Il comune di Siena deve restituire all’università una parte dei soldi che il suo territorio ha indebitamente e allegramente ricevuto dall’Ateneo

siena-sindaco

Sono riprese le polemiche sulla voragine nei conti dell’ateneo senese. Un commento di Roberto Petracca, del 6 gennaio 2009, stigmatizzò l’inerzia del Comune di Siena sull’argomento. Data la sua attualità, lo ripubblichiamo.

Roberto Petracca. Trovo preoccupante il ragionamento del sindaco, che, in pratica è ancora affacciato alla finestra a studiarsi lo spettacolo per cercare di capire cosa succede prima di prendere decisioni o allestire “tavoli istituzionali” che prendano decisioni sul da farsi. La conclusione è che il sindaco non ha ancora le idee chiare su quale potrà essere il contributo che il Comune potrà dare per salvare l’Università. Il sindaco aspetta di vedere prima quale sarà il contributo che il governo e la Gelmini potranno dare per aiutare l’Università di Siena e solo dopo penserà a quale potrà essere il suo.

Era il 1453: quando le truppe del Papa arrivarono a Costantinopoli gli ottomani avevano oramai completato la conquista della città d’oro e del valoroso Basileus Costantino XI si erano oramai perse anche le spoglie, sublimate dal giubilo trionfante della Casa di Osman.
 Ed è sorprendente che in una città come Siena, storicamente campione di autodeterminazione, debba essere un salentino come me (atavicamente abituato ad un Re che decide per lui) a dover fare una simile critica. 
Inoltre il sindaco dice che «il contributo al risanamento dell’Università deve provenire dall’interno dell’Ateneo perché il vezzo di far pagare a piè di lista a (…) tutti noi (…) gli errori che vengono fatti io credo che sia un vezzo che non deve essere permesso a nessuno neanche alla nostra Università».
 Beh, l’alzata d’ingegno è senz’altro nobile perché è un invito chiaro a non fare ulteriori errori di gestione dell’Università, tuttavia suggerirei al sindaco a considerare che i 200 milioni di debito dell’Università sono soldi allegramente e scelleratamente travasati dall’Università al territorio di Siena. Non sono soldi che si sono persi o che sono stati portati via da Siena da qualche scippatore di passaggio. Penso che il Comune possa e debba fare qualcosa per restituire all’Università almeno una parte dei soldi che il territorio del Comune ha indebitamente e allegramente ricevuto dall’Università. 
Il Comune deve farlo prima che gli Ottomani depongano il Basileus per impiantarsi loro.

18 Risposte

  1. I tavoli istituzionali sono tutto fumo come per il resto, e per di più senza convocare che i sindacati di ‘regime’ o giù di lì…
    Perché il sindaco non ha invece rimproverato i rappresentanti del Comune in CdA che non gli hanno mai, in tanti anni, riferito di problemi emersi all’Università? Eppure le riserve messe a verbale dalla Muscettola le avevano sentite, no? E i compagni di partito professori che pure erano presenti che facevano? Dormivano? I vari Riccaboni, Focardi, Detti, Piccinni ecc., per non far nomi, dov’erano?
    2+2 appunto… Archie

  2. È ancora Università?
    Questa riflessione è del 1989 e il titolo è redazionale. Per chi non lo avesse conosciuto, il Prof. Comparini è stato maestro della Scuola Anatomica Senese dell’Università di Siena per quasi quarant’anni.

    Leonetto Comparini (1924-1999). «Diciamo chiaro che l’Università è Scuola: la Scuola delle scuole: e che da sempre nella scuola c’è chi insegna e chi impara: ci sono i maestri e ci sono gli allievi. Allievi tutti lo siamo stati, perché docenti universitari, esperti cioè nell’insegnamento e nella ricerca e capaci di guidare l’uno e l’altra, non si nasce né ci si improvvisa. Si diventa; e ci vuole una maturazione lunga – tanto lunga che non finisce mai – e l’impegno, il lavoro, la fatica di tutti i giorni e – il che non guasta – la necessaria capacità. Ed è la “Scuola”, detto tra virgolette, che fa da incubatrice in questo processo alla nascita, e dopo guida la crescita fino al suo compimento. Questa realtà della Scuola universitaria, che naturalmente si rinnova traendo alimento e sostanza dalla sua stessa vita, è la spina dorsale dell’Università. Non nego che possa venir fuori domani qualcosa di diverso: ma certo non sarà più l’Università.
    Io sono felice di aver vissuto pienamente questa realtà. Debbo dire che se qualcosa sono riuscito a dare – e penso, in tutta franchezza, di averlo fatto – molto anche ho ricevuto da questa straordinaria esperienza.»

  3. Lega NordLega Toscana
    Segreteria Provinciale di Siena

    Cosa sta succedendo al nostro Ateneo? Chi si mette a leggere le numerose notizie che si susseguono in questi giorni, rischia solamente di non capire nulla della reale situazione della nostra Università. In particolare, gli scontri personali fra i rappresentanti delle Istituzioni avvenuti in questi giorni mirano solo ed esclusivamente a cambiare il vertice dell’Università ed a porre a serio rischio il futuro dell’antico Ateneo, accelerando, così, l’intervento commissariale sullo stesso.

    Qualche tempo fa auspicammo un intervento della Banca Monte dei Paschi a tutela del nostro Ateneo: a tutt’oggi, invece, da Rocca Salimbeni non è trapelata alcuna certezza. Questa è una chiara strategia politica.

    La responsabilità primaria di questa situazione di stallo sembra, infatti, dipendere da una sola persona, il Presidente della Banca Monte dei Paschi, che tiene tutti con il fiato sospeso, in quanto, da cinque mesi, risponde, sì, alle richieste dell’Università circa la linea di finanziamento che dovrebbe essere concessa, ma lo fa ponendo ulteriori, nuove domande. Il Piano di Risanamento dell’Ateneo si pone proprio in quest’ottica, rispondendo alle richieste della Banca in modo chiaro, ma ancora, nonostante i sacrifici, le risposte del Monte e di Mussari tardano a venire ed il tempo dell’attesa, ormai, è abbondantemente scaduto. Anzi, è proprio finito.

    Hanno ben detto le Liste Civiche Senesi: in tutta questa situazione, solo ed esclusivamente gli interventi del Governo hanno permesso di salvare, fino ad oggi, il pagamento degli stipendi, inadempienti per quanto riguarda il mancato pagamento delle trattenute fiscali. Ma anche l’opera di risanamento, attuata dai vertici dell’Ateneo cittadino, ha ampiamente dimostrato di porsi sulla giusta strada. Allora perché tutto questo “puzzo” e questo ingiustificato stallo?

    La notizia data dai Sindacati Confederali, riguardante un presunto ed allarmante taglio di organico, come deve essere presa? Una strategia per “lavarsi le mani” o, magari, cosa più probabile, tendente ad accelerare l’intervento commissariale sui vertici dell’Ateneo?

    L’esubero di personale della nostra Università non riguarda, infatti, solo i docenti, ma tutte le categorie, visto che il rapporto, nel 2008, è stato vergognosamente di 1 unità di personale ogni 3,8 studenti, con ben 1.400 unità di personale tecnico – amministrativo (poco più di 1.100 a tempo indeterminato, 300 circa a tempo determinato), a fronte di 17.000 studenti.

    È inaccettabile qualsiasi “morale” da quella classe politica (perché tale è o per lo meno della politica si pone neppure tanto velatamente al servizio) che ha prodotto lo sfacelo dell’Università e che invece ora si vorrebbe proporre come “paladina” del risanamento dell’Ateneo, magari auspicando il ritorno ai tempi degli sprechi, delle assunzioni di massa, delle illegalità diffuse. Chi agisce in un determinato modo, affermando cose riconosciute come falsità da altre sigle Sindacali e dal Rettore stesso, sta facendo letteralmente del “terrorismo” tra il personale ed i dipendenti. Tutto ciò la Lega Nord Toscana non può accettarlo. Tutte le Istituzioni cittadine e le Forze politiche, a nostro giudizio, devono porsi a difesa dell’Università, che è il bene più prezioso del quale possa disporre la nostra Città, contro logiche incomprensibili ed inaccettabili.

  4. Ovunque un disastro come quello dell’ateneo senese sarebbe risolto con il tempestivo intervento dell’autorità politica e giudiziaria, che in simili situazioni hanno un compito preciso e obbligato: commissariare, individuare e punire i responsabili, congelare i loro beni a cominciare dagli stipendi (come si usava nell’ateneo senese allo spirar del primo venticello penale…).
    Tira, invece, un’aria mefitica che tende a stordire e confondere le rare coscienze ancora attive, le sole a percepire il fetore emanato dai resti di quella che fu, fino ad epoche recenti, una gloriosa istituzione!
    Si moltiplicano impiegati ed uffici invece di informatizzare tutto, come si addice ad una comunità civile e moderna che punti alla efficienza e alla eccellenza. Si lascia affondare nella voragine finanziaria il corpo docente, indiscriminatamente e ingiustificatamente sacrificato agli interessi illeciti legati ad assunzioni e promozioni, riservate ad un personale amministrativo, che a ben guardare risulta tutto residente in città ed elettoralmente appetibile (per successive consultazioni rettorali, comunali, provinciali, regionali). I docenti non danno segni di vita e appaiono inclini al declino, pronti non solo a stringersi la cinghia ma a calarsi le braghe!
    Per questo siamo ridotti a tirar simboliche pietre da questo blog, ultima spiaggia per uomini liberi e docenti responsabili.
    Una università, che vende i propri gioielli immobiliari e non si impegna a recuperare il maltolto, che tenta in tutti i modi di nascondere responsabilità criminali, che offende i pochi determinati a scoprire e svelare fino in fondo il mastodontico malaffare, non è degna di rispetto né di salvezza.

  5. Lega Nord-Lega Toscana: «Ma anche l’opera di risanamento, attuata dai vertici dell’Ateneo cittadino, ha ampiamente dimostrato di porsi sulla giusta strada.»

    Il ministro Gelmini non la pensa così, visto che a causa del piano di risamento Siena non è stata neppure valutata (ved. classifiche odierne univerisità). Mi pare difficile sostenere “santi subito” governance amministrativa e Rettore…

  6. A proposito delle classifiche di oggi, mi sembra che si giochi con le cifre come con i curricula nei concorsi accademici: cioé i criteri variano a secondo di chi deve vincere il concorso. Non si spiega altrimenti, perché Bergamo è a ridosso delle prime se agli stessi bergamaschi (ho contatti di lavoro in quella città) a cui chiedi: “ti sei laureato a bg”? Ti rispondono quasi offesi: “noooooo! A Milano”. Di Roma “foro italico”, poi, ho appreso l’esistenza oggi (ma forse è una mia mancanza): mi sembra di capire che è l’ex-isef.

  7. È nel giusto chi parla di incredibile afasia del corpo accademico. Possibile che ci siano solo quattro o cinque DS/PD che non vedono che il momento opportuno per far fuori il rettore e prenderne il posto? Gli altri non sanno proprio far nulla? Vi ricordate quando uno di loro (Calabrese, mi pare salvo errore) disse che Siena non aveva un ceto dirigente? Più che altro è l’Università che non ha un’élite degna di questo nome, pronta a uscire dai laboratori e dalle biblioteche quando necessario. Perdio, sveglia, sveglia!
    L’articolo dell’ultimo “Mondo” ha ricordato che anche Focardi è sotto il tiro della giustizia. Se ormai anche lui è bruciato non sarà che debbano farsi avanti facce nuove e non quelle dei soliti presidi o ex-presidi in qualche modo corresponsabili del disastro?
    Non si può restare alle scaramucce personali come quella sul nuovo preside di Medicina pubblicate da Zoom. A proposito, non l’ho più visto in circolazione. Non sarà morto voglio sperare. Aveva una sua insolita vivacità come fonte di informazione alternativa alle solite voci di regime.
    Archie

  8. Le Liste Civiche. Dalla lettura degli articoli pubblicati sulla stampa locale e nazionale nel più recente periodo, c’è da chiedersi cosa c’è dietro tutta questa bagarre mediatica e se, dietro l’apparenza di una serie di esternazioni, sia davvero autentica la volontà di tutti di “salvare” l’Ateneo. Non possiamo fare a meno di osservare che siamo in piena campagna di iscrizioni all’università e che la serie di articoli apparsi su testate giornalistiche esterne alla nostra provincia ha l’odore di una concorrenza esasperata e cinica, di una caccia al nuovo iscritto che, in un periodo di vacche magre, si fa sempre più agguerrita. Insomma… Mors tua vita mea! Quello che abbiamo letto sulla stampa locale, invece, ha tutta l’aria di essere improntato a fini diversi. In primo luogo, all’obiettivo di tenere sotto costante pressione i vertici dell’amministrazione (su tutti il Rettore Focardi) perché possa essere indotto a scelte dimissionarie che acquisterebbero il significato di una resa e del riconoscimento di responsabilità su cui sarà la magistratura a fare chiarezza, ma che riguardano livelli diversi e, per quanto riportato dagli organi di informazione, sono anche datati nel tempo. Al riguardo non possiamo fare a meno di ricordare che proprio Focardi, e non altri in passato, ha denunciato alla magistratura il crack finanziario. Altro obiettivo sembra quello delle altre istituzioni cittadine di fare un bel cordone intorno al Rettore Focardi prima di concorrere a trovare soluzioni che, per ora e ormai da mesi, sono solo affermazioni di principio considerato che, ad esempio, il Monte dei Paschi non ha ancora sciolto i dubbi sul finanziamento del mutuo richiesto dall’Ateneo. Allora c’è da chiedersi se questo cordone non sia più che altro uno strumento per condizionare comportamenti e decisioni e per concorrere a determinare il prossimo Magnifico dato che, in ogni caso, si avvicinano i tempi delle votazioni.

  9. Senza tanti giri di parole che puzzano di viltà e complicità: cosa si deve fare per sapere chi sono i criminali responsabili della voragine? Verranno loro espropriati beni a risarcimento dei danni? E sarà espiata la pena che meritano? Si arriverà ad una esatta ricostruzione della destinazione di un così ingente capitale? O in questa città si finge che non sia successo niente perché ognuno è stato pagato con parti magari minime della refurtiva, distribuite a pioggia? CL

  10. Caro Prof. Loré
    la risposta alle sue domande qui sopra è: no! No perché la questione non riguarda la magistratura; no perché non si tratta di un malloppo asportato, ma di uno stillicidio durato anni (un numero preciso di anni); no – per concludere – per tutte le ragioni che ho esposto qui: https://ilsensodellamisura.com/2009/07/per-una-storia-degli-ultimi-10-anni-delluniversita-di-siena/comment-page-1/#comment-2926, segnatamente nella parte dove si tratta delle responsabilità politiche e accademiche degli organi di governo i quali, come Lei ben sa, sono ancora intatti e intoccabili, evidentemente.
    Un cordiale saluto dal Favi di Montarrenti

  11. Invece la distorsione di denaro pubblico riguarda proprio la magistratura. E se no chi? Che poi la mafia politica e accademica con i vari Intoccabili sia ancora fetente e potente non credo vi sian dubbi. Lo “stillicidio” deve e può essere risarcito, non occorrerebbe un Holmes per capire chi è stato a fare il buco o i buchi nel groviera. Da sé i denari non si son volatilizzati.
    Bardo

    P.S. – Il comune dava spazio alle iniziative dei noti cialtroni proff di “sinistra” e l‘Ateneo forniva gli assessori alla cultura. Non è indizio di colpa questo, chiedo? A braccetto con Vediomarequantebbello non ci andavo io.
    Bardo, l’amico del Savonarola

  12. … non sapevo che tra le tante leggi ad personam fosse passata anche la depenalizzazione del furto continuato di pubblico denaro: discretamente si attinga con adeguate tubazioni dai vari depositi monetari! Il trionfo del senso della misura: si rubi, ma piano, lentamente, giorno per giorno …

  13. Caro Professor Loré,
    non intendevo questo. Mi sono effettivamente spiegato male. Intendevo dire – come ho scritto nel post che ho linkato – che, a parte il giusto, ma che richiede tempi tecnici, lavoro della magistratura, quest’ultimo non può riguardare le responsabilità politiche e accademiche. Siamo d’accordo quindi sul fatto che l’esito più opportuno di questa ignominiosa vicenda sia – tout court – il commissariamento.
    Quello sì che farà chiaro sulle responsabilità non tanto penali, civili e amministrative (ivi comprese quelle dei rappresentanti negli organi di governo e quelle legate alla fase resarcitoria del maltolto), ma su quelle per le quali i giudici non hanno competenza. Assumere a capocchia tanto personale docente che non docente, senza badare alla copertura finanziaria, non comporta solamente responsabilità valevoli di fronte ad un tribunale della Repubblica, ma anche l’aver creato e cristallizzato un sistema di potere e di malgoverno dell’Ente, basato su tutti i criteri possibili salvo che quelli di una corretta e buona amministrazione, che nessun Procuratore della Repubblica ha la competenza per affrontare. Ergo, di nuovo, concordo con Lei sulla necessità di aderire alla seguente proposizione: venga il diluvio e stiamo a vedere che succede. Sicuramente peggio di quanto è successo finora dubito si possa fare.
    La saluto cordialmente dalla Colonna di Montarrenti

  14. … grazie per il chiarimento: tengo a precisare che lei rappresenta uno dei pochi riferimenti preziosi in un panorama desolato oltre che un conforto psicologico per chi ha la sventura di scrivere della decadenza della propria università!

  15. Scusate, voi fate discorsi sofisticati sul numero dei corsi (che comunque quest’anno bisogna assicurare per come sono nel manifesto!), ma io devo aver perso qualche passaggio: ma se i tre complessi sono venduti, quali sono i soldi prestati dal MPS? Se i soldi sono altri (70?) rispetto a quelli della vendita (i 40), non sono in questo modo meno garantiti? O è solo un modo per avere in pugno l’università, come qualcuno ha scritto su questo blog?
    Ad Arlecchino, che deve aver preso un colpo di sole, ricordo che la sua idea liberal-liberistica presuppone un’università di élite e di sole discipline umanistico-sociali; noi scienziati in senso stretto come facciamo con i laboratori improvvisati dagli studenti senza soldi?
    Archie
    Archie

  16. Dichiara il sindaco di Siena Maurizio Cenni (La Nazione Siena, 16 ottobre 2009):
    «Siamo addirittura disponibili a capire se esistono possibilità di aprire liste di mobilità con un accordo da siglare con i sindacati, sempre su base volontaria.»

    E così, finalmente, dopo un anno è «addirittura» disponibile a “capire” se esistono possibilità… Forse nell’ottobre 2010 sapremo qualcosa. Nel frattempo mandiamo in pensione i docenti e chiudiamo una cinquantina di corsi di laurea per mancanza dei requisiti minimi.
    Gino Greco

  17. «Scusate, voi fate discorsi sofisticati sul numero dei corsi ecc.» Archimede

    Archimede, poiché l’università produce “corsi” e non salame, il passaggio sottolineato da Gino Greco mi pare ineludibile: aggiungi che la Ministra sta per dar luogo ad un ulteriore giro di vite in merito ai requisiti minimi, che costringerà ad ulteriori, dolorose amputazioni. Se cumuli questo agli altri problemi, alla fine è ben difficile capire cosa resterà dell’ateneo senese.

  18. Per carità, ok! Ma se l’università non produce un nuovo gruppo dirigente, i docenti dormono sonni beati, e continuano ad affidarsi ai vari Focardi, Riccaboni, Detti e compagni; anche ci desse 100 corsi in più la Gelmini non si risoverebbero i problemi.
    Esempio matematico per la serietà delle intenzioni del Comune. In questa situazione esso promuove l’integrazione con l’Università in modo davvero singolare: con un bel convegno che rimette sotto i riflettori i soliti ‘ignoti’: andate a vedere cos’è il regime a
    http://www.comune.siena.it/main.asp?id=7788
    Archie

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