Ateneo senese: un dissesto che viene da lontano nell’indifferenza dei docenti

SIENA: L’UNIVERSITÀ LAUREATA IN SPRECHI

Antonio Rossitto. Scorre tranquilla la vita alla Certosa di Pontignano, il centro congressi dell’Università di Siena. 
Il prossimo convegno è previsto tra qualche giorno, quando un gruppo di luminari discetterà di miologia, lo studio dei muscoli. Intanto i 41 dipendenti dell’ateneo in servizio nell’ex monastero ingannano il tempo come possono: dalla cucina si sente un continuo vocio, un signore con cappello da chef fissa lo schermo del computer, un giardiniere toglie qualche foglia secca da una giara di cotto. All’entrata, in un angolo del chiostro, una signora in ciabatte ammette: “Quando non ci sono convegni qui in effetti c’è pochino da fare”. E quand’è il prossimo? “Non mi ricordo, esattamente. Chieda in segreteria”.
 A farla breve: l’Università di Siena, che ha il più mastodontico deficit mai accumulato da un ateneo italiano, paga 41 persone per ospitare alcuni conferenzieri qualche volta al mese. Ci sono sei portinai, altrettanti giardinieri, 11 camerieri, sette tra cuochi e lavapiatti. Sono tanti? No, sono un’enormità: il maggiore albergo della città ha cinque persone che servono ai tavoli, sei che lavorano in cucina, un centinaio di ospiti al giorno e i conti in attivo. E la Certosa? 
Da banchetti, pernottamenti e congressi ricava circa 400 mila euro l’anno. Ma ne spende almeno il triplo solo per pagare gli stipendi. Fra uscite, disavanzi, mutui e sperperi a Siena si sono persi.
L’ammontare del rosso è ancora incerto, però gli ultimi calcoli parlano di quasi 250 milioni di euro: 98 vanno restituiti all’Inpdap, 20 all’Agenzia delle entrate, 90 alle banche, 40 non si sa bene a chi. Debiti accumulati in anni di gestione che definire poco oculata è eufemistico. Basta vedere Pontignano: sebbene il personale sia numeroso, nel 2005 veniva approvato un “protocollo per il trattamento accessorio” dei dipendenti. Visti i “rischi e disagi” cui potevano incorrere, erano stanziati 50 mila euro all’anno di incentivi da dividere tra i 41 eroici. Nello stesso accordo si parla di un “progetto triennale per l’incentivazione e il miglioramento dei servizi”. Una consulenza interna di 60 mila euro, grazie alla quale alcuni eletti hanno studiato la maniera più opportuna per evitare che i colleghi rigirino i pollici per giorni. A Siena sprechi ed elefantiasi hanno colpito ovunque.

Il rettore, Silvano Focardi, ha ben otto segretarie personali. A confronto le tre su cui può contare il direttore amministrativo, Loriano Bigi, un laureato in filosofia teoretica a cui sono affidati i conti dell’ateneo, sembrano poca cosa. E i bibliotecari? Sono 135, sparsi nelle varie facoltà: se ne contano 24 a scienze politiche, 21 a lettere e filosofia e 20 a economia, solo per fare qualche esempio. Ed è prevista l’assunzione di altri 20 precari. Per non parlare della duplicazione di uffici simili. Per esempio quelli che si occupano di comunicazione: sette dipendenti all’online, quattro all’ufficio stampa, otto alle relazioni esterne, tutti con compiti che loro stessi faticano a distinguere. O quello per l’accoglienza dei disabili: serve a informare i portatori di handicap che ci sono dei volontari al loro servizio.
Attività nobile, ma che non rischia certo di usurare i cinque lavoratori preposti al compito. Conclusione: a Siena il numero degli amministrativi supera ormai quello dei professori, sono 1.350 contro i 1.060 docenti di ruolo. E continua ad aumentare: un bando appena pubblicato prevede la stabilizzazione di altri 40 precari. Questa situazione non ha impedito al precedente rettore, Piero Tosi, di assegnare una sfilza di consulenze interne, chiamate progetti. “Mansioni retribuite fino a 20 mila euro l’anno” dice Giovanni Grasso, professore di anatomia umana e curatore del Senso della misura, un sito che denuncia la malagestione della sua università. “Soldi elargiti per svolgere compiti banali, che rientrerebbero tra le normali attività. A maggior ragione in un ateneo in cui ci sono tanti uffici poco produttivi”. Tra il 2005 e il 2007 sono state assegnate 25 consulenze interne, di cui hanno beneficiato parecchi dipendenti. Scorrendo la lista se ne trovano di stravaganti: progetti per fare circolare meglio le informazioni, per la sicurezza nei cantieri archeologici, per coordinare i laboratori didattici di Follonica, per “armonizzare” i servizi bibliotecari. E mentre ci si scervellava a escogitare le soluzioni più efficaci, il deficit cresceva. “Qui lo sperpero è diventato filosofia” accusa Grasso, che già 2 anni fa scriveva sul suo blog della voragine contabile. “A Siena c’è stato un uso disinvolto delle istituzioni che ormai ci ha portato alla conclamata bancarotta. E docenti, organi d’informazione e politica locale hanno sempre mostrato la più completa indifferenza. Intanto gli organici si sono gonfiati a dismisura e nessuno ha badato a spese”. Come per la nuova sede di scienze politiche e giurisprudenza. Una struttura imponente: arredi ricercati, legno a profusione, corridoi enormi e un bar grande come un campo da pallacanestro. All’ingresso del palazzone c’è una lapide in latino, di memoria papale, dedicata all’ex rettore: a “Petrus Tosi Saen univ. Rector”, capace di far edificare lo “splendidissimum” nuovo edificio. Un gigantismo che stride ancora di più se rapportato al continuo calo degli studenti: negli ultimi 5 anni sono passati da 19.172 a 16.552. Periodo in cui però l’università non ha smesso di moltiplicare le sue sedi, aprendone tre: Follonica (22 mila abitanti), Colle Val d’Elsa (21 mila persone) e San Giovanni Valdarno (17 mila anime). Quanto si spende per i nuovi poli distaccati è un enigma impenetrabile. Gli unici dati riguardano la sede di Arezzo, la più vecchia e popolata. Costa 15 milioni di euro l’anno ma porta introiti modesti: 3,5 milioni arrivano dalle tasse studentesche e 800 mila euro da una società consortile di cui fa parte anche l’ateneo. La differenza è un passivo di 10,7 milioni. Che si fa allora, domandano i senesi, visto che buona parte dell’economia cittadina ruota attorno all’università? Il rettore Focardi, appena rieletto capitano della contrada Chiocciola, assicura che si sta predisponendo un piano di rientro adeguato: “Abbiamo un patrimonio immobiliare che vale 1,5 miliardi di euro. Lo utilizzeremo per ridurre il debito”. Non è però ancora chiaro se i palazzi saranno venduti o dati in leasing. Ma anche se queste operazioni andassero a buon fine, resterebbe il problema della gestione ordinaria: le uscite superano sistematicamente le entrate. I consulenti sono ancora al lavoro per individuare soluzioni e stabilire l’esatto deficit.
 Martedì 28 sera Angelo Dringoli, che a Siena insegna economia e gestione delle imprese, stufo di aspettare si è dimesso dal consiglio d’amministrazione. In una lettera al rettore scrive: “L’assenza di un bilancio consuntivo di competenza per i primi 10 mesi non permette una gestione corretta e consapevole, ed espone il cda al rischio di gravi errori e irregolarità gestionali. Fino a oggi nessun piano organico di interventi è stato presentato, nonostante le ripetute richieste”. I conti restano quindi un mistero. L’unica cosa certa è che da qualche parte bisognerà pure cominciare a sfoltire. E qui le voci si contano “ad abundantiam”.
A partire dagli affitti di alcuni immobili del centro. Per dirne una: l’università paga 176 mila euro l’anno per il primo piano di Palazzo Chigi Zondadari, un bell’edificio con vista su piazza del Campo, che permette a 50 invitati dell’ateneo di ammirare il Palio da favorevolissima posizione. Altri 30 mila euro costa l’appartamento in cui trova ospitalità un centro di studi antropologici. Solo 15 mila invece ne bastano per un alloggio in cui vive e prospera il centro culturale Siena-Toronto. Storia a parte è quella dei magazzini presi in affitto a Monteroni d’Arbia, a 17 chilometri da Siena. Nel 2004, in preda al consueto titanismo, l’università aveva deciso di aprire un locale all’interno del rettorato. Un baretto in cui si consumano in fretta panini e si scambiano gli appunti? L’idea era più
 ambiziosa: un posto in cui le menti dell’ateneo si sarebbero ritrovate a sorseggiare bevande come da Starbucks, con musica e arredamento adatti. Anche il nome scelto sembrava adeguato: “Il caffè dell’artista”. Per un progetto del genere serviva spazio. E lo spazio fu fatto: un archivio venne trasferito da alcune stanze del rettorato ai magazzini di Monteroni, che andarono via all’amichevole prezzo di 35 mila euro. Ma Il caffè dell’artista finì nel dimenticatoio con la caduta di Tosi, sospeso a febbraio 2006 dopo un’ordinanza del gip di Siena, Francesco Bagnai, che gli contestava falso ideologico e abuso d’ufficio in un’inchiesta su presunti favoritismi.
Le stanze liberate durante il suo mandato ora sono vuote. E quell’archivio resta nella campagna senese: all’occorrenza, quando serve un faldone, bisogna mandare una macchina.
 Le idee innovative del resto qui non sono mai mancate. Il modello è sempre stato quello dei campus americani. È nata perfino una linea di abbigliamento e oggettistica. Nel negozio al piano terra del rettorato si vendono magliette, zaini, agendine, cappelli alla pescatora, teiere e tazze per il latte.
 Tutto abbellito dal centenario marchio dell’ateneo. Attività della quale non sono mai stati comunicati ricavi e perdite. Quanto costa invece avere la prima radio universitaria d’Italia si sa: tra il noleggio delle apparecchiature e quello delle frequenze, vengono sborsati 90 mila euro l’anno, ora scesi a 60 mila. Direte: è pur sempre uno strumento didattico, dispendioso ma valido. Non è proprio così: la radio non è usata nemmeno dagli allievi di giornalismo per fare pratica. Serve a metter musica e a dare informazioni agli studenti. Cose utili, magari, forse non a un ateneo in bancarotta. Siena però non si è fatta mai mancare niente. Nemmeno un’etichetta musicale, la Emu. Sul sito si legge: “Segue tutte le fasi della realizzazione discografica, dalle edizioni alla produzione del cd, fino alla messa in commercio”. Punta di diamante dell’Emu sono i Dedalo. Il loro primo singolo è uscito nel 2003. Si intitola Indefinibile: proprio come il buco dell’università che ha prodotto il brano.

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110 Risposte

  1. Oltre lo spreco: a Siena e non solo
    Ci hanno chiesto di essere uniti tutti insieme! Ci hanno chiesto di essere di aiuto! Ci hanno chiesto di non esacerbare i toni!
    … così si legge in un indignato comunicato sindacale che replica alle autorità accademiche chiedendo urgente chiarezza. Dato che si vive tra uomini senza alcuna memoria storica gioverà pubblicare e trasmettere agli organi giudiziari e giornalistici tutti gli atti ufficiali che abbiamo diffuso a livello locale e nazionale nell’ultimo quarto di secolo. Pertanto rispondiamo diversamente, respingendo questo estremo infimo offensivo tentativo di inquinare le prove e di evitare le indagini: l’appello alla unità e alla solidarietà è stigma infame di ulteriore disprezzo per la cosa pubblica, per l’istituzione accademica, per la parte danneggiata. Chi vuol voltare pagina e mescolare le carte è palesemente criminale o colluso. Non servono diplomi o cattedre per capire che se non si è animali addomesticati qui e ora si deve esigere tutta la verità su questa gestione delinquenziale della università. Finchè avremo forza e fiato, senza giochi o compromessi, faremo tutto quel che in stato di necessità un essere umano ha il diritto-dovere naturale di tentare per sopravvivere distinguendo fra vittime ed aguzzini. Sappiamo con certezza che dopo Barni e Grossi i bilanci erano in attivo: sulle tenebre successive si accendano i riflettori! Come chi dice di dedicare il poco che gli rimane da campare alle vendette (ognuno segue le proprie perversioni) noi, con fermezza e pazienza, lavoreremo perchè sia fatta luce e giustizia. Chi ha sperperato paghi di tasca, chi ha rubato se ne vada e ringrazi perchè gli risparmieremo – salvo ripensamenti – i meritati calci nel culo. Non gli eviteremo una revisione seriamente critica dei presunti vantati meriti scientifici perchè chi è stato disonesto non è per definizione degno di esser professore universitario nè merita fiducia scientifica. Da Montarrenti ci arriva un test per il Rettore in carica (che ha già una linea guida da seguire grazie alla lettera aperta di Barni e Grossi): è costui in grado di ripristinar almeno la decenza nel caso della truffa delle lauree regalate alle forze dell’ordine (per qual motivo? per qual timore?) alla faccia delle migliaia di studenti che fanno dal sud i pendolari o che lavorano e studiano??? Le annulli! Senza tergiversare! Per verificar se idoneo e capace egli è di fare (assai tardi) quel che è il suo dovere, risponda poi a un paio di quiz; il primo glielo ha posto il prof. Grasso (il 19 marzo e l’8 ottobre 2006!!!!) su un paio di diecine di milioni di euro rubricati dal precedente gestore sotto la misteriosa ancora inesplorata dizione di “assegnazioni diverse”… Il secondo glielo ripropone chi scrive perplesso perchè dopo una serie di tranquillizzanti quanto non corrispondenti ed evidentemente impertinenti affermazioni solo ora si è deciso di ammettere il disastro. Non era la cassa dell’ateneo roba sua! Si attende ancora risposta alla lettera aperta del marzo 2007 con cui invitavo il Rettore Focardi a mettersi in regola ed ero pronto anche a dargli due mani… Che non si risponda è questione di stile ma che si faccia poi il contrario è motivo di incommensurabili perplessità e di indecenti sospetti. Ancora il lodo Alfano non si è esteso ai Rettori! Meno male che c’è la rete a dare ai dubbiosi contezza e certezza: si legga a pagina https://ilsensodellamisura.com/2007/03/caro-amico-rettore-ti-scrivo. Per tutta risposta si è invece strozzato definitivamente l’ateneo: malgrado la criminale voragine e malgrado la legge 133 si è bloccata ogni residua possibilità di ricerca e didattica e si sono stabilizzati e promossi centinaia di impiegati inutili invece di informatizzare uffici e procedure. Tutto questo lo scriviamo da anni nel blog, sulla stampa, in libri ed anche attraverso innumerevoli messaggi di posta elettronica! Da troppo tempo invochiamo una indagine sul costosissimo software per la didattica acquistato dalla precedente gestione. Si insiste con un indecente cartaceo e si pretende la procedura elettronica solo per la “quota servizi” che andrebbe automaticamente assegnata in base all’anagrafe della ricerca. Lo stesso rettore avrebbe dichiarato in più occasioni che vi è stato chi ha “rubato” al punto da averlo “rovinato”! Perché non corre a dirlo alla Procura della Repubblica? Non capisce che siffatte omissioni lo pongono oggettivamente tra gli autori del malaffare? I rettori hanno invece stigmatizzato proprio chi scopre, denuncia, indaga, persegue misfatti e malfattori: basta rileggersi la stampa e cercare nella rete. Dalla rimozione coatta del suo predecessore ad oggi vi sono state ripetute iniziative giudiziarie per concorsi truccati a medicina e non solo e come il precedente rettore costui ha solo ribadito che i danni all’ateneo li producono coloro che propongono e diffondono simili azioni legali! Un rettore non ha da esser un burocrate acefalo ed allergico ad ogni forma di meritocrazia, giustizia, critica, ma punto di riferimento di un ateneo e di una nazione! I posti rubati vanno sequestrati e restituiti come avviene per ogni tipo di refurtiva! I soldi sperperati o sottratti li devon rendere i responsabili di tali danni all’erario!!! La lista è lunga: aggiungiamo ancora l’inquietante inchiesta mai fatta sulla legittimità (sotto ogni profilo) della costruzione (l’Architetto fiorentino Natalini ringrazia) del mausoleo di giurisprudenza in via Mattioli (muro di Federigo Tozzi non favorevole) ad onta della notoria eccedenza di avvocati. Questa scrittura pubblica, ufficiale, firmata va raccolta dai magistrati che devono costituire un pool pena la prosecuzione di un vuoto che riguarda non solo i vertici dell’ateneo, direttore amministrativo in testa. Perché non hanno voluto, né il rettore né il direttore amministrativo, ascoltare le fondate doverose ripetute gravi censure di una consigliera di amministrazione?! Chi scrive, alla luce di quel che ora emerge, esige inoltre che sian pubblicati in rete i motivi per cui un laureato in filosofia venne assunto ad amministrare la nostra (sic!!!) università e i meriti per cui si reputa onestamente ben guadagnato il suo ricco emolumento e se infine è lecito che – ad onta di questo sfracelo – continui a scriverci come nostro direttore amministrativo. Tutti zitti e boni? Stipendi e pensioni a rischio e pure a bu’o punzoni è da imbecilli disossati! In questo ateneo deve suonare la campana della resa dei conti… cominciando dai bilanci “imbellettati”! Siamo uomini o…?
    Prof. Cosimo Loré, Siena
    Post scriptum: e le “spese” per la certosa di Pontignano, il residence San Luigi, il ristorante Bottega Nova, etc.?! Alla faccia di chi non ebbe 1 cent quanto denaro (e per chi?) “speso” in atti, lavori, doni, viaggi, ospiti, etc. etc.?!

  2. Più cresce l’entità del buco, più cresce, parimenti, il grado del mio stupore: quota 250! Com’è possibile? E com’è possibile che sia l’UNICO ateneo in queste condizioni, descritte con compiaciuto disprezzo da un giornale che ha anche una non celata connotazione politica, “da record”.
    Al di là di qualche nota di folklore, dall’articolo sopra riportato si direbbe che nell’università di Siena il “core business” non era la ricerca, né l’insegnamento, ampiamente sacrificati a favore di operazioni di estetistica; è stata un po’ come la FIAT del tempo di Romiti: tutto faceva, fuorché macchine decenti.

  3. «Chi scrive, alla luce di quel che ora emerge, esige inoltre che sian pubblicati in rete i motivi per cui un laureato in filosofia venne assunto ad amministrare la nostra (sic!!!) università e i meriti per cui si reputa onestamente ben guadagnato il suo ricco emolumento e se infine è lecito che – ad onta di questo sfracelo – continui a scriverci come nostro direttore amministrativo.»

    Ma perche’, caro Cosimo, per fare il Direttore Amministrativo di una Università serve la laurea? A noi, qui alla Sapienza, non risulta!:-))))

    See: http://roma.repubblica.it/dettaglio/articolo/1374678

    Tommaso

  4. … al peggio non c’è fine! Ma allora evidenzia, caro Tommaso, la mancanza di pudore del rettore romano Guarini, di cui noi due ci siamo già interessati anche nel blog senese, segnalando che… sui costi della “immagine coordinata”, dal marchio con la “nuova” Minerva alla carta intestata (200 mila euro più iva), i collettivi studenteschi lanciano accuse per la «spesa spropositata»: «Ancora più rabbia ha suscitato la posizione del direttore amministrativo», si legge nel sito degli studenti della Sapienza, «che nel corso del Cda ha mentito sulla cifra spesa dichiarando un esborso intorno agli 85 mila euro».
    Critiche e denunce ormai sono entrate anche nel Consiglio di amministrazione dell´ateneo. Antonio Sili Scavalli, che nelle assise siede come rappresentante dei ricercatori, il 3 aprile scorso, incalza il rettore e lo stesso Musto D´Amore: «Chiedo se sia applicabile al direttore amministrativo della Sapienza quanto ha stabilito la Corte dei conti nella seduta del 3 maggio 2001, negando il visto di legittimità alla proposta di nomina a dirigente di un ragioniere presso il ministero dell´Ambiente». Di più: Sili Scavalli chiede al rettore se Musto D´Amore sia andato in pensione con l´università di Napoli e se allo stesso sia stato riformulato il contratto con la Sapienza. Poi, considerato il silenzio, il primo ottobre scorso «diffida il rettore»: «Senza una risposta, mi rivolgerò nuovamente alla Corte di conti e alla Procura della Repubblica».

  5. Ai frequentatori del sito consiglio: Roberto Perotti, L’università truccata, Einaudi, 16 euro. Fate le vs. recensioni a questo libro di questo prof combattivo! Avevo già detto del libro, ora ci sono i dati. Il libro sta facendo furore nel web, in vari blog e siti.
    Aufidersen.

  6. Conosco il libro di Perotti, e temo che avrà la stessa parabola de “la casta” di Rizzo e Stella, del quale non parla più nessuno: verrà brandito dall’hypocrite lecteur che dopo aver chiesto raccomandazioni a destra e a manca, si divertirà dal buco della serratura a vedere messo alla gogna chi ha fatto esattamente come lui; sarà un best sellers finché farà comodo politicamente, giacché di quello che avviene all’università, come in ogni comparto della vita associata di questo mafiosissimo paese, l’hypocrite lecteur fingerà di non saperne niente (un po’ come per i 250 milioni del nostro “buho”) finché la recita potrà portargli un certo vantaggio. Ricordo (se mi è cosentita una brevissima nota autobiografica), in una fase lontana e piuttosto agitata della mia esistenza, di aver partecipato a dieci (dieci) prove di concorso in un solo mese, in tutt’Italia, bizzarramente classificandomi sempre all’n+1°esimo posto, se i posti erano n (in seguito ho saputo che anche i piazzamenti come secondo – a differenza del Palio – hanno una qualche importanza): lì ho capito come funzionano le cose. Tutti in realtà, chi prima chi dopo, arrivano a capire come funziona l’intrigo, ma francamente non ho sentito proposte radicalmente risolutive.
    Quanto al mio precedente messaggio, gli è che non sopporto che l’uomo della strada (al quale auguro di finire sotto un tramvai, come nel celebre romanzo di Bulgakov) additi l’università come un luogo di perdizione, popolato di baldracche e sibariti, come se “fuori” vi fosse di meglio.
    P.S. Oggi un quotidiano riportava un abbozzo della futura riforma Gelmini dell’università: vi sono i concorsi nazionali e di primo acchito mi pare una riforma Mussi un po’ aggiustata, ma con zero quattrini e senza ombra di “cofinanziamento”: che ne pensate?

  7. Nulla da eccepire, caro “apocalittico” dostoevskiano-blogger. Anch’io di concorsi ne ho fatti tanti e quindi ho cognizione di causa. L’università è ormai una “istituzione totale” come il carcere, per dirla con un famoso sociologo USA e la società non solo non ne è scissa ma la-le produce. La corda e l’impiccato. Speriamo che sorgano a cento a cento i Perotti, “ribelli dal terreno insanguinato”. Il succo del discorso me lo disse Gianni Scalia con cui ho dato la tesi di laurea (ché il “marxista” Luperini mi censurava di brutto): bisogna che un professore ti prenda a benvolere se vuoi entrare a insegnare.
    Il Paese mafioso, appunto, o… delle mezze verità (anticamera della menzogna) come cantava Fabri Fibra, menestrello semirapper del nostro tempo o del mostro tempo per refuso.
    A risentirci e buonanotte.

  8. …Voi che ve la prendete tanto con gli inutili stabilizzati. E che dire degli inutili professori e delle loro inutili materie seguite da due o addirittura zero stuedenti, ed in questo caso per far figurare che si fa lezione lo stesso, si invitano a partecipare un ex professore e la moglie di quest’ultimo? Per non parlare delle materie che insegnano a come individuare ‘il sesso degli angeli’. Beh, io sono uno di questi ‘inutili stabilizzati’. Sono da solo e mi occupo di due laboratori, delle aule dove si fa la didattica per aiutare i grandi ‘Professoroni‘ che ti chiamano anche solo perchè c’è la spina di un apparecchio staccata. In più, devo anche aiutare la segreteria in alcuni compiti che non spetterebbero certo a me, perchè loro, sono solo in cinque e non ce la fanno… Allora prima di dare addosso ai soli impiegati stabilizzati, guardatevi un po’ allo specchio anche Voi, carissimi professori!!!

  9. Vi ricordo che il buon Focardi ha presente Pontignano e infatti disse: non posso mettere sulla strada delle persone, alcune delle quali si sono rifatte una vita, forse grazie alla culinaria o alle foglie. Il problema forse è quello delle miliardarie consulenze. Il mio consulente (ex), il professore dell’Acropoli tuttofare, ora sta cercando il Veneziano e la Gondola, che “sarebbe la scoperta del secolo”, nell’ossario. Lo vogliam far lavorare o no?? Io, invece, mi contento della mia “Eugenia o della iovinezza” che una grande poetessa mi ha postato. A ciascuno il suo.
    Il Bardo

    Versi della poetessa amica dedicati a coloro che sono schifati e lottano – non demordete o birboni!
    “…è tempo di dire il vero.
    giudizio, arrivederci e ciao, miei seguaci.
    avrete sempre un posto nel mio cuore.
    ————–
    poiché gente verrà ed andrà.
    possono cambiare le cose?
    soltanto il dio lo sa.”

  10. Bravissimi perché primi, in una università italiana, ad “avere messo le carte sul tavolo”!
    Non è necessario fare tanta autocritica per la sovrabbondanza di personale, la gente deve pur avere un posto di lavoro… Dopotutto, ricordo, nell’Europa Orientale, molti anni fa, fabbriche di 10.000 operai che producevano otto trattori al giorno, e scene del tipo di un tornio automatico “presidiato” da cinque operai (che giocavano a carte, ed ogni tanto qualcuno si alzava a dare un’occhiatica agli alberini che uscivano a lato per cadere nella cesta di raccolta…)
    Chiaro che in una università si deve fare di più e meglio (e che diamine!), per cui mentre a Timisoara detti operai prendevano 50 dollari al mese, probabilmente a Pontignano lo stipendio è sui 1.500-2.000 euro/mese…
    Gualtiero A.N. Valeri

  11. Come ho già scritto più volte, la mia preoccupazione principale, sia per gli eventi catastrofici locali, sia per la temperie che sta avvolgendo l’università a livello nazionale (e non da ora!), è la sorte dei giovani ricercatori, in primis quelli non stabilizzati e inscindibilmente la sorte della stessa università nel desolante panorama culturale di questo paese. Le ragioni le dice meglio di me questo articolo, che vi sottopongo:

    da La Stampa di oggi:
    Antonio Scurati
    C’è una cosa che il ministro dell’Università e della Ricerca deve sapere: il momento peggiore della vita di un giovane professore universitario non è quello in cui riceve il suo magro stipendio ma quello in cui esamina i propri studenti o ne discute le tesi di laurea.
    È allora, infatti, che si assiste al disastro della pubblica istruzione. La rovina del millenario edificio del sapere assume i tratti somatici del tuo allievo che, seduto all’altro capo della scrivania, in un italiano stentato, smozzica frasi per lo più sconnesse, ciancica frattaglie di nozioni irrancidite, rimastica rigurgiti di conoscenze mal digerite. In quei momenti il nostro fallimento sta lì, a meno di un metro di distanza da noi, ci basterebbe allungare la mano per afferrarlo. Dire una parola per porre fine a esso. Ma non lo facciamo. Rimaniamo a guardare, come incantati dal fascino del disastro. Ascoltiamo, quasi ipnotizzati, la nenia dello studente oramai prossimo alla laurea eppure incapace di coniugare i verbi, di coordinare le frasi, di articolare un discorso. Tendiamo l’orecchio a quel balbettio perché in esso avvertiamo la vibrazione sorda di un grande organismo in decomposizione. Ce ne stiamo lì, soggiogati dalla malia dei cimiteri di campagna. Non chiudiamo nemmeno gli occhi, non distogliamo lo sguardo: abbiamo davanti a noi lo spettacolo di una catastrofe al rallentatore. Ed è quella della nostra istituzione.
    Ecco cosa pensavo in questi giorni se mi trovavo a sfilare accanto a un ventenne che con me protestava contro i drastici tagli all’università. Pensavo: questo è probabilmente uno di quei miei tanti studenti che mi fa disperare quando li esamino, uno di quei ragazzi ai quali oramai ci accontentiamo di insegnare poco o niente, uno di quei ragazzi che, educati dalla televisione e dallo shopping center, intendono l’università come parte del loro tempo libero, per lo più devoluto a godersi la vita, consumare, concedersi ogni facile piacere.
    C’è però un’altra cosa che l’opinione pubblica dovrebbe sapere ed è che quel ricercatore universitario che s’immalinconisce perché non riesce più a fare il suo mestiere percepisce in media uno stipendio di 1480 euro al mese.
    Il che significa che i giovani scienziati da cui ci aspettiamo la cura del cancro, la scoperta di fonti di energia rinnovabile o, anche – perché no? -, la nuova cultura che ci consenta di interpretare e capire il nostro tempo, guadagnano meno dell’idraulico che ci ripara il lavandino. E, si badi bene, non è soltanto questione di conto in banca: questa sproporzione tra stipendi e valore sociale della conoscenza è indice di un immiserimento generale – materiale e morale -, è specchio di un’università in cui i fisici che lavorano nella facoltà che fu di Enrico Fermi fanno ricerca negli scantinati, in cui per trovare fondi si deve emigrare all’estero, in cui ogni giorno si laureano studenti semplicemente ignoranti. La miseria degli stipendi è, insomma, segno di un letterale disprezzo per il sapere.
    In questi giorni, si è molto discusso di baronie, clientele, privilegi, inefficienze e sprechi vari. Giustissimo. Quel giovane professore sconfortato, quel ricercatore immiserito sarebbero i primi a volerle estirpare: dategli (simbolicamente) un’accetta e lo troverete al vostro fianco a far pulizia perché è lui il primo a soffrirne. Ma non dimentichiamo, per favore, che lo spreco più grande di cui ci stiamo macchiando è lo sperpero di forme di sapere che stiamo perdendo, di occasioni di scoperta che stiamo mancando, di capitali di conoscenza che stiamo depauperando, di livelli di conoscenza che vanno precipitando, di risorse umane che stiamo svilendo. Si tratta di valori inestimabili.
    La riduzione indiscriminata di 600 milioni del budget per le università non sfronda i rami secchi, non estirpa le piante infestanti, ma rischia di menare un micidiale colpo d’accetta alla base del tronco, quella base dove cresce, con grande fatica, la speranza del giovane professore disperato. Un solo esempio: il blocco automatico dei concorsi significa, non solo e non tanto guerra alle baronie ma impossibilità di carriera per i giovani ricercatori. In questo modo, i baroni saranno ancora più baroni, i giovani ricercatori ancora più spiantati, asserviti e i nostri studenti sempre più ignoranti.
    I tanti cittadini insofferenti nei confronti di un’università che si vuole «sprecona» farebbero bene a non confondersi su cosa stiamo sprecando, su chi stiamo «tagliando». Non sempre i nemici dei nostri nemici sono nostri amici. Vale anche per gli studenti. Stiamo pure al fianco dei ragazzi che marciano e protestano contro i tagli indiscriminati, ma poi stiamo loro di fronte e pretendiamo che studino.

  12. Una soluzione c’è. Seria.
    L’Università ha 2400 dipendenti? Facciamo che mediamente prendono 2500 euro lordi al mese. Per tredici mensilità sono 32.500 euro annui. La spesa totale per gli stipendi è quindi di 2400 x 32.500, ossia 78 milioni all’anno. È dura, ma se tutti rinunciano a un terzo dello stipendio si risparmiano 26 milioni all’anno. Quant’è il debito? Mettendo che sia di 260 milioni lo si ripaga in dieci anni decurtandosi la paga di un terzo.
    Non è sopportabile? Dobbiamo! Perchè ora vediamo tutti il buco nero del debito; quando invece si moltiplicavano i pani ed i pesci nessuno vedeva niente ed eravamo tutti felici e cuorcontenti. La soluzione da me proposta è dura ma seria.
    Se accompagnata da altri provvedimenti seri, tipo un blocco delle assunzioni e menate simili, si potrebbe scoprire che basterebbe decurtarsi lo stipendio di solo un 5 o 10%. Sarebbe molto meno dura.
    Soluzione seria sì. Io invece no: la faccio a cuor leggero perché non sono un dipendente dell’Università e, sic stantibus rebus, non vorrei esserlo. Beh, ma la propongo lo stesso solo per suggerire che dobbiamo smetterla di recriminare e cercare di rimboccarci le maniche per affrontare questo disastro. I posti di lavoro nell’Università sono stati creati ed hanno fatto molto ma molto comodo all’intera comunità. Ora che i nodi sono venuti al pettine cerchiamo di sacrificarci un pochettino tutti quanti per porre rimedio alle passate allegre gestioni in cui nessuno vedeva niente ma che comunque hanno creato benessere. Ora diamoci da fare perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e dobbiamo pagare quello che abbiamo preso in prestito ieri. Siena è campione di autodeterminazione. È la città in cui il Barbarossa non capì come cacchio facesse a funzionare senza un capo supremo. I posti di lovoro li creammo e ci piacquero. Dobbiamo salvarli. Nella soluzione dobbiamo coinvolgere l’intera comunità perché quei posti di lavoro se l’è goduti l’intera comunità. Lavoratori coinvolti, Banca, Comune, Provincia, Industria, Artigianato, contrade, commercianti, Regione etc. etc., fino a me, singolo cittadino che apparentemente nulla ha a che fare con l’Università. Berlusconi invece lasciamolo stare. Per carità! Non dobbiamo dargli soddisfazione! Il “covo di comunisti”, che secondo la sua eterea visione è l’Università, sa sbrigarsela da solo e non deve inginocchiarsi davanti a lui. Anche perché qua i tagli all’istruzione centrano solo in parte. Il buco nero nel bilancio dell’Università è un tumore nato molti anni fa e cresciuto esponenzialmente nel corso dei decenni. Facciamo casino contro l’accoppiata Tremonti-Gelmini per dimostrargli la nostra totale disapprovazione circa il loro cialtronesco operato e festa finita.
    Se mi si impone una piccola tassa da pagare per salvare l’Università io francamente sono disposto a pagarla, perché della presenza dell’Università a Siena, alla fin fine ne godo anch’io, pur non avendo case affittate nè da affittare a studenti. E mia figlia s’è iscritta alla Sapienza di Roma, quindi, anche da questo punto di vista, poco me ne cale. Me ne cale che Siena è Siena anche perché c’è l’Università. Salviamola e stiamo più attenti alla sua futura amministrazione, tanto più se l’orizzonte futuro appare in tempesta.
    Saluti.

  13. Baroni e piloti, privilegiati in rivolta
    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=302961

  14. Petracca, le tue mi sembrano le statistiche del Trilussa: 2500 euro di media?!?!?!??!??! Un ricercatore entra (a quarant’anni) con 1100 euro, per poi ascendere alla mirabile cifra di 1600 dopo la conferma; un precario (termine infame con cui il burocratese e il sindacalese italici definiscono quello che altrove nel mondo dicesi “ricercatore”, 1000 euro se li sogna di notte: da chi è composta “l’università” secondo te, caro Petracca? Solo dagli ordinari, qualche sparuto associato e qualche cuoco o cameriere?

  15. Bentornato a Roberto Petracca. Ho apprezzato la sua analisi e la soluzione proposta. Vorrei, però, aggiungere qualche dato utile a chiunque voglia cimentarsi con proposte di risanamento della voragine nei conti dell’ateneo senese.
    Dipendenti: 2410
    Professori a contratto: 1020
    Collaboratori in attività di ricerca: 766
    Contributi ministeriali (FFO): 115 milioni di euro all’anno
    Spese fisse (stipendi): 136 milioni di euro all’anno
    Deficit strutturale (solo per stipendi): 21 milioni di euro all’anno

    Giovanni Grasso

  16. …impressionante l’incidenza della docenza a contratto: ma è così omogeneamente in tutti i corsi di laurea? Non mi risulta. Il discorso si allargherebbe alla considerazione che talvolta l’incidenza dei contratti è inferiore, perché miracolosamente alcuni dipartimenti sono riusciti a stabiizzare anche cani e gatti. C’è chi ha dispensato contratti a go-go, chi si è fondato addirittura su questa pratica e chi ha fatto la formichina. Poi sarei curioso di sapere, tra i dipendenti quanti sono i ricercatori e tra i professori a contratto e quanti sono veramente professori. Mi spiego meglio e in modo assai brutale: nessuno ha mai capito bene nella girandola dei contratti di docenza – a mio avviso un’autentica infamia -, quale sia l’entità dei compensi effettivamente elargiti, ma sospetto che il trattamento non sia equanime. Poi c’è gente a contratto che è giunta lì attraverso un regolare curriculum scientifico ed un passabilmente onesto concorso; fa esattamente quello che fanno ricercatori, associati e ordinari, cioè insegna, fa esami, segue quotidianamente la vita della didattica e della ricerca. Poi c’è gente “che no”, ossia gente che in realtà fa un altro mestiere nella vita ed è stata catapultata all’università per le ragioni più svariate: tra i contratti, quanti sono quelli che celano solo insegnamenti insulsi e che costituiscono solo il secondo lavoro di professionisti desiderosi della scritta “prof.” sulla business card, e che (dal momento che vivono di altro, che non hanno un curriculum, la ricerca manco sanno dove sta di casa, né hanno affrontato mai un concorso in vita loro) potrebbero bene rinunciare non ad un terzo, ma all’intero stipendio? Anzi, giacché la scritta “prof.” sulla business card produce immancabilmente un aumento delle parcelle, potrebbero bene devolvere una cospicua “dazione” essi stessi all’ateneo che gentilmente consente loro un tale privilegio.
    Resta il fatto che una valutazione di merito sulla sostanza dei contratti e la loro importanza nel quadro dell’offerta didattica, si impone come ineludibile.

  17. Egregio stavrogin, col calcolo alla “Trilussa” mi sono scappati fuori 2500 euro lordi di stipendio medio per i dipendenti dell’Università. In base ai dati fornitici dal Prof. Grasso, sicuramente molto più attendibili dei miei, viene fuori che il suddetto stipendio medio è invece di ben 4341 euro (13 mensilità).
    So bene quanto guadagna un ricercatore ma non centra col discorso che stavo facendo.
    Ringrazio il Prof. Grasso per l’apprezzamento.

  18. La ringrazio, egregio Petracca: comunque dubito che se un ricercatore (per non dire un “contrattista”- gergo infelice: sembra di parlare di Farinelli o del Senesino) si recherà mai in banca a chiedere un mutuo prospettandogli una simile statistica, riceverà sulla parola il becco di un quattrino.

  19. Grande Cosimo… come viene valutato dal blog il blocco delle assunzioni dei ricercatori…. in itinere… alcuni dei quali (pochi) vengono ingiustamente bloccati ad un passo dalla meta…

  20. Cari Amici,
    io sono molto semplice: da 2+2, come sapete. Allora, per dare veramente i numeri, se noi abbiamo circa 3.000 dipendenti strutturati o meno, molto grosso modo, che prendano circa 40 mila euro lordi in 13 mesi (corrispondenti a poco più 3 mila euro mensili lordi) fa un totale appunto di
    120 milioni, o sbaglio? Ma i dipendenti delle cooperative che assicurano pulizie, ‘banconi’ ecc. dove sono nei Vostri pregovoli conti?
    Grazie,
    archie (più attento ora alla partita Siena-Fiorentina, credeteci!)

  21. Non ci sono nei loro pregevoli conti, caro Archie. Peccato che tutta questa gente riscuote e non solo. Perché vedi caro Archie il costo di un dipendente non è solo lo stipendio. Ci va aggiunto lo spazio che occupa, la luce che consuma, il computer che deve per forza avere sennò non produce, il telefono, la fava e la rava. Anche quelli a contratto (che mi sembrano parecchietti e sui quali si allungano le ombre delle retribuzioni poco ispirate all’equità come si evince dai commenti del “Demone”). Poi c’è da dire un’altra cosa. Dovete – devi soprattutto tu che coi conti ci sai fare – sapere che il famigerato FFO è commisurato secondo dei parametri ministeriali in una certa percentuale per ogni Ateneo. Siena – per dire – dovrebbe avere una percentuale – mi pare – di 1,86 che – attenzione! – non corrisponde a 120 milioni, ma a 140. Quindi in realtà Siena riceve 20 milioni annui di meno. La Sapienza cui spetta – sempre mi pare – il 2,37 riceve in realtà 100 milioni di più. Dico questo non per sollevare l’Ateneo (anzi i suoi organi di governo) dalle responsabilità che sono e rimangono mostruose, ma per aggiungere elementi di chiarezza. Quel simpaticone del vecchio rettore Pierino non solo ha sputtanato (sempre con l’avallo dei suddetti organi) un botto di soldi in modo a dir poco ambiguo e per fini altrettanto ambigui (nemmeno tanto: voleva fare il ministro), ma – per buon peso – non si è preoccupato nemmeno di sanare questa situazione.
    Come diceva Orwell, 2+2 qualche volta fa anche 5.
    Uno sconsolato Favi

  22. Caro Favi,
    non voglio difendere il mio amico Archie, impegnato alla versione pacifica di Montaperti 1260 (2008: partita Siena-Fiorentina), ma ti faccio osservare che appunto lui ha lasciato fuori 16 milioni immagino per contrattisti ecc. Piuttosto:
    Prof. Grasso,
    quando Lei dice 136 milioni reali di stipendi, lascia fuori appunto e anche spese ordinarie degli uffici, riscaldamento ecc.?
    E come torna con dato odierno di “Corsera” nazionale?
    Ha due paginoni dedicati ai debiti (ma dice solo “indebitata”, e non di quanto, l’Università per stranieri di Siena che è stranamente assente dalle Vostre discussioni: non ha un 50 docenti per 500 studenti complessivi?) e parla di FFO a Siena di 112.001 mil.: l’Università peggiore in tutta Italia, con 103,8 di spesa per personale rispetto al FFO.
    Detto questo, spero che il Favi che ne sa, come ha dimostrato con il Calabrese, che è intervenuto dicendo il nulla sul “Corsera” (parlare male di Berlusca/Gelmini è lo sport più semplice del mondo) di qualche giorno fa sulla crisi universitaria, mi/ci precisi:
    – in quali Facoltà sono i contrattisti
    – hanno stipendi fissi o discrezionali?
    A proposito, ci dite quanto prendono i grandi dell’Università? il Rettore è vero che prende 120mila oltre allo stipendio normale di poco inferiore, visto che sarà un anziano professore, no? E quel grande amministratore del Bigi (o Bisi?).
    E quegli attenti controllori di bilanci cosiddetti Revisori?
    Servitor Vostro (non anche Loro)
    Arlecchino

  23. Apprezzo molti discorsi ma l’approssimazione, insieme alla sete di potere ed all’intrecco fra università e politica locale, sono sempre un errore. Sono un dipendente dell’università, ho un livello piuttosto alto (D4), la mia busta paga lorda è di 2.020,33 euro, netti 1430. Non avendo minimamente contribuito allo sfacelo (anzi…!) non sono minimamente disposto a pagare. Paghi chi ha commesso reati di falso in bilancio ecc. (al minimo, anche dopo Berlusconi 3 anni di interdizione dai pubblici uffici). Poi, se a qualcuno interessa posso raccontare alcune belle magagnette delle sedi distaccate…

  24. Fornisco alcuni dati che mi sono stati richiesti; altri seguiranno.

    Docenti di ruolo a Siena (ad oggi): 1046
    Ordinari: 354
    Associati: 322
    Ricercatori: 370 così distribuiti:
    – Economia: 25
    – Farmacia: 25
    – Giurisprudenza: 19
    – Ingegneria: 22
    – Lettere e Filosofia: 67 (non è possibile distinguere tra Siena ed Arezzo)
    – Medicina e Chirurgia: 131
    – Scienze Mat. Fis. Naturali: 62
    – Scienze Politiche: 19

    1020 Professori a contratto (A.A. 2006-2007) così distribuiti:
    – Altre strutture: 31
    – Economia: 49
    – Farmacia: 24
    – Giurisprudenza: 23
    – Ingegneria: 39
    – Lettere e Filosofia: 261
    – Medicina e Chirurgia: 427
    – Scienze mat. Fis. Naturali: 142
    – Scienze Politiche: 24

    Ci interessa molto quello che Caps vuol raccontarci; vorrei solo suggerirgli di inviarmi a parte i dati con eventuali nomi (le querele sono all’ordine del giorno) al seguente indirizzo: giovannigrasso4@gmail.com

    Giovanni Grasso

  25. Finita la partita con disfatta dei fiorentini, fantastico! Un secondo tempo bellissimo: come a Montaperti, quando arrivò la cavalleria tedesca… scusate l’eccitazione, non succede tutti i giorni!
    Insomma, aspettiamo precisazioni di Favi e di Grasso.
    Vi segnalo intanto un passo della proposta del PD sull’università, mentre Nicola Rossi (autorevole senatore PD) ha confermato che l’idea della Fondazione è sua, e non della Gelmini. Come fanno allora studenti e professori a sfilare sotto la guida dei prof. PD? Altra prova della crisi, Vi pare? Ma leggiamo assieme e riflettiamo: «Gli organi collegiali delle strutture universitarie attribuiscono i compiti didattici e gestionali a ciascun docente, anche su base pluriennale, garantendo un’equilibrata ripartizione dei carichi di lavoro e dell’impegno nel lavoro di ricerca. Dovranno essere possibili due tipologie di rapporto di lavoro: full time o part time, senza distinzione di stato giuridico. Nel primo caso i docenti si impegnano a svolgere tutta la loro attività lavorativa, compresa l’eventuale attività professionale, all’interno dell’ateneo. Nel secondo caso contrattano con l’ateneo la quota di presenza nelle strutture universitarie e sono retribuiti in modo
    proporzionale a questa. In ambedue i casi i regolamenti prevedono una presenza oraria minima (senza orario di lavoro) con adeguati meccanismi di controllo.
    Il rapporto di lavoro in ciascuna fascia inizierebbe a tempo determinato e sarebbe trasformato a tempo indeterminato solo a seguito di una valutazione della qualità e quantità del lavoro svolto dall’interessato. Il lavoro scientifico e didattico di ciascun professore sarebbe comunque valutato periodicamente lungo tutta la carriera e dall’esito positivo della valutazione dipenderanno gli incrementi stipendiali.»

    Quel tempo determinato non è il cosiddetto precariato? E voglio vedere, poi, chi differenzierà i colleghi: tu vai avanti di stipendio, quell’altro sta fermo ecc. Sarà un paradiso, Vi pare? Scusate, ma io sono un antico, quasi un primitivo, abituato ancora al 2+2,
    Archie (dimenticavo i complimenti al sempre caustico prof. Lorè: sì, bisogna andare indietro per chiarire, ha perfettamente ragione Lei; ma Berlinguer e Tosi non avevano annunciato una querela? Contro chi più? Contro il prof. Grasso? Scusate i vuoti di memoria da ‘antico’……)

  26. Nel ringraziare l’amico Giovanni dei dati che a molti sono preclusi, vorrei sottolineare che il totale dei professori a contratto non fa 120 ma 1020, vale a dire una cifra che ricalca quella dei docenti di ruolo, il che è a dir poco assurdo. Un’altra sottolineatura: sono stati disaggregati i dati dei ricercatori, ma non quelli degli ordinari e degli associati. Sarebbe interessante sapere anche quel dato lì, anche perché se tanto mi dà tanto visto che lo sbilanciamento è soprattutto per medicina e lettere, tanto per i ricercatori che per i contrattisti, posso stare tranquillo che se mentre taglio un querciolo nei pressi di Pentolina mi faccio male col pennato arrivano a frotte luminari che mi curano e letterati che mi consolano con letture ed odi varie.
    Inoltre, e come diceva Totò: qui casca l’asino, bisognerebbe accoppiare a quei dati utilissimi quelli degli studenti iscritti. Se le percentuali non tornano (e sono quasi sicuro che non tornino) possiamo tranquillamente indicare al buon Silvano il miglior cammino per il risanamento.
    Saluti dal Favi

  27. Gentile Prof Grasso,
    mi sa che c’è un errore di battitura. I docenti a contratto risultano essere 1020 dalla somma dei valori riportati e non 120. Sono davvero tanti. Non è chiaro se si tratta di 1020 moduli o 1020 docenti. Le cose potrebbero essere diverse.

  28. …a proposito: per mera curiosità e non per interesse personale, vorrei capire chi è quella mente effervescente, quel navigato sindacalista o fine leguleio che ha inventato la clausola di chiusura degli pseudo contratti per docenti a tempo determinato; quella che (negando di fatto le clausole precedenti), afferma che se il datore di lavoro non ha i soldi per pagare, il lavoratore accetta di lavorare gratis et amore dei. A che serve allora un contratto vergato? Bastava una stretta di mano, come un tempo al mercato delle vacche.

  29. Apprezzo la disponibilità di Roberto a ‘sottoscrivere’ per l’Università, che sarebbe poi una sottoscrizione a palio perso! Dico però che il contributo per salvare l’Università si dà anche semplicemente facendo con serietà il proprio lavoro giorno dopo giorno, anno dopo anno, senza usare i fondi di ricerca per comprare il pc alla moglie, al figlio, all’amante, senza portare moglie o amante all’estero a spese di suddetti fondi. Magari dicendo di no quando ti chiedono di passare comunque tutti agli esami, di fare la tesi a qualche studente capone per ingrossare le cifre dei laureati, oppure quando ti chiedono anche di peggio (non specifico altrimenti si va nel penale). Certo, poi devi essere pronto a subirne le conseguenze, però basta poco in fin dei conti.

  30. Credo che ci sia qualcosa di più da fare, caro Machiavelli! Se il baratro è quello che è, bisogna tagliare e se non si vuol licenziare, cosa ovviamente improponibile, bisognerà anche riclicare qualcuno abituato a insegnare qualcosa di molto piacevole ma non più rispondente alle necessità dei corsi che rimarranno. Il piano che stanno preparando i nostri soloni non vuol dire questo? Il guaio è: chi taglia? chi ha arricchito (si fa per dire) troppo l’ateneo di didattica discutibile? E che possibilità c’è che tagli se stesso o i propri amici?
    Una verità non è ancora emersa, temo. Come c’è bisogno di contabili indipendenti per i bilanci, c’è bisogno di valutatori esterni per i corsi, per le cattedre ecc. ecc. altrimenti sarà tutto arbitrario e pro amico! C’è addirittura il rischio che si tagli del buono o che comunque lo si mandi su insegnamenti non graditi. Conoscendo i nostri soloni ne dubitate forse? E allora: valutatori esterni, caro Rettore. Se non lo legge Lei questo appello, glielo comunichi chi lo legge.
    Se si valutano i progetti di ricerca non sarà il caso di valutare a maggior ragione cosa valorizzare e cosa invece lasciare? Qui si parrà la sua avvedutezza, caro Rettore, ci pensi il pericolo è grave e incombente. Qualcuno può dire di no? 2+2, ancora una volta da
    Archie

  31. Mentre sto valutando se avvertire il Prof. Amerikano che sull’Acropoli, oltre al Nobile Veneziano in gondola c’è forse pure l’Olandese Volante, vedo i commenti di questo nobile sito e mi complimento per la “verve” e per l’indiscutibile gnoseologia matematica dei dati. Poi, si, un occhio, oltre alla marea di proff che mungono le vacche non più tanto grasse, andrebbe gettato all’Università per Stranieri, che pare defilarsi e sta “occultata” nei pressi di quella che un tempo fu una stazione-seppur di provincia. Perché Vedovelli si sbracciò tanto ma tanto ma tanto per far votare Cenni (nel frattempo l’Amerikano aveva voltato le spalle all’ex amico Piccini cui doveva la carriera e fece come Pietro: non lo conosco… voto Cenni anch’io – tipico degli yesmen no!?).
    A me dovrebbero dare almeno una medaglia perché per alcune lezioni al dipartimento di storia mi han pagato solo con attestati – che ho messo diligentemente nel mio curriculum: almeno una volta anch’io “professore”… come Balestracci, Piccinni et similia!
    Col bu’ho non c’entro e neppure col centro caltagironiano…

  32. Il blog – come si è più volte segnalato – ha un valore ed un significato che vanno ben oltre la semplice discussione in un sito, che costituisce preziosa miniera di dati utili anche alla prova che si deve acquisire per una ricostruzione che storia e diritto a questo punto esigono a Siena. Agli atti vanno anche acquisite le minacciate e mai inoltrate querele di ex rettori e assemblee assai poco popolari di singole sigle sindacali, insieme alle pubbliche posizioni prese da altri rettori che non si agitano ma si interrogano ed alle inchieste giornalistiche che fotografano i fatti con interviste, telecamere e microfoni… Ogni polemica cesserà quando sarà fatta piena e reale chiarezza su numeri e nomi, sottrazioni e dispersioni di denaro, lavori utili e inutili e soprattutto sarà ripristinata la ragione stessa della esistenza dell’università: quella qualità della ricerca e della didattica messa a rischio dalla politica dissennata fin qui perseguita ad onta di un patrimonio scientifico plurisecolare. Se il rettore non si dà una mossa, lasciandosi a sproposito influenzare da sparute rappresentanze sindacali o da relitti impresentabili del passato regime o anche dal timore di scontentare le varie componenti della comunità accademica, la crisi non potrà che complicarsi, risolvendosi magari solo a livello finanziario. Sarebbe gravemente errato e fuorviante illudersi che la qualità di un ateneo coincide con lo stato del bilancio, che si può modificare nel male come nel bene nell’arco di pochi anni. La qualità ed il prestigio sono frutto proprio della secolare corale e coraggiosa serie di quotidiane iniziative che hanno reso il nostro ateneo riferimento internazionale di primo livello. Focardi da buon ecologo conosce bene il valore ed il senso degli alberi secolari il cui deperimento ed abbattimento costituiscono uno dei più gravi crimini contro l’umanità. In questa fase pertanto non pensi al consenso elettorale o ai futuri incarichi nè si lasci influenzare da cattivi consiglieri o dal timore di una possibile momentanea impopolarità, ma sappia scrivere una pagina ancora una volta gloriosa come è nella tradizione della nostra università. Nell’operare i necessari tagli non tema neppure le vertenze sindacali e le cause di lavoro avvalendosi dei suoi organi collegiali e richiamandosi all’evidente stato di grave necessità. Solo così facendo potrà rimettere in sesto la nave non facendola colare a picco. E salverà anche se stesso…

  33. Parole sagge, ma saran mai prese in giusta considerazione? Focardi, dopo aver visto il Demonio, il “Malatasca”, dovrebbe far proprie proprio le parole dell’Ocaiola tanto amata (?) dall’Amerikano dell’Acropoli. «/…/ Avendoti Io mostrato il demonio /…/ tu, dopo esser tornata in te, hai scelto, piuttosto, di camminare lungo una strada lastricata di fuoco, durasse pure sino al giorno del giudizio, /…/ piuttosto che vederelo ancora.»
    (S. Caterina e una Visione nel Dialogo della Divina Provvidenza).
    E si sa chi sono i demoni…

  34. Leggo che i sindacati vogliono denunciare il professor Grasso e mi domando se stanno dando i numeri o se non hanno niente di meglio da fare.

  35. Personalmente credo che la colpa sia di tutti… di chi ha fatto e di chi non ha controllato… basta dare la colpa ai soli docenti. I sindacati che ora martellano hanno fatto assumere gente a pacchi, gente che spesso non fa nulla… fatevi un giro nelle strutture amministrative… gente a giro, gente al mercato, gente a chiacchiera… si è assunto troppo personale amministrativo da Tosi in poi. Che poi Focardi sia diventato rettore con il personale amministrativo è cosa nota… per cui la prima sua azione è la stabilizzazione. Guardate il funzionigramma di unisi… ci sono uffici che non hanno senso: esempio, l’ufficio controllo flussi informativi che fa? A che serve?
    Poi ci sono i docenti… la vogliamo mettere una dannata norma regolamentare per evitare i docenti fantasma? Gente con stipendio da ordinario che viene sì e no 2 volte a settimana in facoltà? Sei prof? Stai qui, niente altri incarichi esterni… stop. Oppure incarichi esterni e compensi degli incarichi esterni interamente devoluti ad unisi… perchè? Perchè il tuo lavoro di docente lo fa spesso un precario… che a causa di questi rovesci adesso se ne andrà a cercare lavoro altrove… fare il prof deve essere un onore non un trampolino di lancio per una carriera professionale ricca… punto e basta… e a chi non sta bene… arrivederci. Qui abbiamo bisogno di gente che fa didattica e ricerca non consulenze a migliaia di euro il mese. Infine due parole sulle responsabilità. Se ci sono, vanno perseguite, che si aggrediscano i patrimoni personali di questi signori, del cda, del direttore amministrativo, dei revisori… che non paghi nessuno con le proprie pecunie è inammissibile anche perchè mi pare che questi signori hanno stipendi non male…

  36. Magari lo mettono in guardina come Socrate invece che nel palazzo degli Atleti… e forse, novello Socrate ci rammenterà: «Ora è tempo di andare, io a morire, voi a vivere. Qual sia la miglior sorte a tutti noi è ignota fuorché al dio»ı (Platone, Apologia di Socrate).
    Scherzi a parte, farem le barricate per ogni democratico che vorranno linciare o mettere alla gogna.
    No al regime! Libertà!

  37. Cal hai ragioni da vendere!!! Ma, come vedi, ora minacciano querele al prof Grasso che fa il suo dovere e che mette a disposizione di tutti un blog interessante e realmente democratico. Si sa, nella città murata, del silenzio, ogni vagito dà noia, figuriamoci uno che sta fuori dal coro. I “corifei” sono in agguato… la massoneria non perdona…
    Delenda Chartago!

  38. Inoltro volentieri a commento del tag il C.S. MCL SIENA appena inviato ai giornali.
    Cordialmente,

    Francesco Marchetti

    Il Movimento Cristiano Lavoratori di Siena scrive il presente dopo aver preso buona nota di un articolo apparso sulla cronaca cittadina intitolato “Dipendenti contro Grasso“ e pubblicato in data 1/11/08. Ciò che ci ha colpito è stata l’affermazione circa il presunto “uso improprio dell’informazione presente nel suo blog” riferita al Prof. Grasso.
    Non capiamo. Non capiamo cosa significhi “uso improprio” dell’informazione, concetto assai vago, che prelude ad un “uso proprio” dell’informazione medesima: per noi o c’è informazione, o disinformazione, tertium non datur!
    Nel concetto di “uso improprio dell’informazione”, riportato come scaturito dall’Assemblea dei Lavoratori di Unisi, formata in gran parte da aderenti alla CGIL, sembra leggersi, ci sbagliamo senz’altro, una pretesa di controllo – da esercitarsi a monte – sulle notizie non gradite: in definitiva, un controllo sulle coscienze…
    Sulla eventualità di una diffamazione aggravata a mezzo stampa a carico di “Libero” e “Panorama” dirà, se del caso, la magistratura ordinaria, ma non possiamo accettare l’idea che il buco nei bilanci dell’Ateneo – che c’è!!! – possa in realtà essere frutto di una suggestione creata ad hoc alcuni anni or sono dal Prof. Grasso (e non una cruda realtà da 170 o più milioni di euro di debiti) la cui responsabilità è da ripartire non pro tempore su tutti i Rettorati interessati dal dissesto, ma su di uno soltanto, l’ultimo, quello rimasto “col cerino in mano”.
    L’assemblea dei lavoratori, se ha pronunciato davvero tale sibillina frase (concediamo volentieri il beneficio del dubbio) sembrerebbe più interessata a dare addosso all’untore Grasso ed al Rettore Focardi, piuttosto che, con spirito riformista, ad aprire gli occhi e pretendere spiegazioni pronte, chiare e circostanziate sui fatti che hanno portato al collasso di una delle Università più antiche e prestigiose al mondo, nonché il secondo datore di lavoro della Città e della sua Provincia.
    Quel riformismo che, pro futuro, dovrà evitare eventuali sprechi o superfetazioni, a partire dalle attività “non core”, slegate dalla didattica che è e rimane l’unica mission dell’Ateneo, contenendo sull’altro fronte le assunzioni selvagge e la stabilizzazione ad ogni costo, figlie di una mentalità assistenziale e statalista che non può venire, con questi chiari di luna, ulteriormente tollerata o vagheggiata, tanto meno da quel sindacato confederale che fino ad oggi l’ha sostenuta a spada tratta.
    Noi non pretendiamo certo di avere la bacchetta magica: ma se bastasse querelare a destra ed a mancina, chiudere il sito di Grasso ed ostracizzare il Rettore pro tempore Focardi cacciandolo da Siena per risolvere definitivamente i problemi dell’Università (e magari, visto che ci siamo, anche quelli del Monte, della Siena Parcheggi, dell’Azienda Ospedaliera, del Train etc. etc.) saremmo i primi a chiedere loro, educatamente, di togliere il disturbo.
    Purtroppo, in questi ed in altri casi di ciambelle col buco, è necessario rimboccarsi le maniche e prendere atto che il ritorno alla virtù, che giocoforza ci sarà, passerà attraverso un radicale cambio di mentalità: una nuova e diversa efficienza amministrativa.

    Gianluca Fosi
    Francesco Marchetti

  39. E così anche i sindacati vorrebbero querelare Grasso. Certo a Siena c’è gente con una faccia a c..o veramente sorprendente. Vorrebbero perpetrare la bestialità di condannare chi ha il coraggio di mettere la faccia e dire le cose vere (come dimostrato dai fatti),salvando nel contempo gli incapaci, i bugiardi e gli “inciucioni”, cosa ormai di routine in questa città di “regime”. A questo punto chiederei che i sindacalisti che fino ad oggi hanno contribuito a portare l’Università di Siena allo sfascio vengano mandati a casa; è sorprendente che abbiano il cattivo gusto di mettersi in cattedra e avanzare addirittura pretese.
    Spero che arrivi presto l’uragano che spazza via tutti i reponsabili di questa vergogna cittadina, a partire dai vertici dei DS/PD che devono essere inchiodati dalle loro responsabilità e portati alla pubblica gogna.

  40. L’atteggiamento del sindacato è davvero sorprendente: non hanno mai alzato la voce per denunciare l’uso improprio e massiccio che si è fatto dei contratti di docenza, con le modalità aberranti di reclutamento e di retribuzione che si sono andate affermando in questi anni; mai che reclamassero il rispetto di qualche sia pur vago diritto, o semplicemente criterio, sia di selezione, sia di retribuzione, o che si opponessero a queste subdole forme di caporalato. Mai per esempio che denunciassero la sostanziale illegalità di contratti che bizzarramente prevedono la possibilità del datore di lavoro di non retribuire il lavoratore (provassero a farlo alla FIAT… o semplicemente tra gli impiegati del Comune o dell’Università stessa). Mai che evidenziassero che la cosiddetta “meritocrazia” con la pratica di reclutare mediante contratti da 3000 euro (lordi) all’anno, va a farsi friggere e trionfa il censo. Predicando la “flessibilità” all’americana, hanno di fatto assecondato lo sfruttamento alla cinese: non ho sentito grida di scandalo. Docenti e ricercatori non strutturati sono diventati semplicemente carne da macello, le cui aspettative sono state conculcate e i cui diritti sono stati considerati un optional, con buona pace e il silenzio assenso del sindacato medesimo; in questo baraccone i cui fini, se non sono l’insegnamento e la ricerca, non si capisce bene quali siano.
    Adesso denunciano il Prof. Grasso…
    P.S. Denunciate anche me, e mandatemi la denuncia… in Russia.

  41. Queste minacce di denunce vanno messe con quelle dei due ex rettori: sono fra loro collegate e sono solo sbandierate al fine di confondere, non fondate sulla oggettività dei fatti e sulla richiesta delle indagini ma mirate a impedire ad ogni costo che siano esaminati gli atti e siano attribuite le responsabilità. Ci mancherebbe che i principali indiziati (Grossi lasciò il bilancio dell’ateneo senese in attivo e Focardi se lo trovò orrendamente passivo) dettino legge: difatti hanno solo urlato senza intimorire nessuno. Se non si deve fare caccia alle streghe non c’è spazio per i tribunali di popolo: con una presenza di una ventina di persone (secondo gli organizzatori quaranta) su 1340 dipendenti amministrativi e tecnici l’assemblea in questione ha dato luogo ad uno scritto neppure firmato dai partecipanti ma da una singola sigla sindacale! Focardi ancora una volta ha tentato di dare una botta al cerchio ed una alla botte sposando la tesi che l’inchiesta di Panorama esporrebbe al pubblico ludibrio i lavoratori dell’università: lo ha fatto nei panni per lui evidentemente scomodi di magnifico! Così caro Silvano non si va da nessuna parte ma si sprofonda sempre più! Vendendo immobili potrai forse pareggiare i bilanci ma non cancellare questi sfregi che stai aggiungendo ad un ateneo in gravissima crisi di credibilità! L’inchiesta di Panorama è in perfetta sintonia con quel che i rettori Barni e Grossi hanno scritto e reso pubblico! E coincide anche con il pensiero del Prof. Grasso e del suo blog! Ed è frutto non di assemblee senza popolo o di minacce dal passato ma di chi come il sottoscritto ti ripete di persona, al telefono e nella posta, le identiche deplorazioni e indicazioni dall’inizio del tuo mandato! Ogni tempo supplementare è scaduto ma dimostri di non sapere nè volere fare i passi che chiunque dotato di buon senso e di spirito civico farebbe! Grasso ha ragione in tutto ed anche nell’idea che solo il commissariamento può salvare il nostro ateneo! Cosimo Loré, Professore Universitario di Medicina Legale nell’Ateneo di Siena

    P.S. Invece di evitare che qui si avvicinino gli ispettori del ministero vada questo rettore dal ministro e chieda lui il commissariamento. Per quel che una vita nell’università mi ha insegnato, qui non verrà cambiato nulla ma solo venduto qualche immobile per far tornare i conti. Il tutto cavalcando la tesi che gli infami che hanno infangato e danneggiato l’università senese sono proprio coloro che hanno lottato per salvarla.
    Mario Ascheri, Mauro Barni, Giovanni Grasso, Adalberto Grossi ed anche il sottoscritto non sono disposti a sottoscrivere un atto suicidiario.

  42. Vorrei solo correggere ancora una cifra: il CdA (sottolineo il CdA) ha commisurato all’inizio dell’anno o alla fine dello scorso – non mi ricordo – la pianta organica del personale non docente in 1277 unità (non 1340 e fa differenza) inclusi i dirigenti. Ad oggi sono 1227 (e – di nuovo – non 1340 e fa differenza ancora maggiore) e stanti gli unici tagli di cui finora si è sentito parlare (rectius blaterare) inclusi quelli comportati dal blocco del turn-over a zero approvato a luglio, nel prossimo biennio diverranno 1080 circa. Appetto ai 2050 docenti (non stiamo qui a disquisire se di ruolo o meno, ma che riscuotono comunque) il rapporto e di circa 1 a 2 e non – come cianciato spesso – di 1 virgola qualcosa a 1. Non vale neanche la pena di prendere in considerazione la questione economica, vista la disparità tra le due categorie (sempre a vantaggio della stessa). E spero valga per il personale tecnico-amministrativo quanto detto per il personale docente, in altre parole che i bighelloni stiano da tutte le parti. Ora seguite questo calcolo (soprattutto Archimede che è valente matematico): l’Ateneo ha 16.000 iscritti che fratto 2050 docenti fanno il pantagruelico numero di 8 studenti a docente. I servizi che vengono erogati dal personale tecnico-amministrativo (se vengono erogati, sennò significa che gli organi di governo hanno funzionato anche peggio di quello che è stato detto finora) vengono erogati erga omnes, vale a dire verso gli studenti e verso i docenti, quindi nei confronti di 18.000 (più o meno persone). Ogni unità di personale si prende cura (rectius: si prenderà cura quando saranno 1080) mediamente di 8 studenti e 2 docenti.
    Si badi – e la chiudo qui – che in base a quanto detto sinora in più sedi il personale tecnico-amministrativo ha una percentuale residuale di precari (in altre parole il dato riportato è reale, sia pure con approssimazione), mentre quello docente ha una percentuale del 50% di cosiddetti precari. A parte Archimede, gli altri si comprino un pallottoliere (ché i computer non ce li possiamo più permettere) e vedano un po’ di sviluppare queste equazioni che ho or ora proposto. Aiuterebbe avere quella disaggregazione di cui ho parlato sopra.
    Se posso aggiungere una conclusione non matematica, ma politica, bisognerebbe superare questa “guerra fra poveri” e raggiungere un accordo fra le “parti sane” dei due schieramenti contro tutti quei figli di buona donna che con le proprie azioni od omissioni, perpetrando un totale disprezzo verso le regole di assunzione di responsabilità e – in definitiva – di fair play e buona amministrazione, hanno ridotto l’Ateneo in queste condizioni.
    Un Favi fra il pitagorico ed il politico sempre più sconsolato

  43. Bravo Favi!!!! Era ora!! Mandiamo a casa prima di tutto i sindacalisti (perlomeno i confederali) e anche qualche esponente di partito che hanno fatto più danni della gramigna. Si sono autopromossi, hanno creato strutture e uffici per piazzare parenti ed amici e hanno fatto vincere i concorsi a chi volevano loro (com’è che nei primi posti di vari concorsi compaiono sempre gli stessi nomi?). Via tutti quei baroni con i loro corsi inutili e tutti gli amministrativi che sono sempre fuori stanza o a chiacchiera.

  44. Leggo trasecolando dal comunicato sindacale:

    «….gli articoli fanno un processo sommario all’Ateneo citando come “responsabili del collasso economico” gli sprechi e la formazione di alcuni specifici uffici, progetti di ricerca, sedi distaccate dell’Ateneo, strutture di servizi e di accoglienza agli studenti, senza far emergere una seria e responsabile inchiesta e, conseguentemente, senza rendere conto delle reali e oggettive attività lavorative e di servizio svolte.»

    Pur leggendo con interesse e condivisione le precisazioni del nostro Iperboreo, il Favi dall’ultima Thule di Montarrenti, aderendo al suo invito di evitare litigi da capponi di Renzo, rimango nondimeno basito: ma i nefasti del fu Liason Office, la insostenibilità economica e la implausibilità delle sedi distaccate, sono forse invenzioni, talmente perverse da meritare una denuncia penale e la pubblica gogna? Poi ricevo la richiesta di aderire ad un appello in difesa dell’università di Siena, contro attacchi di oscure potenze nazionali, in cui le denunce del Prof. Grasso vengono definite “farsa campestre ambientata a Pontignano”, con il suddetto professore nei panni di Titiro:

    “Per aderire inviare una mail a: omar.calabrese@unisi.it

    e allora tutto risulta più chiaro: non ho molta conoscenza di quelli che nel forum vengono spesso presi di mira, nomi come il Calabrese, la Piccini, il Boldrini…; so solo che uno è basso e non mi ricordo chi dei tre porti i baffi, ma non posso che ribadire che nelle attuali barricate a difesa dell’università, temo altrettanto il fuoco amico che quello nemico e non vorrei che da codesto gruppo uscisse un manifesto che attribuisce tutti e 250 milioni di buco alla Gelmini….

  45. … benchè nelle lontane lande e steppe siberiane hai capito benissimo! Chi vive dall’interno e non ha perso un passaggio delle vicende accademiche e cittadine senesi ti conferma che le cose stanno e restano per ora quelle che descrivi (e paventi!). Nessun dubbio: non c’è da stupirsi, anzi tutto va come previsto. L’ateneo senese come ogni comunità è popolato da una variopinta umanità: la storia è maestra di vita e c’insegna che abbiamo ospitato, pagato, ascoltato fior di terroristi e di lacchè, emissari di partiti e relative guardie del corpo, docenti dalla carriera facilitata da partiti e da parenti, persone assunte solo per motivi sociali, sindacali, spirituali. Altrimenti non saremmo con una lista di processi penali pendenti per ragioni che di scientifico hanno ben poco! Ed il “buco” a furor di sindacato negato sarebbe una calunnia… E la lista civica Libera Siena e anche la rivista Panorama dovrebbero temere le minacciate querele.

  46. Excusatio non petita accusatio manifesta
    “Non siamo noi la Banda del Buco”… per carità, neppure la Banda dei Quattro… Così un pugno di professori, perlopiù di area “umanistica”, è uscito allo scoperto, dopo mesi e mesi di assoluto silenzio. Domani pare che faranno del rumore. Infatti faranno lezioni all’aperto, nel solco dell’ultima “moda”. Portavoce del gruppo degli Ideologi è tal Omar Calabrese, noto semiologo (ma che scienza è? Forse quella degli antichi Aruspici? O una copia della Semeiotica dei 5 sensi? È semiotica barocca o rococò? Boh!). Il Calabrese era assessore al Comune di Siena e formò un tandem con il Professore Amerikano sull’Acropoli, ex amico del Piccini e che sta navigando verso il Nobile Veneziano in Gondola.
    I docenti dicono che tutto va bene, forse lasciano intendere una vendita di un paio di immobili per risanare il buco.
    Dicono che han sempre insegnato in armonia, con decoro, passione, ecc. Non è vero: e perché avrei denunciato al Procuratore (omonimo del portavoce degli Ideologi) concorsi-farsa e con gravi omissioni di formalità legale? E perché avrei subito attacchi e sghignazzi da professori o presunti tali? Le mie denunce avevano dei dati inoppugnabili di irregolarità. Non ho mai sentito i firmatari denunciare la cosa. Essi pascevano i loro agnelli e coltivavano il loro orticello. Che forse qualcuno abbia usurpato dei posti e gestito familisticamente l’Ateneo?! Spero che la Magistratura indaghi e vada fino in fondo, senza guardare in faccia nessuno. Ci sono figli di professori che han preso il posto dei padri, mogli di superprofessori sperti di popolazioni e migrazioni culturali che stanno a covare nel luogo del coniuge o nei dintorni. Casualità? Chissà. Conoscendo, purtroppo, alcuni dei firmatari, non mi so spiegare, inoltre, come persone che si odiavano ideologicamente (leninisti contro riformisti, trockisti adversus filosovietici ecc. ecc.), si ritrovino poi tutti asseme… Evidentemente la torta va difesa, i “privilegi” pure… Ormai son tutti della stessa banda, senza neppure un briciolo di autocritica, per dirla con alcuni dei firmatari, assidui del Soviet.
    E non finga neppure Omar Calabrese di non essere del PD. Lo è ideologicamente e forse è pure meno coraggioso di altri che vi si son gettati a capofitto, dopo esperienze estremistiche o “talmudistiche”.
    Voglio però dire a Veltroni di guardarsi da certi proff e di fare invece pulizia ove occorra all’università, ente che poi fornisce pure assessori alla cultura al comune o alla provincia (e c’è da stare freschi!!!).
    I firmatari proff non si sentono moralmente responsabili di questa situazione? Basterebbe un piccolo esame di coscienza, ma, evidentemente è chiedere troppo. E non faccio neppure distinguo fra “allogeni” e “contradaioli”, sia chiaro. Ora diranno di me che son più poeta che professore? Ma se l’Accademia mi ha tappato la bocca! Fortuna che a Oxford mi stimano! Ma non nella berlingueriana “piccola Oxford”. C’è da aver paura di queste firme. Io almeno ne ho. E pure di quelli che fanno a volte, demagogicamente, gli amici della protesta. Timeo danaos et dona ferentes, se ricordo bene il latinorum che era un’arma nelle mani del pacioso Geymonat.

  47. Noto con disgusto che come al solito si butta in politica… quello è stato assessore, l’altro è amico del Piccini… ma chi se ne frega? CHe hanno fatto quando erano in Università questo solo conta. Il debito è grande e va saldato. Si vendono gli immobili, ed è un vero peccato perché si distrugge valore in lunghi anni accumulato.
    Ciò detto, sarei dell’opinione che l’università dovrebbe procedere anche penalmente ove possibile nei confronti di Bigi ed Interi. Gente che si prende stipendi di quella portata deve pagare col proprio portafoglio e con i propri beni lo scempio che ha fatto. Semprechè non abbia le prove che qualcuno gli ha detto di fare quello che ha fatto, nel qual caso si aggrediscono anche altri portafogli. Noto un preoccupante fuggi fuggi dal C.d.A… ma questi signori, la maggior parte dei quali capisce di conti come io di astrofisica nucleare dove pensavano di trovarsi? Alla fiera del fungo porcino? Idem dicasi per i revisori… lasciamo perdere quello che si legge sui giornali; se veramente hanno detto quello che si riporta occorre un TSO. Il buon Martinelli che ha vigilato? Cosa ha controllato? Paghi per le sue manchevolezze. Penso che possiamo ancora “salvarci” ma il piano deve essere per tutti e chi ha sbagliato deve pagare in modo talmente palese che tutti si ricordino. Un’istituzione di tale prestigio ha il dovere, oltre che il diritto, di difendersi nei confronti dei suoi dipendenti infedeli. Ne ha il diritto lei e le generazioni di ricercatori, personale amministrativo e studenti sia attuali che soprattutto aspiranti tali per i quali questa gestione folle ha pregiudicato le ambizioni a farne a pieno titolo parte.

  48. Processo staliniano ai media che hanno parlato della voragine nei conti dell’Università, non a chi ha prodotto la voragine

    Leggo sulla stampa cittadina che il 31 ottobre una quarantina di dipendenti dell’Università di Siena, in un’assemblea spontanea convocata dalla CGIL (assemblea spontanea?!), hanno ipotizzato di adire le vie legali contro Panorama, il TG5 e il blog “Il senso della misura” del prof. Giovanni Grasso, rei di un “processo sommario all’Ateneo … senza far emergere una seria e responsabile inchiesta…” che offende Siena in generale e i lavoratori universitari in particolare. Già questo ha dell’incredibile: come se la “seria e responsabile inchiesta” non fosse prima di altri, e assai prima della stampa, compito proprio della CGIL interna all’Università e di quei suoi convocati, che invece si sono guardati bene, in questa occasione o prima, di farla. Anzi, ed è il colmo, è ancora fresco l’inchiostro su questa dichiarazione dei sindacalisti: «tutto il dibattito sul grave buco finanziario dovuto alle precedenti gestioni è assolutamente privo di ogni fondamento».
    Ma questo è niente rispetto ad un altro aspetto. È chiaro a chiunque che i travisamenti, le esagerazioni, le strumentalizzazioni, i giudizi affrettati o addirittura offensivi attribuiti a quei media, anche se reali, sono cosa assolutamente insignificante, anzi un banalissimo e logico effetto di una causa, che invece è la questione centrale: il più grosso buco di tutti i tempi e di tutte le università italiane. La cifra è ancora incerta (nel senso che è destinata a salire), ma si parla di 250 milioni di debiti per un “parco” di 16.000 studenti. Più di 15 mila €, ossia più di 30 milioni delle vecchie lire, per ogni studente. Bene, di fronte ad una simile enormità che può mettere in discussione addirittura i loro stipendi e che dovevano conoscere bene e che da tempo avrebbero dovuto denunciare, CGIL e convocati sono rimasti ancora una volta silenti (e ci mancherebbe altro che i sindacalisti vengano a dirci ora che non ne sapevano niente, perché significherebbe che loro all’Università, nel frattempo, erano in tutt’altre faccende affaccendati). Insomma si sono riuniti solo per scagliarsi contro la pagliuzza che gli è sembrato di vedere negli occhi dei giornalisti senza accorgersi del trave nei propri.
    Non solo: nella sostanza vorrebbero che intanto la magistratura condannasse non chi il buco l’ha fatto, ma chi del buco ha parlato. Difficile trovare altrove altrettanta ottusità.
    C’è una perversa logica da processo staliniano in tutto ciò: sarebbero le illazioni dei giornalisti a infangare i lavoratori e la città (su questo, stando alla stampa, concorda pure il rettore Focardi), non la voragine nei conti dell’Università e il colpevole silenzio di chi, come i dipendenti e i sindacalisti, nell’Ateneo non erano certo semplici spettatori, ma attori a titolo pieno. È questa la vergogna, esimio rettore Focardi, altro che la stampa o la televisione o, figuriamoci, il blog dell’integerrimo Giovanni Grasso.
    Mauro Aurigi

    N.d.r. Questo commento è apparso anche su:
    il Cittadino on line col titolo: Azioni legali contro chi?!? Idee confuse all’ombra dell’ateneo. Che non aiutano.

  49. Non conosco le ragioni che lo hanno spinto a farlo, ma è un fatto che il rettore appena insediato, pur a conoscenza dei debiti, si è messo a stabilizzare e promuovere in blocco, senza verificare le reali esigenze nè i requisiti necessari, stuoli di amministrativi! E sul piano della immagine – per cui proprio in queste ore si redigono documenti per la stampa e si tengono lezioni in piazza… – non si è curato di dare udienza a sigle sindacali le cui rappresentanze e rimostranze non meritavano tanta attenzione ed accondiscendenza. L’università non è un ufficio di collocamento ed il sottoscritto glielo ha spesso ricordato, ad esempio il 7 luglio 2007: «… il comma 519 della finanziaria è chiarissimo nell’imporre la ‘compatibilità’ con le situazioni amministrative dei singoli atenei non obbligando ad assumere altro personale… non è una opinione, ma dato di fatto come i numeri attestanti che qui cresce un ateneo di amministrativi…». I soldi, se ci sono, devono essere spesi per un solo “sacro” obiettivo: la qualità della ricerca e correlatamente della didattica. Siena è l’unico ateneo italiano che non ha bandito alcun concorso nell’ultima tornata, mentre si è definitivamente insediata al vertice della classifica delle università (al pari di quelle siciliane) più sovraccariche di personale amministrativo (e di cartaceo, in barba alla doverosa informatizzazione!). Dati che il blog di Grasso ha ben evidenziato quando ancora si poteva cambiare direzione di marcia… E gli “88” assunti con atto giuridicamente nullo? Non si diano altre fascine al rogo della giustizia! Per questo i tempi della resipiscenza non possono essere lunghi, come invece si è annunciato, né per il risanamento del bilancio né soprattutto per la ristrutturazione dell’ateneo, a cominciare da quelle “spese strutturali” che sono ancora perniciosamente presenti. Inverta perciò una rotta del tutto fallimentare… e risalga le classifiche dei buoni amministratori e dei bravi ricercatori!

  50. Insisto a dire che per qualcuno qui ci vuole un pallottoliere: 250.000.000 diviso 16.000 fa 15625 e non 15.000.000. Gli amministratori dell’università fanno schifo e non si discute, ma anche fra quelli che all’università non ci sono e non l’amministrano, mi pare che non ci siano premi nobel per la matematica.
    Un Favi che è rimasto in grado di fare i conti con le ghiande

    Caro Favi ho corretto il commento di Aurigi. Il tuo pallottoliere funziona di sicuro.
    Giovanni Grasso

  51. È giusto buttarla anche in politica poiché la firma dei 25 intende affiancare un cosiddetto Buongoverno. I “compagni buoni”. Più che di processi stalinisti io parlerei di processi in pieno stile “mafioso”. La sentenza è già stata scritta nelle segreterie di qualche partito e nella locale cosca. Gli Ideologi non sono tanto ingenui da esporsi senza aver avuto le dovute garanzie. Naturalmente bisogna vedere quel che han fatto all’università (niente o quasi mi pare) e negli assessorati ove assidono o sperano di assidere. Le amicizie (“mafiose”) contano eccome!!! Vale per l’Italia tutta e anche per la “rossa” Siena (che dovrebbe arrossire ma di vergogna).
    È tempo della gogna per gli Ideologi e chi è andato in certe parrocchie per avere la immeritata nomina di professore (Lettere docet).

  52. Per Cosimò Lorè: E dagli con sta stabilizzazione in blocco!! Ma lo volete capire che la maggior parte di quelli che sono stati stabilizzati hanno fatto un concorso e quindi sono persone che l’università pagava già? Non gravano ora come non gravavano prima sul bilancio, essendo su fondi interni (parole del direttore amministrativo nella riunione del 3 Ottobre). In più molti seguono progetti di ricerca e strutture che non chiudono allo scadere del contratto del precario. Che si fa allora, si chiude un laboratorio di ricerca o di informatica perchè è scaduto il contratto al tempo determinato, gli si rinnova per altri tre anni, si mette qualcun altro al suo posto, si fa un altro concorso? C’è gente di cinquanta anni e passa che a furia di rinnovo di cinque anni in cinque anni è ancora precaria!! Allora piantiamola di dare la colpa di questo buco agli stabilizzati. Ma cos’è vi da fastidio il fatto che ora queste persone siano un po’ meno ricattabili e possano talvolta parlare con i professori a livello quasi di persona e non più con un rapporto Dio-Fantozzi? E tutti i privilegi dei Sig.ri professori? Preoccupatevi delle 8 segretarie del rettore, delle 3 del Direttore Amministrativo, di tutti i sindacalisti carrieristi che guarda caso vincono sempre loro i concorsi di progressione verticale e in brevissimo tempo passano da C ad EP, ecc.. Basta con queste cazzate!!!! Fatela finita!!!!

  53. Lettera aperta al Prof. Grasso

    Chiarissimo Prof. Grasso,
    per quanto possa condividere molte delle sue idee, mi suona molto strano che un giornalista di una testata seria come Panorama arrivi a scrivere un articolo utilizzando dati talmente sbagliati da farmi pensare che si sia trattato di un mero errore.
    Io sono entrato a lavorare all’Università, alla Certosa di Pontignano nel 1987, quando ancora era un “collegio” e credo di essere il maggior responsabile del disastro che oggi si chiama “centro congressi Certosa di Pontignano”. Da allora alla Certosa di Pontignano si sono susseguiti centinaia di congressi e convegni, molti dei quali di altissimo livello internazionale, abbiamo avuto un incremento esponenziale delle presenze sia come pernottamenti che relativamente ai pasti serviti. Il personale ha raggiunto dei livelli professionali di qualità talmente elevata da far invidia a molti ristoranti; la struttura nel suo complesso è a disposizione dell’intera comunità universitaria come previsto dal suo regolamento e riesce ad accogliere anche richieste provenienti da enti esterni.
    Credo si tratti di un grossolano errore di valutazione fatto dal Sig. Antonio Rossitto, il quale è probabilmente capitato alla Certosa di Pontignano in uno dei giorni in cui l’attività era ridotta, il che è più che plausibile dato il tipo di attività che vengono svolte; se fosse passato dalla Certosa di Pontignano in uno di quei tanti giorni in cui ci sono centinaia di persone in giro per i chiostri che fanno parte di convegni, forse avrebbe avuto un’idea diversa dello stato delle cose.
    I dati che vengono indicati sono addirittura sparati a caso e mi piacerebbe molto sapere chi li ha forniti, dato che a me non è stato chiesto assolutamente nulla. Mi preme precisare, e mi piacerebbe che lo facesse anche lei, che la Certosa di Pontignano ha prodotto negli ultimi 6 anni un “fatturato” medio di circa 1.000.000/1.200.000 euro l’anno, contro all’incirca altrettante spese. Questo ha permesso inoltre una notevole riduzione dei costi per l’Università di Siena, derivati dall’enorme risparmio nell’aver organizzato eventi al proprio interno invece che rivogersi a strutture ricettive esterne. Mi viene da pensare che chi ha fornito i dati, abbia un interesse a dimostrare che le cose non vanno, probabilmente per provare che c’è un giusto motivo per mettere in vendita una struttura del 1400 che ha un valore inestimabile.
    Paragonare inoltre il centro congressi della Certosa di Pontignano con un albergo mi sembra poi di voler paragonare cavoli con fagioli; perchè non è stato paragonato ad un centro congressi simile, che è molto diverso da un albergo?
    C’è la consueta stortura di visione di fondo legata all’essere ente pubblico: si guarda sempre e solo alle spese che si sostengono e mai a quanto entra o a quanto si permette di risparmiare. Se lei fosse un privato ed avesse un’attività di fruttivendolo, sarebbe felice o no di dover pagare tante fatture di acquisto di generi che poi rivende? Purtroppo non si può vendere senza acquistare e alla Certosa funziona allo stesso modo: se spendiamo tanto ….ricaviamo tanto e guadagnamo di più.
    È verissimo che le spese fisse di gestione sono molto alte, anche perchè per fortuna applichiamo il contratto dell’Università, che prevede molte agevolazioni ai dipendenti pubblici, rispetto invece al contratto del turismo che al contrario porta molto meno rispetto a cuochi, camerieri, lavapiatti, ecc….anche se alla fine i costi di gestione sono molto simili dati gli stipendi d’oro (tra regolare e nero), che vengono pagati a chef e maitre d’hotel. Avendo quindi dei costi fissi piuttosto alti, sarebbe sufficiente aumentare la possibilità di far fruire i servizi a più persone.
    Mi sono permesso di scriverle in forma pubblica, non perchè m’aspetti di vedere domani su Panorama una rettifica a quello che è stato scritto oggi, so benissimo che fa molto più notizia parlare di danni, disastri e cattive gestioni che non di qualcosa che funziona e mi scusi se sono convinto che la Certosa di Pontignano sia “qualcosa che funziona” e non un semplice giocattolo a disposizione di pochi. La invito a venirmi a trovare, magari le faccio vedere dal vivo che i giardinieri devono togliere le foglie, i cuochi devono consultare il computer per controllare il proprio orario di lavoro o i pasti, che anche nelle giornate in cui non ci sono ospiti, si continua a lavorare e a preparare tutte quelle iniziative che non si possono fare in un solo giorno.
    Con questo non voglio dire che tutto è perfetto, c’è senz’altro ancora tanto da migliorare, ma la Certosa di Pontignano non è tutto quello schifo che viene descritto in un articolo come quello di Panorama e il fatto che l’Università di Siena ce l’abbia dal 1964 non è un lusso, ma una macchina che funziona e che rende, al contrario di quello che ci siamo ostinati a voler pensare in questi anni; probabilmente vedremo con il tempo se questa manovra mediatica sia servita o meno ad agevolare le fasi di vendita… e spero proprio si tratti semmai di vendita e non di “svendita” a vantaggio di qualcuno, così come spero proprio che non ci si debba accorgere troppo tardi di aver fatto un errore enorme.
    L’Università di Siena ha ovviamente la facoltà di scegliere cosa e quando vendere, ma quello che ci tengo a precisare è che, nel caso della Certosa di Pontignano, non si tratta di vendere qualcosa che “non funziona”, ma di una struttura che ha sempre funzionato con professionalità senza gravare di costi, come invece si vuol far credere e mi piacerebbe che tutti i docenti che hanno usato e che utilizzano frequentemente la Certosa di Pontignano, esprimessero il loro parere scrivendo al Rettore, al Direttore Amministrativo ed ai membri del Consiglio di Amministrazione.

    Cordiali saluti.
    Andrea Machetti
    Responsabile Certosa di Pontignano

  54. Giusto, signor Machetti! Mi sembra molto opportuno puntualizzare, replicare, non lo fanno molti e gettano fango su questo blog con la stessa leggerezza con la quale qualcuno lo ha gettato sull’università. Purtroppo non si va sul sottile quando si trova un osso, lo sappiamo tutti. Proprio perciò un ente pubblico dovrebbe essere molto ma molto prudente e non ardito come certamente è stata l’università di Siena.
    L’appello dei vari Calabrese è un po’ patetico, anche perché per lo più di DS ora PD che sono stati i massimi responsabili della conduzione. Tra i più attivi ora c’è lo Iantorno che è stato consigliere di amministrazione come la Piccinni del resto. Ma non tutti i PD sono strulli. Oggi leggo del Bezzini, giovane che ci tiene alla faccia anche se i condizionamenti sono infiniti, e che comincia a dire che non basta il risanamento e che il deficit “viene da lontano, ce lo portiamo dietro da molto tempo, non è stato fatto abbastanza per evitare la crisi”. Bravo! Ma allora sia conseguente e si associ al prof. Grasso, al prof. Lorè, a Libera Siena e ai mille altri nel chiedere chiarezza, su oggi e su ieri. Bezzini parla di avere tante “energie positive” da mettere in campo. Si, ma che non siano le stesse che hanno affossato l’Università.
    O sbaglio?
    2+2 da Archie

  55. Sì, Mario ha ragione: no al cartellino, ma chi controlla i docenti? Si dice di alcuni molto assenteisti o sciatti nella didattica. Perché le valutazioni non sono rese pubbliche?
    Giusto anche il mirino sui sindacalisti: quanti sono che ‘lavorano’ all’università? Quanti hanno il cosiddetto congedo sindacale? E quanti a tempo pieno, per cui non lavorano per nulla? Mi interessa più che sapere se da voi anche i presidi e i direttori di dipartimento sono pagati. A proposito ma il Focardi non scherza: sono veri i 120mila? Tosi non aveva ‘solo’ 80mila? Favi, Lei che ne sa, ci dà qualche ragguaglio?
    Altrimenti il solito Archimede ci mette lo zampino e fa anche… casino!
    Servitor Vostro
    Arlecchino

  56. «Sì, Mario ha ragione: no al cartellino, ma chi controlla i docenti? Si dice di alcuni molto assenteisti…»
    -perché no al cartellino? Un brunettiano tornello, ancorché “flessibile” (?) non farebbe male (in effetti, quando è troppo è troppo).

    «…o sciatti nella didattica.»
    – bisogna vedere chi lo dice: francamente i “questionari di valutazione” che circolano in certe facoltà fanno ridere (“il corso è facile o difficile?”, “difficile, perdio!”, “allora sia messo al rogo il docente che osa oggigiorno insegnare qualche cosa di difficile che genera frustrazione nei pargoli!”). Insomma, attenti a non ridurre tutto ad una buffonata.

    «Perché le valutazioni non sono rese pubbliche?»
    – forse perché non sono serie: rendere pubbliche delle valutazioni fasulle implica la possibilità di esporsi a querele. È un po’ la valutazione all’italiana: fingiamo di adeguarci ai meccanismi anglosassoni, ma solo in apparenza.

    P.S. A Mario vorrei solo ricordare che un docente a contratto guadagna mediamente circa 3000 euro lordi all’anno, mentre un docente di terza fascia (che incomprensibilmente si ostinano a chiamare “ricercatore”) entra con 1100 euro al mese. Non mi pare proprio di poter parlare di “caste di privilegiati”. Certo se lo fanno come secondo lavoro… ma in tal caso, perché tenerli? Perché assimilarli ai ricercatori e docenti “professionisti”, per così dire?

  57. Com’è andata la lectio magistralis dei proff. firmatari? Lo si sa? Mi pare che una tivvù di regime li abbia inquadrati al rettorato. Purtroppo è piovuto. Ora potranno dire: piove, governo ladro!
    Il tempo ha prestato il fianco. C’erano anche alcuni studenti, tra l’incudine e il martello (governo e baroni).
    E io pago! E io pago! (Totò)

  58. Un quarto alle otto ho incontrato Focardi, mesto più del solito. Mi ha fatto un breve cenno di saluto… forse gli ricordo qualcuno, forse ormai è da automi far saluti… A lato di P.za Indipendenza la “civetta” annunciava: tagli drastici all’Università, specialmente alla Facoltà di Lettere. Focardi, Focardi… non hai mai neppure richiamato il preside-capellone di Lettere, quel di una volta e che è sempre in segreteria e che prese ben bene per le mele il sottoscritto e tu pure, silurando villanamente e con alterigia una ricerca storica inerente la città di Siena, allo stesso modo del Bisi che stracciò documenti storici forniti dal sottoscritto. Il Bisi è comprensibile: io non fo parte della massoneria e non conosco Licio Gelli. Ma l’ex preside andava almeno richiamato, visto che, o Focardi, gli telefonasti e la cosa era in testimonianza pure del prorettore. Un po’ di spina dorsale, perbacco! Un minimo di dignità nell’Italietta maccaronica e nella Siena panforte-contrade!
    Dicevamo dei tagli… Io consiglio al Focardi di rivedere tutti gli atti concorsuali dei noti proff di Lettere, ivi inclusi i “nomi bomboloni” dei firmatari cui ho risposto con excusatio non petita, accusatio manifesta. Potrebbe trovare delle sorprese… e liquidare anche chi è di ruolo avendo fatto lezione a due studenti o avendo solo due libri agli atti.
    Buona giornata.
    P.S. Posso gaudere mucho!? So che abuso di un sito serio, ma ‘un so’ resiste’!!! A proposito della democrazia Internet e di Lettere. Ragazzi che figata: ho dato i voti (scarsi) a Luperini e Calabrese nei blogs! Chi di spada ferisce…

  59. @mario
    tutto vero però:
    1) uno stabilizzato costa più di un precario;
    2) di altro personale amministrativo non c’era bisogno – sono una marea dei quali lavora solo una piccola parte;
    3) alcuni prof non fanno nulla ma anche molti amministrativi… io sarei per cacciarli entrambi ma siccome sono stabilizzati non si può più;
    4) fatti un giro al mercato stamani e guarda quanto personale unisi c’è…;
    5) facciamo un codice etico… firamto da tutti… per i docenti obblighi di ricerca e didattica e divieto di incarichi esterni, per il personale tecnico obbligo di presenza al lavoro, disponibilità alla mobilità… io ci sto… voi?

  60. Oh Paolo, tu che sai tutto che citi tutti ecc. non sai che i colleghi di Lettere meno imbalsamati, ma un po’ rintronati per l’età, ricordano che il Boldrini ebbe l’insegnamento con un curriculum di mezza pagina? Lo si sa persino nelle nostre facoltà periferiche – lontane dal Rettorato voglio dire…
    Che un Calabrese faccia l’appello per l’università dopo averla sputtanata piuttosto sul you tube mi sembra un po’ scandaloso, no?
    E chi ha firmato un suo documento non lo sapeva? Crisi dell’università: non è anche qui? Informatevi, soloni del grande sapere accademico!
    2+2 da a.

  61. Pare che questo Boldrini, le cui gesta abbagliano Siena, abbia solo un diploma di scuola secondaria. Ha fatto per anni e fa il professore a contratto, deve essere una grandissima intelligenza (anche se per fare il professore basta un amico assessore o un partito amico o un rettore amico…). Pare abbia insegnato scuola di giornalismo ma mi dicono fece fallire un giornale con un buco di miliardi. O lui o i suoi collaboratori. Penso che sia stato molto sfortunato, povero ragazzo. Ha tutta la mia e nostra comprensione. In quella mezza pagina di curriculum ci sarà stata la quintessenza della cultura, via! Calabrese lo conosco perché era il mio “pàtron”, ai tempi della luna di miele col Piccini. A volte è “sociologo”, altre volte “semiologo” (dopo l’imprimatur di Umberto Eco, ormai avvolto nelle spire di “Nostalghia”; ogni tanto grida al fascismo per non sentirsi defunto e si sfoga con la “Bustina di Minerva”). Calabrese prese una mia ricerchina sulle malattie, poi si eclissò senza neppur dire grazie. Era un “duce” della cultura e mi dicono amici medici che ogni tanto fa corsi di aggiornamento ai medici parlando della comunicazione e dicendo che il medico non è più solo dopo l’invenzione del telefono. Direte: la scoperta dell’acqua calda… Ma detto da Lui è un’altra cosa. Gli altri firmatari volevano cambiare il mondo, creare il Soviet perfetto, poi si sono accontentati di rotare attorno al lumen del rettore o di altri potentati…
    P.S. – Ma no che non so tutto…
    Io so di non sapere (Socrate)

  62. Per Cal:
    “2) di altro personale amministrativo non c’era bisogno”. Di altro personale? Ma cosa dici? Non è gente in più assunta ora. E’ gente che lavora da un pezzo per l’università. Chi da 5, chi da 10 o anche 20 anni. E’ solo un passaggio burocratico. Ma poi come fai a dire che costa di più se lo stesso D.A. ha detto che il costo è identico?. Poi stamani al mercato ci saranno stati anche tanti amministrativi (come fai a dirlo, c’eri anche tu per caso?), però dove lavoro io ci sono tanti professori che sono mesi che non si fanno vedere, ma lo stipendio lo prendono eccome. Non fanno lezione, non pubblicano, non fanno ricerca, ecc… Quest’anno poi ci sono un sacco di corsi con uno o addirittura zero studenti, ma qualcuno ha la faccia tosta di dire che fa lezione. Come fa? Ascoltano musica o guardano le opere od il teatro e chi assiste non sono gli studenti, no, ma altri prof. o ex prof. Perchè i prof non timbrano? Invece di proporre di mettere in mobilità esterna i precari appena stabilizzati, come un altissimo luminare ha proposto, perchè a questi Semidei che camminano a tre metri d’altezza non si riducono i privilegi? Perchè non gli levate le carte di credito, le auto blu, ecc.. Io quando ho avuto il bisogno di comprare qualcosa per il mio lavoro all’università me lo sono pagato da me!! Anche il computer ed il monitor perchè ero stufo di sentirmi ripetere la solita solfa che non ci sono i soldi. Il mio ufficio è pieno di cose mie personali che mi sono comprato ho che ho portato da casa per poter lavorare. Quest’anno ad esempio, manco il rinnovo dell’abbonamento ad una rivista tecnica per tenersi aggiornati hanno fatto. Allora me lo sono pagato da me, anche i libri!! Loro non spendono 1 cemtesimo, vanno ai congressi tutti spesati e poi vogliono il rimborso del caffè al bar e dei bagni pubblici. Poi vengono al lavoro con il Cayenne, Il BMW, L’Audi, la Maserati. Si fanno comprare il pc netbook minuscolo (che poi non ci vedono) solo perchè è di moda, come i bambini che vogliono l’ultimo giocattolo. Invece di cacciarli i tecnici, mandateli a lavorare sul serio. Se in una segrteria sono in troppi, spostateli in altre sedi dove invece manca il personale.

  63. Sulla questione “stabilizzazioni e promozioni degli amministrativi” rimando a quel che in particolare il Prof. Grasso ha pubblicato ripetutamente e una Consigliera di Amministrazione da anni fa verbalizzare nelle delibere: si tratta di stabilire se trattasi di “cazzate” o d’altro e sarà fatto autorevolmente da terzi e non in contingente replica del sottoscritto a “Mario”, il cui ultimo commento mi fa comprendere però che ci sono analogie “trasversali” alle cosiddette categorie o corporazioni consistenti in appannaggi e vantaggi (anche del tutto illeciti) che hanno scandito la vita di alcuni afferenti all’ateneo a seconda della loro partecipazione di fatto a gruppi di potere protesi non alla miglior attività accademica ma a far dell’università un trampolino per carriere politiche, un orticello per i propri adepti, un cassetto per le varie spese…
    Proprio in questa pagina scrivevo: “…Alla faccia di chi non ebbe 1 cent quanto denaro (e per chi?) ‘speso’ in atti, lavori, doni, viaggi, ospiti, etc. etc.?!
    Non credo sia inelegante citare fatti emblematici e riscontrabili quali quelli citati da Mario e identici a quel che il sottoscritto può affermare senza tema di smentita dichiarando che un “buco” di tale portata mal si concilia con 36 anni di ruolo (dal 1980 professore, dal 1995 senatore) in cui mai dico mai si è goduto di un rimborso di viaggio o di un gettone di presenza.
    Colgo l’occasione per segnalare che questo blog se non ci fosse andrebbe istituito d’ufficio quale antidoto alla assurda e sospetta manovra posta in essere da alcuni esponenti minoritari del nostro ateneo (due ex rettori, una sigla sindacale, documento di docenti) che tentano di attribuire le responsabilità dell’attuale “crisi” – con un processo sommario e truffaldino – alle vittime e ai censori, rifiutando (ma và…) ogni seria serena scientifica indagine ed inchiesta volta a dare ad ognuno quel che spetta, alla faccia della responsabilità, politica e penale, che è sempre e solo personale.
    Unicuique suum!

  64. …tanto per chiarire…
    Non appartengo a nessuna corporazione, non ho la tessera del sindacato e nemmeno quella di partito, nè tantomeno santi in paradiso (amici o conoscenti all’interno dell’università). Ho fatto un regolare concorso e infatti sono arrivato 8° (i sette davanti a me erano già dipendenti dell’università) e si sapeva già fin dall’inizio chi avrebbe vinto il concorso (pardon, l’hanno fatto arrivare secondo, se no era troppo evidente, ma con solo qualche decimo di punteggio di differenza dal primo). Per terzo invece si è classificato il solito che ha fatto diversi concorsi ed è arrivato sempre nei primi tre… Quindi per favore non parlare di analogie trasversali, di corporazioni, gruppi di potere ecc…, perchè non è proprio il mio caso. Alle corporazioni, caste e gruppi di potere mi sembra che appartenga qualcun altro!!

  65. Di sfuggita volevo sottolineare la lettera di Mario. Dice molte cose sensate ed è meritorio far come fa lui – anche se nessuno lo riconosce. Brunetta prenda esempio… Si, far timbrare il cartellino ai professori. Anche questa è produzione-produttività e i bighelloni verrebbero fuori. C’è chi non ha mai fatto lezione, chi ha incaricato il portaborse di turno… È l’ora di finirla. Certo, vedo che tanti impiegati sono, alla fin fine, migliori dei baroni sparaballe e oziosi. Sono i cretini al potere. Anche se si reputano furbi o furbastri.

  66. Notizia di oggi – ripresa anche dalla stampa siciliana – presenta allarmanti analogie con ciò di cui si dibatte sul suolo senese e che ben può spiegare i motivi reconditi di tanto scomposto e sconcertante agitarsi contro chi continuamente e cocciutamente chiede che sia indagato l’accaduto perchè solo una piena definita ricostruzione dei fatti e dei misfatti con precisa separazione dei responsabili dalle vittime può consentire il risanamento e la riorganizzazione cui a parole tutti sembrano ispirarsi!
    http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronaca/italia/33714/intrecci-universit-comune-venticinque-indagati-lecce.htm
    L’or è non certo del “tutti uniti” nè dello “scurdammoce ‘o passato” ma della discontinuità per la responsabilità!
    D’altra parte chi si propone come uomo di scienza o suo collaboratore ha da esser accurato assai nella “ricerca” condotta pazientemente e pervicacemente su ogni dettaglio della realtà e del tutto refrattario ad ammucchiate indecorose e ad amnesie indegne.
    Che la situazione consenta l’uso di termini quali “mafia”, “omertà”, etc. è provato dal silenzio dei più (malgrado sinistri sussurri sulla sicurezza stipendiale!) e da qualche rara voce di persone certamente qualificate ed informate che tuttavia devon celarsi sotto pseudonimi per evitare di esporsi ad ulteriori danni e vendicative ritorsioni.
    C’è poi qualche incosciente insistente temerario come il profetico Grasso o l’indomabile Ascheri o il sottoscritto…
    Per quel che ci riguarda siamo soprattutto curiosi di capire (pur se con molto in ritardo) se, chi, come ci han raggirato e fregato riducendoci – oggettivamente – al ruolo poco onorevole di “utili idioti” protesi a dar lustro ad un ateneo e gasati dai primati in classifiche la cui “scientificità” andrà inserita e riesaminata all’interno delle indagini in corso.

  67. Mario, ho scritto chiaro e tondo che sottoscrivo le tue parole perchè sono la mia fotografia: anche io come te non sono mai stato iscritto a partiti, logge, mafie, canoniche, rotari, etc.! Ti prego di rileggere con più calma il commento il cui significato è esattamente il contrario… A me interessano le persone piuttosto che i partiti o le caste: era scritto nei manifesti dei referendum del 1993 di cui fui responsabile nazionale con il grande amministrativista Massimo Severo Giannini. Se controlli il mio stato di servizio trovi che sono stato un bischero della didattica e della ricerca fatta notte e giorno per una vita e sempre pagandomela di tasca! Grazie a te mi sono sfogato e un poco me ne scuso con gli altri…

  68. Riporto il commento di beato paolo all’articolo di Panorama
    Gino Greco

    beato paolo. «L’autoassoluzione dei Senesi è straordinaria e sorprendente ma forse abbastanza in linea con il modo di pensare autoreferenziale di quel territorio dove ci si autoconvince di essere onesti, virtuosi e bravi anche se i fatti dimostrano che campano di assistenzialismo, corruzione e malaffare come nelle altre regioni d’Italia. La tesi che questa università ha 800 anni e che primeggia nelle classifiche della ricerca è l’alibi più scontato quanto patetico possibile. A questo punto tutti gli altri atenei, che sono si in difficoltà economica ma non al dissesto, avrebbero potuto godere l’ebbrezza di qualche anno in vetta alle classifiche non pagando l’Inpdap o contraendo scoperture milionarie. Mi sembra però un prezzo eccessivo un dissesto di 250 milioni per un primato in qualche graduatoria da pavoneggiare con aria snob tipica senese!!! Come ridicola e irritante, per tutto il resto d’Italia, è l’indignazione per gli attacchi della stampa. Come se il malaffare che ha creato tale dissesto fosse un’invenzione dei giornali e la giusta informazione davanti all’opinione pubblica un complotto politico!!! La verità è che cotanta boria adesso è stata molto giustamente mortificata!!! Era comodo prima additare con disprezzo il meridione giudicandolo con superbia o paternalismo e una sempre facile indignazione. Poi a casa loro, i bravi senesi con ipocrisia nascondevano tutto sotto il tappeto. Adesso non è più possibile!! Insomma, avete voluto vivere come il Conte Mascetti per 3 anni e mezzo in viaggio di nozze??? Adesso cenate con la frittatina di 2 uova e il rinforzino di 9 olive!!!»

  69. Perfetto, caro prof. Lorè! Mi raccontano della lista Referendum, storica ormai nella sua spinta anti-partitocratica con Giannini e Della Loggia e l’ineguagliabile Federico Zeri, un’altra voce libera purtroppo non più presente. Ma è vero che oltre all’Ascheri c’era anche il Belli? Non ci posso credere! Ora è organico al gruppo DS-PD Piccinni, Flores, Boldrini, Calabrese, Bettini, insomma quelli delle lezioni all’aperto di questi giorni! Che pecato averci visto anche il prof. Catoni! Non me lo aspettavo confuso con gente così schierata, oggi firmataria di un manifesto che sa vedere solo i lati buoni dell’Università che nessuna persona equilibrata, e meno che mai questo sito, ha mai negato: per coprire le loro responsabilità? Chi di loro è stato preside, direttore di dipartimento, consigliere d’amministrazione, assessore ecc. o aspira a qualcosa ora, hic et nunc, e i posti sono tanti, tanti. Code di paglia da tutte le parti, tante, tantissime, caro Professore.
    Andate avanti così. Se querelano se ne vedranno delle belle! Vedo con soddisfazione che c’è tanta gente che lavora sodo e non si confonde con questi che aspirano alla pubblicità a tutti i costi. Calabrese ha avuto il coraggio di dire che le sedi periferiche sono colpa dei politici! E gli accademici che acconsentono non sono responsabili? Solo perché sono dello stesso colore? Strana coerenza. E poi lui stesso non era a Firenze in quello strano carrozzone di sinistra – costosissimo – che dovrebbe fare il contraltare all’altro carrozzone lucchese del professore capo di Forza Italia?
    A proposito! Giornalisti, perché non fate un’inchiestina sui c.d. centri di eccellenza, a cominciare da quello di Genova che si identifica (politicamente) più o meno con Tremonti? Tutto vero? O esagerato come quando si parla di Siena?
    L’unico modo per ridimensonare è fare cifre, come ha fatto il sig. Machetti. Vi ha dato, caro prof. Calabrese, una bella lezione! Imparate ‘ordinari’: ne avete spesso bisogno, mi sembra, perché come al solito purtroppo
    2+2=Archimede

  70. Caro Beato Paolo,
    ti immagino, dallo pseudonimo, siciliano e comunque, di certo non senese. Resta il fatto che di questa Città, della sua cultura e della sua gente capisci poco. Non te ne faccio una colpa personale, perché quella di criticare gli altri a sproposito e senza cognizione di causa è un incallito vizio nazionale.
Tutti i difetti di questa terra che vuoi, anche la “corruzione e malaffare”, ma da che pulpito se sei siciliano (ma anche se non lo sei)!
I Senesi non hanno bisogno di autoassolversi. Questa è l’unica città d’Italia che di quello che ha non deve ringraziare nessuno: né un principe, un re, un papa, un imperatore o un capitano d’industria. Tutto quello che i Senesi hanno se lo sono fatti da soli nel corso dei secoli e l’hanno fatto bene (ma quale assistenzialismo!). Non solo la Banca, lo Spedale o l’Università, il turismo e l’agricoltura, che sono le 5 cose di cui soprattutto campiamo (e neanche male fino a tre o quattro decenni fa), ma anche tutte le ferrovie e perfino l’acquedotto dell’Amiata per tacere del resto.
Avevamo, ed abbiamo, un enorme difetto: il provincialismo di cui andavamo perfino fieri. Se non fossimo stati provinciali avremmo capito per tempo in quali guai ci stavamo cacciando. Mi riferisco all’immigrazione, e non parlo dell’immigrazione dei disperati, che sarebbe stato impossibile prima che ingiusto arginare e che comunque non ha fatto danni, ma di quella dei privilegiati (sono centinaia, ma te ne cito solo due: Luigi Berlinguer e Giuseppe Mussari) che oggi compongono una parte consistente della Casta senese. Noi eravamo davvero “virtuosi, onesti e bravi”, ma hai ragione tu: oggi non lo siamo più. La moneta cattiva scaccia sempre la moneta buona.
E quanto all’assistenzialismo (ancora una volta, ma da che pulpito!) non so dove lo vedi. Questa Città ha sempre dato (anche allo Stato) più di quanto ha ricevuto. Ci hanno e ci siamo dissanguati per gli altri (talvolta letteralmente visto che le donazioni di sangue in eccesso almeno fino a qualche anno fa, prendevano la via del sud dove è più facile che il sangue proprio non lo si doni): ci siamo fatti fregare prima l’Università, poi l’Ospedale (compreso il fabbricato del Santa Maria della Scala che poi ci hanno restituito) e ora anche la Banca. Istituzioni che avevano 500, 800 e perfino 1000 anni, con un passato gloriosissimo, ed ora si vede che fine hanno fatto lasciate in simili mani. E se n’è andata anche la pretigiosa Sclavo e perfino la cinta senese che ora si chiama suino cinto toscano. E scusa se proprio ciò ci convince ancora di più di essere stati, un tempo, “onesti, virtuosi e bravi” più di chiunque altro.
    E da “onesti, virtuosi e bravi” abbiamo resisto per mille anni sul confine del Meridione (Siena era la più meridionale delle città settentrionali). Ora vi siamo precipitati. È questo che in realtà è avvenuto e che tu involontariamente dici nel tuo commento, senza capirlo. E’ una disgrazia (la colpa è nostra ripeto), ma non capisco perché la cosa ti rallegri. Rallegrarsi delle disgrazie altrui è universalmente inteso come ripugnante. Nessuno si rallegra delle disgrazie del tuo Meridione, anzi. Senza tenere conto del fatto che quando non solo Siena, ma tutto il Paese sarà Meridione (e lo sarà prima di quanto si pensi), sarà quest’ultimo per primo a pagarne le conseguenze.
Tagliarselo per fare un dispetto alla moglie non è il colmo dell’intelligenza.
    Mauro Aurigi

  71. Va doverosamente premesso che chi scrive dopo una vita di studi senesi (a cominciare dal glorioso liceo classico Enea Silvio Piccolomini) è calato da lande nordiche (elementari pavesi e medie cuneesi) ma ha profonde radici meridionali (tombe qua e là fra Roma e Napoli, Copertino, Reggio Calabria e Catania), il che dice tutto sulla difficoltà d’essere di parte. Ovunque vada sono classificato toscano per l’idioma e certamente nella Città del Palio ho la residenza più antica e duratura e destinata a permanere per mia libera orgogliosa elezione piuttosto che per necessità o rassegnata ed anonima collocazione. Questa premessa per dire che sono stato e mi ritengo risolutamente un fortunatissimo involontario esemplare di pacifica (ed innanzitutto interiore) convivenza di culture, retaggi, gusti diversi e mai contrapposti nè conflittuali. Troppo mi è stato insegnato dalla splendida indomita storia di Siena, dal mio grande Maestro Mauro Barni, Rettore davvero Magnifico e Sindaco eccellente, ed anche dai comuni cittadini che popolano sia la città che le terre, le “crete”, le valli (come non citare la Val d’Orcia?) e il monte Amiata per non potermi sentire prima che dichiarare a pieno titolo “cittadino senese”. E poi 36 anni di ateneo, di lezioni agli studenti di ogni ambito grazie ad una materia medico-legale magnificamente interdisciplinare, di perizie in giro per l’Italia e non solo in sfide giudiziarie avvincenti e fonte di continui obbligati aggiornamenti… Tutto questo e molto altro (fra cui un amore nato a Siena che dura nel tempo fecondo e felice per le due figlie senesi dalla nascita) devo a questa magica piccola zona geografica così magistralmente ricca di arte e cultura, fiera come poche altre al mondo per il culto della indipendenza e della libertà, contradittoria come ha da esser chiunque guardi in faccia alla realtà e l’affronti fino a passar da pazzo agli occhi altrui come i senesi son descritti in proverbiali definizioni. Siena è amante del proprio “particulare” ma aperta ad ogni “straniero”, se meritevole e rispettoso di usi e costumi locali, mirabilmente riassunta nella “faziosa armonia” coniata da uno Storico del rango di Giuliano Catoni. Tutto questo a motivazione del fatto che lo sfogo sincero del “Beato Paolo” e le nobilissime parole del grande Mauro Aurigi esprimono sentimenti entrambi comprensibili a molti italiani che come il sottoscritto hanno vissuto gli esiti terminali di antiche migrazioni e sono oggi “senesi senza storia” ma, come molti nella città e nella università, costituiscono l’anello di congiunzione fra il meridione (quello buono) e la “senesità” (quella sana). Nè posso tacere il fatto che gli “stranieri” venuti a Siena per farne un uso a dir poco “improprio” e a ben guardare illegittimo o marchianamente illecito e illegale sono alcuni (pochi) “furbi” non solo di provenienza meridionale ma anche toscana! La storia di questi convulsi giorni di crisi della università (e non solo!) sta mostrando il vero volto di costoro, anche se con ritardi che rendono difficili le ricostruzioni storiche, erariali, giudiziarie. Per questo l’ultima cosa di cui si ha bisogno è una diatriba tra senesi e non! La diagnosi differenziale che si impone ineluttabile è tra coloro che hanno abusato di cariche e contingenze per illeciti avanzamenti e arricchimenti e vittime, là dove queste ultime si estendono alla intera nazione italiana. Perchè la piccola Siena aveva una luce che si vedeva da ogni parte del pianeta ed il peggior crimine non è di tipo economico-finanziario ma morale e culturale. Per questo chi scrive, come Mauro Aurigi, Mario Ascheri, Raffaele Ascheri, Mauro Barni, Adalberto Grossi, Giovanni Grasso, esige che siano identificati e incriminati coloro che questa luce hanno oscurato. Cosimo Loré

  72. È Omar Calabrese il “Suslov” della “Casta”
    Proprio costui, un anarco-reazionario travestito da progressista, è il portavoce della Casta dei Baroni, una sorta di Suslov incompetente in teoria e alquanto oscuro come persona. Finalmente ha gettato la maschera! La pagliacciata delle lezioni in piazza, dove si è vista la “professoressa” Piccinni e persino Catoni, ormai aggregato al carro dei “golpisti” restauratori. Intanto hanno mosso anche Tzvetan Todorov, di cui ricordo il pur bel libro sulla scoperta del Nuovo Mondo, ma risultante “rottame” regalatoci dalla dissoluzione dell ‘Est Europa (lo troverete presso l’Amerikano, sull’Acropoli ove sorge lo xenodochio).
    Calabrese sta difendendo la casta in modo patetico. Bisognerebbe vedere quanti di costoro han meritato lo stipendio – rilevare le presenze reali! Calabrese, il “Suslov”, sta difendendo questa sorta di regime brezneviano ormai al tramonto. La democrazia è in pericolo. Sinché costoro non saranno messi fuori dall’univesrità la cultura sarà egemonizzata dai reazionari più accesi. Cavalcano, ora, la tigre (proteste) per mettere dopo la mordacchia e la briglia più stretta. Faranno un carcere delle aule universitarie, assessorati alla cultura, ecc. Intanto un prof-BR è venuto allo scoperto. Sarebbe bene che anche altri lo facessero, dopo che si son fatti aiutare a diventare professori (sai che pacchia…).
    Allarme rosso per i 200 restauratori capitanati da Omar Calabrese!

  73. Beato Paolo in regno caecorum… io credo che (lasciando perdere i campanilismi) l’«eccellenza» di un ateneo la si valuti dai risultati concreti nel campo della didattica (intendo la serietà degli studi, sia scientifici che umanistici, non solo il numero di pagnotte sfornate dal forno delle lauree brevi) e della ricerca (perfettamente misurabili sulla base di parametri oggettivi), nonché dalla trasparenza dell’amministrazione e dai bilanci in ordine. Ora, in ciò, Siena come altre università, non hanno sempre brillato. In Italia purtroppo la “valutazione”, a tutti i livelli, è una farsa e oramai, per ragioni anche abbastanza evidenti, la ricerca della quantità ha prevalso su quella della qualità: la gente si autocertifica “eccellente” (come fecero mesi fa un gruppo di una decina di atenei) e la valutazione viene spesso effettuata dai valutati medesimi, o dagli amici o parigrado omologhi dei valutati, in un palese e smaccato conflitto d’interessi.

  74. @ mario
    Quel direttore amministrativo che ha la laurea in filosofia? Ma per favore… se anche fosse che costa uguale… non ce n’è bisogno. Io al mercato non c’ero ma le cose le vedo. Ci sono talmente tanti uffici che non si sa che fanno su… ci sono dipartimenti in cui la gente sta a chiacchiera… andiamo su è disonesto chi non vede gli sprechi. Sui docenti io sono non solo d’accordo ma di più.
    Proposta:
    1) incompatibilità assoluta tra posto di professore ed altro incarico esterno retribuito, oppure… meglio
    2) compatibilità ma obbligo di tempo definito e 50% retribuzione devoluta ad unisi (ciò vale anche per i professionisti)
    3) no carte di credito
    4) no prima classe, pasti oltre 30 euro ecc… insomma le regole che già ci sono…
    gliela facciamo? Io non credo.

  75. Impossibile non ricordare un Santo caro al Rettore Focardi e anche al sottoscritto, oltre che a ogni Senese!

    “Sapete cosa vi dico? Voi siete le eccellenze zero. Potete farvi temere, ma mai sarete rispettati, anzi arriverà il giorno in cui il popolo vi disprezzerà e spargerà urina sulla vostra testa.”

    Predica di San Bernardino da Siena di fronte ai potenti del Palazzo

  76. Pienamente d’accordo con Cal. Via gli sprechi su tutti i fronti e via soprattutto le strutture create ad hoc per piazzare parenti ed amici, tipo il CRESCO (ma a che serve, cosa fa?), il cui direttore è guarda caso una sindacalista della Cgil, moglie di un sindacalista della Cgil. Com’è che quando c’è una crisi ci si sente sempre dire da tutti che bisogna essere uniti e fare tutti dei sacrifici. Com’è che i sacrifici li devono fare tutti ed i privilegi li devono avere in pochi e sempre i soliti?

  77. Tra i vari corsi da tagliare spero tanto che ci sia quello che vi riporto di seguito e tutti quelli similari. Tratto dal notiziario dello studente: «Il corso è dedicato al tema delle personalità immaginarie, e ha per titolo: “Le metropoli come personalità ideologiche”. L’ideazione del corso parte dall’assunto che una grande città finisca per vivere nell’immaginazione dei posteri come una personalità mitica. Con riferimento a città che hanno fatto storia per più secoli è possibile parlare, in termini traslati, del carattere ideologico ben definito di varie personalità, nelle quali si riassume il significato d’intere civiltà, di regimi o di filosofie politiche. Il carattere di un centro metropolitano verrà studiato negli aspetti storico-letterari che privilegiano i riferimenti al senso della forma. Nel corso delle dodici lezioni (oltre l’introduzione) verranno prese in considerazione sei città metropolitane: Atene, Roma, Bisanzio, Mosca, Pietroburgo, Parigi. Si vedrà, nel complesso, come certe metropoli vivano nell’immaginario collettivo come un polo attrattivo che soddisfa un bisogno d’identificazione.»
    Ma stiamo scherzando? Ma a cosa serve? Ma dobbiamo formare dei giovani che una volta che escono dall’università sappiano fare un lavoro o no? Ma quando vai a fare un colloquio di lavoro gli parli di queste ca..te al tuo esaminatore? Per di più bisogna pagare lo stipendio di ricercatore ad uno che insegna sta roba qua? Ma cosa ricerca? Vabbè che la cultura è importante, ma in un periodo di crisi come questo bisogna scegliere cosa finaziare visto che soldi per tutti non ci sono. Ma che futuro ci si può aspettare se si buttano via i soldi in questo modo!!

  78. Mario, chiunque tu sia, sei estremamente efficace e verace nel dire le cose così come stanno, anche a chi finge di non vedere, sentire, capire… Noi – intesi come uomini dell’ateneo senese – non abbiamo bisogno ed anzi respingiamo i conflitti fra “categorie” e le contese fra “etnie”, uniti per natura e per dovere da comune passione e analoga dedizione di “ricercatori”. Uomini della scienza, della tecnica, della didattica non sono di sicuro coloro che hanno in qualche modo conseguito ruoli fissi o mobili da “professori” o “ricercatori” ed ancor meno i “politici” o i “sindacalisti” che di università parlano e straparlano, ma i soggetti che dimostrano nei fatti, nelle condotte e nelle carriere, di sapere e volere esser parte di una communitas, non a caso chiamata “Universitas”! Per questo non abbiamo bisogno della grandeur (salvo quella fama che ci deriva dalla qualità delle ricerche), né di furbetti arrivisti e nepotisti, né di intrusioni indebite di partiti e sindacati, ma solo di tutela (commissariale o rettorale…) di chi – docente, tecnico, studente – ha le carte ed il cuore “in regola”. Docenti e tecnici ed anche bibliotecari (categoria negletta e negata!) sono “utili” e “degni” se idonei e capaci, funzionali alla primaria finalità della ricerca. Non certo dobbiamo arruolare – per di più in carenza di finanziamenti e in assenza di specifiche dimostrate esigenze – eserciti di cosiddetti amministrativi (rivelatisi in alcune realtà italiane come strumento illecito di voto di scambio per rampanti rettori aspiranti al consenso per confermarsi come “magnifici” o cimentarsi per ministro). Come ho più volte denunciato è giunta l’ora (“legale”) di smetterla con il cartaceo che contrasta con la necessaria trasparenza di procedure didattiche, scientifiche, burocratiche, amministrative! “Informatizzare” è parola d’ordine cui non ci si può sottrarre nella persistente supina accettazione di server che si inceppano, servizi tutti ancora da immaginare, spionaggi della posta elettronica da non escludere e soprattutto spese tutte da verificare! Circolano nomi e cognomi anche nel blog di persone cui abbiamo dato fiducia e che si sono fatte un ateneo su misura, come se nella generale abulìa potesse diventar “cosa loro”! Di questo siamo stati tutti – chi più chi meno – collegialmente e colpevolmente responsabili (culpa in vigilando… ) presi forse troppo dalla ricerca e dalla didattica, ingenuamente illusi che l’attività amministrativa non fosse pertinente né interessante. Eccezion fatta – a onor del vero – per una consigliera di amministrazione indubbiamente “eroica” (come si rileva dalle innumerevoli delibere!!), nessuno può – a parte il Prof. Grasso ed il suo blog – del tutto “chiamarsi fuori…”. Mai più quindi le deleghe in bianco e alla cieca perché in una seria “comunità accademica” un sano “corpo docente” ha il compito ed il fine della ricerca e della didattica, ma anche della ”organizzazione” – nel nostro caso “riorganizzazione” – morale, sociale, amministrativa. CL

  79. Alt Mario, qui comincio a sospettare e forse a dissentire. Certo vi sono corsi perfettamente inutili creati ad hoc per amici o amici degli amici; ma non può essere l’uomo della strada, che non capisce e non ha competenza a issare la gogna e a stabilire la loro “utilità” o meno: purtroppo in queste cose la competenza e il giudizio soggettivo di chi (persona fisica o istituzione) è considerato esperto è ineliminabile. Quello che manca semmai, come per i concorsi, è un meccanismo per cui se uno compie delle scelte sbagliate, la paga (in solido). Non so di quale corso sia il programma che citi: potrebbe essere un corso di urbanistica come di letteratura, magari su Walter Benjamin, che ha riflettuto a lungo sul tema della città moderna. Non dici chi lo tiene, che titoli ha, che posizione occupa… insomma ti stai avviando su di una china pericolosa.
    Se del resto ti dico (pescando a caso): «L’ipotesi di de Broglie. Le relazioni di de Broglie in presenza di un potenziale. L’equazione di Schrodinger. Onde, corpuscoli e funzione d’onda. Diffrazione e interferenza di onde materiali. Interpretazione della funzione d’onda. Relazioni di incertezza ecc. », oppure: «Metriche Riemanniane. Isometrie e isometrie locali, la sfera, lo spazio iperbolico. Connessioni su fibrati. Derivata covariante lungo una curva. Sezioni parallele e trasporto parallelo. Derivata covariante totale di un tensore. Connessione di Levi-Civita. Divergenza, gradiente, Hessiano e Laplaciano ecc.», forse ci capisci di più? E se non ci capisci niente vuol dire che è roba inutile? Poi rabbrividisco all’idea di considerare la cultura come un inutile orpello: vuoi fare come Brunetta, quando a Ravello ha detto che nel Parsifal wagneriano (composto per inciso, in parte a Siena e in parte a Ravello) vi sono troppi personaggi? Licenziamo Gurnemanz?

  80. Per stavrogin:
    Certo che ne capisco di più, cosa credi? Pensi di parlare ad un alfabeta? Se ho citato quel corso, ma è solo uno dei tanti, ti assicuro che è veramente inutile, anche perchè a dispetto del programma citato le lezioni consistono nell’ascolto di opera di musica classica e nella proiezione di opere teatrali, e non siamo a lettere. Inoltre sono almeno tre anni che a questo corso non ci sono studenti. Non faccio nomi e riferimenti per ovvi motivi di ritorsione… Mi sembra che qualcuno del resto abbia già cominciato visto il tono “ti stai avviando su una china pericolosa…” Poi se leggessi meglio quello che ho scritto, ho detto che in tempi difficili come questi, dove non ce n’è per tutti, sarebbe meglio indirizzare i pochi soldi che ci sono in materie e ricerche che portino a qualche risultato per il bene della comunità (vedi la recente scoperta della molecola anti HIV). E poi certe affermazioni “uomo della strada” tientele per te, Grazie

  81. Mi auguro che da questo blog (magari lavorandoci in futuro con Giovanni Grasso) possa nascere un’opera organica a riprova che sapere e cultura nascono e crescono in imprevedibili situazioni (ed anche per caso come a medicina si sa bene, viste le scoperte spesso avvenute per circostanze del tutto fortuite e tuttavia connesse alla capacità di un uomo di notare ed intuire…). I contributi sono tutti di ottimo livello anche nel caso degli autori che si avvalgono di pseudonimi. La spontaneità può far correre qualche rischio di incomprensione malgrado la saggezza e fondatezza delle esternazioni. Come nel caso dei due ultimi scritti che attengono a questioni diverse, entrambe correttamente affrontate: l’università come sede di conservazione, elaborazione, diffusione del sapere distinto e diviso in quattromila discipline non valutabili certo sul piano della necessità o della utilità e l’università intesa quale centro di costo e di spesa con precisi problemi di funzionamento, efficienza, bilancio dove è impensabile e inammissibile impegnare risorse per corsi fantasma o iniziative che non attengono ad una appropriata attività scientifica e didattica. Non si può quindi che concordare sia con Mario che con Stavrogin.

  82. Senza fine
    Come nel “refrain” della canzonetta del duo Vanoni-Paoli: così dicesi della crisi (et voragine) dell’università senese, da parte dei media. Chi l’ha quasi affossata è quella casta di cui Omar Calabrese fa il portavoce e il demiurgo. Bisogna che chi può si adoperi per far timbrare il cartellino anche ai proff. e che si possano rivedere gli atti concorsuali perché non è detto che chi ha vinto una cattedra ne sia degno e che la possa gestire in eterno, senza corsi di riqualificazione, aggiornamenti ecc, ecc, Mi dicono che a Lettere si prosegue come nel bel tempo che fu. Professori che si vedono una volta al mese, quando si vedono, ragazzi lasciati allo stato brado e allo sbando, a sdrusciare il culo nei giardini e sulle panche sfumacchiando e ciarlando o flrtando. Ma quando si studia? Certo è che tanti ragazzi vogliono studiare! Ma trovalo il prof.! Vorrei poi dire ai “compagni di Lettere” e “Storia” o “Scienze della Comunicazione”, che ha ragione chi qui dice che la cultura non è solo appannaggio delle facoltà. In fin dei conti il Prof. è un burocrate della cultura che tale cultura spesso inaridisce e svilisce. Ma voi, o cari amici delle buffonate in piazza, siete lì per il dio quattrino e il prestigio. Ma ricordatevi, cari antropologi, critico-letterari e storici del piffaro (o storiche dello scarso ingegno… gulp!), che… l’ozio è il padre dei vizi.
    Voi siete le eccellenze zero… come diceva un santo.

  83. Paolo, io non so chi tu sia e per quale motivo tu abbia questo livore nei confronti di parti del corpo docente. Ci saranno prof. indegni senza dubbio, ma ci sono anche amministrativi indegni ovvero inadeguati (Bigi e Interi per esempio oltre ai revisori). La colpa è da condividere, per me, e non serve a nulla fare i distinguo, prima salvare e poi individuare le responsabilità e punire. Ci vuole per me durezza l’ho già scritto. Vedo che si taglia si taglia ma i privilegi dalle linee guida rimangono intatti. Allora io la mia modesta proposta la faccio. Anzi due.
    1) Contratti di solidarietà; ogni strutturato si leva di tasca 100 euro al mese che vengono utilizzati per rifinanziare i contratti di quei precari che causa gestione folle hanno perso il contratto dall’oggi al domani.
    2) Tempo definito obbligatorio per coloro che hanno altri incarichi retribuiti esterni.

  84. Tutte cose importanti cari amici, bisognerebbe avere un certosino pero che ogni tanto sintetizzasse i problemi e i risultati emersi.
    Io per parte mia farei una seria distinzione tra tempo pieno e parziale, e solo ai primi darei il governo e la responsabilita dell’ateneo e non solo nelle cariche, ma per ricerca ecc.
    A presto, 2+2
    Archie

  85. Apprezzo vostre proposte. Stop. Spero in docenti decenti. Stop.
    Si, le colpe van suddivise. Io metto alla berlina i proff capitanati da Calabrese (con livore… e nella forma del livore era una mia giovanile raccoltina di poesia – le mie ultime le puoi trovare in Internet: “Eugenia o della giovinezza”) perché sono ipocriti. Sono loro i baroni e i facitori di cul-turame. Hanno gavazzato 50 anni nella pubblica università coi vari Luperini, Tronti ecc. e ora non fanno manco il mea culpa! Vergogna! E questi fanno pure i “rossi”, i “bravi” e “buoni”. Li addito quali ideologi e perciò pericolosissimi. Un Bigi, è “fucilabile” subito. Ormai forse neppure la parrocchia lo difende più. O sbaglio?

  86. Dopo aver letto con interesse i tanti messaggi, molti veramente interessanti ed eloquenti, sforzandomi di capire anche quelli più tecnici e meno facili da comprendere per un comune cittadino, apprezzando la cultura e la conoscenza dei vari “blogger” (si dice così?) e pensando che la maggior parte di questi, anche gli anonimi, siano persone veramente attaccate all’Istituzione Università e alla nostra Città in generale, sarei per fare una proposta al Prof. Grasso. Perchè non trasforma questa interessantissima discussione virtuale in un primo dibattito fisico, con l’eventuale obiettivo di formare un nuovo contenitore di qualità (a differenza dei tanti circoli civetta) che possa iniziare a discutere e fare proposte per la ripartenza, sociale-culturale-economica, della nostra Città? Pur credendo fermamente nello strumento internet penso che un dibattito reale fra persone, di tutte le ideologie e provenienze, con il coraggio di esporsi e di dire quello che pensano, sarebbe per Siena, oltre ad una novità, una grande lezione di democrazia partecipata.

  87. Contratti di solidarietà; ogni strutturato si leva di tasca 100 euro al mese che vengono utilizzati per rifinanziare i contratti di quei precari che causa gestione folle hanno perso il contratto dall’oggi al domani
    —————–
    …. e capirai, simpatico! Dopo dieci anni di precariato e di girovagare ramingo, un docente di livello più basso, magari un ricercatore, arriva qua in terra di Siena e deve elargire subito una dipietresca dazione all’università, traendola dal già misero stipendio: per fare una colletta in aiuto di coloro che hanno provocato la voragine. Perché uno deve sentirsi correo di un disastro compiuto quando lui, quando non c’era nemmeno, o comunque non avendo grandi responsabilità in esso? La colletta la facciano certi baroni che guadagnano (se va bene) cinque volte più di un ricercatore. Che immagine al mondo dà di sé l’università, come di una cricca di complici in qualche reato? Tutti colpevoli, todos caballeros? Se questo vuol dire che togli 100 euro a chi ne guadagna 1100, avrei dunque qualche seria obiezione: agli zoppi calci negli stinchi. Togliere cento euro dallo stipendio di un ordinario o da quello di un giovin ricercatore non è la stessa cosa, a meno che non sia diventato senso comune che chi fa questo mestiere avendo meno di sessant’anni, lo fa per hobby, gratis et amore dei. Chiedere la colletta a gente che guadagna quanto gli uscieri, per ripianare un debito di cui altri dovrebbero pagare il fio? E per fare cosa, se nulla cambia a livello di gestione, per continuare ancora un mese (in cui, direbbe qualcuno, oltretutto pioverà sempre…) a sperperare. Sennò finiamo per fare come l’Alitalia: socializzare le perdite e privatizzare i guadagni.
    Quanto al tornello all’università, sono abbastanza d’accordo, nelle forme e nei modi dovuti; anche perché ne ho pieni gli zebedei di questa lagna che i docenti non ci sono mai, al punto che oramai anche le marmotte, i corvi sugli alberi, le comari e i benzinai non parlano d’altro: vediamo finalmente chi c’è e chi non c’è e poniamo fine alle dispute.
    Anche gli studenti, se è per questo, non scherzano.

  88. Scusa Cal, ma cosa stai dicendo? Come ragioni? Contratti di solidarietà? Ma la tua è una presa in giro o cosa? Ti sembra che un ricercatore che deve pagare il mutuo, mantenere 2 bambini si può permettere di dare 100 euro? E poi per cosa? I precari? Definisci precari? Scusa se devo dare il 10% del mio stipendio per risanare la “gestione folle” dimmi almeno a che serve. Oppure è una cifra così a caso che butti li?

  89. Medicina legale comprende anche la psicopatologia forense per cui segnalo che, ogniqualvolta si dice che la gestione è stata “folle”, si afferma quello che è tutto da dimostrare: l’infermità mentale di coloro di cui ad oggi non si sa neppur l’identità né la responsabilità in quanto autori d’eventuali reati, verità la cui definizione dipende soltanto dall’esito di procedure processuali penali. Tanto per non lasciar passare affermazioni avventate… E per confermar l’esigenza assoluta di giustizia!
    Mi permetto di aggiungere, dopo una vita passata tra perizie penali e consulenze civili, che questo blog è gravido di tali e tanti elementi utili ad acquisire la prova, presenti in forma di notitia criminis, indizi molteplici e convergenti, testi da sentire come persone informate dei fatti, che il titolare dello stesso ha il preciso dovere di portare copia di tutto all’autorità giudiziaria!

  90. La notitia criminis si fonda non solo sulle prove (provate) ma anche su indizi. Come mi spiegava un notissimo penalista senese: due indizi (pesanti) costituiscono una prova!
    Si potrebbe anche dire: vox populi vox dei. Oppure anche: dove c’è fumo c’è anche arrosto.
    Scusate la mia “verve” ma conoscendo tutti i proff e avendoli dovuti subire quali cinici incompetenti, sono “scattato”. Han messo dei coglioni a capo di pubbliche istituzioni culturali di enorme interesse solo perché, magari, ammanigliati vuoi alla contrada, vuoi a un partito, vuoi al sindaco o chi per lui. E, si badi, non parlo esclusivamente del Cenni, che è stato messo in ballo e deve pur ballare. Anche le assenze poco giustificate dei noti proff sono un reato: perchè dar loro lauto stipendio per non esserci o per mandare magari il portaborse (caro Stavrogin)? Lo so: anche le civette o le piattole sanno dei proff latitanti, ma è bene ripeterlo sino alla noia. Loro ci hanno disgustato e annoiato sin troppo. Sarà che il provincialismo ha poi contribuito a farci entrare in una certa paranoia. Ma meglio paranoici e onesti che “squisite” personcine disoneste. A me pare inverosimile che gli Ideologi capitanati da Omar Calabrese non sapessero di quella voragine che si andava spalancando. Neppure uno sapeva? Neppure uno avvertiva il sentore…?? O non erano intelligentissimi al punto di fare delle lezioni a base di petrolio? Erano il sale del mondo, seppur in una porcilaia che sprofondava in un grande buco nero o cosa? Nessuno sapeva? E guarda poi come son stati costretti a “scendere in campo”…!!!
    Hai nascosto queste cose ai grandi e le hai rivelate ai piccoli… (Un certo profeta del Getsemani)

  91. Il Consiglio dei Ministri (Gelmini) introduce il meccanismo del sorteggio nelle procedure concorsuali! Un plauso! Passettino ulteriore: eliminare anche le elezioni dei 12 sorteggiati. Altro passo necessario: esautorare i Rettori e i Direttori Amministrativi irresponsabili. Si rimane comunque sempre in attesa delle notizie dalla Procura di Bari e della Costituzione di parte civile del Miur.
    Circa il discorso dei cosiddetti interventi di riqualificazione della spesa (tagli) la questione è articolata. In breve il punto è che non c’è dubbio che vi è stata una crescita abnorme di certe disfunzioni e che i tagli sono necessari. D’altra parte fatti a questo modo – senza altri interventi ad hoc per personaggi piuttosto prepotenti – il risultato sarà che:
    1) … non si otterrà l’effetto desiderato di instaurazione di meccanismi virtuosi: mogli, figli e generi – con le loro cattedre ad hoc – di Rettori e Dirigenti non verranno certo mandati a casa. Né questi ultimi, irriducibili, si asterranno dai loro intrighi. Quelli che lavoravano, senza distinguere tra giorno e notte, vedranno svanire ogni prospettiva e, all’ennesima umiliazione, non lavoreranno più o comunque non spingeranno avanti il cuore!
    2) … si colpiranno a morte i pochi che portavano avanti l’istituzione e di conseguenza i fruitori finali del servizio (studenti e cittadini). Perché di servizio si tratta! E le Università italiane non guadagnerebbero posizioni nelle graduatorie internazionali. Tagli necessari dunque, ma in assenza di altre misure (esautorazione di Rettori e Dirigenti irresponsabili) inutili o addirittura letali! Si dovrebbero avere ora gli “attributi” per dare definitivamente un significato a quanto si è bene iniziato, così distinguendosi realmente dai propri predecessori e guadagnando consenso e vero merito nella pubblica opinione (yes, we can!). Di che avete paura?

  92. Notizia flash del tg toscano: un gruppo di lavoratori universitari ha occupato il CdA nel mentre si discuteva come sanare il buco dei 150 milioni di euro. Iniziano i veri grattacapi per il potere accademico-amministrativo. Staremo a vedere. Aspettiamoci “solidarietà” dalla “cricca” capitanata dal Calabrese…
    Bisognerebbe che anch’io facessi valere presso la giustizia il fatto dell’esclusione dai concorsi (danno morale e materiale). De Vita dovrebbe forse sedere sul banco degli accusati. E non ce l’ho col Berni, sia chiaro…
    Au revoire

  93. @ Tutti
    La mia è una proposta di principio. Non dico 100 euro a tutti uguale ma scalato per livello di stipendio. Il problema è se si vuole fare o non fare. Non quanto. tenete anche presente che oltre agli strutturati ai ricercatori ecc. c’è un migliaio di persone che fanno ricerca didattica tanto quanto e forse più degli strutturati per i quali il futuro è stato affossato. Chi è dentro sa bene che il suo stipendio verrà comunque pagato, idem i suoi contributi, ma chi è fuori??
    Definiamo i precari visto che non sapete chi sono:
    – assegnisti di ricerca
    – docenti a contratto (non quelli che hanno altre 32 posizioni ed incarichi, quelli che fanno solo quello)
    – contrattisti nel laboratori… ecc.
    Ma avete una vaga idea di quel che può succedere se il migliaio di cui sopra si astiene dal lavoro?

  94. Cogestione sindacale e trasformazione dell’ateneo in un ente assistenziale alla bancarotta
    Qualcuno (vedi i rappresentanti sindacali della Flc-CGIL) confonde di proposito ruoli, responsabilità, cause, protagonisti del dissesto nell’ateneo senese e mistifica sui rimedi necessari per risolverlo. L’università dovrebbe (il condizionale, ormai, è d’obbligo) avere come compiti istituzionali la didattica e la ricerca. Al centro di tutto dovrebbe esserci lo studente e quindi il docente-ricercatore, con il necessario ed insostituibile contributo dei tecnici dei laboratori scientifici e didattici e degli amministrativi dei centri servizi collegati. È necessario, pertanto, che i precari della ricerca e della didattica abbiano un rapporto di lavoro stabile, in virtù del loro insostituibile ruolo nella missione dell’università. Sono gli assegnisti ed i ricercatori in formazione, i tecnici di laboratori didattici e scientifici. Da non dimenticare che alcune di tali figure andranno poi a sostituire i docenti che vanno in pensione. È necessario, perciò, che l’università, nell’ambito della programmazione del proprio fabbisogno e compatibilmente con le disponibilità di bilancio, stabilisca il numero e la tipologia del personale da assumere, eventualmente anche mediante stabilizzazione dei precari. Cosa ha fatto, invece, il sindacato che, ovviamente, se ne infischia dei conti e bada solo a far assumere più persone possibili e a far progredire nella carriera i propri responsabili sindacali? Ha preteso la stabilizzazione di tutti i precari (circa 280, pochissimi dei quali sono precari della ricerca e della didattica) bloccando in tal modo le assunzioni di quei ricercatori che hanno già concluso il concorso e rendendo impossibile bandire nuovi concorsi di ricercatore, associato, ordinario e tecnici. In tal modo l’università vede stravolta la sua missione: non è più un’istituzione dove si fa formazione e ricerca ma un ente dove la stabilizzazione dei precari amministrativi «ha la priorità su tutto, anche sulle necessità della docenza» (leggetevi il Regolamento sulla stabilizzazione: art. 6, comma 6). Ecco allora il sindacato che pretende di cogestire e, in qualche caso, di gestire direttamente la politica dell’ateneo, come tenta di fare in questo momento in cui si sta individuando il piano di risanamento. La confusione dei ruoli e delle responsabilità è sempre avvenuta col Tosi perché, si chiedono i sindacati, non deve continuare anche con Focardi?
    Giovanni Grasso

    Da leggere il comunicato della Flc-Cgil e la risposta del rettore:

    Comunicato della Flc-Cgil: «Apprendiamo ora che è stata appena proposta (ore 13) in CdA la revoca dei processi di “stabilizzazione in atto finalizzati alla conferma in ruolo del personale attualmente a tempo determinato” (c.f.r.), avviati da accordi sindacali e approvati da delibere votate a maggioranza dal CdA. La decisione è stata proposta da una commissione consultiva, presieduta dal prorettore, il professor Santoro, ed inserita nell’ambito di un nuovo piano di risanamento per superare i problemi economico-finanziari dell’ateneo. Abbiamo deciso di occupare simbolicamente i lavori del CdA che riprenderanno alle ore 16,30, per impedire che si discuta di una misura che riteniamo immorale, ignobile e inaccettabile (il neretto non è della Flc-Cgil ma mio). Vi diamo appuntamento al cortile del rettorato.»
    FLC-CGIL

    Risposta del Rettore: «Mi preme precisare che la Commissione presieduta dal Professor Santoro ha il compito di formulare ipotesi di proposte al Rettore e alla Direzione Amministrativa senza alcun vincolo di carattere politico. Tali proposte, una volta presentate in C.d.A., devono essere discusse e possono eventualmente essere approvate o respinte fermo restando il confronto con le parti sociali nei tavoli contestualmente aperti.
    In ogni caso la decisione ultima in termini di legittimità compete esclusivamente al C.d.A. che è giuridicamente responsabile; pertanto ho il dovere di assicurare al C.d.A., pure nella drammaticità della situazione, il massimo della serenità di giudizio possibile.»

    Silvano Focardi

  95. «Definiamo i precari visto che non sapete chi sono:
    – assegnisti di ricerca
    – docenti a contratto (non quelli che hanno altre 32 posizioni ed incarichi, quelli che fanno solo quello)
    – contrattisti nel laboratori… ecc.
    Ma avete una vaga idea di quel che può succedere se il migliaio di cui sopra si astiene dal lavoro?»

    Senti Cal, tra il personale stabilizzato dell’università, non è che ci sono solo i baroni: a chi li vorresti chiedere i soldi? Ti rendi conto che c’è gente che tiene famiglia e già ora non arriva alla quarta settimana, o pensi che sia tutto un gran centro sociale, un parco dei divertimenti dove svolazzano fanciulle e fanciulli eterei ed idealisti? Chi ti parla capisce perfettamente cosa vuol dire vivere con questi straccetti di contratti: su questa pratica caporalesca infame al limite della legalità, su questa forma di selezione fondata esclusivamente sul censo, perlatro nessun sindacato, nessun avvocato (e soggiungo, spesso neanche gli stessi detentori) hanno mai avuto niente da ridire, e dunque ti muovo queste obiezione: 1)innanzitutto non capisco che c’entrino gli assegnisti (che col decreto Mussi, di fatto manco possono fare didattica): gli assegnisti per inciso, guadagnano più di un ricercatore neoassunto e dunque non capisco chi dovrebbe pagare chi; 2) per i veri professori e ricercatori a contratto piuttosto suggerirei di trovare qualche forma per attingere più cospicuamente ai fondi di ricerca, ancorché in parte dimezzati (non so se è possibile) per pagare chi lavora nel proprio dipartimento o corso di laurea: insomma, se sono al servizio di qualcuno, che ognuno si curi dei suoi, se ci tiene. Ma francamente non mi pare giusto chiedere a tutti i dipendenti di pagare una tassa per sostenere in toto la miriade di contratti (quali? Quanti? Per quanto tempo? Sono essi stessi una fonte dello scandalo!), dei quali peraltro si sa abbastanza poco, sia sull’utilità dal punto di vista funzionale, sia sui loro detentori, sia sull’entità della retribuzione, cangiante di luogo in luogo e talvolta negoziata individualmente: sono disposto ad aiutare immediatamente le persone che lavorano con me (ma fino a quando? Quanti? In vista di che cosa?), che conosco e di cui conosco il valore, ma non vorrei trovarmi a pagare una tassa per mantenere certi personaggi ben noti, sanguisughe di cui non desidero affatto la permanenza all’università, che sicuramente non abbisognano della mia elemosina, avendo più quattrini di me a prescindere, tanto per essere chiari.
    L’università non è composta di soli baroni e precari: tu vorresti decurtare un altro poco gli stipendi persino dei giovani ricercatori? Ma lo sai quanto costa una casa a Siena? Praticamente quanto lo stipendio intero (non sto parlando di quelli con forte anzianità): allora uno viene qua per lavorare, o per farsi prendere in giro e addirittura pagare il debito che altri hanno prodotto, in vista di non so che cosa, affinché oltretutto possano continuare a produrne altro?

  96. Scusate la mia ignoranza. Ma la soluzione della vicenda sarebbe, molto semplificando, di affidarsi a quelli che, secondo le considerazioni che mi vengono dall’analisi dei fatti, sembra abbiano contribuito a determinare il dissesto? Creare una cosiddetta “task force” formata dalle stesse persone che sembrano non avere assolto compiutamente il compito di controllo e sorveglianza che avevano avuto dalle istituzioni nominanti e da altre interne alle istituzioni o sentire alcuni sindacati pretendere di ottenere poteri ancora più ampi di quelli che avevano, e che a loro volta hanno usato (non bene) per attuare le loro strategie, mi sembra una cosa che non sta nè in cielo nè in terra. Se l’obiettivo è quello di affidare il commissariamento ai presunti colpevoli (che forse potrebbero utilizzare per non evidenziare le varie responsabilità e riaffidare la guida dell’Università ai soliti noti), tocca invocare a gran voce un commissariamento statale.

  97. Cerco di stemperare. Leggete la stampa e il caos ormai reso permanente nell’Ateneo. Il foglio antiberlusconiano del Coli, Metis, ospita interventi antiGelmini. Naturalmente solo una piccola critica a Berlinguer che fa inciuci con la ministra. C’è la Piccinni che si ricorda vagamente di terminologia “marxista” e Franco Belli. Non una parola sul buco ma solo bordate antiGelmini (anche sensate, alcune). Belli, vai a dire al Mancini perché in quel bailamme di erogazioni Fondazione MPS (vedi La Nazione di oggi) non ha dato nenanche un euro alla richiesta del sottoscritto che si occupa di storia locale. Sarà la “banca etica”, come dicevi…
    Da notare anche le lamentele del Venuti, neopreside di lettere. Che si sia allineato al finto antiberlusconismo di Metis? Non vogliam crederlo. Calabrese non mettere il cappello sui boiari!

  98. …una limosna por l’amor de Dios… Cal, scusa se sono lievemete polemico, ma già ho avuto modo di infuriarmi, in discussioni private, con certe forme di “giustizia distributiva” con cui in anni recenti taluni (spacciando questa idea per roba “de sinistra”) proponevano di abbassare ulteriormente i compensi per i contratti di docenza e/o ricerca, onde farne di più, e ripartire la già misera torta fra più persone: scendendo una certa soglia il risultato è stato la cacciata di fatto di chi non può vivere con trecento euro al mese, ossia la forma di selezione più iniqua e bieca che si possa immaginare. Ma chi le ha proposte e sostenute, non poteva non sapere che sarebbe finita così: da qui la ragione per diffidare di certe sirene. Insomma, sono stanco di forme di pauperismo che celano solo molta ipocrisia: tu accusi in blocco i partecipanti a questo forum di non sapere cos’è il precariato (e come ouverture non c’è male..), ma tu lo sai? Mi vuoi spiegare meglio chi e come vorresti salvare decurtando la busta paga dei ricercatori e docenti strutturati? E con questa dazione quanto pensi di tirare avanti, quanto pensi di racimolare? Non esiste la categoria omogenea de “i contrattisti”. Non c’è nemmeno un censimento chiaro di chi siano, quanto prendano e per fare che cosa (e sarei curiosissimo di vedere un bel dossier su questo). Alcune strutture poi chiuderanno, volens nolens perché il buco c’è, perché implausibili e insostenibili finanziariamente.
    È bene che i singoli dipartimenti e i singoli docenti provino a farsi carico transitoriamente di questo problema, racimolando qualche soldino dai fondi di ricerca, ma per quelli che sono giunti sinanco alla soglia dei quarant’anni o forse più, che hanno già passato cinque o sei selezioni, tra dottorati, postdottorati, assegni, contratti, ping-pong con istituti esteri ecc., insomma i ricercatori/docenti “veri” che lavorano tanto, stabilmente e con profitto e che costituiscono l’unico reale patrimonio che possiede l’università; in altre parole quelli che dovrebbero (o avrebbero dovuto) costituire “i ricambi” della pensionanda classe di ordinari, l’ateneo, come strategia, non può pensare all’«arma segreta» dell’elemosina, siamo seri!

  99. Riporto il commento dei Dedalo all’articolo di Panorama.
    Gino Greco

    «Caro giornalista, chi Le scrive sono i Dedalo, gruppo musicale da Lei già cortesemente citato.
 Siamo una band composta da musicisti che da anni portano avanti in modo indipendente la loro attività artistica e che esistono a prescindere dal progetto prodotto da Emu. Le scriviamo queste poche righe, per manifestarle il nostro leggero disappunto per essere stati utilizzati, noi e il nostro lavoro, per permetterle la composizione di un banale giro di parole, derivato dal titolo del nostro singolo. Non vogliamo qui entrare in nessun modo nel merito della polemica sulla gestione finanziaria e patrimoniale dell’Università di Siena, ma ci preme puntualizzare che l’edizione del nostro disco fu, a suo tempo, un’impresa giocata su un piccolo budget e un grande lavoro volontario. Non pensiamo quindi che questa particolare esperienza, così come la promozione di altri progetti culturali fatta da questa e da altre università, possa essere annoverata nella colonna degli sprechi di denaro pubblico. In qualsiasi paese civile, dalla Germania ai Paesi Scandinavi, fino agli Stati Uniti d’America le università promuovono la cultura in modo attivo e non occasionale. Educazione all’uso della cultura e ricerca per il progresso dell’arte e della scienza: questa è la vera missione di un’Università, non già quella di essere sede per esami a scelta multipla. Un po’ come un giornale: dovrebbe essere un luogo di investigazione della realtà, e invece diventa spesso una bottega dove far trinciato grosso di opinioni vaghe e idee grossolane. Non ci meraviglia più il fatto che, in Italia, un progetto di produzione culturale possa essere annoverato fra gli sprechi. Questo gretto modo di pensare è solo un aspetto particolare dell’opinione generale delle classi dirigenti italiane: che qualsiasi manifestazione dell’intelletto umano che non produca profitto immediato, come la musica o la ricerca scientifica, sia uno spreco. Questo è il risultato di un’Italia la cui fonte unica di cultura sono oramai i telequiz e il nostrano “sistema” di disinformazione a mezzo stampa.»
    Cordialissimi saluti, Dedalo

  100. Avviso che un ricercatore pare abbia fatto approvare con delle firme la normativa sui concorsi (ricercatori precari)-1000 firme. Purtroppo ho cancellato la mail ma credo la possiate reperire. Non seguite però i consigli della Piccinni che dice di studiare di nascosto. Se volete veramente essere “Antisistema” studiate-studenti o ricercatori – pubblicamente, socializzate, comunicate il sapere. È tempo di finirla con le “nicchie” cara superstorica Piccinni! Esci dal tuo feudo del dip. di storia e non per fare le “buffonate” piazzaiole! E nemmeno le processioni coi ceri dove fingono di cospargersi il capo d’incenso quelli del “Gotha” di Lettere e associate facoltà.
    Chi ha orecchi per intendere intenda, come diceva sempre quello del Getsemani.

  101. Università dei Raccomandati di Siena
    è patetico…

  102. La notizia sul concorso appena vinto dal consigliere di amministrazione va completata: 3 rappresentanti del personale tecnico: 1 diventato responsabile dell’area contabile; 1 vinto concorso da EP; 1 vinto dottorato di ricerca e da pochi giorni in aspettativa… che vorrà dire tutto questo? Forse che la gente si compra come al supermercato con il 3×2… ?

  103. Vi dò altra notizia. Il preside di Lettere Chiarini, noto studioso e persona non legata al carro del “Gotha” (il Trio Lescano, la Superstorica, lo storico “Grande” finanziato dal MPS ecc.), non è più preside. Semplice avvicendamento dopo un solo anno di gestione? Non era cmq gradito al “Gotha”. Al suo posto c’è Venuti che scrive su METIS, lo pseudogiornale pseudoprogressista del Coli. Semplice casualità? Sui concorsi, poi, son certo che prosegua la corruzione – si son solo fatti più furbi. Si potrà mai cambiare questo sudicio stato di cose? Yes, we can, direbbe Coli e c.i, scutrettolando dietro Obama, il volto “buono” degli Usa. Io però ci credo poco, con gli stessi attori al potere. Solo allontanando i restauratori del Calabrese sarà possibile respirare.
    Up patriots…

  104. Ho già detto altrove: venderanno a rate Le Scotte per sanare il buco, in barba a leggi che lo vietavano – pare. A chi lovenderanno? Forse alla Regione? O ai privati? Nel secondo caso si sm… di brutto e cadranno tutte le ipocrisie antiGelmini. L’Ospedale era la mia seconda casa – purtroppo -; ora forse dovrò pagare l’affitto, come malato (e come citoyen). Sarà stata anche una brutta costruzione, ma, sapete, come diceva Voltaire, per un rospo una rospa è bella… (Dizionario Filosofico di Voltaire voce Il Bello).

  105. Stamattina il Corriere di Siena (che ne sa una più del diavolo) riporta questo articolo:

    «Ateneo – Mancano i soldi per gli stipendi.
    Servono 34 milioni di euro per coprire le spese di fine anno. Non è scontato che il Monte anticipi la somma.
    Siena 09.11.2008 Ora la partita si gioca alla Rocca. L’ateneo dipende molto dalla possibilità che arrivino risorse immediatamente spendibili dall’esterno, per poter liquidare gli stipendi di fine anno e provvedere alle spese vitali della città accademica. I conti sono in rosso come più volte ribadito dal rettore Silvano Focardi. Il bilancio chiude con venti milioni di disavanzo, ma ne servono altri 34 per poter provvedere alle spese ordinarie, gli stipendi appunto, e non rimane che rivolgersi alla banca della città per ottenere una anticipazione di bilancio tale da poter assicurare la copertura delle buste paga. Ad oggi questa operazione di salvataggio temporaneo non è scontata, perchè ogni ente pubblico a fine anno è tenuto a dimostrare, di aver raggiunto l’equilibrio fra entrate ed uscite e sommare i venti milioni di debito accumulato in un anno con altri 34 che la banca potrebbe anticipare, non farebbe altro che aggravare la situazione.»

    Al di là del danno e del chiaro disappunto che ne consegue, al di là di considerazioni di altro tipo rimane un rospo in gola che non vuole andare giù: l’uomo della strada (cui auguro di finire sotto un tram) è convinto che gli universitari siano tutti indistintamente nababbi e ho avuto personalmente da ridire con una gentile signora convinta che i docenti a contratto prendessero 3000 euro al mese (!!!). L’uomo della strada (a cui auguro di finire sotto un tram) afferma che gli stipendi universitari sono in generale “troppo alti” e non so se sia il caso di fare volantinaggi per spiegare ad una opinione pubblica (ivi compresi gli studenti!) che agita indistintamente forconi contro “gli stipendi da dieci milioni al mese” (sic! Il Giornale) degli universitari, che i ricercatori entrano con 1100 euro (insegnando sovente quanto gli ordinari senza che nulla di questo insegnamento venga riconosciuto) e che gli associati beccano intorno ai 2500 euro. Cifre che un qualunque scalcagnato funzionario del Monte guarda con commiserazione e contemplando le quali, l’operatore ecologico si congratula con sé stesso di non aver studiato. Tacerò sui contratti, per non diffondermi sull’analisi infinitesimale.

  106. Mentre Archimede dà i numeri, io più modestamente vi do qualche informazione nuova sul Calabrese (Omar) che ogni tanto si cita in questo sito come punta di diamante dei proff. tradizionali senesi (del gruppo citato da Panorama, tanto per chiarire, del PD).
    Giorni fa ha scritto una letterona al Corsera in cui ha difeso dal Brunetta l’università, vittima di una vendetta da parte della politica e dei media. Dimenticando quindi che politica e università sono in gran parte la stessa cosa, e perciò non si riesce a riformare e meno che mai ad autoriformarsi.
    Ma la chiusa è anche comica. Il prof. scrivendo a Siena riesce a parlare di università come “sede privilegiata per la riflessione critica sull’esistente”. Se si giudica da quel che leggo in questo sito non mi sembra che i prof. senesi, a partire da lui, abbiano denunciato il black out dell’informazione a Siena. Tutto controllato dal PD e dai suoi alleati via MPS?Sembra diagnosi plausibile, ma non l’ho mai sentita dai vari Detti, Balestracci, Brezzi, Piccinni, Boldrini, Catoni ecc. ecc. Anzi, fanno persino i convegni di storia del giornalismo senza rendersi conto di cosa sia divenuto a Siena! Una strana autocoscienza con la benedizione dei vari giornalisti nazionali pronti ad accorrere: caso mai ci fosse qualche corso a contratto ancora libero, vero?
    Da quando, più o meno, c’è Scienza della comunicazione la comunicazione critica a Siena è crollata verticalmente. Ne avranno parlato al convegno di questa strana coincidenza? Chi può rispondere tra voi residenti? Ci siete andati alle lezioni-dibattito?
    Servitor Vostro
    Arlecchino

  107. Mi dicono che ci sono andati solo i relatori e gli studenti di Scienza della comunicazione: precettati! Quand’è che si renderanno conto che è una fabbrica di disoccupati? Molto meglio filosofia, che pare sia stata fagocitata da Storia, molto apprezzata dalle aziende serie. Circa vent’anni fa il consumismo generalizzato dal CAF, e il conseguente debito pubblico crescente, riuscì a imporre per legge l’assunzione di giornalisti in ogni carrozzone pubblico. Riempite le poltrone di portaborsa della politica le porte si sono chiuse dove più dove meno. Ora si può fare solo cronaca di quei tempi beati e ancora imbonire ma credete che qualcuno avrà parlato della situazione dei media a Siena?
    La manifestazione di ieri sulla crisi del MPS è stata memorabile, pare. Ma chi ne parla? Il dott. Barrai (cercare in Google Mercato libero: al MPS gli impiegati dicono che non possono vederlo!) ha sostenuto che Mussari è stato il cavallo di Troia fatto entrare in Siena per far crollare il MPS e renderlo acquisibile da banche forti. Perché ve ne parlo? Perché il crollo del MPS (azioni da un prezzo di 5 euro a 1,2 di ieri, cioè il 25% di qualche tempo fa) comporterà l’indebolimento della Fondazione che dà un dieci milioni all’anno circa all’Università e soprattutto tiene in piedi associazioni e ricerche ecc. che rendono appetibile venire a Siena. I vari centri di biotecnologie perché sopravvivono? La Novartis perché è venuta a Siena, per bere il chianti di arlecchino, pensate?
    Rendetevi conto che non si può parlare di università se non si tiene presente il contesto. Il quale è litigiosissimo perché il PD deve tra breve, in primavera, nominare i nuovi banchieri del MPS e per giugno i dirigenti della Fondazione tramite Comune e Provincia nel frattempo sotto elezioni.
    Ne vedremo delle belle perciò. Preparatevi, ma alla fine 2+2, cioè ci prenderemo qualche altra fregatura con questi specialisti della partitocrazia. Se la crisi dell’università fosse solo la punta dell’iceberg? Pare che anche i bilanci del Comune siano critici, l’ospedale è quello che è, il MPS l’abbiamo visto ecc. Se la crisi s’aggrava e gli studenti non vengono più dal sud siamo nel sacco. Si potrà chiudere?
    Archie

  108. […] c’è più spazio.
Dopo aver consultato “Il senso della misura” due anni fa il settimanale Panorama scriveva che Pontignano aveva 41 dipendenti, spendeva 1,2 milioni l’anno e ne portava a casa meno […]

  109. […] italiano», come scriveva Antonio Rossitto, su Panorama il 31 ottobre 2008, nel suo articolo «L’università laureata in sprechi», di cui si raccomanda la lettura o rilettura. Dichiaravo in quell’occasione: «Qui lo sperpero […]

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