Un argomento trascurato nel dissesto dell’università di Siena

Condivido l’articolo di Raffaele Ascheri (da l’Eretico di Siena) che riporta il costo delle consulenze esterne: 2,7 milioni di euro corrisposti dall’università di Siena in sette anni ad alcuni professionisti per le loro prestazioni. A questo punto ritorna prepotente d’attualità la mia richiesta del 2006, tesa a sapere come siano stati spesi in soli tre esercizi 20 milioni di euro etichettati, eufemisticamente, come assegnazioni diverse.

Come distruggere un’Università: le consulenze esterne

Raffaele Ascheri. Nel mare magnum della maxi-inchiesta della Procura di Siena (Pm Nastasi e Natalini) sul clamoroso “buco” dell’Università, a parere ereticale un capitolo stimolante assai è quello delle consulenze esterne (a memoria, poco trattato anche dai blogger più “universitarizzati”, come quello di Giovanni Grasso e quello degli illuminati: se mi sono perso qualcosa, chiedo venia!). Dalla Relazione sulla verifica amministrativo-contabile dell’Università (effettuata dall’8 marzo 2010 al 21 maggio dello stesso anno, poi pubblicata il 28 luglio), a cura del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato e dalla Guardia di Finanza a cura del dottor Giovanni Diana, infatti, si evincono nel dettaglio un sacco di cosine interessanti. Non nuove, ovviamente: ma documentate al centesimo…

L’estensore sembra stigmatizzare il ricorso sistematico alle consulenze esterne: l’Università di Siena non ha conferito nessun incarico tecnico a suoi dipendenti. In qualche caso – si dirà – era impossibile; in altri, forse cercando meglio qualcosa si poteva trovare, no? Gli architetti, i geologi, gli ingegneri, comunque, li ha chiamati dall’esterno. Vediamo con quali costi: anno 2003: € 632.688,00; anno 2004: € 349.107,00; anno 2005: € 578.239,00; anno 2006: € 387.540,00; anno 2007: € 84.230,00; anno 2008: € 276.499,00; anno 2009: € 414.826,00. Il tutto, per un totale – spalmato fra il 2003 ed il 2009 – di qualcosa come € 2.723.132,00. Ma la disamina ci dice anche – e soprattutto – altro, ben altro: che i beneficiati (di cui c’è l’elenco completo, ovviamente, anno per anno), risultano essere in pratica sempre gli stessi; peggio ancora (molto peggio…), si aggiunge qualcosa di tagliente assai sul come venivano scelti i consulenti: «affidamenti disposti intuitu personae, atteso che in nessun caso (anche per quelli di maggiore rilevanza economica) è risultata svolta una vera e propria procedura concorrenziale e, quindi, una selezione fra più soggetti».

E non è tutto, perché la furbizia è stata la molla dell’implosione del Sistema Siena (non solo all’Università, indubbiamente però paradigmatica): dal momento che la Legge (articolo 17 della legge 109 del 1994, in pieno clima Tangentopoli) obbliga a gare d’appalto o comunque a procedure di selezione per incarichi di progettazione o revisione superiori a quota 100mila euro, all’Università del Bengodi che si faceva, siccome s’era tutti più furbi di quegli altri? La stragrande maggioranza degli incarichi si facevano inferiori al prefato limite di 100mila euro, bypassando di fatto la problematica legislativa sopra citata. Vai con l’affido fiduciario, vai con l’intuitu personae: e s’è visto come è andata a finire…

All’università di Siena per risparmiare hanno inventato il docente dimezzato?

Meno male che per i membri del Senato Accademico dell’Università di Siena non è previsto il gettone di presenza! Con le riunioni, che si susseguono ormai settimanalmente, aumenta il rischio di scivoloni! Come quello all’ordine del giorno di martedì prossimo: «Affiancamento di tutor clinici medici e/o biologi ai docenti titolari di corsi d’insegnamento – Facoltà di Medicina e Chirurgia». Perché affiancare un tutor ai docenti di Medicina? Costoro sono, forse, docenti dalle competenze dimezzate? Se è così, sarebbe giusto dimezzar loro anche lo stipendio! E l’ateneo, com’è noto, ne ha proprio bisogno!

L’università di Pavia sulle orme dell’università di Siena

Le differenze tra l’università degli Studi di Pavia e quella di Siena, riguardo ai posti attivati con finanziamenti esterni, sono: a) Siena cominciò nel 2002; b) a Siena i finanziamenti furono in gran parte virtuali; c) Siena ha un buco di bilancio di 270 milioni di euro.

Papà e mamma tra i docenti, la figlia vince il concorso (Corriere della Sera 7 gennaio 2012)

Mario Pappagallo. Concorso per un posto di ricercatore presso la Chirurgia plastica e ricostruttiva dell’università di Pavia. Posto pagato per 5 anni da una onlus (Humana Forma) operante nel campo della chirurgia plastica. Una vincitrice, che doveva entrare in servizio il 31 dicembre. Ma così non è stato. Tutto sospeso dalla Facoltà stessa: sub iudice. L’ateneo non ha firmato la nomina e si è rivolto alla commissione di garanzia, una delle novità introdotte dalla riforma Gelmini, come il codice etico approvato a giugno. All’articolo 1 comma 6 delle nuove norme si legge che nel rapporto con gli enti locali, le realtà produttive, i centri culturali e le associazioni private non ci devono essere legami e interessi familiari. Ma la vincitrice del concorso si chiama Silvia Scevola. È figlia di Daniele Scevola, docente della Facoltà di medicina di Pavia e all’epoca componente del consiglio direttivo della onlus, e di Angela Faga, docente di chirurgia plastica e ricostruttiva, dirigente dell’unico reparto presso la Fondazione Maugeri e all’epoca presidente della onlus Humana Forma. Nello stesso reparto della Maugeri – scrive la Provincia Pavese – lavora anche il marito di Silvia, Giovanni Nicoletti.
Di qui il ricorso alla commissione etica. «No – dice la docente chirurga, mamma di Silvia, al Corriere della Sera -. Dietro al ricorso c’è un’eccezione del Senato accademico preoccupato che il finanziamento privato possa in qualche modo ledere l’indipendenza della programmazione universitaria. Ma questo era già stato appurato quando l’Ateneo ha autorizzato la convenzione». E il discorso della parentela? «Riguarda solo la chiamata di professori di prima e seconda fascia», è la replica della Faga.
Ma su questo saranno i comitati a dire la loro. Ecco i fatti. Ottobre 2010: l’università approva una convenzione con la onlus Humana Forma che si impegna a finanziare un posto per un ricercatore, che sarà pagato per 5 anni dall’ente privato e poi passerà a carico dell’ateneo. Novembre 2010: viene pubblicato il bando sul sito dell’ateneo pavese e su quello del ministero, rispondono un ricercatore di Napoli e Silvia Scevola. Agosto 2011: è nominata la commissione che giudicherà i candidati; ne fanno parte Aurelio Portincasa (università di Foggia), Guido Molea (università di Napoli, Federico II); il membro interno di Pavia è sostituito (da Francesco Moschella, università di Palermo) perché doveva essere un docente del settore disciplinare del concorso e l’unico a Pavia è la mamma di Silvia. 25 novembre 2011: colloquio con i candidati, si presenta solo Silvia. 29 novembre 2011: il rettore Angiolino Stella approva e firma gli atti della commissione e dichiara vincitrice del concorso la Scevola, che sarebbe dovuta entrare in servizio dal 31 dicembre scorso. Cosa non avvenuta perché il concorso è stato sospeso. «In attesa di giudizio da parte della commissione di garanzia», spiegano i vertici dell’Ateneo. Ultima nota: la famiglia Scevola-Faga era nel consiglio direttivo della onlus Humana Forma (la Faga ne era presidente), si sono dimessi dopo la domanda di ammissione al concorso da parte della figlia.

Il piè veloce Michel: ricercatore, associato e ordinario in soli tre anni

Quel che colpisce, del caso Martone, è la velocità con la quale ha vinto i concorsi. E non mi sembra che sul suo blog Michel Martone riesca a dare spiegazioni convincenti.  Nominato ricercatore il 4 gennaio 2001, diventa professore associato otto mesi dopo (il 26 settembre 2001) ed è chiamato come professore ordinario il 4 dicembre 2003. Tutto troppo veloce e troppo sospetto. Quasi volesse sottrarsi, direbbe qualcuno maliziosamente, al giudizio delle commissioni per la conferma a ricercatore, prima, e a professore associato, dopo. Da notare che nel concorso per ordinario quattro candidati si ritirarono perché risultati vincitori in data antecedente alla conclusione del concorso di Martone; un altro si ritirò al buio ma otto mesi dopo prese l’idoneità in altra sede; un altro candidato si ritirò ed è ancora associato.

Il “grande vecchio” e la distruzione dell’Università di Siena

Dal diritto settecentesco sardo all’olimpo dell’Università (da: La Nazione Siena, 27 gennaio 2012)

Tommaso Strambi. «Stai attento a questa città». «Stai attento a questa città». Una raccomandazione e un ammonimento da vecchio ‘pater familias’. D’Università s’intende. Perché di figli di sangue ne ha soltanto due: Aldo e Iole. Ma l’interlocutore a cui Luigi Berlinguer si rivolgeva in una telefonata dell’ottobre 2010 era il più giovane della nidiata allevata tra le mura dell’Ateneo senese: ovvero il rettore Angelo Riccaboni. L’economista chiamato a raccogliere il testimone alla guida dell’antico Studium, che tante soddisfazioni ha regalato al professore sardo di Diritto settecentesco, il quale, proprio dall’isola, sbarcò nella città del Palio, inviato dal Pci come ‘deputato’ del Cda del Monte dei Paschi. Studioso di Domenico Atzuni (quel giurista che dà il nome a tante piazze e tante strade della Sardegna, ma nessuno sa chi sia», ebbe a osservare Francesco Merlo sul Corriere della Sera), proprio tra Piazza del Campo e Rocca Salimbeni, Berlinguer impresse una svolta alla propria carriera. Anche se all’inizio non fu semplice. Perché, sebbene portasse un cognome altisonante nella storia del Pci e della sinistra italiana, sia nel partito che in città era considerato un forestiero. Una diffidenza che gli dev’essere rimasta appiccicata addosso, visto l’ammonimento che molti anni dopo rivolse, appunto, a Riccaboni. Senza sapere, ovviamente, di essere ascoltato dalla polizia giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta sulla regolarità delle elezioni del rettore. Una città un po’ matrigna e un po’ amante. Già. Chissà che traiettoria avrebbe comunque preso la sua vita se non ci fosse stata Siena, visto che nella natìa Sardegna non riusciva proprio a spiccare il volo, come avrebbe sognato.

All’Università di Sassari, negli anni Settanta, faceva parte di un cenacolo d’intellettuali: da Gustavo Zagrebelski a Valerio Onida, da Mario Segni a Franco Bassanini, da Francesco Cossiga a Roberto Ruffilli (diventato negli anni il ‘fine’ consulente di Ciriaco De Mita, prima di essere assassinato dalle Brigate Rosse nel 1988). Tra torte e creme (vera passione di Berlinguer, tanto da meritarsi il soprannome di ‘gola e vanità‘, affibbiatogli proprio da Ruffilli), quel reticolo di amici formò un gruppo destinato a ricoprire ruoli chiave nel potere accademico. Il vero e proprio pallino di Luigi. Quasi un’ossessione. E come poteva essere diversamente, visto che sin da piccolo si era dovuto confrontare con il mito del cugino Enrico. Mica uno qualsiasi. Il vero padre nobile del Partito Comunista. Ortodosso e rigoroso al punto tale da essere l’ultimo dei politici capace di portare in strada e far piangere, lacrime vere, decine di migliaia di compagni (e non) in occasione dei suoi funerali. Oggi al massimo i politici raccolgono fischi e contestazioni al grido di «andate a lavorare», come è accaduto pochi giorni fa all’Isola del Giglio al governatore Enrico Rossi e al consigliere regionale Marco Spinelli. Altri tempi.

Ma torniamo a Berlinguer, Luigi s’intende. Vanitoso e dalla forte propensione alla grandeur, ma allo stesso tempo ammaliatore e grande tessitore di relazioni. Così, nonostante le difficoltà, in poco tempo riuscì a conquistare l’Università. Del resto, studenti interessati al Diritto settecentesco sardo non è che ce ne fossero molti. Trovata l’intesa con i cattolici di Medicina, per Berlinguer si aprirono le porte del rettorato. L’apoteosi. Gli insegnamenti iniziarono a moltiplicarsi e così le cattedre e la popolazione studentesca. Per i detrattori, però, anche i bilanci cominciano a ingigantirsi. In fondo, il potere ha sempre un costo. Il capolavoro, in questo senso, arrivò con i festeggiamenti per i 750 anni di fondazione dell’Ateneo. E poco importa se non era proprio l’anniversario giusto, visto che la data del 1240 non fa riferimento alla fondazione dell’Università ma a un documento in cui il Comune di Siena si impegnava a pagare parte degli stipendi dei professori dell’Ateneo. Che, quindi, già esisteva. L’importante era ottimizzare il risultato. E Luigi, il ‘comunista modernizzatore’ (come lo definisce Francesco Merlo) puntò in alto. E a ragione. Prima Romano Prodi, poi Massimo D’Alema, poi, ancora Prodi lo accontentarono, affidandogli il ministero della Pubblica Istruzione (1996-2000) e, ad interim, anche quello dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica (1996-1998). Un uomo riconoscente, comunque Luigi. Così nell’avventura romana si portò dietro ‘la comandante’, al secolo Jolanda Cei Semplici, che in Banchi di Sotto ricopriva il ruolo di direttore amministrativo. Piccola e determinata, una volta conclusa l’esperienza al Ministero, è tornata a Siena come direttore generale del Policlinico Le Scotte, pur fra i mille dubbi dei politici locali di area cattolica.

Ma Berlinguer non è uomo da lasciare niente al caso. E, così, prima di salutare Banchi di Sotto, si assicurò che a succeder gli fosse qualcuno di fiducia. Ed ecco che alla poltrona di rettore arriva il patologo Piero Tosi supportato da una squadra di comunicatori d’eccellenza, capitanata da Maurizio Boldrini, Omar Calabrese e Maurizio Bettini. Altro che piccola Oxford: l’Ateneo di Siena può pensare ancora più in grande. Mentre Luigi Berlinguer nel mese di maggio del 2003 decide dunque di andare in pensione (salvo poi essere reintegrato, diciotto mesi più tardi), il patologo Tosi, proprio come Penelope, tesse e disfa la tela con nuove assunzioni di docenti e personale tecnico amministrativo, Maurizio Boldrini ordina l’acquisto di 300 volumi in onore di Berlinguer. E non importa se manca una delibera del Cda che autorizzi la spesa da 26mila euro. Tanto qualcuno pagherà. In fondo, a Roma Berlinguer è in corsa per la Corte Costituzionale.

Gola e vanità‘. Ma anche familias. Già, perché in tutto questo c’è spazio anche per il figlio Aldo. Sulle orme del padre, il giovane Berlinguer riparte dalla Sardegna per la sua carriera di docente universitario, senza disdegnare altre esperienze. Ovviamente in nome della ‘buona politica’ per la quale dà vita all’Associazione ‘Il Campo delle idee’. E, tra un trattato di filosofia del diritto e un’analisi sociologica, Aldo si fa le ossa prima nel consiglio di amministrazione dell’aeroporto di Ampugnano (sotto l’ala protettiva del presidente dell’epoca Enzo Viani), poi a Bruxelles, dove diventa esperto di legislazione dei fondi comunitari. Nel frattempo lo chiamano all’Università di Firenze. Come il padre molti anni fa, anche lui è pronto a entrare nei salotti delle banche italiane. Così, dopo un timido tentativo di candidarsi sindaco di Siena nel 2011 (sostenuto dall’Italia dei Valori, infatti) nel giugno dello scorso anno viene nominato nel Cda di Banca Antonveneta. Chissà se il padre gli avrà rivolto lo stesso ammonimento fatto a Riccaboni: «Stai attento a questa città». Un po’ matrigna e un po’ amante. Chissà. E, mentre la magistratura di Siena ancora indaga sulla voragine di debiti accumulata dall’Università, la riforma del 3 + 2 varata proprio dal ministro Luigi Berlinguer mostra evidenti crepe, come emerge dall’ultimo rapporto della Fondazione Agnelli. Secondo il rapporto, infatti, il livello di preparazione dei giovani universitari italiani è calato enormemente, così come le loro possibilità di trovare impieghi adeguati (e non per colpa della crisi economica»). Che ingrati. Meno male che restano i fidelissimi: Antonello Masia, Marco Tomasi (quello che consigliava a Riccaboni di far presto a nominare Ines Fabbro direttore amministrativo: «non si sa mai»), Alessandro Schiesaro, Tommaso Detti, Omar Calabrese, Maurizio Bettini, Jolanda Cei Semplici, Antonio Cardini, Saverio Carpinelli, Maurizio Boldrini, Alessandro Stagnini, Alessandro Piazzi, Gabriella Piccini e, ovviamente, Angelo Riccaboni e Ines Fabbro. Anche a loro Luigi Berliguer, da garante nazionale del Pd, ripete spesso: «Guardatevi da questa città».

Sullo stesso argomento:
– Francesco MerloL’importanza di chiamarsi Berlinguer (Corriere della Sera, 19 maggio 1996).
– Francesco SpecchiaBerlinguer critica i nepotisti ma si dimentica del figlio (Libero, 30 novembre 2010).
– Giovanni Grasso. E c’è chi entra in Università, ne esce andando in pensione e poi ci rientra (Il senso della misura, 16 marzo 2011).
– Giancarlo MarcottiMa quanto è bravo Aldo Berlinguer (Borsa Forex Trading Finanza, 30 settembre 2011).
– Gian Marco Chiocci. I peccatucci del “saggio” Berlinguer (il Giornale, 20 gennaio 2013).

Anche il Kurdistan è vicino per l’azienda ospedaliera universitaria senese

Dopo “La Cina è vicina” e “Un pallottoliere cinese per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese” (AOUS) un altro interessante articolo inviatoci da un anonimo lettore.

Trasparente sì, ma è legittimo?

Cassandra Giuvarra. Interessante l’articolo sul progetto di cooperazione sanitaria internazionale tra Toscana e Cina; ma non è l’unico caso. Anche il “Progetto Kurdistan” dell’AOUS non è menzionato tra i progetti della regione toscana. Eppure è di grande interesse del direttore generale, il dott. Paolo Morello Marchese. I Kurdi sono sicuramente bisognosi, visto che sono stati devastati da guerre e dal regime di Saddam Hussein. Ma non sono certamente poveri: il loro territorio è ricchissimo di petrolio e se non fosse stato per questo motivo, la coalizione internazionale sarebbe stata poco interessata alle persecuzioni che hanno subito. Come c’entra la Toscana?

In un’intervista del 23 maggio 2008, il Dott. Morello, allora direttore generale dell’Ospedale Pediatrico “Meyer” di Firenze, racconta che su invito della signora Hero Talabani, moglie dell’attuale presidente dell’Iraq, ha visitato le strutture ospedaliere di Sulaimaniyah ed è stato firmato un accordo con il Dipartimento della Sanità del Kurdistan, per lo sviluppo di 3 branche mediche prioritarie: la pneumologia, per trattare le migliaia di persone vittime dei danni respiratori causati dalle bombe chimiche di Halabja; il trattamento dei tumori del sangue; e la cardiochirurgia pediatrica. L’amministrazione kurda finanzia la costruzione di tre ospedali specializzati e l’acquisto di tutti gli arredi e le attrezzature necessari, ma si aspetta in cambio dalla Toscana la formazione del personale medico, infermieristico e tecnico per sviluppare i 3 programmi. Un pacchetto di molti milioni di petroldollari, che fa gola alle imprese toscane. Altro che volontariato, aiuti, beneficenza, interventi umanitari.

Il progetto si  complica perché entra nel gioco la fondazione “Kurdistan Save the Children” (la cui madrina è la Signora Talabani), che supporta un nutrito numero di bambini con necessità di intervento cardiochirurgico a breve termine. Ma il dott. Morello non si scoraggia e, con il sorriso che lo contraddistingue, offre una soluzione brillante. Il 26 novembre 2008 viene firmato un accordo tra la fondazione Meyer (il Dott. Morello è presidente) e il Kurdistan Save the Children per trattate i bambini cardiopatici ed oncoematologici. A fine anno il Dott. Morello si trasferisce dal Meyer alle Scotte. L’assessore alle politiche della salute Enrico Rossi e il governatore della provincia di Sulaimaniyah firmano il 25 aprile 2009 un memorandum di collaborazione in cui la Toscana è disponibile a supportare le scelte kurde, sia in termini strutturali che tecnico-scientifici. Nuovo accordo tra regione Toscana (firmato da Aldo Ancona) e la fondazione Kurdistan Save the Children firmato il 6 agosto 2009: la Toscana s’impegna ad accogliere bambini cardiopatici kurdi e a trattarli nelle sue strutture ospedaliere comprendenti la fondazione Monasterio di Massa (36 bambini l’anno), ospedale Meyer (24 l’anno, ma il programma di cardiochirurgia a tutt’oggi non è iniziato), ospedale le Scotte di Siena (40 l’anno, ma l’ultimo bambino operato risale a 10 anni prima). La fondazione kurda s’impegna a rimborsare alle Aziende toscane 3.000 euro per paziente, anche se i costi sono almeno 10 volte maggiori. Un mese dopo il dott. Morello porta in Kurdistan un contingente di medici dei 3 ospedali coinvolti, per selezionare sul posto i candidati da accogliere in Toscana; previa delibera che giustifica la spesa da parte dell’Azienda Senese sulla base dei suddetti accordi regionali, all’impronta della massima trasparenza.

Ma la situazione esplode: la fondazione Monasterio non è disposta a trattare i bambini kurdi a un così esiguo rimborso, ma soprattutto è preoccupata dell’apertura di fatto di 2 programmi di cardiochirurgia pediatrica a Firenze e a Siena; il Meyer d’altro canto non è ancora in grado di partire e certamente non vuole che Siena operi bambini cardiopatici. L’assessore Rossi è fumante e blocca tutte le attività di ricezione dei bambini kurdi. Il progetto Kurdistan sembra fallire, ma il dott. Morello non si perde d’animo e partorisce un’altra soluzione. Se i cardiopatici kurdi non possono venire in Toscana, saranno i cardiochirurghi toscani ad andare in Kurdistan, anzi saranno i senesi. L’assessore deve assentire: il progetto edilizio è troppo interessante. Perciò sarà il direttore generale di Siena a gestire tutta l’impresa di costruzione ospedaliera, forniture medicali, chirurgia e formazione, e… peggio per chi non ha voluto partecipare.

Nella primavera 2010 il Dott. Morello si reca per ben due volte, con la squadra al completo, per dimostrare le proprie buone intenzioni e riesce a far firmare all’amministrazione kurda il contratto che segna l’inizio lavori. A questo punto il Dott. Morello non sarebbe più interessato a proseguire con l’attività di cardiochirurgia pediatrica in trasferta, ma la fondazione Kurdistan Save the Children ingaggia una squadra di cardiochirurghi americani, che inizia ad operare bambini nella struttura cardiochirurgica degli adulti. Il dott. Morello si spaventa e intensifica i viaggi con la squadra senese (ogni volta preceduti da una delibera che approva le spese a carico delle Scotte), e riesce a far operare i primi bambini nel settembre 2011. Quanto è costato ai contribuenti toscani questo progetto per trattare 9 bambini Kurdi? Si possono considerare almeno 50 biglietti aerei dall’Italia al Kurdistan (costo presunto 120.000 euro) e tutto il resto. Come si giustificano queste spese in un sistema sanitario che naviga in gravi difficoltà e deve applicare un ticket alle prestazioni effettuate?

Certo si favorisce l’attività all’estero delle imprese edili toscane. A questo proposito è interessante che nell’ottobre 2010 sia stato sostituito l’ingegner Bellini, direttore dell’Unità Operativa Complessa Nuove Opere, con l’ingegner Fabio Crocchini. Guarda caso l’ingegner Crocchini risulta essere il direttore di una delle 3 aziende che stanno costruendo gli ospedali in Kurdistan. Non è stato assunto mediante regolare concorso, ma nominato dal direttore generale con incarico ex art. 15 epties, che comunque prevede un rapporto in esclusiva (DL 502, 1992), mentre ovviamente l’ingegnere deve continuare la sua attività principale. Anzi recentemente l’ingegner Crocchini è stato nominato anche direttore facente funzioni della U.O. Manutenzioni. Ma quanto è bravo!?

Il Deputato Perina chiede la revoca della nomina del rettore, il commissariamento dell’ateneo senese e la costituzione di parte civile del Ministero

Flavia Perina (Deputato di Futuro e Libertà). Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca – interrogazione

Premesso che:
– in data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per il quadriennio accademico 2010/2014 e che le suddette indagini ipotizzano a carico degli indagati il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici in qualità di componenti del seggio elettorale e della commissione elettorale;
– tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del 2 novembre 2010 con cui l’allora Ministro dell’Università e della Ricerca – on. Maria Stella Gelmini – procedeva alla proclamazione del neoletto Rettore Angelo Riccaboni, e per il quale fu ascoltata dalla Procura di Siena il 24 febbraio 2011 in qualità di persona informata sui fatti;
– in data 16 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena ha inoltre portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università” di 200 milioni di euro, notificando 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – tra cui due ex rettori – a vario titolo accusati di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato;
– è pendente per le suddette irregolarità anche un ricorso al TAR della Toscana, sezione I presentato da un docente che mette in evidenza ulteriori criticità di tipo amministrativo;
– l’adozione di un’inderogabile ed efficace strategia di riduzione del deficit strutturale dell’Università di Siena impone, quale premessa indubitabile, una forte ed autorevole guida da parte dell’attuale Rettore – sulla cui elezione grava l’indagine giudiziaria in premessa – nonché del Direttore amministrativo, il quale risulta condannato, nel 2007, dalla Corte dei conti dell’Emilia-Romagna per gravi irregolarità amministrativo-contabili nell’esercizio delle sue funzioni nel medesimo incarico di Direttore amministrativo dell’Università di Bologna;
– in oltre un anno non è stato intrapreso alcun percorso di riduzione del disavanzo strutturale, tanto che fino a pochi giorni fa le uniche possibilità prospettate dall’attuale Rettore sono state la rimodulazione dei mutui in essere e la vendita degli immobili di proprietà dell’Ateneo, anche di quelli funzionali all’attività didattica e di ricerca;
– il decreto legislativo 27 ottobre 2011, n. 199, in attuazione della delega contenuta nell’articolo 5, comma 1, lett. b) della legge 30 dicembre 2012 n. 240, ha innovato la disciplina del dissesto finanziario delle università e del commissariamento degli atenei, prevedendo la dichiarazione di dissesto da parte delle Università affette da particolari squilibri nei propri conti e l’approvazione di un piano di rientro, a pena di commissariamento;
– l’Università non ha ancora dato corso alle nuove procedure di dissesto e risanamento previste dal decreto legislativo sopra citato;

per sapere:
– se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università di Siena – il Ministro non ritenga opportuna una revoca del decreto di nomina del rettore dell’Università di Siena in esercizio di autotutela, con conseguente indizione di nuove elezioni al fine di conferire piena legittimazione al vertice dell’ateneo;
– se sussistono le condizioni di diritto per procedere al commissariamento per dissesto dell’Università di Siena;
– se non ritenga opportuno che il Ministero dell’Università, in virtù del principio di autotutela della pubblica amministrazione, nonché per le responsabilità istituzionali del dicastero quale erogatore del Fondo di finanziamento ordinario destinato all’ateneo senese, si costituisca anch’esso parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari scaturenti sia dalle indagini sul dissesto economico–finanziario, sia da quelle riguardanti l’elezione dell’attuale Rettore dell’Università di Siena;
– se, infine, corrisponde a verità il fatto che alcuni professori, già iscritti nel registro degli indagati nel merito dell’inchiesta sui presunti brogli per l’elezione del Rettore, siano stati recentemente eletti a cariche di particolare rilievo all’interno degli organi dell’Università di Siena.

Il senatore Amato chiede la revoca della nomina del rettore e il commissariamento dell’università di Siena

Scrivevo, il 20 novembre 2011, un breve commento intitolato: «Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’università di Siena». Ebbene, l’inchiesta del settimanale “Il Mondo” e l’ultima interrogazione del senatore del PdL, Paolo Amato, indicano che Riccaboni è ormai giunto al capolinea. Riuscirà il nostro magnifico a recuperare il senso delle istituzioni necessario in tali circostanze? O, più modestamente, un po’ di buon gusto e di dignità? Ce lo auguriamo tutti, nell’esclusivo interesse dell’Ateneo! Intanto il senatore Amato chiede di sapere se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena ed il carente piano di risanamento economico dell’Ateneo adottato da questi –, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno provvedere alla revoca dell’atto di nomina dell’attuale Rettore e operare un contestuale commissariamento per far fronte alle straordinarie esigenze gestionali dell’Ateneo, oggetto di un dissesto finanziario senza precedenti.

Colpo di scena: non bruceremo più “La Casta di Siena” ma la sentenza che ha condannato l’autore del libro

Dopo la condanna in primo grado di Raffaele Ascheri, avevo suggerito di bruciare in pubblico tutte le copie della vecchia edizione del libro “La casta di Siena”. Non è stato però necessario. Questa mattina, fortunatamente, la Corte d’Appello di Firenze ha confermato la sospensiva del risarcimento milionario nei confronti dell’arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani e dell’economo della curia don Giuseppe Acampa. Inoltre, sembra che si stia profilando anche l’annullamento del processo. Il motivo? Il giudice Cavoto scrisse la sentenza di condanna nel gennaio 2011, otto mesi dopo che era andato in pensione! Non solo, ma con quella sentenza l’ex giudice Cavoto dimostrò anche doti d’indovino. Infatti, anticipò per iscritto quello che si sarebbe poi realizzato ben sei mesi dopo: l’assoluzione di Acampa, imputato nel processo per l’incendio alla Curia.

Di seguito il trafiletto pubblicato dal settimanale “Il Mondo” (13 gennaio 2012) sull’argomento.
Fabio Sottocornola. Nella città delle antiche inimicizie tra contrade, ai piani alti del potere e del business fiorisce l’affetto. E intese impreviste. Come quella di Mussari che, nella sua veste professionale di avvocato, nei mesi scorsi, ha difeso monsignor Giuseppe Acampa, che ha intentato causa per diffamazione aggravata contro Raffaele Ascheri, insegnante di scuole medie e autore del libro La Casta di Siena. Sulla sfondo, la storia complicata di un incendio scoppiato nei locali della Curia (aprile 2006). Ascheri ha tirato in ballo per l’incendio il sacerdote (finito a processo penale per la vicenda). A sua volta, il reverendo ha portato l’autore in giudizio civile, ottenendo la condanna pecuniaria (250 mila euro complessivi) dello scrittore. Per il giudice che ha depositato la sentenza nel marzo scorso, il monsignore era stato assolto. Vero, ma a quel tempo lui non poteva saperlo. La sentenza favorevole al sacerdote sarebbe arrivata solo in luglio, cioè quattro mesi dopo. Siena è anche città di misteri.

Università di Siena: «non ci resta che sopportare, da una parte l’arroganza dei colpevoli, dall’altra l’inerzia più che sospetta di chi dovrebbe provvedere»

Outis, nel post Cosa riserverà il 2012 all’Università di Siena?, ha inserito un breve commento, di seguito integralmente riproposto. Rileggiamolo, ascoltiamo Maurizio Pollini al pianoforte e gustiamoci “Il pianoforte di Chopin” di Cyprian Kamil Norwid nella traduzione di Paolo Statuti o in quella di Paolo Emilio Carapezza.

Outis. Poiché a questa nauseante illegalità mezzi legali da opporre non ce ne sono, aborrendo per convinzione profonda l’uso di quelli efficacissimi, ma illegali, quale sarebbe ad esempio una squadraccia, armata di manganelli, che entrasse in Pantaneto, distribuendo randellate e beveroni di olio di ricino e precipitando dalle finestre la scrivania del rettore, come il pianoforte di Chopin nel grande poema di Norwid, non ci resta che sopportare, da una parte l’arroganza dei colpevoli, dall’altra l’inerzia più che sospetta di chi dovrebbe provvedere. Come ha scritto Leopardi: gli uomini, non potendo trovare riparo alla morte, hanno deciso di non pensarci.