Il risveglio di Forza Italia sull’Università e la sanità senesi e il sonno profondo delle altre opposizioni

Altan-SvegliatiCoordinamento comunale di Forza Italia. Abbiamo letto l’accordo fra la Regione Toscana, l’Azienda ospedaliera universitaria senese e l’Università degli studi di Siena e ci siamo posti delle domande sull’utilità della soluzione trovata. Nell’accordo si legge che «gli spazi del polo didattico ospitati all’interno dei blocchi assistenziali del policlinico risultano poco funzionali alle esigenze universitarie mentre risulterebbero adeguati (poiché direttamente collegati al resto della struttura ospedaliera) a risolvere esigenze di reperimento di spazi ulteriori per i servizi dell’Azienda ospedaliera universitaria». Ora l’assessore alla sanità regionale, Stefania Saccardi, deve dirci se tale accordo risponde a logiche di economicità, se all’interno delle Scotte non fosse stato possibile trovare, vista anche la riduzione delle attività assistenziali, altre soluzioni che avrebbero permesso di non fare nuove edificazioni. Ammesso e non concesso che si debbano fare, cosa di cui dubitiamo fermamente, tali costruzioni andrebbero a soddisfare vecchie richieste di ex rettori che non rispondono più alla situazione attuale. Così come dovrebbe dirci, sempre l’assessore regionale, se tali interventi, stimati in diversi milioni di euro, rispondono alla logica dell’impiego di risorse sanitarie unicamente nei servizi sanitari al fine di potenziarli e migliorarne la qualità. Ci nasce il sospetto, vista la situazione delle Scotte e dell’Università, che l’accordo non abbia altro fine che quello di un ulteriore finanziamento all’ateneo senese.

«Siena è tra gli atenei più indebitati d’Italia e rischia di non poter sopravvivere». Parola di Trequattrini, prorettore vicario di Cassino

Piero Tosi - Silvano Focardi - Angelo Riccaboni

Piero Tosi – Silvano Focardi – Angelo Riccaboni

Raffaele Trequattrini

Raffaele Trequattrini

Dopo la pubblicazione del “Decreto relativo al turnover 2016 nelle Università”, il Sole 24 Ore (9 agosto 2016) ha scritto: «Le possibilità di assunzioni dipendono dallo stato di salute del bilancio. In crisi Siena, Cassino, la II università di Napoli e Reggio Calabria». A commento dell’articolo del Sole 24 Ore, il quotidiano del Lazio meridionale, “L’inchiesta” (10 agosto 2016), ha pubblicato un’intervista con il prorettore vicario e delegato del bilancio dell’Università di Cassino, Prof. Raffaele Trequattrini (nomen homen!). Di seguito il passo relativo all’Università di Siena. Non ha nulla da dire il Gil Cagnè dei bilanci, Angelo Riccaboni?

Raffaele Trequattrini (Prorettore vicario e delegato al bilancio dell’Università di Cassino). «Niente di più falso, se posto in questi termini. Siena è tra gli atenei più indebitati d’Italia e rischia di non poter sopravvivere. Noi, invece, abbiamo un indice d’indebitamento pari al 5% quando l’indicatore stabilito non deve superare il 15%. Siamo sani, dunque.»

sette-univ-toscane

L’ateneo senese sta scivolando rapidamente verso una dimensione che non è più quella propriamente universitaria

Altan-indifferenteRabbi Jaqov Jizchaq. Leggo su un quotidiano on-line che gli studenti senesi potranno scegliere «di studiare in uno dei 32 corsi di laurea triennale o in uno dei 29 corsi di laurea magistrale.» Notare che metà delle triennali sono di area medica, sicché, a parte Medicina, a Siena vi sono una quindicina di triennali tra cui scegliere, talune dai contenuti tutt’altro che chiari. Ma nel 2007 (l’anno del diluvio) c’erano 55 lauree triennali o a ciclo unico e 42 magistrali. Dunque abbiamo perso 23 corsi di studio triennali e 13 magistrali, per un totale di circa il 38% dei corsi di studio che vi erano allora. Si disse che era necessario chiudere “qualche corso di laurea inutile”, ma stento a credere che il 38% dei corsi fosse “inutile” (e allora Pisa, che di triennali ne ha 140?). In ogni caso si sono persi 6700 studenti e probabilmente un nesso fra le due cose vi sarà. Soggiungo che tra i corsi defunti o moribondi vi sono molti corsi delle scienze di base, che se andate a dire a “Ossforde” che sono “useless”, vi fanno ri-passare la Manica a calci nel culo.

Altri corsi esistono di fatto solo nominalmente, come simulacro di quello che furono, presidiati da sparuti docenti in una condizione di assedio tipo fort Alamo. L’indifferenza con la quale operazioni di questo genere vengono spacciate per una mera e banale operazione burocratica di riorganizzazione dei corsi, senza che nessuno abbia a dire nulla sui contenuti, evidenzia che al contrario quello che ho scritto circa il retroterra culturale della nostra intellighenzia c’entra e c’entra parecchio, e va letto in parallelo con quello che afferma il prof. Vespri, ossia che, dovendo riassumere brutalmente, molti atenei medio-piccoli come Siena (ridotta ad un terzo di Pisa o di Firenze) stanno scivolando rapidamente verso una dimensione che non è più quella propriamente universitaria.

Ma questo rinvia alle considerazioni che ho già svolto circa il destino e il ruolo dei tre atenei toscani, la sbandierata, quanto improbabile “sinergia” tra monadi che non comunicano, il timore che essa si traduca in mera sottomissione e cancellazione del più debole, e non voglio ripeterle.

Fulvio Mancuso non può fare il vicesindaco? Si scherza? Lui è un professore dell’Università di Siena!

Fulvio Mancuso

Fulvio Mancuso

Ecco perché la carica amministrativa di Manquso è in bilico (Sunto, 8 agosto 2016)

Sunto. A metà aprile il Prefetto Saccone ha inoltrato chiarimenti ai Sindaci di Monteriggioni e Poggibonsi sulla nomina del Vice-Sindaco. Nella comunicazione il Prefetto, concatenando la legge sugli Enti locali, la legge Del Rio ed una circolare del Ministero dell’Interno, ha fatto chiarezza sostenendo che la figura del vicesindaco deve essere un Consigliere Comunale.

Sempre secondo l’interpretazione del Prefetto Saccone, la legge Del Rio deve essere applicata a tutti i Comuni, anche con popolazione superiore a quella di Monteriggioni e Poggibonsi; quindi anche a Siena. Ne deriva che Manquso è in una posizione di bilico perché non essendo un Consigliere Comunale non può esercitare le funzioni di vice-mascotte.

L’argomento è un po’ articolato e necessita, dopo il Palio, di un’approfondita conoscenza della materia. Nel frattempo, perché le opposizioni di Palazzo non si rimboccano le maniche?

La favola per cui due ragionieri si sono fatti beffe di rettori, CdA, Senato Accademico, sindaci revisori e sindacati è puro surrealismo

Altan-solitamerdaRabbi Jaqov Jizchaq. Per correttezza e completezza d’informazione va detto che qualcuno sostiene che il Focardi abbia però “scoperto” il buco dopo la stabilizzazione di un numero molto cospicuo di amministrativi, come da accordi elettorali che portarono alla sua elezione. Premesso che andrebbero ricostruite le tappe che portarono all’improvvisa “scoperta del buco”, si delineano comunque due atteggiamenti politicamente diversi: quelli che negano la consistenza ontologica del “buco”, invocando una generale beatificazione delle vittime del “giustizialismo” che ha infangato il buon nome di certe animelle candide, già incamminate sulla via del paradiso, e quelli che dicono “sussiste, ma non è opera mia, anzi…”.

Focardi, mi pare, appartiene a questa seconda classe: egli non nega l’evidenza del “buho”, ma ribadisce anche nelle interviste di questi giorni di essere stato tenuto all’oscuro della realtà dei conti.
Il sospetto dei malpensanti è che la data della “scoperta del buco” sia stata in qualche modo fissata in modo convenzionale, e che il buco sia stato “scoperto” una volta portata a termine l’operazione alla quale si riferiscono le malelingue. Pur non auspicando il licenziamento o la ulteriore penalizzazione di nessuno, va detto che con l’epurazione di quasi la metà del corpo docente entro un paio d’anni, lo squilibrio che si è determinato fra personale docente e personale tecnico ed amministrativo è reale: perché allora molti continuano a tirare insistentemente in ballo il rapporto docenti/studenti che a Siena sarebbe ancora troppo “alto”?

Siena ha infatti perso il 43% del corpo docente, praticamente ha fatto fuori, in questo decennio, tutti i giovani ricercatori che allo scoppio del buco risultavano non stabilizzati, congelato per dieci anni tutti gli altri e parallelamente, tra il 2008 e il 2015, ha chiuso decine di corsi di laurea, perdendo circa 6700 studenti cioè il 30% circa degli iscritti al 2008. Di questo passo, i docenti saranno sempre “troppi”, ma vedrete che prima o poi, continuando a smantellare strutture didattiche e scientifiche, qualcuno farà presente che i docenti non sono i soli ad essere “troppi”. Mi domando pertanto come mai il tema del destino di questo ateneo, com’è stato discusso in questo blog, che investe tante persone (docenti, tecnici ecc.), sia così assente dal dibattito pubblico.

Va detto infine che la favola secondo cui un paio di ragionieri si sono fatti beffe di due rettori, altrettanti consigli d’amministrazione, senato accademico, sindaci revisori, sindacati e quant’altro, è puro surrealismo. Il problema è che quando è colpa di troppa gente, alla fine non è colpa di nessuno. Il buco nero come svuotamento di senso, “metafora giusta per chi volle essere stella e non è più che un rimasuglio di luce” (Gesualdo Bufalino), oltre che dei forzieri.

«Idealità e morale sono i mezzi migliori per colmare il gran buco che si chiama anima.» R. Musil

Il rebus dell’estate

pescia-pinocchio

Su “Il Blog di Pierluigi Piccini” è uscito un post intitolato Pescia (integralmente riprodotto in alto) che riporta la foto di un vecchio libro di Pinocchio e la frase «Collodi è una frazione di Pescia». È un rebus! Mi auguro che i lettori riescano a risolverlo durante le vacanze!

Certa stampa nega l’evidenza e dice che il buco nei bilanci dell’Università di Siena è una montatura “giustizialista”

Altan-UomodelrubareAndrea Bianchi Sugarelli (Corriere di Siena). La vicenda del Buco dell’Ateneo, che negli anni passati ha sconvolto la città di Siena ed ha dato il via addirittura a processi sommari, caccia alle streghe e calunnie, si chiude quindi con l’assoluzione con formula piena degli indagati. Il giudice Dr. Gianluca Massaro ha ritenuto che tutto l’impianto accusatorio legato al falso in bilancio dal 2004 al 2007 si è basato su accuse false.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Triumphans! Immaginavo che la prima reazione di una certa stampa sarebbe stata quella di negare l’evidenza, cioè il buco. Banca, Università, Fallimento Mens Sana… non è stato nessuno. Forse un marziano. Andiamo avanti a colpi di propaganda per dire che all’università non è successo niente (nonostante la perdita del 43% dei docenti e di parecchie migliaia di studenti): «L’Università di Siena tra i migliori atenei al mondo nella classifica 2016 del Centre for World University Rankings»Per dire che Siena si trova al 437esimo posto, due centinaia di spanne dietro a Pisa e Firenze. Mai che a certa stampa venisse in mente di affrontare, dati alla mano, i problemi che vengono posti in evidenza anche in questo blog. La galera non si augura a nessuno, ma qui sono spariti trecento milioni, le conseguenze sono state pesantissime, la vita di diverse persone è stata compromessa, l’esistenza stessa dell’Università di Siena è stata messa a repentaglio. L’ateneo non sarà più quello di prima (e chissà cosa sarà – vedi precedenti messaggi), ma non preoccupatevi, non è successo niente. Una certa stampa nega la realtà del buco.

Silvano FocardiC’è stata la falsificazione dei rendiconti […] si spendeva più di quello che si incassava, nascondendo debiti e gonfiando le entrate. E io, rettore, non potevo rendermene conto: io il bilancio lo presento al CdA con la relazione di accompagnamento della Ragioneria. Per me era veritieroNel 2008 avevo 250milioni di debito e 65 milioni di disavanzo […] Quando abbiamo scoperto il problema siamo andati dopo tre giorni in Procura, non abbiamo avuto nemmeno il tempo di preparare il materiale, e dopo ci si trova coinvolti ed accusati di essere i responsabili di ciò che è stato fatto, per altro non per mancanza di attenzione ma per aver collaborato a falsare il bilancio. Io sono convinto di aver salvato l’Università. Senza la mia denuncia non sarebbe stato recuperato più niente.

Rabbi Jaqov Jizchaq. Ora, prendetele come volete, ma queste affermazioni di Focardi – che sostanzialmente attribuisce ad altri la responsabilità del buco ed a sé stesso quello di averlo denunciato – mi pare siano sensibilmente diverse dalle tesi di coloro che, negando l’evidenza, immediatamente si sono precipitati a scrivere che quella del buco è stata tutta una montatura “giustizialista”: voglio dire, sono spariti trecento milioni, i conti reali sono stati occultati, ma nessuno se ne era accorto: la colpa di qualcuno sarà, oppure è un affare di alieni extraterrestri?

Philip DickA uno scrittore di fantascienza non è consentito credere a quello che racconta, altrimenti pensate un po’ che confusione.

Davvero i due dipendenti hanno autonomamente falsificato i bilanci per celare il buco provocato da altri?

BandaBassotti

Di seguito il commento di Billy (del 22 luglio 2016) e quello di Simone (del 21 luglio 2016) postati su “Eretico di Siena” all’articolo di Raffaele Ascheri «Università: tanto buco per nulla?»

Billy. Continuare ad osservare tutto quello che accade in questa città con il senso di impotenza che caratterizza la visione degli eventi è veramente difficile.
Questa dell’assoluzione dei principali imputati per la vicenda del buco all’università è un’altra goccia di un vaso senza fondo. Mi rallegro con gli imputati (in realtà solo alcuni) per essere usciti riabilitati da questa vicenda, ma i giudici ci vorrebbero raccontare che la colpa è solo dell’ex responsabile della ragioneria e della sua braccio destro? Che solo loro due avessero ordito un piano di prove truffaldine per celare un ammanco di 280 milioni, tra l’altro non da loro determinato, ma da loro soltanto nascosto nelle pieghe di bilancio che nemmeno i revisori dei conti avevano potuto constatare? Allora più che una condanna gli darei una medaglia al merito ed un sicuro incarico come ministro della repubblica o come minimo di deputato….
Mi sembra come la storia della morte di David Rossi, immediatamente derubricata a suicidio per poi essere riaperta 3 anni dopo con elementi inoppugnabili.

Io non so davvero più dove vivo. Abbiamo un comune tra i più dissestati d’Italia, un sindaco depositario di avvisi di garanzia, un ospedale in via di smantellamento, un flusso turistico in diminuzione ed in controtendenza rispetto alle città d’arte vicine (che ci raccontino il contrario è favolistico dato che un dato certo come la tassa di soggiorno è inoppugnabile e se la si evade si fa un illecito), il palione con uno dei suoi maggiori protagonisti tra i fantini inquisito per attività illecite, il mondo delle contrade in una crisi socio-culturale come non c’è mai stata, sempre meno attività e meno lavoro… e si vivacchia da un giorno all’altro senza colpo ferire. Mah….

Simone. Vorrei solo far notare come il buchetto da 200 mln non sia stato solo uno “svanire” di soldi… Per dirne una, a causa di questo buco l’Università ha dovuto svendere l’ospedale alla Regione, perdendo non tanto il valore economico del bene, ma il potere che da esso derivava… e magicamente oggi ci troviamo la MegaASL ad Arezzo, il nostro ospedale che non conta più nulla presso il centro di potere regionale con un direttore generale mandato a svernare in attesa della pensione, e fior di professionalità che emigrano (indovina un po’) a Careggi… ecco, se uno vuole “toccare con mano” cosa abbia voluto dire il crollo dell’Università (anche se non da solo, certamente) può iniziare guardando a come potrebbe cambiare il livello di qualità del sistema sanitario senese…

Intervento del sindacato Ugl sulle 12 assoluzioni per il dissesto dell’Università di Siena

Bucoverita

Alla Lizza è in piena attività la fabbrica dei tappi

Daniela Orazioli (UGL Università e Ricerca). Alla Lizza è in piena attività la fabbrica dei tappi! Ieri si è “turato” ben bene il buco di 270 milioni di Euro dell’Ateneo senese. Non è uno scherzo! Così si è fatta giustizia! Oppure è stato “giusto” assolvere tutti e soprattutto il collegio dei Revisori dei conti perché è risultato che il buco si è autogenerato e, per maligna devianza, è sempre sfuggito ai loro controlli “a campione”, come i Revisori stessi hanno definito il loro modus operandi sui bilanci, durante i molti anni in cui hanno certificato la situazione economico-finanziaria dell’Università di Siena.

In conclusione il personale tecnico-amministrativo (PTA) è quello che sta restituendo al MEF un surplus percepito “indebitamente”. Ironia della sorte: lo stanno restituendo anche gli stabilizzati che non ne hanno mai goduto i benefici come trattamento accessorio. Per essere pignoli ed anche polemici riteniamo utile ricordare che il fondo per l’accessorio del PTA è costituito dall’Amministrazione. Per poter utilizzare il fondo è indispensabile la certificazione dei Revisori. Per quanti anni, anche questo “campione”, è sfuggito al loro controllo?

Dopo la sentenza di ieri vogliamo vedere la Guardia di Finanza che ci “pizzica” a posteggiare dopo aver timbrato l’entrata o a prendere il caffè fuori dalla struttura di lavoro (non tutti i colleghi hanno il privilegio del bar interno). È legge che il danno erariale preveda il licenziamento del dipendente e noi ci adegueremo a rispettare la legge! Ma i Finanzieri che, per mesi e mesi, hanno raccolto ed esaminato i faldoni sequestrati negli uffici dell’Ateneo, considerando la fine che ha fatto il loro lavoro, avranno ancora voglia di impegnare il loro tempo con noi? Non è stato, anche il loro tempo perso, un danno erariale?

E per quale senso di giustizia nessuno è colpevole per 270 milioni di Euro di buco in bilancio mentre il PTA può essere licenziato per un caffè?

Siena, la città dei balocchi, dove le responsabilità non saranno punite

Voragine-ateneoIl buco della vergogna (da: Bastardo Senza Gloria, 20 luglio 2016)

Bastardo Senza Gloria. Tutti assolti per il buco finanziario dell’ateneo senese. I bilanci evidentemente si sono “bucati” da soli, in fin dei conti si fa alla svelta a perdere qualche centinaio di milioni di euro. Va da sé che il policlinico delle Scotte si è venduto da solo, e anche il San Niccolò c’ha pensato la provvidenza a venderlo, che motivi sennò ci potrebbero mai essere stati? Massimo rispetto per le sentenze, ma la storia non si cambia e quei pochi giornalisti aggrovigliati che esultano per la fine di un incubo, grazie alle assoluzioni, perché non si rilassano? Oppure perché non ci dicono loro chi ha indebitato l’ateneo, visto che li conoscono bene? Questo tipo di normalizzazione di ciò che è successo a Siena, è molto pericoloso e sta dando nuova linfa ai soliti cultori del groviglio, spalleggiati dai soliti comunicatori, giornalistini, ex portavoce e via discorrendo. Tristezza totale, ma soprattutto che pessima figura davanti all’Italia tutta, che ha di Siena ormai una immagine chiara e lampante: le responsabilità e le colpe del tutto evidenti, non verranno punite. La città dei balocchi!!

Dobbiamo prendere atto che far parte di un Cda, di un collegio dei sindaci revisori, essere rettore o direttore generale, ti esonera da qualsiasi responsabilità, anche se i bilanci sono pieni di buchi e se un ateneo va in dissesto. Sarà colpa dei tarli nelle scrivanie. Stessa cosa per chi ha distrutto il patrimonio di una Fondazione, non sono quelli che hanno votato nelle deputazioni operazioni contro lo stesso statuto di quella Fondazione, ma saranno stati i folletti sadici e burloni a compiere certi scempi. Nella vicenda di Ampugnano, è ormai chiaro a tutti che la colpa sarà stata dei volatili, così come per l’incendio della Curia senese, saranno stati i fiammiferi svedesi in modalità autocombustione.

Per dare giustizia alla città per i danni ricevuti, la soluzione è processare i blogger e chi non era “affiliato” al groviglio. Un giorno nei dettagli vi racconteremo anche di queste vicissitudini processuali e di polizia. Siena, la città dei balocchi… ma per gli aggrovigliati.