L’Università di Siena secondo la Cgil: docenti in pensione e amministrativi in cattedra

tex.jpgEugenio Baronti (assessore all’Università e ricerca della regione toscana). (…) «Nessuno può pensare di far pagare questa crisi scaricando i costi sulle fasce più deboli e soprattutto sui giovani ricercatori. È necessario intervenire rimuovendo privilegi consolidati, sprechi e collocando a riposo i docenti ordinari con 65 anni di età, lasciando spazio ai giovani che rappresentano l’elemento dinamico, creativo e innovativo. L’importanza dell’Università di Siena nel suo complesso, la sua storia, l’impatto sociale che un piano di risanamento discutibile come quello appena deliberato comporta, dovrebbe imporre a tutti un grande senso di responsabilità e la ricerca della massima unità e condivisione: la tutela di questo straordinario bene comune, del suo carattere pubblico, del futuro delle centinaia di persone coinvolte nella crisi, deve essere il faro dell’azione che tutti noi portiamo avanti. La Regione, pur con tutte le difficoltà presenti, a queste condizioni è disposta a fare fino in fondo la sua parte».

Al Prof. Mario Ascheri, che chiedeva spiegazioni sull’età pensionabile dei professori, risponde Marco Iacoboni.

«Caro professore, la legge prevede la facoltà di rimanere, per età, oltre i 70 anni (con richiesta fino a 72), e per anzianità di servizi oltre i 40 sempre per altri 2 anni e sempre su richiesta del dipendente e previa autorizzazione dell’amministrazione (che può rifiutarsi di concederla). Per il personale docente poi c’è la facoltà di chiedere di andare in pensione a 65 anni. In questo caso la richiesta è un atto volontario del dipendente e non può l’amministrazione obbligare al prepensionamento. In merito alle nostre richieste (CGIL) e a quelle della Regione Toscana l’atto di decidere volontariamente di andare in pensione compiuti i 65 anni sarebbe un atto di una forte rilevanza etica ma anche economica. I docenti che compiranno 65 anni nel 2009 all’Università degli Studi di Siena sono 129. Se decidessero tutti di andare in pensione a 65 anni per l’Ateneo ci sarebbe un risparmio di 16.224.000 euro (arrotondati per difetto). Il personale tecnico amministrativo, in base alla delibera approvata due settimane fa, andrà in prepensionamento a 40 anni e questa misura agisce su circa 120 dipendenti. Per un risparmio di circa 500.000 euro.
A lei le dovute conclusioni.» Marco Iacoboni

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13 Risposte

  1. Non comprendo il “prepensionamento” a 40 anni per i non docenti.
    Non sono quarant’anni la soglia normale?
    Quanti saranno mai coloro che “si trattengono” al lavoro dopo i 40 anni di servizio?
    Semmai, non è applicabile (o vantaggiosa) la disposizione di Brunetta (mi sembra di sett. 2008) di incentivare alla pensione dopo 35 anni di contributi (disposizione transitoria se non erro)?
    Forse l’incentivazione è troppo onerosa?
    Scusatemi se condivido con voi la mia ignoranza in materia…

  2. Mi pare che Lei assecondi la logica dei conti tremontiana e sposi i luoghi comuni sulla gerontocrazia! Prima di parlare di giovani ricercatori, o associati o ordinari, vogliamo vedere chi vale ed ancora può dare alla ricerca ed alla didattica?! Inviterei tutti a guardare l’intervista a Rita Levi Montalcini, su sito rai Che tempo che fa?
    Il valore, i valori, non i numeri: siano essi di vile pecunia o di primavere vissute.

    Caro “senzaetà”, condivido il tuo commento ma sarebbe utile che tu chiarissi a chi è rivolto il Lei: all’assessore Baronti, a Iacoboni o a me?
    Giovanni Grasso

  3. «Mi pare che Lei assecondi la logica dei conti tremontiana e sposi i luoghi comuni sulla gerontocrazia!» senzaetà

    Non sono luoghi comuni, ma dati concreti e generali: sentenzia il sempre più catoniano Giavazzi che dal 1999 al 2006 il numero di professori ordinari è cresciuto di ben il 54% (todos caballeros!). Leggo inoltre su un giornale che al 2005, il 40,7% degli ordinari aveva più di 61 anni e nei prossimi tre anni sono previsti almeno 7000 pensionamenti; non so come stiano le cose per i ricercatori, ma pare che una previsione di 2000 nuovi ricercatori all’anno riuscirebbe appena a mantenere la dotazione attuale di personale strutturato, già carente nel confronto internazionale (La Stampa, 8/11/2008); non so se siano cifre impazzite e ne chiedo conferma (o smentita) al prof. Grasso.
    Il “valore” di molti studiosi ancora attivi è un fatto individuale e non è in dubbio (come il disvalore di altri autocollocatisi “a riposo” non appena raggiunto l’ordinariato, del resto…), ma sta di fatto che tra un po’ se ne andranno in pensione e, anche se fossero tutti Einstein, non è chiaro come avverrà il ricambio e in particolare cosa resterà dell’ateneo senese col suo surplus di rogne. A meno che il disegno non sia proprio quello di tirare innanzi cinque o sei anni fino alla pensione e poi… chi ha avuto, ha avuto. Affermare che l’università e la società italiane sono nemiche dei giovani, non è del resto affermare una novità sconvolgente. Prova a fare un salto in Germania….

  4. Prepensionamenti. È la nuova moda dell’università italiana, alle prese con tagli ai bilanci e tracollo demografico. A lanciarla è stata, prima fra tutti, l’Università di Torino che ha varato un piano per governare l’imponente ricambio generazionale in corso nell’ateneo, così come in molte università italiane. L’esempio, a quanto pare, sarà presto copiato anche da altre università, anche se i professori saranno mandati in pensione non per “governare il ricambio generazionale”, ma per il vil denaro. A segnare la scia in questo senso sarà molto probabilmente l’ateneo bolognese, il cui Rettore, Pier Ugo Calzolari, ha lanciato l’allarme sui conti dell’Università. Da qui un piano che attraverso i prepensionamenti mira a liberare nuove risorse per l’ateneo stesso.
    Il metodo
    In termini tecnici il piano bolognese si prefigura assai simile a quello torinese. Sostanzialmente ai professori che hanno raggiunto i 40 anni di contributi ed hanno almeno compiuto i 65 anni, sarà offerto, da parte della facoltà d’appartenenza, un contratto di collaborazione. In questo modo si consentirà ai professori di continuare la propria attività di ricerca e ai più giovani di entrare in ruolo al loro posto. Il tutto con un risparmio per le scalcagnate casse delle università.
    Torino: obiettivi e primi riscontri
    Il provvedimento nell’ateneo torinese era stato previsto anche dal predecessore dell’attuale rettore Pellizzetti, ovvero Rinaldo Bertolino che in tal senso si era mosso già nel 2002. Già quattro anni fa infatti si prevedeva che le uscite di massa dei professori sarebbero cominciate nel 2006, e sarebbero esplose dal 2007. Ora l’esodo è arrivato. Continuerà a crescere fino al 2012, fino a toccare quota 500. Sarà un passaggio di consegne generale, visto che i professori ordinari sono oggi 724, significa che i due terzi cederanno la mano entro 5 anni.
    Dai primi dati, lo scorso anno hanno optato per il contratto con la facoltà 15 professori.
    Il piano degli organici previsto dal rettore mira a evitare svuotamenti improvvisi di corsi di laurea e dipartimenti, graduando e favorendo le entrate di giovani. “Abbiamo deciso di non aspettare i pensionamenti per assumere ricercatori” hanno dichiarato Pelizzetti e il prorettore Sergio Roda a La Stampa. “Ne immetteremo in ruolo, fino al 2012, cento all’anno, indipendentemente dal numero di uscite di quell’anno: in questo momento stiamo assumendo più giovani di quanti professori escano. Cerchiamo di spianare un po’ lo scalino, evitando di far entrare di colpo 500 persone tutte insieme creando di nuovo un buco, un salto generazionale”.
    Bologna, in pensione per risparmiare
    La prima proposta ai professori era partita da Umberto Eco con una lettera a Repubblica. “Io ho 75 anni e vado giustamente in pensione. In altri Paesi però i professori universitari vanno normalmente in pensione a 65. So benissimo che uno studioso di 65 anni può ancora essere attivissimo. Pertanto basta allargare la categoria dei Professori Emeriti, lo studioso che può vivere dignitosamente con la sua pensione continua a prestare attività di didattica o di ricerca nella misura in cui i suoi colleghi più giovani continuano a sollecitarla. Se poi uno studioso è di fama, continuerà talmente ad essere occupato da congressi internazionali e richieste da varie università che continuerà a lavorare sino a 90 anni”. La proposta ha trovato subito il plauso del Rettore Calzolari, ma di fatto è inattuabile per le rigide regole relative all’ingresso nella categoria di professori Emeriti, che fra l’altro non percepiscono stipendio.
    Si è quindi deciso di puntare sullo stesso metodo torinese, ovvero incentivare i pensionamenti, offrendo contratti da firmare con le singole facoltà. Il pro rettore Busetto, nel presentare il piano, che sarà discusso entro giugno dagli organi accademici, ha tenuto a spiegare che “non significa che le persone vadano via prima di aver maturato i requisiti di legge. I docenti in età pensionabile potranno accettare, su base volontaria, di andarsene rimanendo a fare ricerca in Ateneo con un contratto ad hoc. L’Ateneo ha fornito anche dei dati. Sono 450 i potenziali docenti 65-75enni e secondo le stime dell’ateneo solo il 6% sfrutterà questa occasione nel primo anno e il 3% negli anni successivi.

  5. *Università: la Regione non compra. Per ora*

    SIENA. Brutte notizie da Firenze. Se qualcuno si attendeva un segnale di apertura per l’acquisto di immobili da parte della Regione Toscana, deve trovare altre soluzioni. Infatti, Federico Gelli, vicepresidente del Consiglio regionale ha dichiarato: «Il governo regionale non ha al momento assunto alcuna decisione formale di intervento; le diverse ipotesi rappresentate nelle interrogazioni al momento rimangono ipotesi». È stata questa la risposta a due distinte interrogazioni in merito all’acquisto di immobili di proprietà delle Università di Siena e di Firenze da parte della Regione Toscana per fare fronte alle difficoltà finanziarie dei due atenei. L’interrogazione sull’Università di Siena era stata presentata dalle consigliere Giuliana Baudone (An-Pdl) e Stefania Fuscagni (FI-Pdl). Gelli ha auspicato “una nuova governance” del rapporto tra Università, enti locali e Regione, per superare la fase della crisi e per non disperdere il patrimonio culturale e di contributo alla ricerca che le università toscane rappresentano”.
    Sempre in tema di università, nello specifico quella di Siena, il Consiglio regionale ha respinto una mozione “in merito alla grave situazione finanziaria dell’ateneo e alle connesse responsabilità” presentata dai consiglieri Alberto Magnolfi, Stefania Fuscagni e Angelo Pollina, di FI-Pdl, e Roberto Benedetti e Giuliana Baudone, di An-Pdl e con la quale si intendeva impegnare il presidente della Giunta a monitorare gli sviluppi della situazione, a riferire tempestivamente al Consiglio regionale le novità che dovessero emergere e subordinare qualsiasi intervento finanziario all’accertamento delle responsabilità del deficit.
    Nella replica alla risposta di Gelli, la consigliera Fuscagni ha sottolineato che “gli aiuti vanno concessi ai punti di eccellenza e di produttività” che ci sono “e non vanno invece dispersi nei buchi prodotti per responsabilità che non vengono rese note”.
    Il consigliere Carraresi si è detto “stupito” dal fatto che non ci sia alcun intervento della Regione: “O non si è deciso o non si intende acquistare. Il problema è che i tempi per intervenire sono stretti e non vorrei trovarmi di fronte a sorprese dell’ultimo momento come già è successo in passato per altre vicende”.

  6. Cenni in Consiglio: “Il 2 dicembre un incontro importante per l’Università”

    http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=7310

    SIENA. Una interrogazione orale urgente, presentata da Ascheri in Consiglio Comunale (26 novembre), ha riguardato l’interruzione del cda dell’università da parte degli studenti. Il sindaco Maurizio Cenni, rispondendo all’interrogazione ha dichiarato che “nel pomeriggio del 2 dicembre ci sarà un incontro importante con il governo e con il rettore sugli interventi da mettere in atto e su quello che intende fare il governo. Dopo riuniremo il tavolo istituzionale e faremo l’informativa”. “È necessario acquisire tutti maggiore consapevolezza sullo stato disastroso dei conti del nostro ateneo – ha detto Cenni – Questa intrusione, anche se ha ritardato una decisione, è fatta da persone che vogliono solo affermare i propri diritti. Le decisioni vanno assunte velocemente anche per evitare certe frizioni. L’intrusione non va criminalizzata, ma non bisogna perdere tempo prezioso e fare velocemente il risanamento. C’è un piano, che non è perfetto e va messo a punto: sono stati fatti solo tagli, manca l’anima politica. Ma il piano è l’unico punto che noi abbiamo da cui partire per ragionare sulle cifre. È una situazione che richiede una immissione di risorse cospicue all’interno delle casse dell’ateneo. Ci vuole una pragmatica prosa, il resto è solo poesia.” “È chiaro – ha concluso il sindaco – che rappresentare la situazione solo con le mani nei capelli non porta nessun effetto. Siamo anche di fronte ad una sorta di aberrazione giuridica: abbiamo un soggetto pubblico, autonomo e non territoriale, bisogna stare attenti a questa cosa, va modificata la natura per evitare obbrobri come questo”.
    Rifondazione Comunista aveva presentato una interrogazione orale urgente sull’interruzione del cda, ma è stata poi ritirata. Iantorno ha poi dichiarato che “in virtù delle parole del Sindaco chiediamo che sia convocato un consiglio comunale straordinario e aperto sull’Università “per far parlare tutti, anche i vari movimenti di studenti, ricercatori, precari, lavoratori”, sia quelli riconosciuti e organizzati che gli altri. Ora è necessario che almeno 9 consiglieri firmino la richiesta ufficiale. Iantorno ha precisato che “rispettiamo il principio di autonomia, citato anche dal sindaco, ma riteniamo che sia importante questo consiglio straordinario aperto”.

  7. Signori miei oggi faceva veramente freddo nel bosco. La brinata di stamane rendeva veramente difficile smacchiare e ammetrare (accatastare la legna). Ora davanti al camino mi compiaccio con il nostro Ospite che pubblica dei post che rispecchiano molto il mio modo di pensare e che propone una categoria di post dedicata ai dati sull’Università di Siena, una wikipedia del disastro se mi è concesso usare questa immaginifica dizione, che mi trova – lo si poteva ben ritenere – totalmente d’accordo. Vorrei proporre che in qualche modo si ricostruisse attraverso dati certi (e non illazioni o insulti o proclami di tipo politico-sociologico come purtroppo ogni tanto accade) la storia delle singole facoltà. Dico questo perché molti dei temi toccati – uno su tutti i dipartimenti ed il loro accorpamento – a mio modo di vedere richiedono una trattazione diversificata a seconda delle facoltà appunto. Faccio un esempio: il maggior numero dei dipartimenti è a Medicina (non c’è nessuna accusa in questa affermazione, è un dato di fatto) dove l’impatto di un eventuale (anzi certo a stare al piano di risanamento) accorpamento sarebbe così grave come in altre materie oppure di minore gravità? È da chiederselo e da analizzare. Qualche numero per non farvi perdere l’abitudine: 18 dipartimenti nell’Area Scienze Biomediche e Mediche; 9 nell’Area Scienze Sperimentali; 10 Area Lettere, Storia, Filosofia e Arti; 9 Area Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche. Totale: 46. Previsti: almeno 25. Questo a precisazione di quanto asserito da chi non mi ricordo chi che ne contava 50. Di numeri ne ho ancora (e succulentissimi per Stavrogin), ma mi riserbo di attendere la sezione Dati se Giovanni la apre.
    Invece ho qualche osservazione politica. Intanto onore alla CISAL Università che prende posizione ferma e dura contro i soprusi che sono stati messi in atto e ci si aspettano ancora nei confronti degli organi di governo e del Rettore che saranno delegittimati quanto si vuole, ma devono funzionare e alla svelta perché qui va tutto a carte quarantotto. Tanto per dirne una all’ordine del giorno del prossimo CdA c’è l’incarico al nuovo Direttore Amministrativo. Ditemi voi come si fa a gestire la faccenda senza un Direttore Amministrativo… Mah! Onore, dicevo, perché i tecnici amministrativi e alcune loro rappresentanze sindacali mi sembrano qualche volta trattati senza troppo riguardo anche qui. L’intervento della CISAL, cui potrebbero seguirne altri di altre sigle, è segno inequivocabile di attaccamento all’istituzione (questa sì istituzione davvero, in ginocchio ma istituzione), che peraltro smentisce anche quanto è stato riferito dalla CGIL che questo piano non piace ai sindacati (non piace a nessuno secondo loro). Fra l’altro fonti degne della massima fiducia mi hanno riferito che al tavolo di contrattazione tenutosi l’altro giorno non si è verificato affatto quel dissenso generalizzato riportato in un comunicato dei soliti noti. Anzi mi risulta che il Rettore abbia incassato la fiducia sul piano (emendabile, emendabilissimo come si potrebbe dire parafrasando il Conte Zio di manzoniana memoria) da parte di tutte le sigle (sia pure con le riserve del caso), incluse le RSU e fatta eccezione della sola Cgil. Comunque mi risulta che di questi tavoli vengano redatti dei verbali. Forse qualche Consigliere potrebbe accedervi, mi spiego?
    E veniamo alle istituzioni. Tutti coloro, Giovanni in testa, nonché i vari Stavrogin, Senesiveri, Arlecchini e Archimedi, che commentano in modo caustico le cosiddette istituzioni hanno tutta la mia benevolenza (per quello che può valere). Tutte queste istituzioni hanno dimostrato di essere totalmente inette a gestire o ad aiutare a gestire questa situazione, volendo evidentemente solo il male dell’Ateneo, mostrando di volerlo lasciare andare al macero, salvo che si cedesse a dei luridissimi ricatti che sono assolutamente incompatibili con l’ente università e con le funzioni che di tale ente sono proprie come la ricerca e la didattica, nonché – questo è ovvio – con i servizi che ad esse sono dedicati. E d’altronde nient’altro ci si poteva aspettare da delle persone che – almeno rispetto all’ambiente universitario – sono totalmente incompetenti.
    La ciliegina sulla torta è stato questo assessore all’Università regionale che ha veramente varcato il limite del ridicolo. E d’altronde vi linko il suo sito, poi giudicate voi http://www.eugeniobaronti.it/.
    Ed è questa la ragione per cui dissento da Archimede (o Arlecchino non mi ricordo) che sostiene l’impossibilità dell’autoriforma. L’autoriforma sarà pure impossibile, ma se l’eteroriforma deve passare da questa gente allora siamo spacciati!
    Un lunghissimo e logorroico Favi di Montarrenti

  8. Mah, carino io ricorderei anche Caltagirone, fatto venire dai DS del MPS! Lei è anche in Acea, no? Che è in Acquedotto del Fiora… I compagni hanno amici potenti! Berlusca da tempo è in contatto con il MPS e vai al sito Mercato libero per altri rapporti della figlia. Il sindaco ha sposato Casini nella sala più solenne del Comune, ricordatelo! Chi raffigura una sinistra di persone per bene a Siena ha sbagliato indirizzo: almeno se guarda ai vertici! La base è come al solito, a destra e a sinistra, fatta di persone (spesso) per bene presa in giro.

  9. Il punto di vista di tanti lavoratori di Cisal/Università Siena

    Molti lavoratori dell’Università degli Studi di Siena che aderiscono al Sindacato Cisal/Università pongono all’attenzione della Comunità locale alcune considerazioni sulle azioni poste in essere da gruppi di studenti e di precari volte all’impedimento, dello svolgersi della seduta del Consiglio di Amministrazione del 21 u.s (poi rinviata), oltre che al “disturbo” del normale svolgimento della seduta straordinaria del Senato Accademico di ieri, con l’incitamento alla sfiducia del Rettore. Solo l’”ignoranza” e la “mala fede” della faziosità possono generare simili comportamenti. Basta fermarsi un attimo a “pensare” per “capire” che sia il Consiglio di Amministrazione che il Senato Accademico, insieme al Rettore Focardi, sono ad oggi, gli unici organi che possono fare qualcosa per riuscire a portare la Nostra Università fuori dalla crisi e, guarda caso, entrambi gli organi collegiali avrebbero dovuto discutere lo stato di avanzamento del piano di risanamento la cui attuazione è indispensabile, nell’interesse comune. Ma se il piano di risanamento non dovesse essere attuato in tempi relativamente brevi, ci si rende davvero conto di quali potrebbero essere gli scenari in cui si troverebbero dipendenti, studenti, docenti e senesi tutti?
    – lo slittamento od il blocco del pagamento degli stipendi;
    – la mobilità per gran parte del personale tecnico amministrativo;
    – pesanti ricadute, anche a lungo termine, su tutto il territorio, considerate le ben oltre 2.300 famiglie legate direttamente all’Ateneo.
    In tutto questo contesto non è affatto marginale che sia il Rettore Focardi a continuare a condurre il piano di risanamento considerato. Deve essere lui, non solo perché sta dimostrando di non lasciare nulla di intentato per riportare a galla quella nave che oltre ad essere Sua è anche Nostra, ma perché l’alternativa più prossima e certa al Rettore Focardi, non sarebbe certo solo l’elezione di un nuovo Rettore-Deus ex machina, ma anche il benvenuto ad un Commissario-Piazza pulita.

    Per tali considerazioni, si auspica che quanto prima il buon senso prevalga sulla faziosità, e ciascuno, nel suo piccolo, contribuisca affinché il rimedio da molti agognato non risulti davvero peggiore del male. Molti sono i sacrifici che ci aspettano, è più ragionevole farli per risanare che per distruggere quel che, comunque, c’è già.

    Cisal/Università-Siena
    http://www.cisaluniversita.org

  10. Quanto sostiene la Cgil è certamente più apprezzabile della campana a morto suonata dal rettore & co. Spinto dalla smania di cominciare a smantellare il primo “covo di comunisti” Quagliariello vorrebbe convincere Siena circa l’avvincente opportunità che avrebbe di diventare la prima città che affossa la sua università celebrandone splendidamente i funerali.
    È oramai da tempo che a Siena si vedono strane presenze. Mi sembra di vedere uno di quei film di fantascienza con tanto di inquietanti visitors. Nel film sono già apparsi Mastella e Casini. Ora è in azione Quagliariello e da dietro le quinte è arrivata l’eco di una scazzicata di Gianni Letta. Quando apparirà Silvio Berlusconi ho paura che sarà per la posa in pompa magna della pietra tombale.
    Allegria!

  11. Le “Liste Civiche Senesi” condannano duramente il blocco del Consiglio di Amministrazione

    Liste Civiche Senesi. Di fronte alle ripetute interruzioni del funzionamento degli organi amministrativi dell’Università di Siena ad opera di pochi manifestanti, le Liste Civiche Senesi esprimono pubblicamente il loro più forte dissenso, nella convinzione che il necessario risanamento di questa istituzione non possa dipendere dalle volontà di gruppi ristretti, ma debba anzi vedere il diretto coinvolgimento di tutti i cittadini.
    L’Università, al pari del Monte dei Paschi e di altri enti cittadini, è un patrimonio della Comunità, che noi abbiamo ereditato dai nostri avi e che abbiamo il dovere di tramandare, possibilmente migliorata, alle future generazioni.
    È quindi inaccettabile che una minoranza di persone, probabilmente sollecitata da qualche interesse, possa compiere azioni affatto democratiche, e comunque non utili all’adozione di scelte difficili e tempestive, bloccando, di fatto, anche scelte essenziali all’attività ordinaria dell’ateneo quali quelle necessarie al regolare pagamento delle retribuzioni.
    Riteniamo che si debba ripristinare la legalità e il confronto civile con tutti i soggetti, rendendo partecipi tutti i cittadini per il loro particolare interesse alle sorti del principale ateneo cittadino, riportando quanto prima la serenità ai dipendenti e dando sicurezza a una gran parte dell’economia della nostra Città.
    È inoltre assurdo e intollerabile che si candidi a protagonista di questo risanamento chi, controllando da oltre mezzo secolo tutti i settori della nostra comunità, Università inclusa, ha condotto la nostra Città e le sue Istituzioni verso questo preoccupante declino; ci riferiamo alle dichiarazioni di alcuni dei maggiori esponenti della maggioranza, di alcune frange sindacalizzate e di comparti economici e finanziari locali, in primo luogo il Monte e la Fondazione.
    Invitiamo il Rettore a distinguere la vera natura strumentale di alcune delle critiche più dure e a mostrare quindi fermezza nei loro confronti, respingendo i comportamenti arroganti e poco democratici (se non giuridicamente rilevanti), percorrendo la strada dell’autonomia e dell’indipendenza da questi soggetti ed aprendo il dialogo e il confronto con tutte le forze politiche ed istituzionali della Città, ma anche con tutte le associazioni ed i cittadini, che non tollerano più ambiguità e prevaricazioni e intendono dare il loro contributo alla soluzione dei problemi.
    Siena, 25 Novembre 2008

  12. Ringrazio il Favi per il preziosissimo lavoro di documentazione: così sapremo di cosa discutere. Anzitutto ricordo che in generale un “contrattista” ha più contratti, giacché per un tipico bizantinismo della nostra burocrazia, ad ogni modulo d’insegnamento corrispode un contratto.
    Dunque sospetto che i detentori del contratto siano numericamente la metà dei contratti elencati. Per quanto riguarda i doppiolavoristi, salvo casi eccezionali da chiarire, cioè solo qualora risultassero indispensabili, non mi pare un dramma insostenibile quello di tagliare il contratto. I servizi informatici potrebbero essere accentrati e razionalizzati ulteriormente (perché solo i dipartimenti?).
    Grazie alle nuove dalla Colonna (“hic sunt leones”) cominciamo a dipanare la matassa.
    I contratti di lingue, probabilmente, sono per i lettori stranieri, che a lingue sono per ragioni evidenti parecchi: qual’è per inciso lo status del lettore di lingue? A chi afferiscono quelli del centro linguistico? Sospetto che la maggior parte dei contratti di Lettere (fatta eccezione per le lingue) siano altrimenti dislocati a scienze della comunicazione, giacché si tratta di un corso di laurea che nacque proprio con questi nefasti presupposti. Un pochi saranno a Grosseto (e ora che ci fanno?). Gli assegnisti, comunque, a seguito del decreto Mussi, non possono più essere titolari di corsi e possono insegnare, mi pare, per un massimo di quattro crediti dentro un corso altrui.
    Mi sorprende oltremodo la voracità degli aretini (di fatto un’entità a sé, senza rapporti con la casa madre), che credevo più morigerati: ma che ci fanno con tutti quei contratti (e tutti quei professori), quanti corsi di studio sono stati attivati? Quanti studenti hanno?
    In generale, nel distorto e sconclusionato sistema italico, il contratto, per i normali giovin ricercatori, sopraggiunge dopo l’assegno ed è un modo, da parte dei docenti (salvo quelli delinquenti che perseguono altri fini), per tenere ancora con un piede dentro l’università chi si ritiene in qualche modo meritevole di starci, in un futuro, più stabilmente, cominciando a farlo insegnare, talvolta affidandogli in corsi fondamentali (non ci scordiamo che la ridda dei pensionamenti senza turn over è comunciata ben prima di Tremonti): in forme più decenti e meno cialtronesche questo però esiste anche altrove, nel mondo civiizzato. La crisi attuale, forse, consiglierà un uso più parco e selettivo ed una revisione radicale di questo strumento, che ancora una volta confonde contratto a termine con “precarietà” come condizione ontologica. Ma temo tuttavia che al contrario si applicherà quel criterio di giustizia distributiva per cui si sono fatti, in passato, molti contratti, ma di entità economica risibile, fatto che ha finito di per sé per costituire una forma di selezione basata essenzialmente sul censo e non sul merito.

  13. Non mi torna

    «[…] sono 129. Se decidessero tutti di andare in pensione a 65 anni per l’Ateneo ci sarebbe un risparmio di 16.224.000 euro (arrotondati per difetto). Il personale tecnico amministrativo, in base alla delibera approvata due settimane fa, andrà in prepensionamento a 40 anni e questa misura agisce su circa 120 dipendenti. Per un risparmio di circa 500.000 euro.»

    16.224.000:129 = 125767 ?
    500.000:120 = 4167 ?????

    …si potrebbe gentilmente spiegare meglio ?

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