Esce di rado. Parla ancora meno. Fa riflettere

Adriano_celentanoPena di morte, la croce di Pannella
Dal: Corriere della Sera del 11 gennaio 2007
Adriano Celentano. Lodevole da parte della Perego, aver scelto di dedicare al tema della pena di morte la puntata di «Buona Domenica» in onda il giorno della Befana. Una data in perfetta sintonia, fra l’altro, con l’arrivo dei famosi Re Magi, che da così lontano venivano a rendere omaggio a coLui che con tanto amore ci ha donato la vita. Una trasmissione interessante anche per gli ospiti che vi partecipavano. Triste però, per la crocifissione che gran parte di questi, ipocritamente, tra un sorrisino e l’altro, hanno inflitto al povero Marco Pannella, la cui unica colpa (coi suoi digiuni) è di rischiare la vita per chiedere al mondo di abolire la tremenda vergogna della pena di morte, una vergogna che macchia le coscienze dei popoli degli Stati che la praticano. Marco, non ti hanno neanche lasciato parlare! Una pecca, questa, della conduttrice, che seppur bella e simpatica si è lasciata prendere dalle grida di contorno, spesso fuori luogo a partire da quelle del pubblico, perdendo di vista invece il protagonista Pannella, unico politico che da anni, anche fisicamente, si batte per i diritti civili. Caro Marco ti ho sempre ammirato, anche quando talvolta non condividevo la tua battaglia. Anche in quei casi vedevo in te buona fede e trasparenza priva di strumentalizzazione.
Ho acceso il televisore proprio quando stava parlando Sgarbi, e da quel che ho capito, egli trovava il tuo digiuno contro la pena di morte un po’ in ritardo. Secondo lui avresti dovuto cominciare a digiunare dal giorno in cui Mussolini e la Petacci furono appesi in «Piazzale Loreto». Uno scempio duplice quello di allora, poiché non solo si è ucciso, ma si è ucciso senza un regolare processo. Resta comunque il fatto che anche in quell’occasione la cosa più tremenda è che si è ucciso. Però cosa c’entra questo col digiuno che sta facendo Pannella? … Scusami Vittorio, stavolta non ti capisco. È come se tu dicessi: «Allora perché nessuno fa lo sciopero della fame per l’uccisione di Giulio Cesare?». Quel che conta, secondo me, è la presa di coscienza di quel momento. Di quel momento del 2006 quando per la prima volta tutto il mondo ha visto impiccare un uomo in diretta. Un passo avanti per quanto riguarda lo spettacolo della morte; perché ora ce la fanno anche vedere. E se facciamo i bravi la prossima volta potremo assistere agli spasimi del condannato, minuto per minuto fino alla sua completa lacerazione. Un pasto più che prelibato per quelli come Borghezio, che ha trovato addirittura edificante l’impiccagione di Saddam. Se vai avanti così Borghezio, mi sa che Bossi ti licenzia…
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