La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini a Siena

Palazzo Bandini Piccolomini

Uno dei più efficaci strumenti di prevenzione della corruzione è la trasparenza, intesa (secondo il D. Lgs. 150/2009) «come accessibilità totale delle informazioni allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principî di buon andamento e imparzialità». Non solo! Oggi, il Presidente della Corte dei Conti e il Ministro della pubblica amministrazione auspicano un innalzamento del livello della trasparenza, dovuta dalle amministrazioni ed esigibile dagli amministrati. Ebbene che succede all’Università di Siena? Con il triste primato dei bilanci truccati in più anni e con una voragine nei conti da € 250 milioni, ci si aspetterebbe massima trasparenza! I fatti, invece, dimostrano il contrario.

L’8 ottobre si svolgerà l’asta per la vendita di «uno dei più importanti e raffinati esempi dell’architettura rinascimentale a Siena», il Palazzo Bandini Piccolomini (superficie lorda: mq 2.721; prezzo base: € 6.500.000,00). Sul sito dell’ateneo, però, è presente solo l’avviso dell’asta; mentre manca tutta la documentazione tecnica. Eppure su quello dell’università di Pisa, per la vendita del complesso immobiliare “Podere Poggio al Lupo”, si trova di tutto: mappe, foto, schede ed elaborati planimetrici. Per l’ateneo senese, invece, solo chi intende formulare una proposta d’acquisto potrà consultare la documentazione. Infatti, si avverte che «tutte le informazioni sono da considerarsi riservate…». Non solo! «Le informazioni confidenziali vengono fornite al solo scopo di consentire al soggetto autorizzato la valutazione circa la formulazione di una proposta di acquisto; non si possono usare le informazioni confidenziali contenute, in alcun modo che possa arrecare danno alla procedura di alienazione del detto immobile. È assolutamente vietato violare ovvero comunque aggirare i dispositivi di sicurezza e consentire e/o permettere a terzi di accedere al sito utilizzando i codici di accesso nominativamente messi a disposizione.».

È incredibile! Sembra un segreto di Stato! Cosa ci può essere di riservato e confidenziale nella vendita di un immobile pubblico? Che sia per la maledizione del Bandini? No! Sarebbe il colmo! Comunque, ce la dirà, ovviamente in via confidenziale, chi farà l’offerta d’acquisto. Una considerazione finale. Chi è stato eletto irregolarmente, e, quindi, non ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore, non può permettersi di adottare provvedimenti immotivati e non trasparenti! Ovviamente, comportamenti del genere sono inaccettabili comunque!

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino online (27 agosto 2012) con il titolo: La casa dei misteri: Palazzo Bandini Piccolomini.

Tra sindacati ululanti e belanti, dopo ventisette anni la Cgil recupera la voce perduta e contesta i vertici dell’ateneo senese

La poca trasparenza dei nuovi Dipartimenti e il silenzio di alcuni sindacati belanti

Flc-Cgil. A seguito dei provvedimenti con cui l’Amministrazione ha dato il via alla nuova dipartimentalizzazione, la Flc-Cgil vuole innanzitutto manifestare la propria solidarietà a tutti i colleghi e a tutte le colleghe che sono  “scomparsi” e che d’un tratto sono stati cancellati o dimenticati dalle corpose liste allegate ai provvedimenti in questione. La stessa solidarietà va poi a coloro che sono stati, senza nemmeno essere ascoltati mandati in una struttura piuttosto che in un’altra senza sapere nemmeno in base a quali criteri oggettivi, o semplicemente, dopo anni di servizio de-classati: molti hanno visto le proprie storie professionali di colpo annullate.

La Flc-Cgil manifesta in maniera forte e decisa il suo disappunto nei confronti di una Amministrazione che ha operato e condotto tale riorganizzazione nei confronti del personale utilizzando criteri soggettivi e legati a vecchie logiche più che ai criteri della buona amministrazione. Ma poco importa questo al Direttore Amministrativo e al Rettore – mera presenza in contrattazione – che nell’ultimo incontro sindacale hanno ribadito di non avere interesse ad aprire nessun dialogo con il personale. In nome del tanto proclamato rinnovamento che spesso l’Amministrazione sbandiera, sarebbe stato più trasparente individuare i profili delle figure apicali e poi procedere con l’apertura di procedure pubbliche che avrebbero dato a tanti la possibilità di mettere in campo le proprie professionalità, come più volte la Flc-Cgil ha proposto da sola e inascoltata.

Tante le incongruenze e troppe le dimenticanze: dove sono finiti i Collaboratori Esperti Linguistici; dove è finito il Presìdio di Arezzo (previsto nel modello di organizzazione) e come sono nati ad Arezzo i “Servizi Generali”? Ci si è affidati invece a colloqui individuali, garantiti solo ad alcuni, condotti in maniera del tutto personale, da dove sono nate scelte ampliamente discrezionali. La Flc-Cgil nel silenzio assordante di alcuni sindacati di base prima ululanti ed ora chissà come mai, completamente silenziosi, prende atto di essere la sola organizzazione sindacale a trovare assolutamente poco trasparente l’inizio di questo processo che dovrebbe portare alla definizione della nuova Università. Per questi motivi invitiamo tutti i colleghi e tutte le colleghe che hanno subito tali procedimenti a chiedere immediatamente l’applicazione dell’Art. 8 comma 1 delle Norme disciplinati la mobilità del personale tecnico e amministrativo che prevede che: “Il dipendente oggetto di procedimento di mobilità può, entro 5 giorni dalla data in cui gli è stato comunicato il provvedimento, presentare esposto al Direttore Amministrativo chiedendone la sospensione. In tal caso il procedimento sarà oggetto di confronto con le OO.SS. entro i 10 giorni successivi”. A tal riguardo la Flc-Cgil si mette a disposizione di tutte le colleghe e i colleghi senza alcuna differenza per appartenenza sindacale, per ascoltare e trovare un modo per procedere contro tali procedimenti e garantiamo da subito la nostra assistenza legale. Prendiamo atto che con questo procedimento il Rettore e il Direttore Amministrativo hanno fatto fare parecchia strada indietro sulla “road map” della trasparenza facendoci rivivere vecchie e logore logiche che speravamo fossero completamente messe da parte.

Anche il Kurdistan è vicino per l’azienda ospedaliera universitaria senese

Dopo “La Cina è vicina” e “Un pallottoliere cinese per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese” (AOUS) un altro interessante articolo inviatoci da un anonimo lettore.

Trasparente sì, ma è legittimo?

Cassandra Giuvarra. Interessante l’articolo sul progetto di cooperazione sanitaria internazionale tra Toscana e Cina; ma non è l’unico caso. Anche il “Progetto Kurdistan” dell’AOUS non è menzionato tra i progetti della regione toscana. Eppure è di grande interesse del direttore generale, il dott. Paolo Morello Marchese. I Kurdi sono sicuramente bisognosi, visto che sono stati devastati da guerre e dal regime di Saddam Hussein. Ma non sono certamente poveri: il loro territorio è ricchissimo di petrolio e se non fosse stato per questo motivo, la coalizione internazionale sarebbe stata poco interessata alle persecuzioni che hanno subito. Come c’entra la Toscana?

In un’intervista del 23 maggio 2008, il Dott. Morello, allora direttore generale dell’Ospedale Pediatrico “Meyer” di Firenze, racconta che su invito della signora Hero Talabani, moglie dell’attuale presidente dell’Iraq, ha visitato le strutture ospedaliere di Sulaimaniyah ed è stato firmato un accordo con il Dipartimento della Sanità del Kurdistan, per lo sviluppo di 3 branche mediche prioritarie: la pneumologia, per trattare le migliaia di persone vittime dei danni respiratori causati dalle bombe chimiche di Halabja; il trattamento dei tumori del sangue; e la cardiochirurgia pediatrica. L’amministrazione kurda finanzia la costruzione di tre ospedali specializzati e l’acquisto di tutti gli arredi e le attrezzature necessari, ma si aspetta in cambio dalla Toscana la formazione del personale medico, infermieristico e tecnico per sviluppare i 3 programmi. Un pacchetto di molti milioni di petroldollari, che fa gola alle imprese toscane. Altro che volontariato, aiuti, beneficenza, interventi umanitari.

Il progetto si  complica perché entra nel gioco la fondazione “Kurdistan Save the Children” (la cui madrina è la Signora Talabani), che supporta un nutrito numero di bambini con necessità di intervento cardiochirurgico a breve termine. Ma il dott. Morello non si scoraggia e, con il sorriso che lo contraddistingue, offre una soluzione brillante. Il 26 novembre 2008 viene firmato un accordo tra la fondazione Meyer (il Dott. Morello è presidente) e il Kurdistan Save the Children per trattate i bambini cardiopatici ed oncoematologici. A fine anno il Dott. Morello si trasferisce dal Meyer alle Scotte. L’assessore alle politiche della salute Enrico Rossi e il governatore della provincia di Sulaimaniyah firmano il 25 aprile 2009 un memorandum di collaborazione in cui la Toscana è disponibile a supportare le scelte kurde, sia in termini strutturali che tecnico-scientifici. Nuovo accordo tra regione Toscana (firmato da Aldo Ancona) e la fondazione Kurdistan Save the Children firmato il 6 agosto 2009: la Toscana s’impegna ad accogliere bambini cardiopatici kurdi e a trattarli nelle sue strutture ospedaliere comprendenti la fondazione Monasterio di Massa (36 bambini l’anno), ospedale Meyer (24 l’anno, ma il programma di cardiochirurgia a tutt’oggi non è iniziato), ospedale le Scotte di Siena (40 l’anno, ma l’ultimo bambino operato risale a 10 anni prima). La fondazione kurda s’impegna a rimborsare alle Aziende toscane 3.000 euro per paziente, anche se i costi sono almeno 10 volte maggiori. Un mese dopo il dott. Morello porta in Kurdistan un contingente di medici dei 3 ospedali coinvolti, per selezionare sul posto i candidati da accogliere in Toscana; previa delibera che giustifica la spesa da parte dell’Azienda Senese sulla base dei suddetti accordi regionali, all’impronta della massima trasparenza.

Ma la situazione esplode: la fondazione Monasterio non è disposta a trattare i bambini kurdi a un così esiguo rimborso, ma soprattutto è preoccupata dell’apertura di fatto di 2 programmi di cardiochirurgia pediatrica a Firenze e a Siena; il Meyer d’altro canto non è ancora in grado di partire e certamente non vuole che Siena operi bambini cardiopatici. L’assessore Rossi è fumante e blocca tutte le attività di ricezione dei bambini kurdi. Il progetto Kurdistan sembra fallire, ma il dott. Morello non si perde d’animo e partorisce un’altra soluzione. Se i cardiopatici kurdi non possono venire in Toscana, saranno i cardiochirurghi toscani ad andare in Kurdistan, anzi saranno i senesi. L’assessore deve assentire: il progetto edilizio è troppo interessante. Perciò sarà il direttore generale di Siena a gestire tutta l’impresa di costruzione ospedaliera, forniture medicali, chirurgia e formazione, e… peggio per chi non ha voluto partecipare.

Nella primavera 2010 il Dott. Morello si reca per ben due volte, con la squadra al completo, per dimostrare le proprie buone intenzioni e riesce a far firmare all’amministrazione kurda il contratto che segna l’inizio lavori. A questo punto il Dott. Morello non sarebbe più interessato a proseguire con l’attività di cardiochirurgia pediatrica in trasferta, ma la fondazione Kurdistan Save the Children ingaggia una squadra di cardiochirurghi americani, che inizia ad operare bambini nella struttura cardiochirurgica degli adulti. Il dott. Morello si spaventa e intensifica i viaggi con la squadra senese (ogni volta preceduti da una delibera che approva le spese a carico delle Scotte), e riesce a far operare i primi bambini nel settembre 2011. Quanto è costato ai contribuenti toscani questo progetto per trattare 9 bambini Kurdi? Si possono considerare almeno 50 biglietti aerei dall’Italia al Kurdistan (costo presunto 120.000 euro) e tutto il resto. Come si giustificano queste spese in un sistema sanitario che naviga in gravi difficoltà e deve applicare un ticket alle prestazioni effettuate?

Certo si favorisce l’attività all’estero delle imprese edili toscane. A questo proposito è interessante che nell’ottobre 2010 sia stato sostituito l’ingegner Bellini, direttore dell’Unità Operativa Complessa Nuove Opere, con l’ingegner Fabio Crocchini. Guarda caso l’ingegner Crocchini risulta essere il direttore di una delle 3 aziende che stanno costruendo gli ospedali in Kurdistan. Non è stato assunto mediante regolare concorso, ma nominato dal direttore generale con incarico ex art. 15 epties, che comunque prevede un rapporto in esclusiva (DL 502, 1992), mentre ovviamente l’ingegnere deve continuare la sua attività principale. Anzi recentemente l’ingegner Crocchini è stato nominato anche direttore facente funzioni della U.O. Manutenzioni. Ma quanto è bravo!?

Un pallottoliere cinese per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese


Un altro anonimo lettore, stimolato dal precedente articolo, ci ha inviato questa breve ma stimolante nota sulle spese dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS).

Addendum (del 19 gennaio). Ho modificato la nota originaria, «risultata altamente offensiva per la reputazione» del fornitore dell’apparecchio, cancellando il nome della Ditta e del suo presidente dal blog e dai tag usati per i motori di ricerca. La differenza di prezzo, si dice in un commento, è dovuta al contestuale acquisto di pezzi di ricambio. Ne prendo atto! Vorrei ricordare al presidente della ditta e al suo legale che, in democrazia, i cittadini hanno il diritto di vigilare e gli amministratori pubblici il dovere di dare le spiegazioni richieste.

VIVA LA TRASPARENZA (2a puntata)

Agata Minnarsa. “Ottimi risultati per l’impianto di cuori artificiali al policlinico Santa Maria alle Scotte. In poco più di un anno, dall’inizio dell’attività, ne sono stati impiantati undici”. Ma quanto costano i cuori artificiali? Inoltre, il Sistema Sanitario Toscano riesce a soddisfare anche le richieste di finanziamenti per le malattie di base ad alta diffusione? Ce la farà a non penalizzare i fondi per le medicine anticolesterolo, che favoriscono una regressione dell’arteriosclerosi e quindi del rischio d’infarto, ictus e malattie vascolari periferiche? Alcune informazioni interessanti si trovano sui siti web delle aziende ospedaliere italiane che riportano i risultati delle gare di appalto per gli acquisti di materiale sanitario. Nel caso del cuore artificiale, però, solo due centri in Italia presentano in rete le delibere di aggiudicazione: Siena e Sassari. In Sardegna, il 15 dicembre 2010, il sistema è costato € 81.640 mentre in Toscana, sei mesi dopo, lo stesso apparecchio è stato pagato € 125.704. In altri termini, un plusvalore di € 44.064, per cui lo stesso apparecchio costa in Toscana il 54% in più. In ambedue i casi s’è trattato di una procedura negoziata in esclusiva con la stessa ditta. A questo punto una spiegazione da parte del Direttore Amministrativo e del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese è quanto mai necessaria. Comunque, l’unico dato certo è che i loro stipendi, comprensivi di tutti gli incentivi possibili, non vengono mai toccati.

La Cina è vicina per l’azienda ospedaliera universitaria senese

Come altre volte, pubblichiamo un articolo, utile alla discussione in periodi di crisi, inviatoci da un anonimo.

VIVA LA TRASPARENZA

Pasquino. Si credeva che la sigla CSI si riferisse alla pluripremiata serie televisiva statunitense “Crime Scene Investigation”, in onda dal 2000. Invece la stessa sigla è usata anche dalla Regione Toscana per la cosiddetta Cooperazione Sanitaria Internazionale, che è il soggetto di molteplici delibere della Giunta Regionale, sempre proposte dal governatore Enrico Rossi. Dal 2008 al 2011 sono stati stanziati dalla Toscana circa 14 milioni € per finanziare i progetti CSI, ma fra questi non risulta il progetto di cooperazione tra l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) e il Ministero della Sanità della Cina. Come mai? Come si è finanziato il progetto cinese del Dott. Morello, Direttore dell’AOUS? Come hanno fatto i nostri assessori al Diritto alla Salute, prima Enrico Rossi e dopo Daniela Scaramuccia, ad approvare un programma CSI con la Cina? La delibera 695/2011 (Allegato A, pag. 3) dice: «La Regione Toscana riconosce nell’obiettivo generale di “lotta alla povertà”, nella sua più ampia accezione, il focus di tutte le sue iniziative, perché soltanto attraverso il miglioramento delle condizioni di vita delle persone si può migliorare la Salute dei popoli.» Poveri i Cinesi!… Inoltre, nella stessa delibera (Allegato A, pag 6): «La Regione Toscana, per lo svolgimento delle sue progettualità di cooperazione sanitaria, ha individuato le seguenti aree di intervento prioritario: Medio Oriente, Africa Sub Sahariana, Area Balcanica e l’Europa dell’Est, Paesi arabi del Mediterraneo.» E la Cina dov’è? Che non si tratti di un programma di Cooperazione Sanitaria Internazionale approvato dalla Regione Toscana?

In un Comunicato Stampa del 30/9/10 si legge: «È appena arrivato alle Scotte il nuovo gruppo di medici cinesi impegnati in uno scambio formativo e scientifico con i professionisti senesi. “Il programma di formazione clinica tra la Regione Toscana e il Ministero della Salute cinese – spiega Paolo Morello Marchese, direttore generale – ha prodotto risultati più che positivi e molto promettenti per il futuro. In un anno ci sono stati più di 50 medici cinesi impegnati in una proficua collaborazione con i nostri medici”. Il progetto è andato avanti grazie ad un accordo di cooperazione internazionale tra Assessorato al Diritto alla Salute della Regione Toscana e Ministero della Salute della Repubblica Popolare Cinese, con pieno coinvolgimento dell’AOUS, che è l’unica sede toscana a ospitare i professionisti cinesi.» Come mai tra le tante delibere della giunta regionale non c’è quella che riconosca l’esistenza della CSI con la Cina? Anche l’Università di Siena è coinvolta, ma è difficile ipotizzare che possa contribuire alle spese. Da un comunicato stampa congiunto: «Accordi di collaborazione e scambio nell’ambito della ricerca, della didattica, della formazione specialistica dei medici sono stati raggiunti tra Università di Siena, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e alcune delle più importanti istituzioni universitarie e ospedaliere della Repubblica Popolare Cinese. Questi gli obiettivi conseguiti dal rettore, Silvano Focardi, dal preside della Facoltà di Medicina, Gian Maria Rossolini e dal direttore generale delle Scotte, Paolo Morello Marchese, appena rientrati da un viaggio di lavoro in Cina, nel quale hanno incontrato alti funzionari ministeriali e rettori di Atenei. Grazie a un solido rapporto di collaborazione instaurato da tempo tra Regione Toscana e Cina, lo staff senese ha portato a casa concreti risultati, con ben cinque progetti innovativi». Al viaggio per lavoro, hanno partecipato anche le relative consorti? È possibile sapere chi ha pagato?

Qualche mese fa il Dott. Morello ha portato in viaggio premio in Cina anche i medici senesi, universitari e non, che hanno contribuito alle attività formative per i Cinesi. Non basta! Anche le segretarie del Dott. Morello hanno beneficiato di un viaggio premio in Cina per meriti organizzativi. Infatti, coordinano tutte le attività “culturali” dei Cinesi in formazione che, grazie allo stage senese, conoscono le bellezze della Toscana meglio di noi. Tutti gli automezzi e gli autisti dell’AOUS sono mobilitati per portare in giro i medici cinesi, dimostratisi pienamente soddisfatti. Alla fine dello stage, medici cinesi e italiani, segretarie e autisti tutti sul pulman aziendale per una cena d’addio offerta dal Dott. Morello. È possibile sapere chi ha pagato?
Forse la sigla CSI non è poi così inappropriata.

Quel che non si deve vedere, il rettore di Siena lo rivernicia con “DIPINT”

ANCORA UNA VOLTA IL RETTORE SBAGLIA METODO

Unione Sindacale di Base Università di Siena. Viene portato, oggi, in Consiglio di Amministrazione il regolamento del Dipartimento amministrativo interistituzionale (DIPINT). Domani sarà discusso in Consiglio di Facoltà di Medicina. Il DIPINT è una struttura amministrativa che dovrà essere di supporto all’attività di ricerca, di formazione, con l’obiettivo di rafforzare sempre più l’integrazione fra AOUS e UNISI. Sono mesi che il Rettore, la Direttore Amministrativa si incontrano con i vertici dell’Azienda per definire l’istituzione di tale struttura, definire il personale che vi opererà e definirne il regolamento. Si veda la delibera dell’AOUS approvata in data 24 maggio 20112. L’Azienda ospedaliera universitaria ha istituito già la struttura che è inserita nel suo organigramma ma che opera principalmente con personale universitario. Esiste una lista di nominativi che nessuno ha ancora potuto vedere, eppure è allegata alla delibera dell’AOUS. Il regolamento viene portato in CdA senza che i consiglieri ne abbiano avuto copia. Inoltre, nessuna delle OO.SS. né la RSU ha avuto modo di confrontarsi su tale questione, con documenti scritti e non chiacchiere, con i vertici universitari o aziendali. Eppure di personale che andrà a lavorare in questa struttura ce n’è, circa 200 unità. Questa struttura è utile all’Ateneo perché porta risorse economiche (8 milioni) viene detto, ma non affermiamo che siamo pregiudizialmente contrari vogliamo poterci confrontare. Sono mesi che chiediamo di discutere di questa tematica. Pensate che a Firenze, citata come esempio nella stessa delibera dell’AOUS, se n’è già parlato tre volte in contrattazione. Qui niente. Allora viene da pensare che se uno nasconde quello che fa un motivo ci deve essere. Eppure di tempo ne abbiamo perché l’organizzazione del DIPINT è prevista per il 30 settembre 2011. Chiediamo ai consiglieri di amministrazione di non votare il regolamento portato oggi al punto 5 dell’ordine del giorno perché non sono state seguite delle semplici regole di gestione di una pubblica amministrazione: trasparenza, chiarezza e condivisione. Come potete approvare un documento così articolato senza averlo letto e meditato? Noi siamo disposti ad affrontare le problematiche di questo Ateneo e anche le novità come questa, deve essere il Rettore, insieme alla Direttore Amministrativa, a dire cosa vuole fare.

Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena

Usando come falsariga il programma elettorale di Giulia Simi (docente di Algebra dell’Università) – alla quale auguro vivamente l’elezione in Consiglio comunale – proviamo a verificare anche per l’Ateneo senese il rispetto delle disposizioni di legge riguardanti la trasparenza, la valutazione della performance e il merito. Secondo il D. Lgs. 150/2009, «la trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principî di buon andamento e imparzialità.» Ebbene, dall’Università di Siena, che ha il triste primato dei bilanci truccati in più anni e di una voragine nei conti da 250 milioni d’euro, ci si sarebbe aspettata una scrupolosa applicazione di questa norma, proprio per favorire un controllo diffuso del rispetto dei principî di una buona amministrazione. Invece gli attuali vertici dell’ateneo si sono incamminati nella direzione opposta a quella della cultura della trasparenza; ostacolando ogni forma di controllo capillare dal basso hanno instaurato una gestione autocratica del tutto inefficace a risolvere le emergenze. Di seguito solo alcuni preoccupanti esempi.

1) Assenza dal sito internet dei bilanci dell’Ateneo e delle società consortili e partecipate.
2) Mancata pubblicizzazione di tutte le informazioni relative a stipendi, indennità, gettoni di presenza, entrate per conto terzi, proprietà riguardanti il rettore, pro rettore, Presidi di Facoltà, delegati del rettore, membri del Senato accademico e del CdA, Direttori di Dipartimento, docenti nominati dall’Ateneo nei Comitati scientifici e nelle società consortili e partecipate.
3) Esame dei verbali degli organi collegiali consentito ai soli possessori di password certificata, con schedatura dell’utente e stampigliatura del suo nome su tutte le pagine del documento.
4) Il nome del Direttore amministrativo – fatto prima ancora che si decidesse di bandire il concorso – è stato scelto tra altri 49 candidati, nonostante una sua condanna per illecito amministrativo-contabile nell’esercizio delle sue funzioni di dirigente dell’Università di Bologna.
5) Consiglio di Amministrazione esautorato nella nomina del Direttore amministrativo in quanto non ha discusso ed approvato la retribuzione, non ha fissato gli obiettivi di lavoro e, quindi, impossibilitato a valutare l’indennità di risultato.
6) La retribuzione del Direttore amministrativo, non sottoposta all’approvazione del CdA, è di circa 30 mila € l’anno superiore a quella prevista per il nostro ateneo, con un evidente danno erariale.
7) Pratica dei preconsigli d’amministrazione finalizzati a precostituire l’unanimità su argomenti particolarmente spinosi.
8 ) Immotivata riorganizzazione dell’amministrazione centrale con attribuzioni di responsabilità a soggetti privi delle competenze richieste, con evidenti disservizi in settori delicati e strategici.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (11 maggio 2011). L’Università di Siena e la norma sulla trasparenza disattesa. (Gli attuali vertici dell’ateneo si sono incamminati nella direzione opposta a quella della cultura della trasparenza).

All’Università di Siena è l’ora della rottura

Scrivevo su questo blog, in tempi non sospetti (3 marzo 2007), che contro l’indifferenza e l’ignavia è giunta l’ora della rottura anche nell’Università. Come diceva Leonardo Sciascia, «credo si possa usare il verbo rompere in tutta la sua violenza morale e metaforica. Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà; rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane; rompere l’equivalenza tra il potere, la scienza e la morte (…); rompere le uova nel paniere, se si vuol dirla con linguaggio e immagine più quotidiana, prima che ci preparino la letale frittata.»

Ebbene, da qualche settimana “Fratello Illuminato” sembra che stia mettendo in pratica tutto ciò in maniera molto esplicita. Infatti, attacca i vertici dell’ateneo senese, da lui ritenuti «incompetenti ed incapaci», considera gli organi di governo «supini e sdraiati davanti alla Fabbro» e definisce alcuni dirigenti sindacali «dissestatori», perché sarebbero tutti coinvolti nel «coprire le responsabilità» del dissesto dell’ateneo. Durissima la risposta di un esponente sindacale che parla di «atteggiamenti al pari della delinquenza mafiosa che tendono a delegittimare e soprattutto a destabilizzare l’ateneo» ed individua, come strumenti di diffamazione, «soprattutto social network e siti, con la tecnica del reiterare la menzogna, finché diventa una verità, proprio come fa la mafia.» Accuse così gravi andrebbero respinte al mittente non solo perché infondate ma soprattutto perché gli episodi denunciati da “Fratello Illuminato” a conti fatti risultano sì sbagliati, ma per difetto.

Vediamo perché. Nel luglio 2004 fu bandito dall’Università di Siena un concorso pubblico per la copertura di 2 posti di categoria C per l’area Biblioteche di Arezzo e Siena. Il 12 aprile 2005 furono approvati gli atti del concorso e la graduatoria, che risultò composta da 155 nominativi. Orbene non furono assunti solo i 2 bibliotecari previsti dal bando, come denuncia “Fratello Illuminato”, bensì quasi tutti i componenti la graduatoria, se si considera che si fece scorrere la lista fino al 149° nominativo. Analogamente, nei concorsi banditi tutti il 20 maggio 2005 per la copertura di 1 (un solo) Giornalista, 1 Tecnico informatico, 1 Giardiniere, 1 Cameriere, 1 Tecnico per la comunicazione pubblica, si assunse dalle graduatorie senza informare il CdA ed in presenza di una quota di trasferimenti statali che non copriva più, da molto tempo, neppure le spese fisse per il personale. I responsabili sono tutti noti, compreso il sindacato, ed è difficile non scorgervi in questa storia, come dice Sciascia, «le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà, il patto tra la stupidità e la violenza» che hanno portato alla distruzione di un Ateneo dal glorioso passato.

Articolo ripreso da:
Fratello Illuminato – Il blog:A proposito di concorsi e di attacchi al nostro blog“.
Il Cittadino online:All’università di Siena è l’ora della rottura“.

WikiLeaks nell’Università?

«Immaginate se mille studenti iniziano a dare un’occhiata affilata ai bilanci delle università, sono sicuro che basta leggerli per scoprire un po’ di magagne», scrive Jacopo Fo su Il Fatto quotidiano. Ma è proprio questo il punto. Gli studenti, in gran parte “politicizzati”, sono presenti nei consigli d’amministrazione di tutte le Università e sui bilanci esprimono sempre un voto di schieramento.

Jacopo Fo. (…) Il potere è talmente sicuro di sé che nasconde malamente le tracce dei suoi imbrogli. Se gli studenti e i precari vogliono rispondere colpo su colpo all’imbarbarimento del sistema scolastico e della ricerca possono, ad esempio, iniziare a dare un’occhiata affilata aibilanci delle università, sono sicuro che basta leggerli per scoprire un po’ di magagne. Soprattutto nelle facoltà dove il rettore assume il figlio, la nuora, la zia e la cugina. Figuratevi se un tipo simile non fa anche la cresta sul riscaldamento e i rimborsi spese… Oggi rendere semplicemente visibile l’intrallazzo e poi denunciare il tutto alla magistratura è una sperimentata arma di guerra. Laddove i compagni hanno reso trasparente la casa del potere hanno inferto un duro colpo al sistema. È una tattica che sta funzionando per molti gruppi locali di difesa del territorio che la stanno usando come clava. (…)

Immaginate se mille studenti dedicassero qualche giorno di lavoro a spulciare i bilanci delle facoltà, dei licei, dei centri di ricerca, verificare la congruità legale dei concorsi… Immaginate se gli studenti entrassero nel merito dei bilanci pretendendo che si smetta di buttare ogni anno dalla finestra centinaia di milioni di euro perché scuole e università sono sprovviste del più elementare isolamento termico e tutto è improntato allo spreco. Immaginate se i ricercatori precari si mettessero a verificare quanto sono state pagate le attrezzature per la ricerca. Tutte informazioni che si possono ottenere abbastanza facilmente… Immaginatevi se qualcuno si dedicasse a lasciare in giro qualche registratorino, o a riprendere con un cellulare quei professori che fanno avances alle studentesse. Sarebbe una guerrigliadevastante…

Il modo giusto per il risanamento ed il rilancio dell’Università di Siena

Come in precedenza comunicato, cominciamo a rendere pubblici – con l’augurio che anche l’amministrazione universitaria senese si adegui alla normativa vigente in tema di pubblicità degli atti amministrativi – documenti la cui conoscenza è indispensabile per un contributo consapevole e fattivo al risanamento e al rilancio dell’Università degli Studi di Siena.

Il Rettore ha comunicato che il Consiglio d’Amministrazione, nella riunione del 21 dicembre 2010, ha approvato il bilancio di previsione per il 2011 con 14 voti favorevoli e 5 contrari. Il Collegio dei Revisori dei Conti (Verbale n. 3 del 18 dicembre 2010), esaminando sia la proposta di “Variazioni al Bilancio di previsione 2010” che il “Bilancio di previsione 2011” ha espresso parere non favorevole con una serie di motivazioni di seguito riportate. Si tratta di considerazioni scontate ma assai importanti per l’autorevolezza dei revisori, già diffusamente trattate su questo blog ed ora organizzate in forma di decalogo. Ci auguriamo siano tenute nella massima considerazione dagli organi di governo dell’Università di Siena nell’esclusivo interesse dell’Istituzione stessa.

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