Decidi tu che segno lasciare. Firma la petizione contro le mutilazioni genitali femminili

Ci sono tanti modi di fare violenza su una donna. Alcuni sono addirittura legali. Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una pratica crudele che ogni giorno fa 8000 giovani vittime. Ora dipende anche da te. Puoi lasciare che quest’orrore continui oppure puoi firmare perché una risoluzione ONU nel 2011 metta al bando queste mutilazioni, per sempre.

Appello per una messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011

Noi sottoscritti cittadini di tutto il mondo e militanti per i diritti umani, riuniti oggi dopo anni di lotta affinché le mutilazioni genitali femminili siano riconosciute e condannate come violazione del diritto all’integrità della persona e coscienti che un divieto delle Nazioni Unite rafforzerà e apporterà un nuovo slancio agli sforzi che sono ancora necessari per eliminare la pratica ovunque nel mondo:

– chiediamo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili ovunque nel mondo.
– chiediamo ai nostri governi, così come a tutte le organizzazioni internazionali e regionali, di sostenere e promuovere l’adozione di questa risoluzione nel 2011.
– invitiamo i cittadini di tutto il mondo a sostenere e firmare questa petizione per mettere al bando questa violenza generalizzata e sistematica commessa contro le donne e le bambine in violazione del loro diritto fondamentale all’integrità personale.

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All’università di Siena solo cambiamenti di facciata, come se non esistesse l’emergenza

Titolo suggerito dalla politica dell’attuale amministrazione universitaria senese in merito a: piano di risanamento, offerta formativa, Poli didattici esterni, debiti fuori bilancio, composizione della commissione per le modifiche di Statuto, riorganizzazione clientelare degli uffici amministrativi, «preconsigli» di amministrazione, dismissione del patrimonio immobiliare. Di seguito una riflessione di Giovanni Marchesini sull’attuazione, appena iniziata, della riforma universitaria.

Atenei, riforma e registi vecchi (Corriere del Veneto, 11 marzo 2011)

Giovanni Marchesini. Se in un futuro più o meno prossimo vedremo un’università, generata dalla recente riforma, più competitiva e flessibile nel governare ricerca scientifica e formazione nello scenario del dopo crisi, dipenderà in larga misura dai registi cui verrà affidato il non facile compito di tradurre concretamente le norme contenute nella legge. Nonostante l’eco mediatica, una legge non sufficientemente innovativa: al legislatore sono mancati, infatti, il coraggio e una chiara visione degli obbiettivi. E tuttavia le opportunità che offre vanno colte con spirito costruttivo. Gli inaccettabili livelli di degenerazione raggiunti da tempo nella gestione degli atenei non offrono alternative: il nuovo va perseguito, nel bene e nel male, in ogni regione e in ogni ateneo, nonostante i forti vincoli centralisti che permangono. Sono numerosi tuttavia gli elementi che generano confusione. Vediamo un esempio.

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Si chiuda il corso di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno

«Si chiuda l’università di Siena e si sviluppi quella di Arezzo, Buonconvento e Colle di Val d’Elsa». Così commentavo il 17 luglio 2010 su questo blog le dichiarazioni del “giovane Walter” Bernardi, che rifiutava con sdegno l’ipotesi di rendere autonomo da Siena il Polo universitario aretino. Una provocazione, la mia? No di certo! Infatti, dopo la decisione del Senato accademico di chiudere il corso di laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Geologiche, ecco quel che dichiara il sindaco di San Giovanni Valdarno, Maurizio Viligiardi, a “La Nazione” di Arezzo e al “Nuovo Corriere Aretino” il 2 marzo scorso:

«Questo è il dato più sconcertante. Siamo di fronte ad una decisione inconcepibile, una scelta a dir poco scellerata e scandalosa: 49 nostri nuovi iscritti per il 2011 contro gli 8 di Siena. Non si capisce perché, allora si chiuda il corso di San Giovanni e si lasci aperto quello senese. Nell’incontro che abbiamo avuto con il Rettore e con il Preside della Facoltà di scienze, ho anche cercato di capire se c’era una possibilità di sdoppiare il corso in due indirizzi e di poterne portare uno a San Giovanni: neanche questo è stato possibile. La motivazione è stata: i professori di Siena non vogliono venire ad insegnare a San Giovanni. Questo è davvero sconcertante: non può essere chiusa un’esperienza come questa soltanto perché docenti non vogliono venire qua.»

Come si vede la realtà ha già superato la fantasia! Con notevoli vantaggi! Trasferendo Geologia di Siena al “Centro di Geotecnologie” di San Giovanni Valdarno si libererebbe il grande contenitore del Laterino, dove  trasferire “Lettere” ed “Ingegneria”, attualmente ospitate al San Niccolò. Risparmio iniziale: circa 5 milioni di euro l’anno, l’affitto oggi pagato per l’ex psichiatrico. Senza considerare, come dichiara il sindaco, «il pregio vero del polo di San Giovanni: aver creato un rapporto con le aziende del territorio, aver internazionalizzato l’Università, perché da qui partono ragazzi che vanno a fare esperienze di lavoro e stage all’estero, e di aver creato il presupposto perché i ragazzi quando escono del Centro hanno ottime prospettive, se non la certezza, di trovare subito un lavoro attinente con il percorso di studi effettuato.»

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (9 marzo 2011). Si chiuda il corsi di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno. (Trasferendo Geologia di Siena al “Centro di Geotecnologie” di San Giovanni Valdarno si libererebbe il contenitore del Laterino).

Gli studenti sculacciano il preside della Facoltà di Lettere d’Arezzo “prima in Italia”

Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Parliamo ancora del mancato accorpamento tra le due Facoltà di Lettere dell’ateneo, quella di Siena e quella di Arezzo. Questa ipotesi non è mai stata presa in considerazione dalle commissioni per il riordino didattico, cosa che fa drizzare i capelli poiché, per via dei requisiti che i corsi di laurea dovranno soddisfare per il Ministero, in entrambe le Facoltà resteranno dei corsi vuoti, risultato di fusioni tra discipline troppo eterogenee in una corsa al ribasso di qualità e formazione degli studenti. Se le due Facoltà venissero accorpate, invece, si potrebbero mantenere molti corsi di laurea, attrattivi e qualitativamente eccellenti, e al contempo mantenere una sede distaccata ad Arezzo, dove invece di avere un’offerta didattica ridicola, la città potrebbe offrire una maggiore ricchezza di formazione e di ricerca, innescando quel circolo virtuoso che, portando nuovi studenti, ridarebbe vita all’indotto economico e culturale aretino, ormai in piena decadenza. Ma questo è stato detto ai cittadini aretini? E questa opzione è stata presentata alla cittadinanza senese, che si vorrebbe tagliare fuori da ogni decisione gestionale del nostro Ateneo che sta sempre più velocemente scivolando verso un nulla accademico, cancellato dai progetti di migliaia di future matricole che non sceglieranno mai di venire qua a studiare?

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Ancora sulla svendita del patrimonio immobiliare in regime di autonomia universitaria

Il numero di febbraio di Altreconomia (l’informazione per agire) – acquistabile a Siena presso MondoMangione coop Via Pantaneto 96 oppure scaricabile online per 4.00 € –  ha pubblicato un’inchiesta sull’Università secondo la quale «l’uso privatistico degli atenei è già realtà da molto tempo e la riforna Gelmini arriva a completare l’opera.» Di seguito si riportano i passi riguardanti l’Ateneo senese.

Stefano Zoja. Caccia agli immobili universitari. L’ex ospedale psichiatrico San Niccolò è una magnificente struttura, inaugurata a Siena nel 1818. Oggi fa parte del patrimonio di Fabrica Immobiliare, che l’ha acquistata nel 2009 dall’Università di Siena per 74 milioni di euro. Solo un anno prima nell’ateneo toscano era scoppiato il bubbone finanziario più grave dell’università italiana: un buco di bilancio di quasi 300 milioni di euro. Nel piano di risanamento della voragine contabile – che ancora oggi si sta allargando – si è decisa anche la vendita di alcuni gioielli di famiglia, come il San Niccolò e il Policlinico universitario Le Scotte, “svenduto per 108 milioni alla Regione Toscana, nonostante ne valga più o meno il doppio”, dice Giovanni Grasso, ordinario di Anatomia a Siena. Più corretto è apparso il prezzo di vendita del San Niccolò, che però è ora affittato alla stessa università per una cifra intorno ai 5 milioni annui. A riscuotere l’affitto c’è, appunto, Fabrica Immobiliare, una società di proprietà dell’Inpdap (l’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica), che vantava un credito colossale nei confronti dell’ateneo senese, e che ha tra i soci la Fincal dei Caltagirone e il Monte dei Paschi di Siena, che attraverso la sua Fondazione è un importante finanziatore dell’ateneo. La coerenza dell’investimento per Fabrica Immobiliare è data anche da uno dei fondi operativi di sua gestione, il “Fondo Aristotele”, consacrato agli investimenti immobiliari nei settori dell’università e della ricerca. A Siena è oggi in vendita anche la Certosa di Pontignano, uno splendido complesso a Nord della città, oggi centro congressi dell’università. Lo scorso 30 novembre è andata deserta un’asta che aveva come prezzo base 68 milioni. La quotazione dovrà scendere, forse avvicinandosi al valore indicato da uno studio che valuta l’immobile fra i 10 e i 21 milioni, redatto da Sansedoni spa. La società, i cui soci principali sono Fondazione e Banca Monte dei Paschi di Siena, ha realizzato all’inizio del 2009 uno studio di fattibilità sulle opportunità di valorizzazione della Certosa. “Incerte”, dicono, nonostante “l’unicità architettonica” dell’immobile. E Siena potrebbe essere solo l’inizio.

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Università: dopo l’approvazione della Legge Gelmini comincia la guerra degli Statuti

Abrogare l’Università o la Legge?

ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari). I primi preannunciati effetti della Legge sull’Università sono sotto gli occhi di tutti: blocco di qualsiasi bando e commissariamento degli atenei con l’Anvur e i Rettori. L’obiettivo finale dell’operazione è la consegna alle oligarchie accademico-economico-politiche locali degli Atenei, la maggior parte dei quali saranno emarginati o chiusi: non a caso Fiorella Kostoris, che “viene data (da chi?) come probabile presidente dell’Anvur” sostiene, come la Confindustria e l’accademia che conta, che «nel nostro Paese la vera riforma sarebbe l’abolizione del valore legale del titolo di studio e la fine di ogni appiattimento burocratico (…) in Italia le differenziazioni di status qualitativo o di salario tra università sono inesistenti».

Con la Legge si vuole completare l’opera di smantellamento dell’Università statale, cancellandone completamente l’autonomia e la democrazia. Un disegno politico-affaristico portato avanti nel nostro Paese dalla Confindustria e da un gruppo di “baroni di stato” che da oltre un ventennio operano, servendosi di tutti i Partiti, per devastare gli Atenei: finta autonomia finanziaria e statutaria, svuotamento del Cun e rafforzamento della CRUI, finti concorsi locali, dequalificazione degli studi con il “3+2”, progressivo taglio dei finanziamenti, blocco del reclutamento e delle promozioni, espansione e allungamento del precariato, messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori, progressiva eliminazione del diritto allo studio. L’alternativa a tutto questo è il rilancio di una protesta per contenere i danni della Legge, arrivare alla sua abrogazione e attuare un vera riforma democratica e condivisa dell’Università.

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Per il Pd senese i poli universitari decentrati non sono più strategici. «Vuol dire che vanno chiusi?»

Un commento di Arbiter (pubblicato su “Impegno per Siena”) in merito alla posizione del Pd sull’università di Siena.

Il PD e le spine dell’Università (e della Banca)

Arbiter. Mi ha particolarmente incuriosito la nota del 25 gennaio 2011 sulla cronaca senese de La Nazione destinata alle “spine dell’Università”. Il titolo è emblematico e ultimativo: “Non c’è un minuto da perdere”. E prosegue nel sottotitolo, con tono decisamente imperativo: «Riccaboni presenti subito il piano strategico di risanamento.» Non sono, quelle virgolettate, espressioni da attribuire alla redazione, come di consueto, quando si tratta di titoli, ma vere e proprie “gride” pronunciate da tal Montibello, qualificatosi come responsabile provinciale del PD per l’Università.

La prima considerazione che mi viene spontanea è semplice: gli ex-comunisti, come la “volpe” del proverbio, perdono il pelo ma non il vizio. E il vizio è sempre quello di “comandare” ed essere ubbiditi. Non si limitano a formulare proposte o ipotesi da sottoporre al vaglio democratico della discussione, ma “impongono”. Non esprimono pareri, emettono sentenze, redigono decreti, dettano l’ordine del giorno e fissano il calendario esecutivo. Danno l’impressione, comunque, che questo rettore, alla cui scelta hanno indubbiamente concorso, sia poco disposto a giocare un ruolo subalterno ai protettori politici di riferimento, e abbia quindi bisogno di un deciso richiamo all’ordine.

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Al capezzale dell’università la società civile discute delle responsabilità delle forze politiche nella crisi del “Sistema Siena”

 

Mario Ascheri. L’incontro ha come presupposto il grave ritardo con cui le forze politiche si preparano alle elezioni comunali prossime venture (forse anche prima di maggio), per le quali esistono per ora solo i candidati di PD e Lega Nord, mentre sono addirittura incerte le alleanze.
Ci si propone pertanto di richiamare le forze politiche alla loro responsabilità. Le associazioni espressione della società civile, preoccupate per i problemi dei cittadini tutti per la crisi crescente in città, auspicano con forza un processo di chiarimento, dialogo e accorpamento delle forze di opposizione al presente sistema per una soluzione positiva del confronto elettorale così vicino.
Va da sé che se le opposizioni non sapranno suscitare per tempo un adeguato e diffuso entusiasmo attorno ad un progetto largamente condiviso il “Sistema Siena” – del quale l’Università è stata la prima vittima – sarà destinato ad un ulteriore e rapido degrado.

L’università dei morti viventi

Morti viventi

Cosimo Loré. Si discute se l’università a Siena sia ancora in vita dopo il pazzesco saccheggio delle ultime amministrazioni che hanno reso l’ateneo l’unico in Italia dove non si può più assumere né promuovere nessuno.

Taluno d’animo troppo nobile propone tecniche “dolci” d’approccio a chi ha calpestato codice penale e umano rispetto, mentre altri più consapevoli incitano a prendere a calci i demolitori dell’ateneo.

Se ci fosse un brandello di decoro la rivolta sarebbe stata incontenibile e invece i sopravvissuti strisciano silenziosi svolgendo dubbie attività di formazione di futuri medici, legali, letterati, biologi.

Da quando l’università è finita in mano ad irresponsabili girano questionari di valutazione anonimi con capovolgimento dei ruoli e gli studenti tengono sotto scacco i professori condizionandone anche le retribuzioni.

E nella Facoltà medica, dove sono in gioco la salute e la vita, la serietà è vanificata dall’esigenza di raccogliere le simpatie degli studenti e non di valutare idoneità e capacità degli aspiranti dottori.

Così la didattica si è ridotta ad un guazzabuglio insensato di una miriade di crediti affidati a folle di docenti a vario titolo inquadrati dagli esiti non comparabili con i corsi magistrali di pochi grandi maestri.

Lo sfascio imporrebbe di recuperare i soldi ma anche i posti sottratti ai meritevoli e di rimuovere i falsi docenti nati da prove truccate e da truffe provate il cui servizio non è di certo da alta scuola.

Mediocri e meschini sono sempre pronti a sottomettersi e proprio nell’antico splendido ateneo senese oggi sembra di incontrare morti viventi che si aggirano come se non fosse successo niente!!!

E come se i responsabili del disastro fossero identificabili solo con i processi penali…

Un consiglio al ministro Gelmini: istituisca un corso sulla salvaguardia del pomodoro nostrale

Roberto Petracca. In Italia abbiamo 1,6 università (ed istituti simili) per milione di abitanti. In Francia ce ne sono 8,4, in Germania 3,9, nei Paesi Bassi 3,4, in Spagna 1,7, nel Regno Unito 2,3 ed in USA 14,5. 
In Italia abbiamo 46,7 università (ed istituti simili) per milione di studenti. In Francia ce ne sono 247,3, in Germania 170,7, in Olanda 96,1, in Spagna 43,8, nel Regno Unito 62,9 ed in USA 252,3. Di fronte al suddetto quadretto il trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini ha tagliato i fondi all’università per rendere il paese più creativo, istruito, colto e competitivo. 
Per quanto riguarda l’offerta formativa, in Italia abbiamo 5.500 corsi di laurea mentre in Germania ce ne sono 8.955. L’Olanda ha una media di 75,9 corsi di studio per ateneo contro una media italiana di 68.5. I ranking internazionali dicono che l’Olanda ha uno dei migliori sistemi universitari ed ha 96 corsi di laurea con meno di sedici iscritti, 14 dei quali con 2 iscritti ed altri 12 con un solo iscritto. 
L’esplosione dei corsi di laurea che si è avuta in Italia col 3+2 ed a cui si sta imputando una gran mole di colpe in termini di sprechi ed inefficienze pare che sia essenzialmente una cantonata. Il 3+2 ha infatti portato al raddoppio dei corsi ma al loro dimezzamento in termini di durata. Inoltre quando si confrontano i numeri con l’epoca del vecchio ordinamento non vengono conteggiati gli indirizzi che nel vecchio ordinamento c’erano per cui l’esplosione è più apparente che reale.
 Sembra quindi che non vi sia stata alcuna esplosione, degenerazione o inefficienza dell’offerta formativa. Ma la Gelmini giustifica la sua riforma dicendo che serve anche a segare il caos ed i corsi tipo “Benessere del Cane e del Gatto”, “Scienze del Fiore” ed “Enogastronomia Mediterranea”. Guardando fuori casa vediamo che la situazione è ben peggiore in paesi avanzati come l’Olanda, la Francia, la Germania e gli USA. Se però stentiamo a competere con questi paesi c’è da chiedersi se il caos aiuta o penalizza la competitività. Io penso che il caos è propedeutico alla competitività. Se è vero che l’economia basata sul vino è importante in Italia e Francia e che senza la coltivazione ed il commercio dei fiori un paese avanzato come l’Olanda chiuderebbe battenti.
 Alla Gelmini suggerirei di dare un piccolo contributo al caos istituendo dei corsi universitari sulla salvaguardia del pomodoro nostrale. Penso che potrebbe avere una sua utilità. Se è vero come è vero che il paese del sole, del mare e della pizza ha reintrodotto la schiavitù ed ha sviluppato il caporalato per la raccolta dei pomodori ma nonostante ciò non riesce a competere col mondo ed importa i pomodori coltivati nelle serre olandesi. Olanda che per coltivare i pomodori preferisce usare le cooperative di produttori che collaborano, finanziandole, con le università ed i centri di ricerca invece di usare la schiavitù ed il caporalato. I dati (da: “la voce.info“) sono del 2008.