Dopo il crac, quale modello di università a Siena nel prossimo futuro?

Stavrogin. Scusate, ma si potrebbe costringere, non escludendo l’uso illegittimo della forza, chi si candida al ruolo di “Rettore” a descriverci il suo progetto per l’università del prossimo futuro? Tra due anni, volenti o non volenti, l’università di Siena cambierà pelle completamente, ma nessuno ne parla e il tutto apparentemente parrebbe dipendere dalla ruota della fortuna: non c’è uno straccio di “dibattito culturale” intorno all’università, a nessun livello, dentro e fuori, quasi che stessimo tentando di “risanare” (o liquidare) un qualsiasi ente pubblico, e non un ente preposto specificatamente alla formazione e alla ricerca. Cosa resterà a Siena? Quali specializzazioni? Quali indirizzi? Come ci si rapporterà agli atenei vicini? Si va verso una “regionalizzazione”? E che cavolo vuol dire ciò, in buona sostanza, in una condizione in cui non è nemmeno immaginabile la mobilità del personale docente? Siena diventerà un modesto “college” di provincia e uno spaccio di lauree triennali (preludio alla definitiva soppressione)? Molta gente non spregevole dal punto di vista delle capacità intellettuali, verrà costretta pertanto a soccombere senza nemmeno combattere? In quali campi si potrà ancora dire che esiste della “ricerca”? Chi avrà ancora i numeri per sopravvivere? Che ne faranno degli altri? Guardate che, oltre a lacerare ulteriormente le esistenze sospese di chi ha un piede dentro e uno fuori, come i precari, oltre a scoraggiare e deprimere chi è avviato verso un binario morto, come i ricercatori, questa insicurezza di fondo e l’impossibilità di affrontare il dibattito (o la protervia nel non volerlo affrontare) sta mandando via da Siena studenti a frotte.

26 Risposte

  1. Da un punto di vista organizzativo occorrerebbe a mio avviso federare le università toscane con un centro servizi unico… Poi anche specializzare – i corsi di laurea… secondo me… sacrifici per tutti…

  2. Chiaro, ha un senso il coordinamento regionale se si tagliano rami secchi e si rafforzano quelli buoni, ma come fare? Una costituente regionale? Un grande dibattito libero, che non sia una passerella di presidi o di sedicenti eccellenti alla Cotta? Come assicurarla?
    Unica risposta: dal basso: perché non partire con un’associazione di universitari toscani, docenti e non? Gente che si identifica nell’università? Il resto son chiacchere.
    Se non si riesce neppure a sapere gli indirizzi didattici 2010-11 approvati dal Senato!

  3. «Attraverso il protocollo, le parti si impegnano ad avviare un percorso volto alla realizzazione di rapporti di reciproca informazione, confronto e supporto, in merito a competenze, prassi amministrative, problematiche e procedure innovative che permettano il raggiungimento di una maggiore efficacia, efficienza ed economicità nelle attività tecnico amministrative svolte dagli Atenei.» Magnifico Rettore, comunicazione successiva al Senato accademico del 12 aprile 2010

    È certo da apprezzare il Protocollo d’intesa tra le Università di Firenze, Pisa e Siena per la definizione di forme di collaborazione nell’ambito delle attività tecnico amministrative, cui il Senato Accademico ha dato parere favorevole.
    Ma, e forse si è trattato solo di una dimenticanza o lo si è dato per presupposto, un richiamo al principio di legalità non sarebbe stato fuori luogo.

    Mauro

  4. Troppo buono, Mauro, a pensare ad una dimenticanza o ad un presupposto scontato da parte degli organi di governo. Non sarebbe più giusto, conoscendoli – come ormai si conoscono -, pensare ad una loro evidente “inadeguatezza”?

  5. Uhm, grazie della citazione testuale: quali sono le “attività tecnico-amministrative”? Fare i bilanci nello stesso modo? Organici omogenei tra i quali si possa navigare? Uhm, val la pena di un protocollo così solenne, di quelli storici? C’è un precedente?
    O “tecnico” vuol dire, in modo equivoco, attinente alla ricerca? E allora tutto ha un senso, Vi pare?

  6. La risposta è nel comunicato del CdA… avanti tutta a livello regionale, ma perciò sarà molto importante un rettore non di partito, uno che rapresenti tutti, pronto a tenere la schiena dritta di fronte ai politici… o sbaglio?

  7. Del comunicato, colgo una sottolineatura che non induce all’ottimismo (leggo da un giornale):
    «le misure di risparmio sono… parzialmente vanificate dalla diminuzione dei Fondi di finanziamento ordinari e dagli aumenti degli stipendi dovuti agli scatti.»

    Sulla base di ciò, concludo che se Siena piange, temo che diversi altri atenei al momento apparentemente meno inguaiati, tra breve non rideranno e per quanto “virtuosi” possano essere, rapidamente capitoleranno anche loro (ad impossibilia nemo tenetur…). Potrei ripetere lo stesso interrogativo sollevato nel mio precedente messaggio, stavolta proiettandolo però a livello nazionale: “c’è del metodo in questa follia” (Amleto)

  8. Un po’ di realismo, please:
    la questione di fondo, a mio parere, non è quale modello di Università vogliamo ma, più radicalmente, ci sarà ancora una Università a Siena nel futuro?
    Molti dei meccanismi prossimi venturi, poi, non saranno governabili forse neppure dagli organi politici dell’Ateneo: il Decreto Gelmini (ma siamo sicuri sia tutto da buttare?); la regionalizzazione, l’impossibilità di reclutare nuovo personale docente (come facciamo a potenziare i settori di eccellenza); anche la soppressione dei Corsi di Laurea con due studenti quali benefici comporterebbe (forse solo il risparmio sui professori a contratto)?
    A mio modesto avviso, solo rivolgendo l’attenzione ai meccanismi in atto, si potrà intravedere il momento in cui inserire una visione prospettica.

    Ma non ora. Ora vanno pagati gli stipendi.

    Mauro

  9. Ma è vero che non si è ancora saputo cosa ha deciso il Senato per la didattica dell’anno prossimo? Esiste un verbale o no?
    I partecipanti al dibattito del 20 possono chiedere per favore: ok prof. Grasso?
    A proposito, come avranno fatto a programmare i senatori prima di conoscere il piano di risanamento approvato solo in questi giorni? Le risorse esistenti? Misteri dell’accademia!
    Servitor Vostro a.

  10. «Un po’ di realismo, please:
    la questione di fondo, a mio parere, non è quale modello di Università vogliamo ma, più radicalmente, ci sarà ancora una Università a Siena nel futuro?»
    MM

    Non mi pare che si sia parlato di quale università “vogliamo” (altrimenti sicuramente vorrei Oxford, Cambridge ecc. ), bensì di come fronteggiare le evenienze sopra ricordate: “non può quel che vuole/vorrà quel che può”; Ddl (“da buttare” o no, sarà legge dello stato), pensionamenti senza rimpiazzamento (e conseguente soppressione di corsi un po’ a casaccio, e quindi di corsi di laurea con identico criterio ecc.), crisi finanziaria e così via: non è che ci si possa limitare a dire “inshallah”, o almeno, questo è un privilegio consentito solo a chi non rischia niente, magari essendo prossimo al ritiro. Il fatto di avere pochi soldi in tasca non esime dal ragionare sul come spenderli: anzi, nelle famiglie direi che semmai accade il contrario. È urgentissimo e non più rinviabile pertanto, tenendo conto di tutto ciò, capire cosa ci aspetta e chi più rischia, più è ovviamente sensibile a questo tema. L’interrogativo “se ci sarà una università di Siena in futuro”, mi pare, sia incluso in quello predetto, ma non mi pare ben formulato: meglio sarebbe chiedersi “che roba sarà quella roba che resterà a Siena”, essendo esclusa la chiusura, visto che non mi pare sia di fatto ad oggi contemplata alcuna possibilità di trasferimento del personale docente presso altre sedi, della futuribile “università regionale toscana”.

  11. …ad oggi no…

  12. …ma l’art. 3 c. 5 D.D.L. Gelmini già prevede “In attuazione dei procedimenti di federazione o di fusione di cui al presente articolo, il progetto di cui al comma 3 dispone altresì in merito a eventuali procedure di mobilità dei professori e dei ricercatori nonché del personale tecnico amministrativo. In particolare, per i professori e i ricercatori, l’eventuale trasferimento avviene previo espletamento di apposite procedure di mobilità ad istanza degli interessati. In caso di esito negativo delle predette procedure, il Ministro può provvedere, con proprio decreto, al trasferimento del personale interessato disponendo altresì in ordine all’eventuale concessione agli interessati di incentivi finanziari a carico del fondo di finanziamento ordinario, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze”… così lontani non ci siamo….

  13. del resto, una Siena con tre facoltà di lettere cos’altro si può aspettare? e dai letterati si comincia o si dovrebbe cominciare, ma per fermarsi dove?
    l’inconcludenza dell’attuale dirigenza delle due università senesi non se la va cercando questa soluzione autoritaria? o c’è qualcosa di concreto che non è arrivato a questo blog e che mi è sfuggito? a giudicare dall’ottimo Stavrogin non mi sembra.

  14. «… del resto, una Siena con tre facoltà di lettere cos’altro si può aspettare? E dai letterati si comincia o si dovrebbe cominciare, ma per fermarsi dove?
    L’inconcludenza dell’attuale dirigenza delle due università senesi non se la va cercando questa soluzione autoritaria? O c’è qualcosa di concreto che non è arrivato a questo blog e che mi è sfuggito? A giudicare dall’ottimo Stavrogin non mi sembra.»
    arlecchino
    …………………..
    Ho l’impressione però che l’inconcludenza sia legata in certa misura anche ad un quadro normativo non del tutto chiarito, che per giunta negli ultimi anni è stato in continua irrefrenabile mutazione; ma col Ddl prossimo venturo, da quello che si vocifera (e sperando che con esso si ponga fine, fissandoli definitivamente, al balletto di numeri circa “requisiti” necessari per tenere aperti i corsi, affinché risulti possibile progettare qualche cosa con un respiro più ampio di un misero a.a.), non saranno in pratica più consentiti doppioni, a prezzo di forti penalizzazioni, per cui una scelta dovrà essere fatta per forza di cose. I massicci pensionamenti inoltre, faranno strame di diversi corsi di laurea a prescindere. Questo lo sanno tutti e c’è solo da sperare che alla fine prevalgano le soluzioni più ragionevoli e non mere lotte di potere che producano ulteriori pasticci. Francamente però non saprei dire in tutto questo quale sarà la sorte della “University of Siena II”, perché è un’altra bottega rispetto all’ateneo senese.

    «In caso di esito negativo delle predette procedure, il Ministro può provvedere, con proprio decreto, al trasferimento del personale interessato… ecc.» MM
    —————-
    Mmmmmmah! Prendo atto, ma mi paiono solo chiacchiere: trasferire per decreto dove? Mi pare una roba un po’ “cinese”, modello rieducazione culturale nei Laogai, sebbene, qualora le cose stessero così, non è escluso che diversi ricercatori che qui non hanno futuro, se non come garzoni “a esaurimento”, si candiderebbero ad andare all’avanscoperta in “terra incognita”; ma vorrei proprio capire (eccetto casi singoli e singolarmente motivati) come potrebbe una simile operazione, che farebbe seguito per esempio alla chiusura di una Facoltà, o alla scomparsa di settori disciplinari, aver praticamente luogo in modo quantitativamente significativo: ce li vedete i fiorentini o i pisani accogliere a braccia aperte una carovana di professori e ricercatori senesi di cui non hanno bisogno (avendo già non pochi problemi coi loro), mandati d’ufficio ad “usurpare” le loro prerogative? Quali incentivi dovrebbero esser prodotti, per indorare la pillola? No, nel bene e nel male l’università non funziona così: non si tratta di manovalanza generica, quella eventualmente da trasferire; comunque è giusto che si cominci a parlare apertamente delle soluzioni possibili, dismettendo quella sorta di fatalismo che appare lievemente ipocrita, se incarnato da persone che, comunque vadano le cose, non rischiano niente. Prendo atto che in un sistema ingessato, come una sorta di nemesi storica alla fine l’unica forma di mobilità concepibile appare essere… la deportazione!!!

    L’assemblea nazionale dei ricercatori universitari, riunitasi il 15 aprile 2010 all’Università di Roma “La Sapienza”,… DECIDE all’unanimità di proseguire lo stato di agitazione attraverso:
    – la non disponibilità a ricoprire incarichi didattici per il prossimo anno accademico;
    – la non disponibilità ad essere inseriti nei requisiti minimi necessari all’attivazione dei corsi di laurea.

    (Mozione votata all’unanimità dall’Assemblea Nazionale dei Ricercatori Universitari, Roma 15 aprile 2010)
    ———–

    Faccio notare che se veramente i ricercatori dessero seguito a questa motivata protesta, nei termini sopra indicati, più di un corso di laurea chiuderebbe, essendo che molti di essi sono essenziali (da anni!) sia nell’espletamento di compiti didattici fondamentali, sia per il computo dei famosi “requisiti minimi”. Così almeno cesserebbe il “negazionismo” che circonda la vicenda dei ricercatori e qualcuno si renderebbe conto finalmente della loro esistenza.

  15. Beh, non farci stare in pensiero!
    1 – Quali corsi a Siena si chiuderebbero grazie all’astensione dei ricercatori?
    aggiungerei:
    2 – E quali se, in mancanza (probabile) di sciopero, venisse applicata la legge circa i soli ricercatori ammissibili al prof. aggregato?

  16. Arlecchino, per favore, non essere provocatorio, e tira fuori la testa da sotto la sabbia…

  17. http://www.repubblica.it/scuola/2010/04/19/news/corte_dei_conti_laurea_breve_da_bocciare-3466433/
    Università
    Corte dei Conti boccia laurea breve
    “I risultati sotto le attese”
    Secondo la magistratura contabile promesse disattese sia in termini di aumento dei laureati sia in termini di miglioramento della qualità dell’offerta formativa

    Era talmente evidente il modello fallimentare delle lauree brevi (made in Berlinguer?), che sembrava intenzionale introdurle per distruggere l’università!!
    L’ennesima figura

  18. p.s. Arlecchino, come nel cinema al tempo del fascio, dovendo affrontare argomenti scabrosi li collocherò “ALL’ESTERO”:

    TORINO. “….il preside Alberto Conte non nasconde la preoccupazione: «Una scelta di quel genere metterebbe in forte difficoltà l’organizzazione della didattica, forse addirittura pregiudicherebbe la messa a punto dei corsi di laurea». Non ha tutti i torti: nella facoltà di via Giuria i ricercatori sono 180, i docenti – tra associati e ordinari – circa 250, i precari della ricerca oltre 300. Facile immaginare quale sconquasso provocherebbe la ritirata dei 180 ricercatori, ecc……”
    http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/151942/

    PAVIA. “Cosa succederebbe se da un giorno all’altro i 416 ricercatori dell’università di Pavia smettessero di fare anche lezione? Gli studenti di altrettanti corsi si ritroverebbero seduti in aula davanti a una lavagna vuota….Il 30-40 per cento della didattica a Pavia, ma anche nelle altre sedi, è a carico dei ricercatori – spiega Angelo Taglietti, ricercatore a Chimica generale – che sono il 40 per cento dell’o rganico. Il carico di lavoro è uguale a quello di un ordinario. Solo che noi costiamo il 30 per cento in meno”
    http://laprovinciapavese.gelocal.it/dettaglio/i-ricercatori-contro-la-gelmini:-fermiamo-la-didattica/1925635

    MODENA. “…astenendosi, i ricercatori farebbero mancare, dal punto di vista pratico, i requisiti necessari per l’attivazione dei corsi di studio previsti teoricamente.”
    http://unimoreinform.blogspot.com/2010/04/ricercatoriunimore-cnru-vademecum-dei.html

    “Nell’attuale università i ricercatori (24.138 per l’Istat nel 2008, costituiscono circa il 40% del corpo docente) si occupano anche della didattica che invece dovrebbe essere di competenza dei professori associati e degli ordinari.”
    (Corriere della Sera, già citato) . Dunque, se a Siena i suddetti ricercatori non sciopereranno abbastanza da pregiudicare interi corsi di laurea, dovrai solo ringraziare il fatto che hanno più a cuore i loro studenti e il loro mestiere, la sopravvivenza delle loro discipline, forse più di altri altolocati colleghi. Non mi pare che nessuno rimpianga i tempi delle “ope legis” (che hanno fregato chi è nato troppo tardi per partecipare al banchetto), usurpi non si sa che cosa o reclami privilegi di qualche sorta, ma non è che puoi ripagare venticinquemila persone che contribuiscono da anni non poco a tenere aperta la baracca con un calcio nel culo e la preghiera di gettarsi da una rupe per togliere l’imbarazzo: cui prodest? Anche su questo sarebbe interessante una pronuncia dei candidati rettori.

  19. Magari, invece di leggere su “La Repubblica”, andrei alla fonte diretta.

    Citando a spizzichi e bocconi dal documento:
    – è mancata una visione d’insieme, avendo ogni Facoltà e spesso ogni Area scientifica affrontato i problemi separatamente rispetto alle altre;
    – si è accentuato un sistema centrato sul docente anziché sullo studente;
    – si è verificata una eccessiva frammentazione delle attività formative, alcune delle quali con pochi crediti formativi;
    – si è verificata una proliferazione dei corsi di studio attivi (soprattuto lauree specialistiche), con inversione di tendenza solo dall’a.a. 2008-2009;
    – Il numero totale degli iscritti alle università è sostanzialmente stabilizzato da circa
    cinque anni su un valore di poco superiore a 1.800.000 unità;
    – almeno sino all’anno accademico 2007-2008, non sempre sono state attentamente valutate le reali potenzialità di specializzazione dell’ateneo in presenza di effettive attività di ricerca;
    – Il numero dei corsi di studio con un massimo di 10 immatricolati è di 340 su 3.373 complessivi nell’anno accademico 2006-2007;
    – Il numero degli insegnamenti è passato da 116.182 nell’anno accademico 2001-2002 a 180.001 nell’anno accademico 2006-2007; di questi ben 71.038 (pari a 39,5 per cento del totale) hanno massimo 4 crediti;
    – per l’anno accademico 2008-2009 si prevedono 5.587 corsi di studio, ma i curricola effettivi nel medesimo anno accademico sono 8.259;
    – Il quadro rappresentato mostra che la riforma ha spesso favorito l’attuazione di corsi di studio rispondenti spesso ad una modesta domanda. Inoltre, la riforma non ha realizzato l’obiettivo di attuare una distribuzione degli insegnamenti tra lauree e lauree specialistiche, ma ha avuto l’effetto di realizzare una frequente duplicazione degli stessi oltre che una frammentazione degli insegnamenti etc.

    Per chi si fosse interessato, il documento della Corte dei Conti, di oltre 100 pagine, è strutturato nei seguenti capitoli:
    – considerazioni generali
    – governance del sistema
    – profili contabili e finanziari del sistema universitario
    – il personale
    – domanda ed offerta di formazione universitaria
    – profili della ricerca universitaria
    – notazioni finali

    Mauro

  20. “Invece di citare”. Le sue correzioni le riservi ai suoi studenti!
    Dall’articolo di un quotidiano nazionale, si può arrivare alle 140 pagine del documento della giurisprudenza contabile.
    Mi pare un percorso molto semplice!
    Fa piacere sapere che la magistrataura contabile, si occupa di Università, speriamo si occupi anche di questa Università!

  21. Speriamo… ma il problema, lo dico en passant, è politico. Gli enti para-universtari e di ricerca li si è dati in mano a certi proffe e p.sse che tutti conosciamo. Loro e solo loro, coi referenti di partito, sono responsabili e dello sfascio economico (ora appare alto… buco) e di quello morale, come delle persecuzioni in atto verso chi fa veramente il suo lavoro alieno dalle mafie merdose della Casta!
    bardo

  22. A sentir quel che si dice pare che il Pm formisano sia stato traferito… e il nuovo quando verrà dovrà sostanzialmente rileggersi tutte le carte…
    Vedrete se non si prescrive tutto…

  23. La prescrizione è sempre rinunciabile…
    Vista la dirittura morale (ho fatto una battuta) dei soggetti coinvolti rinunceranno alla prescrizione!
    Vista la probabile prescrizione, mi auguro – almeno – che i vari minzolini di turno non scrivano assolti…

  24. Pretendere di condensare 140 pagine di un atto della Corte dei Corti in 5 righe di pagina web mi sembra cosa ardua. Commentarlo poi un terno al lotto.
    Abbiamo visto oggi sui giornali senesi la cura nell’accertare i fatti e la preparazione dei giornalisti nelle materie di cui si scrive.
    Siamo poi sicuri che le cose non avvengano per tutt’altri motivi?
    I miei “studenti” la salutano.

  25. Non posso parlare per molti motivi ma so la magistratura, a Siena, non muoverà un passo neppure davanti a crimini palesi-per quanto concerne il fattore pubblico. Ma vedo già dei togati impormi il silenzio… per molti motivi. Non resta che combattere e morire, se necessario, con onore.
    Up patriots, to arms!
    bardo

  26. […] Stavrogin. Dopo il crac, quale modello di università a Siena nel prossimo futuro? […]

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