A grandi passi verso la rimozione del rettore dell’università di Siena

Uil-Rua-Cisal-Cisapuni-Rdb-Ugl-Rsu-Flc-Cgil

Egregio Signor Ministro Profumo, si richiama la Sua attenzione per un urgente intervento presso l’Università di Siena i cui vertici hanno sospeso in modo pretestuoso il pagamento di qualsiasi indennità al personale tecnico amministrativo da oltre 13 mesi. Il protrarsi di questa situazione rischia di portare al blocco di attività di servizio connesse direttamente al Fondo, quali ad esempio il blocco delle biblioteche, legate al sistema dei turni, oppure a servizi istituzionali svolti su turni e orari notturni e festivi. A fronte di questo disagio l’attuale vertice si riserva di assumere qualsiasi decisione in merito, in attesa di pareri terzi anche supportati da suggerimenti di Dirigenti Ministeriali, che invitano a non cedere a pressioni sindacali rispetto alle legittime aspettative dei lavoratori e di esclusiva competenza delle OOSS. In questo momento è necessario un Suo intervento per rimuovere le cause che hanno provocato la sospensione delle remunerazioni, nonché di ripristinare la contrattazione paralizzata dai veti incrociati dei vertici, che di fatto esprimono chiaramente una mancata volontà di riconoscere al personale una parte fondamentale dello stipendio. Fiduciosi di un Suo diretto intervento, cordiali saluti.

Siena: dalla “piccola Oxford” all’Università delle truffe

Ormai è chiaro! L’Università degli Studi di Siena ha un altro primato, quello delle truffe compiute da autorevoli personaggi che hanno gestito l’ateneo per fini esclusivamente personali. Si trova di tutto: consulenze dorate per gli amici, uso privato di mezzi e strutture pubbliche, compensi in conto terzi senza controllo, rimborsi di missioni mai avvenute, centri di servizio costituiti per macinare profitti per pochi, posti di ricercatore senza copertura finanziaria per figli e amici, compensi illimitati ai docenti dei master e dei corsi di perfezionamento, tasse del post-laurea senza alcun tetto e in parte intascate da qualche furbo. Ecco, tutto questo accade da 26 anni e spiega la voragine nei conti e il dissesto anche morale di un Ateneo dal glorioso passato. Le prove raccolte dalla Procura della Repubblica di Siena per il primo filone d’indagine, rese pubbliche da pochissimi giornali e da qualche blog, rivelano solo una piccola parte del malaffare ma dimostrano chiaramente le responsabilità dei vertici passati e attuali, la mancanza di senso delle istituzioni, le piccinerie, l’irrazionalità e, per alcune decisioni, l’imbecillità manifesta. Altrimenti, perché falsificare platealmente il concorso per Direttore Amministrativo quando si sarebbe potuto ottenere lo stesso risultato in modo regolare? Infatti, lo Statuto concedeva a Riccaboni la prerogativa di nominare la persona che lui aveva scelto: la Fabbro, appunto. Allora, perché bandire una “selezione pubblica” (con una commissione presieduta da lui stesso), alla quale parteciparono ben 49 candidati, tra direttori amministrativi e dirigenti d’altre università? Com’è noto, vinse la Fabbro e il concorso-farsa ha in seguito assunto i contorni di una truffa ai danni dell’Ateneo senese, dei suoi dipendenti e dei candidati. A questi ultimi è toccata anche l’onta di veder prevalere una collega già condannata per illecito amministrativo-contabile nell’esercizio delle sue funzioni di direttore amministrativo dell’Università di Bologna. Di questo, ovviamente, nel suo curriculum non c’è traccia. Ma al danno si aggiunge anche la beffa, se si legge di seguito l’intercettazione telefonica tra Marco Tomasi (ex Direttore generale del Ministero dell’Università) e Riccaboni. I due dispensano a piene mani amenità e “perle di saggezza” del tipo: «lei ha visto il parterre dei candidati? … uno che è bravo non verrà mai a mettersi in concorso!»; i concorsi sono «falsa democrazia, demagogia, finto rispetto delle regole che poi diventa masochismo!». Ci si meraviglia ancora del baratro in cui è sprofondata l’Università di Siena?

Continua a leggere

Il Ministro revochi la nomina del Rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile

Pietro Paolo Amato (Senatore PdL) interroga il Ministro del Miur.

Premesso che:
– in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per l’anno accademico 2010/2014. Indagini che ipotizzano a carico degli indagati – componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale – il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici;
– tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del 4 novembre 2010 dell’allora Ministro dell’Università e della Ricerca – che il 24 febbraio 2011 fu ascoltato nella citata indagine come persona offesa – di nomina del Rettore, a sua volta ascoltato dalla Procura di Siena in data 22 novembre 2010 in qualità di persona informata sui fatti;
– fu l’allora Ministro, all’atto di nomina del Rettore, a ricordare la rilevanza dell’esito delle indagini in corso ai fini di una piena legittimazione delle nuova figura apicale dell’università precisando che “il provvedimento non intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in corso”;
– in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università” notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – ex rettori, direttori amministrativi, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili – a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato;
– il 21 novembre 2011 in occasione dell’inaugurazione del 771° anno accademico dell’Ateneo senese il Rettore dell’Università di Siena, facendo esclusivo riferimento a quest’ultima indagine, ha annunciato che “gli organi di governo valuteranno, nel momento in cui la procedura giudiziaria lo consentirà, l’eventualità che l’Ateneo si costituisca parte civile nel dibattimento”;

considerato che :
– l’Università degli studi di Siena attraversa una delicata situazione economica che deve fare i conti, oltre che con lo storico pesante disavanzo strutturale, anche con un’indifferibile rivisitazione e riorganizzazione della gestione corrente gravata da elevatissimi costi per l’abnorme numero di personale dipendente e dalla funzionalità di sedi distaccate (locate ad Arezzo e a Grosseto) assai dispendiose. Spese che non potranno essere ulteriormente bilanciate, come eccezionalmente avvenuto nel 2010, da entrate straordinarie dovute dalla vendita di parte del patrimonio immobiliare universitario;
– l’adozione di un’inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell’Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell’attuale Rettore – sulla cui elezione grava l’indagine giudiziaria in premessa – nonché del Direttore amministrativo, il quale risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo–contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna -;

ricordato altresì che :
– la legge 30 dicembre 2010 n. 240, recante “norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per  incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”, introduce nuove modalità per l’elezione del Rettore;

tutto ciò premesso e considerato, si chiede al Ministro in indirizzo :
– se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena e ricordate le recenti regole circa l’elezione dei Rettori universitari – il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno di valutare la revoca dell’atto di nomina dell’attuale Rettore ed indire nuove elezioni, onde conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;
– se non ritenga opportuno che il Ministero dell’Università, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all’ateneo senese, non debba adoperarsi al fine di costituirsi anch’esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico–finanziario, sia da quelle riguardanti l’elezione dell’attuale Rettore dell’Università di Siena;
– se, infine, corrisponde a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell’inchiesta sui presunti brogli in capo all’elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena; e, nel caso affermativo, quale ne sia la sua valutazione, anche alla luce della prassi secondo la quale il Senato accademico può disporre la sospensione cautelare di un docente oggetto di indagini giudiziarie.

Esiste o no la normativa che impedisce l’erogazione del trattamento economico accessorio nell’università di Siena?

Le sottoscriventi OO.SS. avrebbero molto da dire su quanto avvenuto in Consiglio di Amministrazione e non solo. Ma inorridiscono di fronte alla palese falsità del seguente passo delle dichiarazioni del Rettore:

«In tema di stipendi, va ricordata l’impossibilità, dovuta alla normativa in vigore, di erogare il trattamento economico accessorio al personale tecnico e amministrativo nell’anno 2011. Questo avviene, peraltro, in un Paese dove gli stipendi della Pubblica Amministrazione sono già mediamente molto bassi. Consapevoli dell’importanza di tale componente salariale, tale cifra è stata iscritta a bilancio, sia nel 2011 che nel 2012, nella  speranza che presto il vincolo posto dalla normativa possa essere quanto prima sbloccato».

Non esiste alcuna normativa che impedisca di erogare il trattamento economico accessorio. La cosa è dimostrata in modo palmare dalla circostanza che l’Università degli Studi di Siena è l’unica amministrazione pubblica in tutta Italia che non eroga il trattamento accessorio ai propri dipendenti. Quindi delle due l’una: o siamo gli unici in regola con questa fantomatica normativa (quello che sembra sostenere il Rettore) oppure siamo gli unici in palese contrasto con la normativa (che è quello che sosteniamo noi da quando è stata sospesa l’erogazione). Inutile, ma lo facciamo lo stesso, a questo punto, osservare che l’Amministrazione continua ad arrampicarsi sugli specchi per giustificare ciò che non è assolutamente giustificabile e cioè che ha messo in atto una prepotenza col massimo disprezzo nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie messe seriamente in difficoltà da scelte unilaterali lontane da qualsiasi senso dell’equità e dell’opportunità.

Cisal, Cisapuni, Flc-Cgil, Ugl, Uil-Rua, Usb

Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!

Pubblichiamo l’ultimo commento di Outis e, di seguito, il Monologo di un Procuratore della Repubblica, del 18 giugno 2011.

Outis. È noto l’apologo dei fichi di Catone, com’è noto che terminasse ogni suo intervento in Senato, qualunque fosse l’argomento, con la frase: “Carthago delenda est”. A rammemorare e rafforzare l’attenzione dovuta nei confronti della bradipica magistratura senese, propongo a tutti coloro che postano un intervento su questo blog, qualunque sia l’argomento, di terminare con la frase: “Cari magistrati, siamo stufi dei vostri traccheggi!“.

Monologo di un Procuratore della Repubblica

Outis. Che montagna di pratiche! Guardiamo stamani cosa emerge dal mucchio: “Malversazioni e porcherie varie all’Università di Siena“, bisogna provvedere con urgenza; ma qui che c’è? Orrore! “Tentativo di furto del ciuco all’Orto de’ Pecci“, un tentativo di abigeato a Siena! e per di più aggravato dall’ora notturna; dietro, ne sono quasi certo, c’è un traffico internazionale di ciuchi, li verniciano metallizzati e li spacciano per colibrì nei paesi arabi, mi pare di averlo sentito dire. L’Università può attendere, maiora premunt!

Dopo il sindaco di Siena, il presidente della provincia e la Cgil, il nuovo Statuto dell’Università bocciato anche dalle donne

Il nuovo Statuto dell’Università di Siena nasce non all’insegna del “maschilismo” (fosse solo questo!) ma all’insegna dell’indeterminatezza, della genericità e dell’insipienza. «Faremo valere le nostre ragioni in tutte le sedi e in tutte le forme che riterremo opportune ed efficaci», si legge nel documento che segue. La presenza, tra le firmatarie, di quattro consigliere di amministrazione (Marcella Cintorino, Enrica Bianchi, Mirella Strambi, Maria Frosini), che si aggiungono ad altre quattro donne del CdA (Floriana Rosati, Moira Centini, Francesca Giuli e Ines Fabbro), induce a pensare che lo Statuto – che esclude le donne dai luoghi di responsabilità, relegandole a «mortificanti posizioni di basso profilo» – subirà una sonora bocciatura in sede d’approvazione da parte del CdA. “Se non ora quando?” Comunque, se ne riparlerà dopo il Consiglio di Amministrazione.

Anna Coluccia, Serenella Civitelli, Marcella Cintorino, Enrica Bianchi, Mirella Strambi, Maria Frosini, Michela, Pereira, Monica Bianchi, Marina Ziche, Samantha Tufariello, Lucia Maffei, Elisa Giomi, Elena Gaggelli. L’orientamento espresso dall’attuale governance universitaria, col mancato riconoscimento di posti riservati per le donne nel futuro Consiglio d’Amministrazione, è coerente rispetto all’episodio, esso pure gravissimo, dell’assenza di rappresentanti femminili nella Commissione incaricata di redigere il nuovo Statuto. In passato abbiamo tutte combattuto, sia pure con modalità e da posizioni differenti, per l’affermazione dei diritti delle donne nella società e nell’università italiane. Mai avremmo immaginato, allora, che il futuro ci avrebbe riservato momenti come quello attuale. Sognavamo, e progettavamo, una società e un’università più a misura di donna. Sapevamo di lottare non solo per noi, ma anche per le generazioni future, per le giovani (e i giovani) di oggi. Ebbene, siamo incredule di fronte a ciò che il presente ci mette dinanzi agli occhi, e lo sgomento e l’amarezza aumentano perché i diritti delle donne sono disconosciuti e negati proprio a Siena, nella nostra Università. Altrove peraltro – non solo nelle più avanzate nazioni occidentali, ma anche nella nostra Italia, solitamente così poco sensibile a recepire le istanze delle donne – il clima sembra essere cambiato, o sul punto di cambiare: la politica e la legislazione si adeguano sempre di più a ciò che sembra diventata una sensibilità diffusa e condivisa. Si avvia a diventare ovunque pacifico, ormai, che le donne debbano poter contare davvero, e che quindi abbiano diritto a essere adeguatamente rappresentate in tutti i settori della società.

La nostra Università sembra ignorarlo, e questa è per noi motivo di grande sconcerto, e anche di rabbia. Dispiace e amareggia che, in un momento così difficile, si dimostri così poca sensibilità alle più che legittime, elementari aspettative della componente femminile della comunità accademica. Queste aspettative vanno oltre l’ormai vieta (e non priva di ambiguità) formula delle “pari opportunità”, e non si rispecchiano nelle mere (anche se indubbiamente necessarie) attestazioni di principio, del tipo di quelle contenute nella bozza di Statuto universitario circolante in questi giorni. Resta il difetto di origine – lo ripetiamo: gravissimo – che redigere uno Statuto senza coinvolgere direttamente le donne significa negare, al di là delle dichiarazioni di facciata, il loro contributo decisivo alla vita universitaria, la loro molteplice esperienza e competenza, a ogni livello. Allo stesso modo, negare la necessità delle cosiddette “quote rosa” negli organismi rappresentativi e decisionali dell’Ateneo significa perpetuare di fatto, e consapevolmente, l’esclusione delle donne dai luoghi di responsabilità, quindi discriminarle. Denunciamo l’attuale emarginazione delle donne nell’Università di Siena come squalificante per il nostro Ateneo. Respingiamo con forza il vero e proprio annullamento della presenza femminile nel progetto, ancora in itinere, di nuova governance dell’Ateneo. Invitiamo ciascuna donna dell’Università di Siena a far sentire la propria voce. Vogliamo contare davvero, com’è giusto. Subito. Non ci accontentiamo di riconoscimenti generici e di principio, e non ci vogliamo rassegnare a mortificanti posizioni di basso profilo, di seconda fila. Faremo valere le nostre ragioni in tutte le sedi e in tutte le forme che riterremo opportune ed efficaci. Lo dobbiamo a noi stesse, alle nuove generazioni di donne e di uomini, alla nostra Università. Che ha nel suo sigillo l’immagine di una donna.

Due casi per il movimento delle donne “se non ora quando”

Cecilia Scoppetta e Antonella Fioravanti, due donne coraggiose che da sole si battono contro un sistema universitario corrotto e corruttore. Di Antonella questo blog si è già occupato in tempi ormai lontani, tanto lontani che, ormai, c’è il rischio della prescrizione del reato. Ci auguriamo solo che i due casi vengano adottati dal movimento delle donne “se non ora quando”, che si riunisce a Siena il 9 e 10 luglio.

Prof sottoaccusa, ma il processo non parte (la Repubblica Firenze 7 luglio 2011)

Franca Selvatici. Il processo doveva cominciare il 13 maggio 2008. Sono passati più di tre anni di rinvii. Intanto la giustizia langue e il rischio di prescrizione avanza. Accade a Siena. Al Policlinico “Le Scotte” opera come professore associato di reumatologia il vincitore di un concorso universitario sotto accusa, mentre la collega che ha svelato la pastetta denuncia di subire da anni l’ostracismo del mondo accademico. Gli imputati, rinviati a giudizio il 26 ottobre 2007 per abuso d’ufficio, sono il professor Roberto Marcolongo, ordinario di reumatologia all’Università di Siena, accusato anche di rivelazione di segreti d’ufficio, e il professor Bruno Frediani, vincitore del concorso di associato che si concluse il 18 febbraio 2006. Le prove dell’accusa sono robuste. A prescindere dai titoli di Bruno Frediani, è difficile smentire che il concorso fosse stato confezionato su misura per lui. Nel suo computer c’erano, in data precedente al concorso, i cinque temi a lui destinati per la prova didattica. Ed era lui, cioè uno dei candidati, a colloquiare in via telematica con i commissari al posto del membro interno professor Marcolongo e ad elaborare per suo conto il verbale della commissione contenente i curricula dei candidati e i suoi giudizi su di loro. Il profilo sul bando era modellato sui suoi titoli professionali. E la dottoressa Antonella Fioravanti, la collega che ha rotto l’omertà e ora è parte civile con l’avvocato Massimo Rossi, registrò il professor Marcolongo che ammetteva: “Il posto è del dottor Frediani, perché ha le sue raccomandazioni”. L’accusa è solida ma il processo non si fa. E l’Università ha fatto quadrato attorno ai due imputati. Il 15 marzo 2006, a inchiesta già aperta, l’Ateneo approvò la regolarità degli atti del concorso. Due mesi dopo il dottor Frediani fu “chiamato” dalla facoltà di Medicina, dove tuttora lavora. E l’Università non si è costituita parte civile al processo.

Sullo stesso argomento:
La Nazione Siena (8 luglio 2011):  Concorso ‘irregolare’. Il processo non arriva.
Fratello Illuminato – Il blog (8 luglio 2011): Se non ora quando… Ma alla Facoltà di Medicina dell’università di Siena quando?

Una vicenda sconcertante presso l’Università di Roma Tre che reclama provvedimenti disciplinari e la costituzione di parte civile nel processo penale

Non conosco Cecilia, ma da quel poco che mi scrive mi sembra una donna fragilissima nel fisico e con un forte temperamento. Sta combattendo da sola una durissima battaglia sulla malauniversità contro una potentissima lobby accademica, e non solo. Non lasciamola sola, diamole una mano perché è nel giusto e se lo merita.

Appello al Rettore dell’Università di Roma Tre

Cecilia Scoppetta. Egregio Prof. Guido Fabiani, invio la presente per richiedere quali provvedimenti, nella Sua funzione di Rettore dell’Università di Roma Tre, intenda adottare urgentemente ai sensi dell’art. 10 della recente legge cosiddetta “Gelmini”, nonché ai sensi del DPR 445/2000, in merito alle violazioni dell’art. 76 del DPR 445/2000 e dell’art 604 c. p. (falso in atto pubblico e truffa) denunciate in sede amministrativa (Tar Lazio e Consiglio di Stato) e regolarmente notificateLe in quanto legale rappresentante dell’Ateneo (in base a tale notifica, del resto, l’Ateneo stesso si è costituito in giudizio). Il Consiglio di Stato, infatti, ha ribadito l’inammissibilità del ricorso presentato in merito al concorso per ricercatore nel settore disciplinare ICAR/21 – Urbanistica (seconda sessione 2007), ma la sentenza omette di esprimersi proprio riguardo a tali gravi reati di natura penale, che pure sono stati ampiamente documentati anche con più di una testimonianza in forma scritta (come del resto consentito dalla recente riforma del processo amministrativo). Oltre alla denuncia penale – che, a questo punto, diviene doverosa – volta a far luce su una vicenda che appare, per molti versi, inquietante, intendiamo appellarci alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, al fine di stabilire se i nostri diritti, garantiti dalla Costituzione, siano stati gravemente violati.

Pertanto, anche per scongiurare il rischio di comportamenti inconsapevolmente omissivi – proprio ai sensi del DPR 445/2000 – da parte dell’Ateneo, si sollecita un intervento tempestivo del Rettore, nell’ambito delle funzioni anche disciplinari assegnategli, che consenta di far piena luce sugli sconcertanti esiti di questa vicenda, che appaiono in netto contrasto con le finalità culturali prima ancora che con gli interessi economici (pubblici) dell’Ateneo (il riferimento è, ovviamente, al possibile danno erariale). Tale intervento è maggiormente necessario e doveroso in un momento storico, come quello che stiamo vivendo, drammaticamente segnato da una corruzione talmente diffusa da arrivare a coinvolgere, recentemente, perfino elementi della stessa Magistratura (il riferimento è alla vicenda del giudice Toro e a quelle delle quali si sta occupando la Procura di Perugia in relazione alla cosiddetta “cricca”).

Non ho motivo di dubitare, quindi, della ferma volontà del Rettore di non accontentarsi di una giustizia meramente formale, che omette di pronunciarsi sulla sostanza (documentata) dei reati penali. Più volte, del resto, il Rettore si è giustamente espresso in favore della “cultura del merito” – che, invece, vicende come questa finiscono per ridurre a barzelletta – per non assumersi la responsabilità civile di intervenire con fermezza per il rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione. Ho la certezza che il Rettore, che rappresenta un’Istituzione, intenda condividere questa battaglia di civiltà, intervenendo tempestivamente e individuando le specifiche responsabilità ed il contesto all’interno del quale sono maturate una serie di scelte che hanno portato alla situazione attuale. Ciò appare urgente e necessario anche al fine di evitare ulteriori reiterazioni dei reati contestati – che si aggiungano, cioè, a quelle purtroppo già verificatesi (dicembre 2010) ed, anche in questo caso, documentate nella memoria regolarmente depositata al Consiglio di Stato – e tentativi (anche questi già verificatisi) di modificare elementi di prova (ad esempio: i documenti disponibili sui siti web dei Dipartimenti).

Si richiede, inoltre, che l’Ateneo – oggettivamente danneggiato rispetto alla sua missione istituzionale e per quanto riguarda il danno erariale – si costituisca parte civile nell’ambito del procedimento penale, al fine di ottenere quello stesso dovuto risarcimento dei danni che, ovviamente, sia io, che il mio co-ricorrente, dott. Pietro Elisei, a questo punto intendiamo richiedere con forza.

“Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena

Monologo di un Procuratore della Repubblica

Outis. Che montagna di pratiche! Guardiamo stamani cosa emerge dal mucchio: “Malversazioni e porcherie varie all’Università di Siena“, bisogna provvedere con urgenza; ma qui che c’è? Orrore! “Tentativo di furto del ciuco all’Orto de’ Pecci“, un tentativo di abigeato a Siena! e per di più aggravato dall’ora notturna; dietro, ne sono quasi certo, c’è un traffico internazionale di ciuchi, li verniciano metallizzati e li spacciano per colibrì nei paesi arabi, mi pare di averlo sentito dire. L’Università può attendere, maiora premunt!

Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena

Usando come falsariga il programma elettorale di Giulia Simi (docente di Algebra dell’Università) – alla quale auguro vivamente l’elezione in Consiglio comunale – proviamo a verificare anche per l’Ateneo senese il rispetto delle disposizioni di legge riguardanti la trasparenza, la valutazione della performance e il merito. Secondo il D. Lgs. 150/2009, «la trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principî di buon andamento e imparzialità.» Ebbene, dall’Università di Siena, che ha il triste primato dei bilanci truccati in più anni e di una voragine nei conti da 250 milioni d’euro, ci si sarebbe aspettata una scrupolosa applicazione di questa norma, proprio per favorire un controllo diffuso del rispetto dei principî di una buona amministrazione. Invece gli attuali vertici dell’ateneo si sono incamminati nella direzione opposta a quella della cultura della trasparenza; ostacolando ogni forma di controllo capillare dal basso hanno instaurato una gestione autocratica del tutto inefficace a risolvere le emergenze. Di seguito solo alcuni preoccupanti esempi.

1) Assenza dal sito internet dei bilanci dell’Ateneo e delle società consortili e partecipate.
2) Mancata pubblicizzazione di tutte le informazioni relative a stipendi, indennità, gettoni di presenza, entrate per conto terzi, proprietà riguardanti il rettore, pro rettore, Presidi di Facoltà, delegati del rettore, membri del Senato accademico e del CdA, Direttori di Dipartimento, docenti nominati dall’Ateneo nei Comitati scientifici e nelle società consortili e partecipate.
3) Esame dei verbali degli organi collegiali consentito ai soli possessori di password certificata, con schedatura dell’utente e stampigliatura del suo nome su tutte le pagine del documento.
4) Il nome del Direttore amministrativo – fatto prima ancora che si decidesse di bandire il concorso – è stato scelto tra altri 49 candidati, nonostante una sua condanna per illecito amministrativo-contabile nell’esercizio delle sue funzioni di dirigente dell’Università di Bologna.
5) Consiglio di Amministrazione esautorato nella nomina del Direttore amministrativo in quanto non ha discusso ed approvato la retribuzione, non ha fissato gli obiettivi di lavoro e, quindi, impossibilitato a valutare l’indennità di risultato.
6) La retribuzione del Direttore amministrativo, non sottoposta all’approvazione del CdA, è di circa 30 mila € l’anno superiore a quella prevista per il nostro ateneo, con un evidente danno erariale.
7) Pratica dei preconsigli d’amministrazione finalizzati a precostituire l’unanimità su argomenti particolarmente spinosi.
8 ) Immotivata riorganizzazione dell’amministrazione centrale con attribuzioni di responsabilità a soggetti privi delle competenze richieste, con evidenti disservizi in settori delicati e strategici.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (11 maggio 2011). L’Università di Siena e la norma sulla trasparenza disattesa. (Gli attuali vertici dell’ateneo si sono incamminati nella direzione opposta a quella della cultura della trasparenza).