Un fondo immobiliare per speculare sull’Università di Siena?

Arnold Böcklin, "The Isle of the Dead", 1883

Ancora una volta, il silenzio assordante sulle vicende dell’Università di Siena è rotto da un articolo del Mondo, di seguito integralmente riportato, che, segnalando un altro caso di nepotismo e una situazione conflittuale nella Facoltà d’Economia, conferma quel che rivelai nel giugno scorso: l’esistenza di un progetto rischioso e illegittimo per la gestione di alcuni immobili dell’Ateneo. Per tamponare le croniche crisi di liquidità, poteva, Riccaboni, vendere qualche immobile, come ha fatto il suo predecessore? No! Troppo facile! Un economista di grande stazza, come lui, non può certo apparire come un agente immobiliare! Ecco, allora, l’idea di «un’operazione straordinaria» che prevede la costituzione di una “Fondazione” per la gestione degli immobili da alienare. L’assoluta segretezza che circonda il progetto, il tentativo (fallito) di farlo approvare surrettiziamente, nascosto all’interno di una delibera sulla ricognizione degli spazi, gli screzi tra i docenti ideatori, i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi, la comparsa, per ultima nel panorama delle trovate brillanti, di una Società di Gestione del Risparmio (sgr), le tante domande sull’intera vicenda che, ancora, attendono risposta, tutto ciò legittima il sospetto di una speculazione ai danni dell’Ateneo. Come non ricordare la cartolarizzazione, nel 2007, degli enti pubblici previdenziali che portò pochissimo denaro nelle casse dello Stato e rese molto di più a banche e intermediari finanziari? Pertanto ritengo necessario riformulare alcune legittime domande che, mi auguro, questa volta, non restino senza risposta. Perché, Riccaboni, ha deciso di ricorrere alla costituzione di un Fondo immobiliare? Lo sa che, nel rispetto delle regole del patto di stabilità, le risorse così acquisite non potranno essere utilizzate per la spesa corrente? L’Ateneo sottoscriverà quote da collocare presso investitori, a fronte del trasferimento degli immobili? Gli intermediari specializzati che utilizzerà l’università, saranno esterni oppure docenti dell’ateneo senese? Tra questi, ci sarà anche il Prof. Lorenzo Frediani?

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (12 ottobre 2011). L’università e il fondo immobiliare. E le domande del professor Grasso.

Continua a leggere

Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana bacchetta il Rettore di Siena per la sua incapacità a governare il processo di riallineamento fra costi e ricavi

Da “La Nazione Siena” del 20 settembre 2011.

L’argenteria da sola non basta: occorre tagliare i costi impropri

Alberto Monaci (Presidente Consiglio Regionale della Toscana). Ho letto con attenzione l’intervista rilasciata dal Magnifico Rettore. Da senese ho a cuore le sorti dell’Ateneo (per la sua grandezza nella storia, il suo prestigio scientifico e culturale, ma anche per la sua natura di motore del complessivo sviluppo del territorio); da uomo nelle istituzioni regionali, che ha sostenuto e votato l’intervento finanziario su “Le Scotte”, il dovere di una vigilanza attenta affinché quell’intervento straordinario sia ben capitalizzato, anche perché non può ripetersi. Chiara l’esposizione della situazione fatta dal professor Angelo Riccaboni. Una chiarezza che non nasconde il permanere di una situazione di difficoltà della gestione di competenza, ancora in segno meno e, così traspare dall’intervista, con certezza ‘zero’ sul breve periodo. Non un bel biglietto da visita per una campagna immatricolazioni che vorremmo tutti consistente, sia per ragioni finanziarie che per ragioni storiche: Siena ‘polo attrattivo’. Se alla magistratura (ordinaria e contabile) il compito di accertare responsabilità penali ed erariali sul famigerato ‘buco’, agli odierni amministratori dell’Ateneo quello di governare un processo di riallineamento fra costi e ricavi che non riesce a emergere. Le partite straordinarie, il Rettore lo sa bene, possono dare un aiuto. Ma il ‘buon padre di famiglia’ non gestisce le spese di casa confidando nella sola argenteria! Aumenta gli introiti, valorizzando merito e qualità dell’offerta didattica e della ricerca, riducendo i costi impropri, anche se lascito di passati – distratti – padroni di casa. C’è un’intera comunità che guarda preoccupata, memore degli annunci e degli impegni presi. Chi li sta onorando?

Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati

Carta carbone verbali esami scopini teschio

Come non pensare agli sperperi e alle ruberie nell’Università di Siena, tutte le volte che si registrano gli esami degli studenti? Nel caso della mia materia, dopo aver scelto il verbale giusto, in una pila alta mezzo metro, arriva la parte più difficile: cercare un foglio di carta copiativa. Proprio così! Perché nel 2011, non solo si continua con la registrazione su carta degli esami, ma se ne deve conservare una copia, ottenuta appunto con la carta carbone. Il verbale originale, invece, è inviato alla segreteria degli studenti per l’inserimento dei dati nel curriculum studentesco e, infine, rilegato e archiviato. E che dire dei registri delle lezioni, sempre cartacei, uno diverso per materia e per ciascun corso di laurea, dove il docente dovrebbe scrivere ora, giorno e argomento svolto? E i verbalini (fortunatamente alcuni costituiti di carta autocopiante) per i moduli che formano gli attuali corsi integrati? Tonnellate di carta, impegno di personale, perdita di tempo per tutti, costi inutili per un servizio che, nell’era d’internet, non costerebbe nulla. Nel 1998 in CdA proposi, inascoltato, al “grande timoniere” Piero Tosi d’inserire nei computer delle aule un programmino che registrasse il giorno, l’ora, gli argomenti della lezione svolta e il nome del docente. Non solo avremmo risparmiato, ma si sarebbe evitata l’indecorosa pratica (più diffusa di quanto si pensi) della sostituzione dei docenti a lezione. Al contrario, non si è investito nell’informatizzazione ma si è sperperato negli scopini da cesso e nel “Progetto merchandising” di cui si torna a parlare in questi giorni. Scrivevo nell’agosto 2009: «Ma quanto è costato in dieci anni questo baraccone? Quali aziende e designer sono stati coinvolti? È lecito distrarre fondi dalla didattica e dalla ricerca per costituire un’attività commerciale che sicuramente penalizzerà l’ateneo per i fondi qualità del Miur?» E ironizzando sullo slogan dell’ultima linea d’abbigliamento (“ti fa sentire parte di una comunità viva e innovativa”), aggiungevo: «Una comunità che assiste, silenziosa e indifferente, alla distruzione dell’istituzione di cui fa parte, certamente non è viva ma in decomposizione e non sarà la maglietta con il logo dell’ateneo a risvegliarla. La linea di moda rifletterà, forse, l’eccellenza nella distrazione di fondi, nelle truffe e nel taroccamento dei bilanci?».

Articolo pubblicato anche da:
– Il Cittadino Online (15 settembre 2011). Università: nell’era di internet si cerca la carta carbone.
Smallcountry (15 settembre 2011). Università: nell’era di internet si cerca la carta carbone.

– Con il link a questo post, “Il Santo Notizie di Siena” ha scritto: «Nel 2011 all’Università di Siena si usa ancora la carta carbone!!!! Per i giovani di oggi che mi leggono ecco che cosa è la carta carbone (clicca per leggere), se invece la volete toccare dovete per forza andare all’Università di Siena, chiedete del Professor Giovanni Grasso, lui è in possesso di qualche foglio di preziosa carta carbone del secolo scorso…»

Con lo scopino in pugno una manifestazione da “Indignados” per il dissesto dell’Università di Siena

È la proposta di Raffaele Ascheri apparsa oggi nel suo blog, Eretico di Siena. Di seguito il suo articolo integrale.

La rivolta degli scopini (ed un suggerimento ereticale)!

Raffaele Ascheri. Il Tiresia dell’Università di Siena (il professor Giovanni Grasso, per chi, colpevolmente, non lo sapesse) l’ha fatta, ancora una volta, davvero grossa, tirando fuori la magagna degli scopini da cesso iperpagati (60 euro, più Iva) dall’Università. Uno dei tanti esempi di spreco per lo spreco. Non è uno scoop dell’eretico, quindi; il tema, anzi, è già stato ampiamente trattato dai blog non allineati (Il senso della misura di Grasso, appunto, Fratello illuminato, il Santo, più il Cittadino on line: il fatto che non sia arrivato sulla stampa “ufficiale”, non sorprende certo più di tanto…). Come si fa, però, a non scrivere qualcosina su questo tema? Il tema della “merda”, tra l’altro, è tornato ampiamente di moda, in questo incipit settembrino, con tanto di sdoganamento della parola: e ancora una volta, grazie al faro antropologico della Casta di Siena, l’ottimo Berlusconi Silvio. «Il giorno che la merda avrà un valore, i poveri nasceranno senza culo» (by Gabriel Garcìa Marquez, riportata da Stefano Bartezzaghi su Repubblica di ieri l’altro). Nell’Università senese, dunque, tutto doveva essere pulito al meglio, con il meglio che il mercato (dello scopino) potesse offrire: si è parlato di manie di grandezza dei Magnifici senesi, poteva forse fare un’eccezione lo scopino?

Visto che di scopino stiamo discutendo, perché non utilizzare i pregiatissimi scopini per fare anche altro? Un esproprio proletario in piena regola (molti docenti di oggi, ne erano teorizzatori, anni fa), da parte dei dipendenti a rischio stipendio, ci starebbe proprio bene, no? Ma non per portarseli banalmente a casa loro, bensì per utilizzarli in una bella manifestazione da Indignados caserecci: non sarebbe un’eccellente, ed originalissima, variante, rispetto per esempio alle pentole usate a Parma per protestare contro la corruzione emersa nella politica locale? Se il Comune di Siena decidesse di non costituirsi parte civile, una bella manifestazione con tanti scopini di valore davanti all’ufficio del Sindaco, non ci starebbe benone? Per non parlare di ciò che si potrebbe fare – opportunamente scopinodotati – nei confronti dei responsabili del megadissesto dell’Ateneo…

P.S. Stasera, l’eretico raccomanda, in modo caldissimo, la visione del film Fortapàsc, di Marco Risi (Raiuno, ore 21,20); storia di un coraggioso giornalista (ucciso il 23 settembre 1985, a 26 anni!), che lavorava al Mattino di Napoli. Un giovane giornalista (precario), che non aveva paura di denunciare il marcio che vedeva intorno a sé. C’è una frase, nel film, che potrebbe essere ripetuta pari pari per la realtà dell’informazione senese. Chi vedrà (o rivedrà) il film, non tarderà a capire quale sia…

Sulle misure da adottare per il risanamento dell’università di Siena uno scopino da cesso mette tutti d’accordo

Uno scopino da cesso mette d’accordo tutti nel dibattito riguardante le misure da adottare per il risanamento dell’Università di Siena! Tra i favorevoli e i contrari allo “shock generazionale”, che prevede il prepensionamento volontario dei docenti di età superiore a 65 anni, si è sviluppato un dibattito utilissimo ma duro, aspro, polemico, con risvolti, a volte, anche offensivi. Allora perché parlare di scopini da cesso? Perché l’ateneo senese li comprò per il San Niccolò, sede delle Facoltà di Lettere e Ingegneria, alla modica cifra di 60 euro più Iva ciascuno! E non si parla di un’università con i bilanci in regola, ma di quella senese, «che ha il più mastodontico deficit mai accumulato da un ateneo italiano», come scriveva Antonio Rossitto, su Panorama il 31 ottobre 2008, nel suo articolo «L’università laureata in sprechi», di cui si raccomanda la lettura o rilettura. Dichiaravo in quell’occasione: «Qui lo sperpero è diventato filosofia. A Siena c’è stato un uso disinvolto delle istituzioni che ormai ci ha portato alla conclamata bancarotta. E docenti, organi d’informazione e politica locale hanno sempre mostrato la più completa indifferenza. Intanto, gli organici si sono gonfiati a dismisura e nessuno ha badato a spese».

Una quarantina di dipendenti, convocati dalla Cgil, condannarono gli articoli perché, a loro dire, farebbero «un processo sommario, danneggiando l’autorevolezza e l’immagine dell’Ateneo» e minacciarono «un’azione legale per diffamazione nei confronti di Panorama, Tg5 e verso il professor Giovanni Grasso, in merito alle sue dichiarazioni e all’uso improprio dell’informazione presente nel suo blog». Peccato che la querela non sia mai arrivata! Risulta, ormai, evidente che le aule di Tribunale sono rimaste l’unica sede per evidenziare la miseria anche morale di certi personaggi autorevoli; la loro pidocchieria, la dilapidazione del pubblico denaro ammantata di spese per la ricerca e/o spese di rappresentanza; i furti sistematici; le feste e i festini; la creazione dal nulla di posti di ricercatori per figli e amici, con la scusa del finanziamento esterno, mai versato nelle casse dell’ateneo. Purtroppo, il giornalista, che pure aveva raccolto ampia documentazione fotografica proprio sugli sperperi al San Niccolò, non ne fece menzione nel suo lungo articolo. Se ne parla oggi, sia pure limitatamente agli scopini dei cessi, e il giudizio di condanna è unanime. Gli articoli di quel periodo risultano, oggi, oltremodo istruttivi ed esilaranti, specialmente quando si afferma che l’ateneo non è «una palude di sprechi», o quando si cerca di negare la realtà facendo passare, quanto denunciato, come «caricature dei media», o quando si dichiara: «non siamo la banda del buco». E sono proprio quei docenti che usano gli scopini da design a esporsi con queste brillanti dichiarazioni.

Articolo pubblicato anche da:
– Il Santo Notizie di Siena (4 settembre 2011). Gli scopini del cesso… E la costituzione di parte civile.
Il Cittadino Online (4 settembre 2011). Giovanni Grasso e lo scopino. L’Università degli sprechi si vede alla toilette.
Smallcountry (4 settembre 2011). Giovanni Grasso e lo scopino.

Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!

Pubblichiamo l’ultimo commento di Outis e, di seguito, il Monologo di un Procuratore della Repubblica, del 18 giugno 2011.

Outis. È noto l’apologo dei fichi di Catone, com’è noto che terminasse ogni suo intervento in Senato, qualunque fosse l’argomento, con la frase: “Carthago delenda est”. A rammemorare e rafforzare l’attenzione dovuta nei confronti della bradipica magistratura senese, propongo a tutti coloro che postano un intervento su questo blog, qualunque sia l’argomento, di terminare con la frase: “Cari magistrati, siamo stufi dei vostri traccheggi!“.

Monologo di un Procuratore della Repubblica

Outis. Che montagna di pratiche! Guardiamo stamani cosa emerge dal mucchio: “Malversazioni e porcherie varie all’Università di Siena“, bisogna provvedere con urgenza; ma qui che c’è? Orrore! “Tentativo di furto del ciuco all’Orto de’ Pecci“, un tentativo di abigeato a Siena! e per di più aggravato dall’ora notturna; dietro, ne sono quasi certo, c’è un traffico internazionale di ciuchi, li verniciano metallizzati e li spacciano per colibrì nei paesi arabi, mi pare di averlo sentito dire. L’Università può attendere, maiora premunt!

Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta

Leggendo le dichiarazioni dei Professori Tommaso Detti e Marcello Flores D’Arcais sulla loro decisione di andare in pensione anzitempo, il pensiero corre all’intervista di Enrico Berlinguer sulla “questione morale”, ricordata nei giorni scorsi da Eugenio Scalfari a trent’anni dalla pubblicazione. Vi è un passo di quell’intervista che è bene ricordare: «I partiti hanno occupato lo Stato, gli istituti culturali, gli ospedali, le università (…) una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi.» Ebbene, esiste un nesso tra il prepensionamento volontario dei due docenti di Storia contemporanea e l’intervista di Enrico Berlinguer? Ovviamente, no! Così com’è da escludere che costoro, trattandosi di due illustri storici, possano rientrare tra i cattedratici imposti dai partiti. Però, la notizia del pensionamento dei due docenti mette in luce un dato preoccupante. Nell’Università di Siena esiste una legione di Storici contemporaneisti: ben 22 (11 ordinari, 7 associati, 4 ricercatori). È proprio questo numero che ci riporta all’intervista di Berlinguer. Infatti, il confronto con altri Atenei, anche di dimensioni maggiori di quello senese, evidenzia in modo inequivocabile l’esubero di storici a Siena. A Pavia ce ne sono 6, a Palermo e Parma 4, a Verona 3. A Siena, prima in tutto, ne servivano 24: sì, il numero più alto di storici, raggiunto nel 2005, sotto la guida del grande timoniere Piero Tosi! È indubitabile che questa disciplina (ma non è la sola) presentasse le caratteristiche giuste, specialmente in una realtà politico-culturale peculiare come quella senese, perché l’ingerenza dei Partiti si manifestasse con prepotenza nell’arruolamento di docenti non necessari, a danno di settori disciplinari essenziali, che oggi rischiano di scomparire. Sicché, il pensionamento dei due docenti non comporterà alcun disservizio. Anzi! Ci si chiede come facciano, tutti questi storici, a raggiungere, ciascuno, il tetto delle 120 ore di lezioni l’anno, imposto dal Senato Accademico.

Ma veniamo alle dichiarazioni dei due docenti, che hanno ottenuto un contratto, per 60 ore all’anno di attività didattiche, che frutterà ad ognuno in 5 anni circa 150.000 euro lordi, più l’importo del differenziale tra l’ultimo stipendio percepito e la pensione. Dichiara il Prof. Detti: «Oltre a dare una mano alla mia Università, poi, andando via in anticipo contribuirò ad accelerare un ricambio generazionale, anche se per questo purtroppo occorrerà tempo.» E il Prof. Flores D’Arcais aggiunge: «Nessun ateneo italiano ha davvero formulato un progetto/proposta serio, capace di incoraggiare la scelta dei docenti nel modo in cui ha fatto l’Università di Siena.» Leggendo le loro dichiarazioni integrali (a pag. 4), si vede che manca il senso della misura e, aggiungerei, del pudore! Uno dei due lo farebbe per «dare una mano all’Università e accelerare il ricambio generazionale». E l’altro si meraviglia che nessun ateneo regali, come accade a Siena, tutti questi soldi a chi anticipa il pensionamento. Che fosse solo una questione di soldi, lo avevano capito subito gli estensori del collegato regolamento che proclamavano sicuri: «daremo incentivi che i docenti non potranno rifiutare!» Come si vede, è del tutto ininfluente che l’ateneo senese non sia in grado di concedere tali incentivi che per giunta provocano un danno erariale. È come togliere le capsule d’oro dalla bocca di un morto prima della sepoltura. Tutti, impassibili, assistiamo all’orgiastico saccheggio di un cadavere insepolto, l’università senese, con i più furbi che camuffano come interesse generale la loro azione di sciacallaggio. È chiaro che chi volesse realmente “dare una mano” all’ateneo dovrebbe prima di tutto rinunciare agli incentivi.

Riccaboni non ha ancora capito che è alla guida di una Università e non di un condominio

Non serve a nulla la censura locale sulle malefatte del rettore Riccaboni, in quanto le vicende dell’Università di Siena, che non trovano udienza sulla stampa cittadina, finiscono su quella nazionale. È il caso della sospensione delle rate dei mutui (scadevano il 30 giugno c.a.), decisa dal magnifico senza il parere obbligatorio del Collegio dei revisori dei conti e senza l’approvazione del Consiglio d’Amministrazione. Ma c’è di più. Riccaboni pretendeva che il CdA ratificasse questa sua decisione approvando il relativo decreto rettorale nella seduta del 18 luglio. Il Consiglio ha bocciato il tentativo, consapevole che gli interessi di mora avrebbero comportato un danno erariale. Il Magnifico, però, non si è perso d’animo e nella riunione del 27 luglio c.a. ha cercato di coinvolgere il CdA, chiedendo ai consiglieri di approvare la richiesta di ritiro del Decreto rettorale. Pronta la risposta di alcuni consiglieri: «Il Decreto lo hai emesso tu, caro Rettore, e te lo ritiri tu!». Non è una questione di principio ma di sostanza, per l’individuazione del responsabile del danno erariale. A quel punto Riccaboni ha cercato di coinvolgere il CdA per scaricare sull’Ateneo il danno erariale da lui provocato. Che dire? Demagogia? Dilettantismo? Insipienza? Oppure i consiglieri di amministrazione sono considerati dei creduloni?

Siena, sulle rate dei mutui revisori contro rettore (Il Mondo 5 agosto 2011)

Fabio Sottocornola. All’università di Siena non è più tempo di lettere garbate, in punta di penna e puro stile accademico. La situazione è seria nell’ateneo gravato da un buco di oltre 200 milioni e con un piano di risanamento che non dà i frutti sperati. Anche le parole diventano macigni. Basta leggere quanto ha scritto a metà luglio il collegio dei revisori dei conti al rettore Angelo Riccaboni e al direttore amministrativo Ines Fabbro. I tre professionisti che controllano i bilanci lamentano di ricevere «documentazione incompleta in tempi molto stretti»: ciò rende difficile valutare «adeguatamente questioni complesse». Il riferimento è all’ultima mossa escogitata dal magnifico: sospendere il pagamento al Monte dei Paschi della rata semestrale (valore 3,5 milioni) di mutui. Obiettivo: fare fronte al bisogno di liquidità della seconda parte dell’anno. La tensione finanziaria è così alta che Riccaboni ha già chiesto al governo un anticipo di 35 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario. Attenzione, non sul Ffo 2011 di cui ancora non sono noti gli importi, bensì addirittura sul provvisorio 2012. Intanto sono aperte le trattative con la banca guidata da Giuseppe Mussari per un «rescheduling dei mutui in essere». Il rettore auspica che l’istituto di piazza Salimbeni «valuti la possibilità di non applicare gli interessi moratori previsti». Secondo voci di ateneo la sua idea è un congelamento delle rate per l’intera durata del mandato rettorale. Però il numero uno finora ha ricevuto solo porte in faccia. Il 18 luglio il CdA non ha approvato la manovra. E i revisori bacchettano duro: lamentano di non avere «alcuna relazione tecnica su modalità e termini di ristrutturazione dei debiti» e paventano rischi di danno erariale. Poi mettono il veleno sulla coda: chiedono una «più rigorosa applicazione del principio di corretta amministrazione e rispetto delle regole del procedimento amministrativo».

Articolo pubblicato anche da:
– Il Cittadino Online (29 luglio 2011). Il rettore sospende le rate del mutuo. E gli interessi chi li paga? La mora comporterebbe un grave danno erariale.

Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?

Dell’attuale rettore dell’Università degli Studi di Siena, ho più volte evidenziato la gestione autocratica, la totale assenza di trasparenza, lo sperpero di denaro, l’incapacità a gestire l’ordinaria amministrazione, l’inefficacia a risolvere le emergenze e la sistematica esautorazione del Consiglio d’Amministrazione dalle sue prerogative. A questo proposito, cito solo due episodi, entrambi gravati di danno erariale: sia la retribuzione del Direttore amministrativo, superiore di circa 30mila € l’anno a quella prevista per il nostro ateneo, che la sospensione del pagamento della rata semestrale dei mutui non sono mai state approvate dal CdA. Ma non finisce qui! Infatti, alle 9,30 d’oggi, in una seduta straordinaria del CdA, si cercherà di far passare surrettiziamente la decisione di costituire un Fondo immobiliare con la Cassa Depositi e Prestiti, nascondendo l’operazione all’interno di un progetto per la ricognizione degli spazi e relativo piano dei trasferimenti e delle dismissioni. La procedura è scorretta sul piano formale e sostanziale. Infatti, approvando la dismissione di alcuni edifici in affitto, si approverà implicitamente la costituzione del Fondo immobiliare. Avevo già rivelato, l’8 giugno c.a., il progetto, accuratamente tenuto segreto dai suoi ideatori, e avevo ricordato al rettore ed ai suoi delegati il dovere di spiegare i contenuti dell’operazione e di chiarire i loro rapporti con un promotore finanziario indagato dalla Procura di Fondi. Nessuna risposta da parte del rettore, che, evidentemente, ritiene d’essere a capo di un’università privata e non pubblica. Riformulo le domande sull’intera vicenda. Perché ha deciso di ricorrere alla costituzione di un Fondo immobiliare? Lo sa che, nel rispetto delle regole del patto di stabilità, le risorse  così acquisite non potranno essere utilizzate per la spesa corrente? L’università sottoscriverà quote da collocare presso investitori, a fronte del trasferimento degli immobili? A tal fine, l’università si servirà di intermediari specializzati esterni oppure di docenti dell’ateneo senese? Chi è il delegato del rettore che sta seguendo la pratica? Tutte domande legittime che attendono risposta.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (27 luglio 2011) con lo stesso titolo e il seguente sottotitolo: Il cda deciderà di costituire un Fondo Immobiliare con la Cassa Depositi e Prestiti.

Le situazioni d’illegalità presso l’ateneo senese richiedono l’immediato intervento delle competenti autorità

Venerdì 22 luglio 2011, il rettore dell’Università di Siena scrive: «nella seduta di questo pomeriggio il Senato Accademico ha approvato il nuovo Statuto del nostro Ateneo, che sarà inviato al Ministero per il prescritto controllo di legittimità e di merito. La sua adozione rappresenta un momento fondamentale nella fase di rilancio del nostro Ateneo». Uno scarno comunicato per una vicenda che culmina in una delle pagine più brutte della storia di un ateneo dal glorioso passato, che vede gli organi di governo, rinunciatari nell’esercizio delle loro prerogative, brillare per mancanza di senso delle Istituzioni, dilettantismo, insipienza, incapacità a gestire l’emergenza e il necessario rinnovamento. In tali condizioni d’ingovernabilità, ovviamente, non potevano mancare pressioni e supplenze decisionali esterne che rendono non più tollerabile la situazione esistente presso l’Università di Siena. Le ingerenze esterne tese a condizionare la composizione del Consiglio d’Amministrazione prevista dal nuovo Statuto, il mancato pagamento della rata semestrale dei mutui ed il conseguente danno erariale, la prevista svendita del patrimonio immobiliare, l’inesistenza del necessario e obbligatorio piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione, il ridimensionamento della Facoltà medica e la sua “ospedalizzazione”, l’immotivata riorganizzazione  degli uffici amministrativi con attribuzione di responsabilità a soggetti privi delle necessarie competenze, gli evidenti conflitti d’interesse e di competenze, hanno generato situazioni d’illegalità che richiedono l’immediato intervento delle competenti autorità ed impongono subito regole certe, il loro rispetto, controllo rigoroso dell’uso delle risorse ed organi di governo completamente legittimati e nel pieno esercizio delle loro funzioni.

Continua a leggere