Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta

Leggendo le dichiarazioni dei Professori Tommaso Detti e Marcello Flores D’Arcais sulla loro decisione di andare in pensione anzitempo, il pensiero corre all’intervista di Enrico Berlinguer sulla “questione morale”, ricordata nei giorni scorsi da Eugenio Scalfari a trent’anni dalla pubblicazione. Vi è un passo di quell’intervista che è bene ricordare: «I partiti hanno occupato lo Stato, gli istituti culturali, gli ospedali, le università (…) una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi.» Ebbene, esiste un nesso tra il prepensionamento volontario dei due docenti di Storia contemporanea e l’intervista di Enrico Berlinguer? Ovviamente, no! Così com’è da escludere che costoro, trattandosi di due illustri storici, possano rientrare tra i cattedratici imposti dai partiti. Però, la notizia del pensionamento dei due docenti mette in luce un dato preoccupante. Nell’Università di Siena esiste una legione di Storici contemporaneisti: ben 22 (11 ordinari, 7 associati, 4 ricercatori). È proprio questo numero che ci riporta all’intervista di Berlinguer. Infatti, il confronto con altri Atenei, anche di dimensioni maggiori di quello senese, evidenzia in modo inequivocabile l’esubero di storici a Siena. A Pavia ce ne sono 6, a Palermo e Parma 4, a Verona 3. A Siena, prima in tutto, ne servivano 24: sì, il numero più alto di storici, raggiunto nel 2005, sotto la guida del grande timoniere Piero Tosi! È indubitabile che questa disciplina (ma non è la sola) presentasse le caratteristiche giuste, specialmente in una realtà politico-culturale peculiare come quella senese, perché l’ingerenza dei Partiti si manifestasse con prepotenza nell’arruolamento di docenti non necessari, a danno di settori disciplinari essenziali, che oggi rischiano di scomparire. Sicché, il pensionamento dei due docenti non comporterà alcun disservizio. Anzi! Ci si chiede come facciano, tutti questi storici, a raggiungere, ciascuno, il tetto delle 120 ore di lezioni l’anno, imposto dal Senato Accademico.

Ma veniamo alle dichiarazioni dei due docenti, che hanno ottenuto un contratto, per 60 ore all’anno di attività didattiche, che frutterà ad ognuno in 5 anni circa 150.000 euro lordi, più l’importo del differenziale tra l’ultimo stipendio percepito e la pensione. Dichiara il Prof. Detti: «Oltre a dare una mano alla mia Università, poi, andando via in anticipo contribuirò ad accelerare un ricambio generazionale, anche se per questo purtroppo occorrerà tempo.» E il Prof. Flores D’Arcais aggiunge: «Nessun ateneo italiano ha davvero formulato un progetto/proposta serio, capace di incoraggiare la scelta dei docenti nel modo in cui ha fatto l’Università di Siena.» Leggendo le loro dichiarazioni integrali (a pag. 4), si vede che manca il senso della misura e, aggiungerei, del pudore! Uno dei due lo farebbe per «dare una mano all’Università e accelerare il ricambio generazionale». E l’altro si meraviglia che nessun ateneo regali, come accade a Siena, tutti questi soldi a chi anticipa il pensionamento. Che fosse solo una questione di soldi, lo avevano capito subito gli estensori del collegato regolamento che proclamavano sicuri: «daremo incentivi che i docenti non potranno rifiutare!» Come si vede, è del tutto ininfluente che l’ateneo senese non sia in grado di concedere tali incentivi che per giunta provocano un danno erariale. È come togliere le capsule d’oro dalla bocca di un morto prima della sepoltura. Tutti, impassibili, assistiamo all’orgiastico saccheggio di un cadavere insepolto, l’università senese, con i più furbi che camuffano come interesse generale la loro azione di sciacallaggio. È chiaro che chi volesse realmente “dare una mano” all’ateneo dovrebbe prima di tutto rinunciare agli incentivi.

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25 Risposte

  1. «Nell’Università di Siena esiste una legione di Storici contemporanei: ben 22 (11 ordinari, 7 associati, 4 ricercatori).» Grasso

    … ventidue professori di ruolo dello stesso settore disciplinare?!?!?!?!! Cose ‘e pazzi! I nodi vengono al pettine, e se mi consentite il vezzo, fui facile profeta denunciando l’ipocrita e demagogica campagna intorno all’ “esubero” di personale docente, portata avanti da chi, poggiando le sue argomentazioni su medie trilussiane dalle quali si evinceva che il numero di studenti per docente a Siena è tra i più bassi d’Italia (ma l’Italia è ben lungi dalle medie OCSE: 20,4 contro 15,3), gettava la croce su tutti indistintamente. Complimenti vivissimi: sicuramente gli storici contemporaneisti non rischiano l’estinzione: e del resto se loro hanno undici ordinari e un altro settore ha un associato a malapena, ci insegna il Trilussa, ciò vuol dire che “in media” hanno sei professori a testa. Sarebbe utile una tabella del numero di strutturati per ogni settore disciplinare, per capire (pur concedendo che i settori disciplinari spesso sono solo strani assemblaggi di cose diverse) se vi è una qualche giustificazione al riguardo dei casi come il succitato, e per toccare con mano, viceversa, che per altri casi le cose non stanno affatto così, bensì in maniera diametralmente e drammaticamente opposta, Ora è più chiaro come mai taluni personaggi, furbescamente cavalcando la tigre come fanno Cal e Golene, insistano sulla cacciata dei professori “anziani”: per chi disponga dei numeri suddetti, dal punto di vista dei requisiti minimi di docenza necessari per i corsi di laurea o delle guarnigioni richieste per tenere un dipartimento, oppure della sopravvivenza in futuro della loro disciplina, il venir meno di qualche unità non cambia niente; i loro ricercatori possono persino consentirsi il “lusso” di non insegnare e “i giovani”, di attendere più o meno in panciolle che passino i cadaveri dei loro nemici di settori soppressi. Specularmente, chi non ha quei numeri in termini di docenti, è a rischio di estinzione e non può abbandonarsi a simili pratiche; cosicché persino tutto il dibattito appare vieppiù viziato di ipocrisia e colmo di fumisterie ideologiche: c’entra qualcosa questo criterio, secondo cui chiude chi ha meno docenti (e si lascia aperto chi ha mangiato a quattro palmenti) con la “qualità” e l’ “eccellenza”? Con la “necessità strategica” della presenza di certi settori? Direi proprio di no, un nesso non v’è, ed è terribilmente sospetto il modo in cui talvolta si cerca di trovarlo “a posteriori”. Ma venendo alle dichiarazioni del Detti:
    «andando via in anticipo contribuirò ad accelerare un ricambio generazionale, anche se per questo purtroppo occorrerà tempo.»
    Diciamo innanzitutto che la moltiplicazione a dismisura delle cattedre in alcuni settori, ha tagliato le gambe ai giovani in altri settori e questo è un mero dato di fatto, susseguente ad una scelta, e non attribuibile al fato; diciamo altresì che alla favola secondo cui mandando via i vecchi si apre la strada ai giovani, in una versione così naive, ci crede solo Cal, visto che l’ordine tassativo in questa fase non è rinnovare, ma tagliare. Se comunque il professore sarà prepensionato, avrà poi diritto ad un contratto d’insegnamento; dunque un modo concreto di dare una mano al ricambio generazionale, sarebbe per esempio quello di lasciare il suo contratto a un giovane; ciò è consentito e mi consta che diversi docenti prepensionati lo abbiano fatto, pur rimettendoci qualche cosa di tasca loro. L’ateneo ci guadagna, perché un giovane lo pagano metà che un ordinario fuori ruolo recuperato a contratto. Del resto, non vi pare un po’ osceno che Siena recluti solo pensionati?

  2. The problems that exist in the world today cannot be solved by the level of thinking that created them.
    I problemi che esistono oggi nel mondo non possono essere risolti dal livello di pensiero che li ha creati.

    Albert Einstein

  3. Sarei cauto nel prendere per buona la differenza morale pretesa da Enrico Berlinguer per il suo partito. Si trattava di un artificio retorico per cui gli atti dei compagni, anche quando erano analoghi a quelli degli avversari (e non è affatto vero che, come scrive Scalfari, il PCI fosse lontano dal potere e mancasse l’occasione e la tentazione del malaffare), erano comunque giustificati dalla pretesa moralità e giustizia del fine per cui erano compiuti.

    Quanto poi alla richiesta di rinunciare ai soldi dei contratti, mi pare che la sua logica equivalga alla pretesa di Cal che i più anziani vadano prepensionati di forza: mi pare discriminatorio che si facciano pressioni per far rinunciare a dei soldi e/o andarsene solo in base all’età (incidentalmente, che vadano via docenti di settori in esubero, come in questo caso, mi pare ragionevole e desiderabile: quello che non va, come scrive Rabbi, è che si mandino via anche docenti di settori che in esubero, per numero e qualità, non sono affatto).
    In ogni caso, i problemi che ho sollevato a suo tempo riguardo al costo per la comunità dei prepensionamenti non cambierebbero anche se tutti rinunciassero ai soldi dei contratti.

    Sono invece d’accordo sul fatto che pretendere di far passare per un atto di generosità una scelta di convenienza lautamente incentivata sia di pessimo gusto.

    Sesto Empirico
    scettico

  4. Parafrasando un detto barese e con riferimento a Luigi, l’ex rettore e Ministro, e non a Enrico, si potrebbe dire che «se Oxford avesse “questi Berlinguer boys” sarebbe una piccola Siena!»

    Condivido integralmente il commento di Sesto Empirico ed, infatti, il titolo dell’articolo mi sembra abbastanza eloquente. Non è un caso che si parli di un settore con docenti in esubero. Ma non è il solo settore scientifico-disciplinare con questa caratteristica.

  5. È proprio vero che «pretendere di far passare per un atto di generosità una scelta di convenienza lautamente incentivata sia di pessimo gusto» (Sesto Empirico) e «manchi il pudore» (Grasso). Ma non facevano meglio a stare zitti e tenere un profilo basso, questi illustri professori? In fondo, al Prof. Flores D’Arcais il basso profilo gli è riuscito benissimo per cinque anni come assessore alla cultura del Comune di Siena.

  6. Come portavoce della redazione di Fratello Illuminato segnalo a questo stimato blog il seguente articolo:

    http://shamael.noblogs.org/?p=2993

    Contestualmente la redazione osserva, per quanto sostenuto nei commenti sopra, che anche quella cinquantina di chimici che includono la moglie del rettore pro tempore Riccaboni sono abbastanza sospetti, sopratutto in assenza di una facoltà di chimica ed in presenza di un solo corso di laurea in chimica. Si consideri che ingegneria è una facoltà e ha poco più di una cinquantina di docenti. Fate le dovute proporzioni. Le distonie non si fermano comunque qui: ce le vuole spiegare qualcuno le ragioni per cui sono stati schiantati quasi tutti i dottorati dal Nucleo di Valutazione, salvo tutti quelli di economia e pochi altri? Forse il fatto che nel nucleo di valutazione gli economisti siano due su tre c’entra qualcosa? O che il rettore e un prorettore siano di economia? Non ci sono solo domande finanziarie o immobiliari, ci sembra, da fare a questi signori (tra virgolette, signori, s’intende).

  7. @ Remo Tessitore: «Ma non facevano meglio a stare zitti e tenere un profilo basso, questi illustri professori?»

    Andando a leggere (in colpevole ritardo) l’articolo in questione al link correttamente riportato nel post che origina questo thread e disponibile su questo stesso sito, mi pare che le cose non stiano esattamente in questi termini. Non si tratta infatti di un comunicato stampa o una dichiarazione spontanea dei due professori, ma di una pagina del notiziario di Ateneo, evidentemente assemblata dal solerte Ufficio Stampa, in cui si sono intervistati una serie di “testimonials” che hanno accettato il prepensionamento, fra cui appunto i due professori in questione, scelti evidentemente assieme ad altri per la loro notorietà. Si tratta quindi sostanzialmente, anche nella grafica, solo di una pagina pubblicitaria a sostegno del regolamento di prepensionamento dell’Ateneo. Criticarli per quello che dicono in quella pagina è un po’ come se si criticasse il signor Rana per come si presenta nel suo spot pubblicitario, invece di criticare la qualità dei suoi tortellini. Va anche detto che, contrariamente a quanto si potrebbe desumere dai frammenti estrapolati, una delle due testimonianze inizia con una premessa che ammette chiaramente l’importanza della convenienza economica nella sua scelta.

    Come ho già notato, poi, nella stessa pagina sono riportate le testimonianze di altri autorevoli prepensionati, anche più coinvolti nella gestione dell’Ateneo e nella stesura del regolamento, che esprimono in modo non meno entusiasta gli stessi concetti. Cercando una spiegazione sul perché si siano scelti e solo questi due, mi è venuto il sospetto che a volte si pratichi il fallace concetto di giustizia di Polemarco: «la giustizia, Socrate, è l’arte di favorire gli amici e arrecare danno ai nemici».

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  8. Io sono per la moral suasion… dovrebbero essere questi a decidere di andarsene… anche senza incentivi. Ma per le ragioni più volte dette nelle ormai mitiche discussioni con rabbi… quasi nessuno è così moralmente sensibile.
    Se commissariano come da qualche parte si dice… chi manderanno a casa per primi? I vetusti signori di cui sopra o i neo assunti 30-40enni?

  9. «Io sono per la moral suasion… dovrebbero essere questi a decidere di andarsene… anche senza incentivi. Ma per le ragioni più volte dette nelle ormai mitiche discussioni con rabbi… quasi nessuno è così moralmente sensibile.» Cal

    Discussioni? Non esageriamo… tu non ti sei nemmeno degnato di leggere quello che ho scritto, né di soffermare un nanosecondo la tua attenzione sull’attuale congiuntura (rifacimento dei corsi di laurea, sofferenza di chi non abbia ventidue ordinari per settore disciplinare, scomparsa perciò di settori disciplinari e di corsi di laurea medesimi, numeri insostenibili per formare dipartimenti e parallelamente insensati doppioni ecc. …insomma, inesistenza di una visione strategica) limitandoti a ripetere a macchinetta la bufala sesquipedale alla quale credi solo tu secondo cui mandando-via-i-vecchi-entreranno-i-giovani. Entreranno dove? Ma probabilmente tu sei solo il ventitreesimo storico contemporaneo…

  10. @ Sesto Empirico

    Com’è evidente l’articolo non affronta solo il tema del prepensionamento dei professori ma, soprattutto, il loro esubero in un settore “politicamente” eloquente. Per completezza, aggiungo che i docenti del settore M-STO/04 – Storia contemporanea appartengono alla Facoltà di Scienze Politiche, a quella di Lettere e Filosofia di Arezzo e a quella di Lettere e Filosofia di Siena (si veda l’elenco del MiUR). Il nesso tra esubero e prepensionamento (con o senza incentivi) risulta fondamentale se inserito in una corretta programmazione d’ateneo. Programmazione al momento inesistente per Siena. È vero ho estrapolato le due frasi, ma ho invitato i lettori a leggere le dichiarazioni integrali, inserendo il link al numero di “unisinforma” con l’indicazione anche della pagina, dove il lettore avrebbe potuto leggere altre due dichiarazioni, questa volta di due “autorevoli prepensionati”. Quattro in tutto e non una serie di “testimonials”: su 67 solo questi 4 hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche e, credo, molto difficilmente altri lo faranno, salvo quei 4 che hanno scelto l’«incentivazione alternativa». Mi è difficile cogliere il senso della seguente affermazione di Sesto Empirico: «Non si tratta di una dichiarazione spontanea dei due professori, ma di una pagina del notiziario di Ateneo, evidentemente assemblata dal solerte Ufficio Stampa…». Dichiarazioni spontanee, interviste, lettere riservate, comunicati stampa, confessioni, ecc., quando divengono pubblici, per volontà dell’interessato, svolgono tutti la stessa funzione: in questo caso, pubblicizzare il regolamento sul prepensionamento. Allora perché i due professori hanno autorizzato la pubblicazione delle loro dichiarazioni? Come si fa a dar torto a Remo Tessitore quando scrive: «Ma non facevano meglio a stare zitti e tenere un profilo basso, questi illustri professori?».

    E veniamo alla coda velenosa: «perché si sono scelti e solo questi due? Per favorire gli amici e arrecare danno ai nemici?» Lo scettico Sesto Empirico dà già per scontato che non ci sarà un seguito e gli «è venuto il sospetto che a volte si pratichi il fallace concetto di giustizia di Polemarco». Ricordo, ripetendolo ancora una volta, che le dichiarazioni dei docenti sono quattro in tutto, e non una serie. Ho cominciato con questi due professori perché entrambi sono dello stesso settore, un settore “politicamente” eloquente, come ho scritto prima, con un numero di docenti inequivocabilmente ingiustificato e che presenta alcuni dati di fatto in grado di suffragare alcune dichiarazioni di Enrico Berlinguer nella famosa intervista a Eugenio Scalfari. Continuerò anche con le dichiarazioni di Focardi e Donati, che appartengono a settori differenti (BIO/07 e CHIM/06) e s’inseriscono in un contesto completamente diverso, anche per il ruolo svolto nel progetto sul prepensionamento. Per quanto riguarda gli «amici da favorire e i nemici ai quali arrecare danno» ognuno è libero di pensarla come vuole. Però, chi fa pubblicamente affermazioni del genere ha il dovere di citare i casi in base ai quali ritiene che il sottoscritto potrebbe “aver favorito gli amici (quali?) e danneggiato i nemici (quali?)”. Forse si dimentica che stiamo parlando di un’istituzione dissestata con precisi responsabili, chiaramente indicati su questo blog. Sicuramente amici di questo blog non si sentono né li possiamo riconoscere tali. Quel che è certo io non li considero miei nemici; forse saranno loro a considerare il sottoscritto come un loro nemico. In tal caso non posso farci nulla.

  11. «Se commissariano come da qualche parte si dice… chi manderanno a casa per primi? I vetusti signori di cui sopra o i neo assunti 30-40enni?» Cal

    Tra gli “Storici contemporaneisti” i Commissari manderanno in pensione i docenti prossimi alla pensione.
    In un settore carente di docenti è elementare che non decideranno in base all’età ma alle necessità didattiche. Terranno il 68enne ed anche il 70enne.

  12. @ Giovanni Grasso

    «È vero ho estrapolato le due frasi, ma ho invitato i lettori a leggere le dichiarazioni integrali, inserendo il link al numero di “unisinforma” con l’indicazione anche della pagina, dove il lettore avrebbe potuto leggere altre due dichiarazioni, questa volta di due “autorevoli prepensionati”»

    Esatto. Infatti mi sembrava di aver scritto chiaramente che il link e l’intero testo c’erano, e che non averlo letto prima di commentare era unicamente colpa mia.

    «E veniamo alla coda velenosa: «perché si sono scelti e solo questi due? Per favorire gli amici e arrecare danno ai nemici?» Lo scettico Sesto Empirico da già per scontato che non ci sarà un seguito e gli «è venuto il sospetto che a volte si pratichi il fallace concetto di giustizia di Polemarco».

    Non era scritta in quei termini (via le virgolette, per favore…) e non voleva affatto essere velenosa. L’unico dialogo di Socrate in cui c’è del veleno è il Fedone, e anche lì il veleno lo beve solo lui.
    Ed era rivolta anche a me stesso: il senso era di ricordarsi che è doveroso criticare le idee e i comportamenti che si ritengono sbagliati, ma è controproducente attaccare sul piano personale coloro che le sostengono, cosa che anch’io avevo fatto, sbagliando per eccesso di superficialità (non avevo controllato il contesto da cui le frasi erano state estratte).

    Il dialogo infatti continua così:

    «Ma è forse proprio dell’uomo giusto danneggiare un qualsiasi altro uomo?», domandai.
    «Senza dubbio!», rispose. «Si deve arrecare danno ai malvagi e ai nemici».
    «Ma i cavalli, se sono maltrattati, diventano migliori o peggiori?» «Peggiori».
    «In relazione al pregio dei cani o dei cavalli?» «A quello dei cavalli».
    «Quindi anche i cani, se sono maltrattati, diventano peggiori in relazione al pregio dei cani, non a quello dei cavalli?»
    «Per forza».
    «E degli uomini, amico mio, non diremo che se sono maltrattati diventano peggiori in relazione alla virtù umana?»
    «Senz’altro».
    «Ma la giustizia non è una virtù umana?» «Anche questo è innegabile».
    «Allora, caro amico, è giocoforza che gli uomini maltrattati diventino più ingiusti».
    «Pare di sì ».

    ….

    «Non è quindi opera del giusto arrecare danno, Polemarco, né all’amico né ad altri, ma dell’uomo d’indole opposta, cioè dell’ingiusto».
    «Mi sembra che tu dica in tutto e per tutto la verità, Socrate», concordò.
    «Se dunque uno afferma che la giustizia consiste nel restituire a ciascuno il dovuto, e questo per lui significa che l’uomo giusto deve il danno ai nemici e il vantaggio agli amici, chi ha detto questo non era un saggio, poiché non ha parlato secondo verità.
    In nessuna circostanza ci è apparso giusto danneggiare qualcuno».
    «Sono d’accordo», disse.
    «Pertanto», continuai, «combattiamo uniti, io e te, contro chi sostiene che questa affermazione è stata fatta da Simonide o Biante o Pittaco o qualcun altro degli uomini sapienti e beati». «Io sono pronto a condividere con te la lotta», disse.

    Spero che ora il senso sia chiaro.

    “Quattro in tutto e non una serie di “testimonials”: su 67 solo questi 4 hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche e, credo, molto difficilmente altri lo faranno, salvo quei 4 che hanno scelto l’«incentivazione alternativa».”

    Ho citato a memoria (sbagliando): la frase usata dal giornaletto è “alcuni testimonials”, che non mi pare poi molto diversa (eviterei una discussione su qual è il numero minimo per essere una serie). Non so da quali informazioni risulti che gli altri 63 siano stati interpellati dai redattori e si siano rifiutati di rilasciare dichiarazioni. È certamente possibile che almeno in qualche caso sia avvenuto. Comunque, se hanno chiesto il prepensionamento, tanto contrari non dovevano essere. La mia interpretazione, come ho scritto, è che questi 4 siano stati interpellati, fra quanti erano favorevoli, per la loro notorietà (un assessore, tre presidi e un rettore) nel quadro di quella che ha tutta l’aria di una iniziativa pubblicitaria a sostegno del regolamento, di cui mi pare evidente un coordinamento editoriale. Se poi l’iniziativa sia partita proprio da loro non lo so, né mi parrebbe cambiare i termini della questione.
    È semmai proprio questa iniziativa pubblicitaria senza contraddittorio che mi pare criticabile, più che le loro “preziose testimonianze”.

    «Per quanto riguarda gli «amici da favorire e i nemici ai quali arrecare danno» ognuno è libero di pensarla come vuole. Però, chi fa pubblicamente affermazioni del genere ha il dovere di citare i casi in base ai quali ritiene che il sottoscritto potrebbe “aver favorito gli amici (quali?) e danneggiato i nemici (quali?)»

    Il senso delle parole di Socrate è riferibile agli avversari non meno che ai nemici. I due professori in questione mi paiono avversari politici, o sbaglio? E il senso dei commenti che abbiamo fatto non mi pare molto benevolo, non tanto sulle idee e i comportamenti (che è doveroso criticare quando si è in disaccordo), quanto sui giudizi su chi le ha espresse, come ha notato (peraltro condividendolo) Remo Tessitore.

    «Continuerò anche con le dichiarazioni di Focardi e Donati, che appartengono a settori differenti (BIO/07 e CHIM/06) e s’inseriscono in un contesto completamente diverso, anche per il ruolo svolto nel progetto sul prepensionamento.»

    Se questo sarebbe avvenuto o no non potevo supporlo da nulla, né, come dovrebbe ora essere chiaro, ne sentivo la mancanza. Si tratta ovviamente di una libera scelta del blogger.

    Mi scuso per la lunghezza. Spero di aver chiarito il senso del mio intervento.

    Sesto Empirico,
    scettico

  13. @ Antonio Carlini. Io lo auspicherei ma i pessimisti dicono che ci siano per legge regole diverse. Io che non sono maestro su questo professo ignoranza.

    @ Rabbi
    Discussioni non ci sono state perché non hai avuto argomenti per rispondermi e hai sempre menato il can per l’aia caro mio…
    Ci sono 22 storici perché sono stati seguiti criteri errati nella concorsualità passata.
    Baronie ecc. ecc… troppi maestri sono entrati, arroganti e saccenti ma poco concludenti… e non solo a Storia mi pare di poter dire…
    Adesso dobbiamo stringere l’offerta didattica… ed è il momento di pianificare le prossime (futurissime) assunzioni… agli amici storici diremo che qui non ci sarà per i prossimi 20 anni più spazio per loro perché hanno già consumato troppe risorse… quelli validi prenderanno la loro valigia e cercheranno posto altrove… se uno è maestro sarà maestro ovunque o solo a Siena? Similmente faremo con gli economisti, con i medici, con i filosofi e così via… peraltro le regole ci sono sul numero di studenti minimi per i corsi o no? Pensionare pensionare… a tutta forza…

  14. «Ci sono 22 storici perché sono stati seguiti criteri errati nella concorsualità passata.» Cal

    Ma va? E cosa dobbiamo commentare, “ohps! Sorry”? Immolare la tredicesima? Tu metti troppi puntolini di sospensione: segno di inconcludenza. Che i miei messaggi ti risultino incomprensibili rivela soltanto che sei complice della “casta”, e com’è noto, non c’è più sordo di chi non vuol sentire.

  15. «In un settore carente di docenti è elementare che non decideranno in base all’età ma alle necessità didattiche. Terranno il 68enne ed anche il 70enne.» Carlini

    Tutto sta a stabilire quali sono le “necessità didattiche”: cosa sia utile mantenere e cosa si può chiudere (nel qual caso rinvio alle precedenti considerazioni circa la mobilità e la visione “federale”, in attesa che un qualche “decreto attuativo” ci significhi cosa si debba intendere con ciò). Deploro la tendenza invalsa in questi anni, benché in certa misura forzata dagli eventi, di accorpare orgiasticamente per dar luogo a corsi di sempre più basso profilo, sicché alla fine di “necessario”, ovvero di caratterizzante, vi è rimasto ben poco e può essere variato con volgari giochetti di prestidigitazione. Mi pare altresì che molto di ciò che vox populi era stato dichiarato inutile, sia ancora lì, mentre d’ufficio si è dichiarato inutile ciò che risultava d’ostacolo a certe operazioni di potere. Vorrò vedere però quanti studenti verranno a studiare a Siena, se l’offerta didattica diverrà sempre più opaca e priva di propaggini specialistiche. A me questa pare in definitiva una visione provincialistica e priva di respiro strategico. Soltanto Cal non lo capisce e si preoccupa monomaniacalmente di sterminare i vituperati professori anziani. Da parte mia, sarei più propenso alla soluzione opposta, ovvero a trasferire altrove i docenti giovani che non volessero più assistere a questo strazio.

  16. Voglio dire che se dei 22, 2,3,8 andassero in prepensionamento – nessuno piangerebbe… o no? E che alle nuove generazioni di docenti dovremmo avere il coraggio di dire che di storici siamo già pieni… cioè occorre programmare in modo strategico… se ne abbiamo le capacità

    @ Rabbi
    «Tu metti troppi puntolini di sospensione: segno di inconcludenza.»

    Non solo maestro ma anche psicologo: a quando il nobel? Ma chi sei il Brunetta di unisi?

    «Che i miei messaggi ti risultino incomprensibili rivela soltanto che sei complice della “casta”.»

    Di nuovo giudichi senza sapere, grave ed imperdonabile comportamento in un (presunto ed autoreferenziale) maestro.

    Chi protegge la casta tra noi due? Tu che non vuoi prepensionare i 69enni o io che li manderei tutti a casa? Ma già lo so che non mi risponderai pur scrivendo 8000 parole elegantissime – tanti ne conosco di maestri (di fuffa) di tal fatta

  17. Virtutem forma decorat.
    Leonardo da Vinci

  18. …egregio Cal, in realtà non dovrei nemmeno risponderti, per non scendere al tuo livello. Dovrei raccogliere il suggerimento di Sesto a parlare delle cose, senza indulgere a personalismi, ma tu sei solo un provocatore e quindi alla fine non mi trattengo dal dirtene tre o quattro. Temo che le parole “elegantissime”, che a te non piacciono, in questo contesto siano più appropriate dei grugniti inconsulti, e se alla fine quello che scrivo ti risulta “incomprensibile”, ciò temo che dipenda da un tuo difetto di comprendonio. Ognuno può giudicare se codesta che scioccamente riporti è una parafrasi corretta del mio pensiero e se ciò che ho cercato umilmente di porre in evidenza (e che tu, in modo molto, molto sospetto, cerchi continuamente di distorcere, parafrasando in modo caricaturale e puerile, gettando fumo, portando continuamente il discorso altrove con melassosa demagogia) sia riassumibile nel fatto che non voglio “mandare via i professori sessantanovenni”. Anche codesto lessico, il tuo parlare del mondo scientifico in generale come di un branco di maiali, rivela un’ignoranza e grettitudine che non abbisogna di ulteriori commenti: tu sei per caso migliore? Direi che codesta mentalità è all’origine della crisi, morale prima ancora che finanziaria, dell’università di Siena. Passo e chiudo.

  19. Gentile Rabbi, spiace vedere che tu non sia disposto al confronto civile. Io non offendo e ugualmente dovresti fare tu. Io provoco certo ma non più di altri direi. Come previsto non rispondi alla domanda. Se leggi bene io rispetto le tue opinioni, benché non le condivida. Riassunta la tua posizione è che prepensionare = impoverirsi. Cioè difendi i 69enni. Non mi interessa la ragione – convenienza, affetto, dipendenza – ma è una posizione che devi chiaramente esprimere senza girarci intorno e gli altri si faranno un’idea. Invece affermi e neghi e butti la questione sulla forma invece che sulla sostanza. Dopodichè quando il sottoscritto ti stringe allora parti con gli insulti. Nel forum ci sono molti che la pensano come te (anche forse perché appartengono a quella categoria di età). E ti danno aiuto nello scandalizzarsi e qualcuno anche nell’offendere. Mi dispiace perché si potrebbe discutere serenamente se foste in grado di rispondere civilmente sulla sostanza delle cose. Non pretendo una situazione ideale alla Habermas (per voi colti) ma non mi piace che ci si ponga su piedistalli di presunta sapienza tanto fragili quanto immotivati. Fragili ed immotivati perché alla fine agli insulti siete arrivati e mai alla sostanza della domanda. In ogni caso da parte mia non ci sarà mai alcun rancore perché mi hanno insegnato che da ogni discussione si impara e quindi non bisogna prendersela

  20. (dal Vocabolario della Crusca)

    Grettitudine
    Definiz: Grettezza. Lat. pusillitas. Gr. σμικροπρέπεια.
    Esempio: Annibal Caro, lettere, 1. 137. “Non so, come si satisfacessero della mia grettitudine, ma io m’offersi loro con quel cattivo viso, ch’i’ ho.”

  21. @ cal «Cioè difendi i 69enni. Non mi interessa la ragione – convenienza, affetto, dipendenza – ma è una posizione che devi chiaramente esprimere senza girarci intorno e gli altri si faranno un’idea.»

    Né Rabbi né altri qui difendono i 69enni. Il punto è che non si vede perché essere 69enni debba essere di per sé considerata una colpa, per cui non c’è niente da cui difenderli. Va da sé che un 69enne nullafacente non lo si difende, al pari di un analogo quarantenne. Ma il problema è la nullafacenza, non l’età.

    «Nel forum ci sono molti che la pensano come te (anche forse perché appartengono a quella categoria di età).»

    Eh, eh, ti richiamo a quello che avevi appena saggiamente scritto: «Non mi interessa la ragione – convenienza, affetto, dipendenza»: è durata poco…

    Detto questo, ripeto che il problema per me (e mi pare anche per Rabbi, che non segue i miei consigli anche se mi fa piacere che li legga) non è “difendere i 69enni” ma difendere quelli e quello che resta se quelli vengono incentivati ad andare via senza altri criteri che non siano l’età e l’apprezzamento dei vantaggi (da te più volte giustamente ricordati) del prepensionamento.

    senza pretese di maestria,
    Sesto Empirico
    scettico

  22. Sì caro Sesto, con la piccola differenza che a regole attuali il 40enne te lo tieni e il 69enne lo puoi incentivare ad andare via; il problema della nullafacenza è atavico e poco risolvibile. Anche su questo io sarei talebano. Incompatibilità assolute con altre professioni e obblighi seri di performance altro che relazioni triennali e conferme ridicole. Ma come mi ricorda Rabbi io sono un gretto ignorante per cui non starà mai a me decidere alcunchè. Speriamo che i Maestri che comandano e comanderanno si preccuperanno di far funzionare le cose un po’ meglio di come vanno adesso.

  23. […] Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta […]

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