Ultima spiaggia per uomini liberi e docenti responsabili

spiaggiadesertaEpitaffio senese

Cosimo Loré. Ovunque un disastro come quello dell’ateneo senese sarebbe risolto con il tempestivo intervento dell’autorità politica e giudiziaria, che in simili situazioni hanno un compito preciso e obbligato: commissariare, individuare e punire i responsabili, congelare i loro beni a cominciare dagli stipendi (come si usava nell’ateneo senese allo spirar del primo venticello penale…).
Tira, invece, un’aria mefitica che tende a stordire e confondere le rare coscienze ancora attive, le sole a percepire il fetore emanato dai resti di quella che fu, fino ad epoche recenti, una gloriosa istituzione!

Si moltiplicano impiegati ed uffici invece di informatizzare tutto, come si addice ad una comunità civile e moderna che punti alla efficienza e alla eccellenza. Si lascia affondare nella voragine finanziaria il corpo docente, indiscriminatamente e ingiustificatamente sacrificato agli interessi illeciti legati ad assunzioni e promozioni, riservate ad un personale amministrativo, che a ben guardare risulta tutto residente in città ed elettoralmente appetibile (per successive consultazioni rettorali, comunali, provinciali, regionali). I docenti non danno segni di vita e appaiono inclini al declino, pronti non solo a stringersi la cinghia ma a calarsi le braghe!

Per questo siamo ridotti a tirar simboliche pietre da questo blog, ultima spiaggia per uomini liberi e docenti responsabili.
Una università, che vende i propri gioielli immobiliari e non si impegna a recuperare il maltolto, che tenta in tutti i modi di nascondere responsabilità criminali, che offende i pochi determinati a scoprire e svelare fino in fondo il mastodontico malaffare, non è degna di rispetto né di salvezza.

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5 Risposte

  1. Pessimistico ma realistico commento professore! Mi limito solo a ribadire che i docenti -indecenti- locali spesso non sono tali ma fantocci della maggioranza o di qualche cappella. Queste marionette maccheroniche han da sempre taciuto standosene nella lor nicchia e han gabellato la loro idiozia e incultura per saggezza di uomini colti e probi. Han sempre ghignato dai suv “scoreggiando” dalle loro villette…sui villani. Qui si son gabellati addirittura per bolscevichi quando eran soltanto accattoni di corte. Soliti nani e ballerine.
    Bardo

  2. Due interrogativi mi tormentano più delle zanzare in queste notti insonni:
    1) cos’ha l’università di Benevento più di quella di Siena. Che senso hanno in generale questi giochini di prestidigitazione in cui i titoli (come nei concorsi) si misurano sempre con bilance diverse, a seconda degli amici da compiacere.
    2) che senso ha chiedere il pensionamento anticipato dei docenti senza alcuna possibilità di turn over, cioè senza ricambi, proprio quando si paventa un ulteriore giro di vite intorno ai requisiti in termini di numero di docenti necessari per aprire corsi di laurea. Siccome tale proposta proviene dai sindacati, mi domando se costoro si rendano conto o no che gli studenti non si iscrivono a Siena piuttosto che a Pisa perché qui abbiamo le segretarie più bòne e gli uscieri più avvenenti.

    Mi pare una manovra a tenaglia contro l’università pubblica, dettata da una precisa convinzione ideologica per alcuni, o da ottusità e scelleratezza per altri.

  3. «Uno sforzo deve essere fatto da tutti – ha spiegato Claudio Vigni, segretario generale Cgil Siena – …Il discorso dei docenti oltre i 65 anni, riguardo ad un loro eventuale pensionamento, è una cosa da valutare per esempio visto che il corpo docente incide per il 66% del costo complessivo delle spese.»

    …mi rendo conto che il discorsco che vado ripetendo, in un contesto in cui prevalgono ragionamenti meramente quantitativi da sensali, possa apparire superfluo e lontano dal mondo (ir)reale in cui stiamo vivendo, ma non cesso di ribadire che “il corpo docente” non appartiene esattamente ed in blocco alle “spese superflue” dell’università, come certi luculliani pranzi da 750 euro e mi domando ancora se la gente ha la piena consapevolezza di ciò che fuoriesce dai propri orifizi: come ho già detto, a ottobre prossimo partiranno i nuovi ordinamenti, fondati sui numeri attuali di docenti strutturati, che in molti casi sono risicati, e non è vero che ovunque i docenti “sono troppi” (anche qui, o andiamo a vedere come stanno le cose caso per caso, o sarebbe meglio tacere). Si aggiunga che la ministra annuncia un giro di vite, norme più rigide e l’innalzamento dei minimi di Mussi; per farla breve, i nuovi corsi nascono già moribondi: vogliamo mandare in pensione anticipatamente i docenti che abbiano maturato il diritto, determinando la caduta dei requisiti minimi di docenza e procedendo ad una pietosa eutanasia? Bene, del resto molti si sono già “pensionati” da sé e all’università “non ci risultano”: andrebbero comunque rimpiazzati con giovani aitanti e volenterosi come mera opera di misericordia nei loro confronti; ma com’è noto non si può, anche se un ricercatore costerebbe la metà della metà di un ordinario. Facciamo dunque bene i conticini, perché quand’anche l’operazione di rottamazione del corpo docente ci conducesse ai vertici degli ateni “virtuosi” da un punto di vista ragionieristico, finiremmo per ottenere (come si diceva di quel poeta) il più importante degli atenei … morenti. Ma – si dirà- sono all’orizzonte ulteriori accorpamenti, entro lo stesso ateneo e tra atenei e questo dovrebbe ripristinare i minimi e rimpinguare le fila. Personalmente, pur comprendendo che tutto ciò è inevitabile, temo che il risultato sarà un gran “troiaio” fatto di fretta, con una accelerazione delle conflittualità e delle pulsioni autodissolutorie: “i docenti” non sono un branco di bestie vaccine, cioè a dire non è che contino solo come numero, e dunque non solo non si può mettere un papirologo ad insegnare ottica quantistica, ma anche semplicemente la pretesa di travasare in un dipartimento (a sua volta già in procinto di essere accorpato in una “school” anglo-italica) una carrettata di gente (sicuramente dai molti appetiti e dalle molte aspettative) che c’entra poco o nulla con le competenze locali e la ricerca che lì si pratica, sconvolgendone completamente, sia l’impostazione della la ricerca stessa, che gli equilibri e l’assetto, non può che risultare foriera di nuovi guai.
    Noto che il sindacalista non accenna menomamente al fatto che in proiezione, gli amministrativi si avviino ad essere il doppio dei docenti; qualcuno gli chieda cosa diavolo amministreranno: ma cos’ è “l’università” per costoro? Forse un insieme di uffici in cui depositare il venerabile didietro dei loro funzionari in carriera?

  4. Da molto tempo ho sostenuto che le Università disastrate, come i comuni dissestati, debbono essere commissariate. Nessuno ha mai osato tanto, anche se per alcune si è già arrivati al punto di rottura. Dovrebbero anche essere commissariate e poi sciolte quelle istituzioni private, finanziate da soldi pubblici (Ministero, Regione, Comune, Provincia) i cui vertici risultano indagati per reati comuni (SUM). Ma la lobby che li protegge non lo consentirà certo, siamo in Italia, perbacco!
    P. Padoin

  5. Italy=Guantanamo per gli uomini liberi di mente e non mafiosi come i baroni e i porci della “politica”…

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