Università di Siena: dissesto e prospettive di rilancio

La locandina dell’incontro pubblico sul tema “Università di Siena: dissesto e prospettive di rilancio“. Interverranno: Gabriele Corradi (candidato sindaco di Siena), il senatore Giuseppe Valditara, Pierluigi Piccini, Silvio Pucci, Eleonora Scricciolo e Giovanni Grasso. Di seguito un intervento di Gabriele Corradi.

GLI STUDENTI SONO LA GARANZIA DI UN FUTURO MIGLIORE

Gabriele Corradi (candidato sindaco di Siena). La situazione economica dell’Università di Siena è ormai nota ai più. La crisi, scoppiata nel settembre 2008, era stata tuttavia annunciata da alcuni dei docenti più avveduti, rimasti purtroppo inascoltati. Origine del problema, a mio parere, sono i cambiamenti normativi degli inizi degli anni Novanta, che portarono a una sorta di rivoluzione politico-amministrativa la quale, dando autonomia alle Università, obbligava altresì a un cambio di passo della cultura amministrativa del Paese. Un cambio di passo che non fu compreso dal governo dell’Università, il quale non seppe prevedere che l’entità della spesa, in presenza di investimenti immobiliari, progressioni di carriera, assunzioni – provvedimenti questi ultimi che, nel loro complesso, hanno indistintamente riguardato personale docente e tecnico-amministrativo – sarebbe esponenzialmente aumentata, con un contestuale decremento della popolazione studentesca generata non solo dall’abbassamento della curva demografica, ma anchedal moltiplicarsi di nuove sedi universitarie, le quali hanno progressivamente eroso il tradizionale bacino di utenza al di fuori della Toscana.

Ma il cambiamento non fu compreso neanche sotto il profilo amministrativo, in quanto, all’inizio degli anni Novanta, mentre le amministrazioni pubbliche si davano regolamenti snelli, finalizzati all’efficacia e all’efficienza, alla tracciabilità e alla trasparenza dei procedimenti amministrativi (Legge 241/90), l’Università si limitava a celebrare convegni sul tema, senza però, sotto il profilo pratico, dare il seguito necessario alle pur utilissime riflessioni teoriche. Il passaggio da un governo delle Università accentrato ad un governo autonomistico avrebbe invece richiesto, innanzitutto, una formazione permanente del personale e un confronto proficuo con le “best practices” di altri Atenei; in sintesi, un mutamento complessivo della cultura amministrativa, per giungere a una gestione corretta e coerente. L’Università di Siena, al contrario, manifestò per intero tutta la sua debolezza provvedendo, solo nel 2007, all’emanazione di un regolamento (in più parti pletorico) sui procedimenti amministrativi – con ben 17 anni di ritardo – senza peraltro procedere, come sarebbe stato necessario, a un contestuale ridisegno complessivo dell’organizzazione del lavoro che, al contrario, è stata a lungo gestita sulla base di provvedimenti estemporanei, privi da un disegno organico. In tal modo, senza una rinnovata e generale visione di governo dell’istituzione universitaria fondata sulla trasparenza dei procedimenti e dei provvedimenti amministrativi, l’autonomia è stata di fatto tradita, complice in ciò anche il Governo del Paese. Non è pensabile, infatti, determinare per legge – da parte dello Stato – l’attribuzione ai dipendenti degli aumenti salariali senza dotare le Università dei corrispondenti finanziamenti. Si dovrà perciò, nelle condizioni critiche attuali, proseguire sulla strada dei sacrifici, risparmiando il più possibile. Per far ciò occorre, innanzitutto, consapevolezza e conseguente serietà e sobrietà di comportamenti da parte dei singoli, con un contestuale rigore nella gestione dei conti da parte degli organi di governo: organi che, essendo in parte di nomina di soggetti territoriali, dovranno agire in maniera più seria e rigorosa rispetto al passato.

Gli organi di governo, infatti, non possono e non debbono essere il luogo nel quale ciascuno è esclusivamente il portatore di interessi della “parte” che rappresenta, ma debbono essere la sede della sintesi delle rispettive istanze, nella quale si agisce unicamente per il bene comune. O si acquisisce questa nuova mentalità politico istituzionale, uscendo dalle logiche perverse della difesa corporativa e del do ut des, o il destino dell’Università sarà inesorabilmente segnato. Lo stillicidio di provvedimenti ministeriali degli ultimi anni, che tendono ad alzare progressivamente i requisiti minimi di docenza, fa parte di un più ampio disegno che tenderà, nel lungo periodo, a ridurre drasticamente e sempre più la variabilità dell’offerta formativa. È in atto un tentativo, che si evidenzia passo dopo passo, per riportare le Università a presentare un’offerta formativa sempre meno variegata e a ricondurla progressivamente, nella sostanza, verso una precedente condizione (ante 2000, per intenderci).

Ma questa tendenza, inaugurata dai recenti provvedimenti del Governo, può anche diventare in positivo, se adeguatamente contrastata e governata, l’occasione per aprire una sfida sul terreno più decisivo da cui dipende il futuro dell’Università italiana: la sfida della qualità. Alla riduzione per legge degli insegnamenti e dei corsi di laurea può corrispondere, da parte degli Atenei, una loro selezione mirata alle esigenze di professionalità e di nuove competenze provenienti da un’attenta lettura del futuro – del mercato, della società, della scienza – e sostenuta dalla parte migliore e più autorevole del corpo docente. Ad una migliore qualità dell’offerta formativa, così orientata, può inoltre aggiungersi una politica di sostegno economico effettivo agli studenti più meritevoli, superando il burocratismo e l’esiguità che caratterizza oggi, in tutto il Paese, l’istituto delle borse di studio. A renderle più cospicue ed efficaci può aiutare una politica di intese e accordi col mondo dell’impresa e della finanza, interessate entrambe ad investire su una migliore qualità dei laureati. Solo l’avvio di una politica meritocratica da parte degli Atenei – se in proposito continuasse a latitare il Governo nazionale – potrebbe infatti concorrere ad innalzare realmente la loro qualità complessiva, accrescendo altresì in tal caso, come prevede la riforma Gelmini, la quota dei finanziamenti pubblici accanto a quelli privati. Si tratterebbe di cogliere l’occasione di una deludente riforma per avviare un processo di miglioramento della qualità dell’istruzione universitaria che possa aprire prospettive nuove ai nostri giovani e, varando un modello generalizzabile ad altre università, contribuire ad accrescere la capacità complessiva del Paese di migliorare e competere con gli altri Paesi. Occorrerebbe, in particolare, offrire alle famiglie un “unico pacchetto studenti” che sia composto, innanzitutto, dall’offerta formativa (comprese ovviamente le biblioteche, i laboratori ecc.) e che contempli, al suo interno, tutti i servizi che, insieme al DSU, la nostra Università può offrire. Ritengo opportuno, in proposito, un confronto costruttivo fra Università ed Enti territoriali competenti, a cominciare dagli Enti locali, e con le associazioni studentesche e di categoria su temi quali: gli alloggi, l’assistenza sanitaria, i servizi di ristorazione, di svago e divertimento, i trasporti ecc. Insomma, dobbiamo dire agli studenti e alle loro famiglie: “se venite a Siena vi offriremo tutto questo”. Questa nostra città ha infatti costruito una parte della sua diffusa ricchezza su una presenza costante e cospicua di studenti fuori sede, che hanno scelto Siena non solo per una consolidata tradizione di studi, ma anche perché l’hanno percepita come una città a misura d’uomo, un luogo nel quale, davvero, si può studiare proficuamente. Se mi eleggerete sindaco mi impegnerò in questa direzione.

In conclusione, e più in generale, occorrerà fare in modo che l’università e la città rafforzino insieme, collaborando meglio tra loro, quella “cultura dell’accoglienza” che ha caratterizzato lungamente la vita e la storia di Siena. Se mi eleggerete sindaco otterrò un impegno delle Istituzioni, degli Enti, delle Associazioni e della popolazione universitaria, anche sotto il profilo delle idee, perché la ricchezza potenziale che gli studenti rappresentano per la nostra comunità si riverberi positivamente sulla vita della città. Gli studenti sono la nostra garanzia di un futuro migliore, come lo furono quelli che nel Risorgimento senese, col loro slancio e il loro sacrificio, indicarono a tutti la strada da percorrere. Ora come allora, nel segno di una superiore civiltà tra gli uomini.

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Una Risposta

  1. […] Articolo Originale: Il senso della misura » Università di Siena: dissesto e … Articoli correlati: Il senso della misura » «Dalle vicende dell'università di Siena […]

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