Risvegli da un sonno profondo di sei anni per docenti, amministrativi, giornali stampati e online, istituzioni senesi

Nazione7giu2016

Corrsiena7giu2016

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Finalmente un dibattito, limitato però a un giornale online, sull’elezione del rettore dell’Università di Siena

Simonetta Losi

Simonetta Losi

La pubblicazione su “agenziaimpress.it” del brillante, approfondito ed efficace articolo di Simonetta Losi, «Università di Siena alla ricerca di un Rettore “libero”», ha finalmente smosso le acque e stimolato due candidati (Felice Petraglia e Alessandro Rossi) a intervenire. Scrive Losi: «Università e città sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. (…) Bisogna rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene. Fra sei anni l’Università potrebbe non esistere più, implosa e fagocitata dall’esterno. Di questo si sta parlando poco, troppo poco: l’opinione pubblica non viene smossa, a tutto vantaggio di qualche “manovratore” che ha tutto l’interesse a non provocare dibattito o movimento di opinione.» Riferendosi alle caratteristiche del prossimo Rettore, Simonetta Losi aggiunge: «Il prossimo Rettore, oltre ad una indiscutibile statura scientifico-culturale, dovrà essere una persona autorevole e autonoma, dovrà saper scegliere una classe dirigente illuminata. (…) È necessario far sì che l’Università sia il motore di un potere economico sano, capace di produrre ed esportare i suoi valori. Seguendo questo ragionamento, il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche, tantomeno di quelle troppo lontane e non esplicite: quelle che vedono l’Università di Siena come un’istituzione da occupare e non da servire.» Vediamo gli interventi dei candidati a Rettore.

Felice Petraglia

Felice Petraglia

Unisi al voto. Petraglia: «Mobilitazione civica per rinnovare Ateneo: Mia candidatura sintesi del pensiero di tanti colleghi» (da: agenziaimpress.it, 3 giugno 2016)

Felice Petraglia. Caro Direttore, da candidato alla carica di Rettore dell’Università di Siena ho apprezzato l’attenta e documentata analisi sull’Ateneo al voto che Simonetta Losi ha fatto su il 1° giugno . Mi piace anche che il dibattito su un tema così importante avvenga su una testata online espressione di un’agenzia di stampa, una piazza virtuale, forma globale e moderna di strumento di informazione. Ogni cittadino che aspira a ricoprire incarichi di pubblico servizio e utilità ha il dovere di “sentire” la piazza che, nel caso dell’Università, non può essere limitata alla comunità accademica (docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti) ma comprende un insieme maggiore, la città di Siena, che nutre aspettative ed esprime opinioni su una delle sue più prestigiose e vitali istituzioni quale è la nostra Università dal 1240.

Losi ha ricordato una sollevazione popolare del 1892 a difesa dell’Ateneo allora minacciato di soppressione. Oggi non corriamo tale rischio estremo, ma subiamo ancora strascichi insoluti del recente dissesto: emorragia di studenti non riscontrabile in altri atenei, forte ridimensionamento del corpo docente, sacrifici eccessivi per il personale sia docente che tecnico e amministrativo. Una nuova mobilitazione civica attuata attraverso un confronto costruttivo è utile per giungere al necessario rinnovamento del governo dell’Ateneo, i cui effetti riguarderanno la sua famiglia allargata ovvero la città tutta.

Docenti e personale tecnico amministrativo sono consapevoli del loro ruolo di spinta all’economia locale e dell’importanza  della ricerca come strumento di evoluzione della società. La città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti. La mia candidatura è la sintesi del pensiero e del lavoro di tanti colleghi. Il mio programma è qui e resto disponibile ad ogni confronto.

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Unisi al voto. Rossi: Ateneo, soggetto chiave per dare alla Città innovazione e sviluppo (da: agenziaimpress.it, 6 giugno 2016)

Alessandro Rossi. Il prof. Felice Petraglia scrive che “la città e le sue istituzioni devono sostenere e supportare l’Università, fornendo risposte su temi di loro competenza sulla logistica, sui servizi, sui trasporti che sono esigenze molto care agli studenti”. Il prof. Petraglia forse non considera che la città sta cambiando anche per la sua “forzata” trasformazione economica, così come è avvenuto negli ultimi decenni in tutti i Paesi occidentali. I processi di delocalizzazione industriale verso paesi a più basso costo del lavoro hanno comportato la nascita di quella che oggi viene denominata economia della conoscenza e della cultura. Uno studio commissionato dalla Ue ha dimostrato che l’impatto socio-economico di questo settore contribuiva, già nel 2003, per circa il 3% al Pil (il doppio del settore manifatturiero alimentare). Questo fenomeno che riguarda particolarmente le città universitarie, si è tradotto nella crescita di lavori strettamente legati alle nuove tecnologie, alla cultura e alla conoscenza. Il concetto di “economia culturale” include tutti i settori produttivi che si occupano di creare, produrre beni e servizi ad alto contenuto tecnologico ma anche ad alto significato simbolico (stampa, editoria e multimedia, produzione musicale e cinematografica, produzione e organizzazione di eventi culturali, organizzazione e conservazione di informazione e conoscenza nei musei, nelle biblioteche, nei centri di documentazione, nelle attività creative e artistiche, nella produzione di beni immateriali, ecc.).

L’Università rappresenta il fattore chiave per integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione, potendo promuovere e alimentare la cultura, la ricerca e la conoscenza quale fattore di sviluppo e di trasformazione del territorio. La nostra città, che ha subito un impoverimento analogo a quello delle città nelle quali sono avvenuti processi di delocalizzazione industriale, ospita una struttura accademica ed ha quindi a disposizione un elevato numero di esperti in differenti discipline, oltre alla presenza consistente di risorse umane giovani e qualificate. L’Università, insieme alle altre Istituzioni cittadine, può alimentare l’economia della conoscenza e della cultura per un nuovo rinascimento di questa città, così come auspicato nell’articolo di Simonetta Losi. Il paradigma citato dal prof. Petraglia dovrebbe essere, quindi, rovesciato: l’Università deve recuperare appieno il suo ruolo sociale e non può limitarsi a chiedere alla città il semplice “supporto logistico di sua competenza”. L’università e la città sono due poli dello stesso magnete.

Università di Siena: dalla creazione e trasmissione della conoscenza all’integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione

Alessandro Rossi

Alessandro Rossi

Uno stimolante articolo del candidato a rettore Alessandro Rossi sull’economia della cultura e della conoscenza (così denominata dalla UE) come strumento per la realizzazione dell’integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione. Sullo stesso quotidiano è stato pubblicato (il 4 giugno) una sintesi del programma di un altro candidato, Felice Petraglia. È possibile leggere entrambi cliccando su: articolo oppure su piano strategico. Così come, di Alessandro Rossi, si possono leggere la sintesi delle attività da realizzare e le linee programmatiche.

Università e città poli dello stesso magnete (dal: “Corriere di Siena” del 6 giugno 2016)

Alessandro Rossi. I temi trattati nei programmi elettorali per la carica di Rettore delle Università percorrono di default le linee di azione indicate dal Ministero. Temi teoricamente ineccepibili e ineludibili, come la responsabilità e sostenibilità economica (condizioni essenziali dell’autonomia di cui le Università godono), l’adeguamento dell’offerta formativa, la promozione e la valorizzazione della ricerca (anche allo scopo di facilitare l’accesso ai fondi di finanziamento europei) e l’internazionalizzazione. Questi temi vengono declinati spesso secondo la logica novecentesca di un’Università ancora chiusa nel proprio splendido isolamento. In questo senso non sembra faccia molta differenza se l’Università è di Milano, di Urbino o di Catania: i temi programmatici sono sostanzialmente simili.

Invece l’Università, in quanto inserita nel proprio territorio, deve oggi aprirsi alla diversità imposta dai singoli specifici contesti territoriali. La storia e le dinamiche evolutive delle Università sono state legate a quelle della propria Città: l’una ha condiviso e condivide le sorti dell’altra. Siena per la sua lunga tradizione accademica, ha un legame inscindibile con l’Università che, sebbene con fasi alterne, è patrimonio della stessa opinione pubblica. Benché la missione dell’Università debba rimanere saldamente ancorata alla creazione e alla trasmissione della conoscenza, l’Università è anche l’elemento fondamentale per l’integrazione tra città e cultura, tra città e innovazione e come tale essa può essere un potente fattore di sviluppo e di trasformazione del territorio a cui appartiene. Affinché questo si realizzi è necessario un forte sistema di relazioni sociali ed istituzionali in grado di promuovere ciò che viene oggi denominata dalla UE economia della cultura e della conoscenza.

Questa è la cosiddetta terza missione dell’Università, che non riguarda solo il trasferimento tecnologico e i processi di innovazioni delle imprese, ma riguarda anche il settore sociale e culturale. Questi settori possono promuovere la crescita di lavori strettamente legati non solo alle nuove tecnologie ma anche alla cultura e alla conoscenza (per esempio, produzione di eventi culturali, organizzazione e conservazione di informazione e conoscenza nei musei, nelle biblioteche, nei centri di documentazione, promozione di attività creative e artistiche, stampa, editoria e multimedia, produzione di beni immateriali, ecc.). Siena con la sua accademia ha a disposizione un elevato numero di esperti in differenti discipline oltre alla presenza consistente di risorse umane giovani e qualificate. D’altra parte una città culturalmente vitale potenzia la sua attrattività anche nei confronti degli studenti, la cui vita non può essere solo scandita dalle lezioni, dai tirocini e dagli esami.

È implicito che l’Università deve parallelamente valorizzare il proprio prestigio scientifico, adeguare i propri corsi di studio e la formazione alla ricerca, promuovere la propria internazionalizzazione e quindi la sua reputazione: tutti indiscutibili fattori di attrazione. Bisogna però considerare che, per esempio, l’internazionalizzazione, quale elemento di attrazione di studenti stranieri, dipende da tre principali fattori: la lingua di insegnamento, il costo degli studi e della vita, le politiche di immigrazione. Il solo fattore della lingua (l’offerta formativa in inglese è in espansione anche nel nostro ateneo) favorisce certamente l’occupabilità dei nostri studenti nel territorio europeo, ma è insufficiente per attrarre stabilmente studenti da altri paesi. Il ruolo dei governi è infatti indispensabile nel processo di internazionalizzazione non solo per le politiche di immigrazione ma anche per l’aiuto finanziario a studenti stranieri (95 milioni di dollari in Usa, 48 milioni di dollari in UK, 100 milioni di euro in Fr a Dl). Nulla in Italia. D’altra parte un paese come il nostro con un livello di disoccupazione giovanile al 40% non favorisce certo l’arrivo di studenti stranieri. In tutto il mondo la mobilità degli studenti è naturalmente diretta verso i paesi con maggiore offerta lavorativa. Quindi la nostra Università, se da un lato deve aumentare il livello di aggressività nella competizione nel territorio europeo (se non altro per il reclutamento di risorse) deve anche, con altrettanta determinazione, investire nella valorizzare e promozione della sua città e del suo territorio, contribuendo ad invertire l’attuale fase di declino e con esso anche il declino di immatricolazioni avvenuto negli ultimi 10 anni. A proposito di attrattività: l’Università e la città sono i due poli dello stesso magnete.

«Rompere con gli schemi del passato e tirare fuori tutta la verità sullo stato dell’Ateneo per ridare un futuro all’Università di Siena

Zelia-RuscittoDi seguito, la trascrizione integrale del commento conclusivo dell’intervista di Orlando Pacchiani (per Radio Siena TV) ai candidati rettori, nella trasmissione Siena Diretta Sera del 19/05/2016. Le riflessioni sono di Raffaella Zelia Ruscitto, giornalista de “il Cittadino online” che, il 3 ottobre 2013, ha ricevuto dall’Associazione Antigone di Siena il Premio “Pia de’ Tolomei”. Mi piace ricordare la bella motivazione: «premiata per l’autonomia e il coraggio con cui ha analizzato gli episodi che hanno segnato la storia recente e difficile di questa città. Con chiarezza e determinazione ha svolto il suo lavoro senza paura di ritorsioni o attacchi professionali e personali, dimostrando così che il coraggio delle idee attraversa trasversalmente le donne, promotrici in tante parti del mondo di battaglie per i diritti e per le ragioni della democrazia e della giustizia.»

Raffaella Zelia Ruscitto. Università, candidati a rettore, elezioni. Che cosa possiamo dire di questi candidati? Beh! Che hanno tutti bei programmi, belle speranze, buone intenzioni e tanto entusiasmo; l’entusiasmo delle idee, che finché restano idee sono perfette e condivisibili, ma che poi in qualche modo si devono scontrare con la realtà dei fatti. Una realtà, in verità, poco chiara per quanto riguarda lo stato reale dell’Università di Siena. Poco chiari, per esempio, innanzitutto i conti. Alcuni dicono che sono perfetti e in positivo e sempre meglio di anno in anno. C’è chi, invece, dice e sostiene che questi bilanci siano stati un po’ imbellettati, che gli sia stato messo un po’ di maquillage, qui e là, per rendere più visibile ai cittadini e alle persone comuni un progetto di risanamento che in realtà è molto più faticoso, molto più lungo e anche molto meno entusiasmante di quanto si voglia far credere. Diciamo che a leggere l’intervista del rettore, rilasciata al Corriere di Siena solo qualche giorno fa, sembra che tutto vada bene, che ci sia un entusiasmo dilagante e che al nuovo Magnifico non resti da fare altro che proseguire sulla strada già intrapresa da Riccaboni e aspettare soltanto il successo e la crescita dell’ateneo. Le belle parole, però, s’infrangono su ciò che noi, sappiamo bene, un po’ qui un po’ là abbiamo appreso dai vari commentatori di quello che accade all’interno dell’Università di Siena. Per esempio sul blog Il senso della misura del Prof. Grasso, uno dei blog più conosciuti a Siena per quanto riguarda l’Università, leggiamo un articolo a commento del programma del Prof. Petraglia. Il programma, in realtà, viene preso solo come spunto e a pretesto per fare un quadro di ciò che è realmente l’università in questo momento. Insomma si mettono a confronto le intenzioni del candidato a rettore e quella che è la base di partenza per vedere se, in effetti, le due cose possono essere l’una il prosieguo dell’altra. Quello che riporta l’articolo è una situazione non proprio brillante: metà delle lauree magistrali e metà delle triennali perse; raso al suolo il dottorato, così viene detto; perduti seimila studenti e 350 docenti e 100 stanno per venire fuori; non c’è, almeno al momento, un turnover; questa la situazione nel suo complesso, per cui c’è ben poco da festeggiare con questi presupposti; certo non ci si può lasciare andare al pessimismo e neanche si può pensare di potersi arrendere e lasciare andare così un’istituzione universitaria che è tra le più antiche del mondo. Bisogna, però, che a questo punto ci s’impegni non solo da Siena, ma anche il Governo e la Regione diano il loro contributo che anche i docenti che sono all’interno dell’ateneo diano il loro contributo e certo, come per il Santa Maria della Scala abbiamo appreso non da tanto tempo, ci sarà bisogno di trovare dei partner privati e per trovarli bisogna essere appetibili e quindi avere un progetto e un programma di ricerca interessante. Non vorrei essere nei panni del nuovo rettore, che dal primo novembre prenderà il posto di Riccaboni, però un consiglio nel mio piccolo mi sento di darglielo: di rompere con gli schemi fino a qui attuati e di tirare fuori tutta la verità senza più alcuna esitazione e alcun dubbio su quello che è lo stato dell’università e, possibilmente, esporre questa verità ai cittadini, ai senesi. Questo perché l’istituzione università è una proprietà dei senesi. Non vorremmo mai che accada per l’università quello che è accaduto già per realtà importanti per questa città. Rompere con gli schemi del passato e partire dalla verità per ridare un futuro all’Ateneo credo che sia già un buon presupposto per il nuovo rettore e magari, già solo questo, basterebbe per dare una ragione e un valore a questo nuovo Magnifico.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (3 giugno 2016) con il titolo: “Rompere con gli schemi del passato e tirare fuori tutta la verità sullo stato dell’Ateneo“.
– Bastardo Senza Gloria (4 giugno 2016) con il titolo: «Raffaella Zelia Ruscitto sull’Università di Siena, come riportato da Giovanni Grasso nel suo blog».

Università di Siena: «rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene»

Marco Tomasi-Francesco Frati-Angelo Riccaboni-Roberto Morrocchi-Franco Galardi

Marco Tomasi-Francesco Frati-Angelo Riccaboni-Roberto Morrocchi-Franco Galardi

Simonetta Losi

Simonetta Losi

Ateneo al voto. Università di Siena alla ricerca di un Rettore “libero” (Da: agenziaimpress.it, 1 giugno 2016)

Simonetta Losi. Con le prossime elezioni del Rettore si sta per giocare una partita fondamentale per il futuro dell’Università degli Studi di Siena: una partita che è, di conseguenza, importantissima per la Città tutta, in particolare ora che è impoverita dalla perdita della Banca. L’Ateneo senese, istituito nel 1242, nei secoli ha goduto momenti di splendore, protetto dai potenti del mondo di allora, e momenti di grave difficoltà. Nel 1321, a causa di una forte diatriba tra gli studenti dell’università bolognese e il podestà della città, Siena ebbe molti benefici dall’accoglienza di numerosi professori e studenti fuoriusciti dall’università felsinea, istigati anche da un locale lettore di legge Guglielmo Tolomei. Nel Cinquecento, con Siena in piena crisi, l’Università era uno dei pochi centri di sviluppo e di innovazione ancora attivi in città: riuscì a convogliare a Siena le innovazioni e le idee contemporanee, divenendo l’Ateneo di riferimento del Granducato di Toscana. Ma nel 1808, con l’invasione francese, lo Studio senese venne chiuso, per riaprire i battenti solo con la Restaurazione. Nel 1892 solo una sollevazione popolare, animata da uno sciopero generale e l’intervento delle istituzioni cittadine, impedì – nonostante una positiva ripresa delle attività – che l’Ateneo venisse soppresso. La storia si ripete. Oggi la nostra Università corre il rischio di perdere non solo importanti discipline a causa della progressiva riduzione di docenti (circa 300 negli ultimi 10 anni), ma anche la propria autonomia politico-amministrativa e culturale. E come i fuoriusciti dell’Università felsinea, appunto, portarono nel 1321 nuovo vigore all’Università di Siena, così la crisi della nostra Università procaccerà energie ad altre realtà.

Tra i fattori interni della crisi è la mancata presa di coscienza di sé da parte di Siena. La necessità di depotenziare l’Università di Siena è solo un tassello nel generale disegno di ridimensionare il potere complessivo di una città che – come già accaduto nel Cinquecento – dava fastidio per la propria potenza. Situazioni politiche contingenti, insieme ad altri fattori interni ed esterni, hanno indotto la crisi delle istituzioni, prima fra tutte il Monte dei Paschi, la Banca più antica del mondo, che ha stimolato voraci appetiti internazionali prima ancora che nazionali e locali. Tra i fattori interni della crisi è la mancata presa di coscienza di sé da parte di Siena, che non è stata capace di combattere in maniera efficace la mediocrità, pensando che il proprio isolamento fosse una protezione: debolezze che forze esterne hanno creato e potenziato, per poi gestirle, indebolendo tutte le istituzioni che hanno reso unica Siena nel mondo.

Università di Siena e città di Siena sono un binomio indissolubile. Oggi dobbiamo chiederci se dopo la “delocalizzazione” della nostra Banca anche la nostra Università subirà la stessa sorte: con essa Siena perderebbe anche una parte importante della sua storica ricchezza culturale. Questo non deve accadere. Università di Siena e città di Siena sono un binomio indissolubile che deve risorgere e trovare la forza di potenziarsi. Esistono in tutte le grandi aree disciplinari dell’Ateneo Senese – così come nella città di Siena con il suo territorio – delle eccellenze assolute, la cui integrazione è la sola opportunità per un nuovo rinascimento. Bisogna essere migliori grazie alla capacità di impiegare queste “eccellenze assolute” per coltivare culturalmente il tessuto sociale di Siena, per renderlo consapevole delle proprie reali potenzialità: un tessuto sociale che deve essere vigile e non stordito da investimenti di facciata privi di una reale consistenza e di ritorni certi. Bisogna rifiutarsi lucidamente di fingere di essere ricchi, fingere di essere forti, fingere che tutto vada bene. Fra sei anni l’Università potrebbe non esistere più, implosa e fagocitata dall’esterno. Di questo si sta parlando poco, troppo poco: l’opinione pubblica non viene smossa, a tutto vantaggio di qualche “manovratore” che ha tutto l’interesse a non provocare dibattito o movimento di opinione.

Qual è il bene dell’Università e di tutto il suo territorio? Nel frattempo, in queste elezioni che sanno tanto di ultima chiamata, si stanno consumando sottotraccia accordi, alleanze, rotture, sulle quali si gioca il futuro dell’Università e della città. Noi cittadini non possiamo rimanere inerti a guardare, concentrati su guerricciole interne di piccolo cabotaggio che non ci fanno accorgere che stanno continuando a portarci via ogni cosa. Un esempio per tutti: SienaBiotech aveva con l’Università un rapporto con potenzialità straordinarie. Eppure non è stata trattenuta: è stata smembrata, “delocalizzata”. Bisogna chiedersi: qual è il bene dell’Università e di tutto il suo territorio? L’Università di Siena è sopravvissuta fino ad oggi perché è riuscita a stare in equilibrio tra malnutrizione e decesso. L’Università si è fermata a causa del dissesto economico, puntando i piedi sull’orlo del precipizio, ma non può permettersi questo equilibrismo per troppo tempo. Aspettare, curarsi le ferite, essere inerte per altri 6 anni corrisponde a perdere ulteriormente terreno, a creare una voragine incommensurabile tra Siena ed il resto del mondo. E così, a differenza con il passato – dove i margini di rischio erano temporalmente lunghi – adesso il turnover di idee e la selezione “naturale” dei competitors sempre più specializzati, si svolge in lassi temporali istantanei che non consentiranno più di avere i ritmi lenti del passato, pena la sopravvivenza.

Il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche. Quindi è necessario smettere di cercare equilibrismi tra un passato che non esiste più e un futuro che potrebbe non esserci: dobbiamo ora, adesso, subito, vivere e respirare cose nuove, cose vere. Il futuro dell’Università degli Studi di Siena passa obbligatoriamente dalla scelta che essa saprà fare nelle prossime elezioni. Il prossimo Rettore, oltre ad una indiscutibile statura scientifico-culturale, dovrà essere una persona autorevole e autonoma, dovrà saper scegliere una classe dirigente illuminata. Solo quella potrà garantire una traccia sicura verso cose concrete, di reale valore, una moneta di scambio aureo esportabile, che oltrepassi ogni confine geografico, ma che mantenga una speciale e profonda sensibilità nei confronti della città, che questa Università ha voluto e ha saputo difendere nei secoli. Parliamo quindi di cultura, conoscenza, scienza, ricerca che creino consapevolezza e ricchezza anche alla città: fare della cultura, della tecnologia e della scienza una forza economica di sviluppo e di crescita. È necessario far sì che l’Università sia il motore di un potere economico sano, capace di produrre ed esportare i suoi valori. Seguendo questo ragionamento, il futuro Rettore non deve essere imprigionato o ostaggio di logiche troppo vicine e localistiche, tantomeno di quelle troppo lontane e non esplicite: quelle che vedono l’Università di Siena come un’istituzione da occupare e non da servire.