Il rettore dell’università di Siena come l’onorevole Trombetta!

Ma mi faccia il piacere!

Angelo Riccaboni. La titolazione della prima pagina de “La Nazione” «Rinviateli a giudizio», sovraimpressa al fotomontaggio che sembra ritrarmi in aula Magna, durante un momento dell’ultima tornata di votazioni per l’elezione del rettore, induce inevitabilmente i lettori a inferire erroneamente il mio personale coinvolgimento giudiziario nella vicenda narrata nell’articolo a cui si rimanda nelle pagine interne. Sono pertanto costretto a ribadire che non sussiste alcuna richiesta di rinvio a giudizio che mi riguarda nell’ambito dell’inchiesta relativa alle elezioni del rettore che si sono svolte nel 2010, e chiedo che la presente venga pubblicata con il giusto risalto per contrastare l’impatto lesivo provocato.

Tommaso Strambi. Il rettore Riccaboni ha ragione: non è tra le persone per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio. E, infatti, non emerge né dalla titolazione, né dagli articoli pubblicati. Ma il rettore non può negare che l’inchiesta riguarda proprio la sua elezione al vertice dell’Ateneo per la quale i magistrati ravvisano delle irregolarità, tanto da chiedere il rinvio a giudizio degli indagati.

Università di Siena: in sciopero con il sordo

24 aprile UNI(TI)SI SCIOPERA

RSU d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb P.I. Non può che suscitare costernazione la nota inviata dal Rettore venerdì scorso. Ci si domanda quale intento avesse, il Magnifico, nel comunicarci per l’ennesima volta le stesse spiegazioni vuote sulla sospensione del trattamento economico accessorio, TEA. In sei punti è spiegato ciò che abbiamo già sentito innumerevoli volte: la giustificazione di una scelta scellerata che non ha alcuna logica. La sospensione non è caduta come un meteorite addosso all’Ateneo, è stata decisa e messa in pratica unilateralmente dalla Direttrice Amministrativa di concerto con il Rettore. La sospensione illegittima è stata comunicata per mail a tutto il personale senza minimamente riflettere su ciò che avrebbe provocato. Rispondiamo punto per punto alla nota:

1. La voce è stata indicata in bilancio perché è obbligatorio indicarla, come lo è erogare il TEA. Non è stato un atto di generosità, o di considerazione nei confronti del personale tecnico e amministrativo, inserire la voce in bilancio ma un atto dovuto per legge. Il vero atto che denota la considerazione che Direttrice Amministrativa e Rettore hanno del personale tecnico e amministrativo è la sospensione!

2. La certificazione dei fondi 2009-2010 non è di difficile interpretazione. I verbali sono stati resi pubblici e molti li hanno letti. Questa questione poi non va confusa con la sospensione del TEA del gennaio 2011. Infatti la favola della certificazione fantasma è del luglio 2011, sette mesi dopo la sospensione! Si decida poi cosa si vuole sostenere, la certificazione è assente o lacunosa? «Non è stato possibile attivare la contrattazione per l’anno 2011 e per l’anno 2012 a causa dell’assenza della certificazione della compatibilità economico-finanziaria dei fondi relativi al biennio precedente. Le certificazioni precedenti, 2009 e 2010, risultano infatti lacunose o di incerta interpretazione.»

3. Mef, Aran e Dipartimento della funzione pubblica sono stati interpellati ma dopo la sospensione che peraltro nessuna di queste tre istituzioni ha consigliato, anzi sono in palese difficoltà nel rispondere. la questione è stata così ingarbugliata dalla nostra Amministrazione che rischia di creare problemi in tutte le Pubbliche Amministrazioni. Avallare il concetto di sospensione di una voce fondamentale della retribuzione del personale di una P.A. se fosse avallato dal MEF genererebbe uno tsunami nel resto d’Italia, quanti dirigenti con Amministrazioni in difficoltà vorrebbero fare come la nostra Direttrice Amministrativa.

4. Nessuno ha mai chiesto di prescindere dagli errori fatti nel passato, cioè dal 2000 al 2009 evidenziati dall’ispezione del MEF. Anzi la RSU e le OO.SS. hanno proposto di erogare i fondi 2010 e 2011 costituiti correttamente e poi quando arriverà un accertamento della maggiore spesa precedente discutere se e come vada recuperata. Infatti, la maggiore erogazione, peraltro basata su di un errore fatto unicamente dall’Amministrazione, non è accertata da nessun organo di controllo, a oggi. Ciò che è grave è che sulla base di un qualcosa di non certo si sia già fatto un taglio certo sul fondo del TEA in bilancio. La somma che la Direttrice Amministrativa toglie dal fondo come recupero su quanto maggiormente erogato in passato è illegittima e basata su conti non definitivi. Va chiarito infine che non un euro in più è stato erogato al personale perché tutto ciò che abbiamo avuto era previsto dai contratti collettivi integrativi. Le somme di cui si parla per semplicità come somme in più sono determinate all’origine al momento della costituzione del fondo dall’Amministrazione.

5. Le somme in bilancio ci sono, però decurtate, per cui generano già una minore spesa e incidono meno sul rapporto fra entrate e uscite. Va poi scritto che se le somme si mettono ma non si spendono queste non incidono sul disavanzo strutturale annuale dell’Ateneo. Se spendo 140 per il personale e non spendo i 3 milioni lordo datore di lavoro per il TEA, sono tre milioni in meno che escono sulla voce personale. Il problema poi non è di bilancio ma di liquidità. La difficoltà di liquidità genera forti problemi nel pagare tutte le spettanze e tre milioni in meno fanno gola.

6. Lo stallo venutosi a creare è unicamente dovuto all’illegittima decisione assunta 15 mesi fa. La soluzione l’abbiamo proposta più volte, ma ogni volta si è cercato di tirare fuori dal cappello un nuovo problema per rimandare la soluzione. Come quello della certificazione assente e lacunosa (?) del 2009 e 2010 che a luglio 2011 è servita a prendere tempo. Noi proponiamo di riprendere ad erogare il TEA. In 15 mesi non avete ottenuto o dato risposte a nessuno, avete fatto aumentare il contenzioso davanti al giudice del lavoro in modo esponenziale e avete portato il personale tecnico e amministrativo, insieme ai Cel e agli studenti allo sciopero. Complimenti avete dimostrato di saper gestire al meglio una Pubblica Amministrazione! Il periodo di sospensione imposto da Rettore e Direttrice Amministrativa deve finire e il 24 aprile è un buon giorno per cominciare un nuovo periodo.

Per i sindacati il rettore dell’ateneo senese è un fantoccio?

Di seguito le dichiarazioni dei sindacati universitari rilasciate nel corso di una conferenza stampa e riportate dalla stampa cittadina.

Sindacati dell’università di Siena. Questa situazione – la sospensione dell’erogazione del Trattamento Economico Accessorio (TEA) al personale tecnico e amministrativo – è stata prodotta da una libera interpretazione di Ines Fabbro, Direttore amministrativo dell’Università di Siena, delle norme vigenti. Il Direttore sfrutta l’inesperienza del rettore per compiere errori su errori. È possibile che Fabbro contesti le nostre posizioni, contravvenendo agli obblighi normativi, ma la cosa strana è che non prenda in considerazione neppure i giudici. Vedi le sentenze a favore dei Cel. Il rettore deve riprendere, anzi deve assumere per la prima volta il timone politico dell’ateneo, perché si cambi finalmente rotta. Contano gli aspetti tecnici e contabili, che servono per farci tornare in pareggio, ma contano altrettanto le relazioni sindacali e il clima interno all’ateneo. Oggi i lavoratori sono esasperati e non sarà possibile in queste condizioni garantire nel tempo quella qualità a cui l’ateneo tende e che merita. La qualità si ottiene mettendo i lavoratori nelle condizioni di rendere al massimo, affinché almeno i loro diritti siano garantiti, non si ottiene non pagando le notti e gli straordinari, come per esempio ai dipendenti della Certosa di Pontignano, o non riconoscendo il rischio chimico e radiologico ai ricercatori. A chi manda avanti tutto il sistema si chiedono solo sacrifici e senza alcun preavviso, senza contrattazione. Prendete ad esempio gli asili nido: sono stati negati all’improvviso i contributi, con la promessa che con quei fondi si sarebbe costruito un asilo a San Francesco. È una maniera di procedere stucchevole, tanto inaccettabile che lascia solo amarezza fra i dipendenti. Da sette mesi non si riunisce più il tavolo interistituzionale eppure il sindaco ci aveva promesso che durante il suo mandato il monitoraggio sul percorso di risanamento dell’università sarebbe stato costante. E invece le nostre istanze sono state snobbate da tutti. Ci auguriamo che il sindaco e il presidente della Provincia abbiano pensato di venire martedì mattina a portare la loro solidarietà ai lavoratori dell’ateneo; dopo tutto, in piazza con i lavoratori del Monte ci sono andati.

Il trattamento economico accessorio dei dipendenti dell’università di Siena: una storia infinita?!

Dopo gli schiaffi telematici, l’interrogazione parlamentare e la proclamazione dello sciopero (24 aprile p.v.) dei dipendenti dell’università di Siena, interviene il rettore per rendere nota la posizione dell’Amministrazione.

Angelo Riccaboni. La sospensione dell’erogazione del Trattamento Economico Accessorio (TEA) al personale tecnico e amministrativo costituisce un tema giustamente molto sentito, anche in relazione all’impatto della crisi generale su livelli retributivi troppo spesso inadeguati. Considerata l’importanza dell’argomento, mi sembra opportuno rendere nota alla nostra comunità la posizione assunta dall’Amministrazione.

1. Come più volte ribadito, l’Amministrazione considera il TEA una componente della retribuzione del personale, tanto che tale voce è stata indicata fra gli oneri dei bilanci preventivi 2011 e 2012 e del bilancio consuntivo 2011. Poter erogare la parte retributiva in oggetto sarebbe, secondo il Consiglio di amministrazione e l’Amministrazione, un ulteriore segnale positivo per l’Ateneo, anche per riconoscere il contributo del personale al miglioramento dei risultati annuali di competenza.

2. Non è stato possibile attivare la contrattazione per l’anno 2011 e per l’anno 2012 a causa dell’assenza della certificazione della compatibilità economico-finanziaria dei fondi relativi al biennio precedente. Le certificazioni pregresse, 2009 e 2010, risultano infatti lacunose o di incerta interpretazione. Questa sospensione impedisce, peraltro, anche di erogare qualsiasi tipo di indennità, pur se prevista da norme superiori.

3. Malgrado le ripetute richieste, durante il 2011 non è stato possibile ricevere dal MEF, dall’ARAN o dal Dipartimento della funzione pubblica un’interpretazione univoca della nozione di compatibilità economico-finanziaria.

4. Per quanto riguarda l’ammontare del trattamento da erogare, non è possibile prescindere dal fatto che, a causa di errori nella determinazione del Fondo e di esborsi eccedenti la capienza del Fondo stesso compiuti negli anni fra il 2000 e il 2009, delle somme di denaro siano state indebitamente erogate al personale. L’entità di tali somme venne inizialmente definita come esito di un’indagine ispettiva dell’Ispettorato Generale di Finanza del MEF, tenutasi nel 2010, nei confronti della quale l’Amministrazione ha presentato le sue controdeduzioni. L’IGOP del MEF sta in questo momento esaminando tutti quanti i conteggi. Tale Ispettorato, infatti, da alcune settimane sta attivamente lavorando per definire la somma erogata indebitamente e per risolvere i dubbi in merito alle modalità di recupero.

5. La sospensione nell’erogazione del TEA non deriva certamente da problemi di natura finanziaria dell’Ateneo. Sarebbe errato, altresí, ritenere che il miglioramento dei risultati annuali di competenza che si manifesta dal 2011 discenda dalla mancata corresponsione del TEA, in quanto tali oneri sono stati computati nei bilanci dell’Ateneo indipendentemente dal loro effettivo pagamento.

6. In parallelo, gli organi preposti al controllo della spesa pubblica sono costantemente aggiornati dell’evoluzione della vicenda; spetterà a loro, infatti, accertare eventuali responsabilità e sanzioni.

In sintesi, la sospensione del TEA non dipende da una mancata volontà dell’Ateneo né da questioni finanziarie, ma da ostacoli di natura tecnica e giuridica che hanno a che fare con questioni relative alla certificazione dei fondi per gli anni 2009 e 2010. Nei primi mesi del 2012 si era così venuta a creare una impasse che appariva non facile da risolvere. Assieme al Direttore amministrativo, consci dell’importanza dell’argomento per l’Ateneo e per i nostri colleghi del PTA, abbiamo sempre posto su di esso particolare attenzione, sollecitando e promuovendo incontri con esperti e rappresentanti di istituzioni. Nelle ultime settimane il MIUR e il MEF hanno evidenziato un chiaro impegno per risolvere i dubbi interpretativi inerenti alle questioni in oggetto. Come conseguenza, sono stati richiesti all’Amministrazione molteplici dati e documenti, con la rassicurazione, da parte del Ministero, che verranno fornite quanto prima le indicazioni necessarie a superare lo stallo venutosi a creare, in modo da poter riprendere immediatamente la contrattazione. Sperando di esser riuscito, almeno in parte, a fare chiarezza su un argomento tanto delicato e complesso, colgo l’occasione per formulare i piú cordiali saluti.

L’università di Siena ha fatto scuola

L’ateneo perde colpi, ma tengono banco proroghe e candidati (dal Giornale dell’Umbria, 24 marzo 2012)

Alessandro Campi. Ho letto ieri sul Giornale dell’Umbria, per la firma dell’ottima Marcella Calzolai, l’ultima puntata della novella intitolata “Proroga sì, proroga no”, che ha per protagonista il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia. E mi chiedo come un semplice lettore, un cittadino, o un docente di questo medesimo ateneo (quale il sottoscritto) possa appassionarsi a questa vicenda, che va avanti da mesi attraverso continui colpi di scena, rivelazioni a denti stretti e interviste sulla stampa, annunci o minacce di ricorsi, accuse incrociate e ipotesi di candidature che vanno e vengono.
Intendiamoci, che Francesco Bistoni rimanga ancora per un anno alla guida dello Studium, oltre la scadenza naturale del suo mandato, e ciò grazie ad un inghippo legislativo, fa una qualche differenza: per il diretto interessato, ovviamente, che potrà continuare a fregiarsi dell’impegnativo titolo e a ragionare con più tempo a disposizione sul da farsi in vista del suo futuro, ma soprattutto per chi rischia, per ragioni anagrafiche, di restare tagliato fuori dalla corsa alla successione.
Ed è certo interessante sapere quali complesse manovre si stanno ordendo, dentro e fuori i corridoi di Palazzo Murena, in vista di elezioni che ancora nessuno ha ben capito quando si terranno.
Ma l’impressione, viste le condizioni generali dell’università perugina, è che tutto questo agitarsi intorno al nome del prossimo rettore (per inciso, sempre le stesse facce e gli stessi nomi), tutto questo balletto di carte, circolari, rumors e riunioni infuocate (ufficiali e riservate), di cui si legge spesso sulla stampa, sia solo un modo per sfuggire al problema centrale. Che a costo d’apparire irriguardosi o grossolani può ridursi a ciò: un ateneo un tempo glorioso e onusto di storia, s’è ridotto col passare degli anni, ad una condizione che non si fatica a definire critica e decadente.

La sua immagine, rispetto anche al passato recente, s’è deteriorata, come del resto quella della città che l’ospita. Il numero degli iscritti è diminuito di alcune migliaia negli ultimi anni, come s’è ridotto il numero dei frequentanti i corsi, facendo così venir meno il mito di Perugia “città degli studenti”.
Il suo corpo docente – basta leggere i cognomi di coloro che lo compongono – è ormai nella quasi totalità umbro, senza più ricambi o innesti dall’esterno, che possano portare idee ed energie nuove. Quelle che erano le sue eccellenze, specie nel campo umanistico, tali non sono più. I suoi bilanci sono perennemente in rosso (ma questa, in verità, è condizione comune agli altri atenei nazionali). L’offerta didattica è al tempo stesso sovrabbondante, disordinata, dispersa e modesta (per quanto finalmente in via di riordino), con corsi specialistici che sovente ricalcano (negli insegnamenti e nei docenti) quelli triennali: corsi, inoltre, che non sempre risultano orientati alle necessità del mercato del lavoro.
Sorvoliamo, per decenza, sul nepotismo e sui concorsi dall’esito precostituito (anche questo un male italico). La ricerca langue, per cronica mancanza di fondi. E come conseguenza di tutto ciò si è ridotta l’incidenza dell’università, un tempo considerata la prima industria sul territorio, sulla già asfittica economia locale.
Di questo – e di come uscire da una tale situazione – si dovrebbe parlare in pubblico, di questo dovrebbero preoccuparsi le istituzioni e i politici, e tutti coloro che a vario titolo operano all’interno dell’ateneo, ma a quanto pare si preferisce discutere d’altro.
Appunto della proroga a Bistoni o di chi potrà, prima o poi, prenderne il posto magari col suo appoggio. Ma per fare cosa? Per ufficializzare – di qui a qualche anno – il definitivo declassamento di Perugia a università di serie inferiore, nemmeno più in grado di attirare i giovani umbri entro le sue aule (già oggi i più volenterosi e determinati tra questi ultimi compiono i loro studi fuori regione)?

Si dirà che una simile rappresentazione è ingenerosa e persino errata. Che non tiene conto dei drastici tagli nei trasferimenti finanziari dello Stato e del complesso riordino, organizzativo e scientifico, imposto alle università italiane dalla controversa riforma Gelmini.
Ma proprio perché siamo in una fase, come suole dirsi, di transizione e di profondi cambiamenti – i Dipartimenti prenderanno il posto delle Facoltà, si andrà verso un nuovo modello di governance della struttura accademica, i finanziamenti alla ricerca verranno assegnati sulla base di un complesso sistema di valutazione della medesima su base nazionale, nuovi criteri concorsuali determineranno la selezione dei docenti –, proprio per questa ragione converrebbe dirsi tutta la verità sulle reali condizioni in cui versa l’ateneo di Perugia e avviare un’ampia discussione, franca e pubblica, sul suo futuro. Lo Studium perugino, non foss’altro per i sette secoli che ha alle spalle, possiede grandi potenzialità, non c’è dubbio, ma rispetto a venti-trenta anni fa ha conosciuto – come nasconderlo? – un declino obiettivo, che si registra a pelle e che certo non può essere smentito ricorrendo alle classifiche farlocche che ogni tanto pubblicano i giornali. Basta infatti essere stati studenti a Perugia negli anni Settanta o Ottanta per ricordare la qualità e il prestigio dei docenti che vi impartivano lezione; per ricordare il peso o l’influenza che esso aveva sulla vita civile e culturale cittadina; per ricordare, ancora, la sua capacità di produrre ricerche innovative e di promuovere appuntamenti scientifici di rilievo internazionale; per ricordare, infine, come in città arrivassero, rendendola unica e vivace, studenti da ogni parte d’Italia, spesso destinati a rimanervi con ruoli professionali di prestigio.
Così oggi – semplicemente – non è più. Tutti lo sanno, tutti lo percepiscono, ma si preferisce far finta di nulla o illudersi che le cose stiano diversamente. Ecco, invece di parlare della proroga a Bistoni o dell’eventuale discesa in campo di questo o di quello, forse sarebbe più interessante chiedersi tutti insieme – docenti, politici, opinionisti, cittadini – quale ruolo possa ancora giocare l’Università nel contesto cittadino e regionale, cosa fare per renderla nuovamente attrattiva e all’altezza del suo antico nome, come rivitalizzarla dal punto di vista scientifico e didattico. Insomma, come farla tornare ad essere quel punto di riferimento – civile, culturale, economico e simbolico – e quel vanto agli occhi del mondo che per Perugia e l’Umbria essa è stata nel passato.

Un boomerang, la montatura contro Marco Ruggiero

In difesa di Marco Ruggiero, di seguito una lettera del gruppo Hiv Informa al rettore dell’Università degli Studi di Firenze, Alberto Tesi.

Hiv Informa (7 marzo 2012). Illustre Rettore, siamo un gruppo di persone risultate sieropositive ai test anti-Hiv, ex malati di “aids”, medici e supporters riuniti sotto il nome HivInforma; motivo di questa lettera è per esprimere il nostro disaccordo circa le comunicazioni dei sedicenti malati del sito HivForum.info. Nonostante tale gruppo si arroghi il diritto di parlare a nome delle persone sieropositive italiane è doveroso sottolineare che questo non corrisponde a verità, e prendiamo le dovute distanze da quanto comunicatoLe da questi signori.

In primo luogo intendiamo sottolineare che il suddetto gruppo si presenta in maniera del tutto anonima in rete. Il sito web HivForum.info è infatti registrato da parte di una società prestanome DomainsByProxy (servizio spesso utilizzato anche per truffe in rete, spam, phishing e cybersquatting), per quanto in un contesto quale Internet si possa inneggiare al diritto alla privacy, organizzazioni e associazioni ma anche piccoli gruppi sono tenuti per motivi di trasparenza ad essere identificabili in persone fisiche o associazioni. La maldestra speculazione iniziata in rete da questi signori ai danni dell’immagine dell’Università degli Studi di Firenze ci ricorda tanto le mitologiche vicende omeriche tra Odisseo e Polifemo. Altrettanto poco attendibile è la stessa utenza del sito web, poiché in presenza di pseudonimi di dubbia serietà e poca credibilità, il software utilizzato per il servizio di forum in HivForum.info lascia spazio e possibilità ai titolari-gestori (anonimi per le ragioni di cui sopra) di creare utenti fittizi apparendo come grandi community che seguono un leitmotiv unico. Assumendo la buona fede di questi amministratori non riusciamo a giustificare come mai i nostri pareri esposti nel sito HivForum.info siano continuamente censurati e quotidianamente assistiamo alla revoca degli accessi a tale servizio web di tutti quegli utenti che espongono pensieri discordanti circa questa campagna, i cui effetti sembrerebbero tendere a screditare la ricerca tenutasi presso l’Università di Firenze e al fine, più che esplicito, di promuovere l’utilizzo (e la conseguentemente copiosa spesa finanziata dai contribuenti, da parte del Governo Italiano) di terapie sulle quali attualmente, a livello medico-scientifico e accademico si pongono numerosi dubbi sull’effettiva efficacia, riconoscendone all’unanimità gravissimi effetti collaterali nocivi per la salute (primo fra tutti “Bassa conta di globuli bianchi”, tenendo presente che tale condizione si definisce esattamente con il termine immunodeficienza).

Vogliamo notificare che tale campagna diffamatoria è fomentata da associazioni quali Nadir Onlus, NpsItalia. È doveroso ricordare che tali pie associazioni che presumibilmente non dovrebbero avere finalità lucrative ricevono annualmente laute donazioni da parte di industrie farmaceutiche (A, B, C). Beneficiando del dubbio e pur volendo credere ai filantropici scopi di tali gruppi, il significante “preoccupazione” tanto ripetuto nella lettera, dai suddetti, assume connotazioni, ai nostri occhi, inevitabilmente tendenziose nel contesto di cui sopra.

Ci teniamo a sottolineare l’encomiabile lavoro del Prof. Ruggiero circa lo studio attento e completo del quadro Hiv e Aids. Siamo entrati in contatto con il sopracitato ricercatore lo scorso anno, dopo aver preso visione del documentario “La Scienza del Panico” diretto da Patrizia Monzani e Isabel Otaduy Sömme (la cui conoscenza è stata approfondita e corroborata da dati e studi scientifici che vorremmo tanto poter condividere con i colleghi del Professore, vittime anch’essi di comunicazioni circa l’espressione della “preoccupazione” di cui sopra). Abbiamo invitato il Professore ad intervenire in qualità di relatore durante il nostro congresso HivInforma tenutosi a Maggio 2011 a Bari affiancato dal Dott. Daniele Mandrioli (Medico, laureato presso l’Università degli Studi di Bologna e ricercatore presso l’Università di Berkeley, California) e dalla Prof.ssa Raffaella De Franco (Ordinaria di Bioetica presso l’Università degli Studi di Bari). È importante rendere noto che, nonostante avessimo avanzato la proposta di caricarci l’onere relativo alle spese di viaggio e alloggio, il Prof. Ruggiero ha rifiutato qualsiasi rimborso, provvedendo per suo conto alle dovute spese.

Volevamo oltremodo spendere alcune parole circa la ricerca condotta relativamente all’immunoterapia, il cui concetto è de facto in linea con quanto asserito dal Premio Nobel per la scoperta del presunto virus Hiv, Prof. Luc Montagnier (sottolineiamo “presunto” in quanto il processo di potenziale confutazione è materia quotidiana del giusto approccio scientifico, tenendo presente che i dati attualmente disponibili sembrano convergere verso una ridefinizione di ciò che attualmente chiamiamo “lentivirus Hiv”). Oltremodo ci risulta strano che questi gruppi di sedicenti malati e le “pie” associazioni di cui sopra dimentichino che l’uso dei probiotici è ritenuto addirittura una misura preventiva dell’infezione da Hiv, propagandata anche da noti prodotti della casa farmaceutica GlaxoSmithKline, i cui farmaci antiretrovirali nella terapia presumibilmente anti-Hiv appaiono in bella vista in un poster pubblicato proprio dal “pio” gruppo Nadir Onlus (supporter di questa campagna contro la scienza).

Ancora, ci teniamo a specificare che l’epiteto “negazionista” non definisce affatto l’operato del Professore, poiché la sua ricerca non nega assolutamente la possibile esistenza di un retrovirus quale Hiv, né il suo potenziale ruolo (ad oggi ancora da dimostrare) nell’eziopatogenesi dell’Aids. Al contrario la ricerca sull’immunoterapia si focalizza sul sistema immunitario e quindi sulla ricostruzione dello stesso. Si noti che tale tipologia di approccio è ben lontana dal “miracolo” rispetto alla dogmatica convenzione, socialmente accettata, circa l’esistenza di un virus che ha capacità mutanti tali da sfuggire anche ai luminari della scienza, quanto più darebbe credito all’ipotesi risolutiva suggerita dal Prof. Montagnier (A, B, C, D, E).

Bisogna oltremodo considerare che analoghi approcci immunoterapeutici prodotti da società estere, in linea con l’approccio di ricerca del prof. Ruggiero, sono attualmente approvati per la sperimentazione negli Stati Uniti (addirittura in Fase 2). Conseguentemente l’Università degli Studi di Firenze con tale ricerca, si pone ad un livello di avanguardia e dovrebbe essere vanto per la nostra Nazione e per la comunità scientifica italiana stessa. L’approccio immunoterapeutico oltremodo nell’ambito dell’AIDS non è una novità, sin dal 1997 numerosi ricercatori hanno studiato ciò che consideravano meri rimedi naturali della medicina orientale (erbe note sin dall’antichità, anche in Europa, come potenti stimolatori del sistema immunitario Es. Astragalus Membranaceus) concludendo la ricerca con il seguente periodo: “L’AIDS è una condizione reversibile” il tutto, come potrà vedere dalle note, nella più sancita ortodossia medico scientifica, diversamente quindi, da come alcuni furbi tendono a descrivere tali ricerche in maniera avulsa, forzandone la contestualizzazione in dubbi trattati di naturopatia o di medicina alternativa. Non ci risulta che il Professore recluti in rete pazienti sieropositivi, ciononostante intendiamo affermare che tra noi, coloro i quali sono risultati positivi al test anti-Hiv (i quali aprioristicamente da tale evento e dalle parole del Prof. Marco Ruggiero hanno scelto di non sottoporsi ad alcuna tipologia di terapia farmacologica elargita da cliniche infettivologiche e propagandate con tanto buonismo da dubbie associazioni di malati ignoti), offrono la loro più completa disponibilità a collaborare nella ricerca inerente l’approccio immunoterapeutico.

Consci del fatto che il Rettorato e la Presidenza di Facoltà faranno valere il metodo scientifico tanto caro a coloro i quali desiderosi della verità e ligi al dovere, ricercano il sapere spesso con sacrificio, ci congediamo nell’attesa di una risposta e di conoscere gli eventuali sviluppi.

Se non è possibile mettere al rogo Peter Duesberg mettiamoci Marco Ruggiero!

Di seguito un articolo de il Fatto quotidiano(21 marzo 2012) dal titolo: «Firenze, inchiesta interna per il ricercatore “negazionista” che cura l’Aids con lo yogurt». Altre brevi letture consigliate: «Una mediocrità, nella ricerca, anche se di prim’ordine»; «Tecnici abilissimi ma scienziati mediocri»; «Barbara McClintock: “la scienza è cresciuta a dismisura diventando ottusa”»; «Virus fantomatici, grossi guadagni e conflitti d’interesse sull’epatite C»; «La vera storia dell’Aids è ancora tutta da scrivere: dal virus osannato al virus inventato»; l’intervista di Ruggiero a “la Repubblica” di oggi.

Alessandro Delfanti. L’Università di Firenze torna a essere invischiata in un problema legato ai “negazionisti” dell’Aids. Pochi giorni fa il rettore Alberto Tesi ha aperto un’inchiesta interna sulle attività accademiche di uno dei suoi professori, il biologo molecolare Marco Ruggiero, in seguito alla lettera ricevuta da un gruppo di pazienti e attivisti. Ruggiero infatti è conosciuto a livello internazionale come facente parte del piccolo gruppo di ricercatori che nega che il virus Hiv sia la causa dell’Aids, una tesi infondata e osteggiata dalla stragrande maggioranza degli esperti e della comunità accademica e medica.

Ruggiero, secondo la lettera inviata dal gruppo di discussione Hiv Forum, nella sua attività all’università di Firenze insegna corsi negazionisti agli studenti ed è il relatore di tesi di laurea dello stesso tenore. Inoltre sarebbe arrivato a contattere pazienti in rete proponendo l’uso di yogurt addizionato di Gc-Maf, una proteina con effetti “rafforzatori del sistema immunitario” e che consentirebbe all’organismo di combattere il virus senza l’uso di farmaci antiretrovirali: un’ipotesi irricevibile per chi fa ricerca medica e per gli stessi pazienti. Nella lettera infatti si esprime “estrema preoccupazione per la disattenzione con cui l’Università di Firenze appare affrontare le teorie insegnate e le attività poste in essere dal professor Marco Ruggiero su un tema per noi di vitale interesse: quello dell’Hiv quale causa dell’Aids”.

In risposta alla lettera, che chiede all’ateneo di dissociarsi dalle attività del biologo, l’università di Firenze indagherà su “comportamenti didattici e responsabilità” di Ruggiero, come afferma un portavoce intervistato dalla rivista scientifica Nature. Pochi mesi fa Ruggiero aveva firmato insieme al capofila dei negazionisti, l’americano Peter Duesberg, un articolo scientifico pubblicato proprio da una rivista dell’università di Firenze, l’Italian Journal of Anatomy and Embriology (Ijae). La rivista è diretta da un altro biologo dell’ateneo fiorentino, il professor Paolo Romagnoli. In quell’articolo si mette in discussione il ruolo dell’Hiv nell’epidemia di Aids in Africa e si sminuisce il ruolo dei farmaci antiretrovirali usati per combatterlo.

La guerra agli antiretrovirali messa in campo dai “negazionisti” è pericolosa: mettendone in discussione l’efficacia si rischia di convincere i pazienti a non usarli. In un’intervista a GalileoStefano Vella dell’Istituto Superiore di Sanità e della Commissione nazionale per la lotta all’Aids sottolinea che nello studio di Ruggiero “non vengono illustrati i benefici prodotti da questi farmaci in termini di aumentata sopravvivenza e di imponente riduzione della mortalità, osservati attraverso sia trial clinici controllati sia studi osservazionali, né è citato il fatto che oggi l’aspettativa di vita dei pazienti in regime terapeutico è paragonabile a quella delle persone non infettate. È proprio questo straordinario effetto della terapia a dimostrare la relazione di causalità tra il virus e la malattia”.

La commissione d’inchiesta interna dell’università valuterà le attività didattiche di Ruggiero e si pronuncerà entro il prossimo 15 aprile. Non è ancora chiaro se le sue decisioni potrebbero avere ripercussioni sulla carriera accademica di Ruggiero. Intanto due membri internazionali del comitato scientifico della rivista dell’università di Firenze si sono già dimessi. Nessuna ripercussione invece su chi la dirige, il professor Romagnoli.

Università di Siena: sul salario accessorio interrogazione parlamentare

Fabio Evangelisti (Deputato di Italia dei Valori). Quali iniziative intende adottare il Ministro Francesco Profumo per rimuovere le cause che hanno provocato la sospensione delle remunerazioni accessorie del personale tecnico e amministrativo dell’Università di Siena e per ripristinare la contrattazione attualmente paralizzata da veti incrociati? Nella cornice della grave crisi dell’Ateneo di Siena il personale tecnico e amministrativo sta vivendo una situazione di ulteriore disagio e difficoltà. Ci risulta, infatti, che i vertici dell’Università di Siena hanno sospeso in modo pretestuoso, da oltre tredici mesi, l’erogazione del salario accessorio del personale di categoria B, C e D. A fronte di questo disagio, ci risulta che l’attuale vertice dell’Ateneo si sia riservato di assumere qualsiasi decisione in merito, in attesa di pareri terzi anche supportati da suggerimenti di dirigenti ministeriali: per questo sollecitiamo il Ministro Profumo a riparare in fretta a questa grave lesione dei diritti dei lavoratori. Il protrarsi di questa situazione rischia infatti di portare al blocco di importanti attività di servizio quali ad esempio le biblioteche, oppure servizi istituzionali svolti su turni e orari notturni e festivi.

Il salario accessorio è quel salario differito che viene erogato a seguito di prestazioni lavorative particolari oppure per responsabilità organizzative, ovvero tutti quei lavori disagiati come i turni festivi, notturni o i lavori che prevedono un’esposizione a rischio, prestazioni la cui retribuzione è prevista per legge e obbligatoria. Rimarcare la natura del salario accessorio come salario differito è importante perché permette di comprendere che il personale in questione, con il blocco dei contratti pubblici a seguito delle manovre del governo precedente, sta vivendo un ulteriore impoverimento retributivo.

In questa situazione, che rappresenta senza dubbio una grave lesione dei diritti e della dignità dei lavoratori, è importante capire che la definizione dei criteri di distribuzione del salario accessorio non è un vezzo o una semplice pretesa, ma rappresenta una voce inderogabile della contrattazione integrativa, un obbligo per la Pubblica Amministrazione prevista dalla legge per assicurare adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici.

Sul nuovo trattamento economico dei professori e ricercatori universitari

Emanuela Maioli. Dalla data di entrata in vigore (24 febbraio 2012) del DPR 232/2011, il trattamento economico annuo lordo del personale docente delle università dovrebbe essere adeguato alle nuove tabelle stipendiali secondo il ruolo (Ric, PA e PO) e secondo la progressione economica per classi e (vecchi) scatti biennali. A parte il blocco degli scatti fino al 2013 e la loro trasformazione in triennali, chiunque di noi può notare, e invito tutti a scaricare le tabelle allegate al suddetto decreto, che ci sono vistose differenze tra il reddito annuo lordo realmente percepito e quello che per legge ci spetterebbe. Per fare qualche esempio, un vecchio ricercatore confermato (alla XII classe, 2a progressione economica) percepisce 50.000 euro lordi contro € 58.112,98; un ricercatore alla VIII classe percepisce circa 6.000 € lordi di meno all’anno; un PO può essere penalizzato fino a 10.000 € all’anno. Ognuno, se non l’avesse già fatto, può verificare.

Si fa un gran parlare del salario accessorio perso dal personale tecnico e amministrativo. Penso che abbiano le loro sacrosante ragioni per rivendicare i loro diritti, ma è l’ora di far notare che, sebbene la differenza quantitativa tra il salario del personale docente e quello del personale tecnico sia notevole e la penalizzazione degli ultimi sia conseguentemente molto più pesante, la nostra Amministrazione sta facendo pagare la crisi finanziaria dell’Ateneo, più o meno, a tutti quanti. Nel caso del personale docente, mancano due adeguamenti stipendiali: l’aumento del 2009 (3,77 %) e del 2010 (3,09 %). Nel gennaio 2010 ci fu il conguaglio 2009 ma siamo indietro di tre anni per quanto riguarda gli adeguamenti e di due anni e tre mesi per quanto riguarda gli arretrati.

Università di Siena: sul salario accessorio schiaffi telematici a rettore e direttore amministrativo

USB Università di Siena. Alcuni punti che forse dopo tanto tempo non sono più del tutto evidenti.
Primo, la sospensione del salario accessorio è stata una scelta  unilaterale della Direttrice Amministrativa Fabbro e questa è l’unica causa di impoverimento retributivo di ognuno di noi. Avremmo potuto tranquillamente discutere di somme indebite o altro continuando ad erogare il salario accessorio, ma insieme al Rettore Riccaboni, la Dott.ssa Fabbro ha deciso diversamente. I revisori dei conti avevano chiesto di approfondire la questione con il Ministero dell’economia e l’ARAN, ma la decisione di sospendere è stata unicamente dei vertici dell’Ateneo.
Secondo, come USB abbiamo sempre chiesto la costituzione del fondo e la sua distribuzione. La legge imponeva di riscrivere il contratto integrativo entro il 31.12.2010, bene, ma si poteva comunque continuare a erogare le somme in percentuale nel 2012 per poi andare a conguaglio con il nuovo contratto integrativo. Questo è stato fatto in altri Atenei. A Siena si è scelto diversamente e non per motivi normativi ma politici!
Terzo, la questione dell’impossibilità di costituire il fondo per gli anni 2011 e 2012 è pretestuosa. Siamo convinti che se accettassimo le proposte della Dott.ssa Fabbro fra una settimana potremmo avere indietro il salario accessorio. Altrimenti com’è che la stessa Dott.ssa Fabbro afferma che se fossimo furbi potremmo usare il fondo del 2011 per ridare il debito e partire con il fondo 2012 per intero? Se è possibile fare questo vuol dire che la scelta è tutta politica. Vuol dire allora che se si può costituire il fondo, le norme non lo vietano, e noi abbiamo ragione a voler che si costituisca per intero. Infatti, accettare la soluzione della Dott.ssa Fabbro vuol dire perdere oltre € 590.000,00 su di un fondo di € 1.700.000 quella soma che perderemmo corrisponde all’incirca a tutte le funzioni specialistiche e alle indennità di rischio/disagio e turno pagate nell’anno 2010. Chi vuole rinunciare al proprio salario accessorio?
Quarto, la Dott.ssa Fabbro ha affermato a dicembre 2011 che la nostra richiesta di mettere l’intero fondo nel bilancio d’Ateneo era corretta e che avrebbe fatto una variazione di bilancio. Il 27 gennaio la variazione non è stata portata in Consiglio con la scusa che i revisori non si riunivano prima del CdA. Il 7 febbraio non è stata portata non sappiamo ancora con quale scusa.
Il 27 febbraio in CdA la variazione non verrà portata!! Chi prende in giro, allora, e non vuole sbloccare la situazione? Noi?
Invitiamo la Dott.ssa Fabbro ad astenersi dal continuare a delegittimare l’operato delle sigle sindacali che da 4 anni cercano soluzioni con ben 4 Direttori Amministrativi e due Rettori, e da 13 mesi cercano di risolvere una situazione creata, unicamente per scelta politica, dal Prof. Riccaboni e dalla Dott.ssa Fabbro.

Protesta telematica!

Pretendiamo la variazione di bilancio e invitiamo tutto il personale tecnico e amministrativo a spedire la seguente mail al Rettore ed alla Direttrice Amministrativa. Scioperare ci penalizza perché è un sacrificio economico, ma una protesta telematica no! Invitiamo ad inviare la mail da venerdì mattina alle 9 per tutta la mattina anche più volte.

rettore@unisi.it, direzione.amministrativa@unisi.it

Magnifico Rettore, Le scriviamo perché vorremmo farLe presente che da due mesi Lei, e la Dott.ssa Fabbro, non portate in CdA la variazione di bilancio sul fondo del salario accessorio. Perché non volete assumere una responsabilità chiara nello sbloccare la situazione, cominciando dalla variazione di bilancio che voi stessi avete detto essere corretta? Reputiamo alquanto lesivo della Vostra immagine tale comportamento, ed è inoltre poco rispettoso del lavoro di oltre 1000 tecnici e amministrativi che lavorano in condizioni disagiate, a causa delle vostre scelte. Distinti saluti e buon lavoro.