Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!

Pubblichiamo l’ultimo commento di Outis e, di seguito, il Monologo di un Procuratore della Repubblica, del 18 giugno 2011.

Outis. È noto l’apologo dei fichi di Catone, com’è noto che terminasse ogni suo intervento in Senato, qualunque fosse l’argomento, con la frase: “Carthago delenda est”. A rammemorare e rafforzare l’attenzione dovuta nei confronti della bradipica magistratura senese, propongo a tutti coloro che postano un intervento su questo blog, qualunque sia l’argomento, di terminare con la frase: “Cari magistrati, siamo stufi dei vostri traccheggi!“.

Monologo di un Procuratore della Repubblica

Outis. Che montagna di pratiche! Guardiamo stamani cosa emerge dal mucchio: “Malversazioni e porcherie varie all’Università di Siena“, bisogna provvedere con urgenza; ma qui che c’è? Orrore! “Tentativo di furto del ciuco all’Orto de’ Pecci“, un tentativo di abigeato a Siena! e per di più aggravato dall’ora notturna; dietro, ne sono quasi certo, c’è un traffico internazionale di ciuchi, li verniciano metallizzati e li spacciano per colibrì nei paesi arabi, mi pare di averlo sentito dire. L’Università può attendere, maiora premunt!

Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta

Leggendo le dichiarazioni dei Professori Tommaso Detti e Marcello Flores D’Arcais sulla loro decisione di andare in pensione anzitempo, il pensiero corre all’intervista di Enrico Berlinguer sulla “questione morale”, ricordata nei giorni scorsi da Eugenio Scalfari a trent’anni dalla pubblicazione. Vi è un passo di quell’intervista che è bene ricordare: «I partiti hanno occupato lo Stato, gli istituti culturali, gli ospedali, le università (…) una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi.» Ebbene, esiste un nesso tra il prepensionamento volontario dei due docenti di Storia contemporanea e l’intervista di Enrico Berlinguer? Ovviamente, no! Così com’è da escludere che costoro, trattandosi di due illustri storici, possano rientrare tra i cattedratici imposti dai partiti. Però, la notizia del pensionamento dei due docenti mette in luce un dato preoccupante. Nell’Università di Siena esiste una legione di Storici contemporaneisti: ben 22 (11 ordinari, 7 associati, 4 ricercatori). È proprio questo numero che ci riporta all’intervista di Berlinguer. Infatti, il confronto con altri Atenei, anche di dimensioni maggiori di quello senese, evidenzia in modo inequivocabile l’esubero di storici a Siena. A Pavia ce ne sono 6, a Palermo e Parma 4, a Verona 3. A Siena, prima in tutto, ne servivano 24: sì, il numero più alto di storici, raggiunto nel 2005, sotto la guida del grande timoniere Piero Tosi! È indubitabile che questa disciplina (ma non è la sola) presentasse le caratteristiche giuste, specialmente in una realtà politico-culturale peculiare come quella senese, perché l’ingerenza dei Partiti si manifestasse con prepotenza nell’arruolamento di docenti non necessari, a danno di settori disciplinari essenziali, che oggi rischiano di scomparire. Sicché, il pensionamento dei due docenti non comporterà alcun disservizio. Anzi! Ci si chiede come facciano, tutti questi storici, a raggiungere, ciascuno, il tetto delle 120 ore di lezioni l’anno, imposto dal Senato Accademico.

Ma veniamo alle dichiarazioni dei due docenti, che hanno ottenuto un contratto, per 60 ore all’anno di attività didattiche, che frutterà ad ognuno in 5 anni circa 150.000 euro lordi, più l’importo del differenziale tra l’ultimo stipendio percepito e la pensione. Dichiara il Prof. Detti: «Oltre a dare una mano alla mia Università, poi, andando via in anticipo contribuirò ad accelerare un ricambio generazionale, anche se per questo purtroppo occorrerà tempo.» E il Prof. Flores D’Arcais aggiunge: «Nessun ateneo italiano ha davvero formulato un progetto/proposta serio, capace di incoraggiare la scelta dei docenti nel modo in cui ha fatto l’Università di Siena.» Leggendo le loro dichiarazioni integrali (a pag. 4), si vede che manca il senso della misura e, aggiungerei, del pudore! Uno dei due lo farebbe per «dare una mano all’Università e accelerare il ricambio generazionale». E l’altro si meraviglia che nessun ateneo regali, come accade a Siena, tutti questi soldi a chi anticipa il pensionamento. Che fosse solo una questione di soldi, lo avevano capito subito gli estensori del collegato regolamento che proclamavano sicuri: «daremo incentivi che i docenti non potranno rifiutare!» Come si vede, è del tutto ininfluente che l’ateneo senese non sia in grado di concedere tali incentivi che per giunta provocano un danno erariale. È come togliere le capsule d’oro dalla bocca di un morto prima della sepoltura. Tutti, impassibili, assistiamo all’orgiastico saccheggio di un cadavere insepolto, l’università senese, con i più furbi che camuffano come interesse generale la loro azione di sciacallaggio. È chiaro che chi volesse realmente “dare una mano” all’ateneo dovrebbe prima di tutto rinunciare agli incentivi.

Riccaboni non ha ancora capito che è alla guida di una Università e non di un condominio

Non serve a nulla la censura locale sulle malefatte del rettore Riccaboni, in quanto le vicende dell’Università di Siena, che non trovano udienza sulla stampa cittadina, finiscono su quella nazionale. È il caso della sospensione delle rate dei mutui (scadevano il 30 giugno c.a.), decisa dal magnifico senza il parere obbligatorio del Collegio dei revisori dei conti e senza l’approvazione del Consiglio d’Amministrazione. Ma c’è di più. Riccaboni pretendeva che il CdA ratificasse questa sua decisione approvando il relativo decreto rettorale nella seduta del 18 luglio. Il Consiglio ha bocciato il tentativo, consapevole che gli interessi di mora avrebbero comportato un danno erariale. Il Magnifico, però, non si è perso d’animo e nella riunione del 27 luglio c.a. ha cercato di coinvolgere il CdA, chiedendo ai consiglieri di approvare la richiesta di ritiro del Decreto rettorale. Pronta la risposta di alcuni consiglieri: «Il Decreto lo hai emesso tu, caro Rettore, e te lo ritiri tu!». Non è una questione di principio ma di sostanza, per l’individuazione del responsabile del danno erariale. A quel punto Riccaboni ha cercato di coinvolgere il CdA per scaricare sull’Ateneo il danno erariale da lui provocato. Che dire? Demagogia? Dilettantismo? Insipienza? Oppure i consiglieri di amministrazione sono considerati dei creduloni?

Siena, sulle rate dei mutui revisori contro rettore (Il Mondo 5 agosto 2011)

Fabio Sottocornola. All’università di Siena non è più tempo di lettere garbate, in punta di penna e puro stile accademico. La situazione è seria nell’ateneo gravato da un buco di oltre 200 milioni e con un piano di risanamento che non dà i frutti sperati. Anche le parole diventano macigni. Basta leggere quanto ha scritto a metà luglio il collegio dei revisori dei conti al rettore Angelo Riccaboni e al direttore amministrativo Ines Fabbro. I tre professionisti che controllano i bilanci lamentano di ricevere «documentazione incompleta in tempi molto stretti»: ciò rende difficile valutare «adeguatamente questioni complesse». Il riferimento è all’ultima mossa escogitata dal magnifico: sospendere il pagamento al Monte dei Paschi della rata semestrale (valore 3,5 milioni) di mutui. Obiettivo: fare fronte al bisogno di liquidità della seconda parte dell’anno. La tensione finanziaria è così alta che Riccaboni ha già chiesto al governo un anticipo di 35 milioni sul Fondo di finanziamento ordinario. Attenzione, non sul Ffo 2011 di cui ancora non sono noti gli importi, bensì addirittura sul provvisorio 2012. Intanto sono aperte le trattative con la banca guidata da Giuseppe Mussari per un «rescheduling dei mutui in essere». Il rettore auspica che l’istituto di piazza Salimbeni «valuti la possibilità di non applicare gli interessi moratori previsti». Secondo voci di ateneo la sua idea è un congelamento delle rate per l’intera durata del mandato rettorale. Però il numero uno finora ha ricevuto solo porte in faccia. Il 18 luglio il CdA non ha approvato la manovra. E i revisori bacchettano duro: lamentano di non avere «alcuna relazione tecnica su modalità e termini di ristrutturazione dei debiti» e paventano rischi di danno erariale. Poi mettono il veleno sulla coda: chiedono una «più rigorosa applicazione del principio di corretta amministrazione e rispetto delle regole del procedimento amministrativo».

Articolo pubblicato anche da:
– Il Cittadino Online (29 luglio 2011). Il rettore sospende le rate del mutuo. E gli interessi chi li paga? La mora comporterebbe un grave danno erariale.

Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?

Dell’attuale rettore dell’Università degli Studi di Siena, ho più volte evidenziato la gestione autocratica, la totale assenza di trasparenza, lo sperpero di denaro, l’incapacità a gestire l’ordinaria amministrazione, l’inefficacia a risolvere le emergenze e la sistematica esautorazione del Consiglio d’Amministrazione dalle sue prerogative. A questo proposito, cito solo due episodi, entrambi gravati di danno erariale: sia la retribuzione del Direttore amministrativo, superiore di circa 30mila € l’anno a quella prevista per il nostro ateneo, che la sospensione del pagamento della rata semestrale dei mutui non sono mai state approvate dal CdA. Ma non finisce qui! Infatti, alle 9,30 d’oggi, in una seduta straordinaria del CdA, si cercherà di far passare surrettiziamente la decisione di costituire un Fondo immobiliare con la Cassa Depositi e Prestiti, nascondendo l’operazione all’interno di un progetto per la ricognizione degli spazi e relativo piano dei trasferimenti e delle dismissioni. La procedura è scorretta sul piano formale e sostanziale. Infatti, approvando la dismissione di alcuni edifici in affitto, si approverà implicitamente la costituzione del Fondo immobiliare. Avevo già rivelato, l’8 giugno c.a., il progetto, accuratamente tenuto segreto dai suoi ideatori, e avevo ricordato al rettore ed ai suoi delegati il dovere di spiegare i contenuti dell’operazione e di chiarire i loro rapporti con un promotore finanziario indagato dalla Procura di Fondi. Nessuna risposta da parte del rettore, che, evidentemente, ritiene d’essere a capo di un’università privata e non pubblica. Riformulo le domande sull’intera vicenda. Perché ha deciso di ricorrere alla costituzione di un Fondo immobiliare? Lo sa che, nel rispetto delle regole del patto di stabilità, le risorse  così acquisite non potranno essere utilizzate per la spesa corrente? L’università sottoscriverà quote da collocare presso investitori, a fronte del trasferimento degli immobili? A tal fine, l’università si servirà di intermediari specializzati esterni oppure di docenti dell’ateneo senese? Chi è il delegato del rettore che sta seguendo la pratica? Tutte domande legittime che attendono risposta.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (27 luglio 2011) con lo stesso titolo e il seguente sottotitolo: Il cda deciderà di costituire un Fondo Immobiliare con la Cassa Depositi e Prestiti.

Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!

Angelo Riccaboni. È stata pubblicata la classifica CENSIS nella quale l’Università di Siena si posiziona al secondo posto assoluto tra gli Atenei italiani, confermando il risultato dello scorso anno, e mostrando la propria capacità di mantenere elevati livelli di qualità nella ricerca e nella didattica. Inoltre, ben 7 delle nostre Facoltà si posizionano entro i primi 10 posti nelle rispettive classifiche di merito, con Giurisprudenza al primo posto in Italia, le due facoltà di Lettere e filosofia al secondo posto, Economia al terzo, Scienze politiche al quarto, Ingegneria e Farmacia al nono posto. Ringrazio i colleghi e le colleghe per l’impegno profuso per raggiungere così importanti risultati.

Rabbi Jaqov Jizchaq. …rincuorati dal fatto che l’università di Arezzo è la meglio università d’Italia; storditi dalle baggianate secondo cui “Siena guadagna il secondo posto assoluto nella classifica del CENSIS” (falso), invito, chi sia interessato, a leggere le suddette classifiche. Premesso il carattere bizzarro di queste classifiche, si noterà che Siena primeggia tra gli atenei sostanzialmente di taglia piccola ed è fonte di notevole soddisfazione l’aver battuto Cassino (sebbene, in ottica neopatriottica, non si riesca a capire bene il distacco da Trento e Trieste). Il confronto con atenei di altro stozzo neppure è accennato; ma questo basta perché le solite gazzette scrivano: “tuto va ben, madama la marchesa”. Non è per fare il disfattista, ma così “dura minga”…

«Nel nuovo Statuto dell’Università di Siena non viene mai menzionato il “pareggio di bilancio”»

Ieri, dopo un incontro con i sindacati universitari (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisapuni, RdB, Cisal, Rsu), il Sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

Franco Ceccuzzi. Ho preso atto delle questioni sollevate dai sindacati e mi sono reso disponibile per un confronto con l’amministrazione universitaria. Un confronto strategico su una serie di temi, dal monitoraggio del piano di risanamento e dei suoi effetti, alla riorganizzazione della didattica e dell’offerta formativa, dall’elaborazione e approvazione del nuovo Statuto fino ai decreti legislativi in attuazione della Legge Gelmini. Ho presentato ai sindacati i contenuti del confronto fra Provincia, Comune e Rettore sul nuovo Statuto e dei quattro punti sui quali abbiamo chiesto una riflessione alla commissione. Abbiamo inoltre convenuto che, nello Statuto, non viene mai menzionato il “pareggio di bilancio”, che dovrebbe essere un principio ispiratore di tutte le scelte amministrative e gestionali. Un’affermazione che, alla luce della storia degli ultimi anni, non appare ridondante né fuori luogo. Domani in consiglio comunale riporterò le preoccupazioni sollevate dai sindacati, con la convinzione che il consiglio comunale esprimerà tutta la sua vicinanza ai lavoratori e il sostegno al nostro Ateneo.

Quel che non si deve vedere, il rettore di Siena lo rivernicia con “DIPINT”

ANCORA UNA VOLTA IL RETTORE SBAGLIA METODO

Unione Sindacale di Base Università di Siena. Viene portato, oggi, in Consiglio di Amministrazione il regolamento del Dipartimento amministrativo interistituzionale (DIPINT). Domani sarà discusso in Consiglio di Facoltà di Medicina. Il DIPINT è una struttura amministrativa che dovrà essere di supporto all’attività di ricerca, di formazione, con l’obiettivo di rafforzare sempre più l’integrazione fra AOUS e UNISI. Sono mesi che il Rettore, la Direttore Amministrativa si incontrano con i vertici dell’Azienda per definire l’istituzione di tale struttura, definire il personale che vi opererà e definirne il regolamento. Si veda la delibera dell’AOUS approvata in data 24 maggio 20112. L’Azienda ospedaliera universitaria ha istituito già la struttura che è inserita nel suo organigramma ma che opera principalmente con personale universitario. Esiste una lista di nominativi che nessuno ha ancora potuto vedere, eppure è allegata alla delibera dell’AOUS. Il regolamento viene portato in CdA senza che i consiglieri ne abbiano avuto copia. Inoltre, nessuna delle OO.SS. né la RSU ha avuto modo di confrontarsi su tale questione, con documenti scritti e non chiacchiere, con i vertici universitari o aziendali. Eppure di personale che andrà a lavorare in questa struttura ce n’è, circa 200 unità. Questa struttura è utile all’Ateneo perché porta risorse economiche (8 milioni) viene detto, ma non affermiamo che siamo pregiudizialmente contrari vogliamo poterci confrontare. Sono mesi che chiediamo di discutere di questa tematica. Pensate che a Firenze, citata come esempio nella stessa delibera dell’AOUS, se n’è già parlato tre volte in contrattazione. Qui niente. Allora viene da pensare che se uno nasconde quello che fa un motivo ci deve essere. Eppure di tempo ne abbiamo perché l’organizzazione del DIPINT è prevista per il 30 settembre 2011. Chiediamo ai consiglieri di amministrazione di non votare il regolamento portato oggi al punto 5 dell’ordine del giorno perché non sono state seguite delle semplici regole di gestione di una pubblica amministrazione: trasparenza, chiarezza e condivisione. Come potete approvare un documento così articolato senza averlo letto e meditato? Noi siamo disposti ad affrontare le problematiche di questo Ateneo e anche le novità come questa, deve essere il Rettore, insieme alla Direttore Amministrativa, a dire cosa vuole fare.

Dopo il sindaco di Siena, il presidente della provincia e la Cgil, il nuovo Statuto dell’Università bocciato anche dalle donne

Il nuovo Statuto dell’Università di Siena nasce non all’insegna del “maschilismo” (fosse solo questo!) ma all’insegna dell’indeterminatezza, della genericità e dell’insipienza. «Faremo valere le nostre ragioni in tutte le sedi e in tutte le forme che riterremo opportune ed efficaci», si legge nel documento che segue. La presenza, tra le firmatarie, di quattro consigliere di amministrazione (Marcella Cintorino, Enrica Bianchi, Mirella Strambi, Maria Frosini), che si aggiungono ad altre quattro donne del CdA (Floriana Rosati, Moira Centini, Francesca Giuli e Ines Fabbro), induce a pensare che lo Statuto – che esclude le donne dai luoghi di responsabilità, relegandole a «mortificanti posizioni di basso profilo» – subirà una sonora bocciatura in sede d’approvazione da parte del CdA. “Se non ora quando?” Comunque, se ne riparlerà dopo il Consiglio di Amministrazione.

Anna Coluccia, Serenella Civitelli, Marcella Cintorino, Enrica Bianchi, Mirella Strambi, Maria Frosini, Michela, Pereira, Monica Bianchi, Marina Ziche, Samantha Tufariello, Lucia Maffei, Elisa Giomi, Elena Gaggelli. L’orientamento espresso dall’attuale governance universitaria, col mancato riconoscimento di posti riservati per le donne nel futuro Consiglio d’Amministrazione, è coerente rispetto all’episodio, esso pure gravissimo, dell’assenza di rappresentanti femminili nella Commissione incaricata di redigere il nuovo Statuto. In passato abbiamo tutte combattuto, sia pure con modalità e da posizioni differenti, per l’affermazione dei diritti delle donne nella società e nell’università italiane. Mai avremmo immaginato, allora, che il futuro ci avrebbe riservato momenti come quello attuale. Sognavamo, e progettavamo, una società e un’università più a misura di donna. Sapevamo di lottare non solo per noi, ma anche per le generazioni future, per le giovani (e i giovani) di oggi. Ebbene, siamo incredule di fronte a ciò che il presente ci mette dinanzi agli occhi, e lo sgomento e l’amarezza aumentano perché i diritti delle donne sono disconosciuti e negati proprio a Siena, nella nostra Università. Altrove peraltro – non solo nelle più avanzate nazioni occidentali, ma anche nella nostra Italia, solitamente così poco sensibile a recepire le istanze delle donne – il clima sembra essere cambiato, o sul punto di cambiare: la politica e la legislazione si adeguano sempre di più a ciò che sembra diventata una sensibilità diffusa e condivisa. Si avvia a diventare ovunque pacifico, ormai, che le donne debbano poter contare davvero, e che quindi abbiano diritto a essere adeguatamente rappresentate in tutti i settori della società.

La nostra Università sembra ignorarlo, e questa è per noi motivo di grande sconcerto, e anche di rabbia. Dispiace e amareggia che, in un momento così difficile, si dimostri così poca sensibilità alle più che legittime, elementari aspettative della componente femminile della comunità accademica. Queste aspettative vanno oltre l’ormai vieta (e non priva di ambiguità) formula delle “pari opportunità”, e non si rispecchiano nelle mere (anche se indubbiamente necessarie) attestazioni di principio, del tipo di quelle contenute nella bozza di Statuto universitario circolante in questi giorni. Resta il difetto di origine – lo ripetiamo: gravissimo – che redigere uno Statuto senza coinvolgere direttamente le donne significa negare, al di là delle dichiarazioni di facciata, il loro contributo decisivo alla vita universitaria, la loro molteplice esperienza e competenza, a ogni livello. Allo stesso modo, negare la necessità delle cosiddette “quote rosa” negli organismi rappresentativi e decisionali dell’Ateneo significa perpetuare di fatto, e consapevolmente, l’esclusione delle donne dai luoghi di responsabilità, quindi discriminarle. Denunciamo l’attuale emarginazione delle donne nell’Università di Siena come squalificante per il nostro Ateneo. Respingiamo con forza il vero e proprio annullamento della presenza femminile nel progetto, ancora in itinere, di nuova governance dell’Ateneo. Invitiamo ciascuna donna dell’Università di Siena a far sentire la propria voce. Vogliamo contare davvero, com’è giusto. Subito. Non ci accontentiamo di riconoscimenti generici e di principio, e non ci vogliamo rassegnare a mortificanti posizioni di basso profilo, di seconda fila. Faremo valere le nostre ragioni in tutte le sedi e in tutte le forme che riterremo opportune ed efficaci. Lo dobbiamo a noi stesse, alle nuove generazioni di donne e di uomini, alla nostra Università. Che ha nel suo sigillo l’immagine di una donna.

Il segretario generale della Cgil di Siena si candida a guidare l’università

Claudio Guggiari. La formulazione attuale del nuovo Statuto dell’Università degli Studi di Siena ancora non convince, almeno nella parte relativa alla partecipazione degli Enti locali nel CdA. Una regola farraginosa quella dell’art. 32, per quanto migliorata rispetto alla prima formulazione, che fa intendere la volontà di avere un rapporto determinante con gli enti territoriali ma non ne certifica la presenza nell’organo di governo. Sono incomprensibili le reticenze che evidentemente si manifestano all’interno della comunità accademica di fronte alla sacrosanta necessità di mantenere l’Ente in un rapporto costante e diretto con il territorio che ne esprime la sua natura. Gli sforzi che sono stati fatti devono ora poter concretizzare un modello gestionale che sia rispettoso dell’esigenza della nostra collettività di essere responsabilmente artefice del suo futuro. In un equilibrio che non ne comprometta l’essenza scientifica e possa determinare la più ampia partecipazione di genere al suo governo.

Siena, università e città senza speranza

Da: Il Fatto Quotidinano (25 giugno 2011).

Cosimo Loré. A Parma il giorno stesso in cui si è saputo che erano state distratte risorse pubbliche nella misura di qualche centinaio di migliaia di euro è scattata vivace una reazione popolare (manganellata dai soliti violenti di Stato).

A Siena, cinque anni dopo che ognuno aveva potuto ben comprendere la natura criminale e la rilevanza epocale (centinaia di milioni di euro con paralisi permanente di ogni assunzione e promozione del personale docente) del disastro della più importante istituzione culturale cittadina (l’antico ateneo: classe 1240!), nessuno (eccezion fatta per il sottoscritto che si è recato alla locale Procura della Repubblica, il titolare del blog Il senso della misura Giovanni Grasso e la consigliera di amministrazione Michela Muscettola) ha dato “segni di reazione vitale”, dimostrando sani riflessi. Altrove, ad esempio nell’ateneo barese, taluno aveva segnalato la stoltezza miserabile del fenomeno criminale accademico, da ricondurre non solo a ragioni rituali di status symbol ma anche a scellerate manovre di nepotismo ambientale.

Eppure si tratta del fallimento di una prestigiosa università prodotto da prolungata, continuativa, subdola, collegiale gestione delinquenziale di rettori e dirigenti che, una volta sorpresi con le mani nel sacco, hanno avuto la ostentata, ostinata spudoratezza di negare l’evidenza atteggiandosi a vittime, denigrando chi aveva osato rompere il muro di omertà e adire le vie legali e i mass media.

Se la giustizia ha da esser amministrata nel nome del popolo… in una città passiva (e collusa?!) come quella del Palio si affievoliscono assai le chance di punire la cricca e recuperare il maltolto.

Al peggio non v’è fine: dopo tutto quel che è stato accertato, c’è chi tra gli attuali amministratori e amministrati tenta la “soluzione” della cacciata (“prepensionamento”) dei veterani della docenza!