Nulla si deve “lasciare da parte” se si vuole individuare ogni responsabilità (…anche lontana) del dissesto dell’ateneo senese

Cosimo Loré. Le ricorrenti critiche ai lavori in corso sul fronte della stampa (in particolare del settimanale Panorama) e della giustizia, finalmente impegnate a far luce sulla tragica situazione dell’università di Siena, attengono ad una ben nota tattica fumogena posta in essere ogniqualvolta si tenta di identificare i rei di un sistema criminale che sta affondando la nostra comunità nazionale, grazie allo scempio provocato dai cosiddetti insospettabili. Così se si studiano e si indagano determinate patologie non ci si può rivoltare perché si omette la descrizione dei soggetti sani…
Non v’è dubbio che il pregio e la gloria dell’ateneo senese sono conseguenza dell’assidua attività di tanti ricercatori che sono oggi le vittime di una crisi annunciata (stupisce la sorpresa dei docenti che sembrano solo ora risvegliarsi da un lungo torpore, malgrado le ripetute anche se rare voci di chi, a cominciare da questo blog, da anni informa e critica, denuncia e reclama). Una crisi dagli effetti disastrosi per l’immagine dell’intera istituzione. Una crisi di macroscopica pertinenza penale. Un’inchiesta giornalistica o giudiziaria come anche ogni indagine scientifica devono evidentemente attenersi al proprio ambito predeterminato e circoscritto.
Pertanto, preoccupa non poco che siano anche autorevoli esponenti dell’accademia a tentare varie manovre diversive pericolosamente di ostacolo all’unica urgente, doverosa e drammatica necessità: la definizione di fatti, misfatti e responsabilità! Il resto è fuori tema e fortemente sospetto.

11 Risposte

  1. Tattiche fumogene molto molto diffuse…!
    In Basilicata per esempio si gioca a tressette: chiami a bastoni e ti rispondono a coppe. Eh no, sull’Università non si gioca a tressette. Chiedi chiarimenti sui giornali (perchè il controllo democratico dell’Università ci deve essere, o no?) e ti rispondono su altro. Ma un’istituzione, se pubblica, non può proclamare chiuso un confronto, deviando su una questione mai posta, per tacere delle tantissime altre, e ridurre l’autonomia ad autarchia, a cittadella impenetrabile, preclusa al controllo democratico. Sebbene aperta, come in Basilicata, a corposi contributi regionali provenienti dai soldi dei cittadini.

  2. Nel ringraziare il Favi con una metaforica vodka per l’immane fatica, segnalo che sta circolando ancora insistentemente in questi giorni l’idea (lanciata da chi?) di pagare i contrattisti con le tredicesime dei docenti strutturati: cosa non inventerebbe il populismo italico per non guardare in faccia la realtà? Adesso l’antagonista, il nemico di classe dell’assegnista che guadagna 1200 euro, è il ricercatore che ne guadagna in ingresso 1150 (ossia un decimo dello stipendio del direttore amministrativo)… infantilismo di chi no ha da pagare il mutuo e pauperismo disarmante di chi scambia l’università per un grande asilo infantile o un centro sociale di lusso. Come quelli che hanno in passato proposto e ottenuto di abbassare l’entità dei compensi con la rivoluzionaria intenzione di farne di più per tutti: fingendo grottescamente di non capire che c’è gente che non può vivere con trecento euro al mese e avallando una selezione esclusivamente basata sul censo (benché adornata con aneliti egualitaristici).
    Purtroppo segnalo con altrettanto rammarico che numerosi docenti che conservano agganci con altre sedi, meditano seriamente di andare all’osteria a cercar padron migliore, vista la farsa che si sta consumando da queste parti.

  3. Scusa, caro, voi bizantini forse non fate i conti come noi, ma il direttore ne guadagna 20 volte il ricercatore e il compagno Mussari al MPS 70 (settanta) volte (senza contare premi e benefits) con la benedizione di Rifondazione, che è al tempo stesso ugualmente solidale con gli studenti scioperanti contro la Gelmini. Scusate, dimenticavo il Flores il Magnanimo, anche lui d’accordissimo, naturalmente.
    Rimango per parte mia al banale 2+2, che vuol dire anche che DS e Margherita messi assieme adesso prendono per 4.
    Cogitate, gente, ogni tanto prima di votare!
    Archie

  4. Lancio un’altra bomba ad orologeria: la necessità impone di dimezzare i dipartimenti; come verrà eseguito questo ulteriore accorpamento posto in atto in quindici giorni? Le voci che corrono sono poco rassicuranti: i dipartimenti sono strutture scientifiche proiettate alla ricerca; a quello che odo si parla invece di mettere insieme il c… con le quarant’ore. Ma che senso ha? La gatta frettolosa fece i gattini morti; se si deve dimezzare il numero dei dipartimenti, si ponderi meglio l’operazione e buon senso vorrebbe che si azzerasse tutto ripartendo dagli “atomi”, ossia dagli insegnamenti, valutandone le reali affinità. Buttare Tizio addosso a Caio perché bisogna stare più stretti è un’ottica da magliari. Con che coraggio si chiameranno ancora “dipartimenti”? A cosa serviranno? Qualcuno, se andrà avanti il discorso della valutazione, chiederà conto di queste scelte.

  5. Se non si ricorre a gente di fuori non se ne viene fuori… pare che a Medicina soprattutto ci siano situazioni ridicole con sovrapposizioni e duplicazioni solo per creare seggiole! Vero o no, prof. Grasso?
    Archi.
    (Colgo l’occasione: incontro uno che abita fuori porta Tufi: mi ha detto che di sera e per tutta la notte sono accese le luci al palazzone di Giurisprudenza-Scienze Politiche: come le aziede in America, una volta…! Chi è responsabile di questo spreco? Forse il rettore, essendo tartuca non ci bazzica?)

  6. Non vorrei che i riflessi di questo scempio si possano riflettere anche su ambienti meno inquinati e, soprattutto, su persone che hanno dimostrato buone capacità. Mi giunge infatti voce che il DG dell’Azienda Ospedaliera Tomassini potrebbe essere rimosso dall’incarico, nonostante i buoni risultati ottenuti con la realizzazione di gran parte dei progetti e, soprattutto, con il ridimensionamento dei poteri degli schifosi “baroni”, guarda caso, la maggior parte universitari. Anche questo sarebbe un mezzo dissesto; vincerebbe la logica massonica che imperversa a Siena, soprattutto sulla stampa locale, e rimarrebbero a dettare inciuci i vari Monaci, Starnini e politicanti vari, tra i colpevoli della “caduta” del sistema Siena, sempre pronti a difendere amici e “fratelli” anche a costo di arrecare gravi danni alla Comunità. Non si deve permettere che i pochi che hanno qualità e requisiti vengano mandati via da chi vuole mantenere a Siena un potere clientelare.
    Si levino loro dai cogl…i !!!!

  7. Devo dire io, triste Arlecchino perché esule senese in parti granducali-medicee, che sono in circolazione almeno dei pre-print (anche con data 2007!) degli Studi in onore di Luigi Berlinguer, promossi dalle Università di Siena e di Sassari, a cura di F. Liotta, A. Mattone, V. Piergiovanni, edizioni Rubbettino (editore liberal per un’iniziativa catto-comunista? Così anche mi è stata impietosamente qualificata). Qualche spesa pubblica penso proprio che ci sarà, Vi pare? Forse uno come il Favi è adatto per scovare le delibere di spesa… Ho chiesto dei curatori, tutti storici del diritto legati per motivi senesi o concorsuali a Berlinguer. Liotta dicono che non sia stato molto laborioso, un po’ come Berlinguer… Piergiovanni invece, preside a Genova, è in genere più stimato come studioso di cose commercialistiche. Ma relata refero. E ben vengano correzioni e integrazioni! Andate comunque al SBS, cioè catalogo on-line senese, sempre molto istruttivo sul lavoro dei “senesi”.
    Servitor Vostro
    Arlecchino

  8. Grazie, caro Arlecchino! La prospettiva esterna a Siena è sempre utile. Io ti informo invece di quanto leggo sulla stampa locale oggi. Bella proposta di CGIL che tuona contro sedi distaccate (Rettore difende ancora Grosseto e Arezzo, indifendibili, ma ha il Brezzi-PD con cui fare i conti!) e propone pensionamento a 65 anni dei docenti che possono naturalmente fare corsi gratuiti e ricerca nelle strutture come sempre.
    Ottimo! Si vedrà così chi aveva la passione didattica (che sarà pronto a pagare pur di insegnare!) e il tarlo della ricerca. Quanti soldi risparmierebbe il bilancio d’Ateneo con i ‘vecchi’ (alti stipendi) in pensione? E come si aprirebbe la strada ai giovani (si fa per dire, noi siamo in maggioranza sui 45/50) ora responsabilizzati pienamente? Ma forse ancora una volta 2+2 farà 4! Forza, prof. Grasso raccolga adesioni!
    Dal Suo fedele
    Archie
    (Ho visitato il sito del Bisi: penoso per conformismo, ed è il migliore giornalista a Siena, poveri noi come siamo caduti in basso)

  9. …torno ancora sulla problematica del dimezzamento dei dipartimenti (secondo me, il prossimo bubbone), notando da un lato che in taluni casi si parla di accorpamento dei dipartimenti laddove sarebbe forse più opportuno pensare all’accorpamento delle facoltà (capitolo “sedi distaccate”). Dall’altro lato, il dibattito che si dipana, con la spada di Damocle sospesa sulla testa, appare artificioso e fuorviante: da quello che odo, dalle ipotesi che circolano, nella fretta di procedere a tappe forzate emergono progetti di accorpamento senza capo né coda, senza alcuna giustificazione sul piano scientifico e alcuna ragionevolezza sul piano pratico (se non, appunto, quella che consegue alla necessità di dimezzare il numero dei dipartimenti), con decisoni repentine e verticistiche che scavalcano a piè pari gli interessati e che assomigliano ad un golpe, più che a una riforma. Inutile sottolineare che in tali progetti, la plausibilità scientifica e la coerenza dal punto di vista disciplinare, non sempre sono in cima alle preoccupazioni. Forse converrebbe prendere fiato e contare fino a tre, prendersi più tempo, prima di arrivare a decisioni affrettate che sul lungo periodo potranno solo nuocere e annichilire senza una ragione palusibile dei gruppi di ricerca o diluirli in una pappa informe. Io ho il sincero timore che con una gestione troppo verticistica della crisi, in cui la gente è chiamata a ratificare, più che a discutere, si vada curando un male con un male maggiore.

  10. …. sulla dipartimentalizzazione coatta si potrebbe scrivere tanto: mi limito a dire che Stavrogin ha ragione da vendere! Accanirsi sul cuore malato dell’università, rappresentato dai gruppi che faticosamente si sono formati per dar un senso alla ricerca, sarebbe il colpo di grazia a chi volesse restare non inutilmente nell’ateneo!

  11. La professoressa a contratto figlia del magnifico Rettore, è stata stabilizzata come personale tecnico-amministrativo nel dicembre 2007 pur essendo ricercatrice a tempo determinato (!!!) ed avendo vinto il concorso da ricercatore con i fondi che il padre, su un suo progetto di ricerca, ha messo a disposizione del Prof. Claudio Rossi. Peccato che la prof.ssa non compare fra gli incarichi retribuiti del personale tecnico-amministrativo; non sarà per caso che non ha mai chiesto l’autorizzazione prevista per legge?
    é poi alquanto strano che la prof.ssa Focardi insegni Chimica ambientale applicata 1°mod e Chimica fisica ambientale II nella sede di Follonica (gestita dal padre prima ancora che divenisse Rettore) nel Corso di Laurea Specialistica in Tecnologie di Monitoraggio e di Recupero Ambientale anno 2008-09.
    Che dice Prof. Grasso, è un bel’esempio di parentopoli? O invece è meglio censurarlo?

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