Si è dimesso il Direttore Amministrativo dell’Università degli Studi di Siena

Magnifico Rettore, gentili Consiglieri, gentili Senatori e cari Colleghi,

l’Università ha un nuovo Rettore, pertanto, in coerenza con quanto preannunciato nella mia lettera di insediamento alla comunità accademica rassegno le dimissioni da direttore amministrativo dell’Università degli Studi di Siena con decorrenza dal 23 luglio 2010. Il Prof. Focardi resterà in carica ancora alcuni mesi. Nonostante ciò il nuovo Rettore che, nella nostra situazione di crisi, non potrà attendere il 1° di novembre per iniziare ad occuparsi della conduzione dell’Ateneo, deve avere al più presto la possibilità di identificare una persona di sua fiducia. La grave crisi dell’Ateneo non ammette battute d’arresto. Il percorso di risanamento richiede l’assunzione di scelte forti e tempestive.

Come ricorderete, il giorno stesso della mia nomina ho dichiarato pubblicamente l’intenzione di lasciare libero il futuro Rettore di scegliere il direttore amministrativo, nonostante avessi sottoscritto, nel rispetto della legislazione e dello Statuto vigente, un contratto quadriennale.  È per questo che giudico scorretto, nella forma e nella sostanza, l’uso che è stato fatto della mia persona e della carica da me rivestita in campagna elettorale: una campagna dalla quale, per motivi di opportunità, ho avuto cura di stare fuori, non solo restando in totale silenzio, ma arrivando al punto di non avvalermi neanche del mio diritto al voto. Analogo senso delle istituzioni non è stato dimostrato da chi, per fini elettorali, ha utilizzato l’argomento del cambio del direttore amministrativo, mostrandosi in tal modo incurante ed irrispettoso dei risultati raggiunti e dei rischi (nonché dei sacrifici) di cui mi sono fatto carico nell’assumere, in uno dei momenti più critici e bui della crisi finanziaria del nostro Ateneo, la conduzione dell’amministrazione dell’Università degli Studi di Siena. Sono stati anche espressi giudizi negativi sulla modalità di gestione della crisi, senza tener minimamente conto della drammaticità della situazione nella quale si è operato affrontando, fra l’altro, gravissime irregolarità del passato, caos organizzativo e totale mancanza di liquidità. Invece, i risultati ottenuti, dietro i quali c’è stato anche tanto faticoso e meticoloso lavoro amministrativo, e che hanno permesso all’Ateneo senese di poter oggi eleggere un nuovo Rettore, sono passati in sordina. A causa di tutto ciò la mia permanenza nel ruolo di direttore amministrativo non appare più opportuna.

Ritorno al mio lavoro di professore universitario fiero di aver contribuito fin qui a dare una speranza di sopravvivenza ad un’istituzione antica e prestigiosa ma, purtroppo, profondamente minata da anni di cattiva gestione e di prevalenza dell’interesse privato su quello pubblico. Spero che i sacrifici personali fatti da quanti come me hanno dedicato quasi due anni della loro vita a lottare per il superamento della crisi dell’Università degli Studi di Siena non siano stati vani.

Cordialmente,

Antonio Barretta

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40 Risposte

  1. Bravo professore, bella tempra e polemica; ora aspettiamo le dimissioni del prof. Bertelli che potrebbe relazionare sulle magnifiche e costosissime riunioni della Fondazione! Meglio se il tutto fosse accompagnato da qualche rinvio a giudizio.
    Una volta chiarite le cose, anche senza arrivare al giudicato si risanerebbe molto meglio, Vi pare?

  2. Direi che la coerenza di Barretta sia da apprezzare. Non solo ha fatto quello che ha detto ma ha anche rinunciato a tanti bei soldini… che penso schifo non gli faranno.
    E mi pare che questo possa essere un esempio un po’ per tutti… per i tecnici amministrativi che vogliono le Peo con la crisi, per i docenti che reclamano i delta per la carriera anche nella presente situazione, per gli ordinari che non se ne vogliono andare in pensione a 70 anni.
    Penso che non si possa fare altro che ringraziarlo per quello che ha fatto e sperare che Riccaboni trovi un’altra persona delle stesse capacità tecniche…

  3. …e, soprattutto, morali…

  4. Considerata la qualità dei candidati e della loro campagna elettorale, considerato il pericolo di rivedere mettere le mani sull’Università e sull’Ospedale, da parte della cricca che ha portato al collasso tutta la città c’è un’unica soluzione seria: C O M M I S S A R I A M E N T O

  5. Ma non c’è nessuno che possa respingere le dimissioni (Rettore uscente, Rettore entrante, Consiglio di Amministrazione ecc.)?
    Penso che l’Ateneo ne guadagnerebbe sia per la statura del nostro (ormai ex) Direttore sia per la garanzia di continuità e di efficienza (finalmente!!!!) dell’azione amministrativa. Ci provo ma non ci spero…

  6. E allora che si fa? Il governo ne commissaria altre trenta + o – analoghe?
    Uhm, troppo comodo… speriamo che esploda il bubbone piuttosto!

  7. Potrebbe il rettore uscente respingerle? E concordare un’uscita contemporanea al 1° novembre… questa mi parrebbe la strada più logica…

  8. Ovvio, che potrebbe. Ma ci vuole la c.d. volontà politica!
    Vinciamo il caldo con l’umorismo macabro.
    Appena pervenuto dall’Università, per chi non è senese:

    “Si informa che per tutto il mese di agosto l’Ufficio Concorsi non effettuerà le aperture pomeridiane.
    L’orario di apertura al pubblico sarà pertanto il seguente: dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle ore 13.00
    Cordiali saluti
    Ufficio Concorsi”

  9. da un anno e per i prossimi 10 saranno stremati dal lavoro…

  10. Scrive Cal: «Potrebbe il rettore uscente respingerle? E concordare un’uscita contemporanea al 1° novembre… questa mi parrebbe la strada più logica…».

    Certo Cal, questa sarebbe la strada più logica, ma… C’è un ma.
    Quando si dice il senso delle Istituzioni e delle regole!
    Il magnifico entrante non avrebbe dovuto fare dichiarazioni improvvide, che ricalcavano i toni della campagna elettorale. E invece che fa? Finito lo spoglio delle schede, non appena proclamato, dichiara subito che il nuovo Direttore verrà scelto con un bando pubblico (basta leggere il cittadino online della stessa sera e la stampa del giorno dopo). Tradotto: Barretta fuori dalle scatole! Ignorando così l’esistenza di un contratto, fatto in regola, della durata di 4 anni.
    Un magnifico entrante un po’ più accorto e un po’ più saggio se, come sembra l’hanno stuzzicati i giornalisti (!), avrebbe sorvolato sul punto, avrebbe chiesto un incontro con il Rettore uscente e il Direttore, e avrebbero concordato, per il bene dell’Ateneo, la strada migliore. Ma sottolineo un’altra contraddizione del magnifico entrante: Come si fa a fare un richiamo all’unità dell’Ateneo e, contestualmente, a “dare il benservito” a un collega (di facoltà, di materia, di scuola) che s’è preso la bega di fare il Direttore?
    E il Direttore non aveva scelta: o impuntarsi e ricordare al magnifico entrante che c’era un contratto di 4 anni da rispettare oppure, proprio per il senso delle Istituzioni che indubbiamente Barretta ha, togliersi immediatamente di torno. Come dire: “tu mi vorresti mandar via; sappi che me ne vado via prima io, ma a testa alta”. Una bella lezione di stile e di senso delle Istituzioni.
    Credo che il neo magnifico, almeno da questo punto di vista, abbia molto da imparare. Il Palio è finito, l’euforia per la vittoria pure; non sarà il caso di iniziare a pensare seriamente alle cose serie? Potremmo perdonare l’inesperienza, l’eccitazione del momento e il peccato di gioventù. Come si dicie: “è giovane…. si farà!” Temo che il buon giorno si veda dal mattino… ma mi auguro vivamente che non sia così.
    Mapo Mapo

  11. @cal
    Ho votato Focardi e lo ri-voterei fino alla fine dei miei giorni. Tuttavia, siamo sicuri che invece non sia meglio che anticipino entrambi l’uscita? Con il clima che già c’era prima e quello che si è creato in campagna elettorale, c’è il rischio di sprecare comunque tempo di qui al 1° novembre.
    Focardi non è stato messo mai nelle condizioni di lavorare in 4 anni… figuriamoci ora! Diamo le redini a Riccaboni subito e vediamo cosa fa (non lo dico in tono di sfida ma con pragmatismo e curiosità).

    @archimede
    Premesso che non ci vedo niente di macabro, le comunicazioni interne di unisi, potrebbero anche rimanere tali…
    l’ufficio concorsi credo non si occupi solo di reclutamento dall’esterno ma anche di mobilità interna. E forse di un bello scozzolamento c’è bisogno!

  12. Premesso che credo che l’unica persona che serve che resti è Barretta, perché quello che è stato fatto lo ha fatto lui, di certo non il mago Silvan, né il barese avido… come si fa a dire che Focardi non è stato messo mai nelle condizioni di lavorare in 4 anni? …per due anni interi ha vissuto come se la crisi non ci fosse arrivando a stabilizzare 300 persone… 300!!!… ma meno male che nn ha potuto continuare a lavorare sennò ci ritrovavamo 4000 tecnici amministrativi e tutta la sua famiglia dentro… incluso il cane, il gatto e il pappagallo…

  13. Il nuovo direttivo dell’università dovrebbe considerare anche che Siena, San Gimignano e la Val d’Orcia (5 comuni) sono nella Lista del Patrimonio del Mondo dell’UNESCO.
    I programmi dell’organizzazione sono quanto mai interessanti e qualcuno potrebbe essere adottato dall’ateneo.
    L’università ha ignorato fino ad ora tale settore eppure ci sarebbe stato tanto da fare.
    Il museo dell’acqua, ad esempio, e la sede del patrimonio immateriale (storie lunghe…)
    È bene ricordare che Siena ha un simbolo “messaggero di pace nel mondo”: la “Allegoria della Pace” di A. Lorenzetti, in Palazzo Pubblico.
    L’analisi dell’affresco sul Buongoverno con il coinvolgimento dell’UNESCO, che organizzazione per la pace è, avrebbe potuto dare ancora più gratuita risonanza alla nostra città e far meditare, dare qualche spunto su quelle che sono in effetti le vie per una coesistenza pacifica: soprattutto il rispetto per il lavoro degli altri.
    Dispiace che l’assessore alla Cultura del Comune di Siena, prof. D’Arcais, e lo stesso prof. Calabrese se ne siano disinteressati. Almeno il simbolo sul sito del Comune l’assessore avrebbe potuto farlo mettere!
    Diamo tempo al tempo: con la richiesta di Siena di essere capitale europea.., sarà piuttosto difficile
    che se ne stiano in disparte.

    Altre idee si stanno formando; vedremo come andrà a finire.
    Auguri, intanto.

  14. – Cal sarà un po’ troppo antifocardiano ma qualche freccia all’arco ce l’ha eccome!
    – Mapo, certo che hai ragione! Riccaboni è partito malissimo. Ma potrebbe parlare di dichiarazione a caldo… in politica (e questa è politica) si può ritrattare tutto: dimostrerebbe accortezza.
    – Machiavelli mi sembra invece troppo focardiano: mai messo in condizione di lavorare? Di assumere sì, e anche troppo, no?
    Io non conosco personalmente nessuno di questi signori e non ci tengo neppure. Come Vi ho già detto ho già le valigie pronte per cui meno di Siena mi interesso… con interesse ‘storico’. Perciò non ho interessi da difendere.
    E perciò anche vorrei che il collega Bertelli, ve ne ricordate?, rispondesse a qualcuna delle domande che in questo blog gli sono state poste. O aspetta qualche nuova riunione da 3mila euro prima?

  15. Qualche ulteriore quisquilia.
    Leggendo “La Nazione” di ieri si è appreso che il il magnifico eletto è un centrocampista della “Piallaghese”: squadra di appassionati calciofili composta, per lo più, sempre a leggere il giornale, da apprezzati professionisti cittadini.
    A questo punto una domanda sorge spotanea: ma l’eletto magnifico sarà un centrocampista “mazzolatore” (alla Benetti o alla Furino, per intendersi) o un centrocampista “ragionatore” e quindi costruttore di giuoco (che so un Rivera, un Antognoni etc.)? A leggere le sue prime dichiarazioni sembra più “mazzolatore” che “costruttore di giuoco”. Andrà anche bene per la “Piallaghese”, ma per l’Ateneo?
    Al lettore avveduto… l’ardua sentenza!

  16. La sentenza di primo grado c’è già, ma…siamo il paese dei condoni!

  17. Ma ci è dato sapere il perché di questo astio verso Barretta da parte del nuovo Rettore?
    Sarebbe il caso che Riccaboni motivasse la sua posizione, che sembra davvero strana ed incomprensibile.
    Conoscendo un po’ Baretta un’idea ce l’ho: che abbia detto troppi “no” ai Baroni dell’Ateneo?

  18. Per Archimede

    Non te ne andare Archi, per quanto Roma sia una splendida città, tu sei indispensabile a Siena, specialmente ora che in vista di nuove elezioni si stanno arrotando i coltelli.
    La tua “missione” è qua, nel denunciare il malaffare quando c’è, nel proporre soluzione utili ai tanti problemi. Anche nei partiti politici ci sono persone brave ed appassionate: energie positive che potrebbero essere maggiormente coinvolte e messe al servizio della comunità.
    Tagliare la corda potrà farti stare meglio, ma non più tranquillo, non credo proprio.
    Per i giovani, quelli che come Cal sono angosciati perché temono di perdere il lavoro, vanno trovate delle soluzioni. E’ tutto ancora parecchio nebuloso, ma se mi dò da fare io che sono una mezza calzetta (ma perlomeno mi… agito) non puoi tagliare la corda tu, col dinamismo e la grande cultura che hai.

    Quanto mi dispiace che il nuovo Rettore sia già partito col piede sbagliato, lasciando andare il prof Barretta. Ha mancato di rispetto e di stile. Avrà altre soluzioni in testa, ma anche la forma ha la sua importanza. Incominciate bene!

  19. Se sono vere certe voci che in questi giorni circolano in Ateneo… altre soluzioni?… no, roba da barricate…

  20. @archimede
    Io sono molto antifocardiano e sai perché? Perché ho vissuto sulla mia pelle le sue false promesse. Negli scorsi due anni ha detto davanti a me almeno 2-3 volte che la situazione si sarebbe rimessa e che si sarebbe ripreso a bandire. Ciò non è stato ma lui non è mai venuto a scusarsi con noi precari. In compenso la figlia sta tranquilla con lo stipendio. Mi direte che forse Riccaboni avrebbe fatto lo stesso. Può darsi ma non lo so e per me va fatto provare. Se risulterà che farà anche lui gli affari suoi a scapito di quelli collettivi diventerò il più aspro antiriccaboniano del blog, state tranquilli…

  21. Dice Gianna: «Quanto mi dispiace che il nuovo Rettore sia già partito col piede sbagliato, lasciando andare il prof. Barretta. Ha mancato di rispetto e di stile. Avrà altre soluzioni in testa, ma anche la forma ha la sua importanza.»

    Apprendo dalla lettura di quei noti fogliacci che a Siena e dintorni taluni chiamano “giornali” che il nuovo Rettore non soltanto è partito col piede sbagliato, ma addirittura è partito tout court per la Turchia. Mi chiedo oziosamente chi crede, mentre lui si bea del monumentum anciranum, che sia in grado di levargli le castagne dal fuoco dopo il casino che ha piazzato prima e, come effetto immediato, dopo la sua elezione.
    Il Prof. Barretta, come dice Gianna, non è stato lasciato andare, ma – non essendo quello che Sciascia chiamava un quacquaracquà, dopo essere stato insultato, offeso, strumentalizzato, lui e la carica che ricopriva, il giorno immediatamente successivo ha sbattuto la porta e se ne è andato, mettendo fra l’altro i puntini sulle “i”.
    Chi, come me, quando si incacchia, parte “to see the watery part of the world”, capisce perfettamente questo atteggiamento, mentre non capisce affatto quello di chi se ne parte bel bello, lasciando l’Ateneo nelle mani di chi è chiaramente demotivato e che ha aspramente combattuto, dopo averla per giunta pestata fino allo stinco dieci minuti dopo la sua elezione.
    Di solito sono d’accordo con Gianna, ma in questo caso mi sembra che sia tutta sostanza il problema e che le forme c’entrino ben poco.

  22. Mi dispiace dirlo ma sono molto drastico. Non sono più disposto a dare deleghe in bianco o ad aspettare miracoli che non arrivano mai.
    Spero che Barretta, anche per il trattamento che ha avuto, confermi le sue dimissioni (tra l’altro mi sembra che Riccaboni non aveva intenzione di fare un bando, ma una commissione che avrebbe potuto scegliere liberamente il raccomandato di turno), seguano quelle di Gianni Neri e che il Focardi la smetta di fare buon viso a cattivo gioco, tiri finalmente fuori le palle e dia le dimissioni anche lui. Saremo quindi costretti a rifondare l’Università di Siena, non partendo però da inciuci o da pasticci di comodo. Per fare nascere un nuovo e rigoglioso campo di erba sana bisogna levare la gramigne e le altre piante infestanti. Via con la falce fienaia; tagliamo tutte le teste (di c…o) e avanti con nuove e oneste figure.
    È l’ora di quel gruppo di cui parlava Vicino; avanti prof. Grasso, lei sa benissimo quali persone possono essere utili all’Istituzione. Lanci su questo blog un’iniziativa di questo genere.

  23. «Saremo quindi costretti a rifondare l’Università di Siena, non partendo però da inciuci o da pasticci di comodo. Per fare nascere un nuovo e rigoglioso campo di erba sana bisogna levare la gramigne e le altre piante infestanti… Via con la falce fienaia; tagliamo tutte le teste (di c…o) e avanti con nuove e oneste figure.» Rodolfo
    ———————–
    Scusate, non è per insistere o sottovalutare il senso dell’aspra e disegual tenzone, ma qui sta per arrivare la bufera e non possiamo farci trovare ad Ottobre con le braghe in mano. Pertanto vorrei provare a buttare nel dibattito qualche altro argomento. In breve sintesi (“se sbaglio corigeteme”…), quello che ci aspetta è:

    1. un bel taglio di un miliardo e mezzo circa al Ffo (quanto inciderà a Siena?).

    2. pensionamento (accettato bipartisan) a sessantacinque anni senza che si intraveda alcuna possibilità di rimpiazzo dei pensionandi, il che equivale ad accelerare drammaticamente quel processo che su questo blog era già stato paventato parlando di pensionamenti e prepensionamenti, ossia a svuotare l’ateneo e far piazza pulita di un altro bel po’ di corsi di laurea sulla base di un unico criterio “d’eccellenza”: l’età dei docenti (senectus ipsa morbus est). Paradossalmente è più probabile che sopravvivano le cicale, ossia chi più ha assunto in passato, piuttosto che le formiche.

    3. la questione dei ricercatori (le uniche ventiseimila “teste di c…zo” che hanno tagliato sin qui- pare, gli unici “fannulloni”, pare, che oziano nell’alveare di operose api dell’università italiana): nonostante le manifestazioni di buona volontà da parte della CRUI, per parafrasare la contorta espressione del sen. Valditara, la questione “è tornata al punto in cui siamo”, cioè non si è cavato un ragno dal buco: aggiungasi (benzina sul fuoco) la botta dovuta al blocco degli scatti, che sui più giovani, si vocifera in ambienti sindacali notoriamente inaffidabili, peserà intorno al 40% sugli stipendi: il che vuol dire che invece di lavorare “aggratisse”, coprendo il 30% dei corsi, molti di questi qua saranno verosimilmente costretti a contendersi un posto di cameriere per arrotondare (e forse cambiare mestiere) o coltivare il proprio orticello, e non in senso volteriano.
    Se i vecchi se ne vanno, quelli di mezz’età vengono pietrificati o ridotti all’impotenza e i più giovani bloccati sul bagnasciuga, vorrò capire chi insegnerà e chi farà ricerca.
    Ecco, non vorrei che sfuggisse, come si suol dire “il contesto”: primum vivere! Qui la prospettiva è la desertificazione…..

  24. Non mi pare per i 65 anni: la Gelmini ieri presentava come un successo riuscire a mandarci fuori a 70 anni!
    Ma ciò non toglie che la situazione sia grave come Stavrogin continua giustamente a dire.
    Non c’è la coscienza della crisi e si parla invece di una riforma generale, anche molto discutibile, ma che comunque avrà tempi biblici!
    Come il dibattito per il nuovo rettore, da ordinaria amministrazione. Ma in città non è lo stesso? Manca ormai il contatto con la realtà da parte dei politici, e i nostri rettori vecchi e nuovi sono omologati ad essi nella “incoscienza”. Il problema è che, controllando i media, l’incoscienza la trasmettono loro tramite ai cittadini.
    Morale: è apparso normale che in Fondazione si prendano 3mila euro a riunione anche da parte di vecchie volpi della sinistra “solidale”(!) come l’Anatrini o la Buscalferri o i nuovi rampanti come il Mazzini junior. Questi, signori miei, dovrebbero essere i naturali difensori dei precari?!
    Cara Gianna, ringrazio per la stima, del tutto immeritata, credi: non faccio che il mio lavoro come tanti altri, sbigottiti da quanto sta succedendo, impotenti.
    A Siena ormai per noi c’è “incompatibilità ambientale”. Bisogna andare, per respirare, almeno al di là della portata d’onda dei media senesi, che in una specie di corto circuito fatale corrompono gli stessi uomini delle istituzioni, che sanno che comunque faranno bella figura con loro: i più servili del Paese?
    Il dubbio, serio, in quanti lo abbiamo?
    Avete visto come hanno dato notizia de La colata?
    C’era la libreria piena, nonostante il caldo… Mah, andiamo a prendere un gelatino!

  25. Stavrogin scrive: «Se i vecchi se ne vanno, quelli di mezz’età vengono pietrificati o ridotti all’impotenza e i più giovani bloccati sul bagnasciuga, vorrò capire chi insegnerà e chi farà ricerca.»

    Come avevo paventato con ironico terrore qualche post fa, la risposta è in questo emendamento al DDL in discussione che sembra scritto dal mago Silvan in persona:

    15.326
    Mongiello: Dopo il comma 7, aggiungere il seguente:
    «7-bis. I Tecnici Scientifici che entro l’anno accademico 2011-2012 abbiano svolto tre anni di attività didattica e scientifica, quest’ultima comprovata da pubblicazioni edite, documentate da atti della facoltà risalenti al periodo di svolgimento delle attività medesime possono essere inquadrati, a domanda, previo giudizio di idoneità, nel ruolo di ricercatori confermati.
    A tal fine il preside della facoltà rilascia sulla base della documentazione in possesso della facoltà attestazione che l’avente titolo ha effettivamente prestato attività didattica e scientifica.»

    Con tutto il rispetto per questa figura del “Tecnico Scientifico” coniata, credo, dal Mongiello in persona, è interessante notare come la volontà sia quella di rilanciare le università confermando nella terza fascia di docenza degli scienziati con un bagaglio di “tre anni di attività didattica e scientifica”, ovviamente comprovata e corredata di giurin-giurello del preside.

    Se poi ci sono delle persone (precarie, non rappresentate e senza diritto alcuno), che hanno passato gli ultimi 10-15 anni a fare Ricerca di livello Internazionale portando Fondi veri alle Università italiche (non quel misero sussidio statale), ebbene per questi saputelli esterofili c’è un semplice percorso di “tenure-track” di altri 6 anni senza garazia alcuna per il futuro. Prima o poi vi stancherete di esser presi per il culo…

    Si, personalmente inizio ad essere un po’ stanchino. Avevo preso troppo seriamente il sistema univerisitario per accorgermi che a pochi (dentro e fuori) interessa veramente investire in maniera responsabile sul futuro di noi tutti….

  26. …il fatto è che non interessa ai più (…siamo in una democrazia senza meritocrazia!) la qualità dei docenti per la semplice ragione che due forze muovono il mondo anche accademico: la primordiale esigenza di sopravvivere e la perversa tendenza a sopraffare. Nelle università si recita il copione falso delle elezioni di commissari che indicano i vincitori di concorsi già decisi in privato. Devo ripetere che siamo passati in pochi decenni dalla fase dei veri Docenti (i Maestri!) a quella della confusione dei crediti e dei questionari anonimi, dei corsi e delle materie improbabili, nel folle, demotivante e pericolosissimo (certo a Medicina!) incontro didattico fra un esercito di docenti che sono oltre il doppio della platea dei discenti!!!

  27. …Idaros, finalmente ho capito qual è il vero problema che mette a repentaglio la sopravvivenza del sistema universitario italiano. Ce lo spiega Giavazzi sul Corriere:
    «In queste ore ricercatori e professori associati premono per essere tutti promossi ope legis. La nuova legge li protegge fin troppo.»

    Non mi ero accorto che i ricercatori (e persino gli associati) fossero lì, che premessero per essere tutti quanti promossi “ope legis”… una boiata pazzesca: mi viene da pensare al Saturno di Goya che divora i propri figli; da Frati a Giavazzi, in questa insistente accusa di certi anziani professori contro i più giovani (una peculiarità italiana, anche fuori dall’università), vi è qualcosa di torbido e di ancestrale: “Crono divora ciò che ha generato: è un padre oppressivo e ossessionato, che non tenta di far crescere il figlio, ma lo trattiene a sé, e nel suo affettuoso abbraccio maschile lo stritola, lo uccide.”

  28. …aggiungo per maggiore chiarezza che discipline effettivamente fondamentali per la futura speranza di vita di ognuno di noi, quali la Medicina legale e l’Anatomia umana, sono relegate nell’immaginario studentesco allo sgradevole calcolo di obblighi di frequenza e opzioni di logistica per lo scomodo ed ostacolato (carenza di mezzi di trasporto e luoghi di parcheggio, inesistenza di limitrofi siti per i primari bisogni di vitto ed alloggio, etc.) accesso alle aule (indecorose e inadeguate). Un medico che non ha nella mente e nel cuore i contenuti di tali materie sarà una mina vagante. Posso testimoniare, per esperienza di perito, che le cartelle cliniche sono quasi sempre prive d’una seria visita medica, presupposto di ogni altro atto medico, che diventa illecito senza questo prioritario accertamento! Ed è bene ribadire che lo strumentario per una valida visita medica è innanzitutto fondato su conoscenze anatomiche senza le quali è meglio non avvicinarsi al corpo di un umano! Perchè tacere? Il re è nudo!

  29. Per quanto concerne i ricercatori non mi pare di aver sentito chiedere alcuna ope legis

  30. Il “tecnico” scientifico è il tecnico laureato, no? a fortiori quindi si va all’ope legis per i ricercatori!
    Maria Collu in Corsera di oggi conferma – via Giavazzi – che la spinta c’è… eccome! Volete che non ci sia qualche politico interessato? Non si fa la commissione speciale in base a leggina transitoria e poi, quando si sarà perso molto tempo attorno alla Gelmini e alla sua laboriosa applicazione, sarà nei fatti! Scommetto! Anche con Balanzone, a ritrovarsi all’Enoteca a bere grappe in libertà – e paga chi deve pagare.
    Accanto alla Collu, leggete Luciano Canfora, che ha l’onestà di ricordare non solo il disastro 3+2 ma i concorsi «per il”cretino locale” che dobbiamo a Berlinguer»!
    O.K., illustrssimo Canfora! Ma quanti protestarono a suo tempo contro il potente Berlinguer? Io ricordo una letterina con poche firme di pochi professori su “Repubblica”…
    È come per il deficit denunciato dal 2004: quanti se ne preoccuparono di perdere il consenso dei potenti seguendo le benevole strizzate d’occhio di chi invitava a passare sopra le denuncie della Muscettola?
    A proposito, la restaurazione Riccaboni (se è tale, io ci chiappo poco dalle mie cantine chiantigiane) prevede anche un bell’ufficio marketing?
    Qualcuno parla malignamente del rientro del Prof. Boldrini. Io non ci credo. Son sicuro però che in questo modo le iscrizioni aumenterebbero. Ce ne è bisogno, o no?

  31. Sia serio Arlecchino, La prego. Piuttosto i discorsi sui 3mila euro mi fan proporre un bel tema per uno degli incontri di 96 ore di Palio di agosto. Perché il Masoni, possibile candidato centro-destra alle prossime elezioni?, non convoca birbescamente i più “sinistri” sedenti in Fondazione e il nuovo Rettore per un incontro sulle prospettive? Che può fare per l’Università?
    È meglio girare alla Selvatici di Repubblica-Firenze? Qui palle ce ne sono poche da tempo, sanno parlare solo di buche nelle strade!

  32. Secondo me, ora come ora, è importante che il prof. Barretta e con lui l’ex rettore, prof. Focardi, portino l’università fino alla sua naturale scadenza, in novembre. Eventuali dimissioni di entrambi non farebbero altro che complicare le cose.
    Leggo sul Corriere di Siena di oggi che il primo ha detto che tali questioni vanno risolte all’interno dell’università, non attraverso i giornali. Ancora non ha capito che la questione universitaria riguarda tutta la cittadinanza, non solo gli addetti ai lavori. E se non ci fossero i giornali e questo blog come potrebbe sapere la gente quello che sta succedendo?
    Proprio attraverso questi mezzi lui si è fatto apprezzare come persona, fino ad ora.
    Se piantasse tutto perché si sente strumentalizzato, o altre cose, sarebbe comodo per lui, ma svantaggioso per il resto, e a me la considerazione che ho nei suoi confronti andrebbe proprio in malora (ma conto niente). Spero che ci ripensi. Darebbe prova di essere persona superiore e generosa.
    Mi sembra che il nuovo rettore glielo abbia proposto,no? Va bene che tutti siamo utili nessuno indispensabile, ma insomma..

  33. Arlecchino, deploro fortemente l’uso estensivo e retorico dell’espressione “ope legis” da parte di Giannino e Giavazzi, semplicemente per apostrofare qualunque genere di rivendicazione di chi, oggi come oggi, si vede condannato a morte, senza giudizio e senza appello. Inoltre, non capisco bene che ci azzecchino i tecnici laureati o l’ineffabile prof. B: i “cretini locali”, come gentilmente definisci i ricercatori, è mediamente gente che avrebbe passato qualunque altro tipo di selezione, meno paternalista e più “onesta” di quella presente: non l’ha scelto, di vivere in Italia, qui ed ora, ma tu dovresti guardare i titoli e i risultati, più che le procedure. I 26.000 “cretini locali”, per lo più è gente che (oltre alla laurea) oramai ha un par di dottorati, vasta esperienza internazionale ed esperienza più che decennale sul groppone, ossia ciò che molti “imbecilli nazionali” (restituisco la pariglia) entrati ai tempi delle vacche grasse e delle ope legis vere, sovente non hanno. Ma per favore, non aggiungiamo casino al casino. La situazione mi pare discretamente riassunta in queste parole:

    «Se il taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario per il 2011 non sarà annullato o drasticamente ridotto, la grande maggioranza degli atenei non potrà approvare i bilanci. Se non saranno introdotte norme che riconoscano ai ricercatori meritevoli quella funzione docente che molti di loro esercitano da anni il prossimo anno accademico potrebbe non partire. Se non sarà avviato rapidamente il ricambio del corpo docente il sistema andrà in crisi nel giro di pochi anni.»
    Roberto Nicolai, Preside della Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza”

  34. «In epoche remote (ma non tanto), chi, per avventura o per dovere, si trovava ad addentrarsi nelle fitte foreste che coprono la quasi totalità del Borneo, aveva ben presente un imperativo preciso: evitare di incontrare qualche comunità di Dayaki di terra (Bidayuh) o di mare (Iban), che avevano in comune un brutto vizio: tagliare la testa ai visitatori e farne trofei.
    I Dayaki, popolazione autoctona del Borneo, erano per questo conosciuti con l’appellativo di cacciatori di teste.»

    La situazione all’Ateneo senese è rovesciata: ha bisogno, un bisogno estremo di Dayaki che – visto che altri istituzionalmente preposti non lo fanno e il blog che ci ospita spiana solo la strada a costoro, con una puntuale e sempre più approfondita informazione (unico tra tutti quelli che pullulano nel panorama cittadino) – Dayaki che, dicevo, facciano il proprio mestiere, taglino le teste. Mettiamo per assurdo che l’angelo turco faccia quello che dovrebbe fare, cioé cospargersi il capo di cenere per le stratosferiche minchiate che è riuscito a concentrare in una settimana e che il Dayako primo, cioè Barretta, rientri a capo dell’Amministrazione, si auspicherebbe che costui, oltre a condurre in porto tutta una serie di operazioni che ha cominciato (lui, non Focardi che – ad essere onesti – l’ha appoggiato in tutti modi anche, secondo me, rimettendoci qualcosa elettoralmente), tagli un monte di teste. Quali direte voi? Ve lo dico io: analizziamo un attimo il voto e vediamo con quale parte del personale l’angelo turcomanno si è alleato. Sicuramente quei 190 sono quelli che, da anni, piatiscono onori e mercedi da mane a sera. Mi raccontano della strada sotto Provenzano che ha bisogno di riattamenti non da poco per lo strofinìo che ha subìto da parte di certuni che si recavano dal Rettorato a San Francesco, dove – com’è noto – c’è una sola Facoltà. Diversi altri nomi sono venuti fuori anche in in questi ultimi commenti ed altri ancora qualcuno ha detto poco sopra che è roba da barricate. Il risanamento passa anche, purtroppo, dalla caduta di certe teste che erano già in bilico e che con l’inopinata vittoria del caro amico ora gioiscono perché ritengono, ed hanno ragione, che con Silvano (che minaccia di dimettersi) e Barretta già fuori dalle scatole, ci sia la possibilità di coprire i profondi pozzi di guano che ad oggi hanno provveduto a creare. Gli altri, quelli che remano e stanno zitti e non sono nelle grazie dell’onnipotente P(artito) D(emocristiano), verranno pressoché annichiliti, insieme a quella pletora di docenti che hanno cercato di mantenere in sella l’attuale Rettore e Amministrazione senza saltare sul carro di coloro che tutto vorranno, ma non certo il bene dell’Ateneo.
    Il buio si allunga sull’oceano.

  35. P.S. Sarà per via della crisi del latino, ma trovo deplorevole l’usanza invalsa dopo le sortite di Giannino, di chiamare “ope legis”, semplicemente ogni legge che riconosca a fianco dei doveri, anche qualche diritto (e a onor del vero, mi pare che ad oggi, non siano chiari nemmeno i doveri…): questi qua, porca miseria, chiamerebbero “ope legis” anche la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo!

  36. La crisi dell’Ateneo e le responsabilità istituzionali

    L’Ateneo e la sua comunità è chiamata in questi giorni di calma apparente a dover attendere con ansia risposte importanti per il proprio futuro. Le dimissioni del Prof. Barretta dall’incarico di direttore amministrativo non lasciano indifferenti e gettano nell’immobilismo più totale 1200 persone, che subiscono senza averne colpa, atti di poca responsabilità, proprio a ridosso di appuntamenti importanti come le nuove immatricolazioni ma anche la firma definitiva dell’accordo con la Regione Toscana attraverso l’AOUS per la vendita del Policlinico “Le Scotte”, determinante per definire la seconda tranche di pagamento dell’operazione.

    L’augurio è che il Prof.Barretta che ha accettato questo incarico mettendo da parte la sua carriera di docente universitario voglia continuare a proferire il suo impegno per l’Ateneo ancora per qualche mese, nonostante sia fresco di nomina per l’idoneità a docente ordinario. Se il suo è un incarico fiduciario verso l’attuale rettore Focardi, che è ancora in carica e lo sarà di diritto per i prossimi tre mesi, perché dimettersi proprio ora e non aspettare il 31 ottobre? C’è la speranza in un ripensamento proprio in nome di quel senso di responsabilità richiesto a un dirigente pubblico, in un momento delicato e per le conseguenze che questo gesto potrebbe comportare.

    Il “rettorato Focardi”, affronta l’ennesima difficoltà nel mare della crisi dell’Ateneo. Un vero e proprio “vuoto di potere” che si potrebbe creare, bloccando la macchina amministrativa. In quattro anni ha perso tre direttori amministrativi (Bigi, Miccolis, Barretta), due prorettori (Santoro, Minnucci), diversi delegati.

    Oltre a più di cento dipendenti della cooperativa “Solidarietà”, un centinaio di ex stabilizzandi e precari, diverse centinaia di dottorandi, assegnisti e precari della didattica e della ricerca senza più un futuro. Oltre 1200 dipendenti senza la possibilità di avere accesso a parte delle risorse che gli spettano, come quelle per le progressioni e 44 CEL con 1/3 dello stipendio.

    Alla profonda crisi economico-finanziaria si affianca e appare in tutta la sua crudezza una crisi politica tutta interna all’Ateneo: acuta e con profonde ripercussioni sociali sul territorio.
    L’augurio finale è che questa partita la vincano l’Università egli Studi di Siena, chi ci studia e chi ci lavora.

    La FLC-CGIL Siena

  37. Bravi, dopo aver fatto, come viene detto, la loro parte a fare le bucce al Focardi, a tentare di imporre le loro posizioni e i loro uomini e a sostenere la cricca che ha contribuito a causare il dissesto (vedi Riccaboni e co.), ora vorrebbero pensare a fare i bravi e al futuro dei lavoratori. Ma via !!!

  38. Beh di lavoratori ne hanno messi 300 dentro gli amici Cgil… o no…?

  39. Gentili Colleghi, gentili Collaboratori, gentili Studenti,
    desidero informarvi che il professor Barretta mi ha comunicato definitivamente le proprie dimissioni da Direttore amministrativo di questo Ateneo, con decorrenza dal prossimo 15 settembre. Voglio esprimere pubblicamente il mio grazie al professor Barretta per aver lavorato con competenza, fermezza e lealtà per questo Ateneo e per essere stato al mio fianco nei momenti più difficili, a fronteggiare gli enormi problemi dell’Amministrazione.
    Qui di seguito il messaggio da lui inviatomi.
    Cordiali saluti.
    Silvano Focardi

    «Siena, 4 agosto 2010
    Magnifico Rettore,
    faccio riferimento alle dichiarazioni da Te formalmente rivolte il 27 luglio al Consiglio di Amministrazione ed a me successivamente comunicate, con le quali mi hai invitato a ritirare le dimissioni da Direttore Amministrativo dell’Università degli Studi di Siena.
    Pur non potendo accogliere la Tua richiesta, intendo comunque, per senso di responsabilità e per il rispetto che nutro verso la nostra Istituzione e verso Te, che con volontà e determinazione non comuni hai dedicato tante energie al nostro Ateneo, dare all’Amministrazione un opportuno periodo di preavviso al fine di consentire, nell’immediato, la prosecuzione del regolare svolgimento delle attività amministrative.
    Ribadisco, pertanto, le mie dimissioni ma con decorrenza 15 settembre 2010.
    Cordiali saluti,
    Antonio D. Barretta»

  40. E ora la Cgil rifiuta il dimezzamento del fondo per le progressioni…

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