Con la proposta della Banca MPS il patrimonio immobiliare dell’ateneo senese sarà dilapidato senza risolvere la drammatica situazione esistente

enricozanchiIl Dott. Enrico Zanchi si è dimesso, con la motivazione di seguito riportata, dal Consiglio di Amministrazione dell’Università, dove rappresentava il Comune di Siena.

Enrico Zanchi. Intervenendo nella seduta del CdA dell’Università di martedì 4 agosto, ho espresso considerazioni fortemente critiche in merito alle proposte di finanziamento avanzate dalla Banca MPS, che a mio giudizio non tenevano nella dovuta considerazione la natura del soggetto richiedente il credito, la sua rilevanza culturale, sociale ed economica nel tessuto senese e non solo senese. Ritengo insomma che la Banca, di fronte alla situazione drammatica dell’università di Siena, si sia limitata in questo frangente a fare semplicemente il suo mestiere, senza alcun occhio di riguardo, senza alcun atteggiamento di favore, come se si trattasse di un qualsiasi cliente. Per di più sono convinto che, con la soluzione proposta da MPS, l’università si ritroverà tra pochi mesi nella stessa situazione drammatica di oggi, avendo però ormai dilapidato buona parte del suo patrimonio immobiliare.

Ho anche precisato che tali considerazioni erano frutto di esclusive convinzioni personali e che in alcun modo intendevano coinvolgere il Comune di Siena ed il Sindaco, la cui presenza peraltro alla riunione decisiva con i vertici della Banca lasciava intendere il sostanziale accordo con tali proposte. Subito dopo ho ritenuto, perciò, corretto trarre le dovute conseguenze di una così sostanziale divergenza di vedute. Questa è l’unica motivazione delle mie dimissioni.

Vorrei aggiungere che nel mio intervento in CdA ho anche sottolineato, ancora una volta, con forza, che per essere aiutati occorre essere credibili e che il Piano di risanamento dell’università può divenire credibile soltanto a condizione che, assieme alle altre misure di contenimento della spesa, si intervenga drasticamente sulle due voci più rilevanti del bilancio, quella relativa al personale docente e quella relativa al personale tecnico-amministrativo.

Le mie dimissioni non sono certamente una fuga dalle responsabilità. È ovvio sottolineare che Siena (e forse anche la Banca) non sarebbe quella che è se non avesse da circa otto secoli una università ed altrettanto ovvio è affermare che non potrà continuare ad essere quella che è senza di essa. Per questo motivo, nei limiti delle mie capacità e possibilità, mi sono fortemente impegnato per cercare di garantire la vita dell’Ateneo ed anche per contribuire a modificarne regole e comportamenti. Oggi le soluzioni che si intendono percorrere per raggiungere tali obbiettivi non mi convincono. Mi auguro sinceramente che abbia ragione chi la pensa diversamente da me e soprattutto voglio sperare che ciascuno lavori nell’esclusivo interesse generale.