Silvano Focardi: «Abbiamo posto le basi del risanamento fronteggiando le difficoltà del presente senza smarrire un’idea di futuro»

Care Colleghe e cari Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Studentesse e Studenti,

desidero ringraziare tutti coloro che hanno espresso il proprio voto in mio favore, dimostrando di aver compreso e apprezzato il mio lavoro per il risanamento e il rilancio dell’Ateneo. E desidero ringraziare anche quanti hanno votato in maniera diversa, in una sfida elettorale che è stata caratterizzata da parte mia dal massimo rispetto per i Colleghi Candidati. Colgo l’occasione anche per rispondere a voci che hanno parlato di “forzature”: la mia campagna elettorale – certamente non facile essendo io il Rettore in carica – è stata indirizzata solo a far comprendere a tutti quanto il mio operato, in questi anni come in questi stessi giorni, sia stato sempre finalizzato al bene dell’Ateneo. Ho fatto, più che parlare per slogan. E forse questo mi ha penalizzato. Ma ciò che conta oggi è che l’Università ha un nuovo Rettore, che da novembre la guiderà per i prossimi quattro anni.

La Comunità universitaria deve essere unita perché non è il momento in cui possiamo permetterci spaccature, che potrebbero inficiare il lavoro fin qui svolto e lo stesso risanamento del nostro Ateneo. Io stesso, come ho detto al termine dello spoglio delle schede, lavorerò nei prossimi mesi in modo che l’Ateneo non debba soffrire di questo avvicendamento. So che il nuovo Rettore saprà far bene e terrà conto della situazione che le votazioni hanno evidenziato, essendo attento ad ascoltare anche quella gran parte di elettorato che ha votato in maniera diversa.

Certamente non posso nascondere l’amarezza che provo per non avere la possibilità di portare avanti e concludere i progetti di risanamento, ai quali ho dedicato ogni mia energia in questi anni, nei quali mi sono trovato ad affrontare una situazione che più volte ho definito incredibile. Ma sono stati anche anni nei quali ho visto tanti di voi lavorare con me con grande impegno e convinzione per porre le basi del risanamento, fronteggiando le difficoltà del presente senza smarrire un’idea di futuro. Vi ringrazio di cuore perché è grazie a questo lavoro e a questo immane impegno che potrò passare ad Angelo Riccaboni il governo di una Università avviata verso il risanamento e verso un futuro certamente positivo, un futuro che – come ho affermato nella mia lettera di candidatura – esiste perché abbiamo messo energia, professionalità, impegno e tanto lavoro per giungere a questo punto, che dobbiamo considerare come il punto per una nuova partenza.

Il Rettore

Silvano Focardi

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44 Risposte

  1. «Ho fatto, più che parlare per slogan. E forse questo mi ha penalizzato» Focardi

    ahahahahahahahahahahah!!!!

  2. Università: le sue “perplessità”

    Partiamo dal presupposto che, solamente contando le teste, senza entrare nelle perversioni regolamentari esistenti in capo al nostro Ateneo, il Magnifico Rettore sarebbe sempre il Prof. Focardi, visto che i voti in senso assoluto del Focardi sono 800, contro quelli favorevoli al Prof Riccaboni che sono soltanto 613.
    La prima assurdità infatti è che ci sono voti che hanno il peso di uno a uno e voti che valgono 1/10, quindi per fare un voto ci vogliono 10 persone; a cosa sarebbe riferibile l’inferiorità di certi votanti per cui il rapporto del loro voto è uno a dieci? Anche se ben sappiamo i ragionamenti elettivi nelle strutture come le Universita’, dove i rapporti sono determinati da un calcolo ponderale stabilito negli Statuti degli Atenei. Il Consigliere del PdL Mori dice il Prof Riccaboni rappresenta il nuovo; mi chiedo se il Consigliere PdL oltre agli sponsor politici del nuovo Rettore, sia a conoscenza del ruolo che aveva il Prof. Riccaboni (Presidente del Nucleo di Valutazione ), cioè a dire chi era preposto a scoprire se l’Ateneo fosse gestito in modo oculato, corretto e nel rispetto delle leggi. Paradossalmente però chi si è accorto per primo dei gravissimi problemi che attanagliavano il nostro Ateneo è stato il rettore uscente, Prof. Focardi, e non gli organi di controllo come avrebbe dovuto essere. Perciò dire che il Prof. Riccaboni rappresenti il nuovo è come dire che il nuovo possa essere rappresentato dai vari Prof. Berlinguer, Tosi e Boldrini. Secondo il mio modesto parere il Rettore uscente, pur con alcune incertezze e senza la necessaria determinazione a rompere con certi personaggi negativi, era veramente l’espressione di chi aveva dimostrato attenzione ai problemi dell’Ateneo, avendo lui stesso aperto il caso e portando i libri contabili in Procura. Alla luce di questo gesto e soprattutto alla luce del fatto che il Prof. Focardi non si è mai “assolto” completamente dai problemi, ammettendo anche pubblicamente la possibilità di propri errori, era forse opportuna una sua riconferma. Questa mia impressione è confermata anche dal fatto che, tra i votanti in generale e tra i Senesi votanti, il Prof. Focardi è stato “riconfermato” anche se l’assurdo regolamento della conta dice no.
    Va evidenziato soprattutto il fatto che gran parte degli elettori non riferibili alle “baronìe”, o ha ridato fiducia al Rettore uscente o si è semplicemente astenuto.
    L’altro dato che non può non essere sottolineato, è la vittoria di misura, e quindi per soli 16 voti, del Prof. Riccaboni; questo dato dice chiaramente che il nostro Ateneo è spaccato in due, situazione che complica ulteriormente il percorso di risanamento economico.
    Il sottoscritto, sia a livello personale che in qualità di rappresentante della Lega Nord Senese in Provincia, si augura che chi si è preso l’onere di portare al salvataggio l’Ateneo ne abbia la voglia, la capacità e la possibilità, ma pare che l’inizio non sia dei migliori, visto le eccellenti dimissioni del Direttore Amministrativo Prof. Barretta.

    Giovanni Di Stasio
    Capogruppo in Consiglio Provinciale di Siena
    Lega Nord Toscana

  3. Io sono un’amministrativa (non dell’università), ma mi si consenta di dire che quest’idea che gli amm.ivi valgano come i docenti è leggera. Molti lavori amm.ivi si fanno all’università come altrove, senza nessuna specificità. Se mai è ingiusto che i ricercatori non siano equiparati, perché in qualche modo docenti – mi dite voi – spesso sono anche loro e essendo ricercatori avranno bene interesse a biblioteche ecc.
    L’abnorme numero degli amm.ivi senesi metterebbe l’Ateneo nelle loro mani, sindacalizzati come sono per lo più non vedo grandi risultati positivi. Bisognerebbe prevedere un’equilibrata gestione delle componenti e un facile accesso ai documenti che consenta controlli seri, che sono mancati senza conseguenze mi sembra di capire. Per il resto ok sig. Di Stasio, avete la giusta grinta.
    Al tempo stesso la riforma Gelmini che mette le imprese nelle università mi sembra pericolosa. Già non finanziano la ricerca, ora faranno fare dall’università quello che aggrada a loro? Perché il MPS non è obbligato ad avere in CdA rappresentanti dell’Università?

  4. Cara Laura, il suffragio universale a livello politico è diritto acquisito dal 1946!!!! Saresti quindi per tornare alle elezioni a censo (quelli che valgono di più)?
    Ma diciamola tutta: perché il Rettore deve essere un docente? In molti Stati, anche di provata tradizione accademica, non è così….

  5. Le Pentole e i coperchi. Gli Scheletri e gli armadi

    Care amiche e amici,
    ci siamo presi qualche giorno di riflessione dall’elezione del Rettore sperando che il clima davvero troppo incandescente della vigilia del voto andasse spengendosi, insieme all’amarezza per le pesanti accuse a noi rivolte attraverso il Corriere di Siena proprio nel giorno delle elezioni da un non bene identificato gruppo di dipendenti, nonché nostri colleghi di Ateneo.

    È vero, come annotavano, che non siamo dipendenti dell’Università degli Stupidi e lo abbiamo dimostrato tradendo le aspettative degli autori della lettera pubblicata sul giornale. Nessun esito inoltre hanno avuto le pesanti ed infondate accuse di ‘voti di scambio’ ed ‘accordi clientelari’ a noi rivolte.

    Non pensiamo nemmeno di doverci difendere da tali affermazioni perché scritte evidentemente da chi gestirebbe politica e sindacato per interessi personali per pochi immeritevoli.

    Con noi lo pensano tutte quelle colleghe e colleghi con alle spalle almeno un decennio di anzianità di servizio: è questa la memoria necessaria per ricordare. Colleghi che hanno le scatole troppo piene per sopportare ancora: perché quel malcostume ci ha portato alla rovina fino a rischiare di perdere il lavoro!

    Noi faremo largo al ‘nuovo’… se questo davvero sarà statene certi, sapremo essere collaborativi con chi saprà far tesoro degli errori del passato, ma sapremo esser vigili ed attenti se alle pentole fossero rimessi vecchi coperchi e rinchiusi a chiave i polverosi scheletri sfuggiti dagli armadi!

    Ringraziamo il Rettore Focardi, per aver lavorato in anni difficili; lo ringraziamo perché le asperità e gli scontri sono sempre stati ‘stemperati’ dal suo innato carisma umano, bene prezioso e raro almeno negli ultimi suoi predecessori.

    Facciamo i migliori auguri al neo-Rettore Riccaboni con la speranza che le sorti dell’Ateneo (che sono anche le nostre), possano risollevarsi nel nome della trasparenza e della collaborazione, garantendo il nostro contributo propositivo e critico, se occorrerà, per il bene del personale tecnico amministrativo e dell’Università tutta.

    Uil-Pa-Ur-Afam-Università

  6. Che fare? O della necessità di reagire

    Le elezioni del Rettore sono passate, ma la situazione non si è meglio definita. Il sostanziale immobilismo che abbiamo vissuto in questi due mesi passati rischia di riproporsi ancora.

    Il Direttore amministrativo si è dimesso senza riflettere, con una reazione istintiva, ma ha gettato, senza un minimo ripensamento, 1200 persone (unità di personale tecnico amministrativo) dalla padella nella brace. In questa situazione,
    quando si ha la responsabilità della vita lavorativa di così tante persone, quando si ha ben presente cosa vuole dire, dal 2011, lavorare nella pubblica amministrazione (vedi finanziaria che ci usa come bancomat per prelevare soldi), quando si sa che molte questioni aperte sul tavolo della contrattazione hanno i mesi contati: si pensa, prima di agire. Dal lato umano possiamo comprendere il gesto, ma questa è una cosa privata che non deve influenzare il ruolo pubblico, la responsabilità.

    Dopo queste elezioni, c’è chi si rammarica per non essere andato a votare, c’è chi si sente forte del suo non voto, c’è chi è sempre stato un convinto assertore della necessità del nostro voto ponderatamente zoppo (1/10). La verità però è che il personale tecnico amministrativo di base non ha votato, e non perché la RdB ha avanzato la posizione dell’astensione, ma perché c’è una grande disaffezione, molti sono schifati da due anni di crisi. Noi, come RdB, abbiamo intercettato questa posizione cercando di renderla ufficiale in modo che qualcuno uscisse con idee vere sul nostro futuro. Così non è stato,
    a parte mezze frasi sulla necessità di regionalizzarci, che più che tranquillizzare generano pensieri torvi viste le conseguenze che ci saranno.

    La nostra astensione è stata costante e netta, ma anche il voto del personale tecnico amministrativo è stato chiaro per tutti e due i candidati. Chi ha appoggiato l’uno e chi l’altro, la verità è che nessuno ha avuto il coraggio di dire pubblicamente chi appoggiasse. Noi siamo stati accusati nei giorni scorsi, sul Corriere di Siena del 21.07.2010, di esserci venduti. La RdB in questi due anni non si è mai venduta, né fatta comprare, e chi ci conosce da vicino, conosce i nostri iscritti, lo sa. Non solo non ci siamo venduti, ma soprattutto non abbiamo venduto mai il personale tutto per i nostri fini privati.

    La cosa interessante è che le accuse vengono fatte in forma anonima, anche se è facile capire da dove vengono essendo ricche di alcuni particolari che solo chi siede al tavolo della contrattazione o vi gira vicino sa. il problema è che vengono fatte in forma anonima e questo puzza, sa molto di tentativo maldestro di disinformazione, tant’è che si viene accusati di
    esserci venduti accettando chissà quali scambi.

    La verità è che noi da due anni portiamo avanti una battaglia di denuncia e opposizione, anche da soli, contro le nefandezze che avvengono quando la barca affonda. Come sul Titanic alcuni uomini provarono a salire sulle scialuppe prima di donne e bambini, qui qualcuno in questi due anni, e anche in campagna elettorale, ha provato a ritagliarsi spazi e privilegi. Abbiamo poi fatto insieme alle altre sigle sindacali uno strenuo tentativo di difendere il diritto alle PEO e al consolidamento di una parte dello stipendio, di gestire i trasferimenti interni e la mobilità esterna, e lo straordinario. Lo abbiamo fatto con tutti i mezzi, dal giudice del lavoro, per le PEO, finanche con incontri chiarificatori di cui tutte le sigle sono sempre state informate, sia nelle intenzioni che negli esiti.

    Ora, visto che non c’è più un Direttore amministrativo, visto che il Rettore uscente sta in carica al massimo fino a novembre e quello entrante non è ancora in carica, proponiamo di fare un referendum in cui, con una testa un voto, il personale dica chiaramente che vuole le PEO entro il 2010. Lo proponiamo pubblicamente a tutte le lavoratrici ed i lavoratori e a tutte le OO.SS.. In questo modo chiunque farà il DA o qualsiasi Rettore avremo al momento in carica, questi signori sapranno che 1200 lavoratori vogliono le PEO. Vi terremo informati sulla sua organizzazione.

    Referendum subito, una testa un voto!

  7. Pensa, caro Giona, che noi cittadini senesi non diamo neppure un voto per la Fondazione… e ci mandano i loro l’Università, l’Arcivescovo, la Regione… eppure beni nostri sono, discorso lungo quello sul suffragio universale!

  8. Dopo una serie di commenti scritti in buona fede ma non corrispondenti a fatti ed antefatti né ai profili e ai propositi dei vecchi e nuovi leader dell’accademia senese leggo alfine comunicati di associazioni sindacali cui non sfugge la visione d’insieme di una realtà che non consente abbagli né approssimazioni. Mi riferisco a chi intitola:
    «Le Pentole e i coperchi. Gli Scheletri e gli armadi» e «Che fare? O della necessità di reagire (…) Referendum subito, una testa un voto!»
    Credo non si possa indugiare di fronte a segnali molteplici e univoci provenienti da fonti locali come da siti telematici recentemente aggiornati:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Universit%C3%A0_degli_Studi_di_Siena basti a buon intenditore per comprendere che si sta agendo al fine di far diventare Silvano Focardi il capro espiatorio di tutte le malefatte delle gestioni antecedenti!!! Eppure dettagliata e documentata sulle pagine di questo blog era stata la ricostruzione di quanto avvenuto nel nostro ateneo durante i governi dei vari Barni, Grossi, Berlinguer, Tosi, Focardi… Segno che la memoria non aiuta e le interferenze si insinuano: si riaccendano quindi i riflettori sulle effettive responsabilità della “voragine”.

  9. Non credo ci si possa esimere dall’esprimere un rigraziamento a Focardi per il suo tentativo certamente sincero e generoso e di provare un certo rimpianto per l’occasione perduta: per lui di essere rieletto per il prossimo quadriennio, per l’università di vedere seriamente affrontati problemi che erano ben presenti sul tappeto già nel 2006.

    Né può impedire di farlo chi, come alcuni sul forum, vorrebbe accusarlo di familismo: nessun padre che non sia degenere affiderebbe il futuro di un figlio o una figlia ad una istituzione in cui non crede. Si tratta di accuse che si ritorcono su chi le fa e dimostrano al contrario quanto Focardi abbia creduto nella nostra istituzione.

    Dal suo punto di vista, potrà essere causa di amarezza il fatto di non essere stato eletto per un soffio: 16 voti corrispondono a soli 9 docenti che hanno scelto di votare per l’antagonista invece che per lui. Alcune scelte dell’ultimo minuto, come il tentativo maldestro di mettere i piedi nel piatto della Facoltà di Medicina o quello orribilmente kitsch di promettere indennità economiche al personale a ridosso del voto, potrebbero avere irritato più di un elettore e avergli fatto perdere più voti di quanti ne abbia guadagnati. Anche il tentativo di appropriarsi dei successi della Facoltà di lettere, notoriamente roccaforte dei suoi più irriducibili avversari, è apparsa quantomeno paradossale.

    Ma se si è ridotto ad una corsa al fotofinish, contro un avversario non irresistibile e sostenuto da forze politiche oramai inconsistenti, dopo aver condotto la nave indenne per anni in mari agitati e infestati da pirati di varia natura, lo deve certamente anche ad errori compiuti in questi anni.

    Uno mi pare essere il fatto delle promesse fatte nel 2006 (gestione collegiale, autonomia amministrativa dei dipartimenti, rafforzamento delle strutture di supporto alla ricerca e alla didattica) non solo non pare esserne stata mantenuta alcuna, ma neppure si è notato un tentativo di farlo, né prima né dopo l’ammissione del dissesto. È abbastanza indicativo che il programma elettorale di allora sia stato opportunamente rimosso dal sito dell’università dove era reperibile (né peraltro risulta reperibile tramite una semplice richiesta al motore di ricerca di questo sito).

    Un secondo motivo è che la situazione globale dell’università di Siena oggi, dopo due anni di “risanamento”, non pare essere migliore di quanto lo fosse nel 2006. In altre parole, se nessuno ha dubbi che i problemi arrivino dalle gestioni precedenti, l’impressione è che le misure prese finora non abbiano neppure rimediato ai danni che si sono verificati durante il suo mandato.

    Se responsabilità, anche di fronte alle bone intenzioni, sono chiare, spero che stavolta non si rincominci invece con la ricerca delle colpe, le rese dei conti e lo spoil system: i problemi che il nuovo rettore si trova ad affrontare sono sempre formidabili e non credo che né le ripicche verso i nemici né l’indulgenza verso i sindacati amici aiuteranno a risolverli.

    Detto questo, torno a ringraziare Focardi per il lavoro svolto in questi anni, augurando a noi tutti, come la vecchia di Siracusa tramandata da Valerio Massimo, di non doverlo rimpiangere nei prossimi anni.

    Sesto Empirico,
    scettico

  10. Sempre lucido! Bravo, così si fa…

  11. «Si riaccendano quindi i riflettori sulle effettive responsabilità della “voragine”.» Prof. Lorè

    Sono d’accordo, però, per piacere, attenti a non indugiare troppo in una sorta di “storicismo”: dopo il terremoto, adesso sta per sopraggiungere lo tsunami e forse è il caso di guardare anche cosa sta sopraggiungendo all’orizzonte. Un vuoto di potere in questa fase può essere esiziale.

  12. …ma se non si ha ben chiaro chi siamo e da dove veniamo dove andiamo? I vuoti di potere non devono essere riempiti dal primo che passa ma soprattutto non vanno lasciati a chi ci ha massacrato! A costo di apparire banale e ossessivo, Stavrogin caro, ti voglio qui e ora dire, perché resti traccia, che a volte ritornano… o almeno ci provano. Tuo Cosimo

  13. Sorry, ma Cosimo continua ad aver ragione… possibile che i sindacati (i meno responsabili?) non possano fare un sit-in davanti al Tribunale per chiedere chiarezza?
    Che lo faccia il sindaco di Siena o il nuovo Rettore mi sembra molto ma molto improbabile. O sbaglio, amici miei?
    Un ragioniere mi assicura che lo “storno” dei fondi Inpdap è evidentemente doloso… i giudici senesi, che non hanno tante grane altrove normali, non possono farci questo… li preghiamo in nome dell’Istituzione, della sua storia, del suo futuro!
    Forza, signori, forza! La città aspetta da voi chiarezza: l’università dal suo interno non la sa fare, ormai è evidente, è in coma profondo (quando non doloso esso stesso)!

  14. Dice Laura: «mi si consenta di dire che quest’idea che gli amm.ivi valgano come i docenti è leggera. Molti lavori amm.ivi si fanno all’università come altrove, senza nessuna specificità»

    Che valgano come i docenti è effettivamente pretendere troppo, che valgano un decimo è una porcherìa smisurata. Inoltre parlare di amministrativi in modo così generico è francamente non corrispondente a realtà. La dizione esatta è “personale tecnico-amministrativo” (TA) e Laura dà l’impressione di conoscere ben poco la molteplicità delle forme di tale personale. È errato sostenere che ai soli ricercatori interessino le biblioteche, perché interessano moltissimo anche ai bibliotecari che sono una buona percentuale del personale TA (circa il 10%). Poi ci sono i tecnici di laboratorio (moltissimi, com’è ovvio, nelle facoltà scientifiche) che con gli “amministrativi” non c’entrano assolutamente niente; poi ci sono i tecnici informatici e quelli di mezzi multimediali che fanno supporto alla didattica. Insomma non la farei tanto semplice. E credo che sarebbe bene contassero un po’ di più.

    E ancora sostiene: «L’abnorme numero degli amm.ivi senesi metterebbe l’Ateneo nelle loro mani, sindacalizzati come sono per lo più non vedo grandi risultati positivi.»

    Vero. Ma allora come la mettiamo con i 142 studenti che hanno votato e contato uno come gli associati e gli ordinari? E quelli non sono politicizzati (che è come dire sindacalizzati)? E che patti scellerati sono stati proposti agli studenti che evidentemente hanno votato (a vedere dalle dichiarazioni ai giornali di alcuni di loro) compatti per il (ahahahahahahahahaha!) “nuovo”? E si pensi che in pratica come numero sono la terza Facoltà (Medicina, Lettere, gli Studenti, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e via a scendere). Salvo dimenticarsi che il (ri-hahahahahahaha!) “nuovo” è stato presidente della commissione “governance” che in un anno aveva ottenuto l’ottimo risultato di prevedere nello statuto un Consiglio di Amministrazione composto da un numero pari di membri (il che fa letteralmente vomitare da un punto di vista giuridico, visto che è noto urbi et orbi che gli organi collegiali devono essere composti invece da un numero dispari pena l’impossibilità di deliberare) e si è poi scoperto che la ragione di questa aberrazione era che prevedendo una rappresentanza percentuale anche per gli studenti, veniva fuori che la loro rappresentanza era di un membro e mezzo e quindi si era arrotondato per difetto. Vedo con ribrezzo che gli studenti (che pure erano presenti nella commissione “governance”) di ‘sto fatto se ne sono allegramente dimenticati, evidentemente allettati da qualcosa d’altro oppure, il che è più probabile, manipolati da una certa politica.

    Viene poi, sempre Laura, a dire: «Bisognerebbe prevedere un’equilibrata gestione delle componenti e un facile accesso ai documenti che consenta controlli seri, che sono mancati senza conseguenze mi sembra di capire.»

    Beh, c’era un Centro di valutazione e controllo che, come sembra di capire bene, Laura, ha fallito la propria missione. Indovina un po’ chi era il Presidente del Centro di Valutazione? Toh! Rassomiglia incredibilmente a chi si aggira nei pressi del Sultanato di Solimano II poi rimodernato da Ataturk.

    E infine: «Al tempo stesso la riforma Gelmini che mette le imprese nelle università mi sembra pericolosa.»

    Veramente la Gelmini è stata anticipata dalla predetta commissione “governance” presieduta sempre dal solito Kerim Bey (ma quante belle cose ha presieduto il nostro amico, vero? E non ci dimentichiamo del Cresco… Gli ci mancava di presiedere le Pie Disposizioni e poi aveva presieduto tutto prima di presiedere il cadavere che è divenuto l’Ateneo) che aveva zeppato nel CdA previsto dalla bozza di statuto un solo studente e praticamente nove membri delle realtà produttive e dalle magnifiche sorti e progressive.

    Ha ragione Loré. Siccome il tentativo è chiarissimo: quello di scaricare sul groppone di Focardi la colpa di tutto (nell’articolo di Wikipedia si parla di 145 milioni di debito al settembre 2008; a parte che nel settembre 2008 manco lo si sapeva quanto era ‘sto debito e comunque dopo un collega dell’angelo turco, Frediani, era arrivato ad ipotizzare 300 milioni, il doppio), buco e controbuco inclusi, bisogna darsi da fare per fare la storia e divulgarla al meglio possibile, perché altrimenti certi loschi figùri riusciranno a farla franca non tanto di fronte ai tribunali, ma – il che è peggio – di fronte all’opinione pubblica già tartassata, umiliata e derisa dall’infame stampa locale che – bada caso – anch’essa ha preso una posizione ben precisa in tutta questa vicenda, sempre a favore del vincitore (e come ti sbagli?).

  15. Bentornato Sesto Empirico e scusami per il ritardo con cui ho sbloccato il tuo commento finito, per cause a me sconosciute, nello “spam”.
    Vorrei ricordare ai lettori che l’ultimo commento di Sesto Empirico risale al 4 agosto 2009; i suoi preziosi contributi ci sono mancati proprio in questi mesi di campagna elettorale. Su questo argomento invito a leggere o rileggere un lucido intervento di Sesto Empirico che ripubblicai come post, con la foto dell’autore, il 19 agosto 2009. Peccato, che non me ne sono ricordato quando si discuteva, su questo blog ed in altre sedi, dei programmi dei candidati a rettore. Di nuovo bentornato, Sesto Empirico.

  16. Scrive Sesto Empirico: «È abbastanza indicativo che il programma elettorale di allora sia stato opportunamente rimosso dal sito dell’università dove era reperibile (né peraltro risulta reperibile tramite una semplice richiesta al motore di ricerca di questo sito).»

    Il programma elettorale del 2006 (non solo di Focardi ma anche di Auteri, Cardini, Dallai, Vicino e, ultimo, Grasso) è reperibile negli archivi di questo blog nei mesi di gennaio e febbraio 2006 o nella categoria a sinistra: “candidati alla elezione del rettore”. Comunque, questo è il link al programma del 2006 di Focardi intitolato: Siena e la sua Università.

  17. Caro Ismaele, ricordiamoci poi che tra i tecnici-amministrativi, ai fini elettorali, sono compresi i Cel… e non penso abbiano votato per Focardi…

  18. Solo a Siena un candidato rettore si presenta senza programma e più di metà delle persone lo votano… se avesse vinto… chi avrebbe potuto chiamarlo a rispondere di impegni non mantenuti visto che di impegni non ne aveva assunti???

    Una cosa credo che a molti non sia chiara… quando Riccaboni era presidente del nucleo di valutazione aveva il compito di commentare il consuntivo. Ora, quello che è stato commentato è il consuntivo ufficiale – falso come poi risulterà. Quindi su questo che colpa può avere Riccaboni? Almeno su questo direi niente… semmai la colpa è degli effimeri revisori che non revisionavano un beneamato… ma si tenevano le prebende… tanto scarsi che uno è addirittura divenuto presidente del rotary… se questo è il livello della classe “dirigente”… auguri a tutti.

  19. Cal, è proprio quello, mi sembra, che dicono anche i tuoi critici in questo blog da molto tempo e che chi come me lavora altrove a Siena verifica tutti i giorni. Classe dirigente modestissima, che alimenta giovani da quattro soldi.
    A Ismaele chiederei un po’ di tolleranza. Chi non è addentro a un mondo così complicato può fare certamente errori, lo riconosco, ma il problema dell’elezione dei CdA è enorme e non si risolve con le parole d’ordine demagogiche alla “un voto per testa” indipendentemente da quel che si fa. Mi sembra più equilibrato Sesto Empirico.
    Non mi sembra il momento di farsi prendere dal nervosismo. Piuttosto aiutate Vicino a costituire quel gruppo per l’università che mi sembra sempre più necessario.
    Grazie!

  20. “ma il problema dell’elezione dei CdA è enorme e non si risolve con le parole d’ordine demagogiche alla “un voto per testa” indipendentemente da quel che si fa”
    (Laura)

    … non è demagogia, bensì democrazia…

  21. @ Laura
    Ma parlo turco (per l’appunto) io? Chi ha parlato di “un voto per testa”? Io ho detto che un decimo è troppo poco e che non può esistere che 142 studenti contino più di 1200 dipendenti e che, nel caso che entrambe le componenti siano – come giustamente asserisci tu – politicizzate o strumentalizzabili comunque, a chi voglia compiere un’operazione del genere basta assicurarsi la fedeltà della componente minoritaria e può – come ha fatto – andare in tasca allegramente a quella maggioritaria. Il carico da undici ce l’ha messo il neo-eletto Rettore che ha fatto in modo di fare a meno di chi finora è stato al vertice di quest’ultima componente. Non mi sembra una situazione tanto giusta o pensi di essere in grado di dimostrare il contrario? Quanto alla tolleranza non mi pareva di essere stato così sgradevole (posso fare ben di peggio) e comunque dopo due anni che migliaia di bipedi miei pari di fronte alle leggi della Repubblica di sentono in diritto, dall’esterno e dall’interno (vedi lettera sindacale nel post successivo giustamente schernita da Cal, che però dovrebbe ricordarsi anche che certo quelli non hanno votato il mago Silvan, come dice lui, mentre hanno di sicuro votato il mago Ataturk e quindi si aspetteranno una mercede in barba ai precari come lui), di scaracchiare l’animaccia loro sull’Ateneo senese, arrogandosi tutti i diritti di critica nei confronti di tutti e di tutto, concederai che la tolleranza sia stata messa a durissima prova.

  22. @ Prof Grasso: “Su questo argomento invito a leggere o rileggere un lucido intervento di Sesto Empirico che ripubblicai come post, con la foto dell’autore, il 19 agosto 2009.”

    Ringrazio (anche Laura) per le buone parole. Non mi pare però che il mio post abbia avuto molto seguito né sul blog né, quel che mi pare peggio, nella recente campagna elettorale.
    In ogni caso, vorrei precisare che il commento editoriale sulla opportunità di commissariare l’università non è mio e che non ho mai sostenuto una ipotesi del genere, anche perché francamente istituzioni esterne in cui sperare non ne vedo (per inciso: la magistratura farà bene a fare il suo corso, ma non è da lì che possono venire soluzioni). Il mio era, al contrario, un invito a cercare soluzioni all’interno dell’università. Ad ogni modo, una specie di commissario mi sa che ce l’abbiamo già e che si chiami Enrico Rossi.

    @giona: “… non è demagogia, bensì democrazia…”

    Neanche per idea. La democrazia è innanzi tutto responsabilità: la mia idea è che chi ha il diritto di voto debba anche farsi carico delle eventuali malefatte degli eletti.

    Cerca su google l’epitafio di Pericle per i caduti del primo anno di guerra, di Tucidide, poi ne possiamo riparlare, Ad esempio qui: http://spiritiliberali.blogspot.com/2010/06/il-discorso-di-pericle-agli-ateniesi_10.html

    (ho un vago ricordo che sia stato riportato anche su questo blog tempo fa, ma non so trovarlo)

    La democrazia indiscriminata è l’anticamera della demagogia e della tirannide, e se non vuoi leggerti la Repubblica di Platone per sapere perché, basta che ti sintonizzi su uno qualsiasi dei TG italiani del nostro tempo per fartene un’idea.

    Sesto Empirico,
    scettico

  23. @ Sesto Empirico

    Confermo che titolo e commento all’articolo di Sesto Empirico sono miei e, del resto, si evince chiaramente dal contesto e dallo slogan usato, che è anche una categoria per l’archiviazione dei post in questo blog.
    Dicevo, il 19 agosto 2009, che non esistevano “più le condizioni per un risanamento dell’ateneo senese dall’interno e che non fosse più percorribile la via ordinaria con l’elezione di un nuovo rettore”. Gli argomenti della campagna elettorale, i programmi dei candidati, la spaccatura che si è creata con l’elezione del nuovo rettore, l’inesistenza di un piano per ridurre il disavanzo strutturale, la convinzione dei maggiori responsabili della voragine che vi siano le condizioni oggi per ricominciare a sputtanare (uso di proposito questo termine) il denaro pubblico confermano ulteriormente la mia posizione sulla necessità del commissariamento. Spero di sbagliarmi.

    P.S. Il sistema riconosce come estraneo qualsiasi indirizzo di posta elettronica con errori, come quello da te usato: sestoempirici. Il risultato è che tali commenti finiscono nello spam o in moderazione.

  24. Può anche darsi ma commissariare vuol dire poi consentire anche dei licenziamenti… siamo pronti a questo?

  25. Si può (e a mio parere si deve) risanare senza licenziare.

  26. Caro Sesto Empirico,
    dietro tua indicazione mi sono letto l’epitaffio di Pericle (per la Repubblica di Platone spero tu mi dia un po’ più di tempo…).
    Molto bello… ma che ci incastra con le democrazie di oggi? Potere della parola: chiamare con lo stesso nome fenomeni che sono radicalmente diversi (hai presente la “libertà” degli antichi e le libertà di oggi…); quasi una Torre di Babele che impedisce ad antichi e moderni di parlarsi…
    Le Democrazie moderne (o Plutocrazie, per dirla alla Mussolini, dato che oggi è il 127° dalla nascita) hanno connotazioni ben diverse tra cui campeggia il principio della rappresentanza politica (una testa un voto, senza eccezioni, anche le donne). Non credo ci sia uno Stato che si dica, a ragione, democratico che prescinda da questo.
    Il richiamo alla responsabilità mi piace molto. Ma certo non può costituire il discrimine tra le persone che hanno il voto (responsabili) e persone che non lo hanno (non responsabili): chi separa le pecore dai capri, come si separano…?
    Si ricorre allora ad una forma semplificata, la “somma casta”, ovvero, nel caso delle Università, i Professori che, in virtù delle funzioni di particolare rilievo svolte, esercitano il potere dei sapienti. Ad un grado inferiore, secondo le norme del nostro Statuto, stanno poi i Ricercatori (valgono 1/2), poi il personale tecnico-amministrativo (valgono 1/10).
    A mio avviso risulta evidente che le categorie sopra delineate, non idonee ad identificare livelli di responsabilità, abbiano alla base una classificazione delle mansioni tra “nobili” e “non nobili”, oggi assolutamente inaccettabile (tanto per usare un po’ il politichese di oggi… chissà quali erano i luoghi comuni nell’antica Grecia?).
    Ti saluto

    Giona
    (un decimo pensante)

  27. – Il problema è che l’università non è un ente politico come un comune;
    – Secondo: l’università usa soldi pubblici in gran parte, e privati (degli studenti) in piccola parte; se votano i dipendenti perché non devono votare i cittadini che pagano le tasse? Anzi, loro esprimono un voto che non è di scambio, o non lo è come di solito è quello delle componenti interne…
    Ogni strada porta a scelte difficili e qualcuno nel blog osservava giustamente che Siena ha il difettuccio di avere troppi non docenti rispetto alle università normali.
    Aspetterei prima di accapigliarsi tanto le “aperture” della legge Gelmini!

  28. Caro Arlecchino
    non mi hai dato un motivo per differenziare le posizioni dei tecnici amministrativi (dove dentro c’è di tutto, dai tecnici laureati, ai CEL, ai bibliotecari etc.) da quella dei docenti (in parte con voto pieno, in parte con metà voto).

  29. L’università dovrebbe essere “di tutti” e non solo della cricca spregevole che da 60 anni l’ha usurpata. Hanno finanziato solo i loro sporchi scagnozzi e hanno silurato – in sinergia con dei boia di altre amministrazioni… – ricerche valide, es. la mia (e che è valida lo dicono vari luminari). Ormai è lotta tra bande come è stato da un blogger significato. Per motivi personali sarò un poco assente dal blog ma cercherò di seguire. Intanto digerisco con Canile 3 e il suo “Palio sotto l’ombrellone”. Come godooooooooooooo!!!!! Me sto’ a martellà li collioniiiiiiiiiiii!!!!!!
    Sarcastico Bardo

  30. @prof Grasso:
    «Gli argomenti della campagna elettorale, i programmi dei candidati, la spaccatura che si è creata con l’elezione del nuovo rettore, l’inesistenza di un piano per ridurre il disavanzo strutturale, la convinzione dei maggiori responsabili della voragine che vi siano le condizioni oggi per ricominciare a sputtanare (uso di proposito questo termine) il denaro pubblico confermano ulteriormente la mia posizione sulla necessità del commissariamento. Spero di sbagliarmi.»

    Niente da dire sulle premesse, ma secondo una comune interpreatazione di Kant, “ought implies can”.
    In altre parole, per poter dire che il commissariamento è necessario bisogna innanzitutto avere dati che dimostrino che un commissariamento potrebbe risolvere la situazione, e anche che il commissariamento sia tecnicamente possibile. Sulla seconda domanda non so rispondere (l’ultima volta che se ne è discusso mi pare vi fossero molti dubbi). Ma riguardo alla prima, gli unici casi di commissariamento che abbiano funzionato in Italia, che io ricordi (ma potrei essere in difetto) sono quello della Parmalat dopo il crack Tanzi (che ha più di un punto di contatto con il nostro) e quello del comune di Bologna dopo le imprese di Del Bono. Nel primo caso, il commissario era Enrico Bondi (e se nominassero lui ed accettasse, mi offro volontario per andarlo a prendere a qualsiasi ora), che ha due spalle così e che soprattutto aveva il sostegno dell’intero establishment economico e politico emiliano e nazionale, interessato a salvare quella realtà economica ad ogni costo. Nel secondo, oltre ai meriti di Anna Maria Cancellieri, l’establishment politico locale è per il momento praticamente dissolto.
    Negli altri casi che ricordo (ad esempio, la federcalcio di Rossi, impegnato a coprire le malefatte di tutti fuorchè di Moggi, o l’Alitalia), si è trattato di disastri. In altri termini, mi pare, un commissario può funzionare solo se è sostenuto da tutte le forze politiche o se queste sono molto deboli. Altrimenti diventa solo un finto arbitro al servizio di una parte.

    @giona
    «Le Democrazie moderne (o Plutocrazie, per dirla alla Mussolini, dato che oggi è il 127° dalla nascita) hanno connotazioni ben diverse tra cui campeggia il principio della rappresentanza politica (una testa un voto, senza eccezioni, anche le donne). Non credo ci sia uno Stato che si dica, a ragione, democratico che prescinda da questo.»

    Come dice giustamente Arlecchino, l’università non è uno stato. Come la polis greca, è una comunità che come tale dovrebbe essere caratterizzata innanzi tutto da scopi e valori condivisi. Il governo di una comunità deve essere guidato quindi dalla realizzazione di questi fini, che non sono dati dalla somma algebrica degli umori degli individui, ma fanno parte della sua tradizione e della sua ragion d’essere. Il compito degli elettori è giudicare le politiche che sono chiamati a realizzare in quanto membri e quindi corresponsabili della comunità.
    Quando una famiglia democratica deve prendere una decisione, difficilmente fa votare i domestici.

    «Il richiamo alla responsabilità mi piace molto. Ma certo non può costituire il discrimine tra le persone che hanno il voto (responsabili) e persone che non lo hanno (non responsabili): chi separa le pecore dai capri, come si separano…?»

    Ad Atene, sulla base delle responsabilità che si potevano prendere. Ad esempio, dal momento che la maggior parte delle decisioni riguardavano guerre, poteva votare solo chi era abile al servizio militare (e quindi rischiava in proprio). Gli aventi diritto al voto erano probabilmente meno del 10%. Fu proprio l’estensione del diritto di voto a favorire la demagogia e la caduta della città e della democrazia.

    L’idea di far votare i giardinieri di Pontignano (come scrive giustamente il prof Grasso, il fronte del personale tecnico-amministrativo è variegato) sulle scelte strategiche dell’università perché questo avrebbe favorito il tuo candidato preferito è speculare alle motivazioni speciose portate dall’altra parte per impedire il voto pieno dei ricercatori per l’unico motivo che avrebbero sfavorito il loro. Nessuna delle due tiene conto dei meriti e delle responsabilità.

    Fra il personale tecnico-amministrativo vi sono figure con responsabilità tali che dovrebbero avere a mio avviso il voto pieno, ed altri che non ne hanno affatto e non si vede perché debbano votare, direbbe Pericle, su politiche che non sono in grado di giudicare. Allo stesso modo, ci possono essere docenti inattivi cui gli ateniesi avrebbero tolto il diritto di voto. Le frazioni di voto invece sono state introdotte palesemente in un ottica demagogica, e quindi distruttiva della democrazia: una testa un voto in questo caso sarebbe solo uno slogan per peggiorare ulteriormente le cose.

    Ovviamente nessuno metterà un Solone a riscrivere le leggi dell’università, tantomeno a Siena. Vedremo, come ci ricorda Arlecchino, cosa ci riserveranno Valditara/Gelmini/Tremonti. Per ora mi pare che le questioni considerate vitali siano state i risparmi (?) ottenibili con il prepensionamento dei professori (che a me ricorda il guadagno di Pottino, che bruciava i lenzuoli per vendere la cenere) ed il ripristino degli scatti di anzianità.
    Io spero ancora che qualcuno si accorga almeno che una riforma della università che non preveda un ruolo centrale per i corsi di laurea, che sono il suo fondamento, ha poco senso. Resto scetticamente ottimista.

    Sesto Empirico

  31. Caro Sesto Empirico,

    Certo che l’Università non è uno Stato.
    E’ però una “comunità di docenti, studenti e personale tecnico ed amministrativo” (art. 8 c. 1 Statuto) che ogni quattro anni elegge il Rettore, inteso come rappresentante della Comunità (art. 39 c. 1 Statuto) stessa, nelle forme e con i limiti previsti dall’art. 40 .

    Se questo è, brevemente, il quadro normativo vorrei svolgere alcune considerazioni:
    1) l’elezione del Rettore non è atto paragonabile al prendere una decisione specifica: è l’atto fondamentale della Comunità che nomina il proprio esponente di vertice.
    Quindi anche i giardinieri di Pontignano (ti chiedo un po’ più di rispetto). Il riferimento poi ai domestici all’interno della comunità “famiglia” non mi sembra centrato: i domestici non sono membri della famiglia. I tecnici amministrativi sono, di fatto e di diritto, componenti della Comunità universitaria.
    2) il continuo richiamo alla polis greca mi sembra, per qualche aspetto, fuorviante: oggi non sarebbe pensabile far votare le decisioni relative alle guerre solo agli abili al servizio militare.
    A parte il fatto che in Italia non c’è più la visita di leva, è mutata la natura stessa della guerra (ci mettiamo le vittime civili?) e, nei tempi moderni, sono sorti (fortunatamente) sempre nuovi diritti ed interessi tutelati dall’ordinamento.

    Per concludere mi permetto di citare un passo del Vangelo: “Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere” (Matteo 7,15-20).

    Con simpatia

    Giona

  32. IL DOTTO SESTO HA RIPORTATO LA DISCUSSIONE CON I PIEDI PER TERRA, GRAZIE!
    aggiungerei solo che il governo pare NON voler intervenire per non doverci mettere dei soldi che non potrebbe poi negare ad altri in difficoltà (ma la par condicio a Siena com’è noto non va di moda on.le Ceccuzzi-Bisi!).
    Per di più Siena ha la ‘democratica’ e benedicente Fondazione che le altre sedi non hanno. Che vogliono di più i senesi?
    A proposito: ho recuperato in una cantina un libretto con le valutazioni di cui tanto si è parlato, abbandonato: per disgusto del possessore?
    Le univ. sono ripartite in 4 catt. (Poli a parte) e la nostra è SECONDA dopo Trento nella categoria dei pesi medi: l’esistenza di finanziamenti privilegiati localmente (finché ci saranno) è quindi essenziale! Posizioni:
    Economia 6 da 8 che era nel 2009, farmacia 11 da 16, giur. 3 da 3 con Genova, Ingeg. 7 da 6, lettere 1 da 1 dopata per i noti motivi prof. Grasso, Med. 15 da 17 (complimenti!), smfn 14 da 14, Sc. pol. 9 da 3 (altri complimenti!)
    NON trovo Univ. per stranieri pur essendo Fac. di Lettere credo a tutti gli effetti: non fa presagire niente di buono o è computata anch’essa in Siena genericamente? O viene già considerata inglobata, come sarebbe sacrosanto per decreto legge una volta tanto giustificato?

  33. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. (Matteo 7,15-20).

    … leggo sul Corriere: “Confermati i tagli per i mini atenei e le facoltà considerate inutili”: tutto sta a vedere quali sono gli atenei considerati “mini” e quali le facoltà considerate “inutili”. … La riforma renderà difficile il mantenimento in vita degli atenei, delle facoltà e dei dipartimenti accademici meno efficienti: tanto per cominciare, e per quelli con problemi di bilancio, è previsto il commissariamento…. “. I resoconti giornalistici vanno presi “con beneficio d’inventario”, è vero, purtuttavia, non si era detto che dovevano scomparire sia le facoltà che i dipartimenti? Come si riconoscono le facoltà “inutili”? Quali saranno i nuovi criteri per l’accorpamento? C’è il rischio reale di trasformare corsi di laurea e facoltà “inutili” in facoltà e corsi di laurea ancora più inutili! Cosa ne faranno di chi lavora a vario titolo nelle facoltà o corsi di laurea destinati a soccombere? Quanto ai problemi di bilancio, qui mi sa che siamo arrivati primi anche senza il verdetto del Censis, sebbene il commissariamento, oggi, apparirebbe forse una misura un po’ tardiva. Ma sempre rispetto al bilancio, molti altri seguono a ruota e saranno costretti a capitolare: commissariamo mezza Italia?

  34. Atenei federati e via corsi inutili – Favorita la federazione tra università per razionalizzare la distribuzione delle sedi, ottimizzare l’utilizzazione delle strutture e delle risorse e migliorare l’offerta formativa.

    Qui abbiamo cominciato proprio malino, con una querelle sul valore delle sedi distaccate, che alla luce della bruciante attualità rischia di costituire una polemica di retroguardia. Ora si tratta di capire cosa vuol dire “razionalizzazione” e “distribuzione”: insomma chi andrà dove a fare che cosa e perché. Sebbene (come ho già scritto) personalmente accolga con entusiasmo – ma con sostanziale scetticismo, circa la possibilità che si traduca in realtà – la proposta che la gente possa andare ad offrire il proprio contributo laddove esso è apprezzato ed utile, pavento furbate e dubito fortemente che se la gestione del formaggio sarà lasciata al topo, alla fine della fiera si ragionerà nei termini della creazione di poli regionali di eccellenza che calamitino le competenze.

    Atenei in “rosso” commissariati – Vita difficile per gli atenei e le facoltà meno efficienti: per quelli con i conti in “rosso” scatterà il commissariamento. Non potranno bandire concorsi le università che continueranno a far confluire oltre il 90% dei finanziamenti statali (fondo di finanziamento ordinario) negli stipendi del personale.

    …con i conti in rosso tra un po’ ci saranno tutti, ma questo vuol dire che commissarieranno anche Siena?

  35. @giona
    «Quindi anche i giardinieri di Pontignano (ti chiedo un po’ più di rispetto). Il riferimento poi ai domestici all’interno della comunità “famiglia” non mi sembra centrato: i domestici non sono membri della famiglia. I tecnici amministrativi sono, di fatto e di diritto, componenti della Comunità universitaria.»

    Non so dove tu abbia letto nel mio intervento una mancanza di rispetto e affetto verso i giardinieri (mestiere rispettabilissimo e utilisimo, che io apprezzo molto e non sarei in grado di fare). Io parlavo delle responsabilità riguardo ai fini condivisi della istituzione universitaria, che secondo l’articolo 1 dello Statuto sono:

    “I fini primari dell’Università sono la promozione e l’organizzazione della ricerca scientifica e dell’istruzione superiore, l’elaborazione e la trasmissione delle conoscenze scientifiche, anche attraverso la formazione dei docenti e la preparazione culturale e professionale degli studenti, l’innovazione culturale, scientifica e tecnologica nella società.”

    Dire che i giardinieri non hanno grande responsabilità rispetto a questi fini non è un giudizio di valore, è solo un dato di fatto. Se il fine dell’istituzione fosse la cura dell’ambiente botanico, i docenti di filosofia analitica non dovrebbero avere voce in capitolo, senza potersi sentire per questo discriminati.

    «Il riferimento poi ai domestici all’interno della comunità “famiglia” non mi sembra centrato: i domestici non sono membri della famiglia. I tecnici amministrativi sono, di fatto e di diritto, componenti della Comunità universitaria.» Giona

    Vale quanto detto sopra per i giardinieri. Nella mia esperienza, i domestici sono sempre stati componenti (a volte anche importanti) della comunità familiare. Ciò non toglie che, in genere, non partecipano alle decisioni della famiglia.

    «Oggi non sarebbe pensabile far votare le decisioni relative alle guerre solo agli abili al servizio militare.» Giona

    Infatti lo stato moderno non è più una comunità come lo era la polis o ancora è la famiglia o come dovrebbe essere (tu stesso hai citato lo Statuto) l’università. È un (più o meno) libero mercato in cui competono gli interessi degli individui che lo compongono. Uno stato moderno può cambiare i suoi fini e la sua ragione d’essere, l’università no, i suoi fini sono, come dice il nome, universali.

    @stavrogin
    «purtuttavia, non si era detto che dovevano scomparire sia le facoltà che i dipartimenti?»

    Aspetto di leggere con più attenzione il testo licenziato dal senato.
    http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00446650.pdf
    Non mi pare tuttavia che fosse prevista l’abolizione dei dipartimenti, anzi, avrebbero dovuto esere l’unica struttura di partecipazione dei docenti (e immagino del personale tecnico), responsabile sia dell’attività di ricerca che (non si sa come) della didattica, con l’abolizione dei consigli di Facoltà (ma non delle facoltà medesime, o scuole).
    Contrariamente alle mie scettiche speranze, poco o nessun ruolo mi pare sia previsto per i corsi di laurea (a conferma che Giona non è solo a ritenere che la formazione non sia un compito fondamentale dell’università).

    Concordo perciò con i tuoi timori.
    Quanto al commissariamento, ripeto che oramai dobbiamo vedere le cose in un ottica regionale, non solo locale. Bisognerà anche vedere se prevale l’interesse del governo a scaricare i nostri debiti sulla regione o a mettergli i bastoni fra le ruote. A occhio, potrebbero provare a fare entrambe le cose.

    Sesto Empirico,
    scettico

  36. @ Sesto Empirico
    ” ad Atene….”
    «Quanto si ingannono coloro che a ogni parola allegano ‘e romani! bisognerebbe avere una città condizionata come era la loro e poi governarsi secondo quello esemplo; el quale a chi ha le qualità disproporzionate è tanto disproporzionato quanto sarebbe volere che uno asino facesi el corso di uno cavallo.»
    Francesco Guicciardini, Ricordi, II, 110

  37. @outis
    “Francesco Guicciardini, Ricordi, II, 110”

    Saggio richiamo.
    Ma non sono sicuro che al pensiero politico del Guicciardini (uomo di cultura, grande storico e diplomatico ma nella sua epoca conservatore, filo-aristocratico, filo-mediceo, anti-repubblicano e opportunista), valga la pena ispirarsi troppo.

    Sesto Empirico

  38. E poi era detto in polemica con Machiavelli se ricordo bene dal Liceo!

  39. @ Sesto Empirico

    A parte il fatto che con un Ateneo sull’orlo del commissariamento (e a questo punto ben venga), mettersi a disquisire sul concetto di democrazia, che – visto che sei scettico e ti ispiri ai filosofi greci – dovresti ben sapere che è un archétipo pressoché irraggiungibile, anche se alcuni ci hanno teso più degli altri, mi sembra francamente imbarazzante. In ogni caso se non consideri una buona fonte di ispirazione un raffinatissimo politico, storico e uomo di cultura del Cinquecento come Guicciardini, quando avverte di non rifarsi a passate configurazioni istituzionali visto che tutte sono irrimediabilmente legate alle società che le hanno imbastite, non capisco come tu possa considerare invece come modello una città stato greca del IV secolo a.c. guidata da un politico che poi ha fatto la fine che ha fatto, cadendo in questo modo in quel comportamento che il Guicciardini stigmatizzava (proprio in polemica col Machiavelli, Arlecchino, e aveva ragione Guicciardini naturalmente) e che Outis richiamava non come fonte di ispirazione, ma per il monito che contiene.
    In altre parole, la Gelmini non è Solone, Berlusconi non è Pericle, La Russa non è Milziade, così come Frattini non è Guicciardini, così come peraltro Prodi non è Temistocle e Bersani e Franceschini non sono i fratelli Gracchi. Ergo, siamo rovinati.

  40. @favi «Outis richiamava non come fonte di ispirazione, ma per il monito che contiene.»

    Infatti per prima cosa ho scritto “saggio richiamo”.

    Favi: «In altre parole, la Gelmini non è Solone, Berlusconi non è Pericle,…»

    Questo l’avevo scritto nel primo post, mi pare.

    Favi: «…mettersi a disquisire sul concetto di democrazia… mi sembra francamente imbarazzante.»

    Rispondevo ad un post sulla determinazione della base elettorale: di che dovevo parlare?

    Favi: «Ergo, siamo rovinati.»

    Anche ad Atene non stanno messi bene.

    Sesto Empirico

  41. Riporto link al testo DDL Gelmini licenziato dal Senato: http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00504430.pdf

  42. «a conferma che Giona non è solo a ritenere che la formazione non sia un compito fondamentale dell’università» Sesto Empirico

    Ti sfido a trovare la frase in cui affermo questo. Ma non sarà per caso che fai un po’ di confusione tra “funzione docente” e “personale docente”, identificando arbitrariamente le categorie? Cosìcchè il personale tecnico amministrativo finisce per “servire” non la funzione ma “il personale docente”, con introduzione di “servitù personali” (forse i riferimenti che fai di continuo ai “domestici” non è casuale) del tutto estranee al contesto giuridico di oggi?

    «Aspetto di leggere con più attenzione il testo licenziato dal Senato» Sesto Empirico

    Peccato che il link che indichi sia errato… 1 a 0 per la balena…

  43. Mettereste per cortesia l’intervento a nome di Giona? (ach, mi sono scoperto…).

  44. @giona «Ti sfido a trovare la frase in cui affermo questo.!»

    Nessuna intenzione di fare polemica. Esprimevo solo la mia delusione per il mancato inserimento nella legge di una norma per portare i corsi di laurea al centro del sistema universitario.
    Citandoti mi riferivo solo al fatto, che avevamo appena discusso, che tu proponi un sistema elettorale che secondo me ne terrebbe ancora meno conto di quanto lo faccia ora. L’intera questione, come dice il Favi, è comunque futile.

    «Ma non sarà per caso che fai un po’ di confusione tra “funzione docente” e “personale docente”, identificando arbitrariamente le categorie?»

    No, su questo mi pare di essere stato chiaro.

    «..1 a 0 per la balena…»

    è vero

    Sesto Empirico

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