Verso la LUMPS (Libera Università del Monte dei Paschi di Siena)

LumpsCosimo Loré. L’agosto 2009 non è un mese che inizia come gli altri per chi all’ateneo senese ha dedicato la vita: abbiamo saputo che l’università non sarà più nostra per il ruolo dell’antica banca senese e l’«intervento decisivo di Comune e Provincia di Siena nella costituzione della “task force”» impegnata a realizzare «un nuovo progetto di Università»; il che potrebbe apparire logico, visti gli incommensurati abusi compiuti da coloro che l’hanno gestita.

Ma si può iniziare questa nuova fase lasciando ognuno al proprio posto e quindi anche coloro che hanno generato la voragine? Evidentemente vanno individuati e rimossi coloro che hanno fatto a pezzi un ateneo che aveva resistito a quasi ottocento anni di storia.

Esiste un filo rosso che unisce causalmente le scelte attuali allo scempio perpetrato dalle precedenti amministrazioni, con relativo corteo di complici e cortigiane che hanno dato manforte in un saccheggio al patrimonio mobiliare, immobiliare, nonché scientifico, storico e morale. Quelli che han fatto la bella vita a spese della comunità accademica, grazie alla maledetta autonomia hanno massacrato, senza ritegno, non solo le casse prima e le cose poi, ma anche il ricordo e il rispetto che la Scuola Senese si era conquistato.

Non c’è bisogno di cospicue conoscenze criminologiche per comprendere che sono stati assoldati plotoni di impiegati non per ragioni umanitarie, bensì per costituire una corte di collaboratori-elettori. Invece di procedere alla ricerca dei colpevoli e al recupero della refurtiva e di sfoltire gli impiegati informatizzando l’ateneo, preso tardivamente atto delle casse orrendamente sfondate, si è azzerata ogni forma di finanziamento della ricerca, rendendo la nostra università unica sia per l’iniquità amministrativa che per il blocco totale di ogni arruolamento, trasferimento e progressione di carriera dei soli docenti, ma non degli amministrativi, per i quali si inventano uffici e ruoli…

Ora che siamo in piena università degli impiegati si infierisce nel vilipendio del cadavere del corpo docente: ai più anziani ricercatori e professori è rivolto un caloroso invito al prepensionamento!

39 Risposte

  1. Ricorderei sommessamente, caro prof. Lorè, che ogni ‘conquista’ del nostro Ateneo, dal 750esimo all’apertura di via Mattioli, del III lotto, del Santa Chiara al San Niccolò ha visto la partecipazione calorosa di sindaco e altre autorità cittadine tipo MPS (per non parlare dei sempre entusiasti media senesi, peggio di canale 4), rappresentanti nei CdA compresi. Sarebbe bello che i nostri storici, da Balestracci al Nardi a Cianferotti, facessero una mostra sul tema. Partirei dagli anni intorno al 1990 per venire su su. Ho anche il posto da proporre: la Loggia di Mercanzia o quella del Papa, ora trasformata in ristorante per aumentarne la bellezza rinascimentale.
    Pensate al Palio come il Rettore! Almeno si dimettesse per protesta (contro il MPS, sindaco ecc.), invece di essere dimesso, Vi pare?
    Archie

  2. … meraviglioso matematico, con i numeri non si bara e penalmente parlando (linguaggio più congeniale al sottoscritto) direi che porti prove inattaccabili al tempio della giustizia: un ateneo vigliaccamente incapace di analisi obiettive e di riflessioni critiche non si può certo proporre come tempio di scienza. Come ho già qui rilevato chi è omertoso non è degno della cattedra accademica e neppure di umano rispetto. Chi vive come un bruto non è certo un affidabile seguace di virtù e conoscenza… simil piuttosto al servo e al verme! Proprio vero che 2+2=4. Toto corde, l’or è!

  3. Questo è veramente troppo, anzi… troppo indecente. Prepensionamento dei docenti, l’anima dell’Università, per far posto agli «impiegati»! Non se ne può davvero più di questa cosiddetta “Autonomia” che sta distruggendo l’Università e la sta dando in pasto alla politica.

  4. «Autonomia universitaria»: uno dei più fantastici eufemismi che abbia inventato la politica italiana! Con l’«autonomia» universitaria, direi piuttosto che si è persa ogni autonomia. Comunque vorrei riproporre l’argomento “prepensionamento”, prescindendo per un attimo dall’aspetto etico e concentrandomi su quello freddamente numerico (scusandomi per l’insistenza e chiedendo lumi agli aritmetici del forum): siamo sicuri che mandando via un centinaio di docenti non saltino in molti casi i conteggi che stanno alla base dei nuovi ordinamenti? Peraltro (come ho già detto) pare che la Gelmini si appresti a dare un ulteriore giro di vite, irrigidendo i criteri stabiliti dal suo predecessore e dunque già questo creerà di per sé situazioni drammatiche, costringendo ad altri dolorosissimi tagli di corsi di laurea: c’è da chiedersi oltretutto che tipo di attrattiva sugli studenti potrà avere quello che resterà, sapendo che già da ora ve ne sono molti che pensano alla fuga da Siena. Ovvero, detto più malignamente in altre parole: siamo sicuri che chi propone questa soluzione sia un ingenuo, o è piuttosto uno che ha già fatto questi conteggi, e che dunque prefigura, senza dirlo, una soluzione della quale forse sarebbe il caso ci mettesse a partito? Ricordiamo che qui la proposta non è quella di rimpiazzare professori anziani con giovani ricercatori, ma semplicemente quella di rottamare i professori anziani; ricordiamo altresì che le vigenti norme limitano di molto (stupidamente?) la possibilità di sfruttare le “sinergie” nel senso indicato dal Favi: come si esce da questo busillis? Francamente non lo so e chiedo aiuto ai saggi. Tornando al piano etico, ma di quale “eccellenza” vanno parlando, quando il corpo docente viene considerato alla stregua di una mandria di vacche? Siamo sicuri che quello che sopravviverà dopo la tempesta sarà il meglio di ciò che abbiamo? Io non vedo, in questa fase, una grande progettualità.

  5. Dalla Colonna rimugino sul fatto che in buona sostanza un Ateneo il cui diploma di fondazione risale al 1260 è stato venduto tout court ad un ente privato grazie alla sagace gestione di un manipolo di personaggi che non esito a definire ambigui per non incorrere (e non far incorrere altri) in querele al momento fuori luogo, cosa che non mi riesce di digerire come invece ho fatto col capriolo che stamane ha avuto la disgrazia di imbattersi con una pallottola calibro 0.30 della mia Benelli con ottica Swarowsky. Quando la butterò giù può darsi mi riesca di commentare.
    Un paio di riflessioni però le ho fatte e ve ne metto al corrente. La prima è su quanto dice Archimede a proposito del costituirsi parte civile dell’Ateneo contro i propri dirigenti e revisori. Non c’è dubbio che si possa e si debba fare, ma per dar seguito a questo bisogna che ci sia prima il rinvio a giudizio di chi è indagato dal Gip. Solo durante il processo ci si può costituire parte civile, non durante l’istruttoria.
    La seconda osservazione è che, assunto che questa storia dei prepensionamenti solo averla pensata è già una porcata per varie ragioni, non ultime quelle dei conti di Giovanni sui pensionamenti “dispari” e quelle dei ragionevoli discorsi di Loré e Stravogin (o Stepan Trofimovic che dir si voglia), assunto altresì che non è proprio vero quanto asserisce Loré (col quale continuo a rimanere d’accordo sia chiaro) che è tutto bloccato sul versante docente e non per il personale TA (perché sono bloccati tutti e due), già nel primo piano di risanamento era previsto il tentativo di prepensionare i docenti e questa proposta aveva avuto anche una forte propulsione da tale Assessore regionale Baronti (che io avevo canzonato anche perché mi pare impossibile che uno che ha quella – per carità dignitosissima, ma del tutto aliena dal mondo della scuola – carriera si occupi di Università). Ora torna fuori non solo nel secondo (ormai terzo) piano di risanamento, ma anche grazie alle dichiarazioni del Vigni (si parva licet componere magnis). Sono quindi dieci mesi che si parla (e si inveisce) di prepensionamenti di docenti, ma – ecco il ma sul quale vorrei che mi soccorresse anche uno specialista dell’empirìa – qualcuno è a conoscenza dell’esecuzione di anche uno soltanto di questi prepensionamenti? Vale a dire: è stata fatta la proposta a qualcuno dei docenti che abbiano raggiunto una certa età e – se sì – si è a conoscenza di qualcuno che abbia accettato? Perché a me – che però sono alla Colonna e non a Siena – non risulta. Anzi, risulta che a qualche docente che ha davvero raggiunto l’età oltre la quale si deve per legge andare in pensione è stato proposto un contratto per continuare ad insegnare (cosa lodevolissima secondo me perché un docente a settanta anni è ancora spesso in grado di essere un fenomeno della didattica) e che la mercede per tale contratto sia stata determinata in 20.000 euro annui (da sommarsi – attenzione – alla pensione si immagina piuttosto congrua) dopo infinite trattative che erano partite da una richiesta di 50.000 euro annui.
    Può darsi benissimo che sia una leggenda metropolitana come quella dei coccodrilli nelle fogne di New York o quella del ragno del tronchetto della felicità… Sta di fatto che di prepensionamenti (bada bene: volontari) non ne ho notizia. Quindi invito modestamente e pronto all’ammenda se quanto ho detto non corrisponda a verità a fasciarsi la testa solo dopo essersela rotta.
    Una buona serata dall’incredulo Favi di Montarrenti

  6. Del 1240, ottimo Favi, è il documento più antico sull’Università! Il che vuol dire che c’era già allora e che anche il 750esimo è fasullo – come quasi tutto quello che gira di ufficiale a Siena, tipo MPS del 1472?
    20mila euro mi sembra molto e ingiusto: quanto prendono i supplenti normali che siano già di ruolo ora? Un 1500 euro lordi all’anno, no? Loro, i prepensionati, perché sarebbero in condizioni diverse? Spiegare, grazie! E grazie a Favi per precisazione ecnica: aspettiamo rinvii a giudizio, quindi, ma se c’è anche il rettore come fa a deliberare contra se ipsum? dimissioni inevitabili, per cui prepararsi a campagna elettorale possibile prossima ventura! 2+2, caro rettore!
    Archie

  7. In data 26 giugno 2009 sono stati approvati i commi 25 e 26 dell’art. 17 del decreto legge «anti-crisi» che prevede il prepensionamento dei ricercatori universitari con anzianità contributiva di 40 anni senza alcuna considerazione del servizio effettivamente prestato e della contribuzione volontaria e facoltativa. Aberrante il pensionamento dei ricercatori di 57-59 anni nel pieno delle forze e della maturità scientifica e professionale, che hanno “commesso l’errore” di riscattare laurea e specializzazione!
    Indipendentemente dalle future posizioni delle organizzazioni sindacali ho pertanto deciso di esprimere immediatamente le mie preoccupate considerazioni.
    Il senato accademico e il consiglio di amministrazione del nostro ateneo hanno già approvato il piano di risanamento che prevede il pensionamento dei ricercatori con anzianità contributiva di 40 anni. Tale decisione, approvata nel dicembre 2008 e quindi del tutto prematura, non può scaricare il peso del risanamento sui ricercatori “anziani” come se fossero zavorra o magari responsabili di questo sconvolgente disavanzo. L’allontanamento della parte in esubero degli amministrativi non provocherebbe i guasti correlati alla perdita dei ricercatori più esperti e maturi.
    Lo sfregio non è solo ai Diritti di una componente essenziale della Docenza universitaria ma rappresenta una insensata inversione di tendenza rispetto alle Direttive Europee che raccomandano di innalzare l’età pensionabile.
    Se esistono ancora una parvenza di comunità accademica ed un minimo rispetto della logica della legge − almeno nel luogo dove queste categorie sono insegnate e studiate − deve esserci ora una immediata reazione a partire dagli organi di governo, Rettore, Senato, Consiglio d’amministrazione, che non possono né devono dimenticare che vi sono facoltà come quella medica che andrà comunque incontro ad uno svuotamento che, associato al subentrato blocco totale dei concorsi, metterà in crisi innanzitutto l’attività didattica, che grava sul tale facoltà più che su ogni altra.
    Né va dimenticato che in un recente passato i ricercatori hanno accettato nuove assunzioni rinunciando alle loro progressioni di carriera per mancanza di budget.
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    Commi 25 e 26 dell’art. 17 del decreto legge «anti-crisi» approvato dal Consiglio dei Ministri del 26 giugno 2009:
    25. Il comma 11 dell’art. 72 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 è sostituito dal seguente: “11. Per gli anni 2009, 2010, e 2011, le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 possono, a decorrere dal compimento dell’anzianità massima CONTRIBUTIVA, di 40 anni del personale dipendente, nell’esercizio dei poteri di cui all’art. 5 del citato decreto legislativo n. 165 del 2001, risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro ed il contratto individuale, anche del personale dirigenziale, con un preavviso di sei mesi fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici. Con appositi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, previa delibera del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con i Ministri dell’economia e delle finanze, dell’interno, della difesa e degli affari esteri, sono definiti gli specifici criteri e le modalità applicative dei principi della disposizione di cui al presente comma relativamente al personale dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, tenendo conto delle rispettive peculiarità ordinamentali. La disposizione di cui al presente comma si applica anche nei confronti dei soggetti 23 che abbiano beneficiato dell’art. 3, comma 57 della legge 24.12.2003, n. 350. Le disposizioni di cui al presente comma NON SI APPLICANO a magistrati, ai PROFESSORI UNIVERSITARI ed ai dirigenti medici responsabili di struttura complessa.
    26. Restano ferme tutte le cessazioni dal servizio per effetto della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro a causa del compimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni, decise dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, in applicazione dell’art. 72, comma 11, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo vigente prima dell’entrata in vigore della legge 4 marzo 2009, n. 15 e della modifica apportata dall’articolo 6, comma 3, della stessa legge, nonché i preavvisi che le amministrazioni hanno disposto prima della medesima data in ragione del compimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni e le conseguenti cessazioni dal servizio che ne derivano.
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  8. Insomma, per uno prestato alla PA come me non c’è speranza se non di un contrattino? Mi sto chiedendo se non sia il caso di ripensare a strutture private, libere come furono in passato le accademie. Perché noi a stipendio fisso dobbiamo continuare a pagare le tasse per mantenere (molti) professori che non fanno il loro dovere e borse agli studenti figli di chi non paga le tasse? Facciamole pagare dagli studenti, giovani per formazione e vecchi per aggiornamento, e facciamole dipendere da chi paga. Da queste università di oggi non ci si cava fuori più niente ormai, mi sembra; sono arrovicchiolate su se stesse. Voi vi sforzate di rianimare un moribondo.
    Auguri! Torno a servire il mio padrone privato, che ci rimette del suo e ci controlla da mane a sera ma almeno si lavora.
    Arlecchino

  9. «Sono rimasto stupefatto di aver appreso dai giornali l’accelerazione con cui l’Università degli Studi di Siena ha deciso di dismettere la Certosa di Pontignano, un bene storico, architettonico e artistico di altissima qualità per il Comune di Castelnuovo Berardenga, dove si trova, e per tutta la provincia di Siena». Con queste parole Roberto Bozzi, sindaco del Comune chiantigiano commenta l’intervento del Rettore dell’Ateneo senese, Silvano Focardi sul piano di risanamento che comprende la dismissione, con gara pubblica, della Certosa di Pontignano, del Collegio di Santa Chiara e di Palazzo Bandini-Piccolomini.
    Il Cittadino
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    Io sono stupefatto della sua stupefazione. Ora è tutto un trasecolare, un allibire, uno strabiliare. La mano destra non sappia cosa fa la mano sinistra… vecchi tempi andati del centralismo democratico!

  10. Come accade assai spesso sposo parola per parola quello che afferma Stavrogin. Aggiungerei che quando le mani pescano nel bottino (rumato come si dice nelle mie terre di origine), siccome il bottino è torbo e le mani sono sudicie ci sta che l’una non veda l’altra se non quando si incontrano per passarsi delle mazzette.
    Un Favi di Montarrenti disgustato e ancora annichilito dalla vendita di un intero ente pubblico ad uno privato

  11. Una precisazione dal Prof. Loré: ma quando parla di ricercatori usa il termine in senso specifico e tecnico (non associati e non ordinari) o lo utilizza in senso lato per “tutti coloro che fanno ricerca”? Perché a me pare che siano cose molto diverse. Nel primo caso un ricercatore con quaranta anni di servizio (effettivo o contributivo non è rilevante) è – a mio modo di vedere – uno che non è stato capace di vincere un concorso che è uno (a parte quello con cui è entrato nei ruoli) e che ristagna a spese pubbliche senza produrre un granché né per la didattica (che fra l’altro non gli compete) né per la ricerca (che invece gli compete eccome, rectius gli competerebbe); nel secondo il discorso di Loré torna a pennello, anche se – mi si consenta di citare a ripetizione il Guicciardini – le leggi vi son, ma chi pon mano ad esse? Vorrei far osservare che la legge impone ai ricercatori (in senso tecnico) una approvazione triennale del loro lavoro in consiglio di Dipartimento, in mancanza della quale in prima istanza perdono il diritto ai fondi di ricerca, in seconda istanza dovrebbero essere estromessi dai ruoli. Accidenti a me se l’ho mai vista applicata questa regola. E va detto che anche per associati ed ordinari c’è sulla carta l’obbligo di fare la relazione triennale. Mai viste, mai. Dove voglio arrivare? A ribadire quanto ho affermato recentemente, anche se il Prof. Loré ha aggiunto gli articoli di legge. Giusto il principio per cui se una legge fa schifo, fa schifo comunque anche se inapplicata. Tuttavia bisogna vedere se poi la applicano, cosa della quale dubito.
    Chiudo con altre due citazioni del Guicciardini che mi sembrano appropriate alla situazione: “enne ch’el danaio serve ad ogne cosa” e poi “io fui sempre nettissimo, ma non ho mai potuto fare che i miei ministri non rubassero”.
    Un cinquecentesco ed umanista Favi di Montarrenti

  12. … si intende fare riferimento ad uno dei due ruoli della docenza universitaria: professori e ricercatori, con la precisazione che la mancata progressione in carriera dei secondi anche dopo protratto arruolamento non è affatto segno certo di inettitudine o di inattività (entrambe verificabili), come dimostra la copiosa letteratura su concorsi truccati e nepotismi accademici (e i plurimi processi penali per analoghe fattispecie)…

  13. Un Favi di Montarrenti disgustato e ancora annichilito dalla vendita di un intero ente pubblico ad uno privato: detta così viene il sospetto che possa essere stato tutto frutto di un diabolico disegno.
    Altrimenti come si spiega questa imprevedibile inimmaginabile realtà che sembra un incubo? Per scavare negli anni una simile voragine ci vuole una eccezionale sfacciata ostinazione e un intero sistema complice!

  14. Anche sullo stato attuale dell’ateneo – dopo piani di risanamento e pensionamento, assunzioni di impiegati senza informatizzazione degli uffici, mutui e ipoteche bancarie – c’è solo da disperarsi e domandarsi se il consigliere di amministrazione dimessosi per protesta (Zanchi) ed il consigliere comunale di opposizione in un recente comunicato (Milani) sono lontani dal vero quando denunciano le condizioni capestro imposte dall’istituto bancario alla istituzione universitaria tenuta così sotto scacco da una banca il cui controllo politico sta andando incontro a non risibili variazioni.

  15. Non è certo la privatizzazione dell’università cui pensavo io… semplicemente è l’estensione anche all’Università del sistema totale di potere che domina a Siena: un gruppetto del PD (e di un’altra Associazione?), e forse per questo non ci sono indignate proteste dei vostri professoroni PD sempre così pronti all’indignazione. O forse è perché sono nella Commissione di Programmazione? Si chiamava NEP?
    Morale: siete anche Voi tutti servitori ora, auguri!
    Il mio almeno è un privato vero, non come questa burletta di spa.
    Arlecchino

  16. Il problema è che il mondo non è bianco e nero… ci sono settantenni ancora potenzialmente utili alla causa (didattica) e settantenni inutili da 40 anni… ci sono ricercatori da pre-pensionare e ricercatori che sono utili a ricerca e didattica. Queste regole al prepensionamento ovviamente non distinguono le mele sane da quelle marce. Certo che se si sostituiscono docenti con personale amministrativo non ci siamo. Eppoi mi dite chi sono sti docenti disposti ad andarsene prima? Me la fate una lista? Il rettore promette promette… ma alla fine nessuno finora se ne è andato e secondo me nessuno se ne andrà.

  17. cal scrive: 10 agosto 2009 alle 10:11
    «Il problema è che il mondo non è bianco e nero… ci sono settantenni ancora potenzialmente utili alla causa (didattica) e settantenni inutili da 40 anni… ci sono ricercatori da pre-pensionare e ricercatori che sono utili a ricerca e didattica.»
    ——————————-
    Cal, con tutto il rispetto, vogliamo discutere sul vero problema legato al prepensionamento (senza sostituzione: cioè chiudere bottega) dei docenti, ossia il venir meno in molti casi dei “requisiti minimi” necessari per aprire corsi di laurea, e dunque chiudere altri corsi di laurea, oltre ai trentacinque già chiusi? Sennò parliamo d’aria fritta. Voglio capire che idea del futuro di questo ateneo ha in testa chi propone questa soluzione. Del resto, per favore, discutiamone in un’altra fase.

  18. Caro stavrogin,
    con tutto il rispetto, il problema reale non è quello della chiusura eventuale dei corsi, ma quello dell’Università di Siena. O sbaglio? Poi vorrei capire: affermi in “molti casi” verranno meno i requisiti minimi ecc. ecc. Hai dei dati?
    Inoltre, visto che dici di essere così informato. Ma sei proprio sicuro che le “forze” del nostro ateneo siano state utilizzate tutte al meglio nella elaborazoine dei corsi? O che piuttosto certe attribuzioni di insegnamenti non abbiano risposto a logiche baronali? Dai un’occhiata… magari un utilizzo più razionale può supplire, almeno parzialmente, al pensionamento di qualche docente (misura comunque discutibile, eh… sia chiaro)
    E poi il prepensionamento avverrà, immagino, su base volontaria. Ergo, come ha ben detto il Favi, nessuno accetterà di mettere in pensione il proprio cervello (quando c’è).

  19. Sui requisiti minimi basta fare qualche calcolo caso per caso. In alcuni casi mancheranno ma in altri credo proprio di no…. Sul fatto che manchi docenza basta far lavorare di più… Fino ad oggi unisi ha vissuto in percentuale rilevante sulle spalle dei precari – non ce lo dimentichiamo – e le attribuzioni dei posti sono state fatte senza tenere conto della didattica… es. guardate quanti proffs di economia pura ci sono alla facoltà di economia… (SECS-P01, 02 ecc…) e quanti studenti hanno le loro lauree…

  20. «Caro stavrogin, con tutto il rispetto, il problema reale non è quello della chiusura eventuale dei corsi, ma quello dell’Università di Siena. O sbaglio?» cambray
    ———-
    Caro Cambray, con altrettanto rispetto ti segnalo che di corsi di laurea ne abbiamo chiusi trentacinque in un anno: non ho capito, vuoi subito chiuderne altri?

    «Poi vorrei capire: affermi in “molti casi” verranno meno i requisiti minimi ecc. ecc. Hai dei dati?» cambray
    —————
    Ho alcuni dati, che vorrei confrontare con altri dati ed è per questo che ho scritto al blog, con un tono interlocutorio; con certezza so solo che i numeri (in termini di docenti) su cui si fondano i nascenti corsi di laurea sono “in molti casi” risicati: togliere altri docenti senza rimpiazzarli, oltre a squalificare (“in molti casi”…) l’offerta, temo che voglia dire far crollare l’edificio, e per un gioco di domino, anche altri edifici che su di esso poggiano (non dirmi che non capisci, per favore!). Può darsi che ciò accada “solo” in quattro o cinque casi, cioè, alla fine della fiera, che si debbano chiudere “solo” una… quarantina di corsi di studio… e poi ci metteremo a produrre salumi e cavallucci, anziché ricerca e didattica. Ma il più grave sospetto (mi puzza assai…) nasce proprio dal fatto che chi propone la rottamazione del corpo docente (in una fase in cui è impossibile il rimpiazzamento), tace, glissa, evita accuratamente di affrontare questo problema, pur sapendo che è il primo che balza agli occhi. Faccio infine notare che i corsi che posseggono un congruo numero di docenti, non sono per forza di cose quelli che spiccano per eccellenza, ma talvolta (come tu stesso hai detto) solo quelli in cui “certe attribuzioni di insegnamenti” hanno risposto a logiche baronali di contiguità al potere.

    «Inoltre, visto che dici di essere così informato. Ma sei proprio sicuro che le “forze” del nostro ateneo siano state utilizzate tutte al meglio nella elaborazoine dei corsi?» cambray
    ……………………
    Non ricordo, dove ho detto di essere “ben informato”, di grazia? Di certo non sono platealmentete disinformato: che vuol dire “utilizzate al meglio”? Sicuramente no! Altrimenti non saremmo in questo stato. Ma sei troppo generico: come pensi di meglio utilizzarle compatibilmente con i vigenti ordinamenti (e il buon senso)? Piuttosto tu, con queste domande tra il sibillino e il retorico, stai parlando un linguaggio un po’ troppo criptico, non esplicito, mentre io sto parlando di aritmetica elementare; dunque ti rimando la palla, invitandoti a parlare più apertamente e ripropongo con forza la domanda: hanno fatto i conti, corso per corso, di quanti corsi di laurea entrerebbero in crisi cacciando centocinquanta docenti come propose il Vigni? Basta una semplice risposta, please: “si” o “no“.

    «O che piuttosto certe attribuzioni di insegnamenti non abbiano risposto a logiche baronali? Dai un’occhiata… magari un utilizzo più razionale può supplire, almeno parzialmente, al pensionamento di qualche docente (misura comunque discutibile, eh… sia chiaro)» cambray
    —————————-
    Si, ma quali!?!?!?! Tu stai parlando (seppur in modo vago) di “certe attribuzioni ecc….”, mentre qui la proposta che sto contestando è viceversa quella di rottamazione del corpo docente anziano in toto senza troppi distinguo e questo, sicuramente, creerebbe alcuni problemi del tipo di quelli che ho, evidentemente invano, cercato di illustrare. Non è chiaro quello che dici: assunto che non puoi mettere un papirologo ad insegnare topologia, o un bizantinista a insegnare ingegneria elettronica, un giurista alle prese con atomi e molecole, un economista ad analizzare dipinti trecenteschi, un archeologo a dibattersi con integrali multipli, o un metafisico ad operare un femore (o un ortopedico a spiegare la Critica della Ragion Pura), lo sai che vi sono delle leggi, corredate da complicati calcoli che limitano e regolano tutto ciò, nevvero?

    «E poi il prepensionamento avverrà,immagino, su base volontaria. Ergo, come ha ben detto il Favi, nessuno accetterà di mettere in pensione il proprio cervello (quando c’è).» cambray
    ……………………
    Credo di poter sintetizzare questa tua frase dicendo che allora, o si tratta di un provvedimento nocivo, oppure inutile: se vuoi mandare in pensione in modo spontaneamente obbligatorio una quindicina di docenti, purché ciò non rechi nocumento agli equilibri dettati dai “requisiti minimi”, fallo… contento te… Senti, io ne ho piene le scatole degli eufemismi (“l’autonomia universitaria”…), ivi incluso quello che chiama “ottimizzazione” il mero smantellamento. Dunque sarebbe bene parlarsi chiaro.

  21. …forse non mi esprimo bene o forse qualcuno finge di non capire: la configurazione attuale dei corsi di laurea, scaturita dopo il taglio di trentacinque di essi, è come quella casa di Swift (secondo la citazione di Kant), costruita secondo principi di un tale equilibrio… che, crollò non appena vi si posò un tordo: chi propone la rottamazione dei docenti (tralascerò ogni considerazione di tipo morale) è quel tordo.

  22. …eccelso stavrogin, fai proprio bene a ribattere come un rude fabbro ferraio su questo non secondario punto: rottamare i docenti è demenziale oltre che delinquenziale, perchè sono quel quid senza il quale l’universitas non esiste! Trattasi proprio di una evidenza logica: se non c’è un faro di cultura è del tutto escluso che accorrano studenti da ogni parte del mondo… se la fonte del sapere si secca a che serviranno i vari “uffici” e “servizi”? In passato invitavo ad impugnare le armi della rivolta ed ero preso da visionario e delirante, ora subisco l’incivile indifferenza di chi non reagisce neppure di fronte alla bestiale impudenza dei liquidatori dell’ateneo. Guardo i cosiddetti colleghi e non mi appaiono neppure “òmini” semmai “omìni” ben lontani dalla tempra e dalla stigma di coloro che seppero coprir cattedre con decoro ed onore. Risulta a chiunque abbia un modestissimo spirito critico che anche a medicina in ogni occasione – compresa l’elezione del preside – si continua a tramare in combutta proprio con gli irresponsabili artefici di un mostruoso disastro morale e materiale scandito da dilapidazione senza limiti del pubblico denaro (con alberghi e ristoranti compresi) e latrocinio sfacciato perpetrato attraverso l’uso di personale (segretarie e autisti in abbondanza) e il furto di posti sottratti ai meritevoli e consegnati a parenti ed amici. Si vogliono cacciare i ricercatori anziani (che non hanno purtroppo il coraggio e la capacità di far valere le loro ragioni… mentre noi scriviamo nella calura senese se ne stanno sotto un ombrellone sui litorali toscani con coniugi al fianco illusi d’esser accanto ad un se non illustre almeno stabile “professorino”) a vantaggio di quelli assunti non solo attraverso concorsi indegnamente truccati ma anche finanziariamente truffaldini (Grasso docet: spieghi cosa avvenne in una certa estate di alcuni anni fa nella facoltà medica!!!). C’è da augurarsi che la magistratura inquirente attinga – come è suo dovere – anche da questo pubblico blog ogniqualvolta vi compare una inequivocabile “notitia criminis”

  23. Stavrogin una cortesia, ma di questi trentacinque corsi di laurea si potrebbe conoscerne il titolo? Per curiosità. Basta sapere dove cercare suppongo, ma io non lo so (sai in mezzo ai lecci e ai quercioli…)
    Un curioso Favi di Montarrenti

  24. Signori, mi avvertono ora di un’intervista dello Starnini (carica importante in Regione che non so bene: assessore?) apparsa oggi sul Corriere di Siena, secondo cui non solo l’università non ha risolto un bel niente e il rettore non dovrebbe parlare di soluzione dei problemi, ma anche di una Regione che ci avrebbe messo dei soldi. Chi ne sa niente?
    Archie frettoloso, in viaggio

  25. Anch’io son fuori, vengo a Siena per il Palio. Vi faccio sapere se ce la fo’, ma ‘maiora praemunt’ cari belli, e speriamo che il Focardi faccia il capitano come fa il rettore, al minuscolo cioè.
    Vs. servitore in ferie finalmente! Bevo solo Montalcino e Montepulciano, so’ stufo di Chianti.
    Arlecchino

  26. Nella lettera del rettore, di seguito parzialmente riprodotta, si elencano le strategie della Banca MPS che impongono all’ateneo di cominciare le dismissione non con “Le Scotte” ma con Pontignano, S. Chiara e Palazzo Bandini-Piccolomini. Sono condizioni capestro da leggere con attenzione. Mi chiedo solo, nelle condizioni in cui ci troviamo, cosa potevano/dovevano fare gli organi di governo del nostro ateneo.

    Silvano Focardi. (…) La Banca Monte dei Paschi di Siena ha formulato una proposta che contiene delle strategie alternative a quelle previste dal Piano di risanamento, strategie che prevedono, fra l’altro, la dismissione, con pubblica gara, della Certosa di Pontignano, del Collegio S. Chiara, di Palazzo Bandini-Piccolomini. Nel suo Piano di risanamento l’Ateneo aveva invece previsto la vendita dell’Ospedale S. Maria alle Scotte o, qualora questa vendita non si fosse potuta realizzare, quella dei tre beni sopra elencati e della palestra del CUS. Pur trattandosi di una scelta dolorosissima, con senso di responsabilità, il Senato e il Consiglio, alla luce della situazione di crisi finanziaria dell’Università e del fatto che l’offerta della Banca, dopo essere stata attentamente esaminata, risultava compatibile con il raggiungimento dell’equilibrio economico e finanziario, e che pertanto costituiva l’unica strada possibile verso il risanamento, ha deciso di accettarla approvando la conseguente deliberazione che dovrà esser fatta oggetto d’esame da parte delle autorità ministeriali.
    L’ipotesi di finanziamento, approvata dai competenti organi collegiali, della quale, qui di seguito descrivo le linee più qualificanti, prevede:
    – una linea di credito a breve termine (18 mesi a partire dalla data della stipula del contratto) per un importo di 40 milioni di Euro, al tasso del 5,5%, con la condizione sospensiva del mandato irrevocabile a vendere di tre immobili non strumentali (Certosa di Pontignano, Collegio S. Chiara, Palazzo Bandini Piccolomini). La vendita dovrà seguire tutte le procedure previste dalla legislazione vigente per gli Enti pubblici;
    – una linea di credito a lungo termine (30 anni), per un importo di 70 milioni di Euro, con un tasso equivalente a circa il 6%, con l’impegno a porre in essere ulteriori cessioni del nostro patrimonio immobiliare, da realizzarsi entro e non oltre il 2014, per 115 milioni di Euro (presumibilmente l’auspicata vendita dell’Ospedale S. Maria alle Scotte);
    – Garanzia ipotecaria di primo grado sul Palazzo del rettorato e sulla sede della Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche.
    – Divieto di contrarre ulteriore indebitamento con il sistema bancario. (…)

  27. O.K. Ma la Regione di Starnini che c’entra? Comprerà, se comprerà, le Scotte, per ora che ha fatto più del Comune e Provincia? Niente, a quanto pare. Il vero prestito è di 70 milioni quindi; i 116 bisogna che ve li guadagnate con le vendite e siccome il rettorato e le due fac sono impegnate per i 70 milioni, resta solo Ospedale e altre Facoltà, da S. Galgano a Laboratori biologici ecc. o sbaglio? Non Vi invidio, né invidio i senesi che dovranno se potranno costituirsi parte civile.
    Arlecchino

  28. È svendita, è svendita, non vendita, ha ragione un amico impiegato… Omìni, poi, come dice Loré!!?? Manco ominicchi, solo “quaquaraqua”, per dirla con Sciascia. Fra 2 anni ci son le elezioni (comunali). Se i valorosi si uniscono, chiedendo anche la nascita di un libero territorio e la formazione di una “balia” popolare che estrometta gli altri organismi, ci sto. D’altronde i problemi universitas li si risolvono politicamente, facendo in primis fuori la ghenga che si è sollazzata ed ha bighellonato per decenni.
    Se la salute me lo permette io mi pongo anche come candidato…
    Bardo

    P.S. La “task force” che i maggiorenti mangioni di comune e provincia auspicano è, tradotta in… soldoni, il diktat del Monte, su cui vigila l’arcagnolo gabriello. L’autonomia universitaria è l’autonomia operaia in salsa postsessantottina: tutto il potere agli impiegati! (E ai proff. loro protettori). L’ex Fgci ora ai vertici di Fondazione, un capo degli Oligarchi, dirigerà l’orchestra.
    Ahi dura terra, perché non t’apristi? (Dante, Inferno)
    Il Bardo

  29. Cerchiamo di essere onesti: MPS ha fatto la banca, d’accordo, ma ricordiamoci che la colpa di tutto è di chi ci ha ridotto in queste condizioni. Sono io disattento, oppure a fianco della notizia della svendita non compaiono notizie sulla vicenda giudiziaria? Se non compaiono perché non ce ne sono, è altrettanto grave che se le tacciono!!!

  30. È il Mussari Fgci, non Mancini, democristiano di lungo corso… ma non ce la fo’… sono di corsa a un internet point… ricordate che la ristrutturazione la fanno gli stessi che hanno avuto sempre in mano l’università, per cui sarà fortemente politicizzata: Focardi è cotto e non conta più niente. Anche l’università finalmente sarà più chiaramente di prima PD a Siena, e con ciò sarà la fine del merito, di quel tanto o poco che c’era…. 2+2

  31. Favi, io non posseggo l’elenco completo dei trentacinque corsi tagliati, ma non ciurliamo nel manico: quali altri corsi vorresti tagliare? Cosa ci rimarrebbe? Chi mai verrebbe ad iscriversi a corsi di laurea ridotti a poltiglie informi senza possibilità di specializzazione? E sei sicuro che i corsi che vorresti tagliare (penso ad una lista di desiderata dei sommersi e salvati che tu stesso pubblicasti) siano quelli che entrerebbero in crisi dal prepensionamento senza rimpiazzamento di cento e passa docenti, essendo che tutto questo è regolato da ferre norme? Io chiedo esclusivamente che, onde rassicurarci, o almeno informarci delle reali intenzioni, vengano resi espliciti i conteggi, se li hanno fatti, illustrando le conseguenze della “rottamazione” di oltre cento docenti. Nulla più. E se li hanno fatti, perché glissano su ciò? Se non li hanno fatti, viceversa, si tratta di un caso di dabbenaggine irrecuparabile: si rischia in pratica di affossare dei corsi di laurea nell’istante stesso in cui vengono varati, ciò che indubbiamente contribuirà alla “fama” crescente di questo ateneo. Ti ripeto che dopo i tagli, da quello che so o intravedo, molti dei corsi di laurea tradizionali assomigliano a quella della casa di Swift, “che era stata costruita dall’architetto tanto pefettamente secondo le leggi dell’equilibrio, che appena vi si posò sopra un passero, essa crollò” (I. Kant).
    P.S. Mi associo al disgusto del prof. Lorè, per il linguaggio e il tono con cui in varie sedi si parla di questo problema, quasi che si trattasse di “quindicine” di battone ante Merlin (e questo linguaggio in bocca a dei politici è veramente un paradosso): se giornali e forze politiche di Siena (una città sempre più spopolata e in piena decadenza, in cui l’ateneo è una delle poche fonti di ricchezza) vogliono baloccarsi ancora con questa beceritudine provincialoide contro i docenti e gli studenti universitari, pensando solo al Palio, alla Mens Sana e alla Robur, e ritenendo altresì (come il famoso tacchino di Bertrand Russell) che il flusso di danaro che attualmente garantisce benessere e agio sia inesauribile, vuol dire che allora è bene che l’università chiuda quanto prima. Si lascino partire docenti e studenti verso altri e più accoglienti lidi.

  32. “Merin” è un refuso: si legga nel suesposto post “Merlin”.
    Che il pd in salsa excomunista-exdemocristi voglia avere le mani, oltre che sulla città (Ascheri Jr docet), anche sull’Università, è palese. Sono dei porci ingrassati con manovre mafiose, basta vedere i loro professori lacché briaconi e le loro professoresse tonde e grasse e maldicenti. Ma a Siena – e in Italia – c’è un popolino che ama solo sagre e palii… e ama farsi defecare in testa dalla “Banda”, sperando in qualche favore. E la Banda ce le suona e se le suona e se le canta… Il loro fetore però è tremendo!!!
    Bardo (un prof non gradito e emarginato)

  33. Addenda
    L’arcagnolo Gabriello sminestra i quattrini e l’ex Fgci Mussari, l’uomo per tutte le stagioni, approva, come avvocato presidente del baraccone Monte, Monte cioè come il sogno ambito dei senesi, il popolo più piccolo borghese della Toscana. Della cultura non frega niente a nessuno: l’Università era solo un luogo dove far quattrini a palate e piazzare qualche spostato magari ex urlatore sessantottino che ora, emulo della “gente dura” virgiliana, si gode i “frutti” tappandosi in “caverna” col fuoco, il miele e il vino.

  34. Stavrogin io non vorrei tagliare proprio niente e mi sa che come me la pensano in diversi, visto e considerato che non è stata tagliata una mazza in undici abbondanti mesi. Ti faccio presente che, nonostante le dichiarazioni di intenti bellicosissime proprio dei docenti (o almeno di chi li rappresenta, loro e solo loro, in Senato) a tutt’oggi sono stati tagliati cinque miserrimi affitti di immobili (che non contenevano nemmeno un docente, anzi se lo contenevano quella parte non è stata dismessa, non so se conoscete il Centro Sistemi Complessi che ancora non ho capito che minchia sia) e un milione e qualcosa per la cooperativa. Punto. In base a tutto questo, come correttamente osserva Giovanni poco sopra, alla fine ci si è ritrovati nella condizione di dover accettare qualsiasi condizione, anche la più capestro. La casa di Swift, anche se crollata sotto il tordo, almeno era di Swift, non in pegno alla Cassa di Manchester o di dove cavolo era Swift (non me lo ricordo).
    Anche ‘sta storia del prepensionamento, l’ho solamente alluso, ora lo dico chiaro e tondo, secondo me è una bufala né più né meno come l’accorpamento dei Dipartimenti (che ti ricordo tu temevi tanto) in combinato disposto con lo spianamento di alcuni di essi. Perché un conto è dire che la legge impone ferree regole, la Gelmini ne impone ancora altre e così via, un altro conto è applicarle le leggi. E qui casca l’asino, così come quando si è trattato di applicare tutti quegli articoli del Codice Penale (e della Costituzione Italiana) che impongono il divieto (sotto pene agghiaccianti) di rubare, peculare, distrarre fondi pubblici per utilizzi non consoni, truffare, infrangere il nesso di uguaglianza sostanziale (non so se hai presenti alcuni concorsi e l’art. 3 della Costituzione), falsificare documenti pubblici, alterare scritture contabili e via con un’altra sfilza di comportamenti illeciti. Ne è stata applicata una che è una di queste norme o ce ne siamo fregati allegramente?
    Il bel risultato di tutto questo è che ora l’Ateneo è davvero la LUMPS, fatta salva qualche eccezione su cui vorrei porre la Vostra attenzione: quali palazzi non sono stati né ipotecati né venduti? San Francesco (Economia), San Galgano (Lettere), Arezzo (Lettere), San Miniato e Scotte (Medicina). Per queste ultime si è cianciato per mesi di venderle, ma addirittura il MPS ha preferito imporre la vendita di altri edifici, cambiando le carte in tavola nel piano di risanamento. Ora: tutto questo si presta a interpretazioni maliziose (almeno da parte di mia) perché bada caso sono proprio le tre Facoltà fedelissime di chi ha causato tutto questo – tanto per essere chiari.
    Un’altra osservazione risibile è che proprio all’inizio della crisi una delle accuse che venivano rivolte al Rettore era quella di voler creare una fondazione privata e quest’accusa veniva proprio da quella parte politica che ha fatto di tutto perché alla fine si ottenesse proprio questo, cioè mettersi mani e piedi nelle mani di una banca (sulla quale vorrei richiamare quell’aforisma di Brecht in base al quale non è certo un criminale chi la rapina…). Vediamo quanto ci vorrà acché il padrone desideri giocare col giocattolo nuovo che ha ottenuto per un prezzo tutto sommato sostenibile.
    Un Favi di Montarrenti che si sente come in quel film di Virzì: con un ovo sodo che non gli va né su né giù

  35. «Anche ’sta storia del prepensionamento, l’ho solamente alluso, ora lo dico chiaro e tondo, secondo me è una bufala né più né meno come l’accorpamento dei Dipartimenti (che ti ricordo tu temevi tanto) in combinato disposto con lo spianamento di alcuni di essi.» favi
    ————
    Non dubito che si tratti di una bufala: proprio per i dubbi che ho cercato di esprimere, che non possono non essere passati per il cranio di chi ha fatto simili proposizioni. Rimane il quesito sulla ben nota politica degli annunci: perché lo dicono, se sanno che non lo faranno, o lo faranno in minima e insignificante percentuale? Quanto ai dipartimenti, la “quistione” pare superata (o almeno rinviata) dalla imminenza, se non sbaglio (così dicono al bar), di un provvedimento nazionale che smantellerà al contempo facoltà e dipartimenti, istituendo al loro posto le “Schools” (un po’ come per la “governance”, in inglese suona meglio), megadipartimenti o microfacoltà che dir si voglia: staremo a vedere. I miei dubbi non sono per nulla fugati.

  36. In tema di prepensionamento ripeto quanto già affermato a conferma del fatto che non trattasi di bufala: «…il senato accademico e il consiglio di amministrazione del nostro ateneo hanno già approvato il piano di risanamento che prevede il pensionamento dei ricercatori con anzianità contributiva di 40 anni. Tale decisione, approvata nel dicembre 2008 e quindi del tutto prematura, non può scaricare il peso del risanamento sui ricercatori anziani come se fossero zavorra o magari responsabili di questo sconvolgente disavanzo. L’allontanamento della parte in esubero degli amministrativi non provocherebbe i guasti correlati alla perdita dei ricercatori più esperti e maturi.»

  37. Caro Prof. Lorè, ho l’impressione che ci sia un equivoco nella nostra discussione che discussione non è perché tende alla medesima meta, quella cioè di dare un’informazione di prospettiva diversa alla “geometria della tenebra”. L’equivoco sta nel fatto che il Baronti (assessore regionale all’università, sic!) prima, supportato dagli ottimi Angelaccio e Iacoboni, e il Vigni dopo (sempre sia supportato, amen), avevano proposto ben altro, cioè il prepensionamento non dei ricercatori (da cui la mia domanda di precisazione su alcune Sue recenti affermazioni), ma degli ordinari. Infatti quel conto del 66% del FFO fatto da Vigni anche in un’intervista riguarda gli ordinari, non certo i ricercatori, sia pure anziani. E la risposta che qualche tempo fa Iacoboni ha dato ad un interrogativo Prof. Ascheri faceva riferimento agli ordinari. Non cambia nulla rispetto alla cretineria di una disposizione del genere (che secondo me continua a far parte dei periodi ipotetici dell’irrealtà di latina memoria), ma cambia molto rispetto all’eventuale risparmio (che sarebbe ottenuto, lo ribadisco a scanso di equivoci, in maniera cretina). Quanto ai piani di risanamento vorrei sottolineare che col primo ci si sono puliti il sedere gli stessi che lo avevano formulato e col secondo ci si sono puliti il sedere gli amici montepaschini, cambiandolo a loro piacimento e convenienza. Fra le mille disposizioni che ivi sono comprese, c’è anche quella che cita Lei e che – in my humble opinion – farà la fine di tutte le altre, il cesso.
    E già che siamo in tema di immobili, posso sapere se qualcuno di voi sa che fine faranno quei nove affitti che ancora costano un milioncino e passa l’anno? Anche di quelli ne era prevista la dismissione fin dal primo piano di risanamento, ma non ho visto nessuno prendere i laboratori di via Fiorentina del Dipartimento di Biologia Molecolare e che costano qualcosa come 320.000 euro l’anno, e metterli in mezzo ad una strada (o – più correttamente ed equamente – in un palazzo di proprietà dell’Ateneo). E questo vale per la cripta di San Francesco, per Fieravecchia, per Bettini ed il centro interdipartimentale e via discorrendo. E ovviamente ora sarà sempre più difficile farlo, perché – tanto per dire – è vero che palazzo Bandini non è strumentale, ma ci sono dentro sette segreterie (Arezzo e Medicina sono già nelle rispettive sedi) e – attenzione – il Centro di Calcolo (aka Qit) e da qualche parte andranno pure schiaffati.
    Insomma, caro Professore, quando parlo di bufala non ne parlo in senso teorico, ma – sulle piste di Sesto – in senso empirico. Una cosa è scrivere qualsiasi minchiata ed approvarla, una cosa è darle applicazione.
    Un puntiglioso Favi di Montarrenti

  38. Caro Stavrogin
    una minchiata se la si riveste di ufficialità, riferimenti di legge, medaglie, lustrini e paillettes, la si fa approvare nell’organo di indirizzo con le firme dei Presidi e dei Rappresentanti, la si fa passare in CdA con abbondante discussione e vaglio dei pro e dei contro, la si stampa con una cornice di lauro e ghiandine, è vero che rimane una minchiata, ma serve anche a spostare l’attenzione delle persone dabbene ed interessate ai destini della didattica e della ricerca, distraendole dalle decisioni importanti. Se poi si mette anche in inglese (schools, gòvernanz, trendy, fashion, cool, loft) allora sì che diviene uno specchio più che per le allodole, direi per i fagiani (e bada che me ne intendo di queste cose). Ecco perché lo dico. Ma posso sbagliarmi.
    Buona notte da un Favi che torna nel suo loft alla Colonna a studiare la gòvernans per la squadra dei wildpork hunters onde dismettere l’affitto del silos col granturco per governare i cinghiali.

  39. Grazie ancora una volta, Favi caro, per la ricchezza e l’arguzia delle precisazioni e riflessioni che hanno reso il mio freddo e asettico riferimento a delibere locali e a normative nazionali ennesima occasione per approfondimenti avvincenti. Buona nottata!

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