Anche Mario Pirani danneggia l’immagine dell’Università italiana?

Si riporta una parte dell’articolo di Mario Pirani sull’università pubblicato su “la Repubblica” di oggi.

Quanto costa al Paese l´università di Parentopoli

Mario Pirani. “Basta con i tagli!”, intimano gli striscioni e gli slogan scanditi dai cortei universitari. Ma se avessero contezza, in primo luogo del fiume di soldi dirottati a favore di una casta accademica pletorica e clientelare, che le oasi di eccellenza non bastano a controbilanciare, gli studenti dovrebbero rivendicare più tagli e non meno. 
 E dovrebbero, come diceva Mao Zedong, «bombardare il Comitato centrale», non stringersi, in definitiva, in sua difesa. Certo, molti studenti sono angosciati dalla nebulosità di un futuro neanche minimamente prevedibile, dalle deplorevoli condizioni del percorso scolastico, dalla disorganizzazione dei corsi e degli esami e quant´altro la vita universitaria offre o, meglio, nega. Gli studenti prevedono che i tagli annunciati dalla Finanziaria aggraveranno maggiormente questo stato di cose ma, per contro, non sembrano percepire l´origine prima della scarsezza dei fondi. E, cioè, lo sconsiderato spreco di risorse ingoiate dalla greppia accademica, clientelare e familistica, che avrebbe dovuto essere spazzata via da tempo a furor di popolo.
 Come altro giudicare i casi raccontati in queste settimane da tutti i quotidiani sulla parentopoli infiltrata nelle più diverse facoltà universitarie in quasi tutte le Regioni d´Italia, con una tendenza più grave e generalizzata nel Mezzogiorno? Emerge un organigramma che denota una degenerazione ormai sistemica.

 (…) Lasciando da parte il parentado, vi è un altro dato, anche più significativo riguardante sempre la Facoltà di Economia di Foggia, passata da 4 ordinari e 6 associati nel 2002 ad oltre cento cattedratici a tutt´oggi. Neanche alla London School of Economics di Londra. Che senso ha seguitare a finanziare simili organici? Non si deve tagliare qui e rifinanziare, invece, borse di studio o le attività dei ricercatori, spesso precari? Tanto più che non si tratta di qualche Università meridionale ma di una patologia degenerativa diffusa e, purtroppo, subita finora come qualcosa di inevitabile. (…) Ma il virus della parentopoli è solo uno dei mali sviluppatisi sul corpo universitario. Un altro deriva dalla corsa dissennata alla moltiplicazione: delle sedi, delle succursali, delle cattedre e dei corsi di laurea. E relativo numero di rettori, prorettori, docenti di ogni ordine e grado, nonché relativo personale amministrativo. (…) Tutto questo andrebbe estirpato dalle radici. Per intanto i finanziamenti dovrebbero venir tagliati dovunque la malattia è penetrata e devoluti, per quanto oggi possibile, alle parti sane. Il sistema dei concorsi va rifatto da capo a piedi. Non basta il sorteggio di alcuni commissari. Si torni al concorso nazionale, per titoli certificati da pubblicazioni e lavori con il marchio internazionale dell´impact factor e della peer reviews (valutazioni anonime e punteggi scientificamente referenziati). Per i prossimi concorsi banditi quasi tutti da università periferiche (7000 posti), si riaprano i termini e si abolisca la doppia idoneità (due vincenti per un posto), escogitata come merce di scambio (la Gelmini ha per ora congelato tutto, compiendo i primi, timidi passi). Le forze riformiste hanno un campo vastissimo di azione, sempre che abbiano il coraggio di prendere la testa dei movimenti e non di attaccarsi alla loro coda. L´impresa è assai più ardua che lo smaltimento della mondezza napoletana, ma di gran lunga più decisiva per le sorti del nostro Paese.

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29 Risposte

  1. Con tutto il rispetto per Mario Pirani, questo articolo mi sembra la fiera dell’ovvietà!

  2. … ma, proprio perchè evidenti fino all’ovvietà, i guasti sistemici illustrati da Pirani su Repubblica dimostrano la inaffidabilità dei rettori di siffatte università (salvo poche eccezioni come il Magnifico leccese), a cominciare dai presidenti della cosiddetta Crui, che hanno sempre smentito l’esistenza stessa del fenomeno! Questo li delegittima sul piano della indipendenza e onestà intellettuale rendendoli indegni di cattedre e cariche, ridotte a mera autoreferenza. E di conseguenza non credibili quanto a merito scientifico, idoneità didattica ed innocenza (sotto il profilo penale). Persone inattendibili anche per l’acquisto di auto usate… Coloro che si sono agitati (ex rettori “rossi”, docenti “sinistri”, sindacati dei “lavoratori”) per l’articolo comparso su Panorama ora che faranno per questa desolante descrizione pubblicata da Repubblica? Alla faccia di logica, dignità e decenza resteranno silenti: minacce, proteste e rivolte per una presunta analogia fra ateneo senese e “festa campestre”, zitti e buoni ogniqualvolta dal campo amico arrivano ben più pesanti bordate all’intero sistema universitario italiano. Ma ci facciano il piacere! Anche quel drappello di occupanti con cui il Rettore di Siena perde tempo a conversare. Ma de che?

  3. Si può essere d’accordo con tutti e simultaneamente contro tutti? Proviamoci:

    machiavelli Says:
    Novembre 23rd, 2008 at 09:24
    «Con tutto il rispetto per Mario Pirani, questo articolo mi sembra la fiera dell’ovvietà!»
    …maledetto il paese che ha bisogno di eroi… dell’ovvio!

    «Dopo l’introduzione di David Cantagalli, come nuovo elemento del cda dell’ateneo senese, gli studenti lamentano il fatto che tutto faccia parte di un progetto ben preciso del Governo» (Corriere di Siena)
    …invece il vagheggiato Commissario Basettoni lo manderebbero i marziani?

    «L’Università di Siena rischia di divenire una fondazione privata» (Corriere di Siena)
    …privatizzazione? Io ci metto cento euro; di più non ci scommetterei: chi mette il resto? Sicuramente sarà per limiti miei, ma non ho capito chi sarebbe l’acquirente o il mecenate, atteso che i pascoli di un dissanguato Monte appaiono sempre più aridi .

    «…voci circolate nel corridoio sul presunto nuovo direttore amministrativo, ruolo che potrebbe essere ricoperto da Rita Santarelli, vice presidente dell’università privata Luiss.»
    …qui non capisco neanch’io perché la supervisione dei conti di una università debba essere affidata ad un membro di un’altra università concorrente (la “donna della provvidenza” al posto dell’uomo della… previdenza?). Ma da parte mia c’è una stizza di fondo: ossia la presunta superiorità sul piano scientifico delle università private. Mi consta che molti docenti del San Raffaele, ad esempio, altro non siano che docenti delle università pubbliche in trasferta. E non ho ben chiaro su quali risultati si fondi il prestigio scientifico della Luiss.

    “# segreto Says:
    Novembre 23rd, 2008 at 12:11
    «Tosi e Berlinguer hanno prodotto danni enormi all’Università di Siena ma avevano, differentemente da Focardi, capacità ed intelligenza per affrontare situazioni difficili e per costruire alleanze e sinergie per superarle.»

    # antonio Says:
    Novembre 23rd, 2008 at 12:16
    «Focardi non avrà fatto il buco tutto da solo, ma come dice segreto, non poteva non conoscere la situazione gravissima. Cosa aspettava? Di vincere al superenalotto?»
    …interpreto parafrasando: la gestione di questa crisi – con un surplus di sceneggiate, con un sovrapporsi di tematiche dello scacchiere politico globale – ha gettato tanto di quel letame sull’istituzione universitaria, che anche i macellai e i corvi sugli alberi imprecano – come un intercalare o l’ennesimo moccolo della già variegata collezione toscana – contro l’università e gli universitari, con la stessa acredine con cui Borghezio impreca contro gli extracomunitari e i “terun”. Tutto questo non si rimargina facilmente, nel già lacero rapporto tra università e opinione pubblica della città: non è chiaro cosa verrà fuori da una serie di provvedienti presi in nome del’emergenza (ho già espresso sconcerto sulla possibilità materiale di dimezzare i dipartimenti in due settimane senza alcun criterio) e prevedo la fuga di docenti e discenti; l’uomo della strada (cui auguro di essere investito da un tram) generalizza e si persuade che dal microcosmo al macrocosmo il mondo si assomigli, e che invariabilmente si diventi scienziati con gli stessi espedienti con cui si diventa magari impiegati del TRAIN. A questa mentalità, ahimè, non è estranea la rappresentazione dell’università come mondo chiuso nell’era dell’ “autonomia” e del localismo sfrenati.

    «gli strumenti vanno usati con saggezza, evitando – qualcuno l’ha detto giustamente – insulti gratuiti e informazioni non controllate.» (Ascheri)
    …a parte il Favi che lo ha eretto a suo arcinemico, in effetti la polemica personale che si traduce nell’evocare continuamente come fons et origo malorum nomi quali quello del prof. Calabrese (il più gettonato), alla fine appare pretestuosa e fa un po’ pensare alle elucubrazioni di Bossi, quando sentenziava: “Calabrese, Abruzzese, Siciliano, Napolitano…tutti i ‘comunisti’ sono terun!”; a me interesserebbe di più litigare su altro, ossia sui futuri assetti scientifici dell’ateneo: facoltà, dipartimenti, ricerca…puntiamo all’ “eccellenza” o alla mera sopravvivenza? L’entità del debito e il progressivo assottigliarsi delle risorse non consentono di trascurare il lato economico, naturalmente, se non nella visone del mondo di certi benaltristi cui va tutta la mia riprovazione: ma può la (non)discussione appiattirsi a questo livello? Anche il tema dei cosiddetti “precari” (ma chi ha inventato questo nome? Stiamo parlando di operatori ecologici napoletani dei lavori socialmente utili?), se riportato nella sua giusta dimensione, è a mio avviso il più scottante: se qualcuno ha promesso, o qualcuno si è aspettato che mille precari venissero tutti stabilizzati con la bacchetta magica, o ha ritenuto che gli studenti di dottorato dovessero considerarsi ipso facto tutti quanti ricercatori bell’e fatti, questi è un surrealista. Ma una simile distorsione non è liquidabile come un portato dell’attuale congiuntura economica e rinvia al problema di fondo sul senso del dottorato così com’è strutturato oggi, sulle forme di coptazione anomale, sui ruoli confusi, discipline o corsi di studio implausibili (i famosi “dentisti dantisti” del pasoliniano “Uccellacci ed uccellini”), sulle strutture, i progetti e i gruppi di ricerca, di ciò che si chiede e ciò che si dà e del percorso iniziatico che un giovane studioso deve compiere per avere la speranza di restare nell’ambito dell’università; non trascurando, en passant, che condizione necessaria per studiare è sopravvivere.
    Stiamo parlando della vita della gente e dell’università di domani.

    «Sei un ladro, te ne deve andare, basta!» (Gli studenti al Rettore)
    …per equanimità dovrebbero insultare anche il/i rettore/rettori precedenti, in percentuale maggiore e decibel più alti, cosa che curiosamente non hanno fatto. Absit iniuria verbis, ma il discorso non quaglia: “chi sapeva? Perché si è taciuto? Chi ha certificato bilanci falsi?” Non ho capito quale sia la pars construens del discorso degli insorgenti. Attendiamo il seguito. Nihil sub sole novi: siamo ancora sul piano della faziosità tra Capuleti e Montecchi e occorrerebbe un salto di qualità.

  4. @ Stavrogin
    Mi girano i cabasisi perché dopo aver sciolto i cani abbiamo sì ammazzato tre bei cinghialoni, ma uno di questi prima di morire è riuscito ad aprire la gola a un cane che di lì a poco è morto. Meno male che tornando a leggere trovo il tuo post che mi sembra molto sensato e ragionevole. Ha bisogno solo di alcune precisazioni:
    1) io non ce l’ho con Calabrese e tutto il contorno di attacchi personali riguardanti altro che il semplice rendiconto dei fatti e dei documenti non l’ho certo causato io. Ho attaccato Calabrese in due occasioni nelle quali mi pareva (sono certo) che si erigesse a specimen di un modo di stare nell’Università e nelle Istituzioni non congruo a correttezza e trasparenza. Le due occasioni, lo ricordo, sono la questione del documentario su Rai 3 dove sparava delle bischerate che non avevano né capo né coda e la questione per niente chiarita del comando (assegnazione? no! comando secondo i verbali) ad altro istituto. I carichi da undici ce li hanno messi altri intervenienti che sono sicuro vogliono il bene dell’Ateneo, ma ne fanno soprattutto una questione personale, il che mi sembra da evitare.
    2) Sono d’accordo di non fare di tutta l’erba un fascio anche nel caso dei ricercatori, ma anche qui le regole ci sono e basta applicarle. E non mi sembra il caso al momento di speculare oltre sul cambiamento delle medesime al momento in cui ci troviamo ad affrontare una crisi di queste dimensioni.
    3) La questione dei dipartimenti è sacrosanta ed è fra le parti più deboli del piano perché sinceramente non si capisce che tipo di risparmio si possa concretizzare accorpando a casaccio delle strutture scientifiche. Considerato che la gente è quella che costa di più, anzi l’unica che costa, assunto che l’accorpamento non comporta una riduzione del personale docente e non, forse è proprio quella parte da meditare di più e forse la meno urgente.
    4)Aggiungo che ti sarai accorto che questo blog è diventato importante per la qual cosa cominciano ad aggirarsi i corvi che cercano di fare casino e di confondere le acque. Alcuni interventi di stamane danno l’impressione che si sia traslocato parte del blog del Bisi in questo, allo scopo di destabilizzare. Quindi attenzione!
    5) Ho la vaga impressione che questa faccenda dei Dipartimenti stia divenendo marginale come del resto tutto il piano nel suo complesso. È evidente che l’Università di Siena è divenuta un muro sul quale ogni cane ritiene doveroso pisciare e che a forza di queste minzioni (sindacalisti, assessori regionali, provinciali, comunali, di circoscrizione, di quartiere, di condominio, sindaci, presidenti) finirà per crollare. Quindi in mancanza di un’Università, onestamente non so cosa ci stiano a fare i Dipartimenti, scioccoli o accorpati che siano.
    6) Risibile che Segreto, Favo, Fava che poi sono la stessa persona dato che utilizzano tutti il medesimo linguaggio e la stessa periclitante retorica (io non parlo così, non penso così) metta nel novero delle istituzioni anche il PD. È un’istituzione il PD? Da quando in qua? Per farla ancora più sudicia bastava che dicesse che anche la CGIL è un’istituzione, nonché Rifondazione che della CGIL è l’anima costì a Siena (e guarda caso l’assessore Baronti tanto citato indovina un po’ di che partito è?) e poi eravamo tutti.

    @ Peppe
    Qual’è la fonte della stima degli immobili da dismettere?
    Grazie

    @ Giovanni Grasso
    Caro Giovanni il punto 4) della risposta a Stavrogin porta ad una considerazione: forse è il caso di prendere in ipotesi alcune istanze portate da Archimede e Arlecchino e convocare un dibattito pubblico anche in sede universitaria dove affrontare a viso aperto e senza pseudonimi l’immane problema che l’Ateneo sta affrontando. Un invito il mio a giocare a carte scoperte. Pensaci.
    D’altro canto quando nella squadra dei cinghialai esistono posizioni diverse su dove fare le cacciate, si fa un’assemblea (tres faciunt collegium) e – pensate un po’ – si registrano in modo da non poter poi esimersi dalla responsabilità delle bischerate che si sono dette.

    Buona serata dal vostro Favi di Montarrenti

  5. Gentile Favi di Montarrenti, Prof. Grasso,
    riguardo i corvi destabilizzatori (in gergo) trolls del punto 4, va detto che si tratta semplicemente del segnale che questo blog ha raggiunto impact factor significativo. Insomma, un buon sito d’interazione cibernetica che si rispetti deve avere il proprio troll. Tutto quello che c’è da sapete per difendersi da questi elfi lo trovate qui.
    http://en.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)
    o qui
    http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)

    DNFTT

  6. P.S. Ho dimenticato un punto:
    «Da parte del governo invece, per ringiovanire il personale docente e per alleggerirne i costi, gravati dagli alti stipendi dei professori ordinari più anziani (fino a 5 volte lo stipendio di un Ricercatore!), probabilmente si dovrà arrivare ad estendere anche a queste figure giuridiche la possibilità da parte della amministrazione di disporre la collocazione a riposo al raggiungimento dei 40 anni di retribuzione.» (Terra di Mezzo)

    …faccio notare che ciò rende sempre meno plausibile la stessa espressione “ricercatore”, per definire uno che in pratica deve fare tutto; comunque se è per far entrare un po’ di giovani, la soluzione potrebbe essere interessante: ma se per cinque ordinari che se ne vanno rientrasse un solo ricercatore, oltre ad altre considerazioni di merito, non verrebbero di nuovo meno in molti casi i minimi mussiani? I corsi di laurea non scenderebbero più da 119 a 88, ma verosimilmente a molti di meno in ultima analisi rendendo improbabile l’assunzione di quel ricercatore, di cui non vi sarebbe più bisogno. Mi pare un circolo vizioso. Favi, tu che possiedi la prodigiosa sfera di cristallo e soprattutto conosci bene le leggi, è così, oppure ho interpretato male?
    Un altro dubbio: quando si snocciolano cifre stratosferiche per quanto riguarda i contratti, vorrei far notare che spesso un docente è titolare almeno di due di essi: il fatto è che (come ennesimo tributo ai bizantinismi della nostra burocrazia e contrariamente a ciò che pensa l’uomo della strada) non si tratta di contratti a tempo, bensì a prestazione, a corso o “modulo” . Ciò vuol dire che per far entrare in tasca al malcapitato quattro palanche per un lavoro svolto continuativamente nel corso di un intero anno accademico, tocca fare almeno un paio di contratti, più altre somme tratte per esempio da fondi di ricerca. Dunque una cosa è il numero di contratti, un altra il numero di docenti a contratto. In definitiva sospetto che i detentori di contratti siano molti meno di quelli sbandierati, anche se ribadisco che per me la geografia di questo mondo dei contratti è sempre più oscura.

    P.S. il bello di tutti i blog e forum è che sotto la copertura del nickname vengono a galla tante di quelle storie…

  7. @Stavrogin
    Bravo! È proprio come dici tu. Ed è vero che tra numero dei contratti e numero dei docenti ci passa una enorme differenza. Pensa che a Medicina ci sono dei professori che hanno cinque contratti a testa (a titolo gratuito). Fra l’altro le leggi le conosco così bene che:
    1) La diminuzione prevista dal famigerato piano di risanamento altri non è che quella imposta dal decreto Mussi. Quindi quando viene sbandierata da Senatori e Professoroni come la loro parte di sacrificio, viene nascosta una verità assai laida e cioè che nel piano di risanamento quella parte ci dice come il cavolo a merenda. Era già scritto che fossero diminuiti i corsi da più di un anno.
    2) Questa storia anche tirata fuori da quel gran pensatore di quest’assessore Baronti sul prepensionamento a 65 anni dei docenti, ripresa pari pari dalla CGIL che non stava nella pelle di vedersi riconosciuta valida un’opzione così fuori dal mondo, è, per l’appunto, fuori dal mondo o – meglio – fuori dalla previsione della legge (non quella della regione Toscana o dello statuto dell’Ateneo o da qualsiasi altra disposizione minore); qui si parla di legge dello Stato che recita che i professori (associati e ordinari) vanno in pensione al raggiungimento del settantesimo anno di età. Mi prefiguro professori che aspettano con ansia che si disponga un provvedimento così idiota per forza in modo da poter guadagnare qualche soldo in più con i ricorsi. Se si chiedesse loro di andare in pensione prima di quanto la legge consente in nome del senso di responsabilità e indennizzandoli in qualche modo, forse – dico forse – qualche risultato in più si otterrebbe. Ne dubito comunque.

    Vedi Stavrogin a me qui alla Colonna dispiace molto che ci siano tante persone che sono state danneggiate e sfruttate in modo infame per tanti anni, facendone carne da cannone per l’università senza tenere conto in alcun modo delle loro aspettative e, in molti casi, anche delle loro capacità. Il problema è che qui la situazione è così grave che come sinora si è tirato nel mucchio in positivo, adesso bisogna farlo in negativo. È vero che si tratta di gente in posizione di inferiorità che a questo punto non potrà più far valere i propri meriti (dove ci sono perché intendiamoci la furbizia e la dabbenaggine nonché la tendenza all’inciucio ricordati che si distribuiscono secondo la campana du Gauss o curva normale), ma anche fosse vero (e non lo è) che si tratta di un numero vicino ai cinquecento (molti meno secondo i miei conti fatti con le ghiande e come sai le ghiande non mentono), comunque quei cinquecento andrebbero messi in contrapposizione con i 2.500 che sono di ruolo e che non hanno affatto garanzie di trattamenti migliori. Certo c’è un’inamovibilità (teorica perché se chiude l’Università l’inamovibilità va a farsi benedire), ma l’incertezza comincia a farsi sentire anche fra chi fino ad ieri si sentiva al sicuro. Quando si comincia a dire che gli stipendi non sono sicuri di mese in mese, capirai che le cose cambiano.
    Un infreddolito e mesto Favi

  8. Incimurrito ma ci sono, dopo gli interventi del solito Calabrese-moscone e ho letto i vari commenti dei “bloggers” ovunque, gli ultimi. Non vorrei entrare in politica “strictu sensu”, perché dovrei stendere lunghi verbali. Emerge una cosa, e Pirani la sottolinea. L’acqua calda, ma sic est: i baroni pilotano la rivolta dell’Onda consci del loro malaffare e dello scricchiolio del loro seggio sul quale poggiano il loro devoto culo. Si, bisogna bombardare il comitato centrale – l’ho riscritto piu’ di una volta – e iniziare la “civil war” nelle dovute forme. Purtroppo ci vogliono i Pirani amici… per denunciare e cercar di defenestrare il bonapartismo e i finti amici del popolo e degli studenti che appartengono già al pattume storico.
    Per quanto mi concerne, per gli anni che mi resteranno da vivere, amerò come sempre la cultura… il popolo, i giovani studenti, la patria nel senso piu’ alto e nobile del termine… Gli altri appartengono già al regno della Menzogna e del putridume.
    Addenda. Mi scrivono da Oxford University: secondo ultime ricerche cristologiche saremmo tutti… nobili figli di puttana… in quanto il Cristo sposò la Maddalena (ma non era la tesi di un noto centone e di un film!? Bòh!). Cmq: c’è qualcuno che è più figlio di p… di altri!

  9. Favi di Montarrenti Says:
    Novembre 23rd, 2008 at 20:14

    @ Stavrogin
    «3) La questione dei dipartimenti è sacrosanta ed è fra le parti più deboli del piano perché sinceramente non si capisce che tipo di risparmio si possa concretizzare accorpando a casaccio delle strutture scientifiche.»

    Si prevede una riduzione del numero (si spara a caso, mi pare un dimezzamento da oltre 50 a 25), senza verificare se questo sia possibile. Si colpiscono le strutture di ricerca, senza aver accertato quante strutture si possono accorpare.
    In questo piano di risanamento, invece, non si tocca la riorganizzazione dei servizi amministrativi centrali. Pregherei il professor Grasso, che ci ha sempre adeguatamente avvisato sullo strapotere (non solo numerico) della componente amministrativa dell’Ateneo, di voler accendere i riflettori anche su un piano di riduzione di tutti questi uffici (e dei loro ben pagati responsabili). Cosa fanno (non solo teoricamente), cosa hanno fatto, quante “pratiche” gestisce ogni ufficio? Qual’è e qual’è stata l’attività del singolo impiegato (di ogni livello) negli ultimi tre anni (i docenti sottoposti a valutazione e gli amministrativi, no?)
    Anche nella riunione di ieri dei DS, mi pare di capire dalla rassegna stampa, si è molto parlato del dimagrimento del corpo docente, ma sugli amministrativi, nulla.
    Eccoli qua … http://ufficiamm.unisi.it/home_flecta.aspsono

  10. antonio Says:
    Novembre 23rd, 2008 at 12:16
    ho già espresso sconcerto sulla possibilità materiale di dimezzare i dipartimenti in due settimane senza alcun criterio

    Meno male che c’è il forum!!
    Sulla proposta di risanare tramite l’accorpamento dei dipartimenti soltanto nel forum viene segnalato che si tratta di un’idea irrazionale, priva di fondamento logico e finanziario.
    Si fissa a priori un numero di dipartimenti, senza verificare fino a che punto ed in che numero i dipartimenti – che sono o dovrebbero essere unità di ricerca – possono essere accorpati.
    Ma si tace sugli accorpamenti dei numerosi uffici amministrativi centrali. Non si propone di accertare che cosa fanno questi uffici ed i loro responsabili (non solo il mansionamento astratto), sarebbe utile verificare cosa hanno fatto, quante “pratiche” o parti di esse ogni impiegato ha affrontato negli ultimi tre anni (ricordo che i ricercatori ed i professori, sono sottoposti a verifica triennale sull’attività didattica e di ricerca).
    Anche ieri (24.11) nella riunione P.D., con la presenza del prof. Modica, si è parlato di tagliare sui docenti (in qualche caso con ragione)..ma silenzio sull’apparato amministrativo.
    Chiedo al professor Grasso, a cui deve essere riconosciuto il merito di aver rilevato il cospicuo numero di dipendenti amministrativi (quando tutto intorno regnava un drammatico silenzio), di proporre un’indagine, sì da verificare se oltre ad accorpare i dipartimenti, non sia parimenti necessario accorpare gli uffici centrali e ridurre i responsabili .. http://ufficiamm.unisi.it/home_flecta.asp

  11. Il Pirani che cita lo slogan maoista di bombardare il quartier generale… ma si potrebbe anche, per quanto concerne Siena, usare un altro slogan della moglie (la quarta) di mao, fatta fuori in prigione dopo 20 anni di isolamento, Ciang Cing: Criticare Lin Piao, criticare Confucio.
    Il golpe di Lin contro Mao fu la copertura, poi, per silurare Ciu En lai. Lin e Confucio, secondo gli ideologi della rivoluzione culturale, volevano restaurare il potere… Capito Focardi?

  12. Sulla proposta di risanare tramite l’accorpamento dei dipartimenti soltanto nel forum viene segnalato che si tratta di un’idea irrazionale, priva di fondamento logico e finanziario.
    Pantalone

    L’accorpamento, qualora decidessero realmente di farlo (e voglio proprio vedere come reagiranno i medici, da soli titolari di più della metà dei dipartimenti di tutto l’ateneo), non possono farlo a cacchio, ossia alla Frankenstein, prendendo un coscio di dipartimento qua e una spalla di là, cuciti a casaccio per far tornare i conti. I dipartimenti sono strutture volte alla ricerca: questa che roba è? Che c’entra questo modo di ragionare con “la ricerca”? Stiamo parlando quarti di bue? Quale valutazione otterrebbero? Capisco l’intento di tagliare, non tanto in termini di amministrativi (l’effetto sarebbe risibile, e poi si potrebbe semplicemente mettere degli impiegati al servizio di più dipartimenti), quanto di distribuzione di finanziamenti.
    Ma se proprio devono dimezzare i dipartimenti, lo facciano per bene, perdinci! Ripartano dai singoli docenti, ricombinandoli secondo criteri effettivi di affinità. Tanto non credo che comunque facciano riescano realmente in un paio di settimane a cavare il ragno dal buco.

  13. Ci risiamo: non si può parlare in astratto, infatti!
    Bisogna sapere distinguere cosa che ci difetta assai, anche se non mancasse il tempo. Perché bisogna valutare e dall’interno è praticamente impossibile.
    I vecchi dicono che la 382 prevedeva entro un ragionevole (2 anni?) periodo di tempo la tipologia definitiva dei Dipartimenti. Se si vuole rimanere università pubbliche mi sembra una prospettiva buona: la sperimentazione è finita. Come la ricreazione, ragazzi miei, rimbocchiamoci e pensiamo a far fuori la selva di invenzioni che abbiamo prodotto… torniamo al sano, antico 2+2!
    Archie

  14. Università, il Sindaco di Siena Cenni si ‘smarca’ dalla linea del Rettore e invoca un incontro con il Governo

    25-11-2008 UNIVERSITA’ SIENA | Il Sindaco di Siena, Maurizio Cenni, nel corso di un dibattito organizzato dal Pd riguardo il pesante quadro debitorio dell’Ateneo, dichiara senza mezzi termini che le linee del piano di risanamento sono insufficienti ed invoca un intervento forte del Governo ed un incontro quanto prima. “Occorre un incontro in tempi rapidi con il governo per discutere della situazione dell’Università di Siena”, ecco le parole di Cenni che inserisce la crisi senese in una più ampia questione nazionale, che quindi non può essere risolta solo a livello provinciale.
    Il sindaco si è inoltre detto “preoccupato” per le ricadute che questa crisi dell’università potrà avere nel prodotto interno lordo della città, non solo riguardo i posti di lavoro ma anche sull’indotto. Cenni ha infine sottolineato che il piano di risanamento che è stato licenziato presenta forti squilibri, mentre “occorre ripartire i sacrifici in maniera equa”.

    http://www.valdelsa.net/det-cy32-it-EUR-23544-.htm

  15. A parte la perdita di Pontignano per i master residenziali, qualcuno mi spiega quali sacrifici prevederebbe il “piano di riasanamento” e per chi?

    uno scettico
    Sesto Empirico

  16. Il Sindaco farebbe meglio a pensare a come ha sciattato Caduti di Vicobello, per tacere di quanto tempo abbiamo avuto l’ospedale tagliato fuori con tutti i problemi per il rifacimento del ponte di Malizia.
    “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, disse qualcuno.
    Se il Sindaco è preoccupato per l’Università, io sono preoccupato per la Città…

  17. Ho letto i resoconti del convegno del PD: in sintesi tutti invocano l’intervento del governo per aggiustare una situazione che altrimenti non si aggiusta da sé, sebbene la piazza (cui il PD non ha mancato di portare la propria solidarietà) respinga le ingerenze del ministro. Come dire, una posizione chiara… ahimè, forse vanno informati del fatto che il ministro afferisce all’attuale governo in carica.
    Ancora sui precari: trovo autolesionistico da parte degli studenti annoverare tra i precari anche i dottorandi; non solo per la ragione che sinché non avranno conseguito il dottorato, sono studenti a tutti gli effetti, ma anche perché così il numero dei cosiddetti “precari” cresce a dismisura, alimentando ancora di più le polemiche intorno al loro sovrannumero. Inoltre tra i contrattisti, io continuo a non vedere chiaro: nonostante lo sforzo erculeo del Favi, che ci ha fornito una messe preziosissima di dati, continuo a ritenere che 1) vi siano disparità inspiegabili nel trattamento economico e 2) molti (quanti?) sono precari sui generis, ossia trattasi di professionisti con doppio lavoro; mi spiego meglio: il prototipo del ricercarore/docente non stabilizzato è quello di colui che dopo laurea, dottorato, tirocini o prolungati periodi di lavoro all’estero e assegnuccio, alla stregua di quel generale che fu promosso sergente, pervenne alla fine alla posizione poco invidiabie di “contrattista”: ebbene, quanti sono quelli che hanno seguito questo onesto e “normale”, benché disgraziato curriculum? Io temo che siano solo una parte, non so se maggioritaria: a scanso di tutta la retorica, talvolta scandalistica, sul reclutamento universitario, temo che sia questo il modo in cui si addiviene legittimamente ad una posizione stabile nel campo dell’università e della ricerca anche nel migliiore dei mondi possibili, ed è di questa parte del cosiddetto “precariato” che l’ateneo deve tentare in primo luogo di farsi carico, giacché rappresentano la vera continuità, accademica e scientifica.
    Per gli altri faremo un pianto e un sospiro, ma di certo, non moriranno di fame, né avranno la carriera e la vita stroncate.
    Quanto al numero eccessivo di ricercatori evidenziato da Sesto (il nostro amico Empirico, sempre così scettico), anche qui vorrei poter esercitare l’arte del discernimento, poiché non mi pare che ovunque si sia abbondato.

  18. Per Sesto Empirico (mi sembra di averlo risentito questo nome)…

    Il piano di risanamento è nella pagina web dell’università, accessibile a tutti.
    http://www.unisi.it/v0/minisito.html?fld=2581

  19. Stavrogin, sei un saggio! bravo…
    Il sindaco farebbe bene a non far rilevare a Roma che la Fondazione ha non dico buttato ma distribuito in modo a volte molto discutibile 170 milioni di euro non più tardi di un mese fa… e che lui sta per buttare 70 milioni per cominciare (nessuno sa quanti ne occorreranno veramente) a fare uno stadio del tutto inutile (con benedizione di Rifondazione e tra breve dell’Idv!), mentre l’aeroporto di Ampugnano senza volare perde più di un milione all’anno (e l’amministratore prende un 150mila euro all’anno, mentre il presidente, noto amministratore della massoneria GOI, ne prende 30). C’è sempre il figlio del Berlinguer nel CdA?
    Per farla breve. Fossi il ministro, meglio se di sinistra, gli direi: ‘oh, bischero (scusa Arlecchino, ma quando ci va, ci va!) tornatene a casa di corsa prima di prendere qualche calcio in c…’!
    Altra domanda: chi ha scritto che uno delle liste civiche (Giordano?) ha in consiglio comunale (immagino a nome di tutti i suoi) che i soldi dello stadio siano destinati all’università?
    Archie

  20. «… temo che sia questo il modo in cui si addiviene legittimamente ad una posizione stabile nel campo dell’università e della ricerca anche nel migliore dei mondi possibili, ed è di questa parte del cosiddetto “precariato” che l’ateneo deve tentare in primo luogo di farsi carico, giacché rappresentano la vera continuità, accademica e scientifica.» (stavrogin)

    Continuo a non capire (ma so lento di comprendonio) perché se ne deve fare carico l’Ateneo. I precari sono stati messi li da chi? Il MIUR? Il Rettore? Il Senato? Il CdA? No Signori. Sono stati messi li da docenti di ruolo, con l’approvazione dei responsabili e coordinatori dei corsi di laurea.

    Poi tu dici «l’ateneo deve tentare in primo luogo di farsi carico». L’Ateneo ha già una forma di tutela istituzionale. Si chiama (o chiamava) assegno di ricerca. Ma se poi questi sono nel tempo diventati una forma di parcheggio-post-dottorale per la manovalanza dei dipartimenti e degli strutturati? Magari chiediamo un mutuo di 90 milioni a 10 anni al MPS per istituire il super-assegno di ricerca destinato a coloro che rappresentano la vera continuità, accademica e scientifica.

    Guardiamo da dove vengono questi precari che gridano vendetta e che chiedono di essere tutelati. Da che facoltà; anzi da che dipartimenti vengono queste firme?

  21. PS
    ma vi siete mai chiesti come questo patatrac dei precari c’è CASUALMENTE nella stessa università che ha scavato un buco da 200+ milioni? Forse stiamo parlando di due sintomi della stessa malattia? Sbaglio?

  22. Si, anch’io, come qualche blogger son preoccupato per la città, per vari motivi. Anzitutto che siano sanati i problemi che van dalla casa alla salute, ecc. Ieri dicevo: ancora non c’è scappato il morto sulla Cassia, e son stato subito smentito (dovevo trovare casa là, anche se non colonica come il Calabrese). Il Cenni poi fa: sacrifici pere tutti… giusto, ma valli a toccare i Calabrese e i suoi pupilli (es. l’Amerikano dell’Acropoli). Una casta, insomma, e di che tinta!!! Mi spiego poi perché la qualità dell’università è caduta così in basso: basta vedere i proff senza laurea e i titolati dal comune a parlarci del Governo della città. E mi spiego come mai qualche golpista che ogni tanto abbaia faccia la voce grossa: non solo coperto politicamente, ma anche economicamente: si possono beccare i quattrini dall’università s e d e t i a m dalla FIAT e da TELECOM: e, a proposito, più fantasia nel trovare il nome “Palio” per l’auto. Io avrei proposto “Berebennannà”.
    Buona permanenza a Siena, il paradiso terrestre.
    Addenda. Non temo anch’io di dire e ripetere sino alla noia che viviamo in un sistema mafioso. Non solo l’Italia “puzza di golpe e morte”, come dice la mia incazzata poetessa (ancora brava!), ma anche cittadine come la nostra… La Storia ci dirà che i proff. universitari, in buona parte, truccavano tutti i concorsi. Come quando Mussolini fece le leggi razziali: la maggioranza assoluta dei proff. non emise verbo, anzi! Eran cattedre che si liberavano, manna dal cielo (come mi pare affermasse Rossi in prigione). E forse in ciò rientra anche qualche millantatore golpista: ci si sipega perché è stato mandato qua. Tornasse nelle brume padane, almeno… Forse a Bologna o a Ferrara troverebbe senz’altro uditori.
    P.S. Se è vero, come è vero, che il vino non può essere una minaccia – come dice ex cathedra Omar Calabrese al convegno sul vino (semiologia + vinum=saggezza? Chiaroveggenza?) – può, invece, costituire una minaccia per il presente e il futuro la richiesta di dimissioni del Focardi e del Cda da parte dei precari e degli amici proff? Quale alternativa si propone? Mica sarà la blindatura tosiana (e certi – userei pesanti affermazioni ma non posso – “amici”) del passato? A proposito amico Tosi e Boldrini (direttore del Centro Comunicazione e Marketing e quant’altro e – pare – avesse più segretarie lui del rettore, ne son restate 5 al rettorato): che fine hanno fatto le mie lettere? Ma puoi dire di essere democratico dato che non hai osato censurare il mio intervento alla radio universitaria. Qualcosa o Tosi dovevi concedere no?

  23. Paolo, ti seguo ma non ho capito chi è “l’Amerikano dell’Acropoli” e perché c’è l’hai proprio con “i vari Calabrese e Piccinni ecc… “? Sempre questi due sono però.
    Se non sono troppo indiscreto.

  24. Qui purtroppo – dico così perché c’è da lavorarci molto – bisogna fare la storia di ogni Facoltà, altrimenti rimane tutto oscuro. Il Favi ha già ricostruito qualcosa, no? Andiamo avanti per quella strada. Perché non si fa un blog o un sito solo di dati? Un gran file collettivo che viene implementato solo da dati oggettivi. Ad es. distinguere tra precari del pers. non doc e precari ‘doc’ non sarebbe utile? ma facoltà per facoltà e in progressione storica…
    Così forse 2+2 farà 4 e anche le responsabilità storiche storiche saranno chiare: qui si fa troppa politica, i vari detti, i vari CGIL ecc., o no?
    Archie

    Propongo, se Archimede e gli altri sono favorevoli, di aggiungere alle altre Categorie, visibili sulla barra a sinistra di questo blog, una categoria del tipo: solo dati sull’ateneo senese, una specie di wikipedia. Fatemi sapere, è questione di 30 secondi ed è pronta.
    Giovanni Grasso

  25. Dear Pinguino… cito spesso i due o tre notissimi professori perché sono tra i maggiori portavoce degli Ideologi restauratori e che han costituita una loro squadra di sostenitori; tra questi vi è l’Amerikano, un eterno Prezzemolo. Faceva tandem col Calabrese, il “miliardario”, ed ha scritto qualche guida turistica con qualche direttore museale (fochino fochino…): benché tutti lo dessero per spacciato come cittadino e come cultore delle arti riuscì, come dice un consigliere com.le, a star sempre a galla. Su Internet dice di aver svolto lezioni in università USA e di aver acquisito la docenza, se non la decenza. Ora ti ho istradato ben bene, credo. Fu messo in carriera dal Piccini ma quando l’ex sindaco cadde in disgrazia, fucilato in contumacia dal suo partito, gli voltò le spalle (tipico degli yesmen). È un “professore” che buca il video, ride sempre e per lui “è un privilegio vivere a Siena”. Lo trovi sempre alle cene della contrada e anche a quelle di Bagnaia, ecc.
    Naturalmente è Omar Calabrese, che Eco ci ha “regalato”, il responsabile di tutto quanto può esser accaduto nella gestione di enti culturali e in Scienze della Comunicazione (di non positivo, intendo dire).
    Voglio vedere ora che diranno gli exPCI di Gramsci che si è convertito. Sappiamo che è una “bufala”, ma in tempo di restaurato compromesso storico… (Solo Di Pietro rompe i c…). In Russia il PCFR di Ziuganov ha proposto la beatificazione di Stalin e, pare, abbia molti consensi nella base della chiesa ortodossa. Del resto i pope brindavano a Stalin “unificatore della Patria”, nel 1940… ma sto deragliando. Comunque: tutti i democratici veri stiano uniti contro i reazionari bipartisan! Ne va della libertà…

  26. # kryogen Says:
    Novembre 26th, 2008 at 08:16

    ——————
    Senti Kryogen, in primis, non attribuire a me, di nuovo, proprio le opinioni che ho combattuto (in questo forum) e ti prego di non distorcere le mie posizioni per puro gusto polemico assolutamente gratuito. Sulla mostruosità del sistema dei “contratti”, così, come si è andato determinando, a torto o a ragione mi sono già espresso in italiano passabile e non mi resta che rinviare il lettore eventualmente interessato ai miei messaggi, anziché alla tua parafrasi.

    «Continuo a non capire (ma so lento di comprendonio) perché se ne deve fare carico l’Ateneo. I precari sono stati messi li da chi? Il MIUR? Il Rettore? Il Senato? Il CdA? No Signori. Sono stati messi li da docenti di ruolo, con l’approvazione dei responsabili e coordinatori dei corsi di laurea.» (Kryogen)
    ——————-
    Se ne deve far carico l’Ateneo, nel senso che mi pare una priorità non chiudere del tutto le porte in faccia alle giovani leve, giacché rappresentano il “core business” dell’istituzione che taluni insistono cocciutamente a chiamare “Università”, la quale non fabbrica salcicce e sopressata, né impiegati, bensì ricerca e didattica.
    Guarda che “i precari” (ma che stiamo parlando di netturbini napoletani dei lavori socialmente utili?) non sono bestie vaccine, né tutti quanti inutili bamboccioni: calcola quanti corsi, quanta attività didattica e di ricerca svolgono e chiediti se l’ateneo protrebbe farne a meno. Gettare la croce addosso a tutti come fai tu, non serve, così come non serve difendere od assolvere tutti: sono posizioni estreme puramente ideologiche dalle quali forse sarebbe il caso di astenersi, in questa congiuntura.
    Due o tre ricercatori/docenti a contratto (in assenza di meglio: tu sei al corrente di metodi migliori?), in situazioni peraltro caratterizzate da forte anzianità ed imminente pensionamento del grosso del corpo docente, non mi pare una situazione così patologica, giacché non ho capito come altrimenti si assicurerebbe una continuità ed un minimo di ricambio.
    O vuoi che l’Università finisca assieme a quella generazione pensionanda che l’ha portata al tracollo?

    “Poi tu dici «l’ateneo deve tentare in primo luogo di farsi carico». L’Ateneo ha già una forma di tutela istituzionale. Si chiama (o chiamava) assegno di ricerca.” (Kryogen)
    —————–
    Nella situazione attuale il “contratto” segue in genere l'”assegno di ricerca” (come quel capitano che fu promosso sergente), che a sua volta segue il dottorato; questo è il normale curriculum (o calvario) di un ricercatore nella situazione presente, che come ho scritto più volte (se mi leggi), non mi piace affatto, ma che non ho inventato io: non dico ovviamente che tutti possano ricevere in dono la posizione di ricercatore, ma questo è il curriculum normale (“in tempore belli”) della gente che legittimamente aspira a tale posizione. Ho sottolineato tuttavia che gran parte della miriade di contrattini e contrattucci di cui si vocifera non sono di questa natura ed è su quelli che comincerei ad indirizzare la forbice.
    Non ho capito bene in definitiva a cosa punta il tuo livore: novello Erode dell’università, vuoi ammazzare tutti i ricercatori che abbiano meno di cinquant’anni?

    «P.S. Ma vi siete mai chiesti come questo patatrac dei precari c’è casualmente nella stessa università che ha scavato un buco da 200+milioni?» (Kryogen)

    Quale facoltà ha “causato” il patacrac di 200 milioni? Dire che è stata una sola facoltà è mera ipocrisia, quasi una excusatio non petita per nascondere, forse, altre situazioni patologiche sulle quali non si desidera che si puntino i riflettori; e poi, ripeto, in questo computo, più che le facoltà credo che si debbano guardare i dipartimenti, giacché è lì che si evidenziano differenze sotanziali.

    «Guardiamo da dove vengono questi precari che gridano vendetta e che chiedono di essere tutelati. Da che facoltà; anzi da che dipartimenti vengono queste firme?» (Kryogen)

    Appunto, guardaci!

  27. “Anassagora disse:
    non son dèi, nei cieli, ma sassi” (Dalla poesia postata La marcia dell’umanità – Author: me stesso).
    Chioso così la querelle in atto sulla conversione (molto… presunta) di Gramsci. Ma perché si cita Gramsci? Lo fa il “nano”, come dice un blogger, lo fa Veltroni “reazionario” e “funzionale al capitale”, secondo altro blogger. Lo fa la Chiesa, col padre ottuagenario De Magistris, che ha scatenato il putiferio. Ha risposto Canfora e lo storico dell’Ist. Gramsci, Vacca.
    Ma non sfugga quel che dice Gramsci – grande intellettuale anche secondo Fini, così siamo a… posto -, dei professori universitari: “sono degli spostati”, dei “border-line”, ecc. Ma soprattutto – lo dico per Calabrese: Gli intellettuali sono organici allo stato del capitale e alla sua macchina coercitiva… O tappategli la bocca bonzi e mandarini che non siete altro. Vi attende la concimaia come nell’inizio del film “Giù la testa!” (cito il film per il demiurgo delle “arti visive” in colonica).
    Scusate lo sfogo e lo sfizio.

  28. Il sindaco farebbe bene a pensare alla caz…a che ha fatto quando ha avallato la nomina di Mussari a Presidente della Fondazione MPS (e da li si è autonominato alla Banca MPS). Guarda caso l’inizio del suo mandato a Siena (chissà da quale organizzazioni, partiti, congregazioni o peggio, voluto e guidato), coincide perfettamente con la distruzione della democrazia, della socialità, dell’economia, delle Istituzioni, del patrimonio della nostra Città. Iniziamo a levare dai cog…i questo personaggio; potrebbe essere il segnale per rispristinare quel buongoverno oggi del tutto mancante.

  29. Leggendo le balle spaziali del Berlinguer che esalta il suo ex regno e l’Università senese che… tanto bene ha fatto alla cultura e alla ricerca (sic) – pagava un “giornalista” amico per dir ciò, anche se poi, dicono “cadde in disgrazia” ma all’impiedi… Ebbene, leggendo le cose dette da Berlinguer, vorrei dar lui un consiglio: prosegua così, magari restando “nel mondo della falce e martello” potrebbe dire che Stalin manducava i bambini, Mao li bolliva, Gramsci baciava i santini (e taccia della cognata che in punto di morte scacciò un prete). Okay? W l’Italietta… confessionale e riformista

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