Per il risanamento dell’ateneo senese è necessario individuare tutte le responsabilità

unisienaCi piace Massimo Pedani, perché è l’unico che, come noi, chiede di conoscere le responsabilità (Corriere di Siena, 1 agosto 2009) del disastro dell’ateneo senese.

Massimo Pedani. Mi ero ripromesso di non intervenire più sul caso San Niccolò, visto che i cani ad abbaiare alla Luna sono veramente pochi e li ringrazio per la gradita compagnia, ma le dichiarazioni sui giornali dell’onorandino gentile Minnucci – è un diminutivo del gerundio semplice del verbo onorare – colui che stiamo onorando in questo rettore Focardi mi hanno veramente sbalordito. Se tra i tanti turisti in questi giorni a Siena fosse in visita anche un alieno venuto da Saturno (Marte è un po’ troppo vicino) e leggesse gli articoli usciti in questi giorni sulla soluzione della crisi finanziaria dell’Ateneo, non potrebbe che candidare il prode Rettore ad un ambito premio (il Mangia d’Oro, il Santa Caterina?). Infatti viene sbandierato il grande accordo che permette di sanare (ma sembra parzialmente, visto che ci sono pendenze scadenti nel 2011) il debito con I’Inpdap, svendendo il San Niccolò (che, gentile professor Minnucci, come la Torre del Mangia, la Maestà di Duccio, Le Biccherne, Rocca Salimbeni, il ceppo di Montaperti, il Santa Maria della Scala, potranno avere un valore di stima reale ma di fatto, sono beni inalienabili perché consegnati dalla Storia alla comunità senese, e perciò comunque e sempre svenduti, a qualsiasi prezzo venga realizzato, se la comunità cessa di essere proprietaria. Le persone, a qualsiasi livello e ruolo, fanno la cronaca, il presente, ma non possono modificare la Storia, che è scolpita nella memoria collettiva e ne fa parte integrante. Mi chiedo come faccia il Magnifico rappresentante dell’Università a non chiedere pubblicamente scusa, con il capo cosparso di cenere, alla comunità senese privata di beni custoditi per secoli, e soprattutto, ai lavoratori dell’ateneo, ai quali non sono stati versati all’Inpdap per anni contributi mensilmente trattenuti dallo stipendio, sottratti dai bilanci familiari e ai bisogni quotidiani per finire chissà dove. Invece di chiedere il plauso dei dipendenti, che giustamente riavranno riconosciuto dall’Inpdap il maltolto, ci spieghi che fine hanno fatto i contributi non versati del 2004, 2005, 2006 eccetera, ci spieghi dove sono stati spesi, chi li ha spesi, di chi è la colpa, chi doveva vigilare, chi doveva contabilizzare, chi ha la responsabilità diretta ed indiretta degli storni dei flussi finanziari. Questo, Magnifico, non è un accordo storico, ma una misera soluzione di un problema che di storico ha ben poco, che salva le teste dei potenti che hanno causato il disavanzo, a spese della collettività.

Annunci