«Si è colpito il Direttore amministrativo dell’Università di Siena per ottenere qualche immediato vantaggio»

Durante l’odierna riunione del Consiglio di Amministrazione, ancora in corso, Silvano Focardi ha chiesto al Prof. Antonio Barretta di ritornare sulla sua decisione di dimettersi dalla carica di direttore amministrativo. Di seguito il testo della richiesta.

Silvano Focardi. Non è mia abitudine chiedere di ritirare le dimissioni a coloro i quali le hanno rassegnate. Questo mio atteggiamento costituisce un atto di rispetto nei confronti di chi giunge a tale decisione, non desiderando in alcun modo forzare né mettere in difficoltà le persone. Tuttavia, nel caso delle dimissioni da Direttore amministrativo del Professor Barretta, mi sento in dovere di fare un’eccezione alla regola che mi sono dato. Un’eccezione che faccio perché, pur comprendendo appieno le motivazioni che lo hanno spinto a lasciare l’incarico, biasimo l’attacco che è stato fatto alla sua persona e alla carica che ricopre. Tale attacco intendeva colpire Antonio Barretta per ottenere qualche immediato vantaggio, senza considerare che tutto questo poteva produrre grave danno all’Ateneo in quanto delegittimava, in un momento estremamente delicato, la più alta carica amministrativa dell’Università.

È grave, inoltre, che l’attacco sia stato rivolto a chi ha dato ripetutamente dimostrazione di anteporre l’interesse comune a quello personale. Il Professor Barretta, in uno dei momenti più difficili della crisi dell’Ateneo, ha accettato con coraggio e spirito di servizio un ruolo complesso, scomodo e soprattutto molto rischioso. Ha dato prova, già prima di diventare Direttore amministrativo, di possedere grande senso dell’istituzione e capacità professionali e relazionali fuori dal comune. Ha condotto con determinazione, equilibrio e capacità un’amministrazione caratterizzata da una rilevante crisi di liquidità, da gravi irregolarità risalenti al passato e da un assetto organizzativo da rifondare e carente di posizioni dirigenziali. Per tutto ciò gli si deve rispetto; per tutto ciò gli si deve gratitudine.

Tutto questo ha determinato, per quanto riguarda la mia persona, una situazione di estrema difficoltà, in quanto sono ben consapevole che per me non è possibile, con un Rettore eletto e con il mio mandato vicino alla scadenza, procedere alla nomina di un nuovo Direttore amministrativo. Per il bene del nostro Ateneo e in ragione di quanto ho sopra esposto, chiedo al Professor Barretta di ritirare le dimissioni immediatamente, dando così l’ennesima prova di generosità e di spirito di servizio nei confronti dell’Università di Siena.

Voglio inoltre comunicare che ho già avviato gli opportuni e doverosi contatti con il Ministero dell’Università per rappresentare la situazione dell’Ateneo senese.

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11 Risposte

  1. Desidero informare la Comunità universitaria che il professor Antonio Davide Barretta, esclusivamente per lo spirito istituzionale che lo ha sempre animato, e per il rispetto dovuto a coloro che hanno duramente lavorato con noi in questi anni difficili all’interno e all’esterno dell’Ateneo, ha accolto l’appello che ho formulato ieri in Consiglio di Amministrazione e da questa mattina è nuovamente al lavoro. Preciso che il prof. Barretta si è riservato di valutare con attenzione la situazione e che, quanto prima, comunicherà le sue decisioni direttamente alla Comunità universitaria.

  2. C’è soltanto da dire una cosa: Barretta ha confermato di essere persona (oltreché competente e coraggiosa) responsabile, coerente e soprattutto ha dimostrato di mettere innanzi a tutto il bene dell’istituzione. L’Università, i suoi dipedendenti, le altre istituzioni locali (che molto hanno fatto per dare forza al percorso di risanamento) devono essergli grati. Speriamo che questo gesto venga ricordato. E il Neoeletto? Neanche adesso dirà nulla dalla Turchia? Neanche ora che, dopo aver causato il problema, non solo non ha fatto né detto alcunché per rimediare ma addirittura è toccato a colui che ha subìto il suo gesto non responsabile a dover rimediare per lui? Mah… mi sembra davvero il mondo alla rovescia… Mi verrebbe da dire: se questo è il buongiorno… auguri

  3. In sintonìa con Cattivìk (Brivido! Terrore! Raccapriccio!) leggo il seguente articolo sul blog del Bisi che non posso astenermi dal commentare.
    «Allora Antonio Barretta resta al suo posto».

    Errore. Torna al suo (meglio detto in italiano: proprio) posto dopo che il Magnifico Rettore gli ha chiesto, con tutte le cautele e le scuse del caso (che non doveva fare certo lui) di far prevalere, ciò che negli ultimi due anni ha sempre fatto, l’interesse dell’istituzione su quello privato.

    «Il direttore amministrativo dell’università di Siena si è voluto far pregare un po’ ma alla fine ha deciso di restare sulla poltrona».

    Detta così sembra, come dicono a Siena, un boccon da ghiotti. Non credo proprio che stia in questi termini la questione perché fare l’unico dirigente che si occupa non solo di bilanci e conti (e se ne occupa piuttosto bene direi considerato che i 2500 dipendenti dell’Ateneo hanno sempre riscosso lo stipendio con annessi e connessi), ma della gestione del personale, dell’organizzazione del lavoro in una macchina molto complessa e con variabili assai imprevedibili. In più bombardato dalle critiche di amici e nemici perché ovviamente in quella posizione si pestano calli e duroni di ogni genere e specie.

    «Aveva annunciato le dimissioni perché arrabbiato per le dichiarazioni del neorettore Angelo Riccaboni che, subito dopo le elezioni, aveva parlato delle procedure per la nomina del nuovo direttore amministrativo».

    Non è andata proprio così. Semmai è stato prima delle elezioni che quello che poi è divenuto il nuovo Rettore (che però non è in carica, ricordiamocelo sempre) ha utilizzato, come ben denunciato dal Magnifico, la persona e la carica di Barretta per trarne vantaggi personali (= voti da parte di quella, chiamiamola col suo nome, cricca che puzza di stantìo lontano un miglio e che, fra le molte richieste all’eligendo, ha fatto anche quella della testa di Barretta).
    Fra l’altro mi chiedo, visto che il Bisi ha partecipato in maniera assolutamente sfacciata alla campagna elettorale di Riccaboni, comprimendo in modo del tutto antiètico e poco conforme alle regole del buon giornalismo gli altri candidati (dare del “salernitano” in senso evidentemente spregiativo a Vicino, invitare Minnucci in odore di candidatura all’Angolo dell’unto e poi schiacciarlo contro Vedovelli, bòno quello, e non fargli dire praticamente nulla, scrivere articoli elogiativi, udite udite, di Tosi, condannato a nove mesi di reclusione in barba alla titolazione del Corriere, due giorni prima del ballottaggio, insomma una serie di porcate da far rabbrividire), mi chiedo insomma qual’è il candidato ideale del valoroso capitano dell’Asta Taverne. Caronna no, Bigi no, Focardi no, Miccolis no, Barretta no. Le Scotte non si devono vendere, il San Niccolò nemmeno. Forse si sente solo nei fallimenti? Vorrebbe far fallire anche l’Ateneo? Vuol andarci lui a fare il Rettore e il Direttore Amministrativo?

    «E che cosa avrebbe dovuto fare visto che Barretta, al momento del suo insediamento, aveva detto che sarebbe rimasto in carica fino all’insediamento del nuovo rettore?»

    Sbagliato anche questo. Barretta disse che comunque fossero andate le cose, se non fosse stato “voluto” si sarebbe dimesso. E si è comportato correttamente anche in occasione del voto, non esercitando il proprio diritto. E poi: cosa avrebbe dovuto fare Riccaboni? È una domanda seria? Intanto, vista la situazione, avrebbe dovuto giocare a vinciperdi, mettendosi in pole position per il prossimo mandato. Ma visto che è stato divorato dall’ambizione (e solo da quella, perché del bene dell’Ateneo si è visto quanto gliene frega: ne pesta una dietro l’altra, vince di sedici voti, fa incacchiare mezzo mondo e poi se ne va in vacanza), avrebbe dovuto giocare secondo le regole. Ecco cosa avrebbe dovuto fare. L’Ateneo è nel bottìno fino al collo perché tutti quelli che hanno appoggiato Riccaboni lo hanno fatto per impadronirsi di nuovo del giocattolo (“Sì, grazie, ridàmmelo” – “Ma è rotto” – “Va bene anche rotto, puoi levàrti di mezzo. E poi lo hai rotto tu”) e per coprire le malefatte del passato delle quali sono stati gli assoluti protagonisti. E siccome chi è preposto a scoprirle, queste malefatte, non ha combinato quasi niente in due anni, gli unici che si frappongono allo scopo sono proprio Focardi e Barretta. Fottuti loro, il gioco è fatto. E il Bisi lo sa benissimo, come si può notare dai suoi comportamenti. Un esempio per tutti: il curatore di questo blog ha lanciato, a maggio, l’idea di vendere agli Aretini la sede di Arezzo. Condivisibile o meno, la proposta è di maggio. Quando ha scatenato il putifèrio Bisi? Nel mezzo alle elezioni, andando a stuzzicare il già riccaboniano (e prima berlingueriano e tosiano) di ferro Bernardi.

    «È vero che Barretta avrebbe preferito la vittoria di Silvano Focardi ma non è andata così e quindi perché lasciare prima del tempo? Non sarebbe stato un gesto responsabile».

    Mi faccio interprete del pensiero di Barretta: avrebbe preferito non trovarsi, lui e l’Ateneo, in questa condizione meschìna. Vista la campagna elettorale del suo, a questo punto immagino ex, maestro e amico presumibilmente avrebbe preferito Focardi che di certo ha favorito in tutti i modi la sua azione, al contrario di altri. Inoltre l’espressione “prima del tempo” non è tanto corretta: “parecchio prima del tempo” sarebbe giusto visto che Barretta ha un contratto con l’Ateneo (non col Rettore) per quattro anni. Riccaboni (e con lui Bisi) tende a dimenticarla questa cosa. Parlare poi di responsabilità mi sembra sia l’attività meno adatta ad uno che sfrutta uno dei due giornali locali (non che l’altro sia tanto meglio) per fare la politichetta che fa. Punto.

  4. Beh, ogni tanto ci si rende conto che la città è in mano ad un giornalista che tutto fa pensare che operi in base a un certo programma e per certi fini, altroché per doveri professionali!
    Ma bisogna batterci il capo ogni volta. Se tenete conto che è il presidente della Massoneria toscana e il portavoce di fatto del MPS banca, il quadro della democrazia senese è completo. E qualcuno parla di un voto a testa! Ma a che pro’ figlio mio in un ambientino di questo genere? Le elezioni comunali che si fanno a fa’, signori?
    Risparmiate soldi, senesi! Se rimanete così proni non ne val la pena… andate a frulla’, come dicevano i vecchi…
    Dimenticavo quell’associazione di destra che organizzò con il Bisi il dibattito sull’università e il Rosso/grosso che è comparso con dei personaggi che a parlare di rinnovamento vengono i brividi! Bella destra hai, cara Siena, sembra (come dire, direbbe il sindaco) omologa della sinistra.
    Me ne scendo in cantina che lì non c’è da frulla’ ma almeno un po’ di fresco sì. Ismaele, lo sai che Barretta ha vinto il concorso? Ora non ha più bisogno di nessuno e potrebbe togliersi anche qualche sassolino; parlagliene tu che sembri essergli molto vicino!
    Buona estate, signori miei.

  5. Per esempio, un voto a testa avrebbe vinto un altro che non chiedeva la testa di Barretta…
    Ti sembra poco?

  6. T

  7. Caro Arlecchino,
    la cosa ti sconvolgerà, ma i tecnici-amministrativi, avendo sottomano i dettagli delle questioni (comprese tutte le magagne di ieri e di oggi), sono estremamente concreti e per nulla avvezzi a farsi abbindolare da “promesse elettorali”.
    Il personale tecnico amministrativo, tranne i 190 che hanno votato Riccaboni (tra cui i CEL, gli appartenenti ad una sigla sindacale ormai di minoranza e pochi altri), ha votato compatto per il binomio Focardi – Barretta.
    Ti sei chiesto come mai? Voto clientelare? Siamo lontani, caro…

    Io ti dico la mia motivazione (che poi non è solo mia in quanto condivisa con i colleghi con cui mi è capitato, occasionalmente, di parlare).
    E’ una questione di aria che si è respirato in questi ultimi tempi.
    In primo luogo un Rettore (Focardi) che ha fatto il Rettore, attivando pressioni minime sulla macchina burocratica. E per di più lo ha fatto in modo trasparente: dove si è mai visto un Rettore che, in tempi di elezione, risponde picche a richieste di docenti incompatibili con il piano di risanamento?
    E poi un Direttore amministrativo (Barretta) che ha fatto il Direttore amministrativo, dirigendo la macchina burocratica e, al contempo, valorizzando le capacità dei singoli.
    Ne è scaturito un ambiente di lavoro nuovo, positivo, gratificante, stimolante. Che purtroppo sembra aver urtato qualche “centro di potere”, palese o occulto.

    Quindi, caro Arlecchino, ti rassicuro che i tecnici amministrativi sono in grado di riconoscere il Bene dell’Università almeno quanto le altre categorie.
    Certo, qualcuno avrebbe cercato di gettare l’amo, ma con i pesci non ci avrebbe fatto cena…

  8. Fatta qualche telefonata post-enologica sembrerebbe che sul “clima” tu abbia ragione, caro Giona. OK!
    Io in effetti non ho dubbi sulla “restaurazione” Riccaboni ma il Focardi doveva essere meno timoroso, fare un vero appello ai riformatori e non dare l’impressione di barcamenarsi da capitano di contrada.
    Oggi il furbismo non paga più. E ora lo aspettiamo a capitanare un vero movimento di riforma se ne è capace. Vicino mi sembra troppo ideologico, ma posso sbagliarmi, sia chiaro. Focardi conosce la città. Ora ci saranno anche le elezioni importantissime. Che tiri le somme della sua esperienza. Si chieda perché il Bisi lo ha sempre ostacolato. E si comporti di conseguenza.
    Chi ha nel PD che lo condiziona? Recida i cordoni se vuole dimostrare di essere un libero pensatore. Forza, caro! È il Suo momento… o vuole uscire dalla storia di Siena e lasciarci nelle mani dei vari Tosi, Boldrini, Berlinguer ecc.? Scelga, caro Professore! È il momento di mettere da parte le furbizie contradaiole.

  9. Mi sembra che Arlecchino abbia centrato la questione. Mettiamo ormai nel cassetto questa burla di elezioni del rettore Riccaboni (guarda caso l’ennesimoo vertice di Ente cittadino che passa in mano allo “straniero”), e tutti i troiai che ci sono stati con gli sponsor peggiori in azione.
    A questo punto il buon Focardi ha l’occasione di dimostrare la sua statura di Cittadino Senese: Penso che abbia capito quelli che sono stati i suoi impallinatori, dal Corrsiena al PD (Mussari-Ceccuzzi), fino a obsoleti personaggi della Facoltà di Medicina. Ora se riesce a tirare fuori le palle ha la possibilità di rendere pan per focaccia, anzi potrebbe prendere a calci in culo quelli che l’hanno pugnalato alle spalle e quelli dai quali, molto ottusamente, non ha avuto il coraggio di rompere nonostante lo prendessero in giro; il fatto che a Siena ci siano le elezioni amministrative, con tutti i poteri che fanno capo al nuovo Sindaco, potrebbero finalmente vedere una vera campagna elettorale, con la giusta etica e le necessarie sputtanate ai ben noti furboni, aldilà del risultato.
    Ma potremo finalmente vedere chi sono i servi e i burattini e chi i veri Senesi.

  10. Tutta questa vicenda – dimissioni di Barretta con decorrenza 23 luglio 2010, pausa di riflessione, conferma delle dimissioni con decorrenza 15 settembre 2010 – è inquietante, oscura e denota mancanza di “senso delle istituzioni” da parte di tutti i personaggi coinvolti. Specialmente se è vero che il Prof. Barretta proprio il prossimo 15 settembre assumerà l’incarico direttivo per la gestione di tutta la sanità toscana.

  11. I vari commentatori di questo blog mi sembrano un po’ distratti perché non hanno colto la notizia, sia pur imprecisa, riportata da Palmieri.
    Sembra che Barretta, a partire dal 15 settembre 2010, assumerà la carica di Direttore generale dei policlinici toscani. In sostanza la Semplici, una volta, il Tomassini, il Morello ecc. che ricoprono (o hanno ricoperto) per nomina politica la carica di Direttore generale di un policlinico toscano avranno come Superdirettore generale dei direttori generali (anche questa carica per nomina politica) il Prof. Barretta.
    Ha ragione Palmieri: e il “senso delle istituzioni” da tutti invocato?

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