Candido o del porcile dell’Università italiana

STORIA VERA DI UN CERVELLO SENZA PADRINO
In breve. L’Università italiana, per chi vuole intraprendere la carriera universitaria, è l’appuntamento puntuale con un muro di corruzione e favoritismo clientelare. Il libro vuole esserne una amara e rabbiosa testimonianza.
Il libro. C’è un luogo, in Italia, nel quale il valore e il merito professionale contano meno di nulla: questo luogo è l’Università, specialmente le facoltà umanistiche. In Italia «è più facile che un asino passi per la cruna di un ago, che un nuovo Kant possa diventare, senza un padrino, dottore di ricerca in filosofia»: un paradosso che è tutto il senso di questo incredibile racconto. Incredibile, ma vero.
Benché scritto sotto la forma leggiadra di una favola volterriana, Candido è infatti tratto da una vicenda reale e denuncia con spietata lucidità la corruzione che regna sovrana nel reclutamento di ricercatori e docenti dell’Università italiana.
Lo stile della narrazione è spigliato, ironico e accattivante, ma la sostanza è di un’attualità scottante e il retrogusto della lettura amarissimo. Se non pretende certo di cambiare la realtà che descrive, questo libro intende quantomeno far emergere impietosamente le brutture del nostro mondo accademico, finora scandalosamente nascoste all’opinione pubblica e alla magistratura solo grazie ad una rete capillare, perversa ma efficientissima, di connivenze mafiose. Esso vuole inoltre dare voce alle centinaia di «vittime innocenti» di questo sistema marcio e kafkiano e dimostrare quanto sia controproducente, oltre che immorale, per una società moderna e civile, continuare a tollerarlo.
L’autore che si cela dietro lo pseudonimo di Parlachiaro è insegnante di scuola superiore e studioso di filosofia e letteratura. Sotto il suo vero nome ha pubblicato, presso prestigiose collane e riviste, diversi lavori specialistici (articoli e saggi) di riconosciuto valore scientifico.

Altre letture consigliate:
Francesca Patanè: Porci senza ali. In: Ateneo Palermitano, luglio-agosto 2006.

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Il prefetto di Padova: atenei tra privilegi e sperperi è urgente una Mani Pulite accademica

Riportiamo l’intervista del giornalista Filippo Tosatto (il Mattino di Padova, 24/1/08) a Paolo Padoin (Rinnovare le Istituzioni), Prefetto di Padova.

Maledetti toscani, scriveva Malaparte. Restii alla museruola come sono, finiscono puntualmente per suscitare un vespaio. E Paolo Padoin, il prefetto fiorentino di Padova, non fa eccezione. E dal suo cliccatissimo sito (rinnovare le istituzioni) esplode una bordata diretta all’università, al sistema degli atenei dove l’intreccio tra baronie, concorsi chiacchierati e sperperi diventa scandalo nazionale.
«La tutela della legalità» commenta Paolo Padoin «investe ogni ambito della vita civile e nel mondo dell’università le numerose inchieste avviate dalla magistratura, da Trieste a Firenze da Bologna a Bari, solo per citarne alcune, segnalano situazioni allarmanti e talvolta gravi. È inquietante che, alla vigilia di un concorso, tutti siano in grado di anticipare il nome del vincitore della cattedra. Capacità, curricula, pubblicazioni scientifiche: certo, tutto questo influisce nella valutazione ed è di dominio pubblico. Ma quando, a parità di titoli, il prescelto è amico o parente di un docente di “peso”, e limitiamoci a questa tipologia di rapporti per carità di patria, allora il sospetto diventa legittimo».
Sospetti pesanti, a volte.
«Si, certi esposti, inviati all’autorità giudiziaria da candidati esclusi, delineano scenari dove la legalità è tranquillamente presa a calci: concorrenti eliminati “scientificamente” per agevolare il designato, o addirittura aspiranti docenti “persuasi” a desistere, magari con la promessa di risarcimento in occasione del concorso successivo».
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Autonomia universitaria fasulla e demagogica: stiamo correndo verso il disastro

Riportiamo l’intervista a Lucia Lazzerini (Ateneopulito) del giornalista Filippo Tosatto sul Mattino di Padova (24/1/08).

Lucia Lazzerini, professore ordinario di Filologia romanza all’università di Firenze, è l’animatrice del movimento Ateneo pulito che dall’omonimo sito bacchetta i vizi degli atenei italiani. Chi gliel’ha fatto fare, verrebbe da chiedere alla docente, moglie del prefetto di Padova Paolo Padoin… «Ho cominciato per una questione di decenza, è stata una reazione al degrado ambientale del mio dipartimento, poi il raggio d’azione si è ampliato. Mi sono guadagnata molte critiche e parecchie inimicizie ma ho ricevuto anche il sostegno affettuoso di tanti colleghi che si sono rivelati informatori preziosi del sito, fornendo notizie, curiosità, vignette; alcuni sono usciti allo scoperto, altri meno. Anche gli studenti hanno apprezzato. Insomma, non mi sento isolata». Lei è molto critica verso l’università italiana… «Qualche notte fa, in tv, un noto critico d’arte ha testualmente definito l’università italiana “un letamaio”. Io dico che è allo sfascio, che versa in una situazione disastrosa e che non so più cosa ci stiamo a fare qui. Siamo ai saldi di fine stagione: titoli screditati, gara a chi sforna più lauree a buon mercato, lezioni in pillole, studenti in condizioni di semi-analfabetismo. Sono pessimista, si». Quando è iniziato il declino? «Nel Sessantotto, direi, con la sua ventata di demagogia. Ma il vero degrado è coinciso con quest’autonomia fasulla che vorrebbe scimmiottare gli atenei americani ma nei fatti ne capovolge i criteri. Negli Stati Uniti non esiste il valore legale del titolo di studio: contano il merito effettivo e il prestigio degli studi compiuti. Le università competono per migliorarsi perché vivono grazie alle tasse, salate, degli studenti: se non sono in grado di fornire una preparazione adeguata, i giovani vanno altrove e per loro sono guai. Inoltre, i figli dei ricchi, con le loro rette, finanziano le borse di studio dei poveri super-intelligenti. Autonomia nella responsabilità: così, il sistema funziona. In Italia avviene il contrario. Il valore legale del titolo di studio scatena una corsa al ribasso, la competenza è ignorata, vince chi offre una laurea a condizioni più facili. Un effetto devastante che si ripercuote anche sul reclutamento del personale universitario, leggi malaffare dei concorsi. Credo sarà molto difficile risollevarsi da questo scempio. Qualcosa del genere accade anche in altri Paesi europei, ma non è una consolazione».

Contro tutte le strumentalizzazioni sulla visita del Papa alla Sapienza

Sta circolando un appello, al momento sottoscritto da più di 1500 firmatari, «al Presidente della Repubblica, ai politici, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni, a quanti operano nell’ambito della comunicazione, ai rappresentanti delle varie religioni e a tutti i cittadini perché si ristabilisca la corretta lettura dei fatti e si evitino strumentalizzazioni che possono, queste sì, rappresentare un pericolo per il dialogo e per il civile confronto delle opinioni.» Per sottoscrivere l’appello.

Per approfondimenti:
Pietro Greco: Ma io quei professori li difendo; l’Unità 18 gennaio 2008.
Stefano Rodotà: La laicità dopo il caso Sapienza; la Repubblica 22 gennaio 2008.

Il Papa alla Sapienza, la Massoneria toscana all’Università di Pisa

Le università di massa sono da alcuni anni sempre più terra di conquista che, proiettando i loro messaggi sulla società, fanno audience. Siena ha fatto scuola ai tempi del rettore Luigi Berlinguer. Politici, letterati famosi e scienziati di vaglia si sono succeduti alle inaugurazioni. Quel che era un fatto interno all’università, un momento per conoscere lo stato dell’Ateneo e ascoltare la prolusione di un professore autorevole di una facoltà (a turno), è così divenuto un happening. Chi ricorda l’ultimo “prolusore” ufficiale dell’ateneo romano?
A Pisa, la sede universitaria “democratica” per definizione, che ha rimosso la lapide di Giovanni Gentile, terrà, con la Massoneria toscana, un bel convegno sullo “Stato laico in una società multiconfessionale”, moderato dal prof. Romano Lazzeroni, presente il Gran Maestro Gustavo Raffi. Autorevoli, i relatori: il prof. Gian Mario Cazzaniga, cultore di storia massonica, altri due professori “laici” come Raimondo Cubeddu e Mario Montorzi, un laico “liberal” come il prof. Gaetano Quagliariello, che, avendo spesso polemizzato con la massoneria, ha inviato una lettera aperta a tutti i partecipanti per spiegare il motivo della sua presenza. Poi due senesi: Roberto Barzanti, già parlamentare europeo, uomo di cultura riconosciuto e di apertura culturale indubbia, e Stefano Bisi, giornalista e caporedattore del “Corriere di Siena”, che, con il rettore pisano Marco Pasquali, vi appare per i saluti nella veste inedita, per i senesi almeno, di “presidente del Collegio dei maestri venerabili della Toscana”. Complimenti per la carriera! “Sena triumphans” anche a Pisa! Si potrebbe proporre un palio straordinario…
Roma e Pisa: l’università si “apre” al mondo in modo molto diverso. Credete che la libertà di parola dei massoni sarà messa in discussione a Pisa? Credete che frange estremistiche si ricorderanno che la Toscana è stata il cuore territoriale, quanto meno, della P2? Pensiamo e speriamo di no. Come avremmo pensato e sperato per Roma. I tumultuanti potevano anche aver ragione storicamente (vista la potenza d’urto sui media del Vaticano), ma hanno peccato sul piano dell’opportunità politica. Per i laici la vicenda si conclude con una débâcle. “Non creare martiri” è sempre stato un imperativo categorico della coscienza, anche laica, ma in più lo ha sempre insegnato anche la cultura politica spicciola, quella terra terra dell’opportunità, del buon senso: che più si va avanti negli studi, più si può perdere. È un aspetto della crisi dell’università?

Davide Carlucci ha citato questo post nella sua inchiesta “Università il crepuscolo dei baroni” (la Repubblica, 23 gennaio 2008).

Ci sarà ancora qualcuno disposto a candidarsi alla presidenza Crui?

“Il Mondo” oggi in edicola pubblica un breve articolo, di seguito riprodotto, sulle disavventure, anche giudiziarie, che hanno colpito gli ultimi tre presidenti della Conferenza dei rettori delle Università Italiane (Crui).

LA MALEDIZIONE DELLA CRUI HA COLPITO ANCORA UNA VOLTA

Fabio Sottocornola. Sulla poltrona più alta della Crui sembra aleggiare una maledizione. Che negli anni recenti ha colpito tutti i numeri uno delle università diventati presidenti della Conferenza dei rettori italiani. L’ultimo a finire nei guai è stato Guido Trombetti, attuale capo della Crui (da giugno 2006) e rettore a Napoli Federico II. A dicembre è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Firenze, insieme ad altri docenti per abuso d’ufficio a proposito di presunte irregolarità nella selezione di professori del Sum, Istituto di scienze umane, diretto da Aldo Schiavone (pure indagato). In particolare Trombetti, Schiavone e Augusto Marinelli (rettore di Firenze) avrebbero favorito, da membri del consiglio provvisorio del Sum, alcuni docenti che già insegnavano come professori distaccati dalle rispettive università. Tra questi, secondo la procura, c’è lo stesso Schiavone nel doppio ruolo di capo della commissione esaminatrice e candidato unico per la cattedra di diritto romano. Più pesante la vicenda di Piero Tosi, predecessore di Trombetti alla Crui fino al febbraio 2006, quando si dimise dopo essere stato sospeso da rettore a Siena in seguito a un intervento senza precedenti della magistratura cittadina. A fine novembre 2007 è stato poi rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, falso in atto pubblico e tentata concussione, tra l’altro per alcune nomine di medici presso l’Azienda ospedaliera universitaria. Ancora prima, la presidenza Crui non ha portato fortuna a Luciano Modica, che ha ricoperto l’incarico dal 1998 al 2002. In quell’anno si era dimesso per candidarsi e vincere le elezioni suppletive del Senato. Ma la sua corsa al potere si è interrotta nel 2006: non è più entrato in Parlamento e si è dovuto accontentare del ruolo di sottosegretario al ministero dell’Università nell’attuale governo.

Contro la “malauniversità”: prima vittoria della professoressa Albina Colella

La prof.ssa Colella, sospesa dal servizio dal rettore dell’Università della Basilicata, ha riportato un primo successo presso il Consiglio di Stato. Questo blog, a partire dall’11 febbraio 2007, ha dedicato alla coraggiosa collega, che ha tenuto testa ad una lobby d’affari potentissima, numerosi articoli ed oggi siamo felici con lei per il primo risultato. Aspettiamo, ora, di sapere come e da chi verrà risarcita la prof.ssa Colella per i danni arrecati alla sua immagine, al suo prestigio, alla sua attività scientifica e didattica, nei tre anni di sospensione dal servizio a stipendio ridotto.

Albina Colella. Il 18 dicembre 2007 il Consiglio di Stato ha annullato l’ordinanza del TAR Basilicata, così revocando il decreto di sospensione dal servizio di Albina Colella (Prof. Ordinario di Geologia dell’Università della Basilicata) disposta dall’Università della Basilicata a seguito di una denuncia del prof. A. Tamburro, attuale rettore.
Una sospensione strana, che risulta non essere stata applicata nell’Università della Basilicata neanche a docenti condannati in primo grado e sospesi dalla Magistratura, o rinviati a giudizio in vicende giudiziarie plurime o plurindagati. Una sospensione disposta ancora in fase di indagini e mantenuta nonostante la Corte di Disciplina del Consiglio Universitario Nazionale in data 31.03.2005 abbia sospeso il provvedimento disciplinare del prorettore, ing. prof. Rosa Viparelli.
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