Università di Siena: se non ora, quando si prevede di arrestarli?

Sbarre-Unisi

Ormai è chiaro che, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, la richiesta d’interdizione dalla carica e dall’attività dei vertici dell’ateneo senese sia una misura cautelare non solo fondata ma insufficiente, considerando la reiterazione di abusi, l’inquinamento probatorio in atto, la dissipazione delle scarse risorse per attività non istituzionali, il malaffare diffuso, l’illegittimità (e in alcuni casi l’illegalità) della maggior parte dei provvedimenti adottati. Gli ingredienti, con i quali due sedicenti “tecnici” – incapaci di gestire l’ordinaria amministrazione (figurarsi l’emergenza!), – stanno affossando definitivamente il nostro martoriato ateneo, sono sotto gli occhi di tutti: impreparazione e insipienza, assenza totale di trasparenza, azioni truffaldine relative all’utenza sostenibile e alla riorganizzazione degli uffici amministrativi, organi di governo esautorati delle loro prerogative, opera di sciacallaggio. E tutto questo accade con un rettore privo della piena legittimità a esercitare le sue funzioni (perché irregolarmente eletto) e con un corpo docente muto e latitante.

Si prenda, per esempio, la retribuzione del Direttore amministrativo che all’ateneo costa 237.592,06 € l’anno. A suo tempo (novembre 2010), con un appello pubblicato da Il senso della misura, il Cittadino online e La Nazione, chiesi al rettore di predisporre un contratto che tutelasse l’ateneo senese, stante la difficile opera di risanamento. Ebbene, il magnifico rispose sottraendo la materia al CdA che, pertanto, non poté fissare gli obiettivi dell’azione amministrativa. Il risultato fu un contratto maggiorato di 30.000 € di retribuzione lorda non dovuta e di circa 30.000 € di retribuzione di risultato non spettante al dirigente. E tutto ciò in evidente violazione del disposto del Decreto interministeriale sul trattamento economico dei direttori amministrativi che fissava criteri e parametri per l’individuazione della relativa fascia retributiva. E così, ancora una volta, l’Università di Siena è detentrice di un altro primato: la retribuzione più alta di un suo dirigente, nonostante i valori più bassi dei parametri di riferimento (fondo di finanziamento ordinario, numero di studenti e di dipendenti), come si può desumere da un confronto con atenei di dimensioni maggiori. Particolare non trascurabile: il direttore amministrativo percepisce anche un assegno pensionistico annuo superiore a 160.000 euro.

Tabella comparativa

Articolo pubblicato anche da: il Cittadino Online (7 dicembre 2012) con il titolo: «Università: ancora nessuna interdizione per i vertici».

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5 Risposte

  1. Un degno sostituto di Berlinguer e Tosi alla guida di quel che resta dell’università di Siena concede 60.000 Euro l’anno in più del dovuto a una baby pensionata d’oro! Complimenti, Angelino!

  2. «Inaugurazione di un carcere (l’università di Siena), con i carcerati carcerieri di se stessi. L’università pubblica come promotrice di cultura morta. Il rettore di Siena istigatore dell’eventuale conflitto con la Questura».

    USB P.I., Università di Siena. Abbiamo assistito all’inaugurazione dell’anno accademico dall’esterno del palazzo del rettorato, insieme agli studenti e a tutte le altre organizzazioni. Eravamo preparati a contestare il ministro di un governo che ci sta uccidendo nemmeno troppo lentamente con politiche di austerità solo per i precari, gli immigrati, i deboli, gli ultimi. Il ministro non è venuto, ma il palazzo era comunque precluso, blindato, a chi voleva un’inaugurazione diversa fatta di confronto e dibattito in un momento di grave disagio sociale.

    Abbiamo assistito, nonostante non ci fosse quel carattere di “emergenza” di ordine pubblico per le contestazioni al ministro, a una scelta del Rettore di blindare comunque il palazzo, alla faccia del concetto di università pubblica. Abbiamo compreso cosa intende, il rettore di quest’Ateneo, per università pubblica, cioè libera e pubblica nel momento in cui si pagano le tasse ma chiusa nel momento in cui si chiede dibattito e confronto. L’università pubblica, come promotrice di cultura è morta.

    Ieri studenti che pagano le tasse, studenti e lavoratori che nell’università vedono un luogo di crescita hanno assistito all’inaugurazione di un carcere, dove però i carcerati erano i carcerieri di se stessi, invece chi è rimasto fuori non accetta di essere rinchiuso in schemi di pensiero limitati, in celle d’isolamento, ma vuole la contaminazione dei saperi. Un’università che non sa immaginare una sua trasformazione anche nel momento della sua inaugurazione, che dopo i discorsi di rito poteva essere occasione di confronto e dibattito, è ciò che non vogliamo.

    L’irresponsabilità del rettore è stata palese quando ieri sul finire della cerimonia ha dichiarato pubblicamente che gli studenti all’esterno potevano entrare, il colmo per gli studenti e chi assisteva da fuori e per la questura. Il giorno prima, lo stesso rettore aveva chiesto alle forze dell’ordine di tenere fuori gli studenti e poi ha tentato maldestramente di far ricadere solo sulla questura la scelta repressiva. Il paradosso sta nel fatto che prima si comprime la voglia di confronto e dibattito, trasformandola in protesta e radicalizzandone l’espressione e poi si vuole fare i democratici facendo ricadere su altri le colpe della radicalizzazione del confronto.

    Chi protestava fuori non è cascato nella trappola e ha deciso di portare un concetto di università pubblica e di sapere libero per le strade della città. Invitiamo la Questura di Siena, nel caso volesse far seguire alle contestazioni e al corteo di ieri una loro criminalizzazione, a riflettere sul fatto che l’istigatore di tale conflitto è unicamente il rettore dell’università degli studi di Siena.

  3. «Ebbene, il magnifico rispose sottraendo la materia al CdA che, pertanto, non poté fissare gli obiettivi dell’azione amministrativa.» Giovanni Grasso

    Un Consiglio d’Amministrazione che non sia rinunciatario e succube del rettore non può farsi sottrarre le prerogative per cui è stato eletto e nominato. Tanto più se, come in questo caso, c’è un grosso danno erariale: 60.000 € l’anno.

  4. Proprio così, caro Tessitore, un CdA “rinunciatario e succube del rettore”. Il bello, però, deve ancora venire. Riccaboni sta per nominare il nuovo CdA: sarà lui a scegliere i nuovi consiglieri. Staremo a vedere se c’è qualche “compagno di merende”. Tutto avverrà, come dice Grasso, “con un corpo docente muto e latitante”.

  5. Ombre sull’inaugurazione dell’Anno Accademico

    Come USB P.I. di Siena abbiamo già scritto un comunicato sull’inaugurazione dell’anno accademico evidenziando come la presenza di forze dell’ordine abbia segnato un brutto capitolo della storia di questo Ateneo sotto la guida del Rettore Riccaboni. Siamo venuti però a conoscenza di fatti ancora più gravi di cui tutti devono essere messi a conoscenza. Di seguito potete leggere il testo di una mail inviata dalla segreteria del rettore ad alcuni colleghi che lavorano presso il rettorato in occasione della cerimonia. «Cari Colleghi, per definire l’assetto organizzativo della cerimonia di stasera, anche in funzione delle ultime indicazioni della Questura, e fare la ricognizione dei compiti assegnati a ciascuno di noi, è fissata un riunione per le ore 13,00 presso il mio ufficio. Dovendo prevedere un consistente servizio d’ordine, vi prego di verificare la disponibilità di altri colleghi nell’ambito dei vostri uffici.»

    I nomi dei destinatari sono in massima parte responsabili di divisioni e uffici del rettorato e in massima parte sindacalizzati e anche con incarichi in organi dei rispettivi sindacati. Reputiamo grave che mentre è in corso una protesta contro le politiche di smantellamento del sistema di istruzione e universitario pubblico, appoggiato anche da diverse sigle sindacali, USB, COBAS e FLC-CGIL Toscana, e da organizzazioni e collettivi studenteschi, dipendenti del personale tecnico e amministrativo si prestino a fare un servizio d’ordine all’interno del palazzo, durante la cerimonia.

    Ci chiediamo come si possa svolgere un compito che nulla ha a che fare con il proprio ruolo all’interno della pubblica amministrazione, come si possa svolgere un ruolo di ordine pubblico che sottintende una chiara volontà di criminalizzare la giusta espressione di dissenso. Gli studenti in più occasioni hanno dimostrato grande solidarietà nei confronti del personale tecnico e amministrativo riguardo alle politiche sul personale dal taglio al salario accessorio, alla decurtazione dell’integrativo dei CEL. Quegli stessi studenti il pomeriggio della cerimonia hanno ricordato ciò che è successo ai CEL e al PTA negli ultimi anni, e mentre lo facevano, davanti a loro nel portone del rettorato, per le scale e nei corridoi, c’era chi faceva il servizio d’ordine. Vergogna! Quali sono state poi le indicazioni della Questura a cui si sono attenuti i nostri solerti sceriffi/spie? E quali i compiti assegnati?

    Chiediamo al Rettore di chiarire con urgenza sulla base di quali indicazioni si sia proceduto a formare un servizio d’ordine interno e con quali funzioni. Pretendiamo una risposta scritta e pubblica. Questo evento non passerà sotto silenzio, è di una tale gravità morale individuale e politica d’Ateneo che non può essere lasciata cadere e passare inosservata. Una ombra pesante si getta da mesi sulla relazioni interne all’Ateneo. Siamo arrivati ora però ad un tale livello di delazione e controllo che va denunciato pubblicamente. La cosa grave è che queste scelte autoritarie trovino sponda fra i colleghi, invece di ottenere una ferma denuncia contro questa deriva fascista. Chiediamo agli studenti e ai rappresentanti del personale tecnico e amministrativo negli organi di governo di presentare interrogazioni sulla questione.
    USB P.I. Siena – USB P.I. Università di Siena

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