Ateneo senese: il piano di risanamento non può prescindere da questi dati

tabellaunisi2008w.jpg

Apriamo una nuova categoria «Dati sull’ateneo senese» reclamata da molti commentatori de “Il senso della misura”. La tabella riportata è un aggiornamento al 31 dicembre 2007 del numero di studenti e personale impegnato presso l’università di Siena. I dati al 31 dicembre 2006 sono stati pubblicati in precedenza. La fonte è la banca dati del MIUR. Chi reclama a gran voce il ritiro del “piano di risanamento” evidentemente non conosce questi numeri.

Annunci

56 Risposte

  1. Pioggia su Montarrenti. Niente cinghiali. Mi sono messo a fare due conti per fare contento Stavrogin ed anche – penso – Giovanni.
    Parliamo di contratti, ma di quelli attivati per quest’anno. Prima di tutto ho scoperto che li attivano via via perché se si visita il sito http://sigruservices.unisi.it nell’anno 2008-2009 i contratti una settimana fa erano un certo numero, oggi sono di più va a sapere perché. Comunque per dare delle risposte a Stavrogin ho fatto anche un campionamento sui nomi, oltre che sulle cifre. Ecco prima le cifre e poi qualche riflessione sintetica.

    Totale dei contratti attivati: 857
    Totale del costo: 486.956 euro

    Economia 47 contratti attivati per 99.856 euro
    Giurisprudenza 8 contratti attivati tutti gratuiti
    Ingegneria 31 contratti attivati tutti gratuiti
    Interfacoltà 24 contratti attivati per 12.000 euro
    Lettere di Siena 86 contratti attivati per 156.082 euro
    Lettere di Arezzo 57 contratti attivati per 116.000 euro
    Medicina 497 contratti attivati tutti gratuiti
    Scienze Mat. Fis. Nat. 80 contratti attivati per 40.378 euro
    Scienze Politiche 29 contratti attivati per 62.640 euro

    Risultato del campionamento (tutti sono troppi da controllare): ci sono molti contratti attivati a persone che hanno già un lavoro o insegnano da qualche altra parte; una barca di soldi se ne va in informatica e lingue straniere (in particolar modo tedesco: alla fine ci vengono degli stipendi da associati), pochi sono affidati ad assegnisti (che abbiamo più volte detto che precari non sono per definizione, come non lo sono i dottorandi), residuale la percentuale affidata a precari davvero (sulla cui precarietà poi comunque ci sarebbe da indagare più a fondo), 0 è il numero delle docenze a contratto affidate a premi Nobel (visto che si fa tanto caso all’eccellenza).
    Un altro dato che balza agli occhi è che le sole due facoltà di Lettere a questo scopo spendono 272.082 euro che è ben più del doppio della cifra totale. Forse con questo dato accoppiato ad altri che potremmo estrapolare si spiegano anche certe posizioni di alcuni Senatori. Tre facoltà (molto frequentate: Giurisprudenza, Ingegneria e Medicina) non spendono nulla e vorrei dire che poco spendono altre due (Interfacoltà Chimica ecc. e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali): 52.378 euro in due. Farmacia non ha contratti attivati per ora. Economia e Scienze Politiche si mantengono su un costo tutto sommato sostenibile, considerato che la parte del leone la fanno gli insegnamenti di lingua e di informatica.
    Però, perché c’è un però, non si tiene conto di un altro serbatoio di dati che c’è sempre sul database e che ho scoperto con orrore dieci minuti fa e che quindi mi riserbo di analizzare a parte: gli incarichi e le collaborazioni esterne. Queste però sono difficili da analizzare perché non si conosce la provenienza dei fondi (che possono essere e anzi sono spesso esterni) e quasi tutti sono presso i Dipartimenti e quindi non rientrano – per usare un’espressione mutuata da Claudio Magris – nella “geometria della tenebra”, dacché è assodato che al momento del macello i Dipartimenti erano in una posizione “virtuosa” (per mutuare un’espressione tipica di gente che a Claudio Magris non è degna neanche di legare le scarpe) avendo a disposizione (in 46) 647.000 euro (se non ricordo male). Tuttavia alcuni contratti di consulenza attivati dalla Direzione Amministrativa sono costosini anzichenò e che quelli con la ricerca non c’entrano nulla ci possiamo mettere la mano sul fuoco.
    Per ora mi sembra di avere dato qualche spunto di discussione costruttiva.
    I salsiccioli sul fuoco mi aspettano e quindi vi saluta il vostro
    Favi di Montarrenti

  2. Ripeto, il numero dei docenti a contratto, sospetto che sia meno della metà rispetto al numero dei contratti; se un corso è diviso in due moduli, colui che tiene il corso ha due contratti (bizantinismi della burocrazia…). Sicché l’equiparazione un contratto = un professore, non è corretta. Sicché non mi pare corretta nemmeno la stima “un docente per ogni 3,9 studenti”. E vorrei incontrare chi ha inventato questo sistema di reclutamento….

  3. Da una imprecisa ricognizione in rete vedo che il rapporto studenti/personale è 25 alla Sapienza di Roma, 20 all’Università del Salento, 12 a Sassari e 16 a Cagliari.
    A Siena il numero è meno di 4. Se guardiamo il rapporto studenti/docenti a Siena, il numero sale ma rimane meno di 6.
    La media è 32 in Italia, 17 nel Regno Unito, 18 in Francia, 11 in Germania e 17 in Spagna.
    Beh, s’è sempre detto che in Italia investiamo poco in ricerca e in formazione. Il confronto dei numeri europei con quello italiano lo confermano.
    Siena sembra l’eccezione che conferma la regola; abbiamo investito troppo. Vuol dire che sforniamo laureati meglio formati? Non mi pare. Un vero disastro.
    Facardi stia almeno attento quando andrà a Roma. Il vento che tira oggi a Roma è lo stesso che tira in Lombardia, dove Formigoni usa i soldi pubblici per le scuole private, spendendo mediamente 707 euro per ogni studente delle scuole private e solo 8 euro per ogni studente delle scuole pubbliche.

  4. Prima di godermi il mi sembra meritato riposo dico qualcos’altro.
    Primo: verissimo quello che dice Stavrogin qui sopra. Ci sono dei docenti a contratto che hanno anche più di due contratti, quindi quel numero di 1020 continua a non tornare. Non tornava neanche quando i contratti, come ho dimostrato, erano 1283, figuriamoci ora che sono 857.
    Secondo: anche Giovanni ha ragione, in ogni caso. Si possono fare dei calcoli che neanche Majorana redivivo sarebbe in grado di fare e dimostrare che i docenti sono meno ecc. ecc., ma di fatto la cifra per i soli stipendi del personale tutto è di gran lunga superiore all’insieme dell’FFO e delle entrate che l’Ateneo è in grado di garantirsi. Dal che discende che: a) o qualcuno sgancia un po’ di quadrini a fondo perduto (Istituzioni di qualsiasi genere, banche di qualsiasi genere) oppure il piano di risanamento è assolutamente insufficiente; b) le maggiori responsabilità non sono quelle civili e penali derivanti dall’aver – detto fuori dai denti – falsificato i bilanci, ma quelle politiche derivanti dall’aver, sulla base di bilanci che si sapevano o si dovevano sapere truccati o falsi che dir si voglia, infilato dentro chiunque (docenti e non docenti) – per dirla alla bastarda – in base a criteri clientelari e/o politici; c) è inutile menarla tanto sulla precarietà o sull’impatto sociale dei tagli su cooperative o tempi determinati; Gadda (il mio amato Gadda) dice che se un pappone sfregia una prostituta a Maracaibo lui se ne sente per la sua parte responsabile, il che non toglie che i tagli sul personale (docente [a contratto] e non docente [a tempo determinato]) sono assolutamente inevitabili. E non bastano.
    Terzo: io di recente ho fatto qualche cifra sugli affitti. Ve ne faccio un’altra tanto per far capire come stanno le cose: la cripta che ospita la biblioteca di economia nonché il centro linguistico costa d’affitto versato ai frati o a chi per loro di San Francesco 212.000 euro l’anno. Nel frattempo con lo spostamento di giurisprudenza e scienze politiche a via Mattioli si è liberato l’ex Circolo Giuridico che aveva una massa di volumi di gran lunga superiore a quelli dell’attuale biblioteca di economia. Si è per caso pensato di spostare la biblioteca là dove ce ne stava una molto più grande? No. Si sono affittati i locali ex circolo alla Contrada della Giraffa che peraltro non paga una lira perché ha dato all’Ateneo la disponibilità di un capannone nella valle lì dove peraltro l’Ateneo non ci tiene niente (anzi in una recente riunione a casino scoppiato si è proposto di affittare un capannone alle Badesse per metterci i libri: lascio alla fervente immaginazione dei “compagni di merende” qui di chi possa essere stata la brillante proposta). Per farla breve quanto costa l’anno un’operazione che in linea teorica non doveva costare nulla? 212.000 euro.
    Quarto (e chiudo): il problema dell’informatica e del suo costo. Ho già dato delle cifre: 820.000 euro l’anno di software, non so poi quanto sia costata questa menata del wifi che fra l’altro soprattutto con Windows (che costa 179.000 euro l’anno aver licenziato per tutti coloro che lo usano) non è che proprio dia delle gran soddisfazioni (leggi: dà un monte di rotture di zebedei); la metà del personale del QIT (il Centro di Calcolo per intendersi) è part-time perché ovviamente lavora per privati che remunerano molto di più e non fa – per esempio – quello che potrebbe fare, cioè i moduli di informatica nelle varie facoltà che invece vengono affidati – lo abbiamo visto – a contratto (oneroso ça va sans dire); grazie all’illuminata guida dell’ex Direttore Amministrativo (e attuale dirigente dell’area risorse umane) non si sa chi fa cosa all’università tutta ed in particolare non si sa quante e di che qualità siano le risorse interne soprattutto in area tecnica ed elaborazioni dati (mentre si sa benissimo chi sono quelle 150 persone al Rettorato che l’uomo ha portato sugli scudi fregandosene – proprio così – della periferia). Insomma diciamocela come sta: è un disastro. Le cifre ve le ho dette, ma la soluzione è lontana, a meno che non parta questo piano la cui priorità è comunque quella della nomina di un Direttore Amministrativo che – con piglio parecchio manageriale – faccia sputare al Bigi questi dati che non si sono mai saputi, reinternalizzi tutte le funzioni tecniche (perché le risorse anche se non quantificate ci sono, lo abbiamo visto con la Ragioneria) e spiani il Centro di Calcolo (il cui direttore peraltro è uno di quelli che l’anno prossimo va in pensione o prepensione non mi ricordo e il cui edificio a quanto risulta è uno di quelli in dismissione [non ci sono mica solo le segreterie lì dentro]). E a proposito di segreterie, secondo me – che faccio da segretario ad una trentina di cinghiali che devo governare durante tutta la settimana – 84 persone lì dentro forse sono troppe, assumendo che è stato acquistato un softwar apposito per la gestione. 84 persone e un software che costa un botto sono ossimoriche come un gentiluomo livornese. E a proposito di numeri: Sesto Empirico nel suo primo intervento sosteneva che l’oramai mitico Boldrini (cui peraltro sono stati già confermati due dei contratti che aveva anche l’anno scorso precipitandolo nella condizione di precario della ricerca) non poteva essere responsabile del dissesto. Insomma, rispondo io. È vero che l’Area Comunicazione e Marketing è stata spianata il giorno dopo l’elezione di Focardi, ma prima di questo momento contava 54 persone (tutte assunte in pochi anni prima del 2005) quasi tutte di categoria D, per non parlare del Boldrini medesimo che aveva all’epoca incarico dirigenziale (per il quale è prevista un’indennità annua oltre lo stipendio di svariate decine di migliaia di eurini). Non può aver fatto 160 milioni di debiti, ma la sua parte l’ha fatta.
    Vorrei far notare che queste cifre sono tutte reali e non fatte a casaccio e sono anche pubbliche, basta saperle elaborare, cosa in cui mi si riconoscerà una certa eccellenza, considerato l’ambiente socio-economico della Colonna di Montarrenti dalla quale vi auguro la buonanotte.
    Di casa il Favi di Montarrenti

  5. I dati di Petracca dovrebbero essere meglio analizzati: mi pare strano che per restare nelle medie europee si debbano licenziare più di mille docenti! Io trovo questi dati:

    Dati OCSE sul rapporto (numero studenti/numero docenti):
    USA: 15.1; Germania: 12.4; Francia: 17.0; Inghilterra: 16.4
    Media OCSE: 15.3
    Italia: 20.4

    Se consideriamo che i contrattisti saranno meno della metà dei contratti, che vi è una grande quantità di pseudo-contratti gratuiti (vedi tabella del Favi) e dunque di pseudo-docenti, e senza considerare i “collaboratori alle attività di ricerca” della tabella del prof. Grasso, saremo giù per su sulle medie tedesche. Altra cosa è l’elefantiaco apparato amministrativo: lì forse, il paragone più prossimo potrebbe essere l’impero ottomano.

  6. Secondo l’Istat in Italia nel 2006-2007 gli studenti erano 1.809.186 (contando i corsi di laurea triennali, quelli di specialistica, quelli dei corsi di laurea del vecchio ordinamento e contando anche i fuori corso).
    Il numero dei docenti era 62.718, di cui 19.845 ordinari, 19.148 associati e 23.725 ricercatori.
    Ho ricavato i numeri dalle tabelle consultabili sul seguente sito:
    http://www.unica.it/pub/7/show.jsp?id=3105&iso=20&is=7&modo=2
    In Italia il numero di studenti per professore era 46,4 (a Siena sono 7,96) mentre il numero di studenti per docente era 28,8 (a Siena sono 5,7).
    Naturalmente spero che i numeri dell’Istat siano sbagliati e siano invece giusti quelli dell’OCSE riportati da Stavrogin.
    Se ci si fida dei dati Istat, i numeri che avevo dato in precedenza erano persino ottimistici.
    In pratica in Italia ogni docente avrebbe mediamente 6 volte più studenti di quanti ne ha un docente di Siena. Un vero abisso.
    Delle due l’una: o abbattiamo di sei volte in numero dei docenti o aumentiamo di sei volte il numero degli studenti. Nessuna delle due cose è praticabile. Se Focardi è un santo riuscirà a trovare un giusto equilibrio tra le due cose. Dato che non lo è gli servirà il sostegno di tutti quanti per avvicinarsi a quell’obiettivo. Il piano di risanamento è tragico perché è tragica la situazione che affronta. Non vorrei essere nei panni di Focardi. Chi ne chiede le dimissioni dovrebbe avere il buon cuore di spiegare qual’è la sua bacchetta magica. Quando Focardi dice di essersi fidato dei numeri che gli fornivano e che quindi non conosceva la gravità della situazione rischia di apparire ingenuo se non reticente. A Focardi gli va però riconosciuto il merito di aver portato le cose alla luce del sole, in ogni caso, e di aver allestito un piano per porvi riparo. Mi insospettisce solamente il fatto che raccolga il consenso di certi ambienti governativi che circa l’istruzione e la formazione hanno idee alquanto allarmanti. Chi chiede le dimissioni di Focardi deve dire in anticipo con chi pensa di sostituirlo e come costui pensa di addolcire il piano di risanamento attuale, altrimenti tanto vale stringersi intorno a Focardi e sostenerlo.

  7. Petracca, io ti dico solo che non puoi contare un contratto = un docente, semplicemente perché non è corretto. Inoltre al sito Istat a cui rinvii, il dato di un docente ogni 47 studenti non prende nemmeno in considerazione i ricercatori (!!!), che oltretutto mi pare oltraggioso, giacché come sai bene insegnano quanto e più degli associati od ordinari, oltre a ciucciarsi diverse altre rogne. La tabella di Grasso, al cotrario, include tutti gli strutturati, tutti i non strutturati, anzi, contando i contratti anziché i contrattisti, li conta due o tre volte: insomma, non puoi paragonare le mele con le pere.
    Quanto ai non strutturati, acclarato che (come risulta dalle tabelle del Favi) vi sono ampie disparità tra facoltà e facoltà, vorrei capire da cosa dipendono e se siano solo l’effetto di una patologia o della dabbenaggine umana: ad esempio se il numero elevato di contrattisti a Lingue, non sia legato alla invitabile presenza di lettori stranieri e com’è possibile che certe facoltà non abbiano affatto contratti, se non gratuiti: non hanno giovani nelle loro schiere, sono riusciti a insegnare loro a non mangiare o sono riusciti a stabilizzarli tutti?

  8. Stavrogin, non contesto quello che sostieni. Ho solo riportato i numeri dell’Istat.
    Numeri che contano anche i ricercatori, infatti l’Istat dice che se si contano solo i professori il rapporto studenti/professori è 46,4 mentre se si contano i docenti (professori+ricercatori) il rapporto risulta essere 28,8.
    Alla luce dei dati forniti dal Prof. Grasso, a Siena i due numeri sono 7,96 e 5,7 rispettivamente ed anche se il Prof. Grasso avesse usato i criteri Istat per i suoi conteggi dubito che il gap con le medie nazionali risulterebbe colmato. La differenza è troppo grande.

  9. Favi sei un grande!
    La sensazione è che l’università di Siena sia stata guidata in questi ultimi 20 anni da “aficionados”. Insomma gente di buona volontà ma sempre degli “amateurs”. Dare tutta la colpa al Focardi mi sembra semplicemente inutile e dannoso ai fini di un “possibile” risanamento.
    Signori, bisogna capire che se fra qualche anno si riuscirà con sacrifici enormi a raddrizzare la situazione, non è che dopo si potrà tornare ai festini allegri (gestionali accademici e scientifici) denunciati puntualmente dal Favi. Lo dico perché parlando con alcune colleghe e colleghi ho la netta sensazione che i non-uomini-della-strada non abbiano capito un accidente della natura e dimensione delle privazioni alle quali andremo incontro nei prossimi anni. Crisi economica permettendo perché allora si parla di decenni!
    P.S. Non solo l’università di Siena ma tutto l’occidente (da cima a fondo) è guidato da “amateurs”.

  10. «Numeri che contano anche i ricercatori, infatti l’Istat dice che se si contano solo i professori il rapporto studenti/professori è 46,4 mentre se si contano i docenti (professori + ricercatori) il rapporto risulta essere 28,8.» Petracca

    Anch’io non contesto che vi siano dei dati allarmanti, ma ti ripeto che non puoi paragonare le mele con le pere: intanto vedi che se consideri anche i ricercarori, la percentuale scende dal 47 al 28 (circa), il che non è poco: ma continui a confrontare dati che includono i docenti non stabilizzati, anzi li contano addirittura due o tre volte, come la tabella di Grasso, con dati che li escludono. Se della tabella di Grasso consideri solo i “docenti di ruolo”, come fa la tabella ISTAT da te indicata, la percentuale scende ancora ed all’incirca di uno a sedici, cioè non bassa, ma entro le medie OCSE che ho riportato sopra.

  11. Riporto i dati ufficiali (fonte MIUR) riguardo al numero dei docenti e studenti (fonte Anagrafe Nazionale degli Studenti, MIUR).

    Studenti (dati complessivi A.A. 2006/2007)
    Iscritti: 1.294.238
    – Lauree Triennali: 926.049
    – Corsi a Ciclo Unico: 77.044
    – Lauree Specialistiche: 216.532
    – Corsi Non Riformati: 15.976
    – Lauree Magistrali a C.U. (DM 270/04): 58.637
    Corsi con Iscritti: 5.815

    Docenti (al 31 dicembre 2007): 61.929
    – Ordinari: 19.625
    – Associati: 18.723
    – Ricercatori: 23.571

    Collaboratori in attività di ricerca e specializzandi: 37.938
    (Comprendono: assegni di ricerca, contratti di prestazione autonoma per programmi di ricerca, borse di studio post-dottorato, contratti di formazione-lavoro per medici specializzandi, altro).

    Ritengo che tutte le considerazioni svolte da Favi, Stavrogin e Petracca restino valide, pur con le evidenti differenze dei numeri imputabili alle fonti. Credo che quando si parla di Università italiana sia preferibile attingere i dati dal MIUR, più affidabili ed oltremodo aggiornati quasi in tempo reale. Anche la corretta precisazione di Stavrogin (sul conteggio dei contratti al posto dei contrattisti) non modifica più di tanto la tendenza (dice bene Petracca: il gap con la media nazionale resta).

    Giovanni Grasso

  12. Un piccolo intermezzo: anche ieri ho sentito l’uomo della strada che diceva “ma è vero che i docenti universitari guadagnano diecimila euro al mese?”, facendo seguito forse a ciò che scrisse tempo fa “il Giornale”.

    Leggo poi:

    SIENA 30.11.2008 “Cara” casa, ma quanto mi costi?
    Il mercato del mattone senese lievita. C’è crisi, ma i prezzi sono da grande città. Duemila euro di reddito bastano solo per 45 metri quadri

    All’uomo della strada segnalo dunque che a Siena un associato può permettersi una cinquantina di mq, un ricercatore non più di trenta, ed un “precario” la cuccia del cane. Invece i “manager” dell’università, che tanta prova di sé hanno dato, possono permettersi lussuose dimore di duecento metri quadri. Forse anche di questo dovremmo parlare, parlando di sprechi.

  13. OK, il gap resta, ma i dati del MIUR dicono che il rapporto nazionale è di uno a venti (virgola qualche cosa), mentre i dati di Siena, considerando come nella tabella del MIUR i soli strutturati (- Ordinari: 19.625; – Associati: 18.723; – Ricercatori: 23.571; non vedo i “precari”) dicono che da noi il rapporto è di uno a sedici (o sbaglio?).
    Dunque il gap non è l’abisso che denuncia Petracca (uno a sei contro uno a quarantasette).

  14. «ad esempio se il numero elevato di contrattisti a Lingue, non sia legato alla invitabile presenza di lettori stranieri e com’è possibile che certe facoltà non abbiano affatto contratti, se non gratuiti: non hanno giovani nelle loro schiere, sono riusciti a insegnare loro a non mangiare o sono riusciti a stabilizzarli tutti?» Stavrogin

    Stavrogin, senti adesso non ti infervorare. Ma tieni presente che il “core business” (come lo chiami tu) cambia da dipartimento a dipartimento. Se ti fa piacere pensare a me come un giovane Erode fai pure ma sappi che in 7 anni ho avuto 6 allievi e di questi 4 oggi guadagnano più di me (sono solo un ricercatorucolo).
    Tralasciando la bellezza delle discipline, in certi istituti, per correttezza, dovrebbero mettere questo cartello:

    E mi chiedo se questi contratti non siano essenziali a mantenere in vita certi corsi. Mi spiego, e mi chiedo, non è che il giovinotto contrattista viene usato come dimostrazione vivente del fatto che imparando certi ‘mestieri’ ci si possa permettere ancora un po’ di pane e salame dal bottegaio di via Pantaneto?

  15. Dice Stavrogin che non vede i “precari” nei miei dati. Questi che aggiungo vanno bene?

    Collaboratori in attività di ricerca e specializzandi: 37.938
    (Comprendono: assegni di ricerca, contratti di prestazione autonoma per programmi di ricerca, borse di studio post-dottorato, contratti di formazione-lavoro per medici specializzandi, altro).

    Giovanni Grasso

  16. Sono stato tra parentesi per qualche tempo visto che anche voi moderni state finalmente arrivando al 2+2!
    Belli i dati delle due lettere ma anche di SP che mi fanno capire che neppure ai Tufi si respira la stessa aria! Neppure allo stesso piano… ma le tesi buttate in un canto la Voce del Massone le ha segnalate solo per Giurisprudenza! Perché?
    Medicina, sempre vituperata, ne esce virtuosa…
    Allora, ripeto: ma le supplenze dove stanno? Sono fuori bilancio? Rilevo la giusta sottolineatura che non ha provocato le dovute reazioni: Detti è di Lettere; aggiungerei, e so che il nostro nobile Arlecchino si risentirà, Belli di Economia, che a contratti non va male per nulla, vero?
    Si conferma che c’è un orientamento politico preciso dei DS ora PD che controllano Lettere ed Economia a non fare chiarezza (dimissioni Focardi, con conseguente caos) e a difendere nel calderone i propri privilegi. Anche la candidatura di uno di Economia tanto pubblicizzato va nello stesso senso?
    A voi moderni l’ardua sentenza.
    Archie

  17. Ottimi questi dati! Siete grandiosi e per i forestieri molto utili… I collaboratori di ricerca però con gli studenti non c’entrano niente, non Vi pare? Interessante questa nuova luce sulle 2 Lettere. Detti non ha reso un gran servizio ai suoi colleghi a portarci l’attenzione. L’età? O lo smarrimento dei PD? Non sanno che pesci prendere: come a Firenze! Ne stanno succedendo delle belle… persino il Cioni è nei guai seri come e peggio del direttore della Nazione che ha dovuto dimettersi! Valdo Spini si candida a sindaco in funzione contestativa dei PD classici! Il 19 a Roma faranno scintille.
    Forza, signori, si sta facendo un gran lavoro. E meno si insulta e più è efficace. Dati, brutali dati, nient’altro che dati uno sull’altro… alla fine i conti torneranno. Le situazioni di privilegio verranno fuori finalmente. E forse smetterò di servire e tornerò alla luce della Libertà che il “regime” non consente. Viva la rivoluzione liberale della “conoscenza”! Chissà che avrebbe detto Gobetti se avesse conosciuto i PD toscani. Poveri Rosselli, ma tant’è la storia gira, il muro è caduto, anche l’incredibile può succedere (se i PdL non servono o non continuano a servire come spesso fanno in Toscana).
    Arlecchino (un po’ meno triste del solito).

  18. «Dice Stavrogin che non vede i “precari” nei miei dati. Questi che aggiungo vanno bene?» Grasso

    Andava benissimo anche prima: il punto è solo che non si può, come fa Petracca, includerli quando valutiamo il rapporto docenti/studenti a livello locale, ed escluderli quando facciamo il caso nazionale, perché questo è un truccaccio, che neanche l’inflazione “percepita” dell’ISTAT… Soggiungo che aggiungere anche i 37.938 “precari” porta le medie nazionali a un docente ogni 12,959616289665254788869196030721 studenti. E ripeto: non è corretto assumere l’equazione un contratto = un contrattista, giacché ciascun contrattista titolare di un corso ne possiede almeno due (un corso è diviso in due moduli e a ciascuno corrisponde un contratto). Questo non annulla lo scandalo, ma lo ridimensiona: se dividiamo i 16552 studenti di Siena per i 2080 docenti (stabilizzati e contratti), viene 7,9576923076923076923076923076923. Se teniamo conto che ad ogni contratto corrisponde mezzo contrattista, allora la media si abbassa a un docente su 11 studenti.
    Ma da questo sito apprendo viceversa che la percentuale degli amministrativi è viceversa tripla rispetto a Milano (Statale).
    Ricordo poi che gli assegnisti non saranno più titolari di alcun corso (decreto Mussi)

  19. Anche oggi il tempo inclemente fà sì che non si sia potuto mettere caccia al cinghiale. Siccome mi annoiavo sono andato a tirare a due tordi e – mentre mi riparavo sotto un querciolo – mi sono scorsi davanti quei contratti di collaborazione di cui vi avevo avvertito ieri. L’illuminazione si è fatta strada in me come il sole si faceva strada fra le nuvole, sicché ho tirato a un tordo, l’ho preso e sono tornato qui alla Colonna di dove scrivo per farvi partecipi dell’illuminazione.
    Dunque vi avevo anticipato che era difficile quell’analisi perché si dava per assunto che molti contratti (che variano da Co.co.co. a Incarico professionale al Progetto) erano sicuramente da attribuire a fondi esterni presso i Dipartimenti, ma non avevo notato che alcuni di questi non erano attivati da Dipartimenti, ma da altre componenti che sicuramente non hanno fondi esterni e che quindi pagano questa gente su FFO o comunque su risorse interne.
    Ne ho isolati 49 per un totale – attenzione – di 1.033.921 euro (da distribuirsi in due anni perché quasi tutti sono biennali 2007-2009 o 2008-2010 il che comunque fa sempre 500.000 euro l’anno). Sono distribuiti disegualmente su 17 strutture. Volete sapere chi fa la parte del leone? Ve lo dico subito: il QIT (Centro di Calcolo) che ha 27 unità di personale, ricorre per consulenza ad ulteriori 6 persone per un totale di spesa di 265.100 euro (sempre in due anni eh, non lo dico più); il Cuprel (Centro Servizi per la Sicurezza ecc. ecc.) che ha 10 unità di personale e ricorre ad ulteriori 6 contratti per un totale di 90.083 euro; i Centri servizi di facoltà di Economia e Farmacia che rispettivamente hanno 12 e 5 unità, ricorrono rispettivamente a 3 e 2 incarichi, consulenze o quello che sono per un totale di 92.000 euro; la Direzione Amministrativa che non è dato sapere di quanto personale dispone, ma si dà per scontato che ne disponga di quanto gliene pare, ricorre a 3 incarichi per un totale di 180.000 euro; ciliegina sulla torta (torta che non sto a specificare di che materiale sia composta) l’Ufficio Stampa (di Siena, ma anche di Arezzo perché è diviso) che – sottolineo – è previsto per legge 150/2000 (significa che ogni ente pubblico deve averlo insieme all’Ufficio Relazioni per il Pubblico), spende ulteriori 36.000 euro per due contratti e il Placement Office (che se mi spiegate cos’è e a cosa serve ve ne sono grato perché se è quello che penso io avrei bisogno di qualcuno che mi aiuti a disboscare 3 ettari a Spannocchia) che ha 5 unità di personale spende ulteriori 123.691 eurini per 6 ulteriori contratti.
    Mi sto convincendo che da sotto quel querciolo ne ho preso più di uno di tordi. Vado intanto a infilare su uno steccolo quello che ho preso e lo giro sulla fiamma. Sono buoni i tordi, sapete?
    Dalla Colonna il vostro Favi di Montarrenti

  20. È il momento dei tordi: io ti porto il chianti! Vai! Servo tuo
    Arlecchino

  21. Caro Favi,
    ti ricordi quello che scriveva il giornalista di Panorama? All’ateneo senese «quelli che si occupano di comunicazione: sette dipendenti all’online, quattro all’ufficio stampa, otto alle relazioni esterne, tutti con compiti che loro stessi faticano a distinguere.» Tu dici che l’Ufficio Relazioni per il pubblico spende 36.000 euro per 2 contratti? È incredibile: 19 dipendenti più 2 contratti per la “Comunicazione”. Scommetto che la Presidenza del Consiglio dei Ministri o qualche grosso Ministero hanno meno dipendenti. Mi dicono i colleghi delle facoltà scientifiche che i giovani (e meno giovani) stanno abbandonando i laboratori perché per loro non c’è più futuro. Basterebbe recuperare il 30% di quello che si sperpera con gli amministrativi e si potrebbe sistemare qualcuno di questi ragazzi.

    Gino Greco

  22. Considerando solo i docenti di ruolo abbiamo un rapporto studenti/docenti di 15,62 a Siena e di 28,8 a livello nazionale.
    Hai ragione Stavrogin: non è un abisso.
    Credimi: non era mia intenzione imbrogliare.
    Concedimi almeno di dire che è un mezzo abisso e che non mi rallegra scoprire che mancano ancora quindici piani prima di spiaccicarci al suolo cadendo dal trentesimo piano.

  23. Greco,
    non ha idea di che succede al Comune! Ho avuto qualche indiscrezione, ma mi riservo di darvi notizie dettagliate dopo aver avuto conferme da un consigliere comunale.
    Salutoni da Archie

  24. Il tordo è un po’ pesante, ma con una grappina che distillo qui da me sono riuscito a digerirlo. D’altronde anche il cinghiale non è che sia adatto alla nouvelle cuisine. Eccomi quindi pronto alle risposte ed ai ringraziamenti per l’apprezzamento che molti hanno pensato di esprimermi.

    Caro Gino me ne ricordo talmente bene che ho messo in evidenza quei due contratti per l’Ufficio Stampa di Siena e di Arezzo (c’è una ragione specifica perché debbano essere divisi? No perché ad Arezzo ricordo che c’è solo Lettere II, hanno bisogno di un ufficio stampa + un contratto aggiuntivo per fare la comunicazione di una sola Facoltà?) piuttosto che altre mostruosità tipo il Cresco che costa 44.400 euro a biennio. Cos’è il Cresco? Il Centro di Valutazione e Controllo che ha due strutturati e 4 contratti e non è chiaro che cosa valuti e cosa controlli. Non c’è dubbio che non controlla sicuramente la gestione economica e finanziaria (visto il casino che è successo), né tampoco le risorse umane – direi – visto che abbiamo appurato che di queste risorse nessuno ne sa niente (il che comporta non pochi problemi nell’immediato futuro). Qui mi sembra che l’unica cosa che cresce sia l’esposizione verso – per esempio – i fornitori.
    Fra l’altro stavo dando una scorsa alla rubrica dell’Ateneo e già solo da quella vengono fuori dei dati interessanti. Per esempio:
    1) sotto la Direzione Amministrativa ci sono 5 unità che formano il Gruppo Innovazione Gestionale e Qualità; quindi 3 (che collimano con le 5 di sopra) che formano il Gruppo Trasparenza e Controllo della Regolarità Amministrativa, nome che invita nella situazione attuale a delle boutade che qui voglio evitare; quindi 4 unità chiamate Progetti di Staff della Direzione Amministrativa; 3 alla Segreteria di Direzione; totalone inclusi i contratti da 180.000 euro biennali di cui al post precedente: 15 persone.
    2) Siccome poverini al QIT sono solo 33 persone (27+6) e si noti come la Facoltà di Economia (mmmmh questa Facoltà di Economia comincia a diventarmi sospetta: spendono un botto in contratti di docenza [più di 90.000 euro l’anno], il preside ha evidentemente delle ambizioni, mmmmh) abbiano un Centro di Calcolo a sè (il Cife con 4 unità), li hanno (chi? La Direzione Amministrativa I suppose) sollevati dall’incombenza di gestire la Divisione supporto informatico ed innovazione tecnologica per il decentramento (divisione, quindi che presuppone un EP a capo).
    Insomma c’è qualcosa che non torna, mi sa che con questa storia delle collaborazioni ho scoperchiato l’ennesimo pozzo del bottino. Ci sarà più di un dirigente che non potrà mangiare tordi per un bel po’.

    Vedi caro Gino, bisogna stare attenti perché a suon di stare con gli occhiali si rischia di perdere il panorama. Il problema è proprio quello su cui tu punti il dito: con 36.000 euro risparmiati su un’attività inutile se non dannosa si possono attivare due assegni di ricerca per esempio, o comprare una macchina per le Facoltà scientifiche, o un proiettore per le lezioni. Perché – ed arrivo al generale – lo scopo dell’Ateneo è quello della ricerca e – in grande misura – della didattica. Ma la Direzione Amministrativa – per fare un esempio che qui calza meglio – non ha pensato solo a sé stessa o al centro, ma ha creato sconquasso anche casuale su richiesta spesso del personale docente (in modo particolare dei Direttori di Dipartimento che spesso sono gli esseri più bizzosi che si possano incontrare in Università) concedendo con criteri a dir poco discutibili abbondanti messi di personale, così come gli organi di programmazione (Senato che proponeva e CdA che disponeva) l’hanno fatto per la parte docente. È del tutto inutile a questo punto nella mia opinione che si facciano delle schermaglie sulle fonti dei dati, sui rapporti OCSE piuttosto che su quelli MIUR. La verità è scritta dappertutto sul sito stesso dell’Ateneo (e insisto a dire che i Consiglieri e i Senatori possono avere questi dati quando e come vogliono). Io mi industrio tanto a fornirli con precisione perché vorrei non si facesse teoria su base nazionale, ma pratica hic et nunc per vedere se riusciamo non solo ad uscire dal dissesto (ci vorrà un mare di tempo e una botta di c**o, se mi si consente l’espressione), ma anche a preservare la ricerca e la didattica, dando qualche speranza residua ai giovani (e meno giovani). A occhio nei miei ultimi interventi ho denunciato sprechi (più o meno) per circa 4.000.000 annui (affitti, contratti, software, collaborazioni e consulenze). Spero che da questo blog arrivi la forza per destinare questi eventuali risparmi a perpetuare l’anima buona di questo Ateneo dal quale a tutt’oggi qui dalla Colonna vedo esalare un pennacchio di cupo fumo nero.
    Domattina devo andare nel bosco, quindi è l’ora del riposo.
    Buonanotte dal Favi di Montarrenti

  25. Favi, ti meriteresti una percentuale… è una fortuna per l’università che tu sia lontano tra i cinghiali e non possa venirtela a prendere!
    Il problema per uno del banale, antico 2+2 come me, è: ma le unità anti-crisi al lavoro da due mesi le sanno ‘ste cose? Ne sanno di più o di meno? Il piano famoso su che basi conoscitive è stato fatto? Oltre a mandare tante informazioni (inutili?) sull’ennesimo seminario di Pinco o Pallino, perché non è il Rettore stesso che per sconfiggere i vari Detti delle dimissioni (per non far nomi) non fa mettere in ordine in modo ufficiali questi dati?
    Poi ricorda: infilzati i tuoi piccioncini, pensiamo anche alle supplenze, perché altrimenti i discorsi sui contratti sono monchi. Da qualche parte risulterà quanto spende ogni Facoltà per esse, no? Altrimenti come fanno a fare 2+2, le poche volte che lo fanno? Cmq grazie, amico mio!
    Archie

  26. Cresco? Nome infelicemente profetico.
    Comunque ho visitato il sito http://sigruservices.unisi.it
    Ne ho ricavato – sulle orme del Favi – che nel 2007/2008 sono stati attivati 2385 contratti (sebbene la maggior parte a titolo gratuito – ma perché li chiamano “contratti”? – e tuttavia qui rimando ai dati analitici e alla competenza del Favi, non senza notare che molti sono attribuiti alla medesima persona), mentre per il 2008/2008 ne risultano previsti 857: è la cura dimagrante o il sito è work in progress? Eppure il numero di ore di contratti si chiede tutto insieme all’inzio dell’anno, o no?

  27. Ci siamo, avanti tutta in questo modo! Grazie da tutti gli amici dell’Università! Così si fa; invece non se ne può più di questa tua perseveranza, Paolo, sull’unico tasto picciniano. Non è il problema che ci interessa, ti pare? Siete in una situazione tale a Siena che non potete permettervi personalismi. Guarda che fine ha fatto il Detti a insistere con argomenti debolissimi sulle dimissioni. Ha rafforzato il rettore, se ben capisco! Tu rischi di fare lo stesso: un effetto controproducente. Diventi un persecutore! Gli argomenti mi sembrano debolucci. Che vuoi la discrezionalità dei docenti nella scelta dei collaboratori non è in discussione. Se invece sai di fondi di ricerca che non han prodotto niente di buono, ben venga l’informazione. Ma non vedo perché debba riguardare solo un docente che ha avuto problemi con te. Il problema, lo sa bene il Favi, è generale.
    Quanti soldi si sono buttati via in “ricerche”?
    Ma chi lo può dire? Solo valutatori esperti e esterni, senza rapporti con Siena. Certo una qualche somma, ad esempio, mettere assieme quanto ha ricevuto questo o quello negli ultimi 10 anni non sarebbe utile?
    Anche se c’è il problema dei gruppi che cambiano periodicamente leader per… continuare a prender quattrini sotto altra motivazione! Mah, il Favi s’è messo su una strada inclinata. finirà presto nella Merse, ve lo dico io, e i tempi non sono i migliori… è limacciosa.
    Io devo assentarmi forse per lavoro in posti inospiti. Quindi ve ne racconto una perché non mi dimentichiate. Vi ricordate che l’anno scorso il Ferrara del Foglio venne da voi per il Buongoverno del Flores? Quest’anno l’ha compensato pubblicando un intervento della nuova carrellata: l’avete visto il Foglio in argomento? Voi mi sa che con il Massone vi bevete il cervello: sveglia! Ma vedete come si creano le reti? Solo che costa un sacco, a Pantalone sia chiaro. Ma io resto al servizio e non ci becco niente!
    Arlecchino

  28. Ho chiuso i cani e avevo lasciato acceso il computer, per cui rispondo poi vo a letto davvero.

    @ Archimede
    Unità anticrisi non ce ne sono a parte quelle belle genialate del Senato e del CdA che poi si sono risolte, in soldoni, ad affiancare al nuovo responsabile dell’Ufficio Ragioneria due professori molto in gamba che sono Antonio Barretta e Giuseppe Grossi. E queste cose le sanno e non le sanno. Da un punto di vista strettamente contabile ne sanno tante, ma così tante che se io fossi invece che un boscaiolo un dirigente o un Senatore o un Consigliere di Amministrazione, poniamo, me la farei addosso dalla paura e non ci dormirei la notte perché, a meno di non avere la coscienza pulita come indubbiamente hanno alcuni e solo alcuni componenti di quegli organi (quelli che hanno votato contro per esempio), la scure della responsabilità arriverà certa come la morte. Lo dico qui pubblicamente che a qualcuno non venga in mente (com’è successo a qualche seduta del Senato anche recente) di cercare di far fuori la Ragioneria o i due Professori citati.
    Un po’ di pazienza e arrivano anche le supplenze. Attenzione perché lì è difficile, ma forse è un’impresa alla portata del Favi di Montarrenti.

    @ Stavrogin
    Scusami, ma non l’avevo detto. Era tuttavia implicito che tanto per i dati del 2007/2008 che per quelli attuali 2008/2009 valevano le stesse regole di lettura. Vale a dire che non è valida la regola di 1 a 1 (1 docente spesso a molti contratti); non è valida la regola dell’onerosità (a medicina abbiamo visto che sono tutti gratuiti quest’anno); non è valida, in sostanza, nessuna regola che abbia un senso compiuto. E non avevo ribadito che in entrambe le annualità le due Facoltà di Lettere si mangiano letteralmente in tema di contratti più della metà delle risorse a disposizione per questo. La domanda della cura dimagrante l’avevo fatta anche io nello stesso identico modo, ma non ho una risposta. Voglio precisare d’altro canto che non mi sembra così rilevante. Un’ulteriore precisazione: tanti o pochi che siano questi contratti di docenza non sono affidati né a premi Nobel né Accademici dei Lincei né a Accademici di Francia, quindi se ne può fare a meno. Considerato poi che una delle leggi attuative della riforma Gentile sostiene che ad un professore ordinario può essere affidato l’insegnamento di qualsiasi materia salvo solo il previo parere del Consiglio di Facoltà “ricevente” (in altre parole un filologo romanzo può regolarmente insegnare anatomia patologica purché il Consiglio di Facoltà di Medicina certifichi che è in grado di farlo), implicando in questo modo l’onniscienza del docente universitario, mi sentirei – mentre spengo il camino – di fare questa proposta: i contratti li chiudono tutti, se manca qualche insegnamento lo fa il professore ordinario o associato o – come succede spesso – il ricercatore dell’area scientifica più vicina (gratis et amore dei, please) e l’Ateneo di Siena stanzia l’equivalente di quello che spende in contratti il QIT per chiamare un premio Nobel per facoltà (cioè 9 premi nobel) che stiano un mese a Siena spesati a fare lezioni ciascuno nella Facoltà di competenza. Risultato: risparmio di quadrini mostruoso e livello di eccellenza dell’insegnamento che la Gelmini non se lo sogna neanche la notte dopo aver mangiato la peperonata, più gli studenti che – avendo seguito ogni anno un mese di lezioni di un premio Nobel della loro materia – hanno (per citare il grande Andrea Pazienza) il “sicuro affuturato”. Vi garba in questo modo?
    Questa volta buona notte davvero dal vostro sempre affezionato Favi di Montarrenti

  29. OK, Archie, sei grande! Un Colosso di Rodi, faro della Università salvata e rinnovata. Avete saputo dell’incontro provincia-comune-fondazione?
    Corre voce che le liste civiche abbiano proposto acquisto degli immobili alla Fondazione (non è ancora caricato il bollettino feriale di impegnopersiena), così rimarrebbero in famiglia, con i soldi dello stadio e del palazzetto sport (cattedrali nel deserto dell’Arbia), ma il sindaco le ha stoppate.
    Chiedete anche Voi se è vero! Sarebbe grave, no?
    Archie
    (premi Nobel per certe Facoltà non ci sono che io sappia)

  30. lo sdoppiamento non preoccupi!
    Favi deve sentirsi onorato per esser stato oggetto della mia proiezione megalomanica, poco siracusana ma molto senese, Vi pare?

  31. Scusate, non ho imparato a leggere al lume della luna, ma ho ricevuto un comunicato sgrammaticato di una sigla sindacale RdB e non ci ho capito una mazza; se qualcuno più esperto di me potesse tradurlo dal vandalo all’italiano, amerei farmi un’idea del contenuto.
    A parte l’incipit: «il taglio sul personale tecnico amministrativo con il blocco del turn over (…) avrà ripercussioni pesanti sulla distribuzione dei carichi di lavoro, ecc.», vabbè, transeat, quello che non ho capito proprio è questo punto:

    «-poca cosa sembra l’intervento sui docenti. Chiediamo che anche ad essi venga imposta la scelta di riaccertamento della copertura finanziaria, come per tecnici amministrativi ed i ricercatori, in caso di assunzione
    negli anni successivi al 2009. Chiediamo che la copertura finanziaria venga valutata tenendo conto di tutte le esigenze di reclutamento senza distinzione di ruolo, fra docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo, e che avvenga in modo proporzionale al pensionamento. Chiediamo che non vengano previste anche chiamate dall’esterno, un docente, ordinario o associato, può prendere l’idoneità in un concorso e
    essere successivamente chiamato in un’altra sede, quindi il fatto che non venga fatto alcun concorso non significa che un professore non possa essere assunto. Per il prepensionamento chiediamo che i docenti accettino a titolo gratuito di restare al lavoro, sfidiamo chiunque a dire pubblicamente che la reputano una scelta sbagliata, chi ha coscienza dovrebbe accettare senza pensarci. Nel caso si voglia arrivare in ogni modo ad una forma di incentivazione crediamo che l’unica possibilità possa essere quella di proporre un contratto che integri quanto perdono, eventualmente, dello stipendio andando in pensione.»

  32. Ti debbo contraddire, caro Arlecchino. Il mio non è personalismo né tanto meno voglia di persecuzione. Altrimenti potrei dire: perché parli al plurale? Ti arroghi forse dei diritti di portavoce? Chi ti ha eletto? Eppoi hai forse un delirio di onnipotenza che usi il “plurale maiestatis”? Oppure difendi la Piccini sotto mentite spoglie di “equilibrato moderatore”? No, non ci siamo, ma per niente. Sarebbe come incolpare della dittura brezneviana “lo staff” senza mai far nomi: i Suslov, i Breznev, i Kossighin, ecc. I nomi van fatti, spec. quelli dei despoti e dei tiranni. Per quanto concerne i “fondi stornati” sai meglio di me che in questo Sistema, se non produco prove provate rischio la calunnia e finisco sotto processo. Io dico che è probabile, e aggiungo, come ben sai, che la mia ricerca è sistematicamente silurata da tutti gli enti di regime a cominciare da quelli MPS. Se ti par poco continua a sparare “nel mucchio” e a fare l’Acchiappanuvole-magari con dati e dati e cifre e cifre che poco interessano, teleologicamente parlando.
    Alla prossima.
    PS – Ma poi che vuol dire “A Siena non ve lo potete permettere” ecc. Forse che Firenze si e noi no siamo figli di un dio minore? Io amo Firenze e ci dovevo anche nascere. Penso che i fiorentini siano certamente più metropolitani e aperti dei senesi… ma il globalismo ci ha reso volenti o nolenti “tutti fratelli”: io me ne frego, infine, delle concioni da qualunque parte provengano (e spesso non sono innocue ma ben mirate).

  33. Perotti: Università costosa, ingiusta e clientelare

    Troppe parentele tra i nuovi assunti e i “baroni”, troppe facoltà inutili, troppi corsi improbabili.
    Benvenuti all’università italiana.
    I nostri atenei nel ritratto al vetriolo del docente bocconiano Roberto Perotti

    La minestra è sempre la stessa: cambia il governo e i nuovi ministri decidono di fare meglio dei predecessori con l’ennesima riforma per “migliorare” scuola e università. E giù proteste, con gli atenei del Belpaese pronti a dar battaglia.
    In questo clima, da un paio di settimane è uscito un libro-inchiesta che fin dalla copertina – più che sulle scelte giuste o sbagliate dei politici, che
    spesso sono docenti universitari – rivolge l’attenzione sul vero cancro dell’università italiana: il clientelismo. Un cancro che per una certa classe
    politica e accademica può, al massimo, risultare un salutare raffreddore. Non è così per Roberto Perotti, 47 anni, economista, docente alla Bocconi di Milano con una cattedra a vita alla Columbia University di New York, che ne L’università truccata (Einaudi, 178 pagine; 16 euro) denuncia gli scandali del malcostume accademico. E propone una via d’uscita per restituire efficienza e
    dignità al sistema attraverso un’inchiesta dall’interno. Perotti è uno della casta (suo malgrado) che dichiara guerra alla casta. È convinto che l’università non si riformi né con una nuova ondata di regole, né con prescrizioni o controlli. E nemmeno con appelli al senso civico o alla magistratura. E come, allora?
    TUTTO IN FAMIGLIA L’università che dipinge è un’impresa di famiglia dove i consociati vincono i concorsi grazie a una capacità che soltanto le teorie cromosomiche di Mendel possono certificare: l’ereditarietà. In questo senso un capitolo a parte è dedicato alla facoltà di Economia dell’Università di Bari. Più che di pianta organica, è corretto parlare di albero genealogico perché «su 179 docenti, almeno 42 risultano avere un parente stretto nella stessa facoltà. Più tanti altri sparsi per l’ateneo», precisa l’autore con tanto di nomi e cognomi. Quindi aggiunge che tutti i concorsi sono stati regolari. Anche se emergono tre tipicità. 1) La mancanza di concorrenza: in 18 concorsi su 33 le idoneità disponibili risultano pari al numero dei candidati. 2) L’intreccio di
    commissari: «Io faccio da commissario a tuo figlio e tu lo fai al mio». 3) La velocità di carriera dei rampolli: tra i tanti casi, quello di un giovane che vince un concorso da associato a Cagliari, poi a Salerno, a Padova e a Napoli. Il tutto a 29 anni appena compiuti: formidabile. «Eppure tante altre università
    presentano casi simili o addirittura peggiori».
    I FALSI MITI Ma il nepotismo è davvero così diffuso? La risposta che solitamente arriva dal baronato è la stessa che dà la Chiesa quando si chiede conto dei preti pedofili: ammette il fenomeno ma chiarisce che si tratta di casi isolati.
    Nel caso specifico, di «episodi di esasperato localismo». Segue un dettagliato elenco delle università che, secondo Perotti, applicano le leggi di Mendel: La Sapienza di Roma (il più grande ateneo europeo), Tor Vergata di Roma e Firenze, l’Università di Modena e quella di Milano Bicocca. «Il problema è provare che il nepotismo si concretizza in attività penalmente rilevanti. E quando ci si riesce le conseguenze sono irrisorie». Tra gli altri falsi miti, il piagnisteo sulla mancanza di fondi. Perotti lo ritiene falso perché la pubblicazione dell’Ocse “Education at a Glance” per il 2004 registra una spesa annuale di 7.723 dollari per studente, poco più di quella di Corea, Slovacchia o Messico. Ma se si tiene
    conto che metà degli iscritti è fuori corso, risulta che la spesa italiana per studente «diventa di 16.027 dollari: la più alta del mondo dopo Usa, Svizzera e
    Svezia». Fasullo anche quello del «nonostante tutto l’università italiana è all’avanguardia». Infatti per ridimensionare il sedicente genio italico, l’economista cita la classifica stilata dall’Università Jiao Tong di Shanghai: fra i primi 500 atenei del mondo, quelli italiani sono 20 e la prima (la Statale
    di Milano) è 136esima, dietro istituzioni quali l’Università delle Hawaii a Manoa. Il mito de «l’università gratuita è egalitaria»? Falso anche quello
    perché «gli atenei pubblici sono come un Robin Hood al contrario in cui le tasse di tutti, inclusi i meno abbienti, finanziano gli studi dei più ricchi che
    potrebbero tranquillamente pagare di tasca propria».
    ATENEI FANTASMA Bocciato il sistema delle lauree triennali («sono considerate di serie B»), un’altra conseguenza del 3+2 è stata la proliferazione dei corsi: tra il 2000 e il 2007 sono passati da 2.444 a 5.517, tra cui «Scienza dell’allevamento, dell’igiene e del benessere del cane e del gatto», sempre a Bari. Nel 1980 si contavano 40 atenei, 75 nel ’99. Oggi sono 95 ma se si sommano le sedi staccate si arriva a oltre 330. I comuni dove ha sede almeno un corso di laurea sono 226, «tra cui Tempio Pausania con 5 studenti immatricolati». Perché
    tutto questo? «Per la moltiplicazione dei centri di potere. E per l’attribuzione di un titolo accademico a individui che non hanno nulla a che vedere con la
    ricerca. Individui fortemente connessi con il potere politico». Seguono nomi e cognomi.
    LA SOLUZIONE «Premiare il merito» è la via d’uscita indicata. Cioè accettare che «un fisico di 25 anni che promette di vincere il Nobel venga pagato tre volte
    più del professore ordinario a fine carriera che non ha mai scritto una riga». Oltre alla differenziazione degli stipendi, come evitare che il rettore faccia assumere il nipote? «Creando un sistema in cui i soldi seguano la qualità», un sistema in cui gli atenei che promuovono i ricercatori preparati ed eliminano quelli incapaci vedono affluire più risorse. «In questo modo – spiega – il
    rettore starà molto attento prima di far assumere il nipote perché una scelta del genere gli si ritorcerà contro».
    Un pizzico d’imbarazzo arriva quando Perotti parla dell’università che gli dà il pane quotidiano: la Bocconi. Lo fa per citare un esempio di ateneo privato.
    Denuncia che l’ufficio relazioni esterne impiega un centinaio di persone per un bilancio di 13 milioni di euro. «Le risorse per innalzare il livello scientifico
    del corpo docente sono irrisorie rispetto a quelle spese per intrattenere giornalisti o per organizzare convegni di grande richiamo mediatico ma di basso contenuto scientifico».
    “L’università truccata” è dedicato a tutti quegli studenti che ogni anno iniziano l’università convinti di spaccare il mondo. E ogni anno si ritrovano ingannati e disillusi da un sistema ingiusto che trasforma giovani entusiasti in cittadini cinici. E in giro, ormai, ce ne sono fin troppi.
    Emiliano Farina

  34. Grazie prof. Grasso per i dati e complimenti al Montarrenti per la caccia!
    Al quale aggiungo, per la curiosità di stavrogin, che il numero totale di docenti a contratto è di 619 su 822 contratti pubblicati al momento che ho consultato la pagina.
    Aggiungerei poi che fra solo 98 di questi docenti sono retribuiti e ve n’è solo uno che può contare su una somma tale da sbarcarci il lunario (38.000 euro lordi), un paio sui 10.000, 12 fra 10 e 5.000 e gli altri relativamente poca roba.
    Nell’insieme, sono d’accordo che con questo mezzo milione si potrebbero pagare borse di studio, anche se non mi sembra questo il risparmio destinato a cambiare i nostri destini. E non escludo che vi siano casi in cui un contratto possa risultare più economico rispetto ad assumere un docente ad hoc o riciclarne uno di un’altra disciplina. Sulla annosa questione del Boldrini, credo che con accenti diversi siamo in realtà d’accordo: sul fatto che la Comunicazione e Marketing fosse sovradimensionata e costosa rispetto alle esigenze non mi pare di aver espresso dubbi. Anzi, mi par di vedere che lo sia ancora, perché mentre il contratto di Boldrini è stato prontamente rescisso, sembrerebbe che i 56 (che secondo il mio dubbio non può avere assunti lui da solo, ma questo ora non ha importanza) siano ancora più o meno tutti lì, e se prima almeno avevano una guida e una strategia (per quanto magari non condivisibile, su questo tornerò più avanti) ora non si sa che facciano. Ben giusta mi sembra quindi l’altra analisi sulla distribuzione del personale e la disorganizzazione della nostra amministrazione, in attesa che un nuovo direttore amministrativo (ma quando arriva?) vi metta ordine.
    E assai rilevante mi sembra l’altra serie di contratti non legati alla docenza, ché 1 milione per 49 contratti, pure in due anni sono roba ben più consistente e suggerisce che quello di cui sopra non fosse l’unico costoso contratto dirigenziale che sarebbe il caso di rescindere. Sarebbe bene che il “piano di risanamento” ne prendesse atto!

    Fin qui il plauso. Ma siccome sono e rimango scettico, non posso fare a meno di convidere con voi anche i miei dubbi:
    1) Non sono sicuro che sia giusto contare i docenti a contratto assieme ai docenti di ruolo nel rapporto docenti/studenti. I primi sono signori cui è affidato in genere un modulo di alcune ore, per lo più gratis et amore dei, mentre i secondi sono pagati per un impegno didattico che dovrebbe essere ben più gravoso. Credo che per un confronto più ragionevole sia meglio limitarsi ai professori ordinari/associati/aggregati.
    2) Non sono sicuro, per gli stessi motivi, che la misura migliore sia il rapporto docenti/studenti, escludendo il costo. Se si esprimesse in euro spesi/studente il confronto sarebbe più facile e terrebbe conto automaticamente delle differenze fra sede e sede nell’uso, ad esempio, di contratti piuttosto che di docenti di ruolo. Il costo potrebbe poi essere scomposto in quanto per docenti, quanto per contratti, quanto per strutture amministrative eccetera.
    3) Non sono sicuro più in generale, che sia giusto esaminare il rapporto esclusivamente in base al numero degli studenti. Esistono aspetti dell’attività universitaria che con gli studenti hanno molto poco a che vedere. La ricerca dovrebbe finanziarsi in modo diverso dalla didattica ed essere misurata con metro diverso.
    4) Mi pare che uno degli obbiettivi prioritari sia di rientrare nel limite del 90% del costo degli stipendi rispeto al FFO, per sperare di avere un po’ più di finanziamenti dal ministero. In un messaggio precedente avevo provato a fare una stima di quanto siamo in eccesso, ma mi dicono che il conto è meno semplice di così (va tolto 1/3 del costo dei dipendenti convenzionati col servizio sanitario, gli incrementi stipendiali e non so che altro. Qualcuno ha un’idea su a che punto siamo e se vi è un piano di rientro anche per quello?
    5) Non sono sicuro, infine, che l’analisi e la conoscenza dei dati di spese e personale, pur essenziale, sia sufficiente a delineare le misure da prendere e le cose da fare. La crisi attuale potrebbe non essere dovuta solo a errori personali, distrazione ed inettitudine: ha le sue radici anche in previsioni che si sono rivelate sbagliate e in un modello di università che si è rivelato insostenibile (il centro Comunicazione e Marketing è stato forse il caso più visibile, ma non credo l’unico o per forza il peggiore). Chiarirsi quali sono oggi le prospettive di una università funzionante e quale modello di università abbiamo in mente, sembrerebbe altrettanto utile dei conti (ripeto, ovviamente necessari!) per delineare il modo con cui va riformata la governance, vanno riformati i corsi, va governato il ricambio, vanno incisi i tagli ecc. cercando di evitare che ogni scelta diventi una guerra per bande piuttosto che un confronto di idee.

    il vostro scettico,
    Sesto Empirico

  35. Mah, io continuo a ritenere che disciplinare in modo uguale situazioni diverse sia un emerito sbaglio. “Idea di Università”? Mah, per i medici è una cosa, per un fisico un’altra, per un giurista ancora un’altra ecc. Forse l’Ateneo dovrebbe essere più giustamente una federazione di Facoltà, con statuti propri che ne riflettessero le peculiarità, con budget propri, con distinti rendiconti, in modo anche da poter valutare periodicamente chi lavora e come… L’amministrazione centrale dovrebbe curare solo il coordinamento, fornire uffici che sappiano che sono le procedure europee e quant’altro eccede il normale orizzonte di Facoltà: fare solo servizi sussidiari, come lo stato rispetto alla società civile… Ma poi, senza dover fondare il mondo, non c’è un modello funzionante non lontanissimo dal nostro sistema?
    Ad esempio, la Francia e la Germania grosso modo vanno: perché non s’impara da loro e mutatis mutandis si sperimenta uno dei due modelli? Per un po’ d’anni, pronti poi a verificare e cambiare se non torna, ma per 5-10 anni ci si impegni perbacco! Altrimenti non se ne esce. Fossimo i primi non dovremmo imitare nessuno, ma visto al punto in cui siamo, un po’ d’umiltà perdio non guasterebbe, no?
    Archie

  36. Mi ci sono spaccato la schiena con quei quercioli, più ero stanco per l’ora tarda fatta ieri sera. Non importa. Andiamo avanti.

    Sesto Empirico
    «4) Mi pare che uno degli obbiettivi prioritari sia di rientrare nel limite del 90% del costo degli stipendi rispeto al FFO, per sperare di avere un po’ più di finanziamenti dal ministero.»
    Che è impossibile almeno allo stato attuale delle cose, per la ragione che è esposta in quello specchietto che Giovanni graziosamente ci ha fornito.

    «In un messaggio precedente avevo provato a fare una stima di quanto siamo in eccesso, ma mi dicono che il conto è meno semplice di così (va tolto 1/3 del costo dei dipendenti convenzionati col servizio sanitario, gli incrementi stipendiali e non so che altro. Qualcuno ha un’idea su a che punto siamo e se vi è un piano di rientro anche per quello?»
    Tutto vero. Ma restiamo comunque anche ad essere ottimisti sopra il 91,7 % dopodiché si incontra il principio di indeterminazione di Karl Werner Heisenberg. Siamo a questo punto e non ci schiodiamo di lì per diverse ragioni. La prima è che i tagli almeno come previsti nel piano di risanamento (che pure deve partire in tutti i modi) sono largamente insufficienti e per giunta sottoposti ad un continuo attacco da parte di questo o quell’altro (di oggi mi dicono una delirante lettera delle RdB che – come giustamente notava Stavrogin – prima di tutto è scritta in vandalo e non nell’idioma che ci è proprio e poi – per dirne una – menziona una serie di affitti che insieme non ce la fanno a superare quello della cripta – per dire – che ho citato in un precedente post). Spero solo che Senato, CdA e Rettore (soprattutto il Rettore) resistano alle sirene perché già il piano è leggero, se si comincia a fare marcia indietro su questo o su quello siamo alla frutta.
    Inoltre quello specchietto (adeguatamente integrato dai dati che ho fornito io) ce la dice lunga: c’è troppo personale. Punto. Se si taglia da tutte le parti, ma si taglia davvero, forse ce la facciamo a salvare capra e cavoli e rientrare nel 90% e continuare a fornire una ricerca ed una didattica dignitosa se non di eccellenza, altrimenti siamo del gatto. Comunque ‘sta storia dei contratti deve finire. Senza mezzi termini non esito a definirla una porcheria che – appetto della massa enorme di personale docente (e chi se ne frega se c’è un docente ogni otto o ogni sedici studenti o se c’è un docente ogni due o venti unità di personale tecnico amministrativo; è lo stesso, sono tanti, tanti, tanti) – dà adito allo sfruttamento da un lato e al clientelismo dall’altro che è del tutto inadeguato anche in una situazione normale, figuriamoci in questa.

    @ Archimede
    Giusto per i premi Nobel perché a Farmacia, Giurisprudenza, Ingegneria e Scienze Politiche non ce ne sono (giustamente direi), quindi si può scegliere se spendere meno o pagare di più quelli che chiamiamo. Vi anticipo (visto che interessa soprattutto te) che sono a un passo dal conoscere l’analitico delle supplenze. Intanto ho compreso il meccanismo. La Facoltà le decide, poi le fa eseguire, quindi manda tutta la documentazione all’Ufficio Stipendi che discerne, fa un mucchione di reversali e mandati che passa alla Ragioneria. Ora non sono un tecnico di questa roba, ma ci arrivo a saperla per bene come sta e con i dati snocciolati.
    E per finire: il modello tedesco mi sembra il migliore. Un direttore della ricerca ed uno dell’economia (Verwaltungleiter) da riprodurre per esempio nei dipartimento. Il Direttore scientifico (o il comitato) programma la ricerca sapendo di poter usufruire di certi servizi (e di altri no) e quindi il Direttore Amministrativo non solo garantisce questi servizi ed aiuti alla ricerca, ma considera se ci sia o meno la copertura finanziaria. Se non è così ha il potere di ridimensionare l’ambito della ricerca. Si tratta solamente di far capire a questi duri e orgogliosi direttori e presidi che il loro potere, ad oggi smisurato, si ferma là dove incoccia con il limite finanziario. In my humble opinion è un’impresa al di fuori della portata di chiunque. Tuttavia sarebbe bellissimo riuscire.
    Mi brucia la lepre che ho scongelato.
    Buona serata dal Favi di Montarrenti

  37. Favi, è dualismo alla francese, anche a livello ben più alto perché si distingue tra presidente eletto dai professori e quello rappresentante del governo che gli si contrappone stabilmente, dirimpettaio cane da guardia nell’interesse pubblico e non dipendente come il direttore amministrativo: porcherie come da noi sarebbero successe? Ma si sarebbe detto che l’autonomia, cioè la libertà di far porcate, non c’è, che si sottopone al governo (pensate voi, ora al Berlusca!) l’università…
    Insomma, signori, giratela come volete ma se non si cambia sistema, con i tagli minimali, con le modifiche parziali che favoriscono ora questo ora quello, non si va da nessuna parte.
    Chissà cosa pensa il PD senese quando chiede modifiche della governance (orrore del termine: meglio gubernatio da cui deriva, no?, provincialotti!); probabilmente quello che chiedono a livello nazionale, mi pare una giunta di governo (più che un CdA) che fa tutto… ma gli equilibri di governo? I pesi e i contrappesi che gli inglesi ci hanno inutilmente insegnato? Vogliono fare tutto come a Siena?
    Da noi il MPS sta andando come va (azioni da 5 euro scese ora a 1,4!) perché dipende da una fondazione che dipende da un sindaco, sì da una persona sola che ha nominato per li rami come gli è parso senza alcuna motivazione pubblica pensando (ovviamente del resto) alla propria convenienza in prospettiva (che non vuol dire corruzione, sia chiaro! Non chiuderete il blog per questo, carini…) – assumendo che coincidesse con quella pubblica… E allora la Magnanimità del Flores va solo per certi rami quando la Fondazione allarga i cordoni. Ma non è anche ovvio che sia così date le premesse. E allora? Fatemi rifugiare nel passato… stasera non faccio neppur due più due…
    Archie

  38. Il libro del Perotti bocconiano l’ho già elogiato in questo blog. L’ho sentito parlare e mi pare un prof. coraggioso, spec. in questa Italia-Italietta, pronta alle lacrime (di coccodrillo) e alla compassione ma poi cieca e sorda di fronte, come scrive il sig. Petracca, al nepotismo e a concorsopoli. Si, io penso che il nepotismo sia sistema. E nessuno fa niente: da Veltroni al Pdl (in genere si muovono se la borsa fa acqua). Un Paese che consente tutto ciò è un “paese normale”? Civile? No. Perciò è opportuno condannare il “Sistema” ma anche i “centurioni” che lo blindano e che ci mangiano. Posso solo aggiungere che mi piacerebbe che molti altri facessero corollari “politici”, di politica nobile, aristotelica, di passione civile. Ma ci vuole dirittura morale e saldezza di nervi. Occore essere “rocciosi”. La strada è in salita, le fatiche son degne d’Ercole. Siena potrebbe marciare a meraviglia ma invece è ridotta a città “meridionale”, come direbbe L’Uomo di Montaperti. È una Aci-Trezza di “benessere” dove comandano i milionari MPS e i loro reggicoda infilati nelle varie facoltà – e pagati anche “extra”…

  39. Sì, si intrecciano troppi livelli di discussione, cari amici! Forse andrebbero aperti dei canali tematici in cui accumulare sapere e giudizi, vi pare?
    Quello della riforma, amico Archie, andrebbe da sé. come quello della comparazione che anche il buon Favi ha iniziato. Utilissimo, perbacco. Qualche anno fa telefonai al Ministero per sapere se avessero un documento d’indagine sui sistemi universitari europei (già oggetto d’un libro del Mulino come i meno giovani sapranno e come io so grazie alle bancarelle delle poste a Firenze). Sapete la risposta, no?
    I PD, che si presto in effetti a ridicolizzare, ammetto, avranno fatto qualche indagine con tutti i professoroni che hanno, no? Berlinguer è uno che traffica sempre a livello europeo, le saprà queste cose? O dopo la sventura del 3+2 non gli chiedono più niente? O è sospetto di gelminite?
    Comunque sia, un path a sé andrebbe riservato al simpaticissimo ma un po’ monocorde Paolo Fedeli. Io ne so qualcosa della Sua persecutrice venendo da Lettere, un po’ sessantottina, un po’ da tutte le parti (Santa Maria, immagino, Fondazione? Non ho mai visto nei giornali il comitato editoriale, Voi?) essendo amica del sindaco, del Flores (libro consiglio comunale verrà da qui?) e PD, sempre molto legata a Boldrini, Calabrese, Detti, Catoni e Belli, ok, ma a farne l’origine di tutti i mali mi sembra esagerato. E poi ognuno ha gli amici che gli pare. Non è mica un blog moralista questo, no?
    La dimensione privata va salvaguardata accuratamente e noi che firmiano conforme alla nostra natura più che all’anagrafe lo sappiamo bene. Così tuteliamo la riservatezza dei massoni, cosa che non impedisce a molti di Voi che lo leggete quotidianamente di dire che il Gran Massone del giornale di regime a Siena è un giornalista un po’ strano dal punto di vista deontologico, visto che gli avversari del “regime” li ignora o li dileggia… A proposito, non c’è un pensionato che possa riservare un path a lui raccogliendo giorno dopo giorno le sue primizie? Per noi extra-provinciali sarebbe un vero tesoro! Perché potete dire quel che volete ma le sue operazioni (tutte politiche) le sa fare eccome. La professionalità, deviata se volete, c’è eccome per quanto me ne dite…
    Tornando alla Tua Signora, dott. Fedeli, che rapporto ha con il buco infinito dell’Università? Se non ce l’ha, lasciala un pochino tranquillina e pensa ai protagonisti della spesa senza fine. Lei non è stata neppure in CdA, no?
    Quand’ero a Siena mi ricordo ad esempio delle belle manifestazioni di Parole & Musica. Chi le organizzava e quanto costavano? Io penso tanto, ma non mi dirai che fosse la Signora a perdersi in quelle iniziative!
    Quindi, calma mio caro, e dài i numeri come il Favi, che pur dal profondo dei boschi e con tutta ‘st’acqua di robina bona ogni tanto ne tira fuori, no?
    Servitor Tuo (anche) rimane
    Arlecchino

  40. Rispondo a Sesto Empirico, che dà l’impressione di non sapere ma sa più di quel che appare.
    Il limite del 90% del rapporto tra assegni fissi per il personale di ruolo e FFO è stato introdotto con la legge 449/97. Nell’esercizio finanziario 2007 l’ateneo senese ha speso per il personale € 116.296.082 mentre il FFO (consolidabile e non consolidabile) è stato di € 112.001.464; pertanto il rapporto è risultato pari a 103,83%. L’Ateneo senese, in data 1° aprile 2008, ha inserito con la procedura “Proper” i dati che sono serviti per il calcolo del rapporto.

    Con legge 143/2004 (art. 5) sono stati inseriti dei correttivi che abbassano il rapporto. Per il nostro ateneo, sempre per l’esercizio finanziario 2007, gli importi dei corrispondenti correttivi sono stati:
    € 8.318.361 per costi del personale impegnato in attività assistenziale sanitaria convenzionata;
    € 2.469.059 per incrementi stipendiali annuali per il personale di ruolo;
    € 5.581.809 per convenzioni stabili per la retribuzione di personale a tempo determinato;
    € 23.701 per le procedure di stabilizzazione.

    Con queste riduzioni il rapporto spese fisse/FFO è passato da 103,83% a 89,72%.
    Da notare che «le riduzioni applicate sono soggette ad annuali conferme normative e il venir meno di tali “correttivi” potrebbe determinare il superamento del limite fissato dalla legge 449/97» che produrrebbe il blocco delle assunzioni di tutto il personale di ruolo il cui costo superi il 35% delle risorse liberatesi nel 2008 e negli esercizi successivi; tale blocco cessa quando si rientra nel limite del 90% con le spese per il personale.
    L’attuale piano di risanamento non può non tenere conto di tali dati.

    Giovanni Grasso

  41. Mi sei simpatico anche tu, sebbene un poco “disorganico”, ma ti pregherei di legger bene ciò che scrivo onde non incorrere in abbagli strabici. Non accuso affatto la Piccinni di aver contribuito a fare il buco. Dico che moralmente ne è, al pari di quelli che citi, responsabile. E non voglio male alla Piccinni (che tu, vedo, ben conosci, essendo di Lettere…) perché ai suoi poveri studentelli dell’ASS mi indicò quale unica voce autenticamente antiregime (che bell’elogio, però…). Eran quattro ragazzotti che facevan tenerezza, in fondo. E lei era chioccia, senese e contradaiola sanprosperina, dal passato vivace e brioso. Altro non posso aggiungere della Piccinni perché in questa situazione non potrei e potrei anzi farmi delle trappole.
    Quindi non c’è alcun personalismo da parte mia, assolutamente. Posso però dire che non la vedo competente e che io la rimuoverei dal potere che ha in dipartimento? Oppure è lesa maestà? Come vedi se tacessi farei il gioco del diavolo. Ma io avevo indovinato che eri “affascinato” dalla signora – anzi la Signora – e che giravi intorno a Lettere. Chi pensa male è peccato, nevvero?, ma spesso ci azzecca.
    Ora prenditi anche tu una camomilla e continua a snocciolare dati – ma non fare l’esclusivo sport per questo piccolo ma democratico e coraggioso blog.
    OK?

  42. Va ovviamente benissimo ispirarsi ai modelli funzionanti altrove.
    Ma la prima cosa che dovrebbe saltare, allora, è il sistema elettivo di rettore e presidi, che condiziona pesantemente la politica delle assunzioni e la rende in gran parte scollegata dalle reali necessità (l’importante è far assumere qualcuno che poi vota per te o per la tua fazione…) ed è in gran parte responsabile imo, degli eccessi attuali.
    Il problema è a chi attribuire il potere di nomina: la logica vorrebbe che fosse esercitato da chi paga e quindi ha potere di indirizzo. In teoria il CdA, ma con quello attuale il mio dubbio è che si rischierebbe di cadere dalla padella nella brace.

    E andrebbe cambiato anche il finanziamento dei dottorati, che dovrebbe dipendere dalla capacità di procurarsi fondi esterni di ricerca e non pesare sul bilancio della università, o comunque essere autonomo dai fondi per la didattica ed essere invece strettamente collegato ai risultati della ricerca: questo mi parrebbe il modo di favorire un concetto di eccellenza che non sia legato a quello di baciamano.

    Quanto al taglio comunque drastico del personale, è ovviamente una necessità inderogabile, anche oltre il limite del 90% (e apprezzo che un cinghialaio parli del principio di indeterminatezza e non di incertezza), ma quello dovrebbe comunque restare un primo obbiettivo: oltretutto può essere utile a “blindare” i tagli rispetto alle pressioni accademiche e sindacali. E cercare di disinnescare gli effetti di questi tagli sugli equilibri di potere, legandoli invece (per quanto la disastrosa situazione economica lo consente) agli obbiettivi didattici e organizzativi (non fatemi ripetere che serve un direttore amministrativo alla Enrico Bondi ed una seria riorganizzazione) che ci si vogliono dare ed al necessario ricambio generazionale di cui si discute in un altro thread, mi parrebbe uno sforzo da iniziare fin da ora, pur senza dimenticare i piccoli e grandi sprechi che ancora possono e devono essere urgentemente individuati e tagliati per potenziare il necessario ma insufficiente “piano di risanamento” di emergenza.

    Poter dire al mondo: “taglieremo così e cosà ma questo comunque non influirà sulla qualità del tale talaltro corso, anzi ci permetterà di concentrare le forze migliorandoli” potrebbe essere un segnale rassicurante per le famiglie a cui chiediamo di investire soldi per mandare qui i figli a studiare (e del disorientamento di quelle mi preoccuperei più che di alcuni movimenti chiassosi ma minoritari degli studenti).

    Infine, poco mi interessa a cosa pensa il PD o altri quando parlano di cambiare la governance. L’importante mi pare avanzare proposte razionali, esaminare le loro proposte, se ne hanno, e cercare di portare il dibattito sulle idee e non sugli schieramenti.

    Per una volta, porto più abbozzi di idee che dubbi, ma resto comunque scetticamente aperto alle vostre critiche,

    Sesto Empirico

  43. Prof. Grasso:
    Ringrazio per la considerazione e per i dati che, davvero, non conoscevo.
    In realtà quasi tutte le mie informazioni vengono dalla lettura di questo blog, oltre che da un po’ di ricerca nella rete.
    Da una parte i dati mi fanno piacere, dall’altra considero la possibilità sia pure teorica di procedere con delle assunzioni nella situazione attuale più o meno una jattura, a meno che non si riesca a farne di veramente mirate.
    Speravo invece che i provvedimenti del governo prevedessero un trattamento economico più di favore per le università che rientravano nel limite, al di là del blocco delle assunzioni. Ma come funzionino i meccanismi di variazione del FFO legati alla eventuale riduzione del personale, vi assicuro, lo ignoro.

    Sesto Empirico

  44. Prof Grasso, chiedo scusa se torno sull’argomento, ma mi pare di capire che le percentuali che ha fornito sono del 2007. Ho trovato qui http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Bilancio-d/Libro-verd/Universit-.pdf i dati (non so quanto ufficiali) del 2006 che davano per Siena un tasso grezzo del 101.1% e corretto dell’87%.
    In pratica in un solo anno, dal 2006 al 2007, ci sarebbe stato un aumento di quasi 3 punti, arrivando di slancio a ridosso del limite. È vero che sono scettico, ma non c’è il rischio che nel 2008, se il trend non si è invertito di botto, lo stiamo sforando?

    Sesto Empirico

  45. I dati forniti da Sesto Empirico e il trend da lui previsto sono corretti. Nel 2008 sicuramente sforeremo il 90% nonostante i correttivi ancora esistenti.

    Giovanni Grasso

  46. Bene per i dati. Ma vorrei poter essere informato sui fatti del giorno: otto dipartimenti in meno (quali e perché) e prepensionamenti (chi lascia la comunità scientifica?). Per i dati ci vorrebbe il “servo mascherato” arlecchino, che a volte ci rompe il c…, ma mi rendo conto che la materia è arida e lui fa quel che può – si aggancia spesso ai soliti pochi noti della materia sempre presenti. Il nostro (plurale maiestatis) orizzonte è reso sempre più arido… ahimè!
    Comunque anche dagli scarni dati surriportati si potrà evincere, forse, una politica. A proposito poi della Piccinni: il libro che Ella ha fatto col Comune (quindi ha l’ufficialità della Cooperazione Comune-Università) costa euro 40 – alla faccia della “cultura di massa” voluta dalla giunta di sinistra (ehm…). Forse coi buoni uffici di Arlecchino, che non vede alcunché di male nei “rapporti interpersonali”, si poteva abbassare il prezzo.
    O santa innocenza!!!
    N.N. Ma non è che io qui intenda fare lo s p a m m e r adversus lo s p l a t t e r ; intendo solo manifestare la mia opinione, certamente opinabile, ma sempre democraticamente espressa. Non sono mai stato un “bulgaro”… ma neppure un cojonazzo che fa clap clap all’Obama de turno (che riconferma parti della precedente amm,ne). L’amico di Colombina mi veda semmai come il Socrate che, legatosi alle tesi di Anassagora (”non son dèi nei cieli, ma sassi”), e negando quindi le divinità cittadine (corruzione dei giovani), è di fatto ucciso dalla democrazia conservatrice ateniese. Io ancora tiro calci, ma non so fino a quando.
    Uno dei Beati Paoli

  47. «Con la mia macchina, vi faccio saltare la testa in un batter d’occhio, e voi non soffrite » (dr. Guillotin)

    Sono caduti otto dipartimenti (amen) ed altri ne cadranno di più importanti. Il rasoio di Francia (o di Siena) è entrato in azione e l’opinione pubblica accoglie lo spettacolo grandguignolesco del taglio delle strutture universitarie con tripudio, come quando cadevano le teste a Place de la Concorde. Comunque occhio ad esaltare troppo la geometrica perfezione delle esecuzioni e la competenza dei boia incaricati: Luigi XVI suggerì l’adozione della lama obliqua in luogo di quella ricurva, per assicurare maggiore efficacia nel taglio: il re era un vero appassionato di meccanica e orologeria ed estremamente competente in materia. Competenza che gli sarà fatale…..

  48. A Siena fu messa in piazza del mercato la ghigliottina ma il popolino a gran voce protestò per troppa pietas e sensibilità. Altri del popolino dietro i sanfedisti del Viva Maria giunti da Arezzo abbruciarono in piazza del Campo donne e bambini, vecchi, ebrei. Il povero Mascagni, in odor di giacobino, fu preso a legnate. Tempo dopo uno schiaffo schioccò sulla guancia di un noto direttore d’orchestra… E i proff plaudirono alle leggi razziali: si costruirono anche qui i lager. Se la storia insegna qualcosa…

  49. – Mi si comunica che è uscito il libro di Croci Bernardo “Dall’università di massa ad una massa di crediti”, Alinea (Ibs.it), euro 9,60.
    Se qualcuno lo potrà riassumere sarebbe molto utile. Io in quest’Italia e in questa “congerie” universitaria son fermo alla “Storia della colonna infame” di un certo sig. Manzoni.

  50. Integro la risposta a Sesto Empirico con i dati riguardanti l’esercizio finanziario 2006 dell’ateneo senese:

    € 111.553.000 spese per il personale;
    € 110.393.000 importo del FFO;
    101,05% è il rapporto tra spese fisse e FFO.

    Con legge 143/2004 (art. 5) sono stati inseriti dei correttivi che abbassano il rapporto. Per il nostro ateneo, sempre per l’esercizio finanziario 2006, gli importi dei corrispondenti correttivi sono stati:
    € 8.152.000 per costi del personale impegnato in attività assistenziale sanitaria convenzionata;
    € 3.261.000 per incrementi stipendiali annuali per il personale di ruolo;
    € 4.663.000 per convenzioni stabili per la retribuzione di personale a tempo indeterminato.
    Con queste riduzioni il rapporto spese fisse/FFO è passato da 101,05% a 87,04%.


    Da notare che «le riduzioni applicate sono soggette ad annuali conferme parlamentari e il venir meno di tali “sconti” potrebbe determinare il superamento del limite fissato dalla legge 449/97» che produrrebbe il blocco delle assunzioni di tutto il personale di ruolo il cui costo superi il 35% delle risorse liberatesi nel 2007 e negli esercizi successivi; tale blocco cessa quando si rientra nel limite del 90% con le spese per il personale.


    Giovanni Grasso

  51. Ho ricevuto alcune mail con le quali mi si comunica che «lo stillicidio di maldicenze mescolate con tante falsità» dei commenti costringeranno questi colleghi a «valutare l’opportunità di una reazione formale e legale. (…) La volontà di diffamare emerge più chiaramente dal fatto che alcuni interventi sono del tutto avulsi dal contesto della discussione che si svolge nel blog».

    Condivido completamente questi appunti e, pertanto, cancellerò tutti i commenti che rientreranno nella fattispecie segnalata.

    Giovanni Grasso

  52. Frittata Romana eccoci!!!

    Università: incontro a Roma tra Focardi e Gianni Letta
    2 dicembre 2008, 18:44

    http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=7558

    SIENA. Il rettore Silvano Focardi, dopo l’incontro a Roma con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Non posso che esprimere soddisfazione per il fatto che per la seconda volta l’Università di Siena abbia potuto sottoporre all’attenzione del sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta la propria difficile situazione. Dal colloquio che abbiamo avuto insieme con il sindaco Maurizio Cenni, il presidente della Provincia Fabio Ceccherini, e David Cantagalli, consigliere rappresentante del Governo nel Cda dell’Ateneo, al di là di soluzioni che prevedrebbero modifiche di legge, è emersa la necessità di affrontare la questione delle risorse finanziarie anche all’interno del sistema senese. Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema della nomina del nuovo direttore amministrativo dell’Università di Siena: la posizione comune è l’esigenza che la scelta sia formulata sulla base dell’esperienza della gestione amministrativa nell’ambito del sistema universitario.»

  53. Caro prof. Grasso, stimato professore, Le voglio dire che continuerò a esprimere le mie opinioni di opinionista, storico, poeta e sociologo. E continuerò a indicare nella Facoltà di Lettere e affini il centro ideologico della restaurazione. Speriamo che certa “sinistra” non intenda mettermi la museruola sull’esempio del regime mussoliniano. Io non ho mai offeso nessuno, posso aver soltanto fatto ironie. Comunque non ho forti appoggi come certi proff (di derivazione comunista, almeno qui: ma Gramsci si rivolta nella tomba, è sicuro).
    Come Ella vede, caro professore, io non sono mai entrato nelle beghe interne a quella che solo con certa fantasia si può definire pubblica università. Altri computisti lo han fatto? Se la vedano loro.
    Io so solo che ho subito da certi “intellettuali” estremo mobbing e che è grazie anche a loro che mi son gravemente ammalato, come Ella sa. Chiederò miliardi di risarcimento. Infatti cominciai ad ammalarmi mentre certi “compagni intellettuali” accademici o roteanti nelle accademie mi perseguitavano rendendo in primis infecondo il mio lavoro. Il Procuratore che mi fece gli auguri per superare la malattia avrà forse presto dei nomi.
    Tutto il popolo senese sta dalla mia parte. Sta solo a me indire eventuali comizi e svelare la verità occultata, in primis dagli ex-comunisti e chi tien loro bordone.
    W la democrazia! No al regime!

  54. Un “lodo Alfano” per i proff.??
    In calce si potrebbe aggiungere che i proff che sono – giocoforza – personaggi pubblici, possono esimersi da critiche o solo debbono godere delle santificazioni bisiane o masoniane, delle “laudi” ecc.? Magari si facciano un lodo alfano, così costoro potranno insultare ed emarginare chiunque non lecchi loro i piedi, e renderanno impossibile qualunque critica, sullo stile del duce Mussolini velinaro.
    Detto questo concordo con Grasso e altri: le calunnie debbono essere rigettate e ci sono i tribunali apposta per dirimere le “querelles”. Ma non si scambino delle critiche per calunnie. Io, infatti, per evitare colpi di coda del regime, mai, dico MAI, benché sollecitato da dei bloggers, sono entrato in particolari problematiche attinenti il funzionamento interno-amministrativo della macchina-università. Non ho mai parlato del cda, ecc. ecc.
    Mi son sempre mosso dall’amore per la cultura che vedo nelle mani di pochi “esegeti” e dall’amore per il popolo che è defraudato dalla reale cultura. Se si vedon qui delle colpe… avanti al Sinedrio!
    E, comunque, al di là d’ogni bufera, come dice Brecht, speriamo resista l’albero: “Ma sempre il pioppo sulla Karlsplatz”.
    Wirklich, ich lebe in finsteren zeiten!, come diceva Brecht, appunto.

  55. Grazie, Rettore, per la correttezza e l’efficacia con cui stai agendo nella difficile emergenza urgenza della nostra Università: forse non tutti comprendono che se oggi non si interviene con la determinazione di un commissario ad acta si diventa i becchini dell’ateneo. Prof. Cosimo Loré

  56. La pubblicità negativa che inevitabilmente scaturisce dal dissesto finanziario non attrae certamente nuovi studenti e va contrastata energicamente. Per farlo occorre chiarire subito come si pensa di fabbricare gente preparata piuttosto che somari. Questo aspetto va affrontato di petto subito perchè gli studenti dell’ultimo anno delle superiori stanno già decidendo cosa fare in futuro.
    C’è un piano di risanamento in cui ogni iniziativa è mirata a ridurre costi, abbattere debiti ed eliminare sprechi. Ottimo. Ora occorre dire con chiarezza cosa c’è sull’altro piatto della bilancia, ossia su quello dell’offerta. Serve qualcosa in grado di convincere che verrà salvaguardata e migliorata la qualità della formazione e della ricerca. Occorre dire cos’è che rilancia il prestigio dell’Università. In mancanza di questo non si contrasta la pubblicità negativa dovuta al dissesto finanziario e i ragazzi sceglieranno lidi più promettenti. Se dovesse accadere una simile sciagura, peggiorerà ulteriormente il rappoto tra numero di studenti e numero di dipendenti dell’università, vanificando ogni sforzo di risanamento economico.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: