
Forse, canticchiandola sulle note del motivetto dell’ultimo festival di Sanremo, si riuscirà a far capire la drammaticità della situazione dell’ateneo senese. Eppure i dati, che questo blog espone da tempo e aggiorna di continuo, parlano da soli. Evidentemente non basta, se si sottovalutano persino i rilievi (approssimati per difetto) del ministro Giulio Tremonti: «…l’università di Siena ha due dipendenti per ogni dieci studenti. Mi sembra un rapporto che non riflette una gestione illuminata.» Cose ovvie e note da tempo, dette con garbo. Eppure, come si legge ne “La Nazione”, «qualcuno, facendo due calcoli a caldo (22 mila studenti e 1100 dipendenti) ottiene un rapporto diverso». Altro che sincerità! Sono dati completamente inventati, come si evince dalla tabella che apre questo post. In realtà, nell’ateneo senese, vi è una unità di personale ogni 3,7 studenti; precisazione, questa, che “La Nazione” ha pubblicato integralmente. È veramente singolare che i dati di questo blog, ripresi dalla stampa nazionale e dagli uffici stampa del ministero, continuino ad essere ignorati dai mezzi di informazione locali. Ripetiamoli, aggiornati, soprattutto per quella classe accademica senese (uso – augurandomi che si sbagli – le parole del Favi di Montarrenti) «che ha la forza culturale (fatte le debite eccezioni) di spendere 11 milioni di € fuori bilancio, di non aver riscosso 8 milioni di € di crediti, di aver integrato i propri stipendi con l’uso dissennato delle carte di credito, delle spese postali, dei rimborsi per missioni». Riportiamo questi dati all’attenzione di quei “furbetti”, che avendo prodotto lo sfacelo si presentano come paladini del risanamento dell’ateneo, invocando un ritorno ai bei tempi passati, i tempi degli sprechi e illegalità eretti a sistema. All’attenzione, quindi, dei “comitati d’affari” che considerano nemici tutti coloro che, a vari livelli, cercano di riportare l’ateneo senese alle sue funzioni istituzionali.
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Un interessante articolo di Tomaso Montanari, docente di Storia dell’arte moderna alla Federico II di Napoli, sul sistema degli insegnamenti universitari a contratto (dal: Corriere Fiorentino, 3 giugno 2009).
Un «appello ai candidati, partiti politici, collettivi e cittadini affinché la campagna delle elezioni europee affronti finalmente la questione dell’istruzione superiore e della ricerca. Lontano dalle buone intenzioni e dai luoghi comuni abituali, dieci domande poste ai candidati da “
Riportiamo dal Libro di Raffaele Ascheri (“
L’immotivata proliferazione dei
Votanti: 300. Non votanti: 55. Quorum necessario: 151 voti. Gian Maria Rossolini: 175 voti; Alessandro Rossi: 68 voti; Carlo D’Aniello: 2 voti; Alessandra Renieri: 50 voti; schede bianche: 2; schede nulle: 3. Dopo la proclamazione dei risultati, Rossolini ha dichiarato: «Grazie per la fiducia che mi avete accordato, il lavoro difficile inizia il primo novembre prossimo. Come già detto in campagna elettorale sarò il preside di tutti, non ho fatto alcuna promessa se non quella di operare in modo trasparente. Ci aspetta un’attività durissima, su tutti i versanti.»



















