I “cecchini” della cultura e della ricerca sono dentro l’università e la governano

Princio. Caro Prof. Giovanni Grasso, volevo proporre una riflessione sul tema Cultura, università e politica.

Ho letto con interesse molti degli scritti pubblicati dal suo sito. Non ci sono finito per caso, ma nello spasmodico tentativo di trovare un po’ di consolazione dopo l’ennesima amara e disgustosa esperienza di partecipazione ad un concorso universitario. L’effetto è stato quello di una boccata d’aria dopo un’immersione prolungata e incontrollata.

La mia storia, come quella di molti altri colleghi, è caratterizzata dal costante rifiuto del riconoscimento dei  meriti scientifici da parte dell’Università. Da molti anni faccio ricerca (come posso e da precario), cambiando dipartimenti e università, per necessità ma anche, talvolta, per scelta. Nonostante ciò la mia produzione scientifica è sempre stata regolare e, ad oggi, credo di avere un curriculum vitae e un H-index più che rispettabili e adatti a ricoprire almeno il ruolo di ricercatore. Questa mia convinzione non è però condivisa dai membri delle commissioni dei concorsi a cui ho partecipato, nell’ultimo dei quali mi sono visto preferire un candidato che possedeva nemmeno un terzo dei titoli e delle pubblicazioni che ho presentato. Ma questo è solo uno degli aspetti che determina la mia indignazione attuale.

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