Siena: l’Università di “Vera Cruz” e quella che vorremmo

Aldo Ferrara. Il prossimo Rettore del nostro Ateneo troverà una condizione emergenziale scaturita dalla pregressa gestione e che imporrà misure drastiche. E’ necessaria una rivoluzione copernicana per attuare quel cambiamento radicale imposto dalla situazione e dai tempi ormai maturi.
Le emergenze che ravvisiamo sono le seguenti:
1) Una prima emergenza è dovuta ai diritti negati ed alla trasparenza amministrativa, in un Ateneo costituito da intoccabili e bistrattabili. La mancanza di democrazia interna, di regole certe, di regolamenti attuativi, di attribuzione di ruoli definiti per gli Organi di Governo dell’Ateneo, la necessità di rendere attuativo, assai più che modificare, lo Statuto, sono tutti fattori idonei a rendere precaria la condizione democratica dell’Università e ne favoriscono gli squilibri, a danno degli studenti e dei docenti meno protetti. Ciò ha comportato come primo terreno di confronto, ahimè, quello giudiziario ove sono confluiti alcuni significativi contenziosi, tra Ateneo ed alcuni docenti. Sono, infatti, al vaglio della magistratura, e dunque da dimostrare, lesioni di diritti soggettivi, come le mancate applicazioni di normative, vere e proprie mortificazioni universitarie, che hanno indotto alcuni docenti ad avviare contenziosi extra-accademici, addirittura fino alla richiesta di risarcimento.

2) La seconda è relativa all’emergenza finanziaria, per squilibri interni all’Ateneo, con un’amministrazione che ha indirizzato i finanziamenti verso precisi e ben identificati obiettivi; tale malfunzionamento è aggravato dalle precarie condizioni in cui versa l’intera Università italiana per l’inefficienza della politica governativa. Avremo modo di approfondire questo argomento in seguito.
3) L’emergenza nella ricerca deriva dal fatto che essa è praticabile solo da alcuni ai quali è indirizzata la magna pars dei finanziamenti. Ciò comporta una sofferenza anche della didattica, che deve essere implementata dallo sviluppo nella ricerca, con una correzione immediata, data anche l’acquisizione dei nuovi Corsi di laurea.
Solo superando tali emergenze potremo avviare quel processo di rinnovamento che è maturo per tempi e situazioni, riportando al centro dell’interesse lo studente, i suoi meriti e le sue necessità ed avviando quella rivoluzione copernicana senza la quale il nostro Ateneo resterà nelle brume dell’involuzione.<p

4 Risposte

  1. Più che un commento, una domanda, per gli esperti di “trasparenza” nell’Università.
    Essendo scaduto il mandato del Rettore (art. 40 dello Statuto, comma 1) ed avendo il Decano omesso l’atto di indizione dell’elezione entro i termini (art. 40 dello Statuto, comma 3), il facente funzioni di Rettore (art. 41 dello Statuto, comma 1) è il Prorettore.
    Quindi tutti gli atti firmati dall’attuale “rettore”, dopo la scadenza del mandato, sono nulli.

    Ovviamente mi sbaglio. Ma dove?

  2. A gran parte delle domande di Francesco Antoni riguardanti l’ordinanza del Tar-Toscana, che ha respinto la richiesta di sospensiva, risponde il seguente articolo: il Cittadino Oggi 13 gennaio 2006.
    Nel frattempo, però, è stata depositata la sentenza dello stesso tribunale che dichiara inammissibile il ricorso perché, dice il Tar, «il ricorrente avrebbe dovuto procedere solo dopo la delibera del Senato Accademico». In realtà, è proprio quello che ho fatto! Il 7 marzo 2005 il Senato Accademico ha deliberato di prorogare il mandato del rettore e di fissare le elezioni a febbraio-marzo dell’anno successivo. E così, il ricorso al Tar è stato presentato 14 giorni dopo tale delibera, il 21 marzo 2005. Ma è evidente che il Tar ha fatto ricorso ad un inesistente cavillo e non è entrato nel merito del ricorso. In qualità di ricorrente, sarei stato contento di sentirmi dire, da un tribunale, che ho torto nel merito. Che ho torto, perché il rettore può proporre una modifica di Statuto che lo riguarda personalmente, che può essere presente alla discussione e partecipare al voto. Che ho torto, perché la proroga impugnata non è servita a risolvere un problema personale ma, invece, è servita a rispondere ad una reale ed obiettiva esigenza dell’Università. Che ho torto, perché non è stato violato il principio di irretroattività.
    Giovanni Grasso

  3. …La decisione del Tar può essere impugnata con ricorso al Consiglio di Stato da proporsi entro 60 giorni dalla notifica della sentenza.
    Se il Tar, per non so quali motivi, ha letto male le date il Consiglio di Stato riesaminerà il tutto.

  4. Come suggerisce Francesco Antoni, l’appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar è l’ultima possibilità rimasta, ed io la sto valutando. Ovviamente, non contro la persona che ha usufruito della proroga, ma contro la modifica stessa dello Statuto che ha per oggetto l’allungamento del mandato, attuale e futuri, senza il ricorso alle elezioni. Certo, se almeno ci fosse qualcuno dei 5 candidati alla carica di rettore che manifestasse l’intenzione, se eletto, di cancellare tale modifica …!

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