Ateneo senese: se cade il rettore è già pronto il commissario governativo

Augello

Questo è il risultato che otterranno, per l’ateneo senese, i “dilettanti allo sbaraglio” del tavolo interistituzionale, a giudicare dalla interrogazione ai Ministri competenti del Senatore Andrea Augello del Pdl.

Sen. Andrea Augello. Interroga i Ministri competenti per sapere «se non si ritenga necessario un ulteriore intervento al fine di consentire l’effettivo risanamento dell’Ateneo Senese e prendere sin d’ora in considerazione l’ipotesi, nel caso che nelle prossime settimane l’offensiva in atto per costringere il Rettore alle dimissioni dovesse riuscire, che non resta altro da fare che commissariare l’Ateneo senese. Considerando che:

1) Da notizie di stampa si apprende che la situazione nell’Ateneo senese sta tornando ad essere incandescente come negli ultimi 3 mesi del 2008, quando si discuteva della voragine nei conti dell’Università e delle responsabilità degli ultimi 3 rettori.
2) Il tavolo interistituzionale promosso nel 2008 da Comune e Provincia di Siena, Banca MPS, Cgil, Camera di Commercio al fine di affrontare e portare a soluzione il problema, in 10 mesi non ha prodotto un solo intervento a sostegno dell’Ateneo Senese.
3) Il primo piano di risanamento approvato dal CdA il 17 novembre 2008 ha portato alla dismissione di 5 immobili in locazione e alla vendita del Complesso del San Niccolò, per estinguere il debito Inpdap di 72 milioni di euro.
4) La revisione del piano di risanamento sta portando all’allungamento del periodo per il riequilibrio del bilancio al 2014 e che questo comporta l’apertura di una linea di credito con la Banca MPS di 160 milioni di euro, dando come garanzia gli edifici delle facoltà di Giurisprudenza, Economia e il Rettorato.
5) Per il pareggio al 2014 sono necessari altri 100 milioni di euro che potranno essere ottenuti o con la vendita dell’immobile dove è ubicato il Policlinico Le Scotte oppure, in alternativa, quella di altri immobili quali: le segreterie di Via S. Bandini, Pontignano, Santa Chiara ed il palazzetto dello sport.
6) Sembra inoltre evidenziarsi la necessità di ridurre le spese del personale mediante il prepensionamento dei docenti, la mobilità del personale tecnico ed amministrativo, l’azzeramento dei fondi per la ricerca, per le supplenze e per i contratti.
7) L’esubero in piccola parte del personale docente ma soprattutto degli amministrativi porterà nel giro di pochi anni ad una situazione davvero preoccupante. Le proiezioni dell’organico docente e non docente, considerando i pensionamenti e zero assunzioni, sarebbero infatti le seguenti: nel 2014 (872 docenti e 1163 amministrativi e tecnici); nel 2020 (589 docenti e 1025 amministrativi e tecnici). Nel 2020 si dimezzerebbero i docenti, mentre gli amministrativi resterebbero sempre sopra quota mille. Ovvero una Università costituita per lo più da amministrativi.
8 ) Le difficoltà esistenti hanno di nuovo posto in essere uno stato di agitazione il cui obiettivo sembra essere, più che la soluzione dei problemi, quello di costringere il Rettore alle dimissioni per sostituirlo con qualche altro, magari appartenente a quei gruppi che del dissesto sono i primi responsabili e senza con questo dare un minimo contributo alla soluzione dei problemi.

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37 Risposte

  1. Turandot – Nessun dorma (Carreras-Domingo-Pavarotti)

  2. «Ah, l’amore è uno strano augello!» recitava una versione italiana della habanera dalla Carmen… anch’io, come l’On. Augello, trovo questo dato assolutamente paradossale:
    «L’esubero in piccola parte del personale docente ma soprattutto degli amministrativi porterà nel giro di pochi anni ad una situazione davvero preoccupante. Le proiezioni dell’organico docente e non docente, considerando i pensionamenti e zero assunzioni, sarebbero infatti le seguenti: nel 2014 (872 docenti e 1163 amministrativi e tecnici); nel 2020 (589 docenti e 1025 amministrativi e tecnici). Nel 2020 si dimezzerebbero i docenti, mentre gli amministrativi resterebbero sempre sopra quota mille. Ovvero una Università costituita per lo più da amministrativi.»

    Con queste armi ci avviamo alla competizione per l’eccellenza (non dico quella fabbrica di ragionieri di lusso che è la Bocconi, ma i Politecnici, Trieste…). Questa favola (il “tacchino induttivista” di Bertrand Russell) mi pare appropriata per commentare l’attuale corso degli eventi:
    «Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell’allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni le più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un’inferenza induttiva come questa: “Mi danno il cibo alle 9 del mattino”. Purtroppo, però, questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla vigilia di Natale, quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato.»

  3. @stavrogin
    Più che l’habanera di Bizet o il tacchino di Russell, il senatore Augello mi ricorda il “terque quaterque” (testiculis tactis, sublato augello, pilo utque ad sanguinem detracto, omnia mala iactura fugata sunt).

    Certamente il senatore Augello è persona colta e capace e, nonostante la sua carriera politica si sia svolta finora nel Lazio, ha tutti i titoli per intervenire. Però ci sono due cose che non mi tornano:

    1) non mi risulta che nessuno abbia chiesto le dimissioni del rettore. Al massimo, è stata ventilata la possibilità che alla scadenza si presentino candidati alternativi, il che mi pare abbastanza naturale. Di cosa stiamo parlando?

    2) le proiezioni drammatiche sul rapporto fra docenti ed amministrativi dovute ai pensionamenti cui si fa riferimento riguardano il 2020. Di qui ad allora un bel po’ di cose saranno cambiate: o il bilancio sarà stato ripianato e saranno riprese le assunzioni di docenti, o l’università di Siena non esisterà più. Difficilmente quindi quelle previsioni si potranno avverare. Vale la pena ricordare l’ammonimento di Keynes: «Il lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine saremo tutti morti»

    Quello che vedo nell’immediato è un braccio di ferro fra il rettore e l’establishment politico cittadino, che non mi pare una novità (che io ricordi, i rapporti con la città sono sempre stati problematici: ricordo ad esempio le polemiche sul palio straordinario chiesto da Berlinguer per i suoi festeggiamenti ed altre sulle politiche abitative ed edilizie). Se a pensar male si rischia di indovinare, mi verrebbe da pensare che il motivo di contendere riguardi la nomina del consigliere alla fondazione MPS: l’unica cosa che mi pare interessi davvero i politici locali e, viene alla mente, magari anche quelli romani.

    saluti scettici,
    sesto empirico

  4. @ Sesto Empirico

    Per il punto 1)
    Se intendi dire che nessuno ha scritto o detto esplicitamente al Rettore di levarsi dalle scatole per metterci qualcuno della “banda”, hai ragione: di cosa parliamo. Se invece si esce dall’empirismo, ci si leva le due fette di prosciutto che si depongono la mattina sugli occhi e si bada ai cosiddetti “facta concludentia” direi che sei svariate miglia lontano dall’avere il senso della realtà. Stiamo parlando di accerchiamento e non da ora.

    Per il punto 2)
    Qui hai ragione, in my humble opinion. La mia povera nonna, molto più modestamente di Keynes, soleva dire che da qui a domani nasce un ciuco e va ritto. Fra l’altro essendo i dati riportati da Mimì Augello clamorosamente identici a quelli riportati qualche giorno fa da Giovanni, mi viene da chiedere al medesimo Giovanni, non potendolo chiedere al compare di Montalbano, che fonte hanno ‘ste benedette proiezioni. Ma non lo chiedo polemicamente, davvero vorrei sapere chi le ha stilate e su che criteri, perché – lo voglio dire, via – a me non tornano e comunque – come tutte le proiezioni – non sono sicure. E anche lo fossero vorrei ricordare che Sicuro morì ai Ponticini (taccio invece per carità di patria su ciò che accadde a Tranquillo).
    Un Favi di Montarrenti tra il polemico ed il dubbioso

  5. Nell’offensiva a Rettore cosa include il senatore? La critica ad 8 mesi di balletti di cifre, qualche avviso di garanzia (forse), la società Mazars e la relazione consegnata nel 2006, il fatto che il CdA abbia deciso di non procedere legalmente (non è dato sapere per cosa) contro la stessa Mazars? Le critiche di qualche consigliere del CdA o di qualche Senatore?
    Di cosa dovremmo essere contenti, caro senatore Augello? Dei finanziamenti alla ricerca, che non ci sono più, delle biblioteche sfornite di libri, dell’impossibilità di organizzare un seminario o un convegno ecc…?
    Insistetere sulle linee di finanziamento oltre ad essere patetico (ma i ben pagati manager di Ateneo non hanno trovato un piano alternativo al babbo MpS?) è del tutto controproducente. Se i toni si alzano… la richiesta finanziaria diventa estorsione, anzi tentata estorsione! Era un atto dovuto denunciare “il buco”, non è un atto dovuto aprire le linee di finanziamento.

  6. Scrive il Favi: «…essendo i dati riportati da Mimì Augello clamorosamente identici a quelli riportati qualche giorno fa da Giovanni, mi viene da chiedere al medesimo Giovanni, non potendolo chiedere al compare di Montalbano, che fonte hanno ’ste benedette proiezioni. Ma non lo chiedo polemicamente, davvero vorrei sapere chi le ha stilate e su che criteri, perché – lo voglio dire, via – a me non tornano e comunque – come tutte le proiezioni – non sono sicure.»

    Dopo la pubblicazione del post – Sincerità è un elemento imprescindibile per un risanamento stabile che punti alla rinascita dell’università – e le polemiche sul numero degli studenti, Focardi mi fornì i dati ufficiali del nostro Ateneo per precisare che, aggiungendo i Master, Corsi di perfezionamento, Dottorati di ricerca e Specializzazioni, il numero degli studenti a Siena sale a 22.430. Mi fornì anche le proiezioni fino al 2020 dell’organico considerando solo pensionamenti e zero assunzioni. Questi ultimi dati li ho pubblicati in un commento con la precisazione: «…questa volta forniti dall’Università di Siena». Non credo che si possano paragonare alle altre proiezioni; immagino che l’ufficio che li ha preparati abbia tolto, di anno in anno, i pensionamenti e considerato un blocco delle assunzioni fino al 2020. Altro non so. La domanda andrebbe rivolta al Rettore. Ovviamente, chiunque può usare i dati pubblicati in questo blog, anche il Sen. Augello.
    Giovanni Grasso

  7. Vicky: «Di cosa dovremmo essere contenti, caro senatore Augello? Dei finanziamenti alla ricerca, che non ci sono più, delle biblioteche sfornite di libri, dell’impossibilità di organizzare un seminario o un convegno ecc…?»

    Sorvolando sulla solo parziale veridicità dell’affermazione, vorrei ricordare che l’organizzazione di seminari e convegni non è propriamente il compito dell’Università, i cui compiti principali sono la didattica e la ricerca. Per quanto attiene a quest’ultima vorrei inoltre ricordare che non si fa certo nei seminari e nei convegni che – invece – sono le occasioni in cui studiosi provenienti da luoghi diversi si incontrano e si scambiano i risultati (anche parziali) delle proprie ricerche. Non entro nella questione del significato di Wissenschaft ché il dicorso porterebbe lontano. Mi limito ad osservare che proprio mediante l’organizzazione di seminari e convegni si è costruita una certa parte dell’oramai notissimo dissesto. Quindi non farne per un po’ significa sans doute risparmiare un po’ e – non per insistere – ma ci si sarebbe un pochino rotti le scatole di sentir dire da tutti che bisogna risparmiare, ma di continuare a incocciare in questa logica del not in my backyard.
    Più sensate mi appaiono le preoccupazioni di Stavrogin in merito alla didattica, soprattutto ove fossero verificabili e certe le proiezioni sulle quali Giovanni mi ha risposto poco sopra.

    @ Giovanni
    La tua risposta è largamente soddisfacente. Se te li ha dati il Rettore i dati sicuramente li hanno preparati gli Uffici del Personale che in altri tempi e sotto certi responsabili non hanno brillato per correttezza e trasparenza. Spero, anzi sono sicuro, che le cose siano cambiate e sono d’accordo con te che anche il Sen. Augello può (anzi dovrebbe, ehehehe) leggere il blog. Arrivo anche a dire che l’interrogazione di Augello è stata compiuta ieri l’altro, bada caso quando il Rettore era a Roma a quanto risulta dalle parti di Piazza della Minerva dove, come anche qui alla Colonna e immagino a Siena, comincia a fare parecchio caldo.

    Saluti dal Favi di Montarrenti

    P.S. Comunque continua a non tornarmi: al momento (ora dico) i tecnici e gli amministrativi sono 1187 (in ruolo, più 36 “stabilizzandi”, di questo ne sono sicuro). Come sia mai possibile che in cinque anni ne vadano in pensione solo 24 è un mistero e che in 11 anni ne vadano in pensione solo 182 a me sembra incredibile per non dire impossibile.

  8. @ Favi: «… al momento (ora dico) i tecnici e gli amministrativi sono 1187 (in ruolo, più 36 “stabilizzandi”, di questo ne sono sicuro). Come sia possibile che in in cinque anni ne vadano in pensione solo 24 è un mistero…»

    La risposta, molto probabilmente, è nella tua domanda. Se aggiungi i 36 stabilizzandi ai 24 ottieni 60 pensionamenti. E si continua con la follia delle stabilizzazioni, che nel Comune e provincia di Siena sono realizzate solo dall’Università che, com’è noto, ha le casse piene.

    @ Favi: «che in 11 anni ne vadano in pensione solo 182 a me sembra incredibile per non dire impossibile.»

    Amministrativi e tecnici che andranno in pensione ogni anno fino al 2020:
    7 nel 2013; 13 nel 2014; 5 nel 2015; 15 nel 2016; 21 nel 2017; 29 nel 2018; 38 nel 2019; 30 nel 2020.

    Altro non so.
    Giovanni Grasso

  9. @ Giovanni Grasso

    Puntuale come le tasse. I conti tornano e hai tutte le ragioni del mondo. L’unica cosa che credo di sapere più di te è che al Comune di Siena le stabilizzazioni sono state fatte, in numero di 75. Di certo c’è anche che 280 è un numero mostruoso e sproporzionato, se si considera che – per fare due esempi che mi sono noti – all’Università di Pisa ne sono state fatte 12 e a quella di Roma La Sapienza (i cui numeri ovviamente sono spaventosi) 40 (su quasi 5000 dipendenti non docenti). Indipendentemente dalla questione dei numeri che hai pienamente chiarito, non mi pareva di averti dato torto nella sostanza. E punto anche sulla mia analisi delle responsabilità di quella che tu chiami, giustamente, follia.
    Un saluto dal tuo Favi

  10. Scusate l’incursione di un non senese (né per nascita, né per residenza o affari) e di un non accademico in questo blog – davvero interessante – nel quale sono incappato a seguito della voglia di approfondire la questione, letta superficialmente sui quotidiani nazionali delle difficoltà dell’ateneo.
    Intanto complimenti; sono un accanito lettore di blog, e ne ho trovati pochi così interessanti e così acutamente “moderati”.
    Poi una osservazione: 400 risorse (area tecnica amministrativa) sono più di 1/3 del totale; o non é vero (ed é solo un numero “tattico”) o significherebbe – forse esasperando il concetto – che oggi ci sono 400 persone “a libro” senza necessità. Sia chiara la mia solidarietà a tutti i dipendenti per il posto di lavoro; ma come si é potuto arrivare a questo?

  11. La lettera del Rettore agli studenti
    Care Studentesse, cari Studenti, un nuovo anno accademico sta per iniziare e molti tra voi stanno per compiere una scelta importante per il proprio futuro personale e professionale. Se avete aspettative importanti per la vostra vita, è questo il momento di scegliere una Università che possa assicurarvi un’alta qualità del sapere e soprattutto gli strumenti per studiare bene e con profitto. L’Università di Siena vi offre un percorso di crescita responsabile che garantisce la formazione delle vostre personalità individuali e che vi permetterà di cogliere tutte le opportunità in ambito lavorativo nazionale e internazionale. Nella nostra Università potrete studiare con docenti attenti e presenti e con il sostegno di una specifica assistenza tutoriale, e usufruire di servizi innovativi. Potrete acquisire le conoscenze necessarie e lo spirito critico che vi permetteranno di divenire cittadini responsabili. E potrete essere parte di una Comunità di persone unite dal desiderio di crescere e di far crescere, animate dalla volontà di apprendere e di sapere: una Comunità che forma donne e uomini capaci di una partecipazione attiva allo sviluppo della società, di oggi e del futuro. Pertanto, questo è il momento di fare la scelta più importante: scegliere l’Università di Siena per essere veri protagonisti del vostro domani. Con questo augurio vi do il benvenuto nella nostra Comunità universitaria, certo che nel nostro Ateneo potrete trovare il massimo valore nell’insegnamento che deriva da una attività di ricerca svolta da grandi studiosi che potranno essere per voi grandi maestri. Vivrete questi anni in un ambiente tranquillo dove potrete studiare con l’ausilio di servizi pensati proprio per voi giovani, tra i quali una rete wireless che in tutte le strutture universitarie consente di connettersi gratuitamente a internet e usufruire dei servizi telematici in totale mobilità, senza bisogno di postazioni fisse. Sono certo che nel nostro Ateneo potrete trascorrere un periodo di studio sereno e ricco di tante opportunità per una formazione completa: questo è l’impegno mio e dell’intera Comunità universitaria senese. Nel rivolgervi un augurio sincero per il vostro futuro, vi invio il mio più cordiale saluto. Il Rettore Silvano Focardi

    La lettera di un docente ai posteri
    Non so se questa nostra amata università sopravviverà, ma so che l’averle dedicato la vita sarà stato inutile se avremo tradito l’impegno assunto da ricercatori e da professori proprio in un momento, che sarebbe disonesto definire difficile perchè la voragine di cui più d’uno parla non è solo di natura economica ma innanzitutto morale. So bene che questa parola afferente alla sfera etica suscita reazioni ipocrite e scatena accuse pretestuose di moralismo in improvvisati maestri del pensiero e opportunistiche guide di comunità, ma se non si comprende a pieno quanto l’attuale disastro sia causato da disonestà intellettuale e finzione continua e doppiezza morale non vi è speranza neppure di soddisfare con una corretta cronaca l’esigenza di conoscenza, premessa di ogni possibile rimedio. In un’epoca in cui tutto sembra scorrere sempre più velocemente nella dissoluzione della memoria storica e della responsabilità personale e nella corrosione di contenuti e valori trionfa la cura di effimere rappresentazioni a copertura di pervicaci imposture e indebite appropriazioni. Il fatto che si tratti di un fenomeno epocale non giustifica chi nel nome di una impossibile missione planetaria si astiene da ignavo, non sollecitato neanche dalla naturale pulsione alla legittima difesa. Qui e ora, in quel circoscritto confine di spazio e di tempo in cui ciascuno è imprigionato, si gioca la partita della esistenza dell’uomo, il cui agire sulla scena sociale è l’unico segno di partecipazione alla scrittura della storia e di salvaguardia di quel bene inalienabile che una volta si chiamava onore. Eppure nel 2009 a Siena tra le rovine di un ateneo antico e glorioso non si trova chi veda, senta, parli di quel che è tragicamente eclatante ed evidente. I cosiddetti colleghi sembrano in preda ad una strana malìa che impedisce perfino un legittimo lamento, un guizzo d’orgoglio, un pur tardivo rigetto ad interminabili spudorati abusi. E anche chi siede ormai da troppo tempo sul più alto scranno (senza saper trovare un contegno adeguato alla assunzione di responsabilità che gli eventi esigono) diffonde parole che, pronunciate in sede giudiziaria, non sfuggirebbero a sanzioni per falsa testimonianza. Si favoleggia di un inesistente ateneo informatizzato e si nasconde una deriva perseguita con la proliferazione degli amministrativi, aggravando non solo il danno d’immagine ma la perdita di credibilità. La via del riscatto non si trova negando l’evidenza e ingannando l’utenza! CL

  12. @ Strafit

    Se Giovanni permette, basta che tu dia un’occhiata a questo commento e in buona parte il fenomeno è spiegato: https://ilsensodellamisura.com/2009/07/per-una-storia-degli-ultimi-10-anni-delluniversita-di-siena/comment-page-1/#comment-2926.
    Poi certo cause ce ne sono tante, ma quelle che illustro sono sicuramente preponderanti.
    Per converso, sarei tentato di dire: al diavolo tutto e mandiamoli tutti a casa questi bighelloni di tecnici e amministrativi che impestano arrogantemente un Ateneo che senza di loro sarebbe davvero la piccola Oxford immaginata dai quei galantuomini dei Rettori attuale e precedenti (per non parlare dei galantuomini che siedono e hanno seduto in Senato e in CdA e alla Crui per anni), tanto si può informatizzare tutto, visto che è nota la grande capacità che quotidianamente i Docenti dimostrano con i computer e l’informatica in generale, per non parlare di quella che dimostrano, sempre quotidianamente, con l’economia e la finanza. Perché mai dar da mangiare ad un nutritissimo gruppo di scansafatiche che non si sa chi abbia chiamato al desco universitario, quando le pietanze bastano a malapena per colmare le fauci giustamente affamate di oltre mille fra ricercatori e professori che passano la propria vita nelle aule, nei laboratori e nei propri uffici, senza pensare né ad ingrassare, né a procurarsi centinaia e centinaia di piccoli e grandi privilegi, né a perpetuare la propria eletta razza secondo canoni assolutamenti immorali che niente hanno a che vedere con la qualità scientifica e didattica degli allievi, né a scendere a patti (per non dire a mescolarsi biecamente) coi poteri forti ed oligarchici che governano (meglio detto: buongovernano) Siena e Provincia. Loré parla qui sopra del silenzio dei docenti, ma a me non pare proprio che così tanti stiano zitti, anzi! Parlano, chiedono, si impongono, brigano, mandano le lettere ai colleghi, pastrocchiano con vecchi e nuovi poteri interni ed esterni, tramano nell’ombra e anche al sole, battono i pugni sul tavolo negli organi accademici e smoccolano contro chi – non sempre con efficacia – cerca a tutto ‘sto casino di metterci una pezza. E per giunta se la pigliano coi colleghi – come il caro Giovanni qui – che si sfiniscono per cercare almeno di far trapelare un po’ di buon senso.
    Bel risultato sì … C’è da farsi venire il magone a vedere un Ateneo che dopo 750 anni di gloria inalterata, in meno di venti anni è stato preso e barbaramente massacrato e buttato nel cesso, insieme a tutti quelli che ci stanno dentro.
    Un amaro e invelenito Favi di Montarrenti

  13. Signori, in tutti questi discorsi mi sembra che abbiate trascurato un dato che a Firenze e dintorni è nettissimo.
    Sono i giorni delle nomine in Fondazione MPS, non solo per sindaco e presidente della provincia ma anche per regione e… rettore! Ogni mossa non ne può prescindere. E i giorni sono stretti, pare. Allora, questa recrudescenza della crisi da MPS che non dà il mutuo promesso può essere anche ingigantita, strumentale. E se ad esempio i soliti noti che navigano tra MPS (banca) e Facoltà di Economia (e dintorni) avessero un candidato forte e di grande fiducia da imporre al rettore per mettere un qualche cuneo nelle nomine puramente partitiche di sindaco e presidente che ci si aspetta?
    Voi cosa avreste fatto potendo, come loro possono?
    Cogitate gente, cogitate…
    Il nome scelto da Focardi dirà molto, moltissimo cari amici. Di che cosa si aspetta Focardi e da chi, o di chi lo ha in questo momento in pugno. O sbaglio per la insopportabile calura di queste parti inospiti?
    Arlecchino vostro

  14. @Arlecchio
    Dell’importanza delle nomina del rappresentante dell’università alla fondazione MdP ho scritto in un post poco sopra..
    Spero anch’io che il rettore riesca ad identificare una persona autorevole che sia in grado di smarcarci dalle pressioni che arrivano da varie parti. Nella città di Siena fortunatamente persone indipendenti e di valore non mancano. Mauro Barni, Carlo Grossi, Sergio Romano sono i primi che mi vengono in mente, altri magari più giovani ce ne possono essere.

    @favi
    Il prof. Grasso ha chiarito che le informazioni sui pensionamenti vengono dal rettore, che evidentemente ha piacere che vengano conosciuti (altrimenti non li avrebbe dati al responsabile del blog).
    Il senatore “terque quaterque” Augello ha iniziato la carriera come sindacalista della UGL(y) ;-), sindacato decisamente interessato alle vicende senesi. Può quindi avere avuto i dati o anche lui direttamente dal rettore o, secondo me più probabilmente, indirettamente dai sindacalisti locali.

    Scrivi poi: «Se intendi dire che nessuno ha scritto o detto esplicitamente al Rettore di levarsi dalle scatole per metterci qualcuno della “banda”, hai ragione: di cosa parliamo. Se invece si esce dall’empirismo, ci si leva le due fette di prosciutto che si depongono la mattina sugli occhi e si bada ai cosiddetti ‘facta concludentia’…»
    Non fa una piega. Ma ha lo stesso valore della affermazione che si vogliono mettere in mobilità 400 amministrativi: sono intenzioni più o meno ragionevolmente attribuite all’una o l’altra parte in causa, non dati di fatto sul tappeto. Personalmente rimango affezionato al criterio di verità di Tarski “le proposizioni in accordo coi fatti”. In entrambi i casi, dare le affermazioni come dati di fatto piuttosto che come (più o meno ragionevoli) supposizioni non mi sembra corrispondente a questo criterio.

    Per cui torno alla mia supposizione: se le premesse del senatore Augello sono solo supposizioni e la argomentazini (come anche tu ritieni) sono fasulle, non mi pare improbabile che pensi ad altro. E come anche Arlecchino suppone, le tracce portano alla nomina del rappresentante in fondazione.

    saluti scettici,
    sesto empirico

  15. In riferimento alla notizia apparsa su alcune agenzie di stampa circa i fondi (7% del Fondo di Finanziamento Ordinario) che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha assegnato ad alcuni atenei in base alla qualità della ricerca e della didattica, desidero comunicare che l’Università degli Studi di Siena è per qualità della ricerca e della didattica ai primi 10 posti nella classifica nazionale.

    Correttamente il Ministero, che sta valutando l’efficacia del Piano di risanamento da noi presentato, approvato il 17 novembre 2008 e modificato il 13 luglio scorso, ha ritenuto in questo momento di sospendere l’erogazione dei fondi definitivamente attribuiti al nostro Ateneo, in attesa di avere nei prossimi giorni un incontro con me e con il Direttore amministrativo Emilio Miccolis per valutare i contenuti del piano stesso.

    Il Rettore dell’Università degli Studi di Siena
    Silvano Focardi

  16. Sesto Empirico: Ma ha lo stesso valore della affermazione che si vogliono mettere in mobilità 400 amministrativi: sono intenzioni più o meno ragionevolmente attribuite all’una o l’altra parte in causa, non dati di fatto sul tappeto.

    Ma neanche per idea, caro Sesto. La storia dei 400 non è un’intenzione accennata e attribuita ed è stato invece dichiarato in conferenza stampa, poi riportato in un’Ansa e quindi su tutti i giornali locali, nessuno fatta eccezione. Tutto questo per chiarire chi, quando e in che modo rivoltante si attribuiscono le intenzioni.
    Mi puzza la tua, scusa se te lo dico, difesa di una certa fazione politica ai danni di un’altra. Anche nell’altro tuo post dove indaghi sugli inizi della carriera di Mimì Augello e dei suoi legami con l’UGL il tuo procedere è malizioso, ma bisognerebbe capire – dopo undici mesi di quelle che tu chiami intenzioni più o meno ragionevolmente attribuite – che questo evidente scontro in atto tra l’oligarchia clerico-piddiina che malgoverna la Città e sulla quale tanto bene ha scritto l’Ascherino e la fazione governativa che – senza dubbio – ha scorto in questa oscena vicenda dell’Università un’occasione per mettere in crisi la suddetta oligarchia rischia, lo scontro, di massacrare quelli che sono nel mezzo, cioè l’Ateneo tutto incluse le tremila e passa persone (leggi: famiglie) che campano di quello.
    E visto che siamo a parlare di Fondazione, cioè di Banca, in primo luogo concordo sia con Sesto che con Arlecchino che il problema della nomina non sia di secondo piano (fra l’altro staremo in tensione poco più perché verrà decisa nel CdA di domani), in secondo luogo pongo tre ipotesi che possono essere valide singolarmente o collettivamente:
    1) Il Monte (come il resto dell’oligarchia) vuole Focardi fuori dalle scatole e sta cercando di tirare la corda quanto più possibile per ottenere questo effetto;
    in combinazione con:
    2) il Monte questi 160 milioni, sia pure da somministrare in tre tranches non ce li ha. Sembra fuori dal mondo che il terzo gruppo bancario italiano non abbia da dare ad un ente pubblico mediante il quale per anni ha mangiato a quattro palmenti, ma certo anche loro bene non sono messi (non lo scopro certo io e non certo ora);
    3) Il Monte sta aspettando il momento giusto per fare il salvatore della Patria. Fa schiantare tutti fino al momento in cui la corda è praticamente rotta e poi arriva trionfale a sanare il tutto facendoci la figura del magnanimo e dell’accorto amministratore delle finanze della Città. Abbiamo chiesto tutte le garanzie, abbiamo fatto altri 17 quesiti, poi ne facciamo ancora una trentina, poi spacchiamo la schiena a quei bighelloni di amministrativi che così la smettono di grattarsi e lavorano anche la notte per darci le risposte che desideriamo, e poi quando sono tutti viola, cianotici per mancanza d’aria compiamo il nostro gesto di liberalità (che liberalità non è e non sarà perché quei soldi poi li rivogliono).
    Vedo alquanto probabile la combinazione tra l’ipotesi sub 1) e sub 3).
    Saluti da una Colonna infiammata dal solleone dal Favi di Montarrenti

  17. Bravo, concordo pienamente dal solleone chiantigiano… per ora il vino almeno non manca, anzi, se ne vende meno, ma il prezzo non scende, come quello degli immobili. Come al MPS ci sono riserve pluridecennali accumulate e si può continuare a vivere di rendita. Il non-pensiero domina mi sembra incontrastato. Tra i docenti poi non ne parliamo, vivino in mondo di fiaba, tutti pensando ai soldi dell’eccellenza modello Schiavone-Cardini con diramazioni senesi.
    Ma a Genova la tecnologia eccellente tremontiana va diversamente? Nanotecnologie imperversano: lo sapeva la Fondazione prima di fare un’ennesima società per creare nuove cariche?
    E dei 100 milioni buttati in pochi anni nella Biotech di cui si parla nell’entourage della Regione con scandalo bloccato dalla ragion di Stato PD sapete qualcosa? E dei quasi 500 milioni (tanti sono, dicono qui) che la Fondazione ha deliberato a richiedenti (naturalmente nemici politici) che non li han saputi spendere? Possibile che a Siena non sappiate niente?
    Archie ha detto bene, ma vale anche per lui. Sveglia!
    Vs. servitore A.

  18. @ favi montarrenti
    Lei mi introduce in misteri.
    Ma se le Sue ipotesi sono fondate il Rettore chiami il dr. Profumo (Ad di Unicredit) e/o il dr. Passera (Ad di Intesa); lo faccia d’urgenza. Prospetti la situazione; l’ipotesi del finanziamento e delle garanzie. Lo faccia subito; credo avrà interlocuzione, forse ascolto. Credo che, a quel punto, il Monte risponderà. E intanto nomini con indipendenza il membro della Fondazione.

  19. @ Strafit

    In effetti non è chiaro per quale ragione, al momento in cui si è ritenuto di dover fare – correttamente – una gara di appalto per l’istituto cassiere (ciò che ha segnato un grande scandalo fra l’altro: ma come si permette questo Miccolis di mettere anche solo in dubbio che MPS possa essere il cassiere?), lo si sia fatto badando esclusivamente alla realtà locale. Era evidente infatti che la Cassa di Risparmio di Sovicille (dove tengo i miei sudatissimi risparmi) o quella di Monteriggioni non avrebbero neanche pensato lontanamente di partecipare. Ma Unicredit e Intesa si potevano di sicuro sentire e anche se è stato fatto, di certo non si è ritenuto opportuno prendere contatti più seri di quanto – ne sono certo – non sia stato fatto.
    Ora che mi ci fa pensare probabilmente si tratta dell’ennesimo muraglione tirato su ad arte dall’oligarchia per evitare che questi panni sporchi (che non ha sporcato solo l’Università) fossero lavati fuori casa e per non togliere al Monte l’esclusiva della faccenda e – consequnzialmente – il nerbo di mano.
    Non resta che sperare in una decisione accorta domani in merito alla Fondazione, perché ormai i tempi – posso sbagliare – sono troppo stretti per rivolgersi altrove.
    Saluti dal Favi di Montarrenti

  20. @favi: «Ma neanche per idea, caro Sesto. La storia dei 400 non è un’intenzione accennata e attribuita ed è stato invece dichiarato in conferenza stampa, poi riportato in un’Ansa e quindi su tutti i giornali locali, nessuno fatta eccezione. Tutto questo per chiarire chi, quando e in che modo rivoltante si attribuiscono le intenzioni.»

    Infatti ho scritto che in entrambi i casi sono state presentate come dati di fatto delle notizie che avrebbero potuto al massimo essere riferite come intenzioni attribuite a qualcuno (ed ho sempre aggiunto “più o meno ragionevolmente” a indicare che, come tu sottolinei e ti dimostro più sotto, il grado di ragionevolezza di questa attribuzione varia parecchio).

    Ricapitolando, entrambe le proposizioni «È in atto una offensiva per costringere il Rettore alle dimissioni» e «C’è il rischio concreto che a breve 400 lavoratori tecnico-amministrativi dell’Ateneo vengano messi in mobilità» non concordano ragionevolmente con i fatti (e quindi sono false).

    La proposizione «il modo in cui la classe politica e bancaria senese insiste a rifiutare aiuto per affrontare i problemi immediati dell’università suggerisce fortemente che essa punti a mettere in difficoltà il rettore fino a costringerlo alle dimissioni» concorda a pennello coi fatti e quindi è vera.

    La proposizione riguardo ai 400 posti in mobilità non dispone di fatti con cui concordare e quindi non c’è modo di formularla in modo che sia vera: comunque la metti risulta o falsa o metafisica (né vera né falsa).

    Sulla questione del senatore Augello, è abbastanza chiaro che la mia simpatia per i politici di croce celtica è abbastanza limitata, ma mi pare di aver riconosciuto che per quanto ho trovato si tratta di persona intelligente, capace e colta (è un seguace di quel Cardini cui allude qui sopra Arlecchino) e che vale la pena leggerlo con attenzione. Certo, se fra centinaia di onorevoli che si fanno i fatti loro ne salta fuori a occuparsi (benvenuto) dei problemi di Siena uno che finora ha svolto apparentemente tutta la sua carriera politica fra la regione Lazio e il comune di Roma, è abbastanza naturale chiedersi cosa lo muove, e IMO avrebbe fatto meglio a chiarirlo lui stesso (In diplomazia si chiama “pricipio di responsabilità”: non intervenire in situazioni in cui non si abbiano interessi identificabili). Io ho avvisato apertamente che usavo il metodo di pensar male (con tutti i rischi del caso), ma se c’è una interpretazione supportata da fatti migliori (non dovrebbe essere difficile) sono pronto ad accettarla.

    Sul fatto che io voglia difendere questo o quello pensala pure come ti pare. A me sembra di no, e ritengo che evitare i ragionamenti a senso unico sia comunque utile a chiarire la verità, senza presumere che stia tutta da una parte sola (in questo consiste essere scettici). D’altra parte molti di quelli che mi accusi di voler difendere sono talmente indifendibili (vedi il caso sopra dei 400 esuberi) che sarebbe comunque una causa persa.

    Infine, concordo pienamente con la tua analisi dell’università come vaso di coccio nel mezzo al braccio di ferro fra i politici locali ed il governo nazionale, a nessuno dei quali dell’università di Siena importa poi più di tanto (anche se fra Tremonti e questi qui mi sa che non c’è partita).

    saluti scettici
    sesto empirico

  21. Commissari al sud per azzerare il divario
    L’obiettivo complessivo del commissariamento, che venerdì è stato deciso dal Consiglio dei ministri per la Campania e il Molise, è in sintesi quello di azzerare il divario tra Regioni, che induce molti cittadini alla mobilità territoriale per cercare altrove soluzioni adeguate ai propri bisogni di salute. Lo scrive, in una nota, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, spiegando che il commissariamento dei servizi sanitari delle due regioni, “in coerenza con la linea già adottata per la regione Lazio”, ha portato il Governo a incaricare “della funzione commissariale i presidenti delle due Regioni, Antonio Bassolino e Michele Iorio, ai quali saranno affiancati due sub commissari di comprovata esperienza nella gestione di attività socio-sanitarie così come si è proceduto nella regione Lazio”. “Solo nel caso dell’Abruzzo – ricorda Sacconi – il commissario è stato individuato in una figura tecnico-professionale in quanto il presidente della Regione si trovava in stato di detenzione per le note vicende giudiziarie”, ovvero la presunta tangentopoli abruzzese che fece suonare le manette, lo scorso anno, del governatore Ottaviano Del Turco. In questi ultimi, come negli altri casi, “il commissariamento è stato un atto dovuto perché si sono prodotti i presupposti di legge sulla base delle conclusioni dei tavoli tecnici Stato-regioni dedicati alla verifica dei ‘piani di rientro dal disavanzo strutturale’ e dell’effettiva erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.

  22. FMPS: Ateneo Siena indica Egidio Bertelli per Deputazione Generale

    (ASCA) – «Siena, 27 lug – Il professor Egidio Bertelli è il rappresentante indicato dall’Università di Siena per sedere nella Deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi.

    Il professor Bertelli, spiega una nota, collocato in pensione il 1° luglio scorso, possiede i requisiti previsti dallo Statuto della Fondazione MPS, tra i quali comprovate esperienze e competenze negli ambiti della ricerca scientifica, della sanità e dell’assistenza, ed è noto per i suoi studi e per i tanti incarichi accademici ricoperti, nonchè per il suo stretto legame con la Città e il territorio. La Deputazione generale è composta da sedici membri nominati da Comune (8), Provincia di Siena (5) e uno ciascuno da Regione, Università e Arcidiocesi.

    Nella seduta del Senato accademico è stata anche deliberata l’istituzione di una Commissione per la stesura di un Piano strategico che ha l’obiettivo specifico di individuare le linee politiche e culturali che dovranno caratterizzare le scelte dell’Università degli Studi di Siena nei prossimi 5 anni in materia di ricerca e di didattica.

    Il lavoro della Commissione sarà fondamentale per individuare le strategie future dell’Ateneo relativamente alla ricerca e alla didattica e per far sì che ogni azione, pur nel rispetto dei vincoli finanziari e in un’ottica di risanamento dei conti, sia mirata alla qualità e al mantenimento e, se possibile, al miglioramento delle performance.»

    Mi pare si sia optato per una opzione per quanto possibile interna, dando quantomeno un messaggio di indipendenza.

    Molto interessante mi pare anche la nuova commissione, che mi pare deputata a fare proprio quello che chiedevo da tempo. Bisognerà poi vedere chi e come vi parteciperà, ma intanto mi pare un’altra buona cosa.

    saluti scettici,
    sesto empirico

  23. Come non detto.

  24. Dice il Rettore: «[…] la Commissione è composta dal Decano del Senato accademico, attualmente il professor Camillo Brezzi, e dai docenti Alberto Auteri, Tommaso Detti, Donato Donati, Angelo Riccaboni e Luca Verzichelli.»

    Ma come si fa? Ditemi voi, come si fa? Cinque membri su sei tramestano dentro gli organi di governo da anni e anni. Il Decano, proprio perché Decano è quello che da più tempo di tutti imperversa in lungo e in largo negli organi di governo, impermeabile (lui come gli altri) a qualsiasi opzione di buon governo. Sodale di Berlinguer come di Tosi come – evidentemente – di Focardi, principe di Arezzo. Non c’è speranza via, è inutile farsi illusioni.

    Sempre il Rettore: «Il professor Bertelli, spiega una nota, collocato in pensione il 1° luglio scorso, possiede i requisiti previsti dallo Statuto della Fondazione MPS, tra i quali comprovate esperienze e competenze negli ambiti della ricerca scientifica, della sanità e dell’assistenza […]»

    Che non risultano reperibili on line per quanto si possa spremere i motori di ricerca come limoni. E comunque, non per dire, ma come gesto di ulteriore trasparenza (visto che qui c’è chi rompe gli zebedei per degli incarichi a titolo gratuito per un’ottimizzazione delle risorse informatiche dell’Ateneo) non sarebbe il caso che il Rettore e i suddetti, grotteschi, organi di governo ci dicessero almeno quante e quali domande erano arrivate (se ne sono arrivate altre). Visto che stiamo a farla tanto lunga (e giustamente) sulla valutazione e sull’eccellenza della ricerca e della didattica, si dimostri per facta concludentia che Bertelli fosse il candidato migliore e più titolato per entrare a far parte della Fondazione del terzo gruppo bancario italiano, in rappresentanza di un Ateneo ormai allo sfascio e avendo i requisiti (che vietano che il membro designato sia un dipendente dell’Università) soltanto da 26 giorni. Scusate tanto, ma a me sembra una solenne e clamorosa presa per il culo, detto proprio senza mezzi termini.
    Provo ad andare a letto, ma dubito che i grilli e i rumori quieti del bosco stanotte riusciranno a placare l’amarezza e l’inquietudine data dalla certezza che ormai veramente l’Ateno sia allo sbando nelle mani di una banda di scalzacani contro i quali ormai qualsiasi baluardo è destinato a crollare.
    Un amareggiato e disfattista Favi di Montarrenti

  25. La risposta del Sindaco e del Presidente della Provincia di Siena

    Maurizio Cenni e Simone Bezzini. Confermiamo la nostra vicinanza e solidarietà a tutti i dipendenti e agli studenti dell’Università degli Studi di Siena, che vivono da almeno dieci mesi una situazione di precarietà e di insicurezza che mina la loro tranquillità. Il Comune e la Provincia di Siena, stanno lavorando per mettere l’Ateneo nelle condizioni di assicurare, ogni mese, il pagamento degli stipendi, collaborando fattivamente affinché nei prossimi giorni si compiano quegli atti che producano liquidità sia immediata che a medio e lungo termine.
    In questo senso non accettiamo i tentativi, interni ed esterni all’Università, di politicizzare la crisi dell’Ateneo. Avanzare rilievi al piano di risanamento non vuol dire essere dei sabotatori, quanto appassionati e irriducibili sostenitori della nostra Università che si battono per evitare che tra sei mesi, la crisi si riaccenda e peggiori, dopo aver consumato anche la risorsa del consolidamento del debito alle migliori condizioni possibili. Riteniamo quindi indispensabile che l’Ateneo operi per attuare: un maggiore contenimento dei costi; impegni ancor più stringenti per realizzare un reale risanamento e interventi strutturali, a partire da una politica patrimoniale che deve prevedere un’analisi attenta degli spazi oggi utilizzati. Occorre anche una maggiore consapevolezza e una maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutta la comunità accademica sulla situazione estremamente grave in cui si trova l’Ateneo. Senza uno sforzo collegiale, infatti, sarà impossibile uscire da questa fase critica.

    Riteniamo doveroso, a questo punto, un incontro con il Governo e la Regione Toscana per verificare il livello di adesione al piano di risanamento, la cui attuazione dipende in maniera decisiva da questi soggetti. Questo passaggio è reso ancora più urgente dalla decisione del Miur di sospendere la corresponsione del premio qualità, pari al 7 per cento del Fondo ordinario per le Università. Ci rivolgiamo con rispetto e coerenza al Rettore, al prorettore ed agli organi collegiali dell’Università, dal momento che ci siamo battuti e ci batteremo per scongiurare il commissariamento ed ogni tentativo di ingerire nell’autonomia dell’Ateneo, per unire le forze, intensificare la trasparenza e la collegialità della gestione della crisi.
    Il lavoro condotto sin qui nell’elaborazione della riforma della governance, come sul piano di risanamento, ai quali i nostri rappresentanti hanno fattivamente contribuito, indica che solo unendo le forze, con responsabilità, si possono fare passi in avanti per salvare l’Università, risanarla ed aprire una pagina nuova nella vita di un’istituzione secolare, cara a tutti i senesi, in città come in Provincia.

  26. «La Commissione è composta dal Decano del Senato accademico, attualmente il professor Camillo Brezzi, e dai docenti Alberto Auteri, Tommaso Detti, Donato Donati, Angelo Riccaboni e Luca Verzichelli.»

    È stato quando ho letto questo (nel comunicato dell’ASCA non c’era) che mi sono cadute le braccia (diciamo così) e mi sono affrettato a scrivere subito “come non detto”. La sproporzione fra i compiti strategici attribuiti alla commissione e la sua composizione istituzional-paludata mi pare stridente: come aspettarsi qualcosa di nuovo da una siffatta commissione? Ovviamente da scettico resto aperto ad ogni eventualità ma, come si dice, c’è di che essere scettici.

    Diverso è il discorso sulla nomina del rappresentante in fondazione, su cui preferisco scetticamente sospendere il giudizio (anche perché poco so del nominato, se non che è stato in Consiglio di Amministrazione, per cui magari un’idea di come si è arrivati a questo punto se la sarà fatta). Come si era detto si trattava di una nomina difficile. Forse, col senno del poi, c’era un tale conflitto di interessi (si trattava di nominare un rappresentante in una fondazione alla cui banca si era appena chiesto un mutuo cui si attribuisce una importanza vitale) e rischi di pressioni da varie parti, da consigliare di aspettare. Ma una volta deciso di procedere, alla guerra come alla guerra, non credo che ci fossero criteri “neutri” su cui basare la scelta. Così come credo che il Favi, quando va a caccia, non scelga i suoi cani in base al pedigree, ma su quella che stima la loro capacità alla bisogna. Se poi sia la scelta giusta, ripeto, non lo so giudicare. Certo, se si fosse trattato di fornire alla fondazione un intellettuale in grado di allargarne la visione sui problemi dell’universo mondo si sarebbe potuto fare scelte diverse. Ma anche ammettendo che i meriti scientifici ed economici del nominato siano largamente inferiori di quelli del dott. Rappuoli che va a sostituire, sono pronto a scommettere che il suo nome e il suo curriculum non sfigureranno affatto accanto ai nominati delle altre istituzioni.
    saluti scettici,
    sesto empirico

  27. «La Commissione è composta dal Decano del Senato accademico, attualmente il professor Camillo Brezzi, e dai docenti Alberto Auteri, Tommaso Detti, Donato Donati, Angelo Riccaboni e Luca Verzichelli.»

    È stato quando ho letto questo (nel comunicato dell’ASCA non c’era) che mi sono cadute le braccia (diciamo così) e mi sono affrettato a scrivere subito “come non detto”. La sproporzione fra i compiti strategici attribuiti alla commissione e la sua composizione istituzional-paludata mi pare stridente: come aspettarsi qualcosa di nuovo da una siffatta commissione? Ovviamente da scettico resto aperto ad ogni eventualità ma, come si dice, c’è di che essere scettici.

    Diverso è il discorso sulla nomina del rappresentante in fondazione, su cui preferisco scetticamente sospendere il giudizio (anche perché poco so del nominato, se non che è stato in Consiglio di Amministrazione, per cui magari un’idea di come si è arrivati a questo punto se la sarà fatta). Come si era detto si trattava di una nomina difficile. Forse, col senno del poi, c’era un tale conflitto di interessi (si trattava di nominare un rappresentante in una fondazione alla cui banca si era appena chiesto un mutuo cui si attribuisce una importanza vitale) e rischi di pressioni da varie parti, da consigliare di aspettare. Ma una volta deciso di procedere, alla guerra come alla guerra, non credo che ci fossero criteri “neutri” su cui basare la scelta. Così come credo che il Favi, quando va a caccia, non scelga i suoi cani in base al pedigree, ma su quella che stima la loro capacità alla bisogna. Se poi sia la scelta giusta, ripeto, non lo so giudicare. Certo, se si fosse trattato di fornire alla fondazione un intellettuale in grado di allargarne la visione sui problemi dell’universo mondo si sarebbe potuto fare scelte diverse. Ma anche ammettendo che i meriti scientifici ed economici del nominato siano largamente inferiori di quelli del dott. Rappuoli che va a sostituire, sono pronto a scommettere che il suo nome e il suo curriculum non sfigureranno affatto accanto ai nominati delle altre istituzioni.

    saluti scettici,
    sesto empirico

  28. Dalla Colonna di Montarrenti in mondovisione Maurizio Cenni, Simone Bezzini e il Favi di Montarrenti presentano: una dichiarazione a favore dell’Ateneo Senese.

    Confermiamo la nostra vicinanza e solidarietà a tutti i dipendenti e agli studenti dell’Università degli Studi di Siena, la quale solidarietà non ci costa niente e ci facciamo perciò un figurone a gratis. I primi vivono da almeno dieci mesi una situazione di precarietà e di insicurezza che mina la loro tranquillità, mentre noi dormiamo da questo punto di vista il sonno dei giusti. Certo a minare il nostro sonno c’è questa faccenda delle nomine in Fondazione (poveri allocchi: cosa pensavate? Che alla fine della giostra ce ne fregasse qualcosa dell’Ateneo?), ma già il Magnifico ci viene in aiuto esercitando il proprio potere di nomina dell’unico membro a disposizione dell’Ateneo a mo’ di un pene di segugio. Certo lui è fortunato, ne deve nominare solo uno e noi chi otto chi cinque. Per giunta certo il suo futuro non dipende da questo, ma il nostro sì porco cane! Quanto agli studenti che minchia vogliano non è chiaro visto che a loro non è stato torto un capello e neanche ci è passato per la testa di costringere il Rettore o chi per lui a levare loro le sedi a Montorsaio e ai Ponticini di Geggiano. A noi – sia detto per inciso – ci interessa solo che si levi da tre passi dalle scatole lui.
    Il Comune e la Provincia di Siena, stanno lavorando per mettere l’Ateneo nelle condizioni di assicurare, ogni mese, il pagamento degli stipendi, collaborando fattivamente esattamente come quel figlio di boscaiolo che accompagnava il padre a tagliare i ceppi e mentre il padre si spaccava la schiena con l’ascia, lui appoggiato ad una frondosa quercia diceva: “Eh oh! Eh oh!”. Visto che all’amico della Mucchina fondamentalmente lo teniamo per le palle, ci saremmo potuti adoperare affinché nei prossimi giorni si compiano quegli atti che producano liquidità sia immediata che a medio e lungo termine, ma – visto che il nostro obiettivo è l’unico e il solo di spaccare le corna al Focardone – ce ne siamo guardati bene, mentre abbiamo fomentato i nostri fedelissimi sindacati che facessero un po’ di casino, seminando il panico con dichiarazioni avventate. Una mossa veramente geniale per la quale non abbiamo nemmeno dovuto imboccarli al tavolo interistituzionale: ci hanno pensato da soli a mettere in giro la fola che l’Ateneo mandava a casa 400 persone et voilà! Il gioco è fatto.
    In questo senso non accettiamo i tentativi, interni ed esterni all’Università, di politicizzare la crisi dell’Ateneo perché sennò ci facciamo la figura di quelli che hanno provocato tutto questo, il che – detto fra noi – è verissimo. Avanzare rilievi al piano di risanamento (del quale peraltro non capiamo una beneamata minchia perché è fatto da dei tecnici di un certo livello e noi se siamo mai riusciti a mettere insieme due giorni di lavoro consecutivi in vita nostra è grasso che cola) non vuol dire essere dei sabotatori, ma dei raffinati (si fa per dire) politici che cavalchiamo la tigre di questo casino per rimanere gli unici depositari del potere a Siena e Provincia e mettere quindi a tacere le pochissime – va detto – voci di dissenso, nonché stuccare le piccole crepe che queste vocine in qualche modo riescono ad aprire. Inoltre siamo appassionati e irriducibili sostenitori della nostra Università, visto che ci abbiamo – come politici, non certo come studenti e/o professori – ricavato il massimo, fatevi conto che siamo riusciti a spremere (non noi personalmente, ma il Partito che è quello che più conta) il sangue da una rapa, grazie a quel galantuomo di Tosi e alla cricca di malversatori di cui si era circondato che include Senato e CdA a lui totalmente asserviti, e che si battono per evitare che tra sei mesi, la crisi si riaccenda e peggiori, dopo aver consumato anche la risorsa del consolidamento del debito alle migliori condizioni possibili: non vogliamo certo che fra sei mesi, per l’appunto, questi dilettanti che si sono fatti beccare con le mani nel sacco tornino alla carica magari con qualche altra richiesta. Ci mancherebbe altro che questo per disturbare il nostro smisurato potere. Riteniamo quindi indispensabile che l’Ateneo operi per attuare un maggiore contenimento dei costi e se deve mandare a casa quattro o cinquecento persone noi, che siamo di sinistra, unitamente ai nostri fedeli sindacati (sempre rigorosamente di sinistra) diciamo: e certo! Che volete che ci freghi a noi di questo mezzo migliaio di bighelloni e mangiapane a ufo (esattamente come noi e i nostri sgherri, ma meno furbi)? Vogliamo (a parte ‘sto Rettore che di levarsi dalle palle non ne vuole sapere: pensate che è stato capace di minacciare di andare a dimettersi dal Ministro, ‘sto fava! Immaginatevi se succedeva veramente: arrivava il Commissario governativo e noi col piffero che ci mettevano uno dei nostri servi a fare il Rettore) impegni ancor più stringenti per realizzare un reale risanamento e interventi strutturali, a partire da una politica patrimoniale che deve prevedere un’analisi attenta degli spazi oggi utilizzati. Al contempo ci guardiamo bene dal suggerire mosse sensate come quella di dismettere tutti gli affitti in essere, visto fra l’altro che ci sarà da cominciare a pagare il canone “equo” di quattro milioni l’anno, e che costano già oggi un milioncino l’anno. Nooo!! Non ci pensiamo neanche. Occorre anche una maggiore consapevolezza e una maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutta la comunità accademica sulla situazione estremamente grave in cui si trova l’Ateneo e qui è d’accordo anche il Favi che – con noi – ha steso questo documento. Solo che contrariamente a noi il Favi ritiene che la consapevolezza ci sia, solo che non conviene a nessuno di questi maramaldi dar ad intendere di essere consapevole, perché ciò significherebbe automaticamente riconoscere tutte le proprie responsabilità accademiche e scientifiche e perciò doversi fare da parte, sempre che la magistratura non abbia niente in contrario. Noi invece riteniamo che senza uno sforzo collegiale, infatti, sarà impossibile uscire da questa fase critica e ricominciare il solito circo, cambiando magari il pagliaccio ed il domatore.

    Riteniamo doveroso, a questo punto, un incontro con il Governo (che ha intravisto la possibilità di mettercelo in tasca, solo che presumibilmente costa troppo anche a lui) e la Regione Toscana (con la quale invece c’è una comunanza di intenti: pensate che è dieci mesi che i nostri compagni in Regione dicono che si potrebbe effettivamente comprare le Scotte, ma quando questi fessi ci vengono a dire: allora che si fa? Lo comprate? La Regione oppone scuse di tempistica e leggi regionali da approvare e patapìm e patapàm. Ma vi rendete conto che geni? Non è un caso che loro sono la Regione e noi Comune e Provincia) per verificare il livello di adesione al piano di risanamento, la cui attuazione dipende in maniera decisiva da questi soggetti. In altre parole: se al Governo sono disposti a tirare fuori i quadrini buon per loro, a noi non ci vengano a cercare perché soldi non ne teniamo e se li tenessimo ci vorremmo fare quello che ci pare e non darli a questi mangiapane a ufo.

    Questo passaggio è reso ancora più urgente dalla decisione del Miur di sospendere la corresponsione del premio qualità, pari al 7 per cento del Fondo ordinario per le Università che per altro non si capisce bene su che basi sarebbe attribuito perché anche nella nostra ignoranza tutta questa qualità francamente ci sfugge e deve sfuggire anche agli studenti che calano inesorabilmente nonostante tutti gli zuccherini che questi baggiani cercano di ammannire loro.

    Ci rivolgiamo con rispetto e coerenza al Rettore (eh! Per forza! Per scritto come si fa? Vedeste che ciaffe nel muso che gli si danno di persona!!! Che spasso!!! Purtroppo siamo costretti a farlo fra noi e a non condividere il divertimento con altri perché c’è il rischio che qualche sovversivo che magari ha a cuore davvero l’Ateneo venga a fare casino sui tavoli che organizziamo), al prorettore (che non è chiaro da che parte stia né che ruolo abbia: nel dubbio ci rivolgiamo con rispetto) ed agli organi collegiali dell’Università (che veramente il rispetto proprio non se lo meriterebbero nemmeno per idea, ma d’altro canto hanno assai spesso lavorato per la nostra Causa), dal momento che ci siamo battuti e ci batteremo per scongiurare il commissariamento (e vorremmo anche vedere! Siamo stupidi noi? Il Commissario no davvero. Siamo disposti a dare anche dieci euro per uno e quindici il Favi) ed ogni tentativo di ingerire nell’autonomia dell’Ateneo, per unire le forze (finanziarie altrui, morali di tutti, le nostre ce le serbiamo per esercitare arbitrariamente il potere), intensificare la trasparenza e la collegialità della gestione della crisi (ma non della gestione degli enti che presiediamo perché quelli meno trasparenti sono e meglio è per le nostre tasche e per i nostri protetti).
    Il lavoro condotto sin qui nell’elaborazione della riforma della governance (che è veramente una genialata per distogliere il guardo delle persone attente dalle cose importanti e convogliarlo sulle minchiate), come sul piano di risanamento (altra grandissima presa per il culo a malapena mascherata da una parzialissima esecuzione), ai quali i nostri rappresentanti hanno fattivamente contribuito andando persino a cercare sul vocabolario inglese che significa, indica che solo unendo le forze (altrui) con responsabilità (altrui), si possono fare passi in avanti per salvare l’Università, risanarla ed aprire una pagina nuova nella vita di un’istituzione secolare, cara a tutti i senesi, in città come in Provincia. Il tutto col chiaro intento di impadronirsene facendo fuori veri o presunti oppositori (come il Rettore) e riportarla nelle braccia del Partito (quale? Che domande del menga: l’unico vero Partito a Siena, il luminoso PD) per poter ricominciare allegramente a distribuire prebende a tutti i nostri accoliti e beccarci un sacco di voti.
    Deleghiamo il Favi di Montarrenti che funge da segretario a farvi i nostri saluti

  29. Exultate et jubilate.
    Focardi ha detto che il governo – così stasera dai media – darà un “contentino”, una boccata d’ossigeno. Non è defunta la senese university, allora. A meno che non sia un 47: morto che parla (o che pirla).
    Bardo

  30. Oh Favi, che hai scritto, un testamento? O è un legato per le ferie, tue e il nostro tempo libero? Mi preoccupi, caro amico!
    Archie

  31. Ma le avete viste le facce dei nuovi ingressi in Fondazione? L’Anatra all’arancia. Chissà quante migliaia di euro prendono mensilmente… Dicono che faranno un forum per l’University. Focardi sta sempre lì, col cappello in mano. E ora che da compagni son diventati liberisti? Daranno un picciolo per la nostra picciola Casa del Sapere? Per risanare il buho fate vendere i casali e i suv, suvvia!
    Bardo

  32. Non dirmi niente, Paolo! La meglio è la Francesconi, responsabile di Forza Italia. Ti ricordi che il partito di Berlusca ha votato a favore della maggioranza in Comune e in Provincia? Solo liste civiche e Lega si sono dissociati. Le varie sinistre tutte d’accordo con Mussari. Ma quel Fiorino come fa a recitare ancora la sua parte? E pensare che hanno il coraggio di manifestare contro Ampugnano, voluto da PD, industriali, Signora della Nazione e PDL.
    Ma è vero che Bertelli, nostro nuovo protettore in Fondazione, ha un accreditato studio dentistico con Signora vicino al Liceo Scientifico?
    Un incredulo e spompato Archie

  33. @archimede «Mi preoccupi, caro amico!»

    In effetti, se la compagnia di cani, cacce, osterie, baldorie e baldracche mi rendeva un po’ invidioso, pensarlo in compagnia di quei due mi mette un po’ tristezza
    È il mito del ritorno/regressione all’età dell’oro, che ha le sue contraddizioni.

    saluti scettici,
    sesto empirico

  34. Beh, Di Pietro non si esprimerà bene in italiano ma quando parla dell’inciucio c’azzecca eccome!!! Io rimembro i Ladri di Pisa: mutatis mutandis i Ladri di Siena. Siamo allo scippo…
    Bardo

    P.S. – A proposito di quanto detto delle nomine in Fondazione, emanazione dell’oligarchia che domina la città, stamane la cronaca ci parla di colpi bassi tra don Cenni e PD. Si sbranano fra di loro. Pensate se questa gente andava al potere con la dittatura del proletariato. Avrebbero ucciso Cristo nel nome di Cristo. Ora siamo all’Anticristo.
    Bardo

  35. «Beh, Di Pietro non si esprimerà bene in italiano ma quando parla dell’inciucio c’azzecca eccome!!! Io rimembro i Ladri di Pisa: mutatis mutandis i Ladri di Siena. Siamo allo scippo…» Bardo

    Trovo sorprendente in particolare l’atteggiamento sdegnoso delle autorità locali verso l’università: per anni proprio loro, ossia le loro congregazioni politiche hanno fatto del bieco clientelismo (voto di scambio) mungendo fino a disseccarle le mammelle dell’ateneo; hanno dirottato qui cascami del mondo politico, personaggi dell’entourage senza titoli accademici chiaramente riconoscibili, figure di rappresentanza solite a rimbalzare da un ente all’altro come api di fiore in fiore, a non fare un’emerita minchia, ai quali si è osato (noblesse oblige) persino proporre carriere accademiche o contratti che un miserrimo ricercatore vero, che pertanto avesse “solo” i propri titoli scientifici e accademici, non si sognava nemmeno. Vorrei sapere quanti ricercatori sono stati sgozzati sull’altare del famoso centro che doveva curare l’immagine (a posteriori, di merda) dell’ateneo, per far posto ad una sessantina di raccomandati. Per i figli, parenti, amici e famigli della congregazione vi è stata un’autostrada a scorrimento veloce che i figli di n.n. non hanno mai avuto: l’università è stata vista alla stregua di un ente come un altro, al quale estendere le stesse pratiche solitamente poste in atto in altri enti pubblici (la famosa “autonomia” universitaria… eh,eh!). Ma perché parlo al passato?

  36. Stavrogin, hai centrato pienamente. Anche le pietre urlano vendetta. E tutto questo fetido baraccone era fatto dalla “sinistra buona”, pennivendoli, femministe ultraradicali, gente del sindacato delle riforme, professori senza alcun titolo se non quello dell’arruffianamento, ecc. ecc. Han silurato e sabotato la ricerca, ergo la formazione didattica: un crimine! Tutti questi manigoldi si sono ingozzati alle spalle nostre, del popolo, della gente, degli studiosi e degli studenti! Hanno perseguitato e sbeffeggiato chiunque osasse pensare con la propria testa, chiunque osasse levare delle critiche. Si sa, il conformismo è il peggior nemico!
    Ora sta franando il gigante dai piedi d’argilla… E chi paga non è dato sapere: la cricca per ora no… ma forse… forse rotoleranno giù coi loro mastini politici mezzo preti e mezzo liberal.

  37. Stavrogin, lei sembra proprio sotto giuramento nel raccontare tutta la verità senza nessuna titubanza né riverenza verso alcuno dei tristi impostori che han depredato e demolito l’antico ateneo senese…

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