Università di Siena: il trionfalismo immotivato di un apprendista stregone

Ombre anche nel bilancio dell’Ateneo: le perdite di gestione continuano ad accumularsi (da: Zoom 25 maggio 2012)

Tutta presa dalle vicende comunali, dalla lotta fra monaciani e ceccuzziani su nomine e bilancio consuntivo, la città sembra dimenticarsi di ben altri bilanci che pure per gli ultimi quattro anni hanno tenuto banco: quelli del martoriato Ateneo. Eppure qualche settimana fa, in occasione dell’approvazione del bilancio consuntivo, i vertici avevano avuto cura di propalare quanto più possibile un ottimismo che, a chi scrive, pare poco giustificato. Vediamo perché. Anzitutto per il fatto che l’approvazione del bilancio è avvenuta con il parere negativo dei sindaci revisori e con il voto contrario di 7 consiglieri (tra i quali il rappresentante del Governo) e favorevole di 13 (tra i quali i rappresentanti del Comune e della Provincia di Siena) segno di valutazioni non proprio convinte sulla bontà dell’atto. Va poi considerato che un disavanzo di competenza di oltre 8 milioni, se è pur vero che è nettamente migliorativo degli anni immediatamente precedenti, è, comunque, un disavanzo importante (più importante di quello – eventuale – su cui è caduta la giunta comunale) e comunque non può essere preso come unico dato a disposizione. Si deve, infatti, considerare anche dove sia arrivato il debito complessivo, quel macigno che è stato scalfito dalle vendite immobiliari ma ancora di notevole dimensione, e quale sia il volume del disavanzo di amministrazione. Questo ultimo è, infatti, cresciuto di circa 7 milioni, raggiungendo la cifra di quasi 44 milioni, e non è certo l’indice di un vero cambiamento di rotta. Quello che però più deve far riflettere sono le dichiarazioni che da mesi e mesi giungono a proposito del piano di risanamento e rilancio ribattezzato Unisi 2015, poi 2017 e ora, sembra, 2020. In varie occasioni, è stato ribadito dai vertici dell’Ateneo che esso si basava su due fondamentali colonne, rispetto ad una prevista e, ormai quasi certa, decurtazione dei trasferimenti statali: la dismissione immobiliare e la rimodulazione dei mutui in essere con Cassa Depositi e Prestiti e, soprattutto, con la Banca MPS. Considerata la crisi istituzionale senese, quelle evidenti della Banca stessa e della Fondazione (che ha cessato di erogare contributi all’Ateneo e si può prevedere che non lo farà per molto tempo) e considerato altresì il silenzio assordante che su questi argomenti è calato da parte di Rettore e collaboratori, è lecito che i cittadini, tutti, non solo i dipendenti e chi ha degli interessi diretti su una delle maggiori realtà cittadine, sappiano a che punto sia questo piano. Sul fronte delle cessioni immobiliari, dopo aver annunciato la delibera del Consiglio di Amministrazione per la messa all’asta del Palazzo Bandini Piccolomini che risale al novembre scorso, a che punto siamo? E per la rimodulazione, o addirittura come era stato prospettato, sul blocco dei mutui, come va la trattativa con gli istituti creditori? Sono questi gli argomenti che andrebbero chiariti, piuttosto che passare alla stampa comunicati al limite del trionfalismo.

Muri di gomma e vicende giudiziarie dell’Università di Siena

Le vicende giudiziarie dell’Università di Siena (da: Zoom 25 maggio 2012)

La scorsa settimana la Procura della Repubblica di Siena ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio di dieci componenti di commissione elettorale e di seggio per falso ideologico in atto pubblico in relazione alle elezioni del Rettore svoltesi nel luglio 2010. Senza scivolare nel giustizialismo, ci sembra giusto porre in merito una questione di trasparenza e pubblicità. Nel pieno rispetto dell’indipendenza dell’Ateneo, le domande che un cittadino potrebbe e, aggiungiamo, dovrebbe porsi (e molti se le sono poste) riguardano tematiche di legittimazione e idoneità a ricoprire incarichi pubblici che incidono su risorse pubbliche. Va considerato, infatti, che alcuni degli indagati (anzi, più che indagati) siedono in organi di governo dell’Ateneo e non si negherà che la vicenda non sia indifferente rispetto ad una auspicabile gestione di un ente corretta e insospettabile. È evidente che nessuno vuole esprimere giudizi che spettano ad altri, ma non sarebbe stato (ed è ancora possibile provvedere) più opportuno che gli indagati (sui quali ora grava una richiesta di rinvio a giudizio) si facessero da parte almeno per quanto riguarda la gestione della cosa pubblica? E il Rettore, che si è affrettato a chiarire sulla stampa che lui non era indagato (ma, trattandosi della SUA elezione, non può comunque negare che in qualche modo sia riguardato dalla vicenda), non avrebbe fatto una miglior figura a rimettere il proprio mandato nelle mani del Ministro (non a dimettersi, ma ad assegnare a chi gli è superiore la responsabilità)? Dobbiamo poi ricordarci che esiste l’altra inchiesta, quella sul dissesto, che ha visto chiuse le indagini per 18 persone (tutte rigorosamente al loro posto e sulle quali l’Amministrazione universitaria non ha preso alcuna determinazione). Ricordiamo tra l’altro che La Nazione, in quell’occasione, fece il numero di 23 persone, il che fruttò una bella perquisizione della sede della redazione e una conferenza stampa in cui la Magistratura fece sapere che effettivamente c’erano altre cinque persone indagate, ma che su queste indagini si doveva mantenere il riserbo in attesa di approfondimenti. Perché, ci chiediamo noi? Ancora una volta i cittadini avrebbero il diritto di sapere a chi è affidata l’amministrazione di beni pubblici e statali. Il silenzio, il segreto e la mancanza di trasparenza, come possono produrre una corretta gestione della Cosa pubblica? E se, nell’attesa, qualcuno di questi cinque fosse assurto a cariche che all’epoca non esercitava? La necessaria rinascita e il rilancio di una così prestigiosa e antica istituzione diventano ancor più difficili se continua a mancare un corretto e trasparente atteggiamento di tutti i soggetti coinvolti.

Nell’interesse dell’università di Siena è meglio che il rettore si dimetta o che sia sospeso?

Siena, adesso trema anche il rettore (Il Mondo, 1 giugno 2012)

Fabio Sottocornola. A Siena rotolano poltrone. Dopo l’addio di Giuseppe Mussari a Mps e le dimissioni del sindaco Franco Ceccuzzi, a tremare adesso è Angelo Riccaboni, rettore dell’università cittadina, tra le più disastrate d’Italia con un buco da 200 milioni di euro. Tanto per cominciare, il bilancio. A fine aprile il consuntivo 2011 è passato (13 voti a sette, tra astenuti e contrari) ma il parere dei revisori dei conti e stato «non favorevole». Gli esperti contabili si dicono perplessi sul meccanismo che ha mandato in pensione docenti, rimpiazzati grazie a incarichi di insegnamento. Nella relazione scrivono: «In caso di vacanza di posto, devono essere applicate le ordinarie procedure di reclutamento». Non solo: il Collegio osserva che nel bilancio non vengono, indicati «i riferimenti normativi che consentirebbero il cumulo, nella stessa posizione, dell’assegno pensionistico con il corrispettivo per la prestazione contrattuale». Male anche, a loro parere, il disavanzo di amministrazione che sale da 37,7 a 43,6 milioni. Ma sui numeri vuole vederci più chiaro pure la Corte dei Conti, tornata a indagare nell’ateneo del Palio dopo alcune inchieste condotte tra 2007 e 2009. Stavolta i magistrati contabili si muovono in seguito a una verifica ispettiva della Ragioneria dello Stato su presunte indennità, pari in totale ad alcuni milioni di euro, che sarebbero state riconosciute ai dipendenti. Ma il colpo più forte alla poltrona del magnifico Riccaboni potrebbe arrivare dall’inchiesta che ha come oggetto proprio la sua elezione avvenuta nel luglio 2010. La Procura cittadina a metà maggio ha infatti chiuso l’inchiesta, per la quale era stata sentita anche l’ex ministro Maria Stella Gelmini, su presunte irregolarità ai seggi che avrebbero favorito Riccaboni (non indagato). I pm hanno chiesto il processo per falsità ideologica di alcuni docenti ed ex presidi della facoltà di Giurisprudenza. L’udienza preliminare è fissata per metà dicembre. Sempre che prima non arrivi un’altra scossa.

Il rettore dell’università di Siena come l’onorevole Trombetta!

Ma mi faccia il piacere!

Angelo Riccaboni. La titolazione della prima pagina de “La Nazione” «Rinviateli a giudizio», sovraimpressa al fotomontaggio che sembra ritrarmi in aula Magna, durante un momento dell’ultima tornata di votazioni per l’elezione del rettore, induce inevitabilmente i lettori a inferire erroneamente il mio personale coinvolgimento giudiziario nella vicenda narrata nell’articolo a cui si rimanda nelle pagine interne. Sono pertanto costretto a ribadire che non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che mi riguarda nell’ambito dell’inchiesta relativa alle elezioni del rettore che si sono svolte nel 2010, e chiedo che la presente venga pubblicata con il giusto risalto per contrastare l’impatto lesivo provocato.

Tommaso Strambi. Il rettore Riccaboni ha ragione: non è tra le persone per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio. E, infatti, non emerge né dalla titolazione, né dagli articoli pubblicati. Ma il rettore non può negare che l’inchiesta riguarda proprio la sua elezione al vertice dell’Ateneo per la quale i magistrati ravvisano delle irregolarità, tanto da chiedere il rinvio a giudizio degli indagati.

Il Deputato Perina chiede la revoca della nomina del rettore, il commissariamento dell’ateneo senese e la costituzione di parte civile del Ministero

Flavia Perina (Deputato di Futuro e Libertà). Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca – interrogazione

Premesso che:
– in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per il quadriennio accademico 2010/2014 e che le suddette indagini ipotizzano a carico degli indagati il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici in qualità di componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale;
– tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del 2 novembre 2010 con cui l’allora Ministro dell’Università e della Ricerca – on. Maria Stella Gelmini – procedeva alla proclamazione del neoletto Rettore Angelo Riccaboni, e per il quale fu ascoltata dalla Procura di Siena il 24 febbraio 2011 in qualità di persona informata sui fatti;
– in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università” di 200 milioni di euro, notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – tra cui due ex rettori – a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato;
– è pendente per le suddette irregolarità anche un ricorso al TAR della Toscana, sezione I presentato da un docente che mette in evidenza ulteriori criticità di tipo amministrativo;
– l’adozione di un’inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell’Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell’attuale Rettore – sulla cui elezione grava l’indagine giudiziaria in premessa – nonché del Direttore amministrativo, il quale risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna;
– in oltre un anno non è stato intrapreso alcun percorso di riduzione del disavanzo strutturale, tanto che fino a pochi giorni fa le uniche possibilità prospettate dall’attuale Rettore sono state la rimodulazione dei mutui in essere e la vendita degli immobili di proprietà dell’Ateneo, anche di quelli funzionali all’attività didattica e di ricerca;
– il decreto legislativo 27 ottobre 2011, n. 199, in attuazione della delega contenuta nell’articolo 5, comma 1, lett. b) della legge 30 dicembre 2012 n. 240, ha innovato la disciplina del dissesto finanziario delle università e del commissariamento degli atenei, prevedendo la dichiarazione di dissesto da parte delle Università affette da particolari squilibri nei propri conti e l’approvazione di un piano di rientro, a pena di commissariamento;
– l’Università non ha ancora dato corso alle nuove procedure di dissesto e risanamento previste dal decreto legislativo sopra citato;

per sapere:
– se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – il Ministro non ritenga opportuna una revoca del decreto di nomina del rettore dell’Università di Siena in esercizio di autotutela, con conseguente indizione di nuove elezioni al fine di conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;
– se sussistono le condizioni di diritto per procedere al commissariamento per dissesto dell’Università di Siena;
– se non ritenga opportuno che il Ministero dell’Università, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all’ateneo senese, si costituisca anch’esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico–finanziario, sia da quelle riguardanti l’elezione dell’attuale Rettore dell’Università di Siena;
– se, infine, corrisponde a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell’inchiesta sui presunti brogli per l’elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena.

Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena

Confsal Snals Università – Cisapuni. Abbiamo letto con sgomento e con una certa rabbia il comunicato del Magnifico Rettore in merito al procedimento penale sulla presunta irregolarità della sua elezione. Noi non vogliamo entrare nel merito della questione, anche se ci sarebbe molto da dire, soprattutto sull’opportunità di effettuare l’inaugurazione dell’anno accademico, ma ognuno è libero di mettere in gioco la propria faccia e la propria reputazione rispondendo in prima persona delle proprie azioni.
Quello che proprio non riusciamo a digerire è che il Magnifico Rettore ci comunichi che il piano di risanamento sta procedendo “con efficacia” e che “tutte le componenti della nostra Comunità” sono pienamente motivate.
Caro Magnifico Rettore, noi siamo tutti i giorni al lavoro per portare avanti il nostro Ateneo e abbiamo la piena percezione di quanto sta accadendo. C’è un forte clima d’incertezza sul futuro di noi dipendenti e si ha la sensazione che manchi una guida sicura, che si stia remando a vuoto, senza una direzione chiara e univoca, disperdendo energie e tempo preziosi. Diciamocelo chiaramente, non ci sembra che il piano di risanamento stia “proseguendo con efficacia” come lei sostiene.
Quanto alla “piena motivazione”, forse le altre componenti “della nostra Comunità” ne avranno da vendere, ma quella del personale tecnico-amministrativo è volata via insieme al salario accessorio, ingiustamente e inspiegabilmente tolto; è volata via grazie a una pessima – per non dire inesistente – gestione  della mobilità esterna, che lascia i colleghi rimasti nella difficoltà di dover svolgere anche il lavoro di coloro che se ne sono andati; che lascia svuotati uffici dove si forniscono servizi critici senza una parvenza di consapevolezza della gravità della situazione; è volata via anche grazie ai continui attacchi perpetrati ai danni delle categorie più deboli di questo Ateneo, il personale tecnico-amministrativo, i precari e i colleghi della cooperativa, le uniche che hanno compiuto dei reali sacrifici, pur essendo spesso additate come unica causa del dissesto, e che saranno quelle che probabilmente pagheranno il prezzo più alto.
Quindi, caro Magnifico Rettore, faccia pure la Sua inaugurazione ma, per cortesia, non venga a raccontarci le novelle: ne abbiamo già sentite abbastanza.

Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione

Una questione di legittimità

Segreteria regionale Uil-Rua. Nei giorni scorsi un comunicato stampa congiunto della Procura della  Repubblica e della Guardia di Finanza ha reso nota la conclusione delle indagini sul “buco di ateneo” e quella sul voto che ha portato all’elezione del Rettore Prof. Riccaboni nel luglio 2010. Terminato il tempo delle indagini è, così, giunto quello dell’accertamento delle effettive responsabilità, ma anche quello della chiarezza e della trasparenza che non possono essere disgiunti dalla necessità di ripristinare la legittimità nell’amministrare l’Ateneo.

A tale ultimo proposito stupisce il comunicato stampa del Rettore nella parte in cui lo stesso afferma la validità e legittimità della sua elezione. Mal si sposa questa dichiarazione con le poche esternazioni del Magnifico sul buco di ateneo precedenti alla notizia di chiusura delle indagini, quando dichiarava, con una frase fatta, scontata e pleonastica, la fiducia nell’operato della magistratura. Ora che le indagini sono concluse e che le stesse hanno evidenziato irregolarità tali da far inviare gli avvisi previsti dalla legge a dieci persone il Magnifico rimette, nei fatti, in discussione le sue scontate dichiarazioni! E nel contempo si continua ad ostentare con comunicati stampa ed informative alla comunità accademica l’efficacia delle misure del piano di risanamento e di iniziative giudicate di successo.

Il Rettore, a cui non fa certo difetto un rilevante curriculum nel campo della valutazione, può insegnare a tanti di “efficacia ed efficienza” e proprio per questo sarebbe carino sapere attraverso quali strumenti ha fino ad oggi valutato l’efficacia del risanamento condotto ed il successo di alcune iniziative (ad esempio, come lui stesso ricorda, l’esito  dell’apertura di alcune strutture universitarie nello scorso mese di luglio). Così come sarebbe opportuno conoscere e prendere consapevolezza del clima che si vive all’interno dell’ateneo conseguente all’unica cosa certa che insieme alla Direttrice Amministrativa, suo braccio armato, ha fatto in un anno di rettorato: decurtare stipendi “normali” o al di sotto della normalità a diverse centinaia di persone facendo appello al senso di responsabilità dei dipendenti che già trova da tempo una diretta dimostrazione nella quotidiana ed appassionata attività lavorativa. Senso di responsabilità che è difficile, invece, constatare nei confronti di chi non ha pensato a ridursi il massimo della indennità di carica prevista.

Il senso di responsabilità sarebbe dimostrato, al contrario, sostituendo le coerenze alle incoerenze di dichiarazioni e comportamenti e per far questo sarebbe sufficiente pensare a una cosa semplice: se dopo un anno e mezzo di indagini la magistratura ha rinvenuto gravi irregolarità nell’elezione del rettore, questo vuol dire che, indipendentemente dalle responsabilità personali, le elezioni non si sono svolte correttamente e che, di conseguenza, chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” di rimanere nella propria funzione. Tutti i membri della comunità accademica sono utili al risanamento, ma lo sono nel loro insieme, e nessuno è più utile degli altri. Lo stesso risanamento non può prescindere, lo ribadiamo, dalla legittimità e dalla legittimazione.

Un rettore delegittimato che finge di non saperlo e le prime costituzioni di parte civile per la voragine nei conti dell’ateneo senese

USB Università di Siena. Da giorni escono sui quotidiani locali e nazionali notizie più o meno precise sullo stato delle indagini riguardanti il nostro Ateneo. L’imprecisione, se così vogliamo metterla, viene superata dalle note di agenzia emesse direttamente dalla Procura, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri. Possiamo solo dire che attendiamo i passaggi ufficiali nell’indagine sul buco d’Ateneo per costituirci parte civile come sigla sindacale. Abbiamo infatti dato mandato all’avvocato della USB di studiare la formulazione dei capi di accusa per permetterci di fare questo atto doveroso.

Sulle elezioni del Rettore crediamo che si debba attendere gli ulteriori sviluppi che a giorni ci saranno, ma certo la posizione del nostro Magnifico esce molto indebolita dalla vicenda. Le elezioni su cui si sta indagando sono quelle che hanno permesso allo stesso di essere poi nominato dal Ministro per cui è ovvio che indirettamente la questione lo riguarda, e già solo l’indagine è un brutto biglietto da visita. Lo stesso Ministro al momento della nomina ebbe a scrivere sulla questione le seguenti parole: «Si tratta di una presa d’atto dovuta dei risultati delle elezioni, che a oggi non risultano essere stati invalidati. Il provvedimento non intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in corso. Con tale provvedimento il Ministero ha doverosamente recepito i risultati elettorali comunicati dall’Università, come previsto dalla legge.»

Il Ministro parla di risultato delle indagini come punto dirimente sulla questione e non del risultato del processo. Sembra inoltre che sia la stessa Procura a poter decidere in merito. Saranno però il nuovo Ministro e la Procura stessa a occuparsene. Come lavoratrici e lavoratori possiamo rilevare la difficile situazione in cui ci troviamo: un Rettore delegittimato, che finge di non saperlo, e la necessità a fine anno di avere un rappresentante forte che ottenga la liquidità che ci serve per sopravvivere. Ora, non vogliamo arrivare a chiedere al Magnifico di farsi da parte, dimettersi, ma di ragionare sulle dimissioni se e quando sarà chiaro che la sua posizione è diventata d’impedimento al risanamento di questo Ateneo. Il risanamento avanza per l’impegno di tutti, anche suo, ma non è direttamente proporzionale alla sua presenza, è proporzionale allo sforzo di tutta la comunità. Questa nostra battaglia di risanamento non è una singolar tenzone medioevale. Per ultimo vogliamo evidenziare una cosa a margine della vicenda. Esiste un problema grave di comunicazione fra il nostro Magnifico e l’intera comunità universitaria che è chiamato a rappresentare, la distanza è sempre più evidente. Il messaggio inviato ieri dal Rettore alle 16 a tutto il personale e agli studenti è arrivato ai giornali alle 13. Questo è il rispetto che ci viene riconosciuto. Come al solito da queste vicende appare chiaro che non è in pericolo l’immagine di un singolo, il Rettore, ma il lavoro di più di 3000 cittadini e delle loro famiglie. Vorremmo che fosse chiaro.

Elezioni del rettore: altro decreto illegittimo da ritirare subito

OmbraSconcerta che, anche in un momento così delicato per il nostro Ateneo, si continui a disattendere leggi e regolamenti. L’unico decreto legittimo per la regolamentazione delle operazioni di voto è quello emesso dal decano, in data 11 gennaio 2006, ai sensi dell’articolo 2 del Regolamento elettorale. Tutti gli altri decreti emanati in seguito non hanno fondamento giuridico. Il seggio di Arezzo, sulla cui costituzione concordo, richiede una modifica del Regolamento elettorale in base all’iter seguente: delibera del Senato Accademico, delibera del Consiglio di Amministrazione, decreto rettorale, sua pubblicazione e, 15 giorni dopo, entrata in vigore (Art. 6 dello Statuto). Come mai il Senato non ci ha pensato prima? In fondo, lo scorso 2 febbraio è stato aggiornato il regolamento per consentire al personale a tempo determinato di partecipare al voto. Non serve dire che ad Arezzo vi è una postazione di voto, in quanto giuridicamente esistono i seggi, non le postazioni di voto. E, comunque, il Senato Accademico non può cambiare il regolamento sei giorni prima del voto, senza il rispetto delle procedure previste. Invito coloro che hanno adottato tali modifiche a ben riflettere, onde evitare che possano essere chiamati a risponderne personalmente. Infine, evenienza da non sottovalutare, qualcuno potrebbe impugnare i risultati elettorali.