«La percezione che si ha di Siena è quella della terra degli impuniti»

Francesco Ricci

Francesco Ricci

L’innocente Siena (da: Sienanews, 20 luglio 2016)

Francesco Ricci. Certe assoluzioni possono sorprendere, ma non turbare. La storia del nostro Paese è piena di ribaltamenti della sentenza nel passaggio da un grado di giudizio all’altro. D’altra parte, anche certe condanne sono in grado di suscitare stupore nell’opinione pubblica, senza, però, indignarla.

Amministrare la giustizia, amministrarla bene intendo, è cosa maledettamente difficile – tutti ce ne rendiamo conto – complice anche lo squilibrio, di recente lamentato dal presidente del tribunale del Riesame di Reggio Calabria, tra il numero dei giudici e quello dei pm in servizio nelle procure: per ogni toga che conduce inchieste sono solamente due quelle impegnate nel giudizio. E questa è solamente una delle anomalie e delle disfunzioni del nostro sistema giudiziario. In materia di processi, però, la situazione che si è creata a Siena nel corso degli ultimi anni diverge da quella del resto del Paese. Conseguentemente, anche lo stato d’animo, almeno nelle persone oneste, all’indomani di certe sentenze, non è di semplice sorpresa o stupore, bensì è ispirato al turbamento e allo sdegno.

Perché dinanzi a vicende drammatiche (Banca, Università, Fallimento Mens Sana), che hanno messo in ginocchio la città e reso opaca la sua immagine nel resto d’Italia – ritorno da un viaggio in Liguria e posso confermare che la percezione che si ha di Siena è quella della terra degli impuniti – a tutt’oggi nessuno è stato condannato. Delle due l’una: o le indagini della Procura hanno imboccato sin da subito una strada sbagliata o progressivamente hanno smarrito la via giusta, finendo così col perdersi in un vicolo cieco. “Tertium non datur”, a meno che non si voglia credere che un fiume di denaro sia sparito sotto terra, novella Diana, “motu proprio” e che quindi non ci sia nessuno chiamato a rispondere e, soprattutto, a pagare.

Sia chiaro, non si desidera un innocente in galera, non si pretendono forche e cappi a tutti i costi. Ma i conti non tornano, non tornano affatto, non tornano mai, e dove i conti non tornano mai anche una parola bellissima, come “verità”, non significa più niente. C’è stato un tempo nel quale vivere a Siena era motivo di orgoglio.

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Sempre primo l’ateneo senese: non microscopi per gli studenti ma “comfort room” per i dipendenti all’insegna di cazzuola e baguette

FHA distanza di più di cinque anni dalla scoperta della voragine nei conti dell’università di Siena, ha senso parlare dell’ultimo rinvio del processo, quello di ieri al prossimo 8 luglio? E che dire della costruzione delle “comfort room” per i dipendenti del Polo Scientifico Universitario di San Miniato, mentre gli studenti attendono ancora, da almeno cinque anni, l’acquisto di moderni microscopi binoculari? Vedremo! Intanto gustiamoci questo simpatico intervento di Gramellini sul Presidente francese.

Ma come fa? (Da: La Stampa 14 gennaio 2014)

Massimo Gramellini. Chiedo scusa per la futilità dell’argomento, ma i traffici sentimentali del presidente Hollande (pronuncia: Olaond, con bocca storpiata in una smorfia parigina di fastidio) suscitano in noi, maschi banali e insensibili alle grandi questioni geopolitiche, una vibrante e insopprimibile curiosità: come fa? Come fa, dico, un ometto dal viso di meringa occhialuta a saziare e straziare legioni di cuori femminili? E non si sta parlando di suffragette libro-repellenti, incantabili da una collana di lapislazzuli o dal miraggio di una scodinzolata in tv. Le donne che quel signore senza carisma – ogni volta che apre bocca sembra il vicepresidente di se stesso – è riuscito a sedurre vantano fascino e personalità da vendere, oltre che una dose ubriacante di puzza sotto il naso. Eppure la statista raffinata e la giornalista unghiuta hanno baccagliato come tigri al momento della sua incoronazione, una di loro è in ospedale a curare lo smacco del tradimento, mentre la favorita del momento – un’attrice, ma naturalmente un’attrice impegnata – si è battuta per lui in campagna elettorale. E questo per limitarsi alla lista di dominio pubblico.  Come fa? Le ipnotizza con il suo irresistibile sguardo da sogliola alla mugnaia? O le conquista con uno di quei comizi che hanno fatto russare davanti alla televisione milioni di francesi? Al confronto Sarkozy è Johnny Depp. A proposito, non è che anche madama Bruni ha incontrato Hollande davanti a una tisana e… No, impossibile, e comunque non lo voglio sapere.

Un argomento trascurato nel dissesto dell’università di Siena

Condivido l’articolo di Raffaele Ascheri (da l’Eretico di Siena) che riporta il costo delle consulenze esterne: 2,7 milioni di euro corrisposti dall’università di Siena in sette anni ad alcuni professionisti per le loro prestazioni. A questo punto ritorna prepotente d’attualità la mia richiesta del 2006, tesa a sapere come siano stati spesi in soli tre esercizi 20 milioni di euro etichettati, eufemisticamente, come assegnazioni diverse.

Come distruggere un’Università: le consulenze esterne

Raffaele Ascheri. Nel mare magnum della maxi-inchiesta della Procura di Siena (Pm Nastasi e Natalini) sul clamoroso “buco” dell’Università, a parere ereticale un capitolo stimolante assai è quello delle consulenze esterne (a memoria, poco trattato anche dai blogger più “universitarizzati”, come quello di Giovanni Grasso e quello degli illuminati: se mi sono perso qualcosa, chiedo venia!). Dalla Relazione sulla verifica amministrativo-contabile dell’Università (effettuata dall’8 marzo 2010 al 21 maggio dello stesso anno, poi pubblicata il 28 luglio), a cura del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e dalla Guardia di Finanza a cura del dottor Giovanni Diana, infatti, si evincono nel dettaglio un sacco di cosine interessanti. Non nuove, ovviamente: ma documentate al centesimo…

L’estensore sembra stigmatizzare il ricorso sistematico alle consulenze esterne: l’Università di Siena non ha conferito nessun incarico tecnico a suoi dipendenti. In qualche caso – si dirà – era impossibile; in altri, forse cercando meglio qualcosa si poteva trovare, no? Gli architetti, i geologi, gli ingegneri, comunque, li ha chiamati dall’esterno. Vediamo con quali costi: anno 2003: € 632.688,00; anno 2004: € 349.107,00; anno 2005: € 578.239,00; anno 2006: € 387.540,00; anno 2007: € 84.230,00; anno 2008: € 276.499,00; anno 2009: € 414.826,00. Il tutto, per un totale – spalmato fra il 2003 ed il 2009 – di qualcosa come € 2.723.132,00. Ma la disamina ci dice anche – e soprattutto – altro, ben altro: che i beneficiati (di cui c’è l’elenco completo, ovviamente, anno per anno), risultano essere in pratica sempre gli stessi; peggio ancora (molto peggio…), si aggiunge qualcosa di tagliente assai sul come venivano scelti i consulenti: «affidamenti disposti intuitu personae, atteso che in nessun caso (anche per quelli di maggiore rilevanza economica) è risultata svolta una vera e propria procedura concorrenziale e, quindi, una selezione fra più soggetti».

E non è tutto, perché la furbizia è stata la molla dell’implosione del Sistema Siena (non solo all’Università, indubbiamente però paradigmatica): dal momento che la Legge (articolo 17 della legge 109 del 1994, in pieno clima Tangentopoli) obbliga a gare d’appalto o comunque a procedure di selezione per incarichi di progettazione o revisione superiori a quota 100mila euro, all’Università del Bengodi che si faceva, siccome s’era tutti più furbi di quegli altri? La stragrande maggioranza degli incarichi si facevano inferiori al prefato limite di 100mila euro, bypassando di fatto la problematica legislativa sopra citata. Vai con l’affido fiduciario, vai con l’intuitu personae: e s’è visto come è andata a finire…

A Siena la malauniversità è disordine strutturale, inefficienza endemica, organizzazione mirata a scopi diversi da quelli propri dell’università che, com’è noto, sono didattica e ricerca

Pubblichiamo la settima puntata del resoconto integrale dell’incontro-dibattito «Salvare l’università di Siena. Quale modello per il futuro?» La prima parte: «Ci sarà un risorgimento per l’università di Siena?». La seconda parte: «La crisi dell’università è crisi del “sistema Siena” e non può essere risolta da chi l’ha creata». La terza parte: «L’università di Siena è destinata per molti anni a stare in rianimazione». La quarta parte: «L’università di Siena è cresciuta in modo disordinato, senza criteri di omogeneità e di efficienza». La quinta parte: «Università di Siena: basta con l’autoreferenzialità e con l’autonomia dell’irresponsabilità». La sesta parte: «E il proliferare di master che non portano ad uno sbocco nel mondo del lavoro ma servono a far cassa».

Stefano Bisi. (Vice Direttore “Corriere di Siena”) Moderatore. Passiamo a Giovanni Grasso che è stato Consigliere comunale del Partito Radicale, quando era sindaco Mauro Barni. Mi ricordo che era un consigliere di opposizione. Allora, Giovanni, ti candidi come Rettore, visto che sei forse il professore che più esprime le sue opinioni sull’Università ormai da tempo? Forse avresti una base o no?

Giovanni Grasso (Docente universitario). Non credo di avere una base. Comunque, non credo neppure che questo sia il momento per candidature individuali che ubbidiscano a questioni di orgoglio personale. Con la grave emergenza in atto è necessario che tutti i colleghi che desiderano impegnarsi veramente a salvare l’Università costituiscano un direttorio, un comitato di salute pubblica. In questo modo non avrà importanza chi farà il Rettore, se sarà espressione del gruppo che avrà predisposto un progetto serio di risanamento e di rilancio dell’Ateneo!

Recentemente, mi ha colpito la lettura di un articolo sulla cattiva sanità, con il quale il magistrato Bruno Tinti ha chiarito il significato del neologismo malasanità”, spesso usato a sproposito. Ebbene, da lì vorrei partire e seguendo quello schema vorrei azzardare una definizione di malauniversità. A Siena, la malauniversità è disordine strutturale, inefficienza endemica, organizzazione mirata a scopi diversi da quelli propri dell’università che, com’è noto, sono didattica e ricerca. Occorre, però, dimostrare con esempi concreti la fondatezza di tale affermazione. È quello che cercherò di fare.

Il tema di questo incontro-dibattito «Salvare l’Università di Siena. Quale modello per il prossimo futuro?» solleva altri interrogativi. Dobbiamo chiederci: “Si può ancora salvare l’Università di Siena?” E un’altra domanda, collegata con la prima: “Gli organi di governo hanno mai adottato iniziative concrete per il suo salvataggio?” Per rispondere a queste domande occorre capire che cosa è successo in questa Università. È mai possibile che ci si svegli la mattina con una voragine di 400 milioni di euro?

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