Riuscirà la nuova dirigenza dell’Ateneo senese ad evitare il fenomeno dei docenti in pensione e degli amministrativi “in cattedra”?

Stavrogin. Si sta come d’autunno/sugli alberi le foglie… adesso che abbiamo il papa e la papessa, vogliamo fugacemente per qualche secondo volgere il pensiero a quello che aspetterà a partire dall’inizio dell’anno accademico? La crisi finanziaria è ancora lì, il panettone natalizio è incerto, il “tristo mietitore” arrota la falce, perché la prospettiva ineluttabile è quella della ulteriore, drastica riduzione dei corsi di laurea, a causa dell’impossibilità, per molte facoltà, di soddisfare i requisiti minimi di docenza nei prossimi anni, cioè di garantire, se non la stessa, almeno un’offerta didattica equiparabile a quella passata. Sullo sfondo c’è, tra l’altro, la vexata quaestio della sorte delle sedi distaccate.
Tutto questo va fatto tenendo la testa al suo solito posto, cioè sul collo: la sopravvivenza stessa di interi settori appare oramai compromessa, il rischio è di disintegrare quel po’ che rimane di competenze e specificità, per dar corso ad operazioni ingegneristiche di poco momento, di scarso significato scientifico: grandi arrosti misti di nessuna attrattiva, cioè l’opposto di quello che si va proclamando, ossia l’esaltazione della “cucina locale” e delle specificità territoriali. 
La prospettiva di guardare alle inevitabili semplificazioni nell’ottica federale della “regionalizzazione”, per quanto soluzione interessante e contemplata dal DdL medesimo di prossima definitiva approvazione, mi pare che al momento sia qui solo “flatus vocis”: il sistema tende naturalmente all’inerzia, l’intellighenzia si strugge nella contemplazione delle “ruine” e della putrefazione, piuttosto che pensare alla propria rigenerazione.
 Qui si vedrà se la nuova dirigenza dell’Ateneo sarà lungimirante ed avrà gli attributi per dire SI-Si e No-No.

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14 Risposte

  1. Riuscirà qualcuno a dire che queste storie senesi di straordinario sfascio accademico sono in linea con i trascorsi italici che hanno visto una così squallida e sozza (condivido l’amico prof. Nando Dalla Chiesa) persona come il “divo” Giulio sette volte presidente del consiglio e ventidue ministro della repubblica?!

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/09/andreotti-che-simpatico-vecchietto/58834/

    … e sì: ti monta proprio il sangue alla testa a pensarci. Il paladino dell’ambiguità, l’amico del vaticano, l’uomo di fiducia, osannato e riverito. Ricerca, qualità, metodo, stile… ma pensate che freghino qualcosa alla stragrande maggioranza dei nostri cosiddetti connazionali? La merito-crazia! Ops… ma sono andato fuori tema. Oddìo… oddìo.

    … anche se ci sono qua e là per lo stivale paesi dove si fanno cose strane, nuove e antiche, pulite e perfino salutari: http://www.comunivirtuosi.org/

  2. Se si approva il DdL Gelmini il taglio dei corsi è inevitabile. Siamo in una fase di ridimensionamento. Non tutti gli atenei potranno fare tutto. E mi pare anche giusto. Federare a livello regionale non è di per sé un male. Il problema sarà ovviamente decidere cosa togliere e soprattutto ridurre fortemente il personale.

  3. «Se si approva il DdL Gelmini il taglio dei corsi è inevitabile.» Cal

    Ahimè, forse mi sbaglierò, ma temo che un altro drastico taglio (aggiuntivo rispetto a quello già operato) sia inevitabile anche se non si approva il DdL, semplicemente in forza delle vigenti leggi e dell’ineluttabile venir meno di questi benedetti “requisiti minimi” man mano che la gente va in pensione senza essere rimpiazzata: tieni conto che nelle Facoltà con molti indirizzi (tipo Scienze o Lettere) temo che oramai non abbiano più rimpiazzi e il lenzuolo diventato troppo corto, ti scopre un piede o una spalla, a seconda di come lo tiri. Puoi attingere ai doppioni, cioè alle sedi distaccate: anzi, devi farlo, ma non credere di andare comunque molto lontano. Federare secondo me, più che un bene o un male, guardando ad una prospettiva più lunga di un triennio, è dunque inevitabile: ma ti risulta che qualcuno discuta con razionalità ed obiettività su come fare?

  4. Esatto! Ma vi sembra che ci siano possibilità che questo sgangherato governo porti in fondo la riforma Gelmini? Mah… fanno ‘ammuina’ alla Franceschiello e poi si va alle elezioni, direi.

  5. Bah è abbastanza su nell’odg del senato… Se poi legittimamente i ricercatori si astengono dalla didattica ci sono facoltà messe veramente male… e a contratto gratuito chi ci viene ad insegnare?? Pochi… e talvolta scarsi…

    Non la vedo bene.

  6. P.S. Leggo che certe classifiche internazionali fresche sulla qualità degli atenei attribuiscono a Siena il quattrocentesimo posto. Padova e Bologna invece hanno scalato delle posizioni, progredendo di una cinquantina di posti. Capisco che il paragone con Harward è iniquo ed avvilente, ma questo …notevole risultato dovrebbe far piazza pulita di tanta retorica ed interrogarci ancor di più sul come deve avvenire la ristrutturazione.

  7. Alcune osservazioni sul post di Stavrogin:

    1) Il Rettore non è dirigenza, è organo “politico”. La nostra dirigenza, come più volte specificato, è composta dal D.A. e dagli altri dirigenti (1 a tempo parziale).

    2) Che ci incastra il titolo “gli amministrativi in cattedra”? Oltretutto nel testo del post non si fa alcun riferimento al personale tecnico amministrativo…

  8. Sì ma si capisce se su Siena l’astensione dei ricercatori ci sarà o meno? C’è chi rinvia l’iscrizione, pare.

  9. Dai comunicati che circolano, pare di si, almeno in alcune facoltà (del resto anche negli altri atenei in genere facoltà come Giurisprudenza o Medicina sono meno coinvolte). Questo è l’ultimo diramato che ho ricevuto anch’io:

    Siena, 8 Settembre 2010

    «Come già dichiarato nel documento che abbiamo diffuso il 10 giugno 2010 (allegato), in assenza di cambiamenti significativi del DDL Gelmini i Ricercatori confermano di essere indisponibili allo svolgimento di attività didattica diversa da quella obbligatoria per legge. Se ne evince che allo stesso tempo essi debbano risultare non conteggiabili per i cosiddetti “requisiti minimi” […]grazie alle frequenti comunicazioni con gli altri colleghi, siamo a conoscenza del fatto che negli altri due Atenei toscani, a Firenze e Pisa, la situazione è del tutto analoga con il 70-80% di astensioni. La stessa situazione si ha nel resto degli Atenei italiani.» Il Coordinamento Ricercatori Interfacoltà UNISI

  10. «Che ci incastra il titolo “gli amministrativi in cattedra”? Oltretutto nel testo del post non si fa alcun riferimento al personale tecnico amministrativo…» Manganelli

    Perché ti rivolgi a me? Il titolo non l’ho scritto io.

  11. Insomma, se si va nelle segreterie si capisce quali corsi partiranno veramente o no? I ricercatori in sciopero bianco atipico (l’insegnamento ufficiale non è tra i loro obblighi, vero?) a distanza di così pochi giorni dall’inizio dei corsi dovrebbero pronunciarsi ufficialmente per correttezza, no? È sempre un servizio pubblico per quanto disastrato? O l’incertezza fa parte delle modalità di lotta?
    Grazie per ogni indicazione dai genitori preoccupati non meno dei giovani.

  12. Laura, i dati dovrebbero essere disponibili presso le segreterie, giacché chi non ha accettato l’incarico d’insegnamento, semplicemente non ha mandato l’accettazione: dopo i presidi faranno i conti, cercheranno rimpiazzi e se non ce li hanno, chiuderanno i corsi. I dati che circolano nelle mailing list sono i seguenti:

    Dati sulle astensioni pervenuti fino a ora

    SIENA
    Economia: 22/29
    Scienze Mat Fis Nat 39/63
    Farmacia 25/26
    Lettere Siena 23/39
    Lettere Arezzo 20/26
    Economia 22/29
    Ingegneria 23/23

    Situazione regionale:

    PISA
    Economia: 35/38 (dei 3 mancanti, 2 hanno dato “disponibilità condizionata”)
    Ingegneria: 70/96
    Scienze Politiche: 21/25
    Agraria: 30/34
    Farmacia: 22/24
    Medicina: 103/123
    Lettere: 20/60
    Veterinaria: 27/32
    Biologia: tutti meno 3
    Chimica: tutti meno 2
    Scienze della Terra: Tutti
    Fisica: 13/30
    Matematica: 14/ 21
    Scienze e Giurisprudenza: n.p.

    FIRENZE
    Sintetizzando: a rischio l’80% dei corsi.

    Due parole di commento al documento pubblicato integralmente dal Prof. Grasso (e “se sbaglio corigeteme”..):

    1. Direi che il 50% di astensionisti in una facoltà, basta, per un gioco di domino e incastri, a mandare a gambe all’aria tutto l’ambaradan. Miglior metafora: un castello di carte cui togli qualche carta.
    Francamente non ho capito come mai “in alto loco”, nonostante l’intercessione della stessa CRUI, nel momento in cui si è deciso, con ragioni più o meno plausibili, di abolire i ricercatori (per lasciare solo i gradi di associato e ordinario), non si è dato il minimo segnale di disponibilità al dialogo e non si è pensato a cosa fare dei 26000 ricercatori oggi in essere (un terzo circa dell’intero corpo docente), cui peraltro, nel mentre che li si abolisce, si chiede e si chiederà di fare ancora il mestiere del docente, ma senza riconoscerlo ufficialmente, senza possibilità alcuna di promozione, né medaglie e senza che lo si dica troppo in giro (dulcis in fundo, una iniqua sforbicita allo stipendio): insomma, è veramente troppo.

    2. Anche l’idea di “tornare alla didattica integrativa” prevista dalla 382, circolata in questi giorni persino tra i ricercatori, mi pare un controsenso: sostanzialmente i corsi verrebbero affidati in via ufficiale ad ordinari ed associati, ma tenuti in via ufficiosa dai ricercatori? Bella maialata! Un nonsenso, giacché non è per la benevolenza (o malvagità) di qualche ministro, che la legge 382 è stata modificata, sì da consentire ai ricercatori, confermati e non, di essere titolari di corsi, ma per la considerazione della loro necessità in una fase in cui, anche per l’implementazione del 3+2, il fabbisogno di didattica stava crescendo enormemente, così come celermente diminuivano i docenti e i danari per bandire concorsi e consentire le normali carriere.

    3. È vero che le situazioni sono diverse e non sempre equiparabili. Forse in alcune facoltà i ricercatori tengono trenta ore, ma in altre ne tengono tutti regolarmente oltre cento al pari degli altri docenti (“al pari”? Vi sono dei vecchi ordinari – mi dicono – che ancora ne fanno sessanta…) e sono titolari, talvolta unici della loro disciplina: perché non si è voluto nemmeno operare qualche distinguo tra situazioni diverse?
    C’è gente poi (e posso fare diversi nomi) che ha praticamente fondato e tenuto in piedi per anni la propria disciplina nella propria facoltà: disciplina che scomparirebbe pertanto se essi non se ne occupassero più. Questo scrupolo direi che è la ragione principale che ha trattenuto alcuni dall’aderire all’astensione e per la quale lo “sciopero bianco” non ha avuto il 100% di adesioni. Gente che ha laureato decine di persone, ha messo su un bel gruppo di allievi e ne ha spediti diversi in giro per il mondo: vogliamo chiamarla “didattica integrativa” seguitando a prenderci per il didietro per un altro ventennio?

    4. In più i ricercatori contano (eccome!) ai fini dei “requisiti minimi di docenza” e qui, al netto di un certo sarcasmo, non condivido il documento dei ricercatori sopra riportato: i “requisiti minimi” sono legge dello stato e non credo che sia possibile aggirarli con nessuna opera di prestidigitazione: quello che può accadere è un travaso da un corso di laurea che ne ha in abbondanza ad uno che ne ha di meno, ma oramai la copertina è diventata troppo corta, e nessuno ha più da scialare. Dunque chi non ce li ha, chiude e amen, e chiuderanno in molti.
    “Tanto”, dicono alcuni “l’anno prossimo dovrà essere ristrutturato l’intero ateneo e chiuderemmo uguale”; ma l’anno di buco, dico io, contribuirà a far fuggire da Siena frotte di studenti e non è vero che tutti risorgeranno “più belli e più forti che pria”: anzi, direi proprio il contrario (“chi ha avuto, ha avuto… scordammoce ‘o passato”). Dunque la cosa non va presa con leggerezza.

    5. Non sono nemmeno convinto del fatto che i corsi lasciati liberi dai ricercatori verranno tenuti da associati ed ordinari: semplicemente perché non ve ne sono, o non ve ne sono disponibili; quando non toccherà soccombere per via della mancanza di requisiti minimi di docenza, si procederà semmai massicciamente con l’infame pratica delle mutuazioni: “prendi due paghi uno”, come alla Coop, ossia, i corsi verranno tenuto solo per finta da gente incardinata su tutt’altri settori disciplinari (una buffonata).
    Questo è veramente un buon metodo per scendere dal quattrocentesimo posto delle graduatorie internazionali al seicentesimo. Dunque la situazione – qui, come del resto altrove – è grave (ma non seria).

  13. Si noti giurisprudenza… La professione è l’ennesimo cancro che rovina gli atenei. Incompatibilità dovrebbero mettere. Fai il prof.? Ti basti… altrimenti ti levi dai cosiddetti e fai la professione. Sennò abbiamo gente che fa 2 lavori (di cui uno male – perché questi signori che cavolo pubblicano?????? E tanti a spasso…

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