Concluse le indagini sull’elezione del rettore e sul buco dell’università di Siena

Partiamo dalle dichiarazioni ufficiali

In data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per l’anno accademico 2010/2014. Le indagini, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica dottor Antonino Nastasi e condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria del Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, ipotizzano a carico degli indagati il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Nei giorni scorsi gli atti sono stati notificati agli indagati, alcuni componenti del seggio elettorale e i componenti effettivi della commissione elettorale. Tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca, che in questa indagine riveste la qualifica di persona offesa, con cui veniva nominato il Rettore dell’Università degli Studi.

Il 4 novembre 2010, il Ministro aveva dichiarato: «Si tratta di una presa d’atto dovuta dei risultati delle 
elezioni, che a oggi non risultano essere stati invalidati. Il provvedimento non 
intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, 
in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in
 corso. Con tale provvedimento il Ministero ha doverosamente recepito i risultati 
elettorali comunicati dall’Università, come previsto dalla 
legge».

Nota della Procura della Repubblica di Siena e della Guardia di Finanza sulla conclusione delle indagini sul “buco dell’università” e sulla violazione del segreto investigativo

I Sostituti Procuratori Antonino Nastasi e Aldo Natalini hanno portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università”. L’inchiesta, avviata a fine 2008 dall’allora Procuratore Capo della Repubblica Nino Calabrese e dal Sostituto Mario Formisano, fu immediatamente affidata al Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme Gialle senesi. Dopo circa tre anni d’incessante lavoro, a seguito di numerose acquisizioni documentali, controlli incrociati, perizie tecniche, intercettazioni telefoniche, perquisizioni, interrogatori, su disposizione dei magistrati titolari dell’indagine, la Guardia di Finanza ha, pertanto, notificato ieri 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – ex rettori, direttori amministrativi, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili – a vario titolo accusati di aver gonfiato i bilanci per far apparire sano lo stato di salute dell’Istituzione contabilizzando residui attivi inesistenti, per decine di milioni di euro, e per aver sottratto, anche per scopi personali, beni e denari pubblici contribuendo, in tal modo, a svuotare le casse dell’Università. Per loro i capi d’imputazione parlano di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato. Diversamente da quanto anticipato da organi di stampa il provvedimento di conclusione delle indagini è stato depositato dal Procuratore della Repubblica e dai Sostituti Procuratori titolari delle indagini in data 10 novembre 2011 e non in data 8 novembre 2011, e riguarda 18 indagati e non 23. La posizione degli altri indagati è stata separata, è ancora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria ed è coperta da segreto investigativo. La Procura della Repubblica, nello stigmatizzare la violazione del segreto investigativo che ha caratterizzato ripetutamente la presente indagine, anche in fase di estrema delicatezza ed importanza e da ultimo in relazione ad avvisi non ancora depositati e a posizioni ancora pendenti e oggetto di segreto, è consapevole dell’importanza della libertà di stampa, costituzionalmente tutelata, e dell’interesse pubblico alle notizie correlate alla presente vicenda. Al contempo sottolinea che non può essere violato il segreto investigativo e che la violazione di detto segreto non può non essere accertata, anche in ragione del fatto che spesso la pubblicazione di notizie e di fatti coperti da segreto nuoce irrimediabilmente all’attività d’indagine che la Procura della Repubblica è istituzionalmente chiamata a svolgere.

Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico

La notizia è ormai certa! L’8 novembre i Pm Antonino Nastasi e Aldo Natalini hanno concluso le indagini sulla voragine da 200 milioni d’euro nell’ateneo senese con la richiesta di rinvio a giudizio per 23 indagati. Questi i capi d’accusa: peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio. Inoltre, sembra che la Procura intenda procedere al sequestro di beni e conti correnti degli indagati, per recuperare almeno una parte del danno erariale. Anche le indagini sui presunti brogli elettorali sembrano ormai concluse e fra qualche giorno si saprà se Riccaboni è legittimato a esercitare pienamente le funzioni di rettore dell’università degli Studi di Siena. Tutto ciò avviene dieci giorni prima dell’inaugurazione dell’anno accademico, voluta e fissata dal rettore per il 21 novembre.

A questo punto, è logico chiedersi se non sia il caso di annullare la cerimonia nell’esclusivo interesse dell’ateneo. In caso contrario, considerando che tra gli indagati figurano due ex rettori, tre ex direttori amministrativi e quattro revisori dei conti, Riccaboni ha il dovere di fornire, per l’occasione, una precisa ricostruzione della vicenda che ha affossato un’istituzione dal glorioso passato. E anche se, al momento, non è tra i destinatari di un avviso di garanzia, appare quanto mai opportuna una dichiarazione per escludere ogni sua forma di responsabilità nel dissesto dell’ateneo, in considerazione del ruolo svolto come presidente del nucleo di valutazione, preside di Facoltà e presidente del Cresco. Infine, poiché è già passato un anno di rettorato, s’impone che nel corso dell’inaugurazione la comunità accademica sia informata delle ragioni di alcune scellerate iniziative, considerata la totale assenza di trasparenza che le contraddistingue. Si ricordano, in particolare: la nomina dell’attuale direttore amministrativo e la sua retribuzione (non approvata dal CdA e superiore, di circa 30mila euro, a quella prevista per il nostro ateneo); l’inesistenza di un piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione, necessario e obbligatorio; l’azione truffaldina relativa all’utenza sostenibile per l’attivazione dei corsi di laurea in Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Scienze Biologiche e il conseguente scadimento dell’offerta formativa; il ridimensionamento della Facoltà medica e la sua “ospedalizzazione”; l’immotivata riorganizzazione degli uffici amministrativi con attribuzione delle responsabilità a soggetti privi delle necessarie competenze; le delibere adottate in evidente conflitto d’interessi; il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare; i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi. Questi sono i temi che la relazione del rettore dovrà trattare se, nonostante tutto, persiste nell’idea di inaugurare l’anno accademico.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (11 novembre 2011). Anno Accademico: è il caso di inaugurarlo?

Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?

Rabbi Jaqov Jizchaq. Si dice che «non c’è niente di male nel riportare l’ateneo senese a numeri gestibili, anche se con tagli effettuati su criteri economici…». Vecchio argomento un po’ ipocrita, se mi si consente, giacché non è mai seguito dall’elencazione di dati di fatto precisi: la gente viene dichiarata inutile “post mortem” e il ragionamento ammonta quindi ad un pirandelliano “così è se vi pare”: la storia la scrivono i vincitori e se a quello là, l’hanno ammazzato, avranno pur avuto delle ragioni per farlo. Amen. La saga dei luoghi comuni. Siamo davvero sicuri che siano state cancellate certe strutture o corsi di laurea creati artificiosamente e dispendiosamente negli anni passati e basta? A me risulta più di una situazione in cui è accaduto casomai l’esatto contrario, e che molto di ciò che si dichiara “inutile” sia ancora allegramente quanto inspiegabilmente in piedi. Quasi tutto ciò che è stato creato negli ultimi quarant’anni, non si è consolidato, spesso perché nato da un atto politico poco lungimirante e convinto, e pertanto recava già una scadenza nell’atto di nascita, come il latte e lo yogurt. Senza dire che la situazione economica del paese è precipitata. Purtroppo però si tratta, ragionando un po’ a spanne, di oltre la metà dell’ateneo: e allora che si fa? Se sbaglio, naturalmente, correggetemi, ma siate meno vaghi, cominciando a spiegarmi come ciò nonostante, le sedi distaccate sono ancora lì, con i loro doppioni, per i quali s’intravede un “radioso avvenire” a spese della casa madre, magari con quattro o cinque studenti, e le più volte dileggiate in questo forum “scienze del bue muschiato” sono più vive che mai, semplicemente perché dal punto di vista del personale (non necessariamente degli iscritti!) “troppo grosse per fallire”, come si dice ora. Questo è il punto: non aspettiamoci scelte razionali e qualitative quando si applicano criteri meramente quantitativi e “lineari”. Almeno, questo è quello che mi è dato di vedere, giacché come altre volte ho sottolineato, a me pare che in questa fase contino solo le famose staliniane “divisioni” (“quante divisioni ha il Papa?”) e come attesta anche l’episodio di Ematologia, pur relativo ad una Facoltà dove di docenti ce ne sono parecchi, di questi tempi quando se ne va un professore, può darsi che entri in crisi un intero settore: figurati dove di professori ce ne sono meno! E viceversa: la presenza di parecchio personale di ruolo, costituisce per caso ipso facto un segno di eccellenza? In molti casi poi, cosa tenere e cosa sopprimere è frutto di scelte politiche, equilibri, negoziazioni che travalicano l’università stessa, patti tra “grandi elettori” e sarebbe bene che chi compie tali scelte, almeno non nascondesse la mano, sicché si possano almeno intravedere i tratti di un disegno volto a un fine, ancorché criticabile, e non avere l’impressione di essere in balia di forze che lottano darwinianamente per la sopravvivenza o macchinazioni del tutto estranee al perseguimento del bene comune. Siamo sicuri dunque che siano stati criteri “economici” e di razionalità a guidare i tagli? Io mi azzardo a dire di no, perché il meccanismo dei “tagli lineari” (leggasi “requisiti minimi di docenza” più pensionamenti) decapita un po’ a casaccio e togliere un pollo a chi ne ha ventidue o toglierlo a chi ha solo quello, non è la stessa cosa, né la specchiata onestà o il valore di qualcuno si giudicano necessariamente dai polli che conta il suo pollaio. Posso certo sbagliarmi, ma sfido chiunque ad argomentare per dimostrarmi il contrario, giacché trovo che a cinque anni dall’eplosione del “buho”, non sia più tollerabile porre queste questioni in termini vaghi ed interrogativi. Per piacere, guardiamo in faccia la realtà! In ogni caso, se fossi uno che deve trascorrere ancora qualche lustro in questa sede, direi: “fate quello che volete: continuate a puntare sulle “scienze del gatto e del bue muschiato” e a dichiarare inutile magari la meccanica quantistica, la genetica o la topologia differenziale, ma per amor del cielo, chiarite a chi non sia prossimo alla pensione e veda scomparire attorno a sé le condizioni stesse del proprio operare, cosa deve fare nei prossimi dieci o venti anni”, perché non si può semplicemente tenere in ostaggio una generazione o due. Torno a ripetere che il problema, a mio modestissimo avviso, non si può risolvere “intra moenia”.

A grandi passi verso un’unica Facoltà medica della Toscana

Francesco Lauria. Magnifico Rettore, Ill.mo Sig. Preside, Colleghi di Facoltà. Non riesco a dissimulare una certa amarezza e disappunto per l’anticipata conclusione della mia attività di Professore Universitario e Responsabile Clinico dell’Ematologia. Quanto è accaduto in questi ultimi due anni è stato veramente terribile e vissuto con il solo conforto e la solidarietà dei miei collaboratori più stretti e di qualche amico. Purtroppo però, non ci sono limiti al peggio, infatti dopo aver “polverizzato“ l’Ematologia e Trapianti, una tra le strutture meglio funzionanti sia dal punto di vista scientifico che assistenziale, l’opera di distruzione non ha risparmiato nessuno, neanche la prof. Bocchia, Professore Associato di ottima reputazione nazionale e internazionale sia come docente che come riferimento assistenziale che avrebbe avuto tutte le capacità di assumere la direzione della struttura. Pertanto, non comprendo la necessità di richiedere all’Università di Firenze un Ordinario che svolga un’attività di “tutoraggio” un giorno alla settimana, se non pensando a specifici disegni futuri a cui l’Ematologia fa da cavia creando un “pericoloso precedente”, che comporterà un inevitabile indebolimento della Facoltà come sostenuto anche dal prof. Petrini, Ordinario di Ematologia e Preside della Facoltà di Pisa. Concludo auspicando che la Facoltà Medica possa uscire quanto prima da questo momento oscuro, inquietante e cinico e auguro a tutti di avere una fortuna migliore della mia.

Mario Petrini. Caro Francesco, ho appreso con sorpresa, nel corso del recente Congresso Nazionale di Ematologia, della tua decisione di dimetterti. Spero che sia ancora possibile che tu ritorni sui tuoi passi: infatti una simile scelta priverebbe l’Ematologia di un Professore Ordinario universalmente conosciuto ed apprezzato, Ricercatore di fama internazionale e Coordinatore di studi di grande respiro che suscitano notevoli speranze. Ho avuto modo di esporre la situazione al Collegio dei Professori Ordinari del nostro settore scientifico disciplinare e tutti, indistintamente, si sono stupiti e dichiarati amareggiati per l’indebolimento che la disciplina avrebbe con un tuo ritiro. Il prestigio internazionale di cui l’Ematologia italiana gode è frutto di studiosi come te che la rappresentano nei congressi più importanti e con pubblicazioni di elevatissimo impatto come quelle che hai prodotto. Oltre che per queste considerazioni sono profondamente contrariato, come Preside della Facoltà di Medicina di Pisa, per l’assetto didattico e assistenziale che deriva da una simile decisione non opportunamente preparata. La copertura che le tre Università offrono, per quanto attiene all’Ematologia, è infatti precaria con una offerta assistenziale al limite del fabbisogno. L’ipotesi che il tuo Preside mi ha prospettato, di una condivisione con il Prof. Bosi, Ordinario di Firenze, mi stupisce, come ho avuto modo di dirgli e mi amareggia non essere stato coinvolto. In primo luogo avete, a Siena, un Professore Associato di grande rilevanza, la Professoressa Bocchia, coordinatore di uno studio di interesse internazionale aperto anche all’industria, che gode di ottima reputazione sia come Docente che dal punto di vista assistenziale. La Professoressa ha, a mio avviso, tutte le capacità per proseguire la tua opera e non vedo necessità di tutoraggio o di un periodo di attesa. Anche strategicamente, la condivisione non strettamente necessaria, di Docenti porta inevitabilmente all’indebolimento della stessa Facoltà che potrebbe risultare sminuita rispetto alle altre. Vero è che questa soluzione appare temporanea, ma ugualmente il precedente è pericoloso. Ho più volte sottolineato come, a mio avviso, una programmazione delle attività sul territorio regionale debba essere fatta arrivando perfino alla rinuncia coordinata di corsi di laurea triennale mentre l’idea della condivisione porta in se i rischi dell’inefficienza ed avvia verso un’ipotesi di Facoltà unica della Toscana. Non credo che la tradizione, l’esperienza ed il prestigio delle tre Università possano consentire una simile evoluzione che ha in se il germe della perdita di autonomia.

A Siena continua l’esodo dei docenti universitari: per amore o perché morsi dal ramarro?

Il Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS), Paolo Morello Marchese, ha dichiarato: «Ho dovuto chiedere ad alcuni professionisti di agevolare un percorso di cambiamento. Li ho convocati uno per uno, analizzando la situazione di ogni singola realtà. Tutti hanno compreso e praticamente tutti si stanno avviando verso il pensionamento, per alcuni precoce, per altri no. Devo ringraziarli tutti per la sensibilità dimostrata in questa circostanza, hanno compreso, per il bene dell’ospedale, la necessità di procedere alla riorganizzazione di alcuni settori importanti. I risparmi che ne ricaveremo andranno al sostegno di nuovi ricercatori.»

Ecco i tredici docenti: Alberto Auteri, Francesco Cetta, Anna Coluccia, Giuseppe Coviello, Francesco Lauria, Marco Lorenzi, Pietro Luzi, Giuseppe Marzocca, Lucio Palma, Mario Antonio Reda, Giancarlo Stortini, Mirella Strambi, Francesco Tani.

Un fondo immobiliare per speculare sull’Università di Siena?

Arnold Böcklin, "The Isle of the Dead", 1883

Ancora una volta, il silenzio assordante sulle vicende dell’Università di Siena è rotto da un articolo del Mondo, di seguito integralmente riportato, che, segnalando un altro caso di nepotismo e una situazione conflittuale nella Facoltà d’Economia, conferma quel che rivelai nel giugno scorso: l’esistenza di un progetto rischioso e illegittimo per la gestione di alcuni immobili dell’Ateneo. Per tamponare le croniche crisi di liquidità, poteva, Riccaboni, vendere qualche immobile, come ha fatto il suo predecessore? No! Troppo facile! Un economista di grande stazza, come lui, non può certo apparire come un agente immobiliare! Ecco, allora, l’idea di «un’operazione straordinaria» che prevede la costituzione di una “Fondazione” per la gestione degli immobili da alienare. L’assoluta segretezza che circonda il progetto, il tentativo (fallito) di farlo approvare surrettiziamente, nascosto all’interno di una delibera sulla ricognizione degli spazi, gli screzi tra i docenti ideatori, i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi, la comparsa, per ultima nel panorama delle trovate brillanti, di una Società di Gestione del Risparmio (sgr), le tante domande sull’intera vicenda che, ancora, attendono risposta, tutto ciò legittima il sospetto di una speculazione ai danni dell’Ateneo. Come non ricordare la cartolarizzazione, nel 2007, degli enti pubblici previdenziali che portò pochissimo denaro nelle casse dello Stato e rese molto di più a banche e intermediari finanziari? Pertanto ritengo necessario riformulare alcune legittime domande che, mi auguro, questa volta, non restino senza risposta. Perché, Riccaboni, ha deciso di ricorrere alla costituzione di un Fondo immobiliare? Lo sa che, nel rispetto delle regole del patto di stabilità, le risorse così acquisite non potranno essere utilizzate per la spesa corrente? L’Ateneo sottoscriverà quote da collocare presso investitori, a fronte del trasferimento degli immobili? Gli intermediari specializzati che utilizzerà l’università, saranno esterni oppure docenti dell’ateneo senese? Tra questi, ci sarà anche il Prof. Lorenzo Frediani?

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (12 ottobre 2011). L’università e il fondo immobiliare. E le domande del professor Grasso.

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Sulla vicenda Sum l’università di Siena deve avviare subito i necessari accertamenti

«L’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) è un’università statale dedicata all’alta formazione e alla ricerca nelle scienze umane e sociali. 
Promuove e coordina programmi di dottorato, post-dottorato e master di secondo livello, aperti a studenti provenienti da tutto il mondo. Organizza e sviluppa progetti di ricerca.

 Si avvale di una peculiare struttura a rete, cui partecipano le Università di Bologna, Firenze, Milano-Bicocca, Napoli “Federico II”, Napoli “L’Orientale”, Napoli “Suor Orsola Benincasa”, Roma “La Sapienza”, Siena.
 Attraverso questo modello, unico in Europa, il SUM valorizza il carattere policentrico della tradizione culturale e universitaria italiana.»

Di seguito alcuni articoli sulla stampa nazionale di oggi.

– Corriere Fiorentino: Cene e viaggi coi soldi dell’Ateneo.
– La Repubblica Firenze: Peculato e abuso d’ufficio, chiuse le indagini sul Sum.
– Il Giornale della Toscana: Terremoto al Sum, otto indagati: peculato, truffa e abuso d’ufficio.
– Il manifesto: Formazione, otto indagati a Firenze.
– Il Tirreno: Viaggi di lusso con i soldi dell’Università.
– L’Unità: Assunzioni facili e spese pazze 8 indagati al Sum.
– Il Fatto quotidiano: Abuso d’ufficio e spreco di denaro pubblico. Nei guai a Firenze un docente ed esponente Pd.

Il rettore dell’Ateneo fiorentino ha dichiarato che «l’Università, augurandosi che al più presto sia fatta chiarezza, comunica che avvierà i necessari accertamenti di propria competenza riservandosi di assumere i provvedimenti necessari a tutela della correttezza delle proprie attività amministrative e della propria immagine.» Aspettiamo una dichiarazione in tal senso del rettore di Siena.

Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati

Carta carbone verbali esami scopini teschio

Come non pensare agli sperperi e alle ruberie nell’Università di Siena, tutte le volte che si registrano gli esami degli studenti? Nel caso della mia materia, dopo aver scelto il verbale giusto, in una pila alta mezzo metro, arriva la parte più difficile: cercare un foglio di carta copiativa. Proprio così! Perché nel 2011, non solo si continua con la registrazione su carta degli esami, ma se ne deve conservare una copia, ottenuta appunto con la carta carbone. Il verbale originale, invece, è inviato alla segreteria degli studenti per l’inserimento dei dati nel curriculum studentesco e, infine, rilegato e archiviato. E che dire dei registri delle lezioni, sempre cartacei, uno diverso per materia e per ciascun corso di laurea, dove il docente dovrebbe scrivere ora, giorno e argomento svolto? E i verbalini (fortunatamente alcuni costituiti di carta autocopiante) per i moduli che formano gli attuali corsi integrati? Tonnellate di carta, impegno di personale, perdita di tempo per tutti, costi inutili per un servizio che, nell’era d’internet, non costerebbe nulla. Nel 1998 in CdA proposi, inascoltato, al “grande timoniere” Piero Tosi d’inserire nei computer delle aule un programmino che registrasse il giorno, l’ora, gli argomenti della lezione svolta e il nome del docente. Non solo avremmo risparmiato, ma si sarebbe evitata l’indecorosa pratica (più diffusa di quanto si pensi) della sostituzione dei docenti a lezione. Al contrario, non si è investito nell’informatizzazione ma si è sperperato negli scopini da cesso e nel “Progetto merchandising” di cui si torna a parlare in questi giorni. Scrivevo nell’agosto 2009: «Ma quanto è costato in dieci anni questo baraccone? Quali aziende e designer sono stati coinvolti? È lecito distrarre fondi dalla didattica e dalla ricerca per costituire un’attività commerciale che sicuramente penalizzerà l’ateneo per i fondi qualità del Miur?» E ironizzando sullo slogan dell’ultima linea d’abbigliamento (“ti fa sentire parte di una comunità viva e innovativa”), aggiungevo: «Una comunità che assiste, silenziosa e indifferente, alla distruzione dell’istituzione di cui fa parte, certamente non è viva ma in decomposizione e non sarà la maglietta con il logo dell’ateneo a risvegliarla. La linea di moda rifletterà, forse, l’eccellenza nella distrazione di fondi, nelle truffe e nel taroccamento dei bilanci?».

Articolo pubblicato anche da:
– Il Cittadino Online (15 settembre 2011). Università: nell’era di internet si cerca la carta carbone.
Smallcountry (15 settembre 2011). Università: nell’era di internet si cerca la carta carbone.

– Con il link a questo post, “Il Santo Notizie di Siena” ha scritto: «Nel 2011 all’Università di Siena si usa ancora la carta carbone!!!! Per i giovani di oggi che mi leggono ecco che cosa è la carta carbone (clicca per leggere), se invece la volete toccare dovete per forza andare all’Università di Siena, chiedete del Professor Giovanni Grasso, lui è in possesso di qualche foglio di preziosa carta carbone del secolo scorso…»

Con lo scopino in pugno una manifestazione da “Indignados” per il dissesto dell’Università di Siena

È la proposta di Raffaele Ascheri apparsa oggi nel suo blog, Eretico di Siena. Di seguito il suo articolo integrale.

La rivolta degli scopini (ed un suggerimento ereticale)!

Raffaele Ascheri. Il Tiresia dell’Università di Siena (il professor Giovanni Grasso, per chi, colpevolmente, non lo sapesse) l’ha fatta, ancora una volta, davvero grossa, tirando fuori la magagna degli scopini da cesso iperpagati (60 euro, più Iva) dall’Università. Uno dei tanti esempi di spreco per lo spreco. Non è uno scoop dell’eretico, quindi; il tema, anzi, è già stato ampiamente trattato dai blog non allineati (Il senso della misura di Grasso, appunto, Fratello illuminato, il Santo, più il Cittadino on line: il fatto che non sia arrivato sulla stampa “ufficiale”, non sorprende certo più di tanto…). Come si fa, però, a non scrivere qualcosina su questo tema? Il tema della “merda”, tra l’altro, è tornato ampiamente di moda, in questo incipit settembrino, con tanto di sdoganamento della parola: e ancora una volta, grazie al faro antropologico della Casta di Siena, l’ottimo Berlusconi Silvio. «Il giorno che la merda avrà un valore, i poveri nasceranno senza culo» (by Gabriel Garcìa Marquez, riportata da Stefano Bartezzaghi su Repubblica di ieri l’altro). Nell’Università senese, dunque, tutto doveva essere pulito al meglio, con il meglio che il mercato (dello scopino) potesse offrire: si è parlato di manie di grandezza dei Magnifici senesi, poteva forse fare un’eccezione lo scopino?

Visto che di scopino stiamo discutendo, perché non utilizzare i pregiatissimi scopini per fare anche altro? Un esproprio proletario in piena regola (molti docenti di oggi, ne erano teorizzatori, anni fa), da parte dei dipendenti a rischio stipendio, ci starebbe proprio bene, no? Ma non per portarseli banalmente a casa loro, bensì per utilizzarli in una bella manifestazione da Indignados caserecci: non sarebbe un’eccellente, ed originalissima, variante, rispetto per esempio alle pentole usate a Parma per protestare contro la corruzione emersa nella politica locale? Se il Comune di Siena decidesse di non costituirsi parte civile, una bella manifestazione con tanti scopini di valore davanti all’ufficio del Sindaco, non ci starebbe benone? Per non parlare di ciò che si potrebbe fare – opportunamente scopinodotati – nei confronti dei responsabili del megadissesto dell’Ateneo…

P.S. Stasera, l’eretico raccomanda, in modo caldissimo, la visione del film Fortapàsc, di Marco Risi (Raiuno, ore 21,20); storia di un coraggioso giornalista (ucciso il 23 settembre 1985, a 26 anni!), che lavorava al Mattino di Napoli. Un giovane giornalista (precario), che non aveva paura di denunciare il marcio che vedeva intorno a sé. C’è una frase, nel film, che potrebbe essere ripetuta pari pari per la realtà dell’informazione senese. Chi vedrà (o rivedrà) il film, non tarderà a capire quale sia…

Sulle misure da adottare per il risanamento dell’università di Siena uno scopino da cesso mette tutti d’accordo

Uno scopino da cesso mette d’accordo tutti nel dibattito riguardante le misure da adottare per il risanamento dell’Università di Siena! Tra i favorevoli e i contrari allo “shock generazionale”, che prevede il prepensionamento volontario dei docenti di età superiore a 65 anni, si è sviluppato un dibattito utilissimo ma duro, aspro, polemico, con risvolti, a volte, anche offensivi. Allora perché parlare di scopini da cesso? Perché l’ateneo senese li comprò per il San Niccolò, sede delle Facoltà di Lettere e Ingegneria, alla modica cifra di 60 euro più Iva ciascuno! E non si parla di un’università con i bilanci in regola, ma di quella senese, «che ha il più mastodontico deficit mai accumulato da un ateneo italiano», come scriveva Antonio Rossitto, su Panorama il 31 ottobre 2008, nel suo articolo «L’università laureata in sprechi», di cui si raccomanda la lettura o rilettura. Dichiaravo in quell’occasione: «Qui lo sperpero è diventato filosofia. A Siena c’è stato un uso disinvolto delle istituzioni che ormai ci ha portato alla conclamata bancarotta. E docenti, organi d’informazione e politica locale hanno sempre mostrato la più completa indifferenza. Intanto, gli organici si sono gonfiati a dismisura e nessuno ha badato a spese».

Una quarantina di dipendenti, convocati dalla Cgil, condannarono gli articoli perché, a loro dire, farebbero «un processo sommario, danneggiando l’autorevolezza e l’immagine dell’Ateneo» e minacciarono «un’azione legale per diffamazione nei confronti di Panorama, Tg5 e verso il professor Giovanni Grasso, in merito alle sue dichiarazioni e all’uso improprio dell’informazione presente nel suo blog». Peccato che la querela non sia mai arrivata! Risulta, ormai, evidente che le aule di Tribunale sono rimaste l’unica sede per evidenziare la miseria anche morale di certi personaggi autorevoli; la loro pidocchieria, la dilapidazione del pubblico denaro ammantata di spese per la ricerca e/o spese di rappresentanza; i furti sistematici; le feste e i festini; la creazione dal nulla di posti di ricercatori per figli e amici, con la scusa del finanziamento esterno, mai versato nelle casse dell’ateneo. Purtroppo, il giornalista, che pure aveva raccolto ampia documentazione fotografica proprio sugli sperperi al San Niccolò, non ne fece menzione nel suo lungo articolo. Se ne parla oggi, sia pure limitatamente agli scopini dei cessi, e il giudizio di condanna è unanime. Gli articoli di quel periodo risultano, oggi, oltremodo istruttivi ed esilaranti, specialmente quando si afferma che l’ateneo non è «una palude di sprechi», o quando si cerca di negare la realtà facendo passare, quanto denunciato, come «caricature dei media», o quando si dichiara: «non siamo la banda del buco». E sono proprio quei docenti che usano gli scopini da design a esporsi con queste brillanti dichiarazioni.

Articolo pubblicato anche da:
– Il Santo Notizie di Siena (4 settembre 2011). Gli scopini del cesso… E la costituzione di parte civile.
Il Cittadino Online (4 settembre 2011). Giovanni Grasso e lo scopino. L’Università degli sprechi si vede alla toilette.
Smallcountry (4 settembre 2011). Giovanni Grasso e lo scopino.