Il rettore di Siena felice sul trono del mejo ateneo der monno!

TronoUnisi

Rabbi Jaqov Jizchaq. A nove colonne La Nazione  di Siena riporta le già citate conclusioni delle prestigiose valutazioni “di Shanghai”, rompendo la cortina fumogena di autoincensamenti e reciproci salamelecchi con i quali giornale e autorità politiche sono soliti congratularsi vicendevolmente. Va detto che è la prima (e unica) volta che i giornali locali insinuano che il re è nudo: vecchi tempi in cui ebbri gazzettieri vaneggiano del “mejo ateneo der monno”! Intorno al tema dell’università si è creata una sorta di “spirale del
silenzio”, per cui è considerato addirittura riprovevole il solo dubitare delle granitiche certezze ripetute come un mantra “ar popolino” da lor signori. Non è per disfattismo antipatriottico, ma per la profonda ostilità verso la bêtise dei fastidiosi luoghi comuni somministrati alla pigrizia mentale dell’uomo della strada (non ancora investito dal tram), verso ogni sorta di superficiale e vanesio “ottimismo”, di conformismo, di demagogia da impostori e di piaggeria, che ritengo apprezzabile questo articolo de “La Nazione”, invero di tono assai più sobrio e realistico di altri
improntati ad un frivolo “ottimismo”. Esorto i lettori a meditare sul “memento mori” lassù in altro a destra (il grafico delle uscite di ruolo), incrementando la cospicua lista dei commiati col numero, non indifferente, purtroppo, di decessi occorsi negli ultimi due anni, e
riconsiderare, uno per uno, tutti i punti critici che sono stati evidenziati anche in questo blog, onde “resettare” il dibattito pubblico, finalmente ponendolo su basi meno fantasiose, auspicando in tal modo che al pessimismo dell’intelligenza faccia seguito un maggiore “ottimismo” (cioè determinazione) della volontà.

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Qualcuno si ricorda che a Siena c’è ancora l’università, quella vera e non quella da operetta del rettore

Le sorelle Bandiera

Le sorelle Bandiera

Siena è il paradosso del “Niente si conserva tutto si distrugge”… e nessuno paga

Bastardo senza gloria (21 agosto 2014). Noi, a differenza di qualche giornale locale a bassa tiratura e di qualche soldatino aggrovigliato, non ci esaltiamo di fronte alle inutili classifiche delle Università italiane, e neanche vogliamo mettere il dito nella piaga, se in qualche altra classifica, considerata la più prestigiosa, Siena non compare nemmeno dal binocolo. Noi siamo per la sostanza delle cose e la sostanza parla chiaro, molto chiaro. All’Università di Siena è stato compiuto un disastro di vaste proporzioni, che ancora incide nell’andamento dell’Ateneo, rendendo complessa e difficile la gestione della didattica, influenzando negativamente la possibilità di scelta degli studenti, senza parlare dell’annosa querelle che vede coinvolti i dipendenti dell’Università senese. A monte di tutto questo vi risulta che qualcuno abbia pagato? Vi risulta che siano stati individuati i responsabili? Tutto tace miseramente. Come ormai è tradizione in questa città, tutta immagine e niente sostanza. L’importante è darsi quell’alone di grande centro del progresso civile e culturale, che nella sostanza appunto, cozza pesantemente con quello che è stato compiuto proprio ai danni della civiltà e della cultura stessa. Il sindaco di Siena e i suoi prodi amministratori, a parte qualche gridolino di godimento al manifestarsi di qualche inutile classifica che vedeva Siena nei primi posti, niente hanno fatto per chiarire e spingere verso un rinnovamento questa nostra prestigiosa e vituperata istituzione. Sui conti ancora ha da venire quella chiarezza necessaria. Ma soprattutto ha da venire quella sicurezza più di una volta ostentata dal Riccaboni. Tutto tace. Addirittura in questa strana città assistiamo a delle cose a noi incomprensibili. Assistiamo al fatto che un ex componente del cda dell’Ateneo senese, rappresentante di quel comune che dovrebbe tutelare l’interesse della collettività, dopo aver assecondato tutte le votazioni, comprese quelle ritenute poi illegittime dal giudice Cammarosano a danno dei dipendenti tecnico amministrativi, sia nominato successivamente nella deputazione della Fondazione Mps e oltretutto sia il cardine sul quale si sono basate le forze politiche per eleggere il nuovo presidente. Stiamo parlando ancora di Vareno Cucini. Quando in questa città assisteremo ad un cambiamento vero? Quando riusciremo ad esprimere qualcuno che prenda netta distanza dalle solite stanze del groviglio armonioso? Nel frattempo consoliamoci con quella che sta diventando una barzelletta cittadina. L’assessore alla cultura, c’è ma non si vede. Vorrebbe dimettersi, ma sempre per conservare quell’alone di falsa efficienza, ma niente sostanza, rimane. Giustamente nella candidata a capitale europea della cultura potevamo aspettarci di meglio che questa situazione? Probabilmente.

Università di Siena: di primati ridicoli, di silenzi sui problemi veri e di demagogia si può anche morire!

Unisisempreprima

Altan-veritaRabbi Jaqov Jizchaq. Sul tema dell’Università di Siena il silenzio e il conformismo della stampa e di buona parte dell’intellighenzia locale sono stati a tratti scandalosi (vedi i ripetuti peana ad ogni giudizio del CENSIS, interpretati come sedativo per l’opinione pubblica, tacciando di disfattismo antipatriottico chiunque implorasse che si guardasse più da vicino alla realtà delle cose). Mi pare viceversa che questo blog sia stato l’unico luogo di confronto pubblico ove sia stato possibile attingere al carburante indispensabile per un dibattito realistico, ossia i dati, che altri vorrebbero surrogare con la demagogia, propalando carrettate di melensi luoghi comuni.

Altan-troppostronziI dati numerici possono essere male interpretati, certo, e l’informazione può essere incompleta, ma come si suole dire “la fredda oggettività dei numeri” non può essere piegata a esigenze retoriche oltre una certa misura. C’è da rammaricarsi del fatto che nessun giornale locale abbia condotto una seria indagine, corredata da numeri. In una fase come quella che stiamo vivendo, su certe cose dovrebbe, infatti, esservi un dibattito aperto non ristretto agli antri di chiuse conventicole. A me pare, però, che in generale una sorta di erudizione senza critica, una “prudenza” che evita ogni presa di posizione personale, senza prendersi il rischio di un’affermazione men che ovvia, sia, per ragioni ampiamente indagate, tipica della nostra intellighenzia italica, adusa a “suonare il piffero” (Vittorini) per questa o quell’ideologia.

Altan-ballaFa altresì specie che, pur disponendo di uno strumento così bello e rapido come il blog, non vi sia un numero maggiore di cittadini che (con pseudonimo o no) intervengano per esprimere il loro punto di vista, con buona disposizione d’animo a discutere, difendere ed eventualmente, ritrattare, rivedere le proprie convinzioni di fronte ad un argomento più convincente. Questo sarebbe il senso autentico della “dialettica” (διαλεκτικὴ, arte di dialogare, ricerca consensuale della verità, contrapposta alla retorica, ovvero all’arte di prevalere nella disputa verbale).