Crisi dell’ateneo senese: i giorni delle provocazioni

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Nel dicembre 2008 i responsabili del dissesto dell’ateneo senese avevano un solo obiettivo: le dimissioni del rettore Silvano Focardi, reo di non garantire completamente le giuste coperture per la voragine nei conti; d’aver chiesto aiuto al governo di centro-destra; d’aver nominato Direttore Amministrativo un esterno sostenuto da ambienti ministeriali. Sull’argomento vi furono numerosi interventi ne “il senso della misura”; tra di essi, come prevedibile, non mancarono le provocazioni. Proviamo insieme a stabilirne il numero e l’identità dei provocatori rileggendo i commenti pubblicati dal 6 al 17 dicembre 2008. Di seguito qualche domanda ed alcune necessarie ed utili considerazioni.

1) Le provocazioni sono partite tutte dallo stesso server DHCP d’indirizzi IP dinamici; com’è noto, gli IP cambiano nel tempo, ma certamente non nel giro di 1 ora.

2) Nei giorni 6, 7 e 8 dicembre hanno inviato commenti con lo stesso IP nove lettori: alighiero, studenti, walter, studenti, gianni, gianni, studenti, blocco, blocco.

3) Nei giorni 11 e 12 dicembre hanno inviato commenti con lo stesso IP (diverso da quello del punto 2) tre lettori: dino angelaccio, blocco, blocco.

4) Nei giorni 12, 13 e 14 dicembre hanno inviato commenti con lo stesso IP (diverso da quello dei punti 2 e 3) otto lettori: blocco, blocco, serio, dino angelaccio, blocco, maggioranza silenziosa, dino angelaccio, dino angelaccio.

5) Un esempio per tutti: “serio” invia un commento il 13 dicembre, alle ore 16:29:03; dopo venti minuti (alle ore 16:49:47), con lo stesso IP, invia un commento “dino angelaccio”; nove minuti dopo (alle ore 16:58:55), sempre con lo stesso IP di “serio” e di “dino angelaccio” invia un commento “blocco”.

6) Qualcuno ritiene che vi possa essere qualche probabilità, per “il senso della misura”, di ricevere in 9 minuti due messaggi di due utenti diversi aventi lo stesso indirizzo IP? O, al contrario,  non è più probabile, dato il tempo ridottissimo (9 minuti) che i due messaggi siano partiti dallo stesso computer?

7) Ammesso e non concesso che in 9 minuti il server abbia dato a 2 utenti diversi lo stesso IP, qualcuno ritiene che vi possa essere qualche probabilità che entrambi gli utenti abbiano deciso di visitare proprio “il senso della misura” (tra i milioni di blog esistenti) ed abbiano altresì pensato di inviarvi un commento di segno politico opposto?

Si leggano i commenti, con evidenziati i passi più significativi. Per finire, una banale considerazione: il computer, usato di sabato e domenica, ha mantenuto lo stesso IP dinamico di Infostrada, per cui se ne deduce che tutti i commenti (di finta destra e di sinistra) sono stati inviati dallo stesso PC e, conseguentemente e molto probabilmente, dalla stessa persona.

La voragine nell’ateneo senese scavata da chi ha privilegiato interessi propri e delle proprie corti

mascambrunoGiuseppe Mascambruno (editoriale del “Quotidiano Nazionale” del 29 luglio 2009). Siena che è in un’apnea tale da mettere a rischio anche gli stipendi dei dipendenti… È difficile immaginare che si possano tappare autentiche voragini scavate negli anni dalla vergogna gestionale di chi ha privilegiato la clientela politica e baronale a difesa degli interessi propri e delle proprie corti, infischiandosene bellamente degli studenti e della meritocrazia interna… Una classe dirigente pubblica che ha attraversato il tempo senza farsi scrupolo alcuno — si tratti di dolo o di pura incapacità — di tradire la delega di responsabilità ricevuta per la formazione dei nostri figli. Di più: per il futuro del Paese. Almeno ci risarcissero con l’ultima prova di buongusto, oltrechè di giustizia, di una punizione esemplare.

Per il risanamento dell’ateneo senese è necessario individuare tutte le responsabilità

unisienaCi piace Massimo Pedani, perché è l’unico che, come noi, chiede di conoscere le responsabilità (Corriere di Siena, 1 agosto 2009) del disastro dell’ateneo senese.

Massimo Pedani. Mi ero ripromesso di non intervenire più sul caso San Niccolò, visto che i cani ad abbaiare alla Luna sono veramente pochi e li ringrazio per la gradita compagnia, ma le dichiarazioni sui giornali dell’onorandino gentile Minnucci – è un diminutivo del gerundio semplice del verbo onorare – colui che stiamo onorando in questo rettore Focardi mi hanno veramente sbalordito. Se tra i tanti turisti in questi giorni a Siena fosse in visita anche un alieno venuto da Saturno (Marte è un po’ troppo vicino) e leggesse gli articoli usciti in questi giorni sulla soluzione della crisi finanziaria dell’Ateneo, non potrebbe che candidare il prode Rettore ad un ambito premio (il Mangia d’Oro, il Santa Caterina?). Infatti viene sbandierato il grande accordo che permette di sanare (ma sembra parzialmente, visto che ci sono pendenze scadenti nel 2011) il debito con I’Inpdap, svendendo il San Niccolò (che, gentile professor Minnucci, come la Torre del Mangia, la Maestà di Duccio, Le Biccherne, Rocca Salimbeni, il ceppo di Montaperti, il Santa Maria della Scala, potranno avere un valore di stima reale ma di fatto, sono beni inalienabili perché consegnati dalla Storia alla comunità senese, e perciò comunque e sempre svenduti, a qualsiasi prezzo venga realizzato, se la comunità cessa di essere proprietaria. Le persone, a qualsiasi livello e ruolo, fanno la cronaca, il presente, ma non possono modificare la Storia, che è scolpita nella memoria collettiva e ne fa parte integrante. Mi chiedo come faccia il Magnifico rappresentante dell’Università a non chiedere pubblicamente scusa, con il capo cosparso di cenere, alla comunità senese privata di beni custoditi per secoli, e soprattutto, ai lavoratori dell’ateneo, ai quali non sono stati versati all’Inpdap per anni contributi mensilmente trattenuti dallo stipendio, sottratti dai bilanci familiari e ai bisogni quotidiani per finire chissà dove. Invece di chiedere il plauso dei dipendenti, che giustamente riavranno riconosciuto dall’Inpdap il maltolto, ci spieghi che fine hanno fatto i contributi non versati del 2004, 2005, 2006 eccetera, ci spieghi dove sono stati spesi, chi li ha spesi, di chi è la colpa, chi doveva vigilare, chi doveva contabilizzare, chi ha la responsabilità diretta ed indiretta degli storni dei flussi finanziari. Questo, Magnifico, non è un accordo storico, ma una misera soluzione di un problema che di storico ha ben poco, che salva le teste dei potenti che hanno causato il disavanzo, a spese della collettività.

Per i sindacalisti di Siena l’università è forse un insieme di uffici in cui depositare il venerabile didietro dei loro funzionari in carriera?

vigni_iacoboni«Uno sforzo deve essere fatto da tutti – ha spiegato Claudio Vigni, segretario generale della Cgil di Siena – (…) Il discorso dei docenti oltre i 65 anni, riguardo ad un loro eventuale pensionamento, è una cosa da valutare visto che il corpo docente incide per il 66% del costo complessivo delle spese.»

Stavrogin. Mi rendo conto che il discorso che vado ripetendo, in un contesto in cui prevalgono ragionamenti meramente quantitativi da sensali, possa apparire superfluo e lontano dal mondo (ir)reale in cui stiamo vivendo, ma non cesso di ribadire che “il corpo docente” non appartiene esattamente ed in blocco alle “spese superflue” dell’università, come certi luculliani pranzi da 750 euro. E mi domando ancora se la gente ha la piena consapevolezza di ciò che fuoriesce dai propri orifizi: a ottobre prossimo partiranno i nuovi ordinamenti, fondati sui numeri attuali di docenti strutturati, che in molti casi sono risicati, e non è vero che ovunque i docenti “sono troppi” (anche qui, o andiamo a vedere come stanno le cose caso per caso, o sarebbe meglio tacere). Si aggiunga che la ministra annuncia un giro di vite, norme più rigide e l’innalzamento dei requisiti minimi di Mussi; per farla breve, i nuovi corsi nascono già moribondi: vogliamo mandare in pensione anticipatamente i docenti che abbiano maturato il diritto, determinando la caduta dei requisiti minimi di docenza e procedendo ad una pietosa eutanasia? Bene, del resto molti si sono già “pensionati” da sé e all’università “non ci risultano”: andrebbero comunque rimpiazzati con giovani aitanti e volenterosi come mera opera di misericordia nei loro confronti; ma com’è noto non si può, anche se un ricercatore costerebbe la metà della metà di un ordinario. Facciamo dunque bene i conticini, perché quand’anche l’operazione di rottamazione del corpo docente ci conducesse ai vertici degli atenei “virtuosi” da un punto di vista ragionieristico, finiremmo per ottenere (come si diceva di quel poeta) il più importante degli atenei… morenti. Ma – si dirà – sono all’orizzonte ulteriori accorpamenti, entro lo stesso ateneo e tra atenei e questo dovrebbe ripristinare i minimi e rimpinguare le fila. Personalmente, pur comprendendo che tutto ciò è inevitabile, temo che il risultato sarà un gran “troiaio” fatto di fretta, con un’accelerazione delle conflittualità e delle pulsioni autodissolutorie:  “i docenti” non sono un branco di bestie vaccine, cioè a dire non è che  contino solo come numero, e dunque non solo non si può mettere un papirologo ad insegnare ottica quantistica, ma anche semplicemente la pretesa di travasare in un dipartimento (a sua volta già in procinto di essere accorpato in una “school” anglo-italica) una carrettata di gente (sicuramente dai molti appetiti e dalle molte aspettative) che c’entra poco o nulla con le competenze locali e la ricerca che lì si pratica, sconvolgendone completamente, sia  l’impostazione della ricerca stessa, che gli equilibri e l’assetto, non può che risultare foriera di nuovi guai.

Noto che il sindacalista non accenna menomamente al fatto che in proiezione, gli amministrativi si avviino ad essere il doppio dei docenti; qualcuno gli chieda cosa diavolo amministreranno: ma cos’è “l’università” per costoro? Forse un insieme di uffici in cui depositare il venerabile didietro dei loro funzionari in carriera?

Ultima spiaggia per uomini liberi e docenti responsabili

spiaggiadesertaEpitaffio senese

Cosimo Loré. Ovunque un disastro come quello dell’ateneo senese sarebbe risolto con il tempestivo intervento dell’autorità politica e giudiziaria, che in simili situazioni hanno un compito preciso e obbligato: commissariare, individuare e punire i responsabili, congelare i loro beni a cominciare dagli stipendi (come si usava nell’ateneo senese allo spirar del primo venticello penale…).
Tira, invece, un’aria mefitica che tende a stordire e confondere le rare coscienze ancora attive, le sole a percepire il fetore emanato dai resti di quella che fu, fino ad epoche recenti, una gloriosa istituzione!

Si moltiplicano impiegati ed uffici invece di informatizzare tutto, come si addice ad una comunità civile e moderna che punti alla efficienza e alla eccellenza. Si lascia affondare nella voragine finanziaria il corpo docente, indiscriminatamente e ingiustificatamente sacrificato agli interessi illeciti legati ad assunzioni e promozioni, riservate ad un personale amministrativo, che a ben guardare risulta tutto residente in città ed elettoralmente appetibile (per successive consultazioni rettorali, comunali, provinciali, regionali). I docenti non danno segni di vita e appaiono inclini al declino, pronti non solo a stringersi la cinghia ma a calarsi le braghe!

Per questo siamo ridotti a tirar simboliche pietre da questo blog, ultima spiaggia per uomini liberi e docenti responsabili.
Una università, che vende i propri gioielli immobiliari e non si impegna a recuperare il maltolto, che tenta in tutti i modi di nascondere responsabilità criminali, che offende i pochi determinati a scoprire e svelare fino in fondo il mastodontico malaffare, non è degna di rispetto né di salvezza.

Ateneo senese: se cade il rettore è già pronto il commissario governativo

Augello

Questo è il risultato che otterranno, per l’ateneo senese, i “dilettanti allo sbaraglio” del tavolo interistituzionale, a giudicare dalla interrogazione ai Ministri competenti del Senatore Andrea Augello del Pdl.

Sen. Andrea Augello. Interroga i Ministri competenti per sapere «se non si ritenga necessario un ulteriore intervento al fine di consentire l’effettivo risanamento dell’Ateneo Senese e prendere sin d’ora in considerazione l’ipotesi, nel caso che nelle prossime settimane l’offensiva in atto per costringere il Rettore alle dimissioni dovesse riuscire, che non resta altro da fare che commissariare l’Ateneo senese. Considerando che:

1) Da notizie di stampa si apprende che la situazione nell’Ateneo senese sta tornando ad essere incandescente come negli ultimi 3 mesi del 2008, quando si discuteva della voragine nei conti dell’Università e delle responsabilità degli ultimi 3 rettori.
2) Il tavolo interistituzionale promosso nel 2008 da Comune e Provincia di Siena, Banca MPS, Cgil, Camera di Commercio al fine di affrontare e portare a soluzione il problema, in 10 mesi non ha prodotto un solo intervento a sostegno dell’Ateneo Senese.
3) Il primo piano di risanamento approvato dal CdA il 17 novembre 2008 ha portato alla dismissione di 5 immobili in locazione e alla vendita del Complesso del San Niccolò, per estinguere il debito Inpdap di 72 milioni di euro.
4) La revisione del piano di risanamento sta portando all’allungamento del periodo per il riequilibrio del bilancio al 2014 e che questo comporta l’apertura di una linea di credito con la Banca MPS di 160 milioni di euro, dando come garanzia gli edifici delle facoltà di Giurisprudenza, Economia e il Rettorato.
5) Per il pareggio al 2014 sono necessari altri 100 milioni di euro che potranno essere ottenuti o con la vendita dell’immobile dove è ubicato il Policlinico Le Scotte oppure, in alternativa, quella di altri immobili quali: le segreterie di Via S. Bandini, Pontignano, Santa Chiara ed il palazzetto dello sport.
6) Sembra inoltre evidenziarsi la necessità di ridurre le spese del personale mediante il prepensionamento dei docenti, la mobilità del personale tecnico ed amministrativo, l’azzeramento dei fondi per la ricerca, per le supplenze e per i contratti.
7) L’esubero in piccola parte del personale docente ma soprattutto degli amministrativi porterà nel giro di pochi anni ad una situazione davvero preoccupante. Le proiezioni dell’organico docente e non docente, considerando i pensionamenti e zero assunzioni, sarebbero infatti le seguenti: nel 2014 (872 docenti e 1163 amministrativi e tecnici); nel 2020 (589 docenti e 1025 amministrativi e tecnici). Nel 2020 si dimezzerebbero i docenti, mentre gli amministrativi resterebbero sempre sopra quota mille. Ovvero una Università costituita per lo più da amministrativi.
8 ) Le difficoltà esistenti hanno di nuovo posto in essere uno stato di agitazione il cui obiettivo sembra essere, più che la soluzione dei problemi, quello di costringere il Rettore alle dimissioni per sostituirlo con qualche altro, magari appartenente a quei gruppi che del dissesto sono i primi responsabili e senza con questo dare un minimo contributo alla soluzione dei problemi.

In definitiva cosa prevede il nuovo piano di risanamento approvato dal Senato Accademico e dal CdA dell’ateneo senese?

stemma_ceramica_tif.jpgSilvano Focardi (Rettore dell’Università di Siena). Gentili Colleghe e Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Rappresentanti degli Studenti, nella seduta congiunta del Consiglio di amministrazione e del Senato accademico dell’Università degli Studi di Siena, che si è tenuta ieri pomeriggio, il Cda, dopo aver acquisito il parere favorevole del Senato, ha adottato la proposta di revisione del Piano di risanamento alla luce delle novità emerse fra il 17 novembre 2008 (data di approvazione del documento) e il primo semestre di quest’anno. La revisione deliberata, che prevede l’estensione dell’arco temporale del Piano fino al 2014, permetterà di sostenere la gestione finanziaria previsionale e riequilibrare la gestione economica. Tenendo conto, dunque, della condizione prospettica, inerente alla dimensione economica della gestione, è derivata la necessità di rivisitare il Piano di risanamento al fine di definire le strategie da percorrere per riportare il risultato economico dell’esercizio in pareggio, nonché, definire l’esercizio in cui si ritiene ragionevole raggiungere tale risultato. La revisione del Piano ha costituito un’imprescindibile necessità per la nostra Università ai fini del controllo della propria gestione e, inoltre, rappresenta un atto indispensabile per dimostrare ai nostri interlocutori esterni (MIUR, mondo bancario, istituzioni e fornitori) quando e come la gestione dell’Ateneo potrà considerarsi risanata. Il nuovo Piano di risanamento 2009-2014 si ispira in larga parte alle linee guida del precedente Piano di risanamento e contiene alcuni elementi di novità rispetto alla precedente versione del documento, in merito al Fondo di Finanziamento Ordinario, alla gestione del costo del personale, al Piano di Ateneo per la Ricerca (PAR), alle decisioni future sul patrimonio immobiliare, alle operazioni di finanziamento a lungo termine. Nelle prossime settimane il Consiglio di amministrazione varerà piani operativi specifici riguardanti l’organizzazione strategica delle attività dell’Ateneo.

Ateneo senese e debito Inpdap: non esistevano ipotesi alternative alla vendita del San Niccolò

minnucciIl pro-rettore dell’Università di Siena, Giovanni Minnucci risponde alla lettera fortemente critica sulla vendita del San Niccolò, pubblicata dal “Corriere di Siena” di ieri.

Il San Niccolò non è stato svenduto

Giovanni Minnucci. Ho letto con grande attenzione la lettera del signor Massimo Pedani pubblicata dal Corriere di Siena di domenica 5 luglio, il cui significato è stato racchiuso nel titolo “San Niccolò, scippo nel silenzio”. (…) vorrei precisare alcune questioni: l’ateneo ha fatto chiarezza nei suoi conti in 3 mesi e mezzo e non in 8 mesi, vale a dire dal momento della nomina del nuovo direttore amministrativo (dicembre 2008) al 31 marzo 2009, il che ha consentito la scrittura di un bilancio consuntivo veritiero (senza infiocchettamenti o nascondimenti di sorta); l’ateneo, con atti del sottoscritto e, quando necessario, del direttore amministrativo – senza dare ad essi pubblicità alcuna, perché si deve essere rispettosissimi delle persone – ha già posto in essere tutti quei procedimenti finalizzati ad individuare le eventuali responsabilità amministrative, con provvedimenti adottati nel totale rispetto delle norme di legge vigenti (sono ancora per formazione e per intimo convincimento un inguaribile garantista e credo ancora nel principio costituzionale della “presunzione di innocenza”); la vendita del San Niccolò è stato un atto necessario perché i contributi Inpdap dovevano essere pagati per garantire la pensione a tutti i dipendenti (passati e presenti) dell’università.
Preciso che si è trattato di “vendita” e non di “svendita” come afferma il signor Pedani. (…) “Svendere” ha un solo significato, vendere ad un prezzo molto più basso del costo di acquisto. Posso assicurare che non è così: il San Niccolò è stato venduto, seguendo tutte le procedure previste, ad un prezzo ben superiore alla somma del costo di acquisto e di ristrutturazione ed alla luce del prezzo di mercato. E poi vi pare possibile che una Istituzione oggi controllatissima potrebbe permettersi di “svendere” arrecando ulteriore danno ai suoi conti, con tutte le conseguenze del caso? Comprendo, perfettamente, l’animo esacerbato con il quale il signor Pedani affronta il problema: vendere un bene, ed un bene così importante, non solo per la sua storia passata, ma anche per le sue finalità attuali, dopo essere stato perfettamente restaurato e reso fruibile, anche alla cittadinanza tutta, non fa piacere, ma era un atto – anche dolorosissimo – da compiere. I debiti, purtroppo, si pagano e, se necessario, come si fa in casi come questo, si vendono anche “i gioielli di famiglia” a meno che non ci siano ipotesi alternative. Non ce n’erano, e nessuno le ha mai formulate. (…)

Università di Siena: venduto ed affittato il San Niccolò

Silvano Focardi (Rettore dell’Università di Siena). Gentili Colleghe e Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Rappresentanti degli Studenti, dopo l’approvazione da parte del Consiglio di amministrazione degli schemi di compravendita del complesso edilizio San Niccolò, abbiamo oggi sottoscritto l’atto di vendita dello stesso a Fabrica Immobiliare Sgr Spa, società strumentale dell’Inpdap, che opera attraverso il Fondo Aristotele come veicolo del Piano di investimento dello stesso Istituto nazionale di previdenza. Contemporaneamente abbiamo sottoscritto un contratto di locazione, della durata di 24 anni, che ci permetterà di continuare a occupare il complesso del San Niccolò e a utilizzarlo per le necessità di ricerca e di didattica della nostra Università. Il contratto prevede anche la possibilità per il nostro Ateneo di riacquisto dell’immobile, in qualunque momento, a un valore pari al prezzo di vendita maggiorato della sola rivalutazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Esprimo viva soddisfazione per il fatto che tale operazione ci permette di far fronte al pagamento di quanto previsto dall’accordo sottoscritto con l’Inpdap il 19 marzo scorso, e di eliminare così ogni debito dell’Ateneo nei confronti dell’Inpdap. Ringrazio quanti, a iniziare dal Direttore amministrativo Emilio Miccolis, hanno lavorato a questa operazione, essenziale per attuare quanto stabilito dal Piano di risanamento 2009-2012.

Universitopoli, uno scandalo senese

Riportiamo dal libro di Raffaele Ascheri (“Le mani sulla città”) tre paragrafi (pagg. 62-64 e 70) riguardanti il Re Sole dell’università di Siena.

Raffaele Ascheri. Dopo Luigi Berlinguer, inizia l’era di Piero Tosi. Trattasi di un periodo oggettivamente troppo lungo anche dal punto di vista puramente quantitativo (dal 1994 al 2006, tre mandati consecutivi con tanto di modifica statutaria – prorogatio – per allungare di un anno il terzo…). Ma non sarebbe, non è certo questo lo scandalo, anche guardando comparativamente la situazione di altri atenei italioti. Il problema è soprattutto un altro: Tosi ha guidato l’Università di Siena comportandosi come un vero e proprio Faraone, come un Re Sole che a nessuno deve rendere conto. L’Università di Siena è stata cosa sua per 12 anni; 12 anni che l’hanno ridotta allo stato comatoso in cui versa, con un debito stimabile intorno ai 250milioni di euro. Così per ridere.
Ma il tosismo non è stato un caso isolato, un isolato accidente all’interno della swinging Siena degli ultimi anni: la Casta senese tutta ha optato per una gestione della cosa pubblica (sic) all’insegna della leggerezza, della superficialità, dell’eccesso, dello scialo. Sempre partendo da un concetto base: usare le strutture pubbliche – ed il danaro pubblico – per autopromuoversi, in vista di maggiori traguardi su scala nazionale (Tosi stesso era di sicuro un papabile per un posto di Ministro dell’Università o della Salute nel 2006, se non fosse stato travolto dagli avvisi di garanzia). Sapendo che c’erano le dovute coperture politiche (massoniche?) per poterlo fare; sapendo che ognuno avrebbe chiuso un occhio, anzi due, senza invadere il raggio d’azione dell’altro (come fra potere politico e potere ecclesiastico); sapendo che la stampa e la televisione mai e poi mai sarebbero venute a ficcare il naso all’interno del Bengodi universitario; sapendo, infine, di trovarsi davanti una magistratura non sempre brillante per dinamismo ed intraprendenza (ovviamente, con le dovute eccezioni: nel caso, il dottor Formisano). Questo è il contesto, il quadro ambientale in cui è nato, è cresciuto, è maturato il tosismo. Fino alla clamorosa scoperta dell’altrettanto clamoroso buco dell’Università.

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