A Siena la malauniversità è disordine strutturale, inefficienza endemica, organizzazione mirata a scopi diversi da quelli propri dell’università che, com’è noto, sono didattica e ricerca

Pubblichiamo la settima puntata del resoconto integrale dell’incontro-dibattito «Salvare l’università di Siena. Quale modello per il futuro?» La prima parte: «Ci sarà un risorgimento per l’università di Siena?». La seconda parte: «La crisi dell’università è crisi del “sistema Siena” e non può essere risolta da chi l’ha creata». La terza parte: «L’università di Siena è destinata per molti anni a stare in rianimazione». La quarta parte: «L’università di Siena è cresciuta in modo disordinato, senza criteri di omogeneità e di efficienza». La quinta parte: «Università di Siena: basta con l’autoreferenzialità e con l’autonomia dell’irresponsabilità». La sesta parte: «E il proliferare di master che non portano ad uno sbocco nel mondo del lavoro ma servono a far cassa».

Stefano Bisi. (Vice Direttore “Corriere di Siena”) Moderatore. Passiamo a Giovanni Grasso che è stato Consigliere comunale del Partito Radicale, quando era sindaco Mauro Barni. Mi ricordo che era un consigliere di opposizione. Allora, Giovanni, ti candidi come Rettore, visto che sei forse il professore che più esprime le sue opinioni sull’Università ormai da tempo? Forse avresti una base o no?

Giovanni Grasso (Docente universitario). Non credo di avere una base. Comunque, non credo neppure che questo sia il momento per candidature individuali che ubbidiscano a questioni di orgoglio personale. Con la grave emergenza in atto è necessario che tutti i colleghi che desiderano impegnarsi veramente a salvare l’Università costituiscano un direttorio, un comitato di salute pubblica. In questo modo non avrà importanza chi farà il Rettore, se sarà espressione del gruppo che avrà predisposto un progetto serio di risanamento e di rilancio dell’Ateneo!

Recentemente, mi ha colpito la lettura di un articolo sulla cattiva sanità, con il quale il magistrato Bruno Tinti ha chiarito il significato del neologismo malasanità”, spesso usato a sproposito. Ebbene, da lì vorrei partire e seguendo quello schema vorrei azzardare una definizione di malauniversità. A Siena, la malauniversità è disordine strutturale, inefficienza endemica, organizzazione mirata a scopi diversi da quelli propri dell’università che, com’è noto, sono didattica e ricerca. Occorre, però, dimostrare con esempi concreti la fondatezza di tale affermazione. È quello che cercherò di fare.

Il tema di questo incontro-dibattito «Salvare l’Università di Siena. Quale modello per il prossimo futuro?» solleva altri interrogativi. Dobbiamo chiederci: “Si può ancora salvare l’Università di Siena?” E un’altra domanda, collegata con la prima: “Gli organi di governo hanno mai adottato iniziative concrete per il suo salvataggio?” Per rispondere a queste domande occorre capire che cosa è successo in questa Università. È mai possibile che ci si svegli la mattina con una voragine di 400 milioni di euro?

Il primo disavanzo ufficiale: 33,8 milioni di euro. Soffermiamoci su un giorno, il 29 maggio 2006, vicino e lontano nello stesso tempo. Quel giorno si riunisce il Consiglio di Amministrazione dell’Università che approva il bilancio consuntivo 2005: per la prima volta viene reso pubblico un disavanzo finanziario di 33,8 milioni di euro. Si viene a sapere anche di contributi Inpdap non versati nel 2004 e 2005 e, infine, che i debiti ammontano a 180 milioni di euro con Inpdap, Cassa Depositi e Prestiti e con Banca Mps. Questo è il lascito, molto sottostimato, dell’amministrazione precedente al rettore attuale. Cosa si fa in questi casi? Semplice: si adottano iniziative idonee al rientro dal disavanzo di amministrazione, predisponendo un piano finanziario che riporti in equilibrio la gestione dell’ateneo. Così dappertutto, ma non a Siena! Infatti, venti giorni dopo (19 giugno 2006) il C.d.A. approva la stipula di un mutuo con il Monte dei Paschi di Siena di 45 milioni di euro. Per farne cosa? Ovvio, per coprire il disavanzo! Ma la legge consente l’indebitamento solo per finanziare spese di investimento! Non è consentito indebitarsi per coprire un disavanzo d’esercizio o per reperire risorse per la gestione corrente. Qualcuno forse si chiederà: ma almeno il C.d.A. avrà preteso un piano finanziario per riportare in equilibrio la gestione dell’ateneo? In effetti, il Rettore si impegnò – e ripeto la data: 19 giugno 2006 – a presentare entro ottobre 2006 un “adeguato piano di risanamento”. Lo fece? Ovvio che no. Eppure esiste l’obbligo dell’adozione di una manovra di risanamento!

Il voto di scambio. Altra iniziativa che ha lasciato il segno: il CdA del 19 giugno 2006 approva la revisione della pianta organica del personale amministrativo e tecnico aumentandola di 262 unità. Da rimarcare che pochi mesi prima (24 ottobre 2005) il CdA aveva approvato con l’altro rettore 145 nuove assunzioni di amministrativi. Così, appena sette mesi dopo, con il nuovo rettore, il CdA approva altre 170 nuove assunzioni. Si badi bene che tutto questo avviene in assenza di una relazione tecnica del responsabile dell’Area Sistema contabile. Con la relazione tecnica si verifica la regolarità contabile e si attesta l’esistenza della copertura finanziaria. Vorrei ribadire il punto sulla copertura finanziaria, sempre trascurata come dimostra la voragine nei conti. L’impegno contabile non è solo un atto propedeutico all’effettuazione delle spese, ma rappresenta un elemento fondamentale attorno al quale ruota la legittimità dei procedimenti di spesa. Pertanto, il visto di regolarità contabile condiziona l’esecutività del provvedimento di spesa. In altre parole, quelle assunzioni si potevano fare solo in presenza di maggiori disponibilità di bilancio. Ma in realtà, nel nostro ateneo mancavano addirittura le risorse per le spese correnti! Attenzione! Questa affermazione è riportata nel verbale del CdA del 19 giugno 2006. Vorrei ricordare che l’impegno di spesa sulle assunzioni di personale è riferito a spese fisse strutturali che, pertanto, necessitano di un budget permanente (consolidato) e quindi, in presenza di un disavanzo di esercizio, si possono fare solo in coerenza con un piano di risanamento già adottato. E noi non l’abbiamo mai adottato un piano di risanamento serio!

Da ricordare poi che «le amministrazioni pubbliche devono adottare tutte le misure affinché la spesa per il proprio personale sia evidente, certa e prevedibile nella sua evoluzione.» È successo questo a Siena? No, niente di tutto questo!

Già allora (nel 2006) era del tutto evidente che il disavanzo dipendesse dalle spese fisse per il personale tutto (docente e non docente). Che tali spese strutturali avrebbero continuato ad incidere sul bilancio d’Ateneo negli anni successivi e che i problemi finanziari collegati non si sarebbero potuti risolvere con l’attivazione di mutui o con le dismissioni immobiliari. Non si voleva affrontare alcuna discussione sulle regole finanziarie e sul contenimento dei costi, né sui criteri di ripartizione delle risorse, né tanto meno sulla programmazione dello sviluppo dell’Ateneo.

È fuori discussione che le risorse finanziarie destinate alla spesa per il personale debbano essere determinate in base alle compatibilità economico-finanziarie, definite nei documenti di programmazione e di bilancio, fermo restando l’obbligo di collegare il tutto alla manovra di risanamento del disavanzo (manovra che non c’era nel 2006 e non c’è neppure nel 2010). Inoltre, prima di dare l’avvio a qualsiasi tipo di reclutamento, il CdA avrebbe dovuto procedere ad una ricognizione del personale allocato nelle diverse strutture centrali e periferiche, avrebbe dovuto verificare le necessità eventualmente maturate e individuare le priorità, fissando quindi criteri oggettivi per evitare la discrezionalità.

Il CdA del 23 ottobre 2006 concede pieni poteri al Rettore. Un altro punto fondamentale, quello relativo alla inderogabilità delle competenze, viene tranquillamente stracciato in CdA. In base allo Statuto e alla normativa vigente, spetta al CdA stabilire priorità e criteri di distribuzione delle risorse disponibili e modalità di assegnazione del personale tecnico e amministrativo. Il Rettore non può chiedere la delega dei poteri e delle funzioni proprie del Consiglio di Amministrazione. Eppure il CdA concede in quella seduta carta bianca al Rettore.

Ancora voto di scambio: il “Regolamento per le stabilizzazioni”. Il C.d.A. del 1° ottobre 2007 approva il “Regolamento che contiene il piano delle stabilizzazioni per gli anni 2007/2010. Di seguito alcune chicche.

1) Le stabilizzazioni vengono fatte senza il necessario piano finanziario, strumento indispensabile per il rispetto della compatibilità di bilancio e per il vincolo del 90% dei trasferimenti statali sul FFO previsto dalla legge 449/97.

2) Le stabilizzazioni sono ritenute – leggo testualmente – «prioritarie per l’Università di Siena rispetto all’assunzione di ulteriori impegni di spesa, a qualsiasi qualifica o categoria di personale essi possano essere riferiti, compreso il personale docente». Poco importa se mancano i docenti, prima si dovranno stabilizzare gli amministrativi.

Stefano Bisi. Colpa dei sindacati.

Giovanni Grasso. Le stabilizzazioni sono approvate senza l’obbligatorio ed esplicito pronunciamento del Senato Accademico e delle Facoltà, visto che si va a incidere sulla programmazione del personale docente. Siccome il budget è unico, per docenti e non docenti, se si assumono 3 amministrativi non si può assumere un docente. È legittimo tutto ciò; ma occorre il pronunciamento delle Facoltà e del Senato Accademico che, per esempio, rinunciano ad assumere un docente di Medicina Legale per assumere 3 ragionieri, di cui c’è bisogno nel nostro ateneo.

Stefano Bisi. Forse sì.

Giovanni Grasso. Questi i numeri. Nel 2007 sono state stabilizzate 123 unità di personale; altre 152 stabilizzazioni sono scaglionate nel 2008, 2009, 2010. Però nel giugno 2008 i vertici dell’Ateneo scoprono la voragine nei conti e la rendono pubblica tre mesi dopo. Diamo atto a Stefano Bisi che il 24 settembre 2008 è il primo a dare la notizia della voragine nei conti. E le stabilizzazioni da approvare scaglionate nel 2008, 2009, 2010? Niente paura! Vengono tutte anticipate al 1° ottobre 2008. Cioè quando, ormai, il crac era di pubblico dominio!

Un primo piano di risanamento. Quali caratteristiche dovrebbe avere un piano di risanamento per il nostro ateneo? È ovvio che è necessario ridurre le spese strutturali. Considerando i dati ufficiali forniti, l’ateneo nel 2010 spenderà in stipendi (le spese fisse per il personale tutto) circa 142 milioni di euro, a fronte di entrate sul FFO di circa 115 milioni di euro (dato ottimistico). Questo vuol dire che ogni anno si crea un buco di 27 milioni di euro. Ed è evidente che le dismissioni immobiliari da sole non possono risolvere il problema. Abbiamo venduto il San Niccolò, stiamo vendendo il Policlinico, venderemo il Palazzo Bandini-Piccolomini, poi la Certosa di Pontignano. Ma ancor più grave è che noi vendiamo il nostro patrimonio immobiliare a Siena per tenere in piedi il Polo di Grosseto, quello di Arezzo, di Colle Val d’Elsa, di Buonconvento e così via! Non possiamo licenziare e allora, come ridurre le spese strutturali? Prendiamo come esempio Arezzo. Il 14 maggio 2007 il Corriere di Arezzo pubblicò un articolo relativo ad un’indagine sugli studenti iscritti al Polo aretino dalla quale emergeva che gli universitari rappresentano una risorsa per l’economia cittadina con un indotto di 9 milioni di euro l’anno.

Stefano Bisi. Quanto ci costa?

Giovanni Grasso. Questo è il punto: l’ateneo senese spende circa 15 milioni di euro l’anno per tenere in piedi il polo di Arezzo, a fronte di 3,5 milioni di euro di contributi degli studenti (le tasse studentesche). Inoltre, la società “consortile”, denominata “Polo universitario aretino” versa all’ateneo 800 mila euro l’anno! Allora mettiamo insieme tutte queste notizie, riflettiamo anche sui 60 mila euro che mancano per rimborsare i colleghi di economia che vanno ad insegnare ad Arezzo. Ricordiamo, ancora, le reazioni di questi giorni ad Arezzo dove pensano di farla più aretina, l’Università, e prendiamoli in parola. Io ci penso da qualche anno: l’università deve essere aretina e pagata con risorse aretine. Il disegno di legge della Gelmini ci mette nelle condizioni di farlo. Facciamo la Scuola di Lettere di Arezzo, federata con l’ateneo senese, ma interamente pagata dal territorio aretino. Noi ad Arezzo abbiamo un patrimonio immobiliare incredibile: l’ex Ospedale Psichiatrico con la Palazzina dell’orologio, la Segheria, il Padiglione uomini, il Padiglione donne, il RAM.  È stato valutato circa 25 milioni di euro. Ebbene, per quale ragione dobbiamo vendere la Certosa di Pontignano, quando, invece, potremmo vendere il Pionta alla nuova istituenda società consortile (al territorio aretino) per continuare ad ospitare la sua università? Inoltre, ad Arezzo vi sono 80 docenti e 46 unità di personale tecnico-amministrativo che costano all’ateneo senese circa 15 milioni di euro ogni anno, che, se trasferiti alla costituenda società consortile, ridurrebbero notevolmente il nostro debito strutturale.

Stefano Bisi. Grazie, Giovanni, perché il quadro è chiaro.

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27 Risposte

  1. Complimenti per il tempismo, il titolo, il contenuto e la foto di questo post.
    1) Il tempismo: è casuale che questo articolo sia stato inserito sul blog proprio oggi? Infatti, questa mattina si è tenuto un seminario nell’aula magna dell’università di Siena sulle “Buone pratiche amministrative in ambito universitario”.
    2) Il titolo: fotografa perfettamente l’amministrazione dell’Università di Siena con il suo disordine strutturale, l’inefficienza endemica finalizzate esclusivamente alla sua trasformazione in un ammortizzatore sociale incurante delle funzioni istituzionali (didattica e ricerca).
    3) Il contenuto: sarebbe stato interessante distribuire copia di questo articolo ai relatori del seminario che avrebbero potuto aggiungere alle loro relazioni consigli utili a correggere la malpratica dei nostri amministratori.
    4) La foto: quale dei 3 volti avranno avuto oggi gli organizzatori del seminario?

  2. Dello stesso tenore del commento di Remo Tessitore è l’articolo di Sonia Maggi sul “Corriere di Siena” (7 maggio 2010) di cui riporto occhiello, titolo e alcuni brani molto interessanti.

    Confronto gestionale all’Università di Siena: il passato è già cancellato
    L’ateneo esempio di virtù

    Sonia Maggi. Che l’Università di Siena non viva un bel momento lo sanno tutti. Il buco di bilancio ha fatto il giro d’Italia e mentre ci si arrovella per ricucire lo strappo e far quadrare i conti, con difficoltà insormontabili, il nostro ateneo organizza un seminario dal titolo “Buone pratiche amministrative in ambito universitario”. Complimenti per il coraggio. In fin dei conti, superato il sarcasmo iniziale l’approfondimento può essere letto come buona volontà per superare vecchie falle e aprire una nuova era. Il deficit di bilancio non è dimenticato e mentre ci si arrabatta per far decollare un sofferto piano di risanamento è cosa saggia ricordare agli addetti ai lavori le regole della “buona gestione”. Trasparenza prima di tutto… tuttavia evitare l’impatto ironico con un titolo del genere suona come la beffa dopo il danno. Se i brutti trascorsi vanno superati tanto vale ripartire da zero. Con buona volontà. Non ci sembra questo il caso leggendo il programma dell’approfondimento. “Buone pratiche amministrative in ambito universitario: esperienze a confronto” alludendo ad esempi e scambio di pratiche positive, procedure da imitare naturalmente!
    (…) “Con questo evento – si specifica in una nota stampa dell’ateneo – l’Università di Siena intende dare inizio ad una serie di incontri che aprano alla conoscenza e allo scambio di esperienze positive nell’ambito gestionale, messe in atto negli atenei della Toscana e di altre regioni d’Italia. Si approfondiranno i temi della valutazione delle prestazioni, della gestione degli acquisti, del bilancio sociale; verranno illustrati casi pratici di esperienze gestionali attraverso sistemi informatici, di programmazione e controllo. A questa iniziativa di formazione, oltre al personale dell’Università di Siena, parteciperanno anche alcuni dipendenti delle Università di Pisa e di Firenze”. Si dice che, se son rose fioriranno, vi pare possibile? Pazienza: meglio eroi che piagnoni!

  3. Avrebbe dovuto trasformarsi in una sessione tipo Arancia Meccanica per avere senso e non essere grottesca…
    A proposito: chi ha pagato?
    2+2

  4. «Non credo che questo sia il momento per candidature individuali che ubbidiscano a questioni di orgoglio personale. Con la grave emergenza in atto è necessario che tutti i colleghi che desiderano impegnarsi veramente a salvare l’Università costituiscano un direttorio, un comitato di salute pubblica. In questo modo non avrà importanza chi farà il Rettore, se sarà espressione del gruppo che avrà predisposto un progetto serio di risanamento e di rilancio dell’Ateneo!» Giovanni Grasso

    Condivido; ma è proprio questo il punto. Con un ateneo alla bancarotta, qual è l’università di Siena, al momento vi sono solo narcisistiche ed individuali candidature. Colleghi che, quando il disastro andava formandosi, non vedevano (o non volevano vedere) le conseguenze delle loro scelte in Senato Accademico. Ma quel che è più grave è che si candidano senza lo straccio di un progetto di risanamento. Come se l’emergenza non ci fosse e il rischio bancarotta fosse ormai scongiurato!

  5. Ma certo! È colpa dei sindacati e festa finita. Come mai non ci avevamo pensato prima? Carceriamoli ed abbiamo risolto ogni problema. Si scelgono i rettori, si scelgono i direttori, si formano i consigli, si allestiscono senati, si forma un esercito armato fino ai denti di ogni possibile strumento atto a gestire l’università e poi scopriamo che non serve a niente perché chi comanda è il sindacato.
    La lettura data da Giovanni è infatti perfetta in tutto ma, ahimè, dopo la soffiata è anch’essa inservibile: non ha messo in conto la responsabilità primordiale dei sindacati, ossia di chi comanda e gestisce a colpi di lupara e buchi di bilancio. Mamma mia quanto sono cattivi! Occorre riscrivere la storia. E da chi viene la soffiata? Viene forse da qualcuno dei luminari coinvolti nel dibattito? Macché! Viene dal moderatore! Quanto tempo, fatica e denaro sprecati! Potevamo leggere un trafiletto sul giornale cittadino ed avremmo raggiunto lo stesso risultato con un solo euro di spesa.
    Al di là di ogni sarcasmo trovo davvero superfluo il tentare di buttarla in caciara tirando in ballo ogni volta un sindacato che come compito istituzionale non ha quello di gestire ma quello di chiedere.
    Leggendo Giovanni m’è ritornato in mente il parallelismo (fatto da Ascheri?) tra gli aeroporti e le università. Sia gli uni che le altre necessitano di competitività. Occorre abbattere le strutture periferiche per rendere serie quelle centrali. Invece di usare i soldi per Ampugnano occorre collegare meglio Siena a Firenze. Invece di vendere Pontignano (per poi magari spendere gran quattrini per l’affitto, come ci insegna il San Niccolò) occorre tamponare le emorragie di Arezzo, Grosseto, Colle, Buonconvento, Ciciano e Orgia. Sperando, con Orgia, di aver esaurito l’elenco dei pozzi senza fondo.
    Forte Giovanni! È l’unico che non trema nel far sapere di cosa parla e mette quindi sul piatto i fatti, i misfatti, le storie accertate, i bilanci, i numeri ed i risultati; una virtù in via di estinzione. La mia personale opinione è comunque quella che il disastro non viene dalla malafede ma da prassi ataviche sbagliate difficili da estirpare. Anche se è assolutamente necessario farlo (per non finire come la Grecia), occorre tuttavia molta cautela nel voler allestire processi e gogne mediatiche contro chicchessia. Ripeto che non mi pare ci sia qualcuno che s’è arricchito personalmente. Mi pare invece che si sia fatta un po’ di allegra baldoria ma che i soldi del buco siano ancora dentro Siena. Quei soldi hanno creato un benessere immeritato ed ora occorre semplicemente trovare il modo di rimettersi in regola restituendoli. Possibilmente senza buttare sul lastrico chi con quei soldi è cresciuto, ha messo sù famiglia e prova ad andare avanti dignitosamente come è suo diritto provare a fare. Credo che voler infierire sul padre snaturato porta quasi a niente. Occorre solo trarre insegnamento dalla brutta storia e cambiare registro.
    E che nessuno si azzardi a tirarsi fuori da ogni responsabilità perché chi più e chi meno ha le sue.
    Dov’era la virtuosa Germania quando ad Atene si davano alla pazza gioia spartendosi i soldi europei senza curarsi di creare sviluppo e competitività? I greci sono stati certamente allegri e spensierati ma non è che i virtuosi abbiano granché gridato allo scandalo quando era il tempo giusto per farlo.
    Da esterno all’università posso solo consigliarvi di fare attenzione il prossimo Ottobre a non tirarvi dietro le vecchie prassi.

  6. Rispondo a Roberto Petracca:
    Prima di tutto la responsabilità è dei rettori e dei Direttori amministrativi; seguono poi i Consiglieri del CdA e i membri del Senato, i dirigenti e i quadri intermedi. È vero che non si può parlare di “responsabilità primordiale del sindacato”, ma all’università di Siena il sindacato ha una grossa responsabilità, non per niente quadri intermedi e dirigenti hanno ricoperto (o ricoprono) tutti cariche sindacali. Nell’ateneo senese, con Tosi, si è realizzata una cogestione sindacale che è continuata in maniera altalenante anche con l’attuale rettore. Sull’argomento vi è un breve accenno in un mio precedente commento intitolato: «Cogestione sindacale e trasformazione dell’ateneo in un ente assistenziale alla bancarotta». Del resto che la responsabilità “primordiale” sia del rettore è chiaramente indicata nei titoli con i quali, come dice Roberto, “metto sul piatto i fatti, i misfatti, le storie accertate, i bilanci, i numeri ed i risultati”. Non è casuale che io parli di “voto di scambio” e di “pieni poteri” concessi al rettore. Certamente, tutto quello che è successo conveniva al sindacato, ma lo ha voluto prima di tutto il rettore, anche per le ragioni che così acutamente Roberto Petracca aveva scritto in un commento il 6 gennaio 2009, proprio su questo blog, e che in seguito (23 luglio 2009) ho ripubblicato come post in prima pagina con il titolo: «Il comune di Siena deve restituire all’università una parte dei soldi che il suo territorio ha indebitamente e allegramente ricevuto dall’Ateneo».

    Rispondo a Remo Tessitore:
    – Ovviamente non sono casuali la scelta del giorno di pubblicazione del post ed il titolo.
    – Quale dei 3 volti mostrano gli organizzatori del seminario sulle “Buone pratiche amministrative in ambito universitario”? Quella dell’incoscienza, della strafottenza, dell’irresponsabilità, dell’ignoranza tipiche di chi pensa, come dice Gino Greco in un altro commento, «che non ci sia più l’emergenza e che il rischio bancarotta sia ormai scongiurato».

  7. Mi sembra di aver letto in un post una proposta che condivido al 100%, ovvero una manifestazione pubblica per sollecitare la magistratura nell’accertamento delle responsabilità.
    Quindi per i sindacati c’è tutta la possibilità di dimostrare la loro concretezza, basta si prendano l’onere e l’onore di organizzare una simile iniziativa, che è fondamentale per fare chiarezza e partire con un credibile risanamento. È che mi sembra che quel suggerimento sia stato stranamente fatto passare sotto assoluto silenzio. Sveglia sindacati, dimostrate la vostra volontà con i fatti, non con le chiacchiere.

  8. «Il CdA del 19 giugno 2006 approva la revisione della pianta organica del personale amministrativo e tecnico aumentandola di 262 unità. Da rimarcare che pochi mesi prima (24 ottobre 2005) il CdA aveva approvato con l’altro rettore 145 nuove assunzioni di amministrativi. Così, appena sette mesi dopo, il CdA con il nuovo rettore approva altre 170 nuove assunzioni.» Grasso

    Quindi in 8 mesi (dal 24 ottobre 2005 al 19 giugno 2006) Tosi e Focardi approvarono 315 assunzioni di amministrativi, sapendo entrambi che il disavanzo finanziario di 33,8 milioni di euro dell’esercizio 2005 non lo consentiva. Perché viene assunto tutto questo personale, nonostante la mancanza di copertura finanziaria? Siccome nel periodo considerato non ci furono concorsi, presumo che le assunzioni siano state fatte attingendo alle graduatorie di concorsi espletati in precedenza. Quali? Non li ricordo tutti, ma alcuni fecero scalpore: “giardinieri”, “cuochi”, “giornalisti”, “bibliotecari” ecc.. C’è chi dice che per far entrare il raccomandato del 43° posto furono assunti tutti quelli che lo precedevano. Anche 30 nella stessa lista. Si parla tanto di trasparenza: sarebbe possibile, visto che le graduatorie sono pubbliche, consultarle?

  9. Giusto! Manifestazione dei sindacati… possibile unitaria? Chi non ci sta si sputtana o no? Appello alle dirigenze: questo è il momento di muoversi, ora, che non è ancora indetta la sessione elettorale – alla faccia dei letterati…
    Si potrebbe cominciare con una bella conferenza stampa, in cui spiegare perché è necessario che ora la procura tiri le sue conclusioni – e porre problema voto dei non docenti… Poi chi vorrà essere eletto dovrà costituirsi parte civile? Forza, Vicino et alii: questo è il momento di parlare…

  10. …l’epilogo finale della farsa, siamo a “Farenheit 451” (e pensare che una volta i libri si leggevano, invece di bruciarli…): un manipolo di di teppisti di Forza Nuova (pare) ha cercato di incendiare una biblioteca universitaria. Trovo particolarmente grave che a degli “studenti” (o almeno così si sono qualificati gli assaltatori) venga in mente di bruciare dei libri, ma in questo senso la destra fascista ha alle spalle una collaudata tradizione. Forse avevano visto “Agorà” e si erano immedesimati nei fanatici parabolani che bruciarono la Biblioteca di Alessandria (di lì il guizzo d’ingegno di incendiare le opere di Aristotele e Platone), ma mi chiedo perché costoro non vengano immediatamente denunciati, espulsi dall’università e rimandati a casa loro a zappare la terra o a spalare letame. Dopo ricorderebbero con nostalgia i bei tempi in cui leggevano Julius Evola senza calli sulle mani.

    “…nel cuore della notte fra venerdì e sabato (intorno alle 4) un gruppo di ragazzi che si sono definiti “studenti di economia” hanno bussato al portone della facoltà di Lettere nel palazzo San Galgano dove all’interno si trovavano gli occupanti di turno, circa undici studenti per lo più donne. Il gruppetto ha cercato di entrare con delle scuse spacciandosi per “colleghi“, ma poi ben presto ha mostrato una certa intemperanza cominciando a prendere a calci le porte per cercare di sfondarle e entrare all’interno, di fronte al rifiuto degli occupanti. Per farla breve l’assalto è finito con striscioni stracciati, una porta sfondata, quella dell’archivio delle tesi in via Fieravecchia, dove i teppisti hanno cercato di scavalcare una finestra per penetrare all’interno del palazzo San Galgano. Non riuscendo nell’intento hanno dato fuoco a tre tesi di laurea e si sono dati alla fuga rubando un computer. (…) Poteva succedere qualcosa di grave. E molto. Per cominciare un incendio in facoltà con gravi danni, ma anche un rissa fra studenti se gli occupanti avessero reagito alle provocazioni. Insomma, un atto pericoloso che gli studenti di Lettere hanno commentato ieri nel corso di una assemblea. “Dopo essersi rifiutati di andare via, per lungo tempo gli esagitati – raccontano i testimoni di Lettere – hanno tentato di sfondare le due porte d’accesso minacciando di morte gli occupanti e insultandoli con vari improperi, costringendoli a spostare un mobile per impedirne l’entrata. Vedendo che non era possibile riuscire ad entrare nella facoltà, la violenza di questi ragazzi si è sfogata sull’archivio della biblioteca, appartenente allo stesso edificio di San Galgano: hanno sfondato la porta e dato fuoco alle tesi di laurea (l’archivio ne contiene centinaia) con il preciso obiettivo di incendiare l’archivio, contiguo alla biblioteca, e quindi la facoltà di Lettere di Siena, con all’interno – assediati – gli studenti! Solo l’intervento delle forze dell’ordine ha ristabilito la calma, ma il fatto rimane di una gravità inaudita”. (Sonia Maggi, Corriere di Siena, 9 maggio 2010))

  11. Gli okkupanti non sono migliori degli assalitori e dovrebbero subire la medesima sorte, meditando su Marx (sempre a patto che lo abbiano letto), ma la responsabilità maggiore ricade su chi ha l’obbligo di chiamare la forza pubblica per far sgomberare un luogo che, come dice la parola stessa, è pubblico, cioè di tutti. È ormai diffusa in Italia l’abitudine di guardare con compassionevole partecipazione chi occupa nodi ferroviari, autostrade, aeroporti, senza che prefetti o questori si prendano la briga di mandare la forza pubblica a liberare, individuare e denunciare alla magistratura (ah ah!) chi ha commesso un palese reato. Ormai si dà qualche manganellata qua e là solo fuori degli stadi, ma quelli che sbarbano i lavandini e, come si dice a Siena, li attraventano contro le forze dell’ordine, sono della medesima pasta degli okkupanti e degli assalitori.
    P.S. La prima domanda all’esame dovrebbe essere così riformulata:
    – In che anno si è iscritta/o lei? – e non è cosa di poco conto.

  12. Ma voi davvero credete che la Procura agisca? Io credo che nn finirà… è tutto prescritto… tutto a tarallucci e vino. Almeno due dei Pm di siena se ne vanno – saranno sostituiti certo ma ci vuole tempo e col tempo la gente dimentica e amen.

  13. Lega Nord Toscana. Paradossalmente quelli che sono gli unici colpevoli del dissesto dell’Ateneo Senese, con un’arroganza politica ed intellettuale senza precedenti, cercano di fare finta di essere arrivati oggi a Siena o di essere “cascati dalle nuvole”. L’Università Senese è stata economicamente affossata da chi comandava e comanda sul territorio e, quindi, da chi ha scelto i vari professori Tosi, Berlinguer, Mocenni & co. alla guida ed al controllo dell’Università.
    Oggi, pur di non farsi carico delle proprie responsabilità, tutti i soggetti autori del declino dell’Ateneo nascondono le loro scellerate scelte dietro ad un decreto che nulla ha a che vedere con i problemi della nostra Istituzione Universitaria. Ci meravigliamo come la sinistra, che dovrebbe essere la prima forza Politica del territorio a dover rispondere del perché è successo tutto questo disastro, continui imperterrita a giocare al “gatto e la volpe” con il governo; facendo finta anche di non vedere ciò che di grave sta continuando a succedere nell’Università, a partire dall’occupazione della Facoltà di Lettere, che, al di là del diritto di manifestare degli studenti, sembra mettere a rischio le proprietà ed i beni pubblici. I tagli che sono stati fatti in merito a certi compensi (come quelli dei CEL) non sono altro che un livellamento con tutti gli Atenei presenti sul territorio nazionale, perché a Siena probabilmente il servilismo politico della sinistra aveva fatto lievitare alcuni tipi di compensi ed alcuni stipendi a cifre inaccettabili e soprattutto insostenibili da parte dell’Ateneo cittadino; in questo contesto, anche le assunzioni avevano raggiunto numeri tanto assurdi quanto insostenibili.
    Tutto ciò, oltre ad essere inaccettabile, è anche una motivazione che potrebbe portare a mortificare i risultati, anche estremamente positivi, che fino ad oggi sono stati raggiunti dai ricercatori, dai docenti e dagli stessi alunni a livello internazionale e nei vari campi della ricerca.
    Insomma, “piove, governo ladro”.
    Lega Nord Toscana, Gruppo Consiliare alla Provincia di Siena

  14. Una piccola chiosa a Lega Nord, en passant: se è esecrabile un’assemblea permanente, cos’è allora l’incendio di una biblioteca ad opera di un manipolo di neofascisti? Vedo che Lega Nord non ne fa cenno. Segnalo questo articolo da “La Nazione”, tornando a chiedere con sconcerto dov’è che sopravvivono ancora corsi di laurea con cinque studenti, come asserito da alcuni:

    Siena, 11 maggio 2010 – Il dado è tratto: attivati 72 corsi di studio, ridotti i “curricula” (i percorsi che comprendono le attività e gli insegnamenti seguiti dallo studente nell’ambito della carriera universitaria) da 75 a 43 con una sana semplificazione del ventaglio di insegnamenti. I tagli più consistenti si sono avuti, rispetto allo scorso anno accademico, a Lettere e Filosofia ma anche a Scienze Matematiche Fisiche e Naturali: si è passati da 14 a 6 curricula nel primo caso, addirittura da 10 a 2 nel secondo. Una bella cura dimagrante per il nostro Ateneo che cerca comunque di tenere botta di fronte a una crisi che costringe a racimolare le risorse, non solo economiche ma anche umane.
    Perché il pacchetto dell’offerta formativa approvato ieri in Senato (la scadenza per delineare cosa troveranno gli studenti a Siena nell’anno accademico 2010-2011 era slittata comunque al primo giugno) attinge a tutte le professionalità disponibili. Proprio tutte. Ecco perché se la spada di Damocle rappresentata dal rifiuto di molti ricercatori senesi di assumere incarichi didattici qualora il DdL Gelmini non venga modificato fosse reale, molti corsi ieri varati non avrebbero gambe.

  15. Beh, se leggi bene, carino, è la stessa Valdesi, di solito bene informata, che ne parla per Siena fino a quest’anno!
    “disattivati per esempio quelli con un numero di immatricolati-iscritti al primo anno inferiore a 5”.
    Il problema se mai è: quanti ce ne sono da 5 a 10 a Siena? Sorry ma come cittadino contribuente mi interessa, specie se sono anche a Pisa e a Firenze… insomma una mappa regionale esiste o no? Vorreste fare una ricongnizione o c’è bisogno di un solenne convegno?
    In Francia mi par di capire che le università recenti hano un presidente (non necessariamente Prof.) eletto all’interno del CdA) che ha sul collo un “rettore”-prefetto governativo: leggete se sbaglio! Ecco perché disastri tipo Siena non dovrebbero avvenire…:
    http://fr.wikipedia.org/wiki/Loi_relative_aux_libert%C3%A9s_et_responsabilit%C3%A9s_des_universit%C3%A9s

  16. «Il problema se mai è: quanti ce ne sono da 5 a 10 a Siena?» Arlecchino

    Da 5 a 10 mi pare improbabile che ve ne siano: di corsi di laurea con una venticinquina di matricole ogni anno (quindi un’ottantina di studenti in tutto) invece, ci sarà semmai qualche biennio di Laurea Magistrale, che non a caso è “specilistica” (per inciso, pare che in questo computo ufficialmente non vengano calcolati, né chi si iscrive possedendo già una laurea, né chi fa il passaggio da una specialistica all’altra: prego verificare). Anche questi minimi verranno alzati in capo a poche settimane, ma mi domando: quanti studenti potrà mai avere un biennio specialistico serio di un corso di laurea serio in una università come Siena? L’unica sarebbe abolire il 3+2, che è roba da ricchi.

  17. Insomma, non un dato… come si fa a lavorare (e giudicare) in queste condizioni? I candidati tacciono…
    ‘melior est condicio possidentis’…
    vergogna continua!

  18. Ecco alcuni dati richiesti: riguardano l’A.A. 2009/2010. La fonte è l’Anagrafe Nazionale Studenti che raccomanda: «I dati relativi all’anno accademico 2009/10 sono provvisori in quanto le procedure di registrazione delle immatricolazioni sono tuttora in corso.»

    Corsi di Laurea e relativo numero di immatricolati:
    Facoltà di Lettere e Filosofia (AR)
    Corso di Laurea in Storia: 2

    Corsi di Laurea Specialistica e numero di iscritti al 1° anno:
    Facoltà di Lettere e Filosofia (AR)
    Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale: 7
    Filologia e Letterature dell’Antichità: 1
    Storia dell’Arte: 10
    Archivistica e Biblioteconomia: 10
    Filologia Moderna: 11
    Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturale (Follonica)
    Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e il Territorio: 12
    Facoltà di Economia (Siena)
    Scienze Statistiche per le Indagini Campionarie: 10
    Direzioni delle Pubbliche Amministrazioni: 1
    Economia e Gestione degli intermediari Finanziari: 1
    Economia e Management: 1
    Governo e Controllo Aziendale: 1
    Facoltà di Giurisprudenza
    Giurisprudenza: 1
    Facoltà di Ingegneria
    Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni: 10
    Facoltà di Lettere e Filosofia (SI)
    Archeologia e Scienze dell’Antichità: 5
    Filologia, Lingue e Letterature Moderne: 13
    Antropologia, Storia e Linguaggi dell’Immagine: 12
    Filosofia: 13
    Documentazione e Ricerca Storica: 8
    Teoria della Comunicazione e Tecniche dei Linguaggi Persuasivi: 1
    Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali (SI)
    Biodiversità e Conservazione della Natura: 2
    Matematica: 6
    Chimica: 9
    Scienze e Tecnologie Geologiche: 4
    Ecotossicologia e Sostenibilità Ambientale: 14
    Facoltà di Scienze Politiche
    Scienze Internazionali: 1
    Studi Europei: 7

    Ritengo che ora ci sia abbastanza materiale per riflettere.

  19. Su Economia i dati sono di per certo poco aggiornati…
    cerco quelli più recenti

  20. …ai quali si aggiungono, come immatricolati:

    Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche: 3
    Specialistiche nelle scienze delle professioni sanitarie della prevenzione (DM 509/99): 11
    Specialistiche nelle scienze delle professioni sanitarie della riabilitazione (DM 509/99): 15
    Specialistiche nelle scienze delle professioni sanitarie tecniche (DM 509/99): 15
    Specialistiche nelle scienze infermieristiche e ostetriche (DM 509/99): 15

    Che facciamo, andiamo tutti a studiare a Follonica (il top del top di questa classifica)? Una quindicina di matricole, vuol dire una sessantina di studenti; ma è da sottolineare che i dati (non definitivi, destinati ad essere incrementati, a quanto risulta anche a me, ma significativi) forniti da Grasso concernono le Lauree Specialistiche. Noto che, a questo livello, la facoltà di Giurisprudenza ha un solo iscritto al corso di laurea in “Giurisprudenza” (e non è l’unico corso); paradossale come il paradosso del mentitore, appare la performance dei “Linguaggi persuasivi”, che paiono aver persuaso un solo studente. Chimica, Archeologia e Matematica hanno meno di dieci iscritti. Ingegneria e Storia dell’arte si attestano sui dieci. Straordinario record di Filosofia, Filologia ed Ecotossicologia, con addirittura 13 studenti. Quasi nessuno dei succitati corsi mi pare possa però definirsi “fuffologia”, a meno di non considerare Galois o Lavoisier dei perdigiorno. Pertanto torno a chiedere con altre parole e in modo non retorico: è possibile che un ateneo come Siena possa avere alle specialistiche un numero molto elevato di studenti? Il dilemma e che già nel 2011 questi dati saranno vecchi, in forza di nuovi “requisiti minimi”, ma accorpando ancora, le specialistiche perderanno il loro carattere, appunto, specialistico e pertanto forse non verranno nemmeno autorizzate; l’alternativa è chiudere in massa le specialistiche, trasformando l’ateneo senese per lo più in uno spaccio di inutili diplomi triennali, preludio ad un definitivo declassamento sul piano del prestigio scientifico ed anticamera della chiusura.

  21. Non c’è modo di avere conferma senese? Sarebbe davvero clamoroso, no? Da qui bisogna partire per ogni discorso!

  22. Rientro dopo giorni di assenza forzata. Condanno senza mezzi termini l’assalto squadrista a Lettere. La violenza mai! Ma continuano a fare i bischeri quelli del centrosinistra, senza cacciare dalle loro fila professori lacché che han distrutto tutto. Ma son poi professori sul serio??
    Salut!

  23. Ho ricevuto dal Presidente del Nucleo di Valutazione della nostra università la seguente e-mail:

    Caro collega,
    vedo che nel suo blog state discutendo dei numeri dei corsi di laurea.
    Le segnalo che sul sito del Nucleo di valutazione è appena stata pubblicata la relazione annuale sull’attivazione presentata in SA lunedì scorso, che contiene i dati “ufficiali aggiornati” (quelli cioè su cui fa i conti il MIUR) sulle numerosità studenti
    http://www.unisi.it/v0/minisito.html?fld=4922
    Spero che possa essere utile alla discussione.
    Cordiali saluti,
    alberto baccini

  24. P.S. Se andate qui http://anagrafe.miur.it/php5/home.php?&anni=2009-10&categorie=ateneo&status=iscr_primo&tipo_corso=LS&&c_u=24&com=4707&cf=1&sedi2=5&nome_c=PISA&nome_u=PISA&nome_f=Scienze%20Matematiche,%20Fisiche%20e%20Naturali&ns=0
    vedrete che anche a Pisa, se si eccettua Informatica e Biologia, le specialistiche del ramo scientifico non è che abbiano numeri eclatanti. I dati delle tabelle indicate da Baccini su Siena sono in alcuni casi lievemente più confortanti di quelli non aggiornati nel sito MIUR (dai, picchia e mena, i “Persuasori” ad esempio, pare che abbiano persuaso, se non un battaglione, almeno un plotone di arditi), ma sempre di piccoli numeri si tratta e non vedo francamente come possano aumentare sensibilmente, se non in modo artificioso ed ingannevole, accorpando e mescolando. Io mi interrogherei però su un problema “a monte” che ho già cercato di suggerire al dibattito di questo forum, ossia l’intera filiera della specializzazione e ricerca in questo ateneo, partendo dal dato storico che esso, con rare parentesi, è stato in larga misura porta girevole, succursale di qualcos’altro, stazione di passaggio, insomma, la “Empoli” dei pendolari ferroviari e sono rari i casi di radicamento di “scuole”. Questa assenza di tradizione, se comparata con le robuste tradizioni scientifiche degli altri atenei toscani, è pesata non poco; ma, si dirà, anche le nuove università cinesi non hanno per lo più una lunga tradizione, eppure sfornano eccellenze. Tuttavia evidentemente nascono con obiettivi più seri, idee più chiare, aspettative maggiori e finanziamenti cospicui. Qui l’impressione è che buona parte di quello che è nato negli anni ’70 non abbia spiccato il volo, non solo per la generale crisi di sistema intervenuta negli anni successivi, ma anche perché già nato con la scadenza, come lo Yogurt, e non ultimo perché le autorità accademiche che si sono succedute, hanno preferito affrontare la competizione sul piano dell’effimero, le operazioni di “marketing” (con la falsa convinzione che ciò portasse, se non eccellenze, almeno i numeri), invece della qualità che riproduce sé stessa migliorandosi, l’humus della buona ricerca. La “mobilità” che, salvo rari casi, in tal modo abbiamo conosciuto è consistita spesso in agognate dipartite dopo lo stazionare pigro – o il latitare- per un certo numero di anni, in attesa di migliore destinazione e non ha certo contribuito all’affermazione di principi qualitativi d’eccellenza e al formarsi di “scuole” e gruppi di ricerca. Detto ciò, continuo a chiedermi che senso abbia impostare la discussione sulla “ricerca” (parola usata oramai con estrema vaghezza come la parola “libertà”) acchiappando un disgraziato di precario ramingo che fa tre lavori per pagare le bollette, o uno smarrito rottamando ricercatore e in queste condizioni intimargli: “beh, ora quando hai finito le faccende domestiche, fai un pochina di ricerca”, giacché, l’ho già detto e lo ripeto alla nausea: la cosiddetta “ricerca” strictu sensu non si fa nel vuoto, per posta elettronica, senza programmi ed obiettivi, standard internazionali, competenze, esperienza, gruppi, contatti e leadership. Non ci siamo, il pesce puzza dalla testa, gli è tutto da rifare….

  25. Esatto, caro amico! Ma vedo che continuiamo ad eludere i problemi di fondo: Siena con la sua Fondazione dà un 10 milioni all’anno alla Biotech (quanto è la ricerca complessiva dell’Università in termini di Prin ad esempio?) e non so quanto a Toscana Life Sciences e ora a Nanotech ecc. Nella prima c’è anche il preside di Medicina che gestisce: stiamo “esternalizzando” la ricerca. L’Università la ritengono residuale, morta, sede solo di didattica, fuori sì che si fa ricerca!
    Focardi, Minnucci, Riccaboni, Vicini, ci dite cosa pensate di questa situazione, di grazia?
    2+2

  26. Archie, perché non hai ricordato Grasso anche? Lui vedrai che ti risponde…
    Segnalo il sito “impegnopersiena” dove è in evidenza un articolo oggi che ci dice che la Fondazione MPS ha dato 242 milioni al Comune nei 9 anni dell’attuale sindaco.
    A questo punto c’è da chiedersi anche quanti all’Università e… già che ci siamo: alla Biotech? Se è vero il dato dei 10milioni che qualcuno ha dato nel sito, è un dato impressionante, sia rispetto all’Università nel suo complesso sia nei confronti della città.
    Complimenti, messeri Mussari-Mancini! Siete stati gli interlocutori giusti del Tosi!

  27. […] Giovanni Grasso. A Siena la malauniversità è disordine strutturale, inefficienza endemica, organizzazione mirata a … […]

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