Spettatori inerti e/o artefici del disastro veramente si candidano a guidare l’università di Siena?

«Siamo certi che la futura classe dirigente del nostro Ateneo non avrà legami con questo passato.» È quello che scrivevo, con convinzione, il 13 aprile 2009 in un post – intitolato «Pasqua nell’ateneo senese: ci sarà una risurrezione?» – che riportava un inquietante articolo del Corriere Fiorentino sulle auto blu dell’Università di Siena. Oggi, la notizia dei tre candidati a rettore fa cadere convinzioni e certezze sulla estraneità con il passato della futura classe dirigente e perdere ogni speranza sulla possibile risurrezione dell’ateneo.

Annunci

24 Risposte

  1. Ma d’altra parte tra gli ordinari di questo ateneo chi può dirsi estraneo al disastro e completamente non responsabile?

  2. Posso assicurare che sono tutti pressoché collusi. Alcuni hanno okkupato dei dipartimenti e, forti di amicizie con i soliti magnaccia politici al potere, cercano di sabotare chi non la pensa come loro e fa onestamente il suo lavoro. Le trame si susseguono quasi in una orgia di regime. L’atteggiamento delinquenziale di certi ordinari mi è sin troppo noto. Contano sui neo-analfabeti e sugli idioti democratico-reazionari, da sempre, bipartisan, a infettare la vita, il paese, le città.
    Up, patriots, to arms!
    Bardo

  3. Calma, calma! La gente che fa il suo lavoro e non tresca è la maggioranza. È come in città, una cricca controlla tutto con legami palesi o occulti. Si ricinoscono anche al di là delle affiliazioni ufficiali. Si ‘sentono’ l’un con l’altro, ma un filo di solito, quasi sempre, li lega, ed è il PD, il meglio per così dire della tradizione di potere democristiana e comunista.
    Quell’esagerato scatenato di Bardo in questo ha ragione da vendere. Ma a Siena aver ragione è da un po’ che non conta più niente. Intanto al Monte sta succedendo come all’università. La stampa non fa che magnificare i traguardi raggiunti, come al tempo del Tosi.
    Notate il parallelismo. Per futura memoria. Solo per questo, Bardo mio. Il resto è sonno, sonno profondo come tra i colleghi, siano magnifici ordinari o sfruttati ricercatori à la Stavrogin. C’è solo differenza di stipendio tra le due categorie? Tutta l’intellighenzia ordinaria ha prodotto la poesia del Cotta…
    2+2 e buona Pasqua!

  4. Ok, cari amici, buona Pasqua sia.
    Ma almeno si capisce i tre intrepidi che vogliono fare il rettore che mai pensano? Focardi non crederà di cavarsela con la vendita delle Scotte? Minnucci è il meno impastato, probabilmente. Ma anche lui deve dire che farebbe da Rettore, o no? Cotta lasci i buonismi pidiellini e dica che farebbe in concreto, perdio!
    Voi siete tutti presi da troppe cose comunque. A me basterebbe che qualcuno mi dicesse che didattica hanno previsto per l’anno prossimo in Senato. Hanno vincolato e come i CdL? Sempre con gli aggregati illegali si farà tutto, Stavrogin?
    Buona colomba, e tu abbia la tua pace, pace, caro Bardo.
    Servitor Vostro
    Un Arlecchino infreddolito

  5. Bravo Arlecchino: arrestiamoli tutti, questi ignobili “ricercatori”. Non prima però, che abbiano dato il sangue alla patria, ottemperando ai loro obblighi didattici, che attualmente ammontano al 30% della didattica complessiva (e nessuno di loro ha chiesto o preteso di insegnare gratis – e le richieste non finiscono all’insegnamento). Data la circostanza, si potrebbe anche citare San Paolo: «coartor autem e duobus desiderium habens dissolvi et cum Christo esse multo magis melius permanere autem in carne magis necessarium est propter vos.»

    P.S. Questa interessante lettura è tratta da Repubblica:

    Centinaia di docenti a contratto resteranno senza un corso o saranno “costretti” a insegnare gratis. Alcuni del resto già lo fanno. Sono i precari della cattedra, quelli che da anni vengono spremuti dalle università italiane, tenuti a far lezione anche a cento o duecento allievi per volta, quelli che fanno ricevimento studenti, seguono le tesi, assistono agli esami, danno i voti. Docenti a tutti gli effetti eppure invisibili, “non strutturati”: i loro nomi non si trovano né fra i ricercatori, né fra gli associati, né fra gli ordinari. Non hanno alcuna rappresentanza nelle facoltà, né negli organi di governo delle università. Sono esterni, cattedre low cost, in genere freschi di studio, aggiornati e qualificati. Molti hanno già avuto assegni di ricerca e borse di studio e vengono “parcheggiati” nella docenza più precaria che esista perché in questo modo le accademie possono continuare ad assicurare corsi a costo zero o a compensi irrisori. Dal loro canto, alcuni accettano lo stesso questi contratti capestro per proseguire il lavoro nel mondo accademico e sperando che prima o poi le università riaprano il reclutamento. Il fatto è che sono tanti, anzi tantissimi se in questa categoria di precari si includono anche assegnisti e contrattisti “costretti” pure loro a insegnare gratis. L’ultima rilevazione statistica del ministero è del 2008 e ne contava circa 38mila.

    Per anni gli atenei hanno pescato da questo serbatoio per creare nuovi corsi e ampliare l’offerta formativa. Di recente è entrata in vigore una norma che impone che i corsi di laurea debbano essere tenuti almeno per il 50% da docenti strutturati (cioè ordinari, associati o ricercatori). Con la stretta finanziaria del governo sulle risorse alle università, i docenti a contratto sono i primi “esuberi” ad essere tagliati. Siccome però gli insegnamenti che coprono sono numerosi, gli atenei trovano una via di fuga offrendo la docenza gratuita oppure offrendo compensi risicati e diversi da ateneo ad ateneo, o da facoltà a facoltà: da zero a mille o duemila euro l’anno.

    “Per uno che rifiuta c’è la fila comunque fuori dalla porta” racconta un professore dell’università la Sapienza. È così che con la crisi finanziaria, avanza questa figura atipica, questa specie di “volontariato” della cattedra. “Anche in passato c’erano università che ci proponevano corsi a stipendio zero”, spiega un ricercatore dell’università di Firenze.

    Il fenomeno è in ulteriore crescita. A Pisa è partita la campagna “Gratis io non lavoro” che è un invito a rifiutare di tenere insegnamenti senza ricevere in cambio alcun compenso. Ma corsi non retribuiti si incontrano in diverse università: Napoli, Palermo, Siena, Cassino, Pisa, Firenze, Roma. “Siamo noi il vero tesoretto degli atenei – spiega Ilaria Agostini, del Coordinamento nazionale ricercatori precari della Cgil – negli ultimi sei anni io ho firmato 15 contratti con le università di Perugia, Ginevra e Firenze. Quest’anno ho detto basta, non ci sto: Firenze mi ha chiesto di salire in cattedra gratuitamente, prima mi pagavano tre euro lorde l’ora adesso zero, non è nemmeno un contratto di lavoro è una carta dove ci sono soltanto doveri e un unico diritto, quello di avere una casella di posta elettronica targata unifi”.

    Non tutti rifiutano: “Io ho accettato – spiega Stefano Follesa, che tiene un corso di Arredamento per 120 allievi all’università di Firenze – ho una borsa di dottorato, faccio ricerca, insegno retribuito in un istituto privato. Certo che non è giusto che le università ci chiedano di insegnare gratis, ma per poter modificare questo sistema bisogna viverci dentro e lottare per cambiare le regole”.

  6. Piangiamo tutti in questi giorni di Passione!
    Caro Stavrogin, saprai che ci sono i paesi in cui si paga per fare un Ph.d. e i dottorandi, seguiti dai professori, tengono normalmente seminari e seguono esercitazioni.
    Le borse sono solo per i dottorati sponsorizzati. Seguendo certo giornalismo modestissimo si capisce meglio la crisi dell’università. Tutto approssimativo, senza distinguere tempi e luoghi, che da noi vuol dire discipline, temi, problemi.
    Quando si parlava, eri nato?, di pochi laureati italiani? Di nuovo il problema è dove e come preparati.
    Una dose di volontariato non mi preoccupa. Mi preoccupa più:
    1) lo spreco di molti docenti di ogni livello del tutto assurdo in certe aree disciplinari;
    2) lo spreco di molti docenti di nuovo di ogni livello che non fanno niente e son pagati esattamente come gli altri;
    3) l’omertà, il silenzio, l’incapacità di parlare, di non aver paura come quella che caratterizza il nostro mondo accademico. Guarda con la crisi di Siena quanti sono che sanno rendere pubblici i problemi. Più facile fare le tabelline di buoni propositi per mettersi in lista per una carica, non ti pare, giovane (?) e generoso amico?
    2+2

  7. Buona Pasqua, certo… Sarò scatenato, ma qui è troppo poco l’esserlo troppo… Gratis fo il ricercatore, gratis ho fatto lezioni al dip. di storia dove la Notte avvolge tutto… Gratis pubblico libri e le carogne della burocrazia al potere cercano di farmi il culo, come se non me l’avessero già fatto… Era la mia città nativa, è ridotta a una piccola Gomorra… Ci sarebbe da fare come disse il Cristo agli apostoli: se non vi accettano scuotete la polvere dai sandali e smammate dalle diaboliche città.
    Dalle opere li riconoscerete…
    “Voi certo indietreggiate, pieni di orrore, a queste mie parole; ma ora che mi sono sfuggite, non ho più niente da dirvi.” (Voltaire).
    Vs. Bardo franco

  8. Ma di che stiamo parlando, poi?? Il proffe Ghellini e la Prof.ssa Bernardina Sani, ex frequentatrice dell’ASS, ci dicono tramite le tivvu’ locali toscane che la biblioteca degli Intronati è il nec plus ultra, con 80.000 libri prestati, presenze da far invidia a Giosafatte… e, dimenticavo, la cortesia è fuori discussione: solerti funzionari (senza laurea, tòh!) ci fanno gli inchini mandarineschi. Porci burocrati sparano alle palle di chi è salito in cattedra e ha pubblicato decine di libri, ma i burocrati di partito posson fare sonni tranquilli e così chi ha causato il disastro universitario, tanto una casa editrice gli si può pure tirar dietro…
    E la Nave va…
    Bardo

  9. @Archimede

    I non collusi saran maggioranza ma a candidarsi non ci pensano. E sempre i soliti noti si posson votare… peraltro collusi. A meno che dalle sponde della procura qualcuno non batta un colpo… e bello forte… dei tre chi rimarrebbe fuori?

  10. Qui si vive di speranze soltanto? Quando il Mps non sarà più senese forse qualcuno si sveglia!

  11. Il rettore è eletto dai docenti presenti nei Consigli di Facoltà. Quando è stata proposta la modifica dello Statuto per consentire l’ingresso in Facoltà di tutti i ricercatori, c’è stata da parte di alcuni presidi una levata di scudi perché il voto esteso a tutti i ricercatori avrebbe penalizzato qualche aspirante candidato a Rettore. Ad oggi vi sono nell’Ateneo senese 397 ricercatori così distribuiti nelle varie Facoltà:
    143 a Medicina e Chirurgia
    66 a Lettere e Filosofia
    65 a Scienze Mat. Fis. Naturali
    30 a Economia
    27 a Farmacia
    24 a Giurisprudenza
    23 a Ingegneria
    19 a Scienze Politiche
    Così qualcuno in Senato Accademico ha proposto di dimezzare il peso del voto dei ricercatori. Sarebbe interessante sapere chi ha fatto la proposta e conoscere la posizione dei candidati alla carica di rettore sulla vicenda.

  12. Per noi tecnici-amministrativi arrivare ad avere 1/10 di voto è stata una “conquista” abbastanza recente (mi sembra ultima elezione Tosi, ma posso sbagliarmi).
    Eppure alle ultime elezioni il decimo di voto ha pesato, eccome se ha pesato…

    Mauro

  13. @manganelli
    Controlli, visto che mi pare sia candidato al C.d.A., ma mi sembra che i non accademici abbiano votato già nelle due (se non tre) tornate precedenti all’elezione del Focardi.

  14. I tecnici-amministrativi hanno votato per la prima volta nell’aprile 2001 (fonte unisiinforma). Aggiungiamoci i 4 anni di mandato + 1 anno ex delibera Senato Academico e siamo al 2006 (elezione Focardi).
    Ergo: i tecnici amministrativi hanno votato per la prima volta nell’ultima elezione Tosi.

    Mauro

  15. E poi aggiungo: mi piacerebbe essere identificato per quello che faccio, non per quello che non faccio…

  16. Eccome se pesano i tecnici-amministrativi… peraltro sono 1200 per cui 120 voti su cui l’ottimo Focardi conta visto che almeno 30 dipendono proprio da lui…

  17. È ormai claro che il problema è anche politico: non si vogliono indicare i nomi di chi ha fatto il disastro. Misteri d’Italia e di Siena. Come al Comune: il “Venerdì” di “Repubblica” ci ha dato la notizia – con tanto di foto – che da noi lavora un ingegnere che sta alla pari d Leonardo: è Tatiana Campioni alloggiata al Santa Maria della Scala assieme all'”uomo della cultura senese” Enrico Toti, docente negli Usa, come recita il suo blog. Costoro sono poi in relazione con una nota professoressa universitaria, pare una storica, e con l’architetto Fabrizio Valacchi, un Solone dell’architettura che anche se pensionato lavora in Comune e ha un milione di appalti.
    Da dire che in questo circuito “culturale” un tale che pubblica libri e fa ricerca è emarginato da sempre. Ho dato a lui questo consiglio: di mai accettare alcun demansionamento e di lottare anche a mani nude contro il regime e i suoi scagnozzi.
    No pasaran!
    The bardo

  18. Scusate, ma si potrebbe costringere, non escludendo l’uso illegittimo della forza, chi si candida al ruolo di “Rettore” a descriverci il suo progetto per l’università del prossimo futuro? Tra due anni, volenti o non volenti, l’università di Siena cambierà pelle completamente, ma nessuno ne parla e il tutto apparentemente parrebbe dipendere dalla ruota della fortuna: non c’è uno straccio di “dibattito culturale” intorno all’università, a nessun livello, dentro e fuori, quasi che stessimo tentando di “risanare” (o liquidare) un qualsiasi ente pubblico, e non un ente preposto specificatamente alla formazione e alla ricerca. Cosa resterà a Siena? Quali specializzazioni? Quali indirizzi? Come ci si rapporterà agli atenei vicini? Si va verso una “regionalizzazione”? E che cavolo vuol dire ciò, in buona sostanza, in una condizione in cui non è nemmeno immaginabile la mobilità del personale docente? Siena diventerà un modesto “college” di provincia e uno spaccio di lauree triennali (preludio alla definitiva soppressione)? Molta gente non spregevole dal punto di vista delle capacità intellettuali, verrà costretta pertanto a soccombere senza nemmeno combattere? In quali campi si potrà ancora dire che esiste della “ricerca”? Chi avrà ancora i numeri per sopravvivere? Che ne faranno degli altri? Guardate che, oltre a lacerare ulteriormente le esistenze sospese di chi ha un piede dentro e uno fuori, come i precari, oltre a scoraggiare e deprimere chi è avviato verso un binario morto, come i ricercatori, questa insicurezza di fondo e l’impossibilità di affrontare il dibattito (o la protervia nel non volerlo affrontare) sta mandando via da Siena studenti a frotte.

  19. Visto che di offerte per la Certosa di Pontignano non ci sono e visto che la Tenuta la Selva pare non sarà acquistata da Berlusconi, perchè non proporre la Certosa… assecondando l’intenzione del Premier di acquistare casa e terra di Siena?
    Un intervento: Bipartisan per Unisi!!

  20. Propongo un monumento alla “Tati” romana
    Il servilismo dei pd verso Berlusconi atterrato in terra senese lo si è visto e basti citare il Bezzini… L’ex PCI ha abituato il popolo al servilismo (per casa e lavoro ecc.) e ora il popolo (Monteroni…) invita a cena il nuovo – forse – padrone della terra, il Cavaliere per antonomasia.
    Ma per i trusts inerenti i vari patrimoni di cui nei precedenti post, non preoccupatevi: c’è l’ing. Tatiana Campioni, la “ragazza cinquantenne” e coi tacchi bassi, come recita Il venerdì di Repubblica in data 26 marzo 2010. Venne da Roma, dove era stata al lavoro con Cicciobello e il comune le mise in mano 50 milardi. Era, ma non vuol dire nulla oibò, imparentata con Ranuccio B. Bandinelli, il nobile “rosso” del PCI.
    La “Tati” ha risanato il Santa Maria della Scala, senza di lei ce la saremmmo vista brutta, forse anche quel dell’Infamona concorda e pure la “granny” professoressa che ha in mano un pezzo dell’università e pure quella che si occupa piu’ di Caino che di Abele. E magari anche il Solone architetto del comune pagato a peso d’oro. In casa ex pci avvengono miracoli, e quindi miracoli al Santa Maria, come dice il venerdì (ci sorge un sospetto: che la “Tati” si sia pagata l’articolo – vi è anche la sua foto -, data la estrema verve elogiativa? Ma no, scherziamo… sappiamo che in Italia avvengono i miracoli).
    Per questa titania impresa propongo un monumento alla “Tati” o quantomeno una targa aurea da apporsi sul Santa Maria (tanto il senese questo o quella accetta…).
    La “Tati” è fuori dalle beghe (sic) provinciali, senesi, ci informa il giornale: prende solo i 50 miliardi. Stando nella bella villa di Geggiano sarei fuori anche io dalle “beghe”, forse, e forse, se non mi rompessero i coglioni i soliti burocrati del pd, avrei anche io tanta voglia di fare, come dice il giornale di lei.
    Ora alla “Tati” vorrei dire solo questo: va bene intitolare una sala al Calvino che morì al SMS (ma resta un non troppo interessante scrittore, anche se pintato dal pci) e va bene dare sale e stanz agli amici, es. quei di “Vernice”, tutti figli d’arte… ma perché o Tati non hai trovato n buco su 40.000 mq del SMS per un amico storico che da sempre voi fate finta di non vedere? Sarà che avete ocupato solo 23 mq dell’area, forse aspetteremo… Intanto buona mostra rinascimentale a tutti…
    Il Bardo

    P.S. Per l’Arlecchino.
    Oggi ho avuto in omaggio una colomba di cui tu mi auspicavi la mangiata… Me l’ha data un “trust” di bisteccari e alimentari. Come vedi i bisteccari e affini son più generosi del comune. Colà vi stanno parassiti e “compagni” fra di loro: aut delle loro panze.
    Bardo, l’uomo libero

  21. Siena come Johannesburg?
    Lo scrittore sudafricano Wilbur Smith scrisse nel suo primo romanzo: La Borsa e il Bordello crearono Johannesburg.
    Usurai dal 1472” sta scritto a pennarello – o ci stava – in P.za Matteotti. Ditelo a Faccia di Cera!

  22. Spezzo solo una lancia per Calvino… per me è un grande…
    Mauro

  23. Ma se Calvino è un grande, Balzac, Shakespeare, Verga, Manzoni sono grandissimi. Al “Barone rampante” preferisco “Il Gattopardo” o “Mastro Don-Gesualdo”. Va da sé che anche il più misero romanzo di Greene o Steinbeck “affossa” Calvino. Certo, siamo italian-provinciali, quindi si può pure anteporre Rodari ai Grimm… ma, insomma, bisognerebbe essere più seri. Altrimenti si fa come quel Germanetto del Pci che diceva le sue “Memorie di un barbiere” essere superiori al Verga, sol perché l’Urss staliniana ne faceva più tirature. Avrebbe potuto contrapporre al Verga, forse, un Ostrovskij, certamente un Gorkij… ma, insomma, ci siam capiti. Personalmente ho trovato un gran bel romanzo “L’Agnese va a morire”, di una deputata Pci, con “echi” alla Solochov… ma meglio Calvino, per la casta del Pci, dà meno noie, è più pacifista… Uno degli ideologi del Pci (area trockista), il prof. Romano Luperini, con la sua spalla Baldacci, ha detto addirittura che Tozzi era espressionista e non realista. Roba da far ridere i polli… e noi ci paghiamo questi cattedratici che assurgono Pasolini a “maestro”… Tozzi conosceva James e C. ma è realista, altrimenti non avrebbe preso lo spunto dalla realtà senese per il romanzo “Tre croci”, in cui fa vedere tutto il sudiciume morale della piccola gente di Siena – era un interventista reazionario sanfedista (“La Torre”) ma lucido e realista, basta vedere i suoi “interno” bordello, ecc.
    Quindi Mauro spero d’averti soddisfatto se non convinto: come vedi amo anche essere contraddetto, e ciò inficia quanto dicevano di me certe femministe pseudo letterate, “universitarie senza laurea”, come dicevano (come dire marito senza coglioni più o meno). Il guaio è che mi volevano psichiatrizzare, un po’ come fa la casta con un amico storico da sempre emarginato e deriso. Ma voglio proprio vedere cosa dirà a breve un presunto “comitato scientifico” coordinato dal bucavideo Toti…
    Il Bardo

    P.S. Mentre andava a Katyn per un monumento contro l’Armata Rossa dell’Urss di Stalin, il presidente polacco e tutto il governo son morti, ivi inclusi un arcivescovo e un banchiere di stato. Han parlato di una nemesi storica su Kacinski, ultranazionalista, che si era pure inimicato l’inviato del papa, Walesa. Da noi è caduto il sindaco, qualcuno ci vede dei paralleli storici. Ma si è solo rotto il muso, la giunta sta in piedi, non cadiamo nel solito provincialismo. Poi, a ognuno le sue misure: Berlusconi si è preso in faccia il duomo, il nostro sindaco solo una pista ciclabile.
    State in campana!
    Bardus

  24. […] Giovanni Grasso. Spettatori inerti e/o artefici del disastro veramente si candidano a guidare l’università di Sien… […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: