Il senatore Amato chiede la revoca della nomina del rettore e il commissariamento dell’università di Siena

Scrivevo, il 20 novembre 2011, un breve commento intitolato: «Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’università di Siena». Ebbene, l’inchiesta del settimanale “Il Mondo” e l’ultima interrogazione del senatore del PdL, Paolo Amato, indicano che Riccaboni è ormai giunto al capolinea. Riuscirà il nostro magnifico a recuperare il senso delle istituzioni necessario in tali circostanze? O, più modestamente, un po’ di buon gusto e di dignità? Ce lo auguriamo tutti, nell’esclusivo interesse dell’Ateneo! Intanto il senatore Amato chiede di sapere se, nel dovuto rispetto dell’autonomia dell’Università – dato il particolare contesto attinente l’elezione del Rettore dell’Università di Siena ed il carente piano di risanamento economico dell’Ateneo adottato da questi –, il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno provvedere alla revoca dell’atto di nomina dell’attuale Rettore e operare un contestuale commissariamento per far fronte alle straordinarie esigenze gestionali dell’Ateneo, oggetto di un dissesto finanziario senza precedenti.

Colpo di scena: non bruceremo più “La Casta di Siena” ma la sentenza che ha condannato l’autore del libro

Dopo la condanna in primo grado di Raffaele Ascheri, avevo suggerito di bruciare in pubblico tutte le copie della vecchia edizione del libro “La casta di Siena”. Non è stato però necessario. Questa mattina, fortunatamente, la Corte d’Appello di Firenze ha confermato la sospensiva del risarcimento milionario nei confronti dell’arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani e dell’economo della curia don Giuseppe Acampa. Inoltre, sembra che si stia profilando anche l’annullamento del processo. Il motivo? Il giudice Cavoto scrisse la sentenza di condanna nel gennaio 2011, otto mesi dopo che era andato in pensione! Non solo, ma con quella sentenza l’ex giudice Cavoto dimostrò anche doti d’indovino. Infatti, anticipò per iscritto quello che si sarebbe poi realizzato ben sei mesi dopo: l’assoluzione di Acampa, imputato nel processo per l’incendio alla Curia.

Di seguito il trafiletto pubblicato dal settimanale “Il Mondo” (13 gennaio 2012) sull’argomento.
Fabio Sottocornola. Nella città delle antiche inimicizie tra contrade, ai piani alti del potere e del business fiorisce l’affetto. E intese impreviste. Come quella di Mussari che, nella sua veste professionale di avvocato, nei mesi scorsi, ha difeso monsignor Giuseppe Acampa, che ha intentato causa per diffamazione aggravata contro Raffaele Ascheri, insegnante di scuole medie e autore del libro La Casta di Siena. Sulla sfondo, la storia complicata di un incendio scoppiato nei locali della Curia (aprile 2006). Ascheri ha tirato in ballo per l’incendio il sacerdote (finito a processo penale per la vicenda). A sua volta, il reverendo ha portato l’autore in giudizio civile, ottenendo la condanna pecuniaria (250 mila euro complessivi) dello scrittore. Per il giudice che ha depositato la sentenza nel marzo scorso, il monsignore era stato assolto. Vero, ma a quel tempo lui non poteva saperlo. La sentenza favorevole al sacerdote sarebbe arrivata solo in luglio, cioè quattro mesi dopo. Siena è anche città di misteri.

Università di Siena: «non ci resta che sopportare, da una parte l’arroganza dei colpevoli, dall’altra l’inerzia più che sospetta di chi dovrebbe provvedere»

Outis, nel post Cosa riserverà il 2012 all’Università di Siena?, ha inserito un breve commento, di seguito integralmente riproposto. Rileggiamolo, ascoltiamo Maurizio Pollini al pianoforte e gustiamoci “Il pianoforte di Chopin” di Cyprian Kamil Norwid nella traduzione di Paolo Statuti o in quella di Paolo Emilio Carapezza.

Outis. Poiché a questa nauseante illegalità mezzi legali da opporre non ce ne sono, aborrendo per convinzione profonda l’uso di quelli efficacissimi, ma illegali, quale sarebbe ad esempio una squadraccia, armata di manganelli, che entrasse in Pantaneto, distribuendo randellate e beveroni di olio di ricino e precipitando dalle finestre la scrivania del rettore, come il pianoforte di Chopin nel grande poema di Norwid, non ci resta che sopportare, da una parte l’arroganza dei colpevoli, dall’altra l’inerzia più che sospetta di chi dovrebbe provvedere. Come ha scritto Leopardi: gli uomini, non potendo trovare riparo alla morte, hanno deciso di non pensarci.

Cosa aspetta il Ministro Profumo a revocare l’atto di nomina dell’elezione irregolare del rettore di Siena?

Poteri in palio (da: Il Mondo 13 gennaio 2012)

Fabio Sottocornola. (…) il peccato originale sotto la Torre del Mangia si chiama megalomania. Una grandeur di provincia che sa essere popolare per il Palio, le squadre di calcio e basket, ma anche colta, se è vero che l’università cittadina un tempo era chiamata la Oxford d’Italia. Conviene allora partire da qui per disegnare questa parabola. Discendente. L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, sapeva che la situazione era critica quando, sul finire del 2008, aveva spedito all’università Emilio Miccolis come direttore amministrativo per risanare le cose. In meno di un anno l’esperto manager pugliese ha venduto alcuni immobili, bloccato le assunzioni, creato una commissione d’inchiesta interna. Eppure, anch’egli è rimasto invischiato nella palude accademica: figura con altre 17 persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio. L’inchiesta, partita tre anni fa, mirava a fare luce sul dissesto dell’ateneo, il più grave d’Italia. Il buco è di oltre 200 milioni. L’uomo eccellente di questa storia è Piero Tosi, rettore per molti anni dopo Luigi Berlinguer, ma anche presidente della Crui (associazione dei magnifici) e in corsa per un posto da ministro in quota Margherita nel secondo governo Prodi del 2006. C’è poi Silvano Focardi, successore di Tosi e capitano della contrada della Chiocciola, ci sono direttori amministrativi, dirigenti, revisori dei conti. A vario titolo vengono ritenuti responsabili di falsità ideologica, abuso d’ufficio, peculato. I bilanci già a partire dal 2003, secondo l’accusa, sarebbero stati aggiustati con correzioni fittizie di alcune poste per far apparire il pareggio al posto del disavanzo. Accanto ai trucchetti contabili, nell’ateneo si continuava ad assumere amministrativi e docenti, mentre non venivano pagate le contribuzioni all’Inpdap. Nel conto i pm ci mettono pure qualche decina di migliaia di euro spesi, in questo caso dal solo Focardi, per pagare cene di rappresentanza, palchi al Palio, vini e derrate di pesce, ufficialmente per il suo dipartimento di scienze ambientali, ma non pertinente con gli studi secondo gli inquirenti. C’è anche il consigliere comunale Davide Chiti (Pd), mister preferenze alle ultime elezioni con 500 voti, che ha ottenuto l’affidamento della gestione di un bar in ateneo senza gara pubblica e «solamente sulla base di una conoscenza con il rettore dell’epoca che era Focardi».

Succede un po’ come nella prima legge di Murphy: quando le cose vanno male, possono andare anche peggio. E qui si sono impegnati. Infatti, nel luglio 2010 c’è da votare per il nuovo magnifico: risulta eletto l’economista Angelo Riccaboni che batte Focardi di 16 punti. Parte subito una denuncia e i magistrati vogliono vederci chiaro. Vengono fuori elezioni gestite in allegria, votanti al seggio non identificati, insomma una commissione elettorale leggera sulle norme in materia. L’accusa per dieci persone è di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e riguarda addirittura i vertici della facoltà di giurisprudenza, il preside Roberto Guerrini e il predecessore Lorenzo Gaeta. Oltretutto, l’intero affaire mette in difficoltà l’allora ministro Maria Stella Gelmini chiamata a ratificare il responso delle urne. Dopo tutto questo giro, la giostra non sembra fermarsi. Anzi, arriva a lambire il Monte dei Paschi. Perché i problemi finanziari nel 2011 non sono risolti. Così Riccaboni, che non risulta indagato e ha sempre dichiarato che non intende dimettersi, cerca di mettere una pezza al bilancio. Tenta di congelare il pagamento a Mps delle rate dei mutui (3,5 milioni al semestre) e poi prova a vendere gli immobili, attraverso un fondo ad hoc. Tutto progettato dal magnifico con il collega Lorenzo Frediani e pare con Antonio Marino, uno dei vicedirettori generali di Mps. Ma non ancora ratificato dal consiglio di amministrazione dell’accademia.

Maria Stella Gelmini, la donna che firmò due volte per l’elezione irregolare del rettore di Siena

SienainPalio

Quella nomina nata sotto una cattiva Stella (da: Il Mondo 13 gennaio 2012)

Fabio Sottocornola. Maria Stella Gelmini, ovvero la donna che firmò due volte. C’è lei al centro di un piccolo giallo nell’inchiesta sull’elezione del magnifico Angelo Riccaboni del luglio 2010, che i magistrati di Siena ritengono irregolare. L’ex ministro è stata ascoltata nel febbraio scorso, quando era ancora in carica, come persona informata sui fatti. Agli atti figurano due decreti di nomina del rettore, che Gelmini ha siglato in momenti diversi. Nel primo, datato 26 ottobre, è scritto che «stante la pendenza di indagine penale a carico di ignoti», la proclamazione avviene «nelle more della conclusione delle indagini». Ma poi il decreto è annullato e il 3 novembre Gelmini ne ha firmato uno nuovo, eliminata quella frase. Perché? Ai pubblici ministeri ha dichiarato che lo stesso giorno della prima firma, «l’ufficio stampa mi ha portato delle agenzie nelle quali si parlava di avvisi di garanzia. Mi sono allarmata». Così ai piani alti del Miur, ministro, capi di gabinetto e direttori generali non sanno più che pesci pigliare. Decidono di prendere qualche giorno di riflessione. Tanto il nuovo rettore deve entrare in carica l’l novembre, peccato però che a Siena le elezioni si erano tenute da mesi. E tutti aspettavano l’investitura ufficiale. «C’era molta preoccupazione, peraltro condivisa con Gianni Letta, per la situazione economica», afferma la numero uno del Miur. Che poi si decide. E firma di nuovo. «Non sono in grado di chiarire il perché delle differenze tra i due decreti nella parte in cui il primo fa riferimento alle indagini in corso mentre nel secondo di ciò non vi è traccia », afferma candidamente. Esclude, però, di avere ricevuto «alcuna pressione politica per la proclamazione del rettore». Eppure qualche colloquio c’è stato. Per esempio, uno bipartisan con Luigi Berlinguer che in una telefonata tranquillizza Riccaboni: «Ho interessato la Crui e ho parlato con la Gelmini».

Cosa riserverà il 2012 all’Università di Siena?


Cosa riserverà il 2012 all’Università degli Studi di Siena? Per saperlo non occorre essere indovini, è sufficiente rileggere alcuni degli articoli pubblicati su questo blog nel 2011, dei quali si riportano di seguito i link, e ricordare la conclusione delle indagini sulle irregolarità nelle elezioni del rettore. Comunque, i titoli da soli indicano quale sarà l’argomento forte nelle prossime settimane, riassumibile in una domanda. Chi è stato eletto irregolarmente ha la piena legittimità a esercitare le funzioni di rettore? Da considerare, inoltre, che sulla nomina dell’attuale rettore hanno perso la faccia due ex ministri (Berlinguer e Gelmini) e l’ex direttore generale del Miur, Marco Tomasi. L’Ateneo senese, nelle condizioni attuali, può continuare ad avere una guida priva di credibilità, autorevolezza e senso delle istituzioni? E in assenza della revoca dell’atto di nomina, è irrealistico pensare, nell’esclusivo interesse dell’Università di Siena, alla sospensione dell’attuale rettore dalla carica ricoperta?

Articolo pubblicato anche da: Il Cittadino Online (12 gennaio 2012) e La Nazione Siena (13 gennaio 2012).

Giovanni Grasso. Quando lo sciacallaggio parte dai vertici.
David Cantagalli. Inciucio istituzionale all’Università di Siena: l’ex Ministro Gelmini smentito dal rappresentante del Governo in CdA.
Giovanni Grasso. Siena: dalla “piccola Oxford” all’Università delle truffe.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Paola Tomassoni e Pietro Paolo Amato. «A Siena, con un ateneo gravato da un buco enorme, c’è un rettore “storico” frutto di quel sistema e per giunta delegittimato».
Pietro Paolo Amato. Il Ministro revochi la nomina del rettore dell’università di Siena e si costituisca parte civile.
Cisal, Cisapuni, Flc-Cgil, Ugl, UilRua, Usb. Esiste o no la normativa che impedisce l’erogazione del trattamento economico accessorio nell’università di Siena?
Giovanni Grasso. Esagera chi ipotizza una voragine da 600 milioni di euro negli ultimi ventisette anni nell’università di Siena?
Luigi Berlinguer, Piero Tosi, Silvano Focardi, Angelo Riccaboni. Del dissesto dell’Università di Siena ne parlano i protagonisti.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Gli studenti del DAS chiedono le dimissioni del rettore e del direttore amministrativo, ritenuti palesemente inadatti al ruolo che ricoprono.
Tommaso Strambi. Tutti pazzi per la costituzione di parte civile nel dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Per la comunità accademica Riccaboni non è più il rettore dell’Università di Siena.
Confsal SnalsCisapuni. Rintocchi funebri sull’elezione del rettore dell’Università di Siena.
Segreteria regionale UilRua. Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione.
USB Università di Siena. Un rettore delegittimato che finge di non saperlo e le prime costituzioni di parte civile per la voragine nei conti dell’ateneo senese.
La Nazione Siena. Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti.
Giovanni Grasso. Concluse le indagini sull’elezione del rettore e sul buco dell’università di Siena.
Giovanni Grasso. Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ma che senso ha inaugurare l’anno accademico all’università di Siena?
Francesco Lauria e Mario Petrini. A grandi passi verso un’unica Facoltà medica della Toscana.
Giovanni Grasso. A Siena continua l’esodo dei docenti universitari: per amore o perché morsi dal ramarro?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Ciclo ormai compiuto: l’università di Siena è il nuovo Cepu, quello pubblico.
Angelo Riccaboni e Claudio Marignani. Vieni avanti supercretino!
Angelo Riccaboni. È proprio vero che l’incremento delle iscrizioni all’università di Siena dipenda dalla qualità della didattica, della ricerca e dall’ottimo livello dei servizi?
Angelo Riccaboni. Vieni avanti cretino!
Rabbi Jaqov Jizchaq. Come la televisione trash, all’Università di Siena dequalificando l’offerta aumentano le iscrizioni.
Giovanni Grasso. Un fondo immobiliare per speculare sull’Università di Siena?
Alberto Monaci. Il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana bacchetta il Rettore di Siena per la sua incapacità a governare il processo di riallineamento fra costi e ricavi.
Giovanni Grasso. Come distruggere l’università di Siena: mancata informatizzazione, distrazione di fondi, sperperi, truffe e bilanci truccati.
Raffaele Ascheri. Con lo scopino in pugno una manifestazione da “indignados” per il dissesto dell’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sulle misure da adottare per il risanamento dell’università di Siena uno scopino da cesso mette tutti d’accordo.
Outis. Cari magistrati senesi, siamo stufi dei vostri traccheggi!
CUN. Gli effetti devastanti dell’abbassamento dell’età di pensionamento dei professori universitari.
Giovanni Grasso. Università di Siena: i “Berlinguer boys” alla ricerca di una diversità mai posseduta.
Giovanni Grasso. Riccaboni non ha ancora capito che è alla guida di una Università e non di un condominio.
Giovanni Grasso. Le sorti dell’Università di Siena nelle mani di un Madoff senese?
Giovanni Grasso. Le situazioni d’illegalità presso l’ateneo senese richiedono l’immediato intervento delle competenti autorità.
Angelo Riccaboni e Rabbi Jaqov Jizchaq. Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!
Roberto Petracca. Per l’università di Siena occorre fantasia, dinamismo e un livello di pensiero diverso da quello che creò i problemi.
Lia Valentini. Il punto di vista degli studenti di “Dimensione Autonoma Studentesca” sull’operato del rettore dell’università di Siena.
Roberto Petracca. L’università di Siena non si salva con i buoni sentimenti e le buone intenzioni ma con impegni concreti.
Franco Ceccuzzi e Simone Bezzini. «Siamo in attesa di conoscere di chi siano le responsabilità del dissesto e se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del rettore di Siena
Franca Selvatici. Due casi per il movimento delle donne “se non ora quando”.
Cosimo Loré. Siena, università e città senza speranza.
Roberto Petracca. All’università di Siena si tagliano i professori per aumentare la didattica.
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con lo smantellamento di mezzo ateneo, a Siena, non saranno penalizzati i “vecchi” docenti ma i più giovani.
Outis. “Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena.
Giovanni Grasso. Davvero qualcuno pensa di usare un “Madoff italiano” per risanare l’università di Siena?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Con “il caso, la necessità e l’anagrafe” si affossa definitivamente l’Università di Siena.
Giovanni Grasso. Sul dissesto dell’Università di Siena indignarsi non serve più, ormai è tempo di agire.
Daniela Orazioli. Il sindaco di Siena messo alla prova sulla costituzione di parte civile per il dissesto dell’Università.
Giovanni Grasso. Università di Siena: ancora in attesa di un piano di risanamento.
Giovanni Grasso. Ecco quel che succede nell’Università di Siena a seguire la prassi e non le leggi.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena tra bocciature e proposte.
Giovanni Grasso. Una lezione di democrazia a chi ostacola la trasparenza nell’università di Siena.
Roberto Petracca. Università di Siena: sono i cavalli o gli asini a vendere immobili e a pensionare docenti?
Giovanni Grasso e Raffaella Zelia Ruscitto. Il rettore dell’Università di Siena illustra alla comunità accademica un piano di risanamento bocciato dai Ministeri delle Finanze e della Ricerca.
Silvio Pucci. Sempre più stringente il dibattito sul “risanamento possibile” dell’università di Siena.
Rabbi Jaqov Jizchaq. All’università di Siena non chiudono i “corsi inutili” (privi dei requisiti minimi di decenza) ma quelli utili, dove i docenti non hanno forza accademico-politica.
Michele Pinassi. Non è accettabile che con la crisi profonda dell’ateneo senese la direttrice amministrativa si sia garantito il massimo dell’indennità.
Laura Vigni. Ateneo senese: da Oxford d’Italia a università sputtanata.
Alessandro Nannini. La mala gestione dell’università di Siena riguarda gli ultimi tre rettori.
Gabriele Corradi. L’Università di Siena come ammortizzatore sociale.
Franco Ceccuzzi. Università di Siena: spigolando nell’intervista del candidato sindaco del Pd che ha promesso mille posti di lavoro.
Giovanni Grasso. Un risanamento possibile dell’Università di Siena.
Partito Democratico di San Giovanni Valdarno. Si continuerà a far governare l’università di Siena ai Partiti?
Rabbi Jaqov Jizchaq. Per il pensionamento dei docenti e per le scelte strategicamente sbagliate l’offerta didattica all’università di Siena peggiora a vista d’occhio.
Il perfido Suyodana. L’agonia continua dell’Università di Siena tra finti piani di risanamento!
Franco Ceccuzzi. Ancora demagogia e nessuna proposta concreta per il risanamento ed il rilancio dell’Università di Siena.
Laura Vigni. È questo il momento della costituzione di parte civile per il dissesto dell’università di Siena.
Stefano Bini. Qualcuno comincia a capire che i Poli universitari decentrati possono esistere solo se si autofinanziano.
Giovanni Grasso. Dissesto finanziario dell’Università di Siena: chiesto il rinvio a giudizio per i 27 indagati.
Circolo Città domaniSinistra per Siena. Crisi dell’università di Siena: responsabilità, questione etica, costituzione di parte civile.
Giovanni Grasso. Si chiuda il corso di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno.
Pietro Paolo Amato. Di fronte al comportamento dell’amministrazione universitaria senese che pregiudica l’interesse pubblico, Amato si rivolge alla Corte dei Conti.
Giovanni Grasso. C’è ancora chi crede di poter ricreare quel sistema di potere che ha portato l’università di Siena allo sfascio generale e al discredito totale!
Giovanni Grasso. Chiesto il commissariamento del Rettore, il cui operato rischia di ledere l’autorevolezza dell’Università di Siena e il ruolo istituzionale del Ministero. Interrogazione del Senatore Pietro Paolo Amato.
Il perfido Suyodana. Università di Siena: cose dell’altro mondo.
Susanna Guarino. La guerra dei Poli universitari: il realismo di Grosseto e la spocchia di Arezzo.
Giovanni Grasso. Arezzo lo sa che per tagliare il cordone ombelicale con Siena deve pagare?
Romano Salvi. Università, c’è da tagliare il cordone ombelicale con Siena.
Tomaso Montanari. Chiusura del corso di laurea in Lettere d’Arezzo e «barricate demagogiche della politica locale».
Salvatore Mannino. Siena sarà sommersa dai rifiuti, se dovesse chiudere il corso di laurea in “Lettere” d’Arezzo.
Giovanni Grasso. Cosa ha condotto il Ministro Gelmini a Siena?
Giovanni Grasso. Università di Siena: il saccheggio continua!
Giovanni Grasso. Università di Siena: «preconsigli» di Amministrazione, un ritorno al passato.
Dimensione Autonoma Studentesca. Gli studenti sculacciano il preside della Facoltà di Lettere d’Arezzo “prima in Italia”.
Stefano Zoja. Ancora sulla svendita del patrimonio immobiliare in regime di autonomia universitaria.
Dimensione Autonoma Studentesca (DAS). Secondo gli studenti, le scelte dei vertici mettono a rischio la sopravvivenza dell’università di Siena.
Pietro Paolo Amato. Il senatore Amato torna a chiedere il commissariamento dell’Università di Siena.
Mario Lolini. Siena chiuda pure la sua università ma continui a pagare per tenere in piedi quella di Grosseto!
Roberto Petracca. Ma i revisori dei conti sono proprio sicuri che il contratto del direttore amministrativo sia corretto?
Giovanni Grasso. All’Università di Siena è l’ora della rottura.
Giovanni Grasso. Se la comunità locale non vuole la chiusura del Polo grossetano se ne assuma interamente i costi.
Arbiter. Per il Pd senese i poli universitari decentrati non sono più strategici. «Vuol dire che vanno chiusi
Fabio Sottocornola. Università di Siena: si continua a svendere il patrimonio immobiliare senza un piano per ridurre il disavanzo strutturale.
Cosimo Loré. L’università dei morti viventi.
Giovanni Elia. L’università di Siena come carne di porco.
Liste Civiche Senesi, Api, Fli, Udc. Per le Liste Civiche Senesi e il Nuovo Polo l’università di Siena è sul baratro e i vertici dell’ateneo stanno a guardare.
Roberto Petracca. Un consiglio al Ministro Gelmini: istituisca un corso sulla salvaguardia del pomodoro nostrale.
Giovanni Grasso. Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica.

Un pallottoliere cinese per l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese


Un altro anonimo lettore, stimolato dal precedente articolo, ci ha inviato questa breve ma stimolante nota sulle spese dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS).

Addendum (del 19 gennaio). Ho modificato la nota originaria, «risultata altamente offensiva per la reputazione» del fornitore dell’apparecchio, cancellando il nome della Ditta e del suo presidente dal blog e dai tag usati per i motori di ricerca. La differenza di prezzo, si dice in un commento, è dovuta al contestuale acquisto di pezzi di ricambio. Ne prendo atto! Vorrei ricordare al presidente della ditta e al suo legale che, in democrazia, i cittadini hanno il diritto di vigilare e gli amministratori pubblici il dovere di dare le spiegazioni richieste.

VIVA LA TRASPARENZA (2a puntata)

Agata Minnarsa. “Ottimi risultati per l’impianto di cuori artificiali al policlinico Santa Maria alle Scotte. In poco più di un anno, dall’inizio dell’attività, ne sono stati impiantati undici”. Ma quanto costano i cuori artificiali? Inoltre, il Sistema Sanitario Toscano riesce a soddisfare anche le richieste di finanziamenti per le malattie di base ad alta diffusione? Ce la farà a non penalizzare i fondi per le medicine anticolesterolo, che favoriscono una regressione dell’arteriosclerosi e quindi del rischio d’infarto, ictus e malattie vascolari periferiche? Alcune informazioni interessanti si trovano sui siti web delle aziende ospedaliere italiane che riportano i risultati delle gare di appalto per gli acquisti di materiale sanitario. Nel caso del cuore artificiale, però, solo due centri in Italia presentano in rete le delibere di aggiudicazione: Siena e Sassari. In Sardegna, il 15 dicembre 2010, il sistema è costato € 81.640 mentre in Toscana, sei mesi dopo, lo stesso apparecchio è stato pagato € 125.704. In altri termini, un plusvalore di € 44.064, per cui lo stesso apparecchio costa in Toscana il 54% in più. In ambedue i casi s’è trattato di una procedura negoziata in esclusiva con la stessa ditta. A questo punto una spiegazione da parte del Direttore Amministrativo e del Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese è quanto mai necessaria. Comunque, l’unico dato certo è che i loro stipendi, comprensivi di tutti gli incentivi possibili, non vengono mai toccati.

Quando lo sciacallaggio parte dai vertici

Magliari

“I magliari” di Francesco Rosi (1959)

Da quando si è scoperta la voragine nei conti dell’Università di Siena, l’alienazione degli immobili ha rappresentato lo strumento più facile per superare le crisi di liquidità. Così Silvano Focardi nel 2009 ha venduto per 74 milioni di euro il San Niccolò e per 108 milioni di euro nel 2010 l’ospedale “Le Scotte”, creando le condizioni in base alle quali il suo successore avrebbe evitato il ricorso, per il 2011, allo scoperto di conto corrente e alle anticipazioni sul fondo di finanziamento ministeriale 2012. La dismissione di alcuni immobili rientra anche tra le misure straordinarie di Riccaboni che, però, ha previsto la costituzione di un Fondo immobiliare, l’individuazione di intermediari specializzati e la sottoscrizione, da parte dell’Ateneo, di quote da collocare presso investitori. L’assoluta segretezza dell’operazione, il tentativo di far approvare dal CdA il progetto nascosto all’interno di una delibera sulla ricognizione degli spazi (quindi, con una procedura scorretta sul piano formale e sostanziale), i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi, la scelta, da parte del rettore, come consigliere finanziario, di un docente che è socio di maggioranza di una S.r.l che ha per oggetto sociale proprio operazioni del genere, hanno legittimato il sospetto di una speculazione finanziaria ai danni dell’Università di Siena. Ho più volte denunciato pubblicamente tali circostanze fino a quando il CdA non ha deciso di bocciare il rischioso progetto. Ma lo sconcerto e la rabbia per l’opera di sciacallaggio ai danni del nostro martoriato ateneo hanno modo di manifestarsi pienamente leggendo le intercettazioni di seguito riportate tra Riccaboni e il suo consigliere finanziario, professore a Siena di Intermediari finanziari, Lorenzo Frediani, nonché socio di maggioranza di Astrea S.r.l., avendo versato 28.500,00 € sui 30.000,00 € di capitale sociale.

Telefonate di Frediani (Astrea) a Riccaboni nel 2010
– 4 novembre (ore 16:26): una voce maschile chiede conferma sulla nomina. Si accordano di vedersi tra un po’ in facoltà.
– 4 novembre (ore 19:04): una voce maschile chiama per congratularsi per la nuova nomina e chiede insistentemente un incontro prima dei festeggiamenti per parlare del loro progetto.
– 10 novembre 2010 (ore 10:09): fissano un incontro per il 19 novembre (alle ore 10.00) con il nuovo direttore amministrativo e la ragioneria dell’università per procedere – dopo aver controllato i conti – alla programmazione di un fondo immobiliare o vendita dei beni dell’Unisi.
– 18 novembre 2010 (ore 09:42): un uomo chiama Riccaboni e gli chiede conferma per l’indomani alle 10 con il direttore amministrativo. Riccaboni conferma.
– 22 novembre 2010 (ore 09:53): una voce maschile chiama Riccaboni e lo mette sull’avviso di non discutere con nessuno nel dettaglio del piano di risanamento, visto che ci sono dei problemi in arrivo come la mancata corresponsione del contributo di 8 milioni di euro da parte della regione che mette a rischio il pagamento degli stipendi per dicembre. La linea diventa disturbata…
– 22 novembre 2010 (ore 09:57): una voce maschile riprende il discorso interrottosi precedentemente e gli fa presente che mancano i soldi per pagare gli stipendi di dicembre. Riccaboni propone di far ricorso alle anticipazioni di cassa e la voce maschile precisa che al 31 dicembre le anticipazioni di cassa devono essere portate a zero. Se bisogna percorrere quella strada, la voce maschile dice che va richiesto un incontro a Mussari e a Marino per vedere se la fanno percorrere. Non è una cosa semplice anche perché le tredicesime vanno pagate il 12 o il 13. Riccaboni dice che ci vuole pensare e si accordano di sentirsi domattina.
– 1 dicembre 2010 (ore 09:52): Angelo viene chiamato da un uomo che gli suggerisce di aumentare il numero delle persone che lavorano nella ragioneria perché sono in uno stato di criticità, almeno finché le cose non girano. Riccaboni si appunta la cosa. L’interlocutore dice che poi con calma devono vedere come riorganizzare l’università ma questo deve essere un provvedimento da prendere subito. Riccaboni dice che ne parlerà con la Fabbro.

Il pernicioso contributo dei cattolici alla politica

Mauro Aurigi. Da un po’ di tempo si sono infittiti i messaggi della variegata consorteria cattolica (il neo-guelfismo) circa il diritto-dovere dei fedeli di dare un maggior contributo alla politica nazionale. Non ci sarebbe niente di male (anzi!) se quel contributo fosse dato in quanto cittadini, come accuratamente prevede la Costituzione, e non in quanto cattolici, come altrettanto accuratamente la Costituzione non prevede. Così quel proposito di un maggiore attivismo cattolico nella politica diventa preoccupante, anzi minaccioso. E mi spiego.

Non c’è bisogno di particolare erudizione o competenza per rendersi conto che l’Occidente, ossia la parte più evoluta del pianeta, è diviso in due da una non sottile linea di demarcazione: da una parte i paesi protestanti, caratterizzati da livelli maggiori di ricchezza, cultura e moralità civica e dall’altra quelli cattolici (e quelli ortodossi) dove ricchezza, cultura e moralità civica stanno evaporando o sono già un antico ricordo. Il fatto è che dalla metà del Cinquecento la Riforma protestante e la Controriforma cattolica hanno concorso al rovesciamento di un assetto plurisecolare che aveva visto fino ad allora l’Europa mediterranea in generale e la Toscana in particolare rappresentare il vertice indiscusso della civiltà occidentale, mentre i popoli del nord erano rimasti ai margini remoti di quella civiltà. Da quel momento questi ultimi cominceranno la loro marcia fino a conquistare il primato planetario in fatto di ricchezza, cultura e moralità civica.

I protestanti affrontano meglio di noi l’attuale crisi
Si può restare perplessi di fronte all’affermazione di cui sopra, ma non esiste altra convincente argomentazione per giustificare quel rovesciamento di posizioni in Europa. Come non ne esistono per spiegare altrimenti l’enorme dislivello esistente tra l’America del Nord e quella del Sud. Anche all’interno di omogenee aree geografiche il fenomeno si riproduce con lo stesso identico segno. Nel ricco Canada esiste un’enclave (relativamente) più povera del resto del paese: è quella dello Stato del Québec, francofono e cattolico. E forse lo stesso potrebbe dirsi degli Stati Uniti per le ristrette aree francofone e cattoliche della Louisiana. O come nel Mar delle Antille, dove le isole colonizzate cinquecento anni fa dagli Inglesi sono molto più evolute di quelle contemporaneamente colonizzate dagli Spagnoli o dai Francesi, ancorché abitate tutte dagli stessi discendenti degli schiavi africani. Nella stessa Europa c’è il caso del Belgio dove una frattura insanabile ormai divide la zona fiamminga, più ricca e protestante, dalla zona vallone, anch’essa francofona e cattolica. Insomma questa è una regola che non ha eccezioni sul pianeta: non c’è un solo paese cattolico che possa vantare livelli di qualità della vita superiori a uno solo dei paesi protestanti.

Ma è proprio in questi giorni che abbiamo la riprova drammatica di quella linea di demarcazione tra mondo protestante e mondo cattolico (e anche ortodosso): i paesi che nell’attuale crisi rischiano di soccombere sono Irlanda, Spagna, Portogallo, Italia, Grecia, e forse anche la Francia, mentre non si ha notizia per il momento di ripercussioni altrettanto gravi nei paesi protestanti. Fa eccezione la piccolissima Islanda (380.000 abitanti). È vero che è stata travolta dalla crisi, ma ne è anche uscita subito con un referendum popolare di lacrime e sangue che, ovviamente, ha anche azzerato la classe politica del paese.

Ma non c’entra la fede religiosa
È necessario dire subito che la fede religiosa non ha alcun ruolo sul fenomeno sopra descritto: i cinque libri sacri (Bibbia e i quattro Vangeli) sono assolutamente uguali per tutti i cristiani. Ma lo stesso non si può dire del ruolo decisivo giocato dall’organizzazione gerarchica delle rispettive chiese. Quelle cattolica e ortodossa sono molto più verticistiche e più portate ad occuparsi dell’immanente (e quindi della politica). Mentre quelle protestanti hanno invece un’organizzazione molto più orizzontale (niente papi o cardinali e maggior potere della società civile sulla gerarchia religiosa) e sono quasi assenti dal dibattito politico. Questa situazione non poteva non condizionare la realtà socio-politica dei paesi interessati. In quelli protestanti ha prodotto livelli più alti di democrazia (maggior potere del popolo rispetto alla gerarchia politica) e conseguentemente anche di qualità della vita. Viceversa per quelli cattolici e ortodossi.

In soldoni: il contributo dei cattolici ha portato e porta iella. A Roma come a Siena. Siamo già molto malridotti e non abbiamo alcuna speranza in un’inversione di tendenza. Continueremo a precipitare (a Roma come a Siena) tanto più in basso quanto più i devoti dirigenti della politica terrena (come gli on.li Binetti o Fioroni, a puro titolo d’esempio, e sono tutti da valutare gli effetti futuri dell’attuale devoto governo Monti) metteranno la propria fede religiosa e il rispetto delle gerarchie cattoliche sopra l’interesse generale e il bene comune; quanto più la gerarchia cattolica metterà bocca nelle cose che attengono solamente alla terrena sovranità popolare; quanto più avranno peso fenomeni come l’Opus Dei, l’Ior, Comunione e liberazione o la Compagnia delle opere; e quanto più ex dirigenti del vecchio PCI, come D’Alema, Veltroni e Bersani (sempre a titolo d’esempio, perché il fenomeno è molto vasto), sgomiteranno per farsi vedere in prima fila alle celebrazioni in Vaticano o alle manifestazioni di Comunione e liberazione.

Insomma possiamo solo aspettarci il peggio. Con cattolica rassegnazione.

La Cina è vicina per l’azienda ospedaliera universitaria senese

Come altre volte, pubblichiamo un articolo, utile alla discussione in periodi di crisi, inviatoci da un anonimo.

VIVA LA TRASPARENZA

Pasquino. Si credeva che la sigla CSI si riferisse alla pluripremiata serie televisiva statunitense “Crime Scene Investigation”, in onda dal 2000. Invece la stessa sigla è usata anche dalla Regione Toscana per la cosiddetta Cooperazione Sanitaria Internazionale, che è il soggetto di molteplici delibere della Giunta Regionale, sempre proposte dal governatore Enrico Rossi. Dal 2008 al 2011 sono stati stanziati dalla Toscana circa 14 milioni € per finanziare i progetti CSI, ma fra questi non risulta il progetto di cooperazione tra l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS) e il Ministero della Sanità della Cina. Come mai? Come si è finanziato il progetto cinese del Dott. Morello, Direttore dell’AOUS? Come hanno fatto i nostri assessori al Diritto alla Salute, prima Enrico Rossi e dopo Daniela Scaramuccia, ad approvare un programma CSI con la Cina? La delibera 695/2011 (Allegato A, pag. 3) dice: «La Regione Toscana riconosce nell’obiettivo generale di “lotta alla povertà”, nella sua più ampia accezione, il focus di tutte le sue iniziative, perché soltanto attraverso il miglioramento delle condizioni di vita delle persone si può migliorare la Salute dei popoli.» Poveri i Cinesi!… Inoltre, nella stessa delibera (Allegato A, pag 6): «La Regione Toscana, per lo svolgimento delle sue progettualità di cooperazione sanitaria, ha individuato le seguenti aree di intervento prioritario: Medio Oriente, Africa Sub Sahariana, Area Balcanica e l’Europa dell’Est, Paesi arabi del Mediterraneo.» E la Cina dov’è? Che non si tratti di un programma di Cooperazione Sanitaria Internazionale approvato dalla Regione Toscana?

In un Comunicato Stampa del 30/9/10 si legge: «È appena arrivato alle Scotte il nuovo gruppo di medici cinesi impegnati in uno scambio formativo e scientifico con i professionisti senesi. “Il programma di formazione clinica tra la Regione Toscana e il Ministero della Salute cinese – spiega Paolo Morello Marchese, direttore generale – ha prodotto risultati più che positivi e molto promettenti per il futuro. In un anno ci sono stati più di 50 medici cinesi impegnati in una proficua collaborazione con i nostri medici”. Il progetto è andato avanti grazie ad un accordo di cooperazione internazionale tra Assessorato al Diritto alla Salute della Regione Toscana e Ministero della Salute della Repubblica Popolare Cinese, con pieno coinvolgimento dell’AOUS, che è l’unica sede toscana a ospitare i professionisti cinesi.» Come mai tra le tante delibere della giunta regionale non c’è quella che riconosca l’esistenza della CSI con la Cina? Anche l’Università di Siena è coinvolta, ma è difficile ipotizzare che possa contribuire alle spese. Da un comunicato stampa congiunto: «Accordi di collaborazione e scambio nell’ambito della ricerca, della didattica, della formazione specialistica dei medici sono stati raggiunti tra Università di Siena, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese e alcune delle più importanti istituzioni universitarie e ospedaliere della Repubblica Popolare Cinese. Questi gli obiettivi conseguiti dal rettore, Silvano Focardi, dal preside della Facoltà di Medicina, Gian Maria Rossolini e dal direttore generale delle Scotte, Paolo Morello Marchese, appena rientrati da un viaggio di lavoro in Cina, nel quale hanno incontrato alti funzionari ministeriali e rettori di Atenei. Grazie a un solido rapporto di collaborazione instaurato da tempo tra Regione Toscana e Cina, lo staff senese ha portato a casa concreti risultati, con ben cinque progetti innovativi». Al viaggio per lavoro, hanno partecipato anche le relative consorti? È possibile sapere chi ha pagato?

Qualche mese fa il Dott. Morello ha portato in viaggio premio in Cina anche i medici senesi, universitari e non, che hanno contribuito alle attività formative per i Cinesi. Non basta! Anche le segretarie del Dott. Morello hanno beneficiato di un viaggio premio in Cina per meriti organizzativi. Infatti, coordinano tutte le attività “culturali” dei Cinesi in formazione che, grazie allo stage senese, conoscono le bellezze della Toscana meglio di noi. Tutti gli automezzi e gli autisti dell’AOUS sono mobilitati per portare in giro i medici cinesi, dimostratisi pienamente soddisfatti. Alla fine dello stage, medici cinesi e italiani, segretarie e autisti tutti sul pulman aziendale per una cena d’addio offerta dal Dott. Morello. È possibile sapere chi ha pagato?
Forse la sigla CSI non è poi così inappropriata.