Si ricomincia da 3+3 domande a Luigi Berlinguer, ex rettore dell’ateneo senese

Per coincidenza, lo stesso giorno che Remo Tessitore inserisce su questo blog un commento con 3 domande a Luigi Berlinguer anche Maria Vittoria Giannotti, su La Stampa, fa 3 domande allo stesso Berlinguer. Di seguito le 3+3 domande all’ex rettore.

Remo Tessitore. Tre domande allo «stupefatto» (per via della voragine nei conti) ex rettore Luigi Berlinguer.

1) È vero che quando si insediò alla guida dell’ateneo senese trovò bilanci solidamente in attivo?

2) Quanto sono costati i famosi festeggiamenti del 750° anniversario dell’Università di Siena? Si dice che, a fronte dei circa 1,5 miliardi delle vecchie lire preventivati, siano costati 9 miliardi. Forse non è vero. Ci chiarisca, per favore, questo punto.

3) Quando lasciò l’ateneo nelle mani del suo delfino Piero Tosi, i bilanci erano in attivo o in passivo?

Solo le risposte potranno chiarirci la fondatezza del suo «stupore».

Maria Vittoria Giannotti (“La Stampa”, 31 ottobre 2010). Delle travagliate vicende che oggi tormentano quello che vent’anni fa fu il suo Ateneo, l’ex ministro ed ex rettore Luigi Berlinguer non ha perso un passaggio. «Ai miei tempi – constata con amarezza – i conti non erano in rosso».

4Che idea si è fatto della situazione di difficoltà dell’Ateneo? «Il deficit di bilancio è grave: se ci sono i responsabili vanno individuati. Ma dobbiamo stare attenti alle vie di natura penale, perché il reato è personale e se c’e un dolo non si può genericamente renderne responsabile tutto il corpo dirigente. Tutt’altro è il discorso sul risultato elettorale perché il candidato vincente non ha partecipato alla gestione del passato. Su questo fronte, bisogna capire dov’è il rilievo penale: chi è che avrebbe contraffatto il risultato? L’accusa è gravissima e queste accuse vanno ponderate».

5Intende dire che questa vicenda rischia di infangare il nome dell’Ateneo? «Esatto».

6E l’ipotesi commissariamento? «Se non entra in carica il neo eletto, la fisiologia vuole che subentri il decano e non un commissario perché quest’istituto è estraneo all’università e alla sua autonomia. Tuttavia il ritardo della nomina sta provocando un danno profondo e un’incertezza che non può che nuocere».

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