Il senatore Amato torna a chiedere il commissariamento dell’Università di Siena

Pietro Paolo Amato (Senatore PdL). Da tempo l’Università di Siena è purtroppo assurta all’onore delle cronache locali e nazionali per la sua disinvolta gestione del pubblico denaro. Ma il nuovo rettore, sulla cui elezione la magistratura ha aperto un’indagine, anziché affrontare concretamente i problemi e dare efficacia al disegno di risanamento prefigurato dal suo predecessore, cerca semplicemente di rassicurare la comunità accademica, il mondo finanziario e gli ambienti ministeriali, sempre più sconcertati da una politica fatta di soli annunci. Basta leggere le conclusioni della relazione dei sindaci revisori dell’Ateneo senese per rendersi conto della drammaticità della situazione economica e finanziaria: il bilancio di previsione 2011 vede un disavanzo di competenza di circa 39 milioni di euro, con circa 26 milioni di euro di ammanco di parte corrente. Questo equivale a dire che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio fallimento ed a questo punto il Rettore dovrebbe dimettersi oppure mettere immediatamente mano ad un piano di risanamento fondato sull’abbattimento della spesa corrente. Una spesa che prevede per il 2011, a fronte di un contributo statale di circa 113 milioni di euro, una spesa del personale di circa 137 milioni. Non credo che verrà mossa un foglia e quindi ritengo che l’unica via d’uscita vada cercata in un tempestivo commissariamento dell’Università di Siena. Come peraltro ho già chiesto al Ministro.

Siena chiuda pure la sua università ma continui a pagare per tenere in piedi quella di Grosseto!

Tragicomica risposta di Mario Lolini, consigliere comunale del PdL a Grosseto, al nostro articolo sul Polo grossetano.

Mario Lolini. Credo si debba partire da un dato di fatto: Grosseto non è un Comune della provincia di Siena. Per analizzare, al meglio, la gravità di ciò che sta accadendo in queste settimane, è opportuno partire dalle parole di un noto esponente del Partito Democratico senese, che ha invocato la chiusura dei distaccamenti dell’ateneo, compreso quello di Grosseto. Mi ha fatto piacere constatare che le mie considerazioni fatte a tempo debito sulla questione, abbiano trovato eco favorevole presso molte personalità cittadine. Ieri, ho letto nuove dichiarazioni di un altro docente dell’università senese che ribadisce la necessità di chiudere i poli universitari decentrati come Grosseto. Quale alternativa si propone alla comunità locale di farsi interamente carico delle spese, compresi gli stipendi del personale docente. Per quale motivo dunque la nostra città dovrebbe pagare tutto e poi continuare a chiamarsi “università di Siena” a Grosseto? Tengo a precisare che Grosseto è un capoluogo di Provincia con l’ambizione di esprimere una propria specifica offerta di cultura, volta a soddisfare la domanda locale ma con l’intenzione di divenire, in breve, un’appetibile attrattiva per gli studenti provenienti sia da altre parti d’Italia che dal resto del mondo. Sarebbe molto interessante comprendere se, i vari docenti ed addetti ai lavori che discutono dell’argomento, parlino a titolo personale o in rappresentanza dell’ateneo per cui lavorano, e da cui sono lautamente stipendiati per offrire un servizio formativo e culturale di livello, e non certo per fare politica o curare i bilanci.

Ma i revisori dei conti sono proprio sicuri che il contratto del direttore amministrativo sia corretto?

Roberto Petracca. ll rettore dell’Università di Siena annuncia con una nota che finalmente «ha preso avvio la discussione sul percorso che dovrà condurci a rinnovare profondamente il nostro Ateneo». Finora hanno fatto delle analisi che verranno discusse nelle prossime settimane per «giungere alla stesura definitiva di un progetto» da realizzare nel corso dei prossimi anni.
 Servirà un po’ di pazienza.
 Le linee principali di lavoro per i prossimi anni saranno due: riorganizzare l’Ateneo e approfondire le relazioni con le istituzioni.
 Il rettore comunica infine che il collegio dei revisori dei conti ha certificato che la remunerazione della Fabbro è corretta.
 Peccato che la direttrice amministrativa abbia tagliato gli emolumenti dei più poveri senza scalfire i suoi. Dovendo fare dei tagli, un minimo di saggezza avrebbe suggerito di cominciare a tagliare gli emolumenti dei più ricchi.
 A causa del puma che si aggirava dalle parti della piaggia della scimmia gli abitanti della zona misero al sicuro gatti, conigli e galline e sprangarono porte e finestre di casa. Sarebbe opportuno che dalla storia del puma i cittadini più poveri di Siena traessero ispirazione mettendo al sicuro le loro cose e sprangandosi in casa. Per le vie della città si aggira, infatti, un novello sceriffo di Nottingham che toglie ai poveri senza disturbare i ricchi.

All’Università di Siena è l’ora della rottura

Scrivevo su questo blog, in tempi non sospetti (3 marzo 2007), che contro l’indifferenza e l’ignavia è giunta l’ora della rottura anche nell’Università. Come diceva Leonardo Sciascia, «credo si possa usare il verbo rompere in tutta la sua violenza morale e metaforica. Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà; rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane; rompere l’equivalenza tra il potere, la scienza e la morte (…); rompere le uova nel paniere, se si vuol dirla con linguaggio e immagine più quotidiana, prima che ci preparino la letale frittata.»

Ebbene, da qualche settimana “Fratello Illuminato” sembra che stia mettendo in pratica tutto ciò in maniera molto esplicita. Infatti, attacca i vertici dell’ateneo senese, da lui ritenuti «incompetenti ed incapaci», considera gli organi di governo «supini e sdraiati davanti alla Fabbro» e definisce alcuni dirigenti sindacali «dissestatori», perché sarebbero tutti coinvolti nel «coprire le responsabilità» del dissesto dell’ateneo. Durissima la risposta di un esponente sindacale che parla di «atteggiamenti al pari della delinquenza mafiosa che tendono a delegittimare e soprattutto a destabilizzare l’ateneo» ed individua, come strumenti di diffamazione, «soprattutto social network e siti, con la tecnica del reiterare la menzogna, finché diventa una verità, proprio come fa la mafia.» Accuse così gravi andrebbero respinte al mittente non solo perché infondate ma soprattutto perché gli episodi denunciati da “Fratello Illuminato” a conti fatti risultano sì sbagliati, ma per difetto.

Vediamo perché. Nel luglio 2004 fu bandito dall’Università di Siena un concorso pubblico per la copertura di 2 posti di categoria C per l’area Biblioteche di Arezzo e Siena. Il 12 aprile 2005 furono approvati gli atti del concorso e la graduatoria, che risultò composta da 155 nominativi. Orbene non furono assunti solo i 2 bibliotecari previsti dal bando, come denuncia “Fratello Illuminato”, bensì quasi tutti i componenti la graduatoria, se si considera che si fece scorrere la lista fino al 149° nominativo. Analogamente, nei concorsi banditi tutti il 20 maggio 2005 per la copertura di 1 (un solo) Giornalista, 1 Tecnico informatico, 1 Giardiniere, 1 Cameriere, 1 Tecnico per la comunicazione pubblica, si assunse dalle graduatorie senza informare il CdA ed in presenza di una quota di trasferimenti statali che non copriva più, da molto tempo, neppure le spese fisse per il personale. I responsabili sono tutti noti, compreso il sindacato, ed è difficile non scorgervi in questa storia, come dice Sciascia, «le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà, il patto tra la stupidità e la violenza» che hanno portato alla distruzione di un Ateneo dal glorioso passato.

Articolo ripreso da:
Fratello Illuminato – Il blog:A proposito di concorsi e di attacchi al nostro blog“.
Il Cittadino online:All’università di Siena è l’ora della rottura“.

Se la comunità locale non vuole la chiusura del Polo grossetano se ne assuma interamente i costi

Grosseto

Pronta la risposta del Pd grossetano ai compagni di partito senesi, rei d’aver dichiarato che «i poli universitari decentrati non sono più strategici» e quindi, par di capire, andranno chiusi. Ricordiamo ai responsabili del Pd grossetano i fatti e la logica. Per l’università di Siena non è più economicamente sostenibile – ammesso che lo sia mai stata – l’offerta formativa in Maremma. Vi è una sola possibilità: che la comunità locale si faccia carico interamente (compreso l’onere del personale docente) dei relativi costi. Logica e senso di responsabilità impongono che l’ateneo senese non continui a svendere il proprio patrimonio immobiliare ed a chiudere i corsi di laurea della sede centrale per tenere in piedi l’offerta formativa nelle sedi decentrate. Come si fa a non capire che è ormai reale il rischio di chiudere la sede storica e quindi tutte le attività periferiche ad essa collegate?

L’università di Grosseto non si tocca” (dal Corriere di Maremma del 4 febbraio 2011)

Pd grossetano. Negli ultimi tempi assistiamo ad una crescita di attenzione e interesse verso Grosseto da parte di esponenti politici di altre province toscane. (…) Nel caso della paventata chiusura della sede universitaria sono i fatti e la logica a smentire le illazioni circolate. Se infatti la situazione finanziaria dell’Università di Siena (a Siena) è difficile, quella del Polo Universitario grossetano è profondamente diversa. La realtà a Grosseto è che il Comune, la Provincia e la Cciaa in questi anni, nonostante la crisi e i continui tagli del Governo, non hanno mai fatto mancare il loro contributo alla sede universitaria e, per quanto è dato sapere, nessuna prospettiva di questo tipo è allo studio nei prossimi anni. I costi del Polo grossetano sono sostenuti prevalentemente dalla comunità locale, solo i docenti sono a carico dall’Università di Siena, la quale peraltro viene ampiamente ripagata dalle tasse universitarie degli iscritti. La posizione del Pd di Grosseto sull’Università è chiara: è necessario sviluppare facoltà e corsi di laurea in linea con le vocazioni del territorio, in modo che i giovani laureati possano dare il proprio contributo alla crescita economica e culturale della Maremma. Sono queste le condizioni che possono dare un nuovo significato alla presenza a Grosseto della sede universitaria e siamo dispiaciuti che prese di posizione un po’ frettolose abbiano creato un po’ di scompiglio fra i dipendenti del Polo universitario, gli studenti e le loro famiglie.