Salvare l’Università di Siena. Quale modello per il futuro?

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16 Risposte

  1. Chiunque potrà andare, vada: il livello del dibattito mi pare indice di buona riuscita. A leggere quel fogliaccio de La Nazione, oggi, il Titanic affonda. Focardi, il capitan chiocciolino, prepara licenziamenti o almeno vuol mandare esuberi – dice lui – a Comune, Provincia, ecc. Qualcuno forse finirà al Santa Maria dove troverà la Tati wonder-woman e san Toti, il vicario dell’O’a in papabilità (già, oltre al dono dell’ubiquità, il noto conservatore ha sempre fatto le veci, a iniziare dagli Intronati, quando rappresentava il “polo laico”).
    Ma non un fiato da quelli de “La storia siamo noi” della Facoltà di Lettere et similia???
    “…Tanto che a tutta la guardia pretoriana e a tutti gli altri è divenuto notorio che io sono in catena…” (San Paolo)
    Bardo

  2. Bravo Paolone, così si fa!

  3. Ora però dovrebbe parlare l’Innominato e fare i nomi – se li sa – dei congiurati, dei complottatori. I fili della rete vanno sino al dipartimento di storia. L’Innominato esca dalle serotine brume nietzschiane (ma legga magari Dùrrenmatt… o il “teatro dell’assurdo”… siamo in tema; molli il folle Nietzsche) e dica tutti i retroscena dell’affaire Santa Maria della Scala… Perché un ricatto a uno storico, perché “gli imposero”(??) il Toti, ecc. ecc. E non prenda per le mele il pistolero Joe Valachi nel dirci che “abbiamo ridimensionato Toti”… Gratta via il Toti e troverai la “Tati”!
    (“Gratta il Pepito e troverai il Pepone”, come nel Guareschi. E sta per se non è zuppa è pan bagnato.).
    Il ruolo dell’Università sul Santa Maria sarebbe interessante…
    Il Bardo

    P.S. Ciao Archie… la mafia al potere picchia duro però, specialmente sui più deboli. Che infami!!! Maiali!!!

  4. Antonio Vicino ha formalizzato la sua candidatura a Rettore dell’Università di Siena con la lettera seguente, collegata ad un breve documento che riassume alcuni punti programmatici.

    Cari amici,
    da alcune settimane ho iniziato a raccogliere le opinioni e le valutazioni di colleghi, tecnici, amministrativi e studenti sugli eventi che stanno segnando la vita del nostro Ateneo. La speranza, la voglia di tornare ad essere protagonisti del nostro destino, il desiderio di partecipare attivamente alla rinascita dell’Ateneo mi sembrano sentimenti dominanti rispetto all’apprensione e ai timori, che pure serpeggiano tra molti di noi.
    È stato proprio il desiderio di dar voce alla voglia positiva che mi ha spinto a candidarmi per le elezioni del prossimo Rettore. Ho deciso di sottoporre alla vostra attenzione un documento volutamente breve, che evidenzi i principi ed i valori che ispireranno il mio programma. È mia intenzione continuare a dialogare con il maggior numero possibile di persone della nostra comunità, per scambiare idee e valutare proposte innovative che sto elaborando. Nelle prossime settimane predisporrò e vi sottoporrò un programma per il futuro che sia ispirato ad un profondo rinnovamento per la rinascita del nostro Ateneo.

    Con stima ed amicizia
    Antonio Vicino

  5. Sul Corriere di Siena (17 aprile 2010) è uscito il seguente articolo di presentazione dell’incontro-dibattito sull’Università.

    Salvare l’ateneo. Quale modello per il futuro?
    SIENA – Martedì 20 aprile alle ore 17,30 in Palazzo Comunale – Sala del Risorgimento, prenderà il via l’incontro dibattito sul tema “Salvare l’Università di Siena. Quale modello per il futuro?”. Introducono Mauro Barni e Adalberto Grossi (già Rettori dell’ateneo senese), Mario Ascheri (docente universitario), Lorenzo Gaeta (Preside di Facoltà), Giovanni Grasso (docente universitario). Il convegno, pubblico e moderato da Stefano Bisi, è organizzato dall’associazione culturale “Nuove Prospettive” con il patrocinio del Comune di Siena. Il convegno, anche tenendo conto che è già in atto la campagna elettorale per l’elezione del nuovo Rettore, intende proporsi come forum dove possano confrontarsi liberamente non solo quanti operano all’interno dell’ateneo senese ma anche tutti coloro che hanno a cuore la salvezza della nostra prestigiosa Istituzione, con la speranza che possa derivarne un dibattito che indichi le vie d’uscita dalla crisi e, magari, delinei anche quel che resterà dopo il necessario risanamento.

  6. Egregio Professor Vicino,
    ricorderà che io venni da Lei prima dell’elezione dell’attuale rettore ed il clima che si respirava allora era lo stesso, forse non aggravato, all’epoca, dallo sfacelo amministrativo e morale che è oggi sotto gli occhi di tutti. In queste circostanze, me lo consentirà senza darmi del qualunquista, si dicono e si fanno sempre le stesse cose; tranne poi ritrovarsi a confrontarsi con una realtà che di fatto tarpa le ali anche ai più sinceramente volenterosi. Oggi come allora, lungi da me l’idea di dubitare della buona volontà e della buona fede di tutti coloro che vogliono il tanto agognato rinnovamento, credo che ci sia una sola ricetta per un vero risanamento: l’allontanamento di chi male ha fatto e male ha continuato a fare nell’ateneo, durante tutti questi anni. In politica (ne parlo con il naso tappato) qualcuno pretenderebbe che il risanamento passasse, prima di tutto, attraverso l’allontanamento di chi è soggetto a giudizio di qualsiasi genere, indipendentemente dall’esito probabile, possibile o plausibile del giudizio medesimo; questo credo sia l’unico modello al quale ispirarsi.
    Io che sono ancora a frequentare aule di tribunale per aver denunciato (rarissimo esempio all’interno di questo ateneo) le malefatte di chi ha operato al suo interno per corroderlo alle fondamenta e farlo crollare, così come sta oggi accadendo, sono, di necessità, diventato critico e scettico sui proclami e sui programmi che non includano la creazione di un efficiente “sistema di sicurezza” interno, in grado di riconoscere e scartare rapidamente le mele marce! Lei non si meraviglia del fatto che ancora ci si stia interrogando sul chi ci abbia portato allo sfacelo attuale? E non si meraviglia del fatto che quel “chi” è ancora tra noi e nessuno, legge inclusa, sia in grado di dargli il benservito?
    Oggi come allora, sono convinto che il vero problema del nostro ateneo sia culturale e di costume: siamo italiani e dovremmo continuare a non dimenticarcelo, perché questo è il nostro “marchio” (questi sono i nostri “geni”) e su questo dobbiamo lavorare. Io non credo, ad esempio, che in una comunità, specialmente così allargata e variegata come quella accademica, sia possibile mettere tutti d’accordo ed andare d’accordo con tutti… questo è uno dei tanti retaggi culturali, mutuato in questo caso dalla politica, che può servire ai singoli, ma alla lunga distrugge l’armonia e l’efficienza della “comunità”. È necessario comprendere che l’obiettivo primario è il merito che, tra l’altro, non può fare astrazione da una distribuzione equa di tutte le risorse. A questo si deve associare una politica di isolamento nei confronti di quanti fanno dei propri interessi personali l’obiettivo principale della loro partecipazione alla vita accademica.
    Oggi, purtropo, e glielo dico per esperienza personale, siamo agli antipodi di tutto questo; il merito viene sistematicamente frustrato; le poche risorse disponibili vengono elargite a chi non merita, chi è capace e competente viene emarginato e i malfattori sono sempre li, presenti e “operativi”, pronti a rintuzzare ogni tentativo di vero rinnovamento. In questo sistema è già colpevole chi non fa nulla per opporsi perché, come dice il saggio: “affinchè il male trionfi, è sufficiente che i buoni non facciano nulla!”.
    Vive cordialità
    Domenico Mastrangelo

  7. Vorrei segnalare anche la parte finale, a mio parere interessante, del comunicato sull’incontro-dibattito di martedì che non è apparsa sul Corriere di Siena ma è stata pubblicata dal Cittadino Online.

    «Quali specializzazioni e quali indirizzi sopravviveranno? Si andrà verso una regionalizzazione e quali rapporti si realizzeranno con gli atenei vicini? Siena potrà contare, anche per il futuro, su un ateneo di prestigio oppure dovremo rassegnarci alla sua scomparsa? Sono tante le domande ed il convegno potrebbe essere l’occasione per cominciare a dare delle risposte, augurandoci che provengano in primo luogo da parte di coloro che si sono già candidati – o hanno intenzione di farlo – alla guida dell’ateneo senese.»

  8. «Realizzare una radicale semplificazione delle norme, nell’ottica di una riduzione dei costi ma soprattutto dell’assunzione di responsabilità da parte di tutti. È mia intenzione ispirare la politica dell’Ateneo alla creazione di procedure che siano nello stesso tempo semplici e trasparenti, realizzando forme di garanzia di carattere sostanziale e non solo burocratico che assicurino, oltre all’efficienza, le condizioni etiche delle decisioni.» Dal documento di candidatura del Prof. Antonio Vicino.

    L’intento è nobile. Chiunque lavora nell’Amministrazione conosce la congerie di norme (comunitarie, statali, regionali, autonome etc.) che intralciano de facto l’attività amministrativa con vincoli talvolta del tutto inutili.
    L’impresa è però ardua. Per semplificare i procedimenti, le norme vanno conosciute meglio e più approfonditamente rispetto a chi si accontenta di applicarle in modo rigorosamente letterale. È un viaggio verso il cuore del diritto, verso l’interesse giuridicamente tutelato dalla norma, alla ricerca certosina di “varchi” legittimi, punti di partenza dei processi di semplicazione…
    Certo, se invece la si volesse attuare “dimenticandosi” di qualcosa, la realtà sarebbe sollecita a presentare il conto…

    Chiedo scusa al Prof. Vicino (a cui formulo i migliori auguri per le prossime elezioni) se ho “abusato” del suo documento per svolgere queste mie considerazioni. Sono argomenti che mi stanno a cuore.

    Mauro

  9. Se una persona democratica come il prof. Grasso potesse essere eletto rettore per Siena, anchilosata a una sorta di breznevismo, sarebbe una “rivoluzione”. Lo sfascio attuale? I concorsi farsa? I nomi li sappiamo tutti… Come mio pedigree il fatto della denuncia di dieci concorsi e pezzi da 90 spediti coi carabinieri davanti al Procuratore! Questi so’ fatti! Ma non intendo ripetermi. Vorrei solo sollecitare l’Innominato a rivelare i retroscena del Santa Maria, quando era “maestro e donno”… E che ruolo -credo “doppiogiochista”- ebbe Omar Calabrese rigurgitato dall’Ateneo nella trippa del santa Maria? Uomo potentissimo egli si insignorì di Siena… e io ricordo quasi con romanticismo le cene coll’Aurigi, dove tra dolcetti e vino concio si parlava del futuro di Siena. Se l’Innominato ha ancora le due bocce tra l’inguine si riscatti e riveli tutti i retroscena: ne va della democrazia senese… e intanto si al risanamento dell’ateneo cacciando i responsabili per indegnità morale e catastrofe procurata e si alla cittadella SMS come eccellenza aperta a tutti i senesi e non solo agli olivastri musi spagnoleschi di mastini affamatissimi.
    “A poco a poco tutti gli affari della città sono caduti nelle mani di una camarilla di funzionari.” (Ibsen, “Un nemico del popolo”).
    Il Bardo Senese

  10. Urge però un corollario aut breve addenda. Vorremmo sapere se è vero quanto affermò il noto Joe Valachi, pistolero miliardario, al capezzale di uno storico, e cioè che al proffe Omar Calabrese e al noto Toti, del Santa M. della Scala a loro “non gliene frega niente”. Ma se pontificano sempre da lì… La cosa è di una gravità estrema. I proffe universitari e i loro satelliti usano, allora, la cultura e gli enti solo come maquillage per loro fini carrieristici. Creo che Joe stavolta abbia centrato nel giusto, anche se poi disprezza i letterati impegnati…
    Comunque il fogliaccio La Nazione con la solita foto del Toti Enrico, ci dice che è ormai vicario dell’Oca, la nota contrada che nega il voto alle donne ed è restata all’epoca del duce: era infatti Mussolini che negava il voto alle donne, da buon “rivoluzionario”. “Habemus papam” dunque. Ora Toti potrebbe concorrere alla carica di sindaco, così ci pensa lui a democratizzare tutto, Pd incluso. E non avrà più bisogno di telefonare a “Gigi” leggendogli “Il Manifesto”. Toti si che è comunista!
    Bardus

  11. http://www.andu-universita.it/2010/04/20/fallimento-3-2

    Anche se a pochissimi interessa avere ricordi per potere essere titolari di una coscienza e di una conoscenza non ci asteniamo dal ribadire che esiste documentazione sui nostri ripetuti atti di opposizione alla gestione insensata della scuola italiana iniziata dal “gruppo Berlinguer” e da coloro che si sono succeduti al ministero e al governo.

    Nelle scuole italiane si sopravvive in edifici insicuri arredati e attrezzati miseramente, mentre nelle università imperversa la moltiplicazione delle materie, il degrado della docenza, l’eliminazione delle figure magistrali, la moda dei questionari anonimi, la proliferazione di organismi burocratici inutili e dannosi ai fini istituzionali della ricerca e della didattica, la scarsa qualità di lezioni accademiche e pubblicazioni scientifiche in mano a personale assunto grazie a concorsi farsa spesso con candidato unico predestinato, il potenziamento di uffici amministrativi inventati per una crescita della componente impiegatizia, il mancato decollo della informatizzazione, l’irresponsabile gestione finanziaria aggravata da assunzioni clientelari e nepotistiche prive di ogni logica e decenza.

    Prof. Cosimo Loré, Ateneo di Siena

  12. Bravo, bravissimo!

  13. Le radici del male.
    Si, bravissimo… ma ormai è piena dittatura, regime ultra-reazionario. Poi qualche responsabile può anche andar a braccetto coi teologi romani, ma il danno è fatto. L’università ormai prende solo quei neofascisti con la tessera PD e altri enti sono ormai cricche in filiazione con il Mps. Basti pensare alla cricca del Santa Maria della Scala. Perché la magistratura non interviene? Perché non si va a spulciare certi fascicoli inerenti l’ampliamento edilizio senese? Altro che “radici antifasciste”!!! Anche l’Anpi sembra ormai divenuto filiazione del pd, un partito che cozza con la storia dei veri anti-regime e di chi dette la vita per la libertà. Una cappa oscura e piena di pericoli è su Siena e i senesi tutti, e le opposizioni sono ormai quelle di “Sua Maestà Britannica”. La Sinistra si è trasformata nel suo opposto: occorre aprire gli occhi ai molti. Il Sistema Mafia (università, appalti, ecc.) domina a Siena e i servitori infami di questo matto regime son pronti a tutto, credo anche alla violenza fisica per eliminare qualunque voce dissonante e ogni onesto lavoratore.
    Ora e sempre Resistenza!
    Bardo

  14. Corollario. L’Università, essendo con la Curia e altri organismi nel “Comitato scientifico”, ha “investito”, evidentemente sul vecchio xenodochium. Sappia allora il rettore che qualcuno intende mettere al rogo ben un centinaio di faldoni di ricerca. Forse l’Università ci ha regalato anche “Vernice”, emula de “Le pietre dure”. C’è una tuttofare figlia d’arte, di professoressa “amica”. Ma “Vernice”, pare che sia anche la Fondazione Monte dei Paschi travestita che finanzia il Santa Maria: con le scarse visite alle mostre, seppur certamente gonfiate, sarebbe al tracollo. Ma tanto c’è Toti che va su Canile 3 e su Rai 3 a narrarci del gondoliere sepolto qui con la gondola e la sopraffina storica Maura Martelluci, definita scherzosamente la “storica dei mosconi” per quel suo simpatico e divertente scritto comparso su “Il giornale del Santa Maria”: direttore Enrico Toti: e non poteva che andare così. Tuttavia se vi fosse bancarotta “pilotata”, come cittadino chiedo che si indaghi. Tutto al più, come dice il mio amico Bardo Inglese… molto rumore per nulla!
    Bardus

  15. Ma di che parlate? Parte il giudice istruttore! Chi riprende le carte? Altroché accelerare i rinvii a giudizio! Qui si affossa tutto, viva la giustizia! Che pena… vediamo quanti PD deploreranno questo esito, li aspetto al varco.
    Grazie prof. Grasso! Ieri ha dato i numeri in modo eccellente. Si è toccato con mano l’imbroglio del CdA anche dal 2006.
    Più grave ancora che tutto sia avvenuto senza che muovessero un dito i rappresentanti di Comune, Provincia, Regione, MPS ecc. che le istituzioni raccordo con il territorio dicessero qualcosa… A queste forze si affida il decreto Gelmini? Siamo ben messi.
    La Toscana è al di là di ogni riforma possibile, come il MPS e la Fondazione. Possiamo solo aspettare che la cricca distrugga tutto con la sua imprevidenza e malgoverno. Portate via i figli se potete…

  16. Ma quando vi deciderete a mandare in pensione i docenti e ricercatori che hanno 40 anni di contributi???
    Sappiate che ai fini pensionistici, i contributi che versa l’Università sono soldi buttati perché più di quello che spetta loro come pensione non avranno…
    Saluti e rifletteteci

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