusa, con il capo cosparso di cenere, alla comunità senese privata di beni custoditi per secoli, e soprattutto, ai lavoratori dell’ateneo, ai quali non sono stati versati all’Inpdap per anni contributi mensilmente trattenuti dallo stipendio, sottratti dai bilanci familiari e ai bisogni quotidiani per finire chissà dove. Invece di chiedere il plauso dei dipendenti, che giustamente riavranno riconosciuto dall’Inpdap il maltolto, ci spieghi che fine hanno fatto i contributi non versati del 2004, 2005, 2006 eccetera, ci spieghi dove sono stati spesi, chi li ha spesi, di chi è la colpa, chi doveva vigilare, chi doveva contabilizzare, chi ha la responsabilità diretta ed indiretta degli storni dei flussi finanziari. Questo, Magnifico, non è un accordo storico, ma una misera soluzione di un problema che di storico ha ben poco, che salva le teste dei potenti che hanno causato il disavanzo, a spese della collettività.

Per i sindacalisti di Siena l’università è forse un insieme di uffici in cui depositare il venerabile didietro dei loro funzionari in carriera?

vigni_iacoboni«Uno sforzo deve essere fatto da tutti – ha spiegato Claudio Vigni, segretario generale della Cgil di Siena – (…) Il discorso dei docenti oltre i 65 anni, riguardo ad un loro eventuale pensionamento, è una cosa da valutare visto che il corpo docente incide per il 66% del costo complessivo delle spese.»

Stavrogin. Mi rendo conto che il discorso che vado ripetendo, in un contesto in cui prevalgono ragionamenti meramente quantitativi da sensali, possa apparire superfluo e lontano dal mondo (ir)reale in cui stiamo vivendo, ma non cesso di ribadire che “il corpo docente” non appartiene esattamente ed in blocco alle “spese superflue” dell’università, come certi luculliani pranzi da 750 euro. E mi domando ancora se la gente ha la piena consapevolezza di ciò che fuoriesce dai propri orifizi: a ottobre prossimo partiranno i nuovi ordinamenti, fondati sui numeri attuali di docenti strutturati, che in molti casi sono risicati, e non è vero che ovunque i docenti “sono troppi” (anche qui, o andiamo a vedere come stanno le cose caso per caso, o sarebbe meglio tacere). Si aggiunga che la ministra annuncia un giro di vite, norme più rigide e l’innalzamento dei requisiti minimi di Mussi; per farla breve, i nuovi corsi nascono già moribondi: vogliamo mandare in pensione anticipatamente i docenti che abbiano maturato il diritto, determinando la caduta dei requisiti minimi di docenza e procedendo ad una pietosa eutanasia? Bene, del resto molti si sono già “pensionati” da sé e all’università “non ci risultano”: andrebbero comunque rimpiazzati con giovani aitanti e volenterosi come mera opera di misericordia nei loro confronti; ma com’è noto non si può, anche se un ricercatore costerebbe la metà della metà di un ordinario. Facciamo dunque bene i conticini, perché quand’anche l’operazione di rottamazione del corpo docente ci conducesse ai vertici degli atenei “virtuosi” da un punto di vista ragionieristico, finiremmo per ottenere (come si diceva di quel poeta) il più importante degli atenei… morenti. Ma – si dirà – sono all’orizzonte ulteriori accorpamenti, entro lo stesso ateneo e tra atenei e questo dovrebbe ripristinare i minimi e rimpinguare le fila. Personalmente, pur comprendendo che tutto ciò è inevitabile, temo che il risultato sarà un gran “troiaio” fatto di fretta, con un’accelerazione delle conflittualità e delle pulsioni autodissolutorie:  “i docenti” non sono un branco di bestie vaccine, cioè a dire non è che  contino solo come numero, e dunque non solo non si può mettere un papirologo ad insegnare ottica quantistica, ma anche semplicemente la pretesa di travasare in un dipartimento (a sua volta già in procinto di essere accorpato in una “school” anglo-italica) una carrettata di gente (sicuramente dai molti appetiti e dalle molte aspettative) che c’entra poco o nulla con le competenze locali e la ricerca che lì si pratica, sconvolgendone completamente, sia  l’impostazione della ricerca stessa, che gli equilibri e l’assetto, non può che risultare foriera di nuovi guai.

Noto che il sindacalista non accenna menomamente al fatto che in proiezione, gli amministrativi si avviino ad essere il doppio dei docenti; qualcuno gli chieda cosa diavolo amministreranno: ma cos’è “l’università” per costoro? Forse un insieme di uffici in cui depositare il venerabile didietro dei loro funzionari in carriera?

Il crac dell’ateneo senese: eppure da almeno cinque anni sapevamo tutto

Tosi_pieroUNA DILAGANTE IPOCRISIA CI PERMEA E CI AVVOLGE

Annunziata Cozzolino. Sgraniamo gli occhi di fronte ad un disastro già denunciato molti anni prima ma di cui nessuno ha voluto prendere atto. Erano gli anni dei mausolei costruiti intorno all’uomo della provvidenza; il rettore Piero Tosi (nella foto).

«23 dicembre 2004: abbiamo letto su “l’Espresso” di un paio di settimane fa che il Senato Accademico del 15 novembre 2004, su proposta del rettore, ha approvato all’unanimità una modifica di statuto per consentire allo stesso rettore, il Prof. Piero Tosi, di restare in carica un anno in più del previsto. Erano presenti alla riunione: Piero Tosi, Nicola Dimitri, Lorenzo Gaeta, Alberto Auteri, Federico Corelli, Silvano Focardi, Franco Belli, Camillo Brezzi, Gioacchino Chiarini, Antonio Vicino, Antonio Cardini, Luigi Moi, Mariano Giacchi, Giovanni Minnucci, Maurizio Bettini, Carola Haupt, Donato Montibello, Loriano Bigi.

La legalità all’Università di Siena è così piegata alle ambizioni politiche del rettore in carica, prof. Piero Tosi, che vuole conservare a tutti i costi la poltrona di presidente della Conferenza dei rettori italiani fino alle prossime elezioni politiche del 2006. Magari, forse, per arrivare a proporre un allungamento del proprio mandato, il rettore avrà da esibire meriti amministrativi e gestionali tali da far passare in secondo piano la violazione delle regole democratiche. In realtà l’elenco dei problemi e delle disfunzioni amministrative e gestionali è lungo. La grave situazione finanziaria esistente nell’Ateneo ha già imposto e imporrà pesanti manovre che ipotecheranno l’attività programmatoria dei prossimi tre rettori, proiettandone gli effetti fino al 2018-2020. E, si badi, l’Università di Siena ha la fortuna di godere, a differenza di altre sedi, delle sostanziose elargizioni del Monte dei Paschi e della Fondazione Monte dei Paschi. Per dare un’idea dell’entità dei contributi, nel solo esercizio 2004, la Fondazione Monte dei Paschi ha destinato all’Ateneo 9.350.000 euro che saranno tutti gestiti direttamente dal governo dell’Università. A questi vanno aggiunti contributi pari a 2.060.000 euro destinati a progetti di ricerca, attrezzature, arredi e organizzazione di Convegni che saranno gestiti, invece, direttamente dalle strutture didattiche e scientifiche. Ma oltre i problemi di bilancio vi è l’uso discutibile dell’autonomia, l’esistenza di strutture dispendiose, inefficienti e, talora, precarie, la moltiplicazione dei Corsi di Studio, l’esautoramento degli organi di governo e di controllo per le troppe decisioni di vertice, la moltiplicazione non sostenibile dei ruoli.» (Estratto da: Il conflitto d’interessi del rettore dei rettori Piero Tosi, di Enrico Rufi, R.R.)

Epilogo: il 24 febbraio 2006 il rettore, Prof. Piero Tosi viene sospeso dal suo incarico dal Gip della Procura della Repubblica di Siena per abuso di ufficio aggravato e falso ideologico. In seguito si sono aggiunte molto altre ipotesi di reato, tra le quali il falso in bilancio.

Ultima spiaggia per uomini liberi e docenti responsabili

spiaggiadesertaEpitaffio senese

Cosimo Loré. Ovunque un disastro come quello dell’ateneo senese sarebbe risolto con il tempestivo intervento dell’autorità politica e giudiziaria, che in simili situazioni hanno un compito preciso e obbligato: commissariare, individuare e punire i responsabili, congelare i loro beni a cominciare dagli stipendi (come si usava nell’ateneo senese allo spirar del primo venticello penale…).
Tira, invece, un’aria mefitica che tende a stordire e confondere le rare coscienze ancora attive, le sole a percepire il fetore emanato dai resti di quella che fu, fino ad epoche recenti, una gloriosa istituzione!

Si moltiplicano impiegati ed uffici invece di informatizzare tutto, come si addice ad una comunità civile e moderna che punti alla efficienza e alla eccellenza. Si lascia affondare nella voragine finanziaria il corpo docente, indiscriminatamente e ingiustificatamente sacrificato agli interessi illeciti legati ad assunzioni e promozioni, riservate ad un personale amministrativo, che a ben guardare risulta tutto residente in città ed elettoralmente appetibile (per successive consultazioni rettorali, comunali, provinciali, regionali). I docenti non danno segni di vita e appaiono inclini al declino, pronti non solo a stringersi la cinghia ma a calarsi le braghe!

Per questo siamo ridotti a tirar simboliche pietre da questo blog, ultima spiaggia per uomini liberi e docenti responsabili.
Una università, che vende i propri gioielli immobiliari e non si impegna a recuperare il maltolto, che tenta in tutti i modi di nascondere responsabilità criminali, che offende i pochi determinati a scoprire e svelare fino in fondo il mastodontico malaffare, non è degna di rispetto né di salvezza.

Ateneo senese: se cade il rettore è già pronto il commissario governativo

Augello

Questo è il risultato che otterranno, per l’ateneo senese, i “dilettanti allo sbaraglio” del tavolo interistituzionale, a giudicare dalla interrogazione ai Ministri competenti del Senatore Andrea Augello del Pdl.

Sen. Andrea Augello. Interroga i Ministri competenti per sapere «se non si ritenga necessario un ulteriore intervento al fine di consentire l’effettivo risanamento dell’Ateneo Senese e prendere sin d’ora in considerazione l’ipotesi, nel caso che nelle prossime settimane l’offensiva in atto per costringere il Rettore alle dimissioni dovesse riuscire, che non resta altro da fare che commissariare l’Ateneo senese. Considerando che:

1) Da notizie di stampa si apprende che la situazione nell’Ateneo senese sta tornando ad essere incandescente come negli ultimi 3 mesi del 2008, quando si discuteva della voragine nei conti dell’Università e delle responsabilità degli ultimi 3 rettori.
2) Il tavolo interistituzionale promosso nel 2008 da Comune e Provincia di Siena, Banca MPS, Cgil, Camera di Commercio al fine di affrontare e portare a soluzione il problema, in 10 mesi non ha prodotto un solo intervento a sostegno dell’Ateneo Senese.
3) Il primo piano di risanamento approvato dal CdA il 17 novembre 2008 ha portato alla dismissione di 5 immobili in locazione e alla vendita del Complesso del San Niccolò, per estinguere il debito Inpdap di 72 milioni di euro.
4) La revisione del piano di risanamento sta portando all’allungamento del periodo per il riequilibrio del bilancio al 2014 e che questo comporta l’apertura di una linea di credito con la Banca MPS di 160 milioni di euro, dando come garanzia gli edifici delle facoltà di Giurisprudenza, Economia e il Rettorato.
5) Per il pareggio al 2014 sono necessari altri 100 milioni di euro che potranno essere ottenuti o con la vendita dell’immobile dove è ubicato il Policlinico Le Scotte oppure, in alternativa, quella di altri immobili quali: le segreterie di Via S. Bandini, Pontignano, Santa Chiara ed il palazzetto dello sport.
6) Sembra inoltre evidenziarsi la necessità di ridurre le spese del personale mediante il prepensionamento dei docenti, la mobilità del personale tecnico ed amministrativo, l’azzeramento dei fondi per la ricerca, per le supplenze e per i contratti.
7) L’esubero in piccola parte del personale docente ma soprattutto degli amministrativi porterà nel giro di pochi anni ad una situazione davvero preoccupante. Le proiezioni dell’organico docente e non docente, considerando i pensionamenti e zero assunzioni, sarebbero infatti le seguenti: nel 2014 (872 docenti e 1163 amministrativi e tecnici); nel 2020 (589 docenti e 1025 amministrativi e tecnici). Nel 2020 si dimezzerebbero i docenti, mentre gli amministrativi resterebbero sempre sopra quota mille. Ovvero una Università costituita per lo più da amministrativi.
8 ) Le difficoltà esistenti hanno di nuovo posto in essere uno stato di agitazione il cui obiettivo sembra essere, più che la soluzione dei problemi, quello di costringere il Rettore alle dimissioni per sostituirlo con qualche altro, magari appartenente a quei gruppi che del dissesto sono i primi responsabili e senza con questo dare un minimo contributo alla soluzione dei problemi.