Il senso della misura

Per una Nuova Università a Siena e non solo

Alcuni dati sui collaboratori ed esperti linguistici dell’Università di Siena

Nell’ateneo senese è cominciata la rivolta dei collaboratori ed esperti linguistici (CEL) che, in occasione del rinnovo del contratto collettivo integrativo scaduto a dicembre, dichiarano: «giudichiamo estremamente preoccupante la volontà da parte dell’amministrazione di decurtare il nostro stipendio da un giorno all’altro di un terzo. Oltre ad essere un’offesa alla nostra professionalità ed un danno economico e morale rilevante, crea un precedente pericoloso per tutti i lavoratori.» Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Per 500 ore annue, ai CEL è attribuito un trattamento fondamentale, in base al contratto collettivo nazionale, di circa 15.000,00 €. Inoltre, ciascun ateneo corrisponde al collaboratore linguistico anche una retribuzione integrativa, attribuendo un trattamento economico complessivo corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito e con effetto dalla data di prima assunzione (art. 1 del D.L. 2/2004). A Siena la retribuzione integrativa annua dei CEL supera di gran lunga quella dei colleghi fiorentini. Stupisce, pertanto, leggere sulla stampa di “mortificazioni” inflitte ai CEL e del possibile blocco di 4 corsi di laurea in conseguenza della riduzione della parte variabile dello stipendio. Tanto più se si considera l’esubero di collaboratori linguistici di Siena rapportato con gli altri atenei.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Dati sull'ateneo senese, il saccheggio il 7 marzo 2010 alle ore 23:43 | Permalink | 20 Commenti » |

Da notitia criminis a prova di reato per la voragine nei conti dell’Università di Siena

Settimana emblematica per l’università di Siena, quella che si è appena conclusa. Il 22 febbraio è iniziato l’iter amministrativo per la cessione di una parte del Policlinico. Il 23 c’è stata udienza con l’interrogatorio dell’ex rettore Piero Tosi nel processo che lo vede imputato. Il 24 ricorreva il 4° anniversario della sospensione di Tosi da rettore per abuso d’ufficio e falso ideologico. Intanto il Pm sta per concludere l’inchiesta sul dissesto economico dell’ateneo che vede 11 indagati per abuso d’ufficio, falso ideologico e truffa. In tale contesto, sono credibili rettori e direttori amministrativi quando dichiarano: «non sapevamo nulla della manipolazione dei bilanci»? Non considerando, per il momento, la recente chiamata di correo nei confronti di Tosi e Focardi fatta dal principale imputato, la risposta è anche in un vecchio articolo, di seguito riproposto, con il quale cominciamo (altri ne seguiranno) a chiarire le responsabilità dell’«orgiastico saccheggio» a cui è stato sottoposto l’ateneo senese.

Occorre un piano di risanamento rigoroso per l’Ateneo senese (16 luglio 2006)

Giovanni Grasso. L’Università di Siena si trova in una situazione difficilissima, ereditata dalla precedente gestione, la cui sottovalutazione rischia di vanificare qualsiasi tentativo di risanamento, condannando l’Ateneo ad un declino certo. Ad oggi non si conosce ancora lo stato effettivo delle finanze dell’Ateneo senese in quanto non si è proceduto ad una completa verifica dei conti. I debiti complessivi con le banche e l’INPDAP superano i 200 milioni di euro. Il disavanzo d’amministrazione (circa 27 milioni di euro) dell’ultimo esercizio non comprende gli impegni maturati nel corso del 2005 e liquidati per cassa nell’esercizio 2006. Il numero degli studenti si è ridotto del 20%, con la perdita oggi di 4172 iscritti, rispetto alla punta massima del 2003. Per “far soldi” si è dato corso alla “svendita” di migliaia di lauree attraverso il riconoscimento dei crediti formativi. L’immotivata proliferazione di corsi di laurea e di sedi decentrate è ormai insostenibile. La perdita di incentivi ministeriali per una impropria programmazione del fabbisogno di personale è certa. Infine, le assunzioni di docenti e di personale tecnico ed amministrativo, senza il necessario accertamento dell’effettiva necessità e disponibilità finanziaria, stanno dando il colpo di grazia ai conti dell’Ateneo. Si rende necessario, dopo un’attenta verifica economica, finanziaria e anche legale sullo stato di salute dell’Ateneo senese, un piano di risanamento rigoroso, che incida sugli sperperi e soprattutto sulle spese strutturali. Infine, occorre programmare la spesa impostando politiche di gestione oculate e virtuose per rivendicare il diritto ad un aumento del fondo di finanziamento ordinario da parte del Ministero.

Ripreso dalla stampa locale (16 luglio 2006): La Nazione Siena (Un piano di risanamento per l’Ateneo);  il Cittadino Oggi (Grasso: «L’Ateneo attraversa un momento difficilissimo»);  Corriere di Siena (Grasso: “Crollo delle iscrizioni all’ateneo”).

Pubblicato da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla, il saccheggio il 28 febbraio 2010 alle ore 10:16 | Permalink | 64 Commenti » |

Università di Siena: quando il governo centrale “segue” «il senso della misura»

Pubblichiamo la risposta integrale del Miur (Ufficio Legislativo, settore università) all’interrogazione dell’On. Franco Ceccuzzi sulla drammatica situazione dell’ateneo senese. Nonostante alcune imprecisioni (quali: disavanzo di competenza ed entrate per il 2010) per le quali si rimanda al post precedente, il documento, che riporta anche dati di questo blog, mette in risalto l’inadeguatezza degli organi di governo e della direzione amministrativa nella gestione della crisi. In queste condizioni non resta che il commissariamento che, in assenza di norme specifiche, diventa  di competenza esclusivamente prefettizia, come suggerisce un acuto collega.

«La complessa questione concernente la situazione finanziaria dell’Università degli Studi di Siena e le iniziative prospettate dall’Ateneo ai fini del risanamento, come ricordato dall’Onorevole interrogante, è già stata oggetto di discussione presso questa Commissione: si ritiene comunque opportuno riassumere la vicenda.

La situazione di grave crisi economica e finanziaria in cui versa l’Università degli Studi di Siena da una parte è riconducibile ai rilevanti debiti accumulati negli esercizi precedenti, dovuti, soprattutto, al mancato rispetto delle scadenze dei versamenti dell’IRAP e degli oneri dovuti all’INPDAP e dall’altra è conseguenza dello squilibrio tra le spese fisse e finanziamento statale determinato, in particolare, dal numero storicamente alto dei dipendenti rispetto al fondo di finanziamento ordinario che nel corso degli ultimi anni ha fatto registrare un valore superiore al limite massimo del 90% previsto dall’art. 51, comma 4, della legge 449/1997.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla il 20 febbraio 2010 alle ore 00:57 | Permalink | 40 Commenti » |

Crisi dell’università di Siena: non è più tempo di maquillage nei conti ma è l’ora del commissario

L’approvazione (29 dicembre 2009) del bilancio di previsione 2010 da parte del CdA dell’università di Siena – 15 mesi dopo la scoperta della voragine nei conti – poteva essere l’occasione buona per riflettere sulle dichiarazioni e sui dati forniti dagli organi di governo. Purtroppo, così non è stato. Rileggere, oggi, alcune di quelle dichiarazioni e verificare la severità e l’affidabilità dei dati è, pertanto, indispensabile.

Rettore (Silvano Focardi): «il disavanzo complessivo di 125 milioni al netto dei crediti a breve termine ed esclusi i mutui passivi, con l’aggiunta di ulteriori 32 milioni di euro (disavanzo di competenza per il 2010) delinea un quadro a tinte fosche per il futuro della nostra università. Sono tuttavia questi i numeri con i quali dobbiamo lavorare per trovare le soluzioni migliori per uscire dalla crisi. (…) Si tratta di un documento di previsione finanziaria che dà un quadro doverosamente realistico della situazione, basato su dati rigorosi e affidabili.»

Direttore Amministrativo (Antonio Davide Barretta): è «un bilancio di previsione improntato al massimo rigore possibile…».

Senato accademico: nell’esprimere parere favorevole, sottolinea «la stringente necessità di una sempre maggiore chiarezza, trasparenza e collegialità nelle decisioni finalizzate a ridisegnare strategicamente il futuro dell’Ateneo.»

Collegio dei revisori dei conti: nel ribadire che «una credibile fase di risanamento finanziario non potrà che essere accompagnata essenzialmente da una politica di riduzione dei costi per il personale da perseguire anche attraverso i prepensionamenti e la mobilità (…) esprime parere negativo nei confronti di un bilancio di previsione strutturalmente in disavanzo.»

Candidati a rettore e loro sodali: ovviamente silenzio assoluto, trattandosi di marziani e seleniti.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla il 14 febbraio 2010 alle ore 17:34 | Permalink | 37 Commenti » |

Chiunque, per il sol fatto di “passare” davanti all’università di Siena, ne diviene dirigente o Direttore Amministrativo

È triste; ma è quel che è accaduto a Siena. Di seguito, alcune stimolanti riflessioni dell’avvocato Gaetano Prudente che ci aiutano a capire le ragioni della crisi dell’ateneo senese, con organi di governo inadeguati e Dirigenti e Direttori amministrativi la cui professionalità prescinde dalla conoscenza del “diritto” ed, in primis, del diritto amministrativo.

Riflessioni sulla Dirigenza

Gaetano Prudente. (…) È d’uopo una premessa: le riflessioni che seguiranno vanno riferite esclusivamente alla mia persona, cosicché nessuno se ne abbia. (…) Lanciamo subito l’anatema: oggi il dirigente, formato od in via di formazione ai soli concetti della nuova Governance, non è più in grado ad es.: di distinguere un atto da un provvedimento amministrativo; di comprendere i presupposti per l’esercizio del potere di autotutela da parte di una P.A.; di distinguere il “quorum strutturale” dal “quorum funzionale” di un Organo Collegiale; di distinguere l’illecito penale dall’illecito amministrativo; di comprendere la struttura e la funzione di un procedimento amministrativo; di comprendere la portata del “principio” di legalità dell’azione amministrativa; di curare un procedimento di accesso anche in relazione alla riservatezza ed ai suoi legittimi titolari; non comprende la differenza tra un atto singolo o collettivo ed un atto generale, con conseguente incapacità di valutare l’estensione degli effetti di un suo annullamento decretato in sede giurisdizionale; non coglie la differenza tra diritto soggettivo e interessi legittimi, e che dire del “silenzio amministrativo”, per fortuna oggi disciplinato dal novellato della L. 241, e della linea di demarcazione con la fattispecie dell’omissione di atti di ufficio di cui all’art. 328 c.p.? La non conoscenza del diritto sembra dilagare nella stessa misura in cui si estendono, in via quasi esclusiva ed assorbente di ogni altra competenza da richiedersi al dirigente, nuovi concetti ed idee del dirigente pubblico.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Per riflettere il 5 febbraio 2010 alle ore 23:20 | Permalink | 23 Commenti » |

Al “Dies Irae” sull’università di Siena i candidati a rettore intonano “una marcia in fa”

Un’ironica e stimolante risposta del Prof. Alessandro Rossi al decalogo di Cotta, firmato da alcuni illustri colleghi che, distratti rispetto alle disastrose condizioni dell’universià di Siena, hanno iniziato le schermaglie per la guida dell’ateneo, invece di chiederne il commissariamento.

A PROPOSITO DELL’UNIVERSITA’ CHE VOGLIAMO

Alessandro Rossi. A tutti piace il documento, persino agli stessi estensori. È infatti impossibile non condividere i 10 punti della proposta: 1. Università  di Eccellenza; 2. Centralità  della Ricerca; 3. Didattica Avanzata; 4. Valutazione; 5 Piena Autonomia dei Dipartimenti; 6) Responsabilità, Collegialità e Trasparenza;  7. Valorizzazione delle Risorse Umane; 8. Qualificazione e Potenziamento dell’Amministrazione Centrale; 9. Apertura verso l’Esterno e Mobilitazione delle Risorse; 10. Rigore Contabile.

Più che una proposta questa appare una declaratoria dei principi fondanti l’istituzione universitaria. Ma l’Università già esiste ed indicare tali punti come obiettivi da perseguire significa implicitamente ammettere di averli falliti o negati. Io non sono completamente d’accordo, benché sia innegabile qualche lacuna nel “rigore contabile” e non solo in esso.  Perché allora questo documento? Accantonando ogni maliziosa interpretazione, voglio pensare che esso tenti di identificare un nuovo spazio di legittimazione della nostra Università. Ciò è particolarmente lodevole in una fase nella quale le nostre debolezze ed i nostri difetti sembrano entrati in un circuito di autoesaltazione. Ma questo documento “L’Università che vogliamo”, per come è impostato, rischia di evocare “il suono della lira mentre Roma brucia”. L’incendio non è rappresentato solamente dalla crisi finanziaria ed economica dell’Università ma anche dalla furia normativa in atto. Il disegno di legge Gelmini prevede quasi 500 nuove norme a regime. L’Università si appresta così ad essere ulteriormente intrappolata da due paradigmi esterni alla logica della conoscenza, uno di stampo politico-burocratico e l’altro di assonanza aziendalistica. In questo scenario, i dieci punti del documento rischiano di apparire come una riedizione della “retorica efficientista”: il potente propulsore negli anni della spinta autonomistica dell’Università. Una esperienza caduta sotto il peso della incapacità di organizzare normali controlli di gestione.

In assenza di una cultura dei processi di controllo e nell’attuale crisi delle classi dirigenti, rischiamo oggi di progettare per flussi di emozioni e di stati d’animo, magari auspicando l’ala protettrice del governo centrale; auspicio dal quale personalmente mi sottraggo. Ma forse, i dieci punti enunciati nel documento potrebbero essere interpretati proprio come la condivisibile necessità di riaffermare che l’Università deve essere fondata solo sul paradigma interno alla conoscenza non su quelli eteronomi della politica e del mercato. Se così fosse, allora desidererei che gli estensori del documento dessero più respiro allo stesso, magari indicando la sua compatibilità con l’attuale crescente asfissia economica e burocratica dell’Università.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla il 3 febbraio 2010 alle ore 15:46 | Permalink | 37 Commenti » |

Il caso Delbono e la necessità di una “anagrafe pubblica” degli eletti anche nell’università

«Faccio i convegni, mi danno un sacco di soldi…» avrebbe dichiarato Delbono alla sua ex compagna. Nell’università c’è anche chi fa un sacco di soldi con attività conto terzi, contratti, convenzioni, Master. Di seguito un articolo di Valter Vecellio sul caso Delbono pubblicato da “L’Opinione” (28 gennaio 2010). Flavio Delbono, laurea in Economia e Commercio a Parma, Dottorato in Economia a Siena e ad Oxford, professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, ha come riferimento economisti quali Romano Prodi e Stefano Zamagni.

Caso Delbono. L’anagrafe di Pannella

Valter Vecellio. «Doveva essere più accorto. Ma nessuno si è limitato a dire questo: gli hanno dato del delinquente. Per altri di centro-destra che ne fanno di tutti i colori, nessuno ha gridato allo scandalo». Così Romano Prodi, a proposito della vicenda dell’ormai ex sindaco di Bologna Flavio Delbono per quella che ormai tutti chiamano “Cinziagate”: i viaggi all’estero e le spese personali che si sospetta siano state pagate con carta di credito della Regione Emilia-Romagna e poi fatte passare come spese di rappresentanza. Per queste vicende Delbono è indagato per peculato, abuso d’ufficio e truffa aggravata, vedremo se si tratta di accuse fondate o no. Certamente Delbono avrebbe dovuto essere più accorto, su questo Prodi ha ragione; e si può anche convenire che è presto per dargli del delinquente; che altri del centro-destra ne facciano e ne abbiano fatte di tutti i colori è affermazione che lascia il tempo che trova. Ammesso che sia vero, non giustifica; né un comportamento sbagliato viene attenuato perché altri si sono comportati in analogo modo, o peggio. Una cosa, poi, colpisce. La ex compagna di Delbono, Cinzia Cracchi, la donna che ha fatto esplodere il caso, dice: «Delbono prendeva lo stipendio da assessore regionale, seimila euro, e lo divideva in tre: duemila alla prima moglie; duemila alla seconda e mille alla ex compagna. Manteneva tre donne e due figli. Per me c’erano seicento euro, e quando gli chiedevo: “scusa, ma come fai?”, lui rideva: “di cosa ti preoccupi? Faccio i convegni, mi danno un sacco di soldi, godiamoci la vita”». Niente da dire sul “godersi la vita”, però questo “faccio convegni, mi danno un sacco di soldi”, merita un approfondimento, dei chiarimenti. Chi organizzava questi convegni? Chi pagava, ed era denaro in nero o regolarmente contabilizzato? Perché Delbono era così richiesto e pagato? Sono interrogativi cui bisognerà che qualcuno risponda. Non solo. Racconta ancora Cinzia Cracchi che Delbono per i suoi incontri privati utilizzava sempre l’automobile di servizio, autista compreso: «Sempre. Pure al cinema, andavamo con l’autista, ora che ci penso non riesco neppure a immaginare Flavio senza la sua macchina blu;» e aggiunge: «Che Flavio vivesse sopra le righe è cosa nota a tutta Bologna, largheggiava, gli piaceva trattare bene tutti, a cominciare da se stesso». Sempre da quel sacco di soldi che gli davano per i convegni.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Emergenze il 30 gennaio 2010 alle ore 00:24 | Permalink | 12 Commenti » |

«Il governo centrale si potrà impegnare solo se chi ha gestito l’università di Siena fino ad oggi si farà da parte»

Il consigliere del PdL nel consiglio provinciale di Siena, Massimo Mori, risponde (Corriere di Siena, 26 gennaio 2010) agli interventi del Sindaco, del Presidente della Provincia e del deputato Franco Ceccuzzi che hanno criticato il governo nazionale per lo scarso impegno sulla vicenda universitaria senese.

FATE AMMENDA PER LA VOSTRA INCAPACITA’ GESTIONALE

Massimo Mori. In questi giorni ho letto sulla stampa locale il richiamo, ma forse è meglio parlare di polemica, del sindaco di Siena e del presidente della provincia, in merito alla mancanza di impegno del governo nazionale sulla vicenda, ormai a tutti nota, riguardante l’Università di Siena, poi nella giornata odierna appare ancora un onorevole locale che insiste sull’argomento. Bene, è certo ed ormai tutti lo sanno o forse tutti lo pensano, che senza il governo non è possibile uscire da questa difficile situazione, ma partiamo da una considerazione, è mai possibile attribuire le responsabilità di quanto accaduto al governo nazionale, senza fare ammenda in merito all’incapacità gestionale che il potere locale ha chiaramente evidenziato in questi ultimi venti anni di gestione? Si critica il governo perché non manda i soldi, perché non ha ancora permesso un nuovo e ulteriore indebitamento con la banca Mps, ma questi signori, tutti coloro che alzano la bandiera politica della protesta, si ricordano che la situazione presente è stata determinata in prima persona da loro, e allora, come possono pensare di chiedere senza dare? Si legge oggi come premessa della richiesta, che saranno rinnovati gli organismi, e si pensa forse che questo basti? Ma non ci prendiamo in giro, il cambiamento che si preavvisa avviene all’interno delle stesse matrici e credetemi, io per primo non mi fiderei ad affidargli neppure il più piccolo ente inutile senza portafogli, figuriamoci milioni di euro! Gestire una struttura come l’Università non è un gioco, esattamente come non lo è gestire un ente pubblico di qualsiasi genere, dove prima di tutto deve prevalere il concetto del servizio, nel caso dell’università verso gli studenti, che la devono trovare sufficientemente interessante per le loro prospettive future, nel caso di un comune o della provincia, verso i cittadini che devono sentirsi garantiti, nei loro diritti fondamentali, e guardate questo non c’entra per nulla con la visibilità personale. È prima di tutto fare le cose con il giusto livello di professionalità, di giustizia, adoperandosi a mettere in pratica azioni dettate prima di tutto dal buon senso, cosa che sembra scomparsa dalla testa di chi governa nei territori della provincia di Siena.

Anche io sono d’accordo, occorre l’impegno del governo, ma non al buio, non sulla base di promesse che dicono domani faremo meglio di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, no cari signori, la situazione è arrivata ad un punto tale per la quale dovete avere il coraggio di mettervi da una parte, non potete, e soprattutto non dovete più mettere mano in gestioni, che nella migliore delle ipotesi non siete in grado di governare, continuando di questo passo, e tutti possiamo vedere i vostri sprechi, nel giro di pochi anni saremo nelle condizioni che al massimo, gli amministratori futuri, potranno solo gestire i pagamenti dei debiti, che però non saranno serviti a nulla.

Pubblicato da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla il 27 gennaio 2010 alle ore 00:26 | Permalink | 5 Commenti » |

Dopo le polemiche un libro del massimo esperto sul Costituto senese del 1309-1310

CostitutoQuesto blog in passato si è diffusamente occupato della querelle sul Costituto senese del 1309-1310 e delle polemiche che coinvolsero studiosi come Marcello Flores D’Arcais, Pierre Toubert, Franco Cardini, Paolo Prodi, Gabriella Rossetti, Gigliola Soldi Rondinini, Ernesto Galli della Loggia ed il Ministro dei Beni culturali dell’epoca, Francesco Rutelli. In questi giorni è uscito un libro di Mario Ascheri sul Costituto e di seguito riportiamo integralmente la presentazione fatta da Gabriella Piccinni su “La Nazione di Siena” del 23 gennaio 2010.

I SEGRETI DEL COSTITUTO ALLA PORTATA DI TUTTI

Libretto di Ascheri-Papi per capire l’antica «Carta»

Gabriella Piccinni. Il settecentesimo anniversario della traduzione in volgare italiano del Costituto senese del 1309-1310 – che il Comune di Siena ha deciso di festeggiare con una lunga serie di proposte di teatro, musica, cinema, mercati, visite guidate – non ha mancato di stimolare parallele iniziative di ricerca, divulgazione e didattica storica, in parte coordinate dal Comune stesso, in parte autonomamente promosse. Stranamente, proprio il testo del Costituto in quanto tale – che ci è pervenuto in due stupendi codici miniati oggi esposti a palazzo pubblico – è rimasto finora un po’ in ombra.

Iniziano a colmare la lacuna un paio di nuove iniziative che in un certo senso interpretano i principi che guidarono gli antichi governanti senesi, quando ebbero l’idea di tradurre in “volgare di buona lettera grossa, ben leggibile et bene formata” un insieme di norme e leggi che regolavano la vita pubblica per renderle comprensibili anche a chi, ed era certo la maggior parte, non conosceva la lingua latina in cui erano state fino ad allora scritte. La prima di queste due iniziative di divulgazione è da pochi giorni in libreria e si deve a Mario Ascheri e Cecilia Papi (Il “Costituto” del Comune di Siena in volgare (1309-1310). Un episodio di storia della giustizia?, edizioni Aska, Firenze). La seconda vedrà la luce nei prossimi mesi con il titolo “Il Costituto spiegato ai ragazzi” e sarà frutto del lavoro di Duccio Balestraci (edizioni della Fondazione Mps), ma non è difficile immaginare che se ne gioveranno anche i genitori.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Vecchi di stampa il 26 gennaio 2010 alle ore 02:11 | Permalink | 7 Commenti » |

Ateneo senese: si vive alla giornata e non si interviene sul sistema che ha generato il dissesto

Milani_BandiniAgostino Milani e Massimo Bandini. Quando si diffuse la notizia del crack dell’Università, seppur nella preoccupazione per la drammatica situazione, in molti pensarono “Non tutto il male viene per nuocere”, nella speranza che poteva essere arrivato il momento dell’auspicato risanamento dal malcostume vigente, purtroppo non solo a Siena ma in tutto il sistema universitario italiano. Ancor dapprima, sin dall’elezione del prof. Focardi si sentiva un forte bisogno di modificare rotta perché il sistema non poteva andare avanti e così tra i vari candidati molti docenti e gran parte del personale tecnico amministrativo dettero la loro  fiducia a Focardi sperando che fosse il Rettore del cambiamento. Evidentemente i poteri interni dell’Ateneo senese erano e sono rimasti  troppo forti perché la volontà del neo-eletto, di alcuni docenti e del personale tecnico ed amministrativo potessero avere successo e così, mentre si tentava di realizzare un piano di risanamento si assisteva all’opposizione di coloro che volevano il mantenimento dello status quo, con fenomeni di gattopardismo sfacciato, che cambia i musicisti senza mai cambiare la musica.

(continua…)

Pubblicato da Giovanni Grasso in Commissariarla per salvarla il 24 gennaio 2010 alle ore 01:45 | Permalink | 2 Commenti » |
Pagina successiva »