Per far posto a 60 raccomandati quanti ricercatori sono stati sacrificati sull’altare del Centro che doveva curare l’immagine dell’ateneo senese?

StemmaUnisiStavrogin. Trovo sorprendente in particolare l’atteggiamento sdegnoso delle autorità locali verso l’università: per anni proprio loro, ossia le loro congregazioni politiche hanno fatto del bieco clientelismo (voto di scambio) mungendo fino a disseccarle le mammelle dell’ateneo; hanno dirottato qui cascami del mondo politico, personaggi dell’entourage senza titoli accademici chiaramente riconoscibili, figure di rappresentanza solite a rimbalzare da un ente all’altro come api di fiore in fiore, a non fare un’emerita minchia, ai quali si è osato (noblesse oblige) persino proporre carriere accademiche o contratti che un miserrimo ricercatore vero, che pertanto avesse “solo” i propri titoli scientifici e accademici, non si sognava nemmeno. Vorrei sapere quanti ricercatori sono stati sgozzati sull’altare del famoso centro che doveva curare l’immagine (a posteriori, di merda) dell’ateneo, per far posto ad una sessantina di raccomandati. Per i figli, parenti, amici e famigli della congregazione vi è stata un’autostrada a scorrimento veloce che i figli di n.n. non hanno mai avuto: l’università è stata vista alla stregua di un ente come un altro, al quale estendere le stesse pratiche solitamente poste in atto in altri enti pubblici (la famosa “autonomia” universitaria… eh,eh!). Ma perché parlo al passato?

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18 Risposte

  1. Tutto ben detto, stavrogin, e aggiungerei dell’altro:

    Secondo me non è affatto vero che, come si dice su un altro blog senese (http://www.stefanobisi.it/?p=1808) l’università negli ultimi anni sia stato un corpo separato dall’amministrazione cittadina, mentre questo non si verificava nell’età dell’oro del passato. Tutto il contario.
    L’università era sempre stata, giustamente, una entità autonoma, il cui ruolo nella vita cittadina era quello di una apertura verso il resto del mondo (nel suo piccolo: è stata sempre una università minore, in cui alcuni grandi sono venuti, grazie al suo inserimento nel circuito culturale, per caso o di passaggio) e della cultura “universale” (da cui “universitas”), di cui la città ha sempre avuto, e mai come oggi avrebbe, un grande bisogno. E sui rapporti non proprio idilliaci con le amministrazioni di allora basterebbe ricordare le diatribe di allora sulla proprietà dell’ospedale delle Scotte.
    È proprio solo negli ultimi anni che il legame si è stretto, sotto la spinta della malintesa “autonomia locale”, con gli effetti che dici e che rischiano, a quanto pare, di aggravarsi ulteriormente, chiudendola sempre di più nel recinto degli interessi locali (monte dei paschi, comune, provincia, curia, sindacati, partiti, contrade, circoli) e separandola dal mondo vero dell’universalità.
    Ma non sono certo che si siano sacrificati ricercatori sull’altare del centro di comunicazione marketing, né che esso sia sorto all’unico scopo di assumere raccomandati. Si è trattato, è vero, di un investimento rivelatosi dissennato e che ci costerà di non poter assumere alcuni ricercatori: ma ora, non allora, poiché i numeri mostrano che allora si è fatto e l’una e l’altra cosa, in abbondanza e senza molto criterio, riducendo i conti a quello che sono. Ma il centro – l’ho scritto altre volte – a suo modo funzionava allora molto bene ed aveva un suo posto nelle strategie di quella amministrazione universitaria. Di alcuni aspetti di quelle strategie ancora oggi l’università gode dei vantaggi. Molti altri e più importanti ne mettono invece a repentaglio l’esistenza o, come scrivevo sopra, l’autonomia e le prospettive. Si tratterebbe di discutere quali siano gli uni e gli altri, e, a partire da questo, come le strategie vadano cambiate.
    Uno di questi aspetti secondo me è quello che anticipavo pocanzi fra parentesi: si è voluto pretendere che l’università fosse più grande ed importante di quello che le sue forze reali permettevano. Come se il Siena, col suo stadio e i suoi giocatori di seconda o terza scelta, potesse essere il Real Madrid.

    saluti scettici
    sesto empirico

  2. Caro Stavrogin,
    il problema non è tanto questo, quanto il fatto che nonostante tutto questi personaggi continuino ad imperversare accreditati come menti del sistema PD. È un tutt’uno con la mancanza di chiarezza sulle responsabilità. Se gli storici dell’Università non ci sanno dire chi, dagli anni ’90 in poi, ha speso tot per tale cosa e tal’altra che storici sono? Guardare il “Metìs” ora in distribuzione per rilevare la assoluta impermeabilità a qualunque evento dell’establishment colto della sinistra senese. È sconcertante, vi assicuro. Può cadere qualsiasi muro ma certi legami personali e politici sono come rocce e i politici li sopportano dato che tutto sommato si accontentano di poco. Nessun professore serio è mai entrato in Deputazione Fondazione MPS: autocoscienza della propria inutilità?
    Nonostante lo stato confusionale del PD che, per chi non è di Siena, va ricordato. Il sindaco, che praticamente e sciaguratamente ha la maggioranza in Fondazione quindi Banca è stato rimbottrato da vari sindaci PD e dai segretari provinciale e comunale, il famigerato on.le Ceccuzzi che chi legge l’Ascherino conosce bene, per le nomine che ha fatto – peraltro sulla linea, modesta, di quella dell’altra volta: quindi il problema non sono le nomine ma la tenuta del PD.
    Ebbene, per la prima volta l’elezione delle cariche maggiori della Fondazione oggi è andata buca per evidenti gravissimi dissensi su tutto! Il sindaco ha fatto tre riunioni con i suoi 8 eletti per dire che? Tutto segreto alla faccia della trasparenza e democrazia. Badate peraltro che per statuto una volta eletti i membri della Deputazione dovrebbero andare per conto proprio avendo lo statuto solo come bibbia… è l’autonomia della funzione, ma Siena conosce questa e ben altre anomalie.
    Quindi PD in stato confusionale che non è propriamente la cosa migliore nel momento in cui la sua banca deve salvarci. Con quali soldi? Stasera la voce del ‘regime’ (in modo informale, signori giudici, non diffamo nessuno! È un modo abbreviato per esprimersi e intendersi subito) ha comunicato che in val d’Elsa sono furiosi per aziende che chiudono e hanno difficoltà ad avere finanziamenti: il nome non è stato pronunciato naturalmente (si può ricordare solo per le cose buone e sante!) come volevasi dimostrare. A chi accennavano? Con questo interrogativo angosciante vi lascio a una buona serata.
    Archie

  3. La vicenda della legge elettorale per la Regione toscana è stata così squallida che ho rifiutato ogni apertura di computer per giorni (sapete: no alle preferenze per accordo PD-PDL e sbarramento del 4%). Ora rientro e trovo tutto più complicato. Ma che cosa vuole in concreto il MPS chi lo sa veramente? quel che si legge sui giornali normali (quelli senesi mi sfuggono per lo più) ha declinazioni molto differenziate.
    Vedo che la Fondazione è coinvolta dal generale dramma PD- In più vi ricordo che il Cenni scade tra due anni (no?) mentre i suoi nominati rimarranno in carica per ancora due anni a contatto con nominati da potenti che ci saranno oltre il Cenni, come il Bezzini, braccio destro del Ceccuzzi, che ha preso le distanze dal Cenni per ovvi motivi. La barca senese affonda senza i soldi della Fondazione e lui (Ceccuzzi) deve smarcarsi se vuole fare il sindaco: PD ma della discontinuità nel 2011. Come Renzi qui da noi: cambiare la faccia per non cambiare niente?
    Cenni è un padrone dimezzato non sopravvivendo ai suoi nominati e al presidente e gli altri che da loro (suoi nominati) farà eleggere (rinviato a domani il voto, vero?).
    Questo sistema senese palesemente assurdo NON ha avuto nessun universitario che lo criticasse a mia conoscenza. E pensate che c’è un’autorevole facoltà di scienze politiche! E non parliamo dei sottili storici politici di Lettere. Tutti ad aspettare di poter mungere vivendo in una fervida speranza. tenete conto che lo Stato alle istituzioni culturali, hanno detto i giornali di questi giorni, dà pochi milioni di euro. La Fondazione dà (meglio forse sarebbe dire ‘dava’ fino a ieri)dieci-venti volte tanto! Mentre l’università muore milioni di euro sono da anni assicurati a Biotech e Toscana Life Sciences e ora anche alla ricerca nanotecnologica della Normale di Pisa.
    Nessuno ci dice chi voterà Bertelli: il rappresentante del Rettore che parte può avere in queste elezioni? la frattura entro il PD gli dava delle chances enormi, ma che tipo è? non l’avete mai letto come pensatore o osservatore politico a Siena?
    Che Dio vi salvi cari amici!
    a.

  4. Sulla base di quanto viene asserito qui sopra, mi sorge spontanea una domanda: come mai tutte le volte che si parla con qualche rappresentante del PD senese, di questa o quell’altra sponda non fa differenza, e tale attegiamento peraltro si riflette regolarmente a livello nazionale, sempre e comunque ci si sente asserire che “non c’è un progetto”? Qualsiasi critica proveniente da quella parte politica – non che l’altra sia migliore intendiamoci bene – termina con: non c’è un progetto, non si intravede il disegno. Mi starebbe anche bene se solo riuscissi a capire qual è il loro di progetto. Per esempio la Meloni ha recentemente criticato il Sindaco Cenni per le nomine, dicendogli sui giornali: non si capisce in base a quale disegno queste nomine siano state fatte. Benissimo! E quale sarebbe stato il disegno della Meloni? O dovrei dire meglio del suo padrone Ceccuzzi? E quale sarebbe il progetto che stava dietro alla creazione ed all’implementazione di un’Area Comunicazione e Marketing con 54 (non sessanta Stavrogin, ma sono un’enormità lo stesso) persone (tutte di un certo livello economico e tutte – ça va sans dire – della medesima parte politica e addirittura qualcuna della medesima famiglia)? In cosa ha funzionato, ammesso che non avesse potuto farlo con meno persone, come credo?
    Sempre bisognerebbe avere un’alternativa pronta e credibile quando si sostengono certi argomenti. Alla mia proposta ormai annosa di spianare gli organi di governo dell’Ateneo che hanno fatto più danno della grandine, mi si risponde da parte di qualcuno che non servirebbe a niente perché sono organi elettivi ed evidentemente avevano un consenso bulgaro. Vero, dico io, ma se non ci si mette mai a cambiare le cose, non ce la faremo mai ad uscire da ‘sto merdaio che ha dei precisi responsabili. Anche perché argomenti di quel tono portano ad analogie che non sono verificabili. Io non sono convinto che sia stata una soluzione accettabile far fuori il Duce e tutti i suoi più immediati collaboratori ed appenderli a testa in giù e prenderli a sputi a Piazzale Loreto; trovo che una Repubblica democratica che nasca da un atto del genere abbia poche possibilità di svilupparsi e rimanere democratica. Tuttavia che delle responsabilità costoro (non tutti, la Petacci per esempio no) le avessero, mi pare evidente. Insomma, cosa si propone in alternativa all’azzeramento delle cariche che esercitate a pene di segugio, sia pure con maggioranze bulgare, hanno portato ad un cataclisma di questo genere? Per dare un suggerimento e continuare nell’analogia, potrei dire che il Duce e i suoi collaboratori prima di essere condannati a morte, per dire, avrebbero potuto essere sottoposti a processo.
    Come di consueto, dalla Colonna vi saluta il Favi di Montarrenti

  5. Ok, Favi, ma il birbissimo Arlecchino (bentornato a proposito) ci ha fatto un’accusa grave. Questa città e le sue istituzioni sono tutte quale più quale meno condizionate dalla Fondazione MPS. Ebbene, non dovrebbero andarci i migliori in assoluto, selezionati dopo infiniti controlli e eventuali sorteggi anche come nei sistemi elettorali della grande Repubblica di Venezia? Niente, invece solo quelli cui il sindaco dice di presentare domanda con grande probabilità. Perché? Perché lui non deve motivare un bel nulla, né sono previsti colloqui per approfondimenti sulle qualità del candidato. Insomma il concorso è una burletta come lo è l’autonomia statutaria una volta eletti: “non rispondono all’ente”. Ma fatemi il piacere! Il sindaco li ha visti tre volte prima della riunione oggi e li vedrà di nuovo prima di quella di domani (sì, è così) alle 17, così chissà quanti altri incontri per farsi spiegare che volevano gli altri, che vogliamo noi ecc. ecc. Bertelli doveva votare per Mancini che ha avallato l’incredibile operazione suicida, l’acquisto Antonveneta?
    Tutti abbottonati all’uscita, come si conviene a nominati da enti pubblici per finalità pubbliche! A questo è ridotta la democrazia PD in città. I cittadini non han diritto di sapere che verte il dissenso all’interno del PD locale?
    Ma ha ragione Arlecchino: fa specie questo assordante silenzio degli accademici: in “Metìs” si occupano di Berlusconi. Ma se è cotto! Guardiamoci intorno qui a Siena, non sarà meglio?
    Archie

  6. […] Il senso della misura » Per far posto a 60 raccomandati quanti ricercatori sono stati sacrificati s…. […]

  7. Si è qui parlato anche di storia. Rilevo in un intervento che la Petacci era innocente: a parte la definizione di esaltata e di idiota fatta dalla Mussolini, ci sono lettere in cui ella incita il duce a far fuori i traditori e a mostrarsi al popolo: aveva delle responsabilità nella dittatura anche lei – può piacere o no, a Sgarbi e quant’altri, ma è così. Sulla casta locale: è sempre stato così. Una aristocrazia dominava nel pci e la plebe doveva portare i voti: poi eran premiati magari col titolo di prof i vari leccastivali e pennivendoli. I regimi dell’Est son crollati proprio perché si son staccati dal popolo. Le premesse eran buone: maggior democrazia, potere al popolo, ecc. Ma anche colà vi eran i vari ducetti che ben conosciamo. Ex straccioni diventati bancari e nemmen precari! Una fame di arraffare che fa invidia ai berluscones. La mutazione antropologica ha contagiato anche loro. Erano in corsa da tempo. Napolitano era “migliorista” anche quando faceva introduzioni ai libri di Lenin (qualche giorno lo cito… in giudizio).
    Giudizio amici! E perseveranza! Obiettività e passione!
    Bardo.
    Ciao ciao
    P.S. Che l’università abbia escluso i migliori e intruppato le merde e i leccaculi è, tuttavia, una palese verità. Qui sono in sintonia e io lo vo denunciando da tempo. L’elite era solo di lestofanti borghesi arrampicatori sociali. Il resto era considerato pattume (dal pattume or citato). Ma perché parlo al passato?

  8. Addenda
    In città c’è poi es,. di ipocrisia “politica”. Metìs non è da meno. Io temo Franceschini quanto Berlusconi. Sono inciucisti. La nostra festa, il palio, dicono i maggiorenti per raccattar voti. Poi arrivano i tartuchini e imbrattano i muri e addio decoro urbano. Il sindaco – non me ne voglia – assieme al rettore Tartuca dice: none, un si fa così… Ma che s’è accorto ora di questo esubero? E quando gli istriciaioli vomitaron sterco giù per Vallerozzi? Io stesso ho visto il negozio del Masoni di abbigliamento in via di città pieno di popò di cavallo.
    Un saluto mefitico medieval-plebeo
    Bardo

  9. Paolo, non ho detto che era innocente, ho detto che non faceva parte del governo e che quelle responsabilità non erano sue. Scrivere lettere al ganzo in cui si auspicano soluzioni barbare e incivili non avendo alcuna carica, se non appunto quello di ganza del capo, non comporta alcuna responsabilità se non etica (e quindi non passibile di processo e condanna). Inoltre ho chiuso sostenendo che non è che non andavano puniti i responsabili (veri o presunti, ma più quelli veri), ma che tali punizioni sarebbe stato più opportuno farle passare dagli organi preposti, nel caso specifico un tribunale. Questo per essere d’accordo sull’inopportunità di fucilare la gente contro i muri (quello che in un primo momento si voleva fare figuratamente anche per la questione “Ateneo”) e poi appenderla al pubblico ludibrio senza neanche processarla, ma non essendo d’accordo sul lasciar perdere perché “erano tutti d’accordo”. Il parallelo fra l’altro torna perché anche lo zio Benito aveva un consenso bulgaro eppure in molti, moltissimi hanno pensato bene di scendere dal carro e sputare sulla mano dalla quale avevano ricevuto abbondanti pasti. Quello che fra l’altro nel nostro caso qui non pare essere successo, il che fa ritenere che il precedente (ma neanche tanto precedente) “regime”, fatte le debite proporzioni per carità, fosse anche peggio di quello del Ventennio.
    Un chiarificatore Favi di Montarrenti

  10. Quel che dici è certo… però, da storico, io inquadro il tutto nell’epoca! È vero infatti che Benito aveva un forte consenso, come lo ha Berlusconi… Negare il fatto non serve. Io mi concentravo sulla mutazione antropologica. Del resto, poi, un forte consenso lo hanno avuto anche qui quelli della casta. Solo pochi non si facevano abbagliare dal fatto che eran “rossi” al “servizio del popolo”. Ma ecco dove porta la demolizione didattica e il mettere in cattedra ignorantoni ma fedeli servi di partito.
    Tutto qui.
    Paolo

    P.S. Tieni conto che l’odio per Mussolini, dopo la disfatta bellica, divampò forte. Era impossibile salvare la ganza del duce, almeno io credo. Quanti innocenti ha divorato la rivoluzione? E a volte neppure i capi possono impedire gli estremismi della folla. Nessuno li può impedire. Mi diceva un nobile polacco che quando l’armata rossa giunse a Berlino, l’odio dei militari era tanto forte che sfracellarono un infante al muro, rapito da una culla. Senza contare i molti stupri. Chi aveva avuto i villaggi rasi al suolo era accecato dall’odio. Il senno di poi, nella storia, serve a poco: solo a cercare di evitare carneficine e errori…

  11. Voi siete troppo colti, io vado a “Metìs” gratuito in edicola, è più istruttivo della storia. Guardate i nomi che scrivono, in direzione, in redazione e che Dio ci-Vi salvi da questo PD, il grande porblema italiano, non l’unico naturalmente. Ma Berlusca passa, questi restano, in Siena e altrove!
    Cogitate gente perché i 2 di ieri più i 2 di oggi fanno sempre 4.
    Archie

  12. @favi “Per dare un suggerimento e continuare nell’analogia, potrei dire che il Duce e i suoi collaboratori prima di essere condannati a morte, per dire, avrebbero potuto essere sottoposti a processo.”

    Questo senz’altro. Magari direi “dovuto” piuttosto che “potuto”. Ma è tutto qui quello che vuoi dire che sostieni di non credere alla paligenesi giudiziaria?

    Nota che la frettolosa fucilazione del duce probabimente serviva proprio ad un rapido “azzeramento delle cariche” oltre che a tappare la bocca a possibili testimonianze scomode. Ma anche questo non ha evitato che buona parte della classe dirigente del dopoguerra venisse necessariamente da esperienze fasciste: vengono in mente Moro, Andreotti, Fanfani, Ingrao, ma l’elenco è probabilmente molto più lungo se si scende lungo i rami della pubblica amministrazione e dei partiti (incluso il PCI).
    Non è una impossibile epurazione che ha reso possibile l’avvento della (quasi) democrazia, ma la rielaborazione e la rinegoziazione dei concetti di base che avvenne in un dibattito di livello non disprezzabile nell’assemblea costituente. E certo, io avrei preferito senz’altro che le amnistie di Togliatti non ci fossero state, ma sono convinto che, a parte una serie di destini personali, per l’Italia sarebbe cambiato poco.

    Nota quindi che non sto affatto caldeggiando un’amnistia: anzi, una azione più rapida e precisa della magistratura sarebbe stata solo di aiuto. Ho già notato in passato (https://ilsensodellamisura.com/2009/08/per-il-risanamento-dellateneo-senese-e-necessario-individuare-tutte-le-responsabilita/comment-page-1/#comment-3007) che se il rettore Tosi fosse stato messo sotto accusa per il dissesto amministrativo, invece che per un fatto diverso, si sarebbero risparmiati più di due anni di ritardo e diverse decine di milioni di debiti (oltretutto in una situazione economica generale ben più favorevole). Sto solo ripetendo che non è dalla azione della magistratura che verranno le soluzioni, ma eventualmente da un lavoro di elaborazione da fare all’interno dell’università.

    Tu stesso del resto ai cacicchi del PD (che non credo tu consideri scevri di colpe) invece chiedi giustamente “qual’è il loro progetto?”. Ecco, secondo me è esattamente questo il punto anche nella situazione attuale e futura dell’università.

    saluti scettici,
    sesto empirico

  13. Apprendo ora che in Deput. amm.ce, oggi finalmente nominata, è entrato Alessandro Piazzi, già allievo di Tronti, filosofo cui è andata bene, se così vogliamo dire (mentre il Belli non è stato confermato: servire ai professori veri non paga): nato a Bergamo nel 1944. Laurea in filosofia. Ha insegnato nelle scuole medie e nei licei della provincia di Siena e dal 2000 al 2004 è stato docente a di Storia della Filosofia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena. Dal 1992 al 1999 è nel consiglio di amministrazione dell’Università di Siena. Nel 1997 viene nominato nel cda di Ticino Vita, Gruppo Monte dei Paschi. Dal 1996 al 2006 è membro del cda di Banca Toscana. Nel 2001 viene nominato vicepresidente del cda di Consumit spa. Nel 2002 è nominato membro del cda di Monte Paschi Banque Parigi. Dal gennaio 2002 riveste l’incarico di amministratore delegato della società Intesa spa e dal gennaio 2008 della società Estra srl.
    Che ne dite, invidiosi? In queste mani (visto che è stato anche in CdA dell’Università in anni rampanti e perciò è stato ora premiato ancora una volta) come potrà non esser salva la nostra Università? E voi vi occupate di impiccagioni storiche?
    Archie

  14. Ma posso chiedere a qualcuno sicuramente più informato di me come mai ad oggi il Sindaco aveva sempre fatto le nomine come cacchio gli pareva e ora gli si sta rivoltando contro praticamente tutto il PD della Provincia di Siena. Giuro che non ci capisco un’acca. Mi sembrava che sinora l’amico avesse fatto tutto quello che gli era stato ordinato dai padroni e dagli oligarchi. Mai ha preso una posizione non dico in contrasto, ma anche solo lievemente diversa da quella degli oligarchi e ora si fa sputare in faccia da quella ragazzina insulsa al servizio di un noto (noto nel suo quartiere intendo) politico ancora più insulso. Fra l’altro quanto a nomine fatte a cacchio mi pareva che il Rettore fosse stato imbattibile (anche quanto a mancanza di trasparenza, visto che non siamo riusciti a sapere in quanti avessero fatto domanda e di che qualità fossero queste domande alternative a quella del cavadenti), ma mi sbagliavo evidentemente di grosso.
    Uno sbalordito Favi di Montarrenti vi dà la buona notte.

  15. Caro Favi,
    provo a risponderti: è a seguito dei contrasti tra Cenni e Ceccherini (evidentemente è già partita la corsa alla successione del Cenni) con Alberto Monaci che sembra avere molto potere con i suoi “margherité” come dimostra l’aver puntellato Gabriellone Mancini in Fondazione. Anzi, c’è chi dice che Monaci sia anche più forte di Ceccherini (c’è di mezzo anche l’arcivescovo?) ma io stento a crederlo.

  16. Non vorrei fare il Guicciardini, ma credo che il Ceccherini ormai c’entri poco e quanto all’Alberto Monaci ci sarebbe andato volentieri lui in Fondazione a finire la carriera.
    1) Cenni è stato bambino cattivo stavolta (per il resto ha ragionissimo il Favi) perché ha inserito il Mariotti, reo di aver sfidato il Bezzini (-Ceccuzzi, aspirante successore come sindaco di Siena) al tempo delle primarie. Sono sgarbi che non si dimenticano…
    Cenni ha dovuto mettere persone anche modestissime ma di cui spera di potersi fidare (gli altri non han fatto diversamente) visto che ora non conta più niente. Cioè persone che non si comportino come lui fece con il Piccini.
    2) Brillante l’assenza degli universitari, non vi pare? Il rettore ha aiutato a rinforzare la nostra presenza. Bono anche lui.
    3) Circolata notizia sbagliata su ZOOM, scusate. Confermato che riuscirà da mercoledì 12. C’è da immaginarsi un Ascherone & soci in gran forma polemica. Gli scrivo sulle nomine.
    Archie

  17. Mi pare chiaro che in una vera democrazia (controllo dal basso e rotazione delle cariche) i responsabili del “buco” sarebbero stati individuati e puniti severamente (forse anche con pena capitale ove si chiarisse l’intascamento di denaro pubblico). Nella pseudo-democrazia nostrana i ladri e i mascalzoni quasi sempre la fanno franca.
    Da storico dico poi che l’amnistia Togliatti si estese a trentamila fascisti molti dei quali erano addirittura stati dei torturatori! È la politica dei “fratelli in camicia nera” degli anni Trenta. Persino un alto prelato si lamentò con Pajetta. L’amnistia fu uno “scambio” con la DC, nient’altro. Altro che “pacificazione nazionale”! Amnistiamo i vari ex rettori e baroni? Il Belli trombato?

    P.S. Il Piazzi, “filosofo” allievo del Tronti operaista. Ho conosciuto Tronti e assicuro che è molto incolore, nonostante le sue “boutade” su Marx. Se l’allievo supera il maestro l’Università è salva: ma ho molte riserve. Credo che il Piazzi nulla piazzi di nuovo e il Titanic sta per essere inghiottito dalle profondità abissali… Noi abbiamo avuto i Tronti e i trontini, invece i franciosi Lyotard, Barthes, Foucault… (seppur “creativi” eran testoni rispetto ai trontini…).

  18. Voi che sapete tutto, ma la Magistratura quando farà scoppiare la bomba? Perché Formisano studia studia ma per ora non ho sentito l’amato tintinnar di manette…

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