Una comunità che precipita a capofitto nel Meridione

Mauro Aurigi.  Stando alla stampa gli ex rettori Berlinguer e Tosi, il secondo diligente allievo del primo, hanno annunciato azioni legali (civili e penali) dopo il recente comunicato dell’associazione Libera Siena sulla pessima gestione dell’Università negli ultimi lustri. Tanti vibranti paroloni circa la loro dignità, ritenuta indebitamente offesa, ma silenzio assoluto sull’unico vero motivo per cui quel comunicato è stato diffuso, ossia sull’enorme buco di oltre 100 milioni (100 milioni!) che pare solo ora sia emerso nei conti dell’Ateneo e che Libera Siena ha attribuito soprattutto ai periodi in cui i due erano in carica. Poiché non è pensabile che due ex rettori possano appartenere alla categoria di coloro che, se gli indichi la luna, continuano a guardarti il dito, delle tre cose l’una (quartum non datur):
– pensano che il buco non ci sia, ossia che si tratti di una maliziosa invenzione di chi gli vuole male;
– sanno che il buco c’è, ma non capiscono perché ci si agiti tanto: si tratta solo di ordinaria (e allegra) amministrazione italica, insomma nulla di cui scandalizzarsi;
– sanno che il buco c’è e che è cosa drammatica assai, ma non li riguarda perché loro all’epoca erano solo magnifici rettori per cui la colpa, se c’è, deve essere di qualcun altro.
Quale che sia la ragione vera, rimane il fatto che la loro unica risposta alla inquietante scoperta di una simile voragine nei conti dell’Ateneo è l’azione giudiziaria che vorrebbero intentare a Libera Siena. Immagino che ritengano logico che tutta questa vicenda di cattiva, anzi pessima se non peggio, gestione alla fine si concluda con una sola condanna esemplare: quella a Libera Siena che ha osato indagare sulle responsabilità (ossia ha esercitato il banalissimo diritto di controllo dei governati sui governanti, principio base della democrazia). È la logica della Casta: i suoi membri sono intangibili e incensurabili e i cittadini comuni (come sono tutti quelli di Libera Siena) non ci provino neanche a sollevare critiche, ad alzare impudentemente la testa al loro cospetto, perché la punizione sarà inesorabile e spietata.
Anche se non è il ritorno al medioevo feudale (ma da anni sono convinto che proprio di questo si tratti), una cosa è certa ormai: dopo mille anni di gloriosa resistenza, la nostra comunità sta finalmente precipitando a capofitto nel Meridione.

8 Risposte

  1. Benvenuti nel medioevo feudale della Basilicata e del Meridione, dove le querele per presunte diffamazioni vengono utilizzate come strumento per tappare bocche e ridurre al silenzio il dissenso http://www.horatiocat.com/europa/querele.htm

  2. Benissimo, sig. Aurigi, sempre caustico lei. Non so che dire, se non che a me non sembra che “stiamo precipitando” solo perché ci siamo già da tempo. Del resto, qualcuno potrebbe dirle che Berlinguer è meridionale, tanto per non far nomi?
    No, io vedo diversamente il problema, perché il Meridione mi creda è una realtà molto variegata. Ha sacche arretrate, come al centro-nord o giù di lì, ma ha anche aree che hanno fatto passi da leoni, soprattutto in Puglia, regione tradizionalmente ricca, basta guardare ai suoi monumenti. La stessa Sicilia è una regione molto differenziata, e sforna anche buoni ricercatori nonostante tutto. Napoli ha fior fiore di intelligenze e Salerno quante ce ne ha mandate a Siena?
    Il problema è se mai che da noi non ci si muove e che troppi settori sono sotto copertura politica. Non mi ricordo chi di voi delle liste civiche in campagna elettorale sostenne che l’unico comunismo possibile in Italia si è realizzato solo qui e ora, nel Senese. Dalla privatizzazione del MPS e dalla convergenza di DS e DC è morto il confronto politico, tutti sono in attesa di entrare nella ristretta cerchia di chi conta nel PD e intanto obbediscono, pazientemente come al capomafia o al signore feudale del più oscuro medioevo. Questa coltre in modo diverso c’è anche nel Meridione ma là come qua c’è larga parte della popolazione normale, che cerca di tirare avanti senza piegare la schiena anche se con difficoltà.
    Qui se mai è peggio del Meridione ormai perché ci sono più soldi e cariche da occupare. Perciò anche ogni tanto un capo deve farsi sentire. Perciò Berlinguer ha ragliato. Ha tentato in tutti i modi di mettere il figlio alla banca alle ultime nomine. Persino sul Sole 24 ore lo ha fatto comparire come la voce nuova del senese in quel tempo. Niente. Solo è riuscito a piazzarlo all’aeroporto, a sputtanarsi con quella valanga di debiti e il progetto Galaxy che a quanto pare non sta in piedi neppure con le stampelle. Ora ha colto l’occasione di rifarsi vivo, quasi a rinnovare i fasti dell’università. Ai miei tempi sì che c’era il successo e i soldi, che tutti parlavamo bene di noi, e poi non mi siete stati più a sentire e ora quelli di Libera Siena vogliono cancellare quell’epoca d’oro con un’ombra di bilancio? Ci provò Ascheri a candidarsi contro di me allora in trionfo e come finì? Vabbe’ che era con Pannella il po’rino e io avevo alle spalle il PDS, ma intanto la gente vide chi contava, e ora lo rivedrà. Mentre Tosi mi sembra un po’ improbabile che faccia la querela annunciata (martedì ha il processo), Berlinguer lo vedo già più possibile, anche se il comunicato di LS era da verginelle e ne sono apparsi di ben peggio. Per lui però è un’occasione di ritornare in gioco, anche se rischioso. L’epoca del costoso ‘Rasputin’ Boldrini cominciò con lui, o no? Ma è vero che ha fatto la scuola di partito in URSS? Non vorrei che fossero solo maldicenze. In tal caso chiederei scuse anticipate. Del resto, non l’ha fatta mica solo lui!
    Non fatemi fare 2+2=5, mi raccomando.
    Archie

  3. Aurigi e Archie non esprimono opinioni ma evocano fatti noti a chiunque ha vissuto in stato non vegetativo epoche apparentemente d’oro in cui a ben guardare solo pochissimi hanno gestito da prepotenti istituti e istituzioni. Memoria storica e capacità critica li ispirano in un prezioso ripasso delle vicende senesi che hanno dato i frutti oggi alla ribalta. Tutto questo conferma la drammatica urgente esigenza di una indagine valida e veloce. La faccia il rettore in carica o un commissario ad acta. Tertium non datur! I nemici della città e dell’ateneo si riconosceranno dai tentativi di ridurre l’allarme e deviare l’attenzione, confondere vittime e carnefici simulando indignazione, cercare rattoppi, sanatorie, amnistie. Anche se un provvidenziale mecenate facesse il miracolo di coprire la voragine nulla cambierebbe di fronte alla imprescindibile esigenza di definire le responsabilità e scrivere la storia di questa città e della sua università. D’ora in avanti nulla sarà come prima perchè non si potrà fingere che nulla sia accaduto! E non per astratti valori ma per coloro – e sono i più – che hanno creduto in Siena e nell’Ateneo, all’esterno per una fama millenaria e mondiale, all’interno per una miriade di vite dedicate alla ricerca e alla eccellenza.

  4. Non dimentichiamo che – per fortuna – esiste la magistratura. Non è che dobbiamo per forza dare la caccia al colpevole. Se è stato fatto qualcosa di illegale (buco – non buco) sono certo che qualcuno sta indagando ed interverrà.

  5. Impressionante! grazie.

  6. Amici, stamane ho avuto la conferma: il mercato del mercoledì è una boutique. Prezzi esorbitanti, meglio i supermercati, preludio, dicono, del comunismo. Luogo comune per… luogo comune: e se certi Berija o “Rasputin” fossero spariti in qualche purga? Ma non bisogna essere sanguinari: basterebbero dieci anni di lavori forzati a regime duro (si risanerebbero in parte i “buchi”). Ma per ora sorbiamoci questo regime mooooooooooooooolto democratico (cristiano). Il 25 ci vediamo da Veltroni, l’amico di Veltrusconi. Bye.
    P.S: Veltroni, però, santiddio, un po’ di autocritica… Chi ha ridotto accussì la university? Fra poco verrà realizzato il Programma di Gentile nella scuola e voi ex comunisti – o italocomunisti alla Bertinotti, fa lo stesso – non avete nulla da dire? Chi ha fatto dei Luperini o degli Asor Rosa dei maitre-à-pensèr!? Forse Fortini che tirava cazzotti sui tavolini aveva della stoffa, almeno un Sartre in 16°, ma gli altri? Ma ve lo immaginate un Calabrese che scrive “La distruzione della ragione” (opera considerata marxista del Lùkacs)? Roba che… neppure nel Limbo della Ratio… o del Somnium…
    Tiremm innanz! (Amatore Sciesa condotto al patibolo dal regime austroungarico).

    A proposito della libertà di stampa (e poi dicono del Putin!). Il cittadino on line ha chiuso i commenti del blogTosi e Berlinguer querelano Libera Siena“. Diciamo… motivi tecnici di trasmissione, va’! Della serie: La congiura del silenzio… ma il loro silenzio li accusa (o cari proff di “Metìs” et similia).

  7. Invio la lacerante lettera di un ragazzo lucano sull’Università della Basilicata e sulla mancanza di meritocrazia:

    http://astronik.ilcannocchiale.it/?yy=2008&mm=9

    AL MERCATO DELLE MENTI… IN FUGA
    di Rocco Olita

    Ho visto cose che non potreste immaginare. Stanzoni gremiti all’inverosimile, donne e uomini più o (ma forse soprattutto) meno giovani aspettare con gli occhi fissi e le orecchie tese. Uomini e donne dietro una cattedra chiamare dei nomi e snocciolare dei numeri e delle sigle in codice: espressioni di sollievo o di rammarico da parte degli astanti, a seconda che il chiamato rispondesse o meno, scegliesse un’ipotesi o l’altra.
    E telefoni squillare, e tabelle ed elenchi annerirsi, esoterici meccanismi algebrici prendere forma su fogli di quaderno, ai margini di tabelle scaricate da internet, astrusi meccanismi di calcolo che ogni volta, ad ogni chiamata, determinavano stati di gioia o di rassegnazione.
    Erano docenti alle convocazioni del provveditorato agli studi, stipati a centinaia in un’aula magna per “prendere” una cattedra; e “prendere” nel dato fisico è il termine adatto. Ho visto ragazzi e ragazze ben oltre la trentina compilare domande, prepararsi per selezioni, rispondere ad annunci letti su giornali “di bandi e concorsi” venduti a prezzi da speculazione, o forse meglio da estorsione, visti i casi. Giovani laureati, specializzati, “masterizzati”, con alle spalle corsi e percorsi di formazione dalle vie infinite, avventurarsi in ricerche di lavori “purchessia”, disposti a rispondere alle chiamate di improbabili attori con nomi da eroi risorgimentali e richieste da idioti. Ragazzi colti e bravi nelle più diverse discipline adattarsi a “volantinare” offerte dell’Ikea e figli di papà, “Colaninni di turno” o “Agnelli di razza”, già destinati a carriere immeritate nel management e nella politica, alla guida dell’economia ed al potere nel Paese. Ho visto le menti migliori della mia generazione fatte fuori da università parentali, messe alla porta da centri di ricerca vincolati alla logica del “tengo famiglia”, stretti in rapporti di sangue al di là di ogni immaginazione.
    Giovani sessantottini lottare per scardinare le baronie dalle università ed i loro figli sopperire alla restaurazione familiare della casta accademica. Ragazzi superpreparati tentare invano concorsi in italici atenei di periferia per un dottorato di ricerca ad 800 euro al mese ma capaci di vincere borse di studio da 50.000 $ l’anno al Mit di Boston. Ho visto una classe politica autoincoronatasi, sedicenti Napoleoni atteggiarsi ad imperatori ergendosi sulle rovine di una miseria a loro imputabile. Condottieri di cartone osannati come faraoni guidare partiti organizzati per perseguire gli interessi di casta, o sarebbe meglio dire di cosca. Postulanti onorevoli e consiglieri tronfi di vacuità spiegare che se le cose vanno male la colpa e delle congiunture, ma se vanno bene il successo è merito del loro impegno, delle loro capacità.
    Capi partito, capi corrente, capi bastone e capi banda contornarsi di sodali e solidali lacchè, ora premiandone uno, ora punendone un altro per dimostrare il loro potere. Uomini politici incapaci a fare la “o” col bicchiere guidare macchine amministrative delle quali ignorano anche il motivo d’esistenza e progredire in carriera in un deserto ormai abbandonato dalle menti pensanti. Ho visto, e continuo a vedere, la mia terra spopolarsi di giovani e famiglie. Il Sud ripiombato in un esodo dalle proporzioni bibliche che ancora ha livelli di reddito pari alla metà di quelli del Nord del Paese. La mia Basilicata piagata dal flusso emorragico di 4.000 giovani che ogni anno vanno via senza speranze di ritornarci. La mia Stigliano dove non c’è più un ragazzo della mia classe, dove, quasi fossero i postumi di un’immane tragedia, un’intera generazione è assente. La mia generazione ha perso; ma pur sconfitta in casa, ha spesso saputo vincere in trasferta. E di questo nessuno è responsabile? Ma forse sono solo io a vedere la realtà in tinte così fosche. Forse invece questo è il migliore dei mondi possibili. L’apprezzamento elettorale ed il credito di cui gode chi guida ed ha guidato questa Regione, come quello dei molti politici del Sud o d’Italia sempre sulla cresta dell’onda, mi spinge a dire che forse è solo una mia visione traviata dai tanti libri, dai molti giornali, finanche dai film e dalle canzoni (con cui ho giocato anche in queste righe). O, forse ancora, la colpa è mia, che non ho più neanche l’intenzione del volo, perché i sogni si sono rattrappiti. E poi alla fine, 4.000 o 4.001 che differenza fa.

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